I nomi dei non ebrei

 

Per cominciare è bene sapere quali nomi diano gli ebrei ai non ebrei:

 

hrz hdwbu Abhodah zarah - Culto straniero, culto strano, idolatria. In tal modo è chiamato anche uno dei trattati talmudici sull’idolatria. Quindi z”u ydbwu Obhde Abhodah zarah: cultori di idolatria.

Che le parole Abhodah zarah significhino veramente culto idolatra, frutto di grande contaminazione per coloro che a tale pratica si dedicavano, appare manifesto nello stesso Talmud. Nel trattato Abhodah zarah 3a, Nimrod viene addotto come testimonio che Abramo non era stato cultore di idoli.

 

Venga Nimrod a testimoniare che Abramo non era un servo di Abhodah Zarah.

 

Nello Schabbath 82a, si legge:

 

Il Rabbi Akibah dice: Come sappiamo che Abhodah Zarah, come una donna immonda, contamina coloro che l'accettano? Perché è detto (Isaia 30,22): “Tu dovrai allontanare quelle cose così come si allontana un’immonda donna mestruata; e dirai ad esse: Vattene via”

 

\w”ku Akhum - Questa parola è costituita dalle lettere iniziali delle parole twlwmw sykkwk ydbu Obhde Kokhabkim U Mazzaloth - adoratori di stelle e pianeti.

La parola Akhum nei libri degli ebrei, specialmente nello Schulchan Arukh, si applica a tutti i non ebrei e ciò è evidente in numerosi passi. In più occasioni i rabbini utilizzano l’argomento secondo il quale tale parola si riferirebbe esclusivamente a popoli pagani lontanissimi e vissuti in tempi remoti. Ma tale argomentazione è smentita ampiamente dall’uso che ne viene fatto nel testo.

Ad esempio ci si riferisce a donne ebree che, uscendo dal bagno dove hanno compiuto le abluzioni rituali incontrano un Akhum, oppure a case di ebrei costruite vicino a templi di Akhum (vedere oltre, Iore Dea 198,48 e Iore Dea 143,1).

Tali passi (e se ne potrebbero citare molti altri) sono tratti dallo Schulchan Arukh, codificazione del Talmud composta nel XVI secolo dal rabbino Joseph Karo, che abitò successivamente in Spagna, a Costantinopoli, ad Adrianopoli, con osservazioni e glosse del rabbino Moshe Isserles, che risiedeva a Cracovia. La prima edizione fu stampata a Venezia.

Spero che i rabbini non vogliano far credere che in Spagna, a Costantinopoli, Adrianopoli, Cracovia e Venezia passeggiavano e abitavano, in pieno XVI secolo, popoli di tempi remoti e adoratori di stelle e di pianeti.

 

\ylyla ydbwu Obhde Elilim - Servi di idoli. Questo nome ha lo stesso significato di Akhum. I non ebrei vengono spesso indicati con questo nome. Nell’Orach Chaiim 215,5, per esempio, si legge:

 

Non si dovrà pronunciare benedizione su incenso che appartenga ai servi di idoli.

 

\ynym Minim - Eretici. Nella maggior parte dei casi è applicato in particolare ai cristiani.

 

\wda  Edom - Edomiti o Idumei.

 

ywg Goi - Gente, popolo. Per indicare un uomo, gli ebrei dicono anche Goi - Gentile; per indicare una donna non ebrea, hywg Goiah. A volte, ma molto raramente, gli israeliti vengono chiamati con questo nome. Per lo più, esso è applicato ai non ebrei, o idolatri. Nei libri ebraici che trattano dell’idolatria, gli adoratori degli idoli sono spesso chiamati con questo solo nome Goi. Per questo motivo, in edizioni più recenti del Talmud, l’uso della parola Goi viene evitato di proposito e altre parole vengono usate al suo posto per i non ebrei.

E’ un fatto noto che nella lingua ebraica, gli ebrei chiamano i non ebrei fra cui abitano, Goim. E gli ebrei stessi non lo negavano. A volte, nelle loro riviste popolari, essi dicono che questa parola non significa niente di male o di nocivo. Ma il contrario può essere verificato nei loro libri scritti in ebraico. Per esempio, nel Choshen Hammischpat 34,22, il nome Goi si usa in senso diffamatorio:

 

I traditori gli epicurei e gli apostati sono anche peggiori dei Goim.

 

\yrkn Nokhrim - Stranieri, forestieri.

 

$rah ymu Amme Haarets - Gente della terra, ignoranti, idioti. Alcuni dicono che, con questo nome, non si indicano persone di altre razze, ma solo persone incolte e rozze. Esistono comunque dei passi che non lasciano nessun dubbio sulla questione. Nella Sacra Scrittura, Libro di Esdra, 10, 2, si legge:

 

Noi abbiamo peccato contro il nostro Dio, ed abbiamo sposato mogli straniere (nokhrioth) che appartenevano al popolo della terra.

 

Che le parole popolo della terra denotino gli idolatri risulta chiaro in Zohar 1, 25a:

 

Il popolo della terra. Obhde Abhodah Zarah, idolatri.

 

\dw rcb Basar Vedam - Carne e sangue; uomini carnali destinati alla perdizione e che non possono entrare in comunione con Dio.

Nello stesso modo, in una delle loro preghiere, nella quale gli ebrei chiedono a Dio di ripristinare il regno di Davide e di inviare Elia e il Messia, ecc., essi gli chiedono di togliere da loro la povertà in maniera di non aver bisogno di accettare dei regali dalla “carne e sangue” né di commerciare con loro, e nemmeno di cercare di ottenere uno stipendio da loro.

 

\yswrwqypa Apikorosim - Epicurei. Sono chiamati con questo nome tutti coloro che non osservano i precetti di Dio, come pure tutti coloro che, anche se ebrei, esprimono giudizi privati in materia di fede.

 

\ytwk Kuthim - Samaritani. Ma dato che non ci sono più dei samaritani, e dato che, nei libri ebraici recenti, si parla molto spesso di samaritani, può esserci dubbio sul fatto che con questa parola si intendano i non ebrei?

 

Inoltre, in questa faccenda di attribuire un nome a coloro che non sono ebrei, si deve notare in particolare che negli scritti ebraici questi nomi vengono usati indiscriminatamente e indifferentemente con lo stesso significato. Per esempio, nel trattato Abhodah Zarah viene usata la parola Goi e Obhde Elilim, ma nello Schulchan Arukh viene usato il termine Akhum. Kerithuth usa Goim; Jebhammoth usa Akhum, Toseph usa Goim e Obhde Ab, Choshen Hammischpat (edizione veneziana) usa Kuthi e Akhum. E si potrebbero citare molti altri esempi.

Nel suo libro sull’Idolatria, Moshe Maimonide chiama indiscriminatamente idolatri tutti costoro: i Goim, gli Akhum, gli Obhde Kokhabhim, gli Obhde Elilim, ecc.