Il dramma wagneriano

(quinta parte)

OPERE TEORICHE.

Non pretendiamo di sostenere, in tutto, che quei due periodi siano separati da una linea matematica. La transizione subitanea da uno all'altro periodo era evidentemente impossibile. All'inizio in cui tutto apparve chiaro davanti al poeta come la luce del nuovo giorno, nuove idee drammatiche l'assalirono; ma allora si sentiva come accecato per quel nuovo splendore che l'inondava, e nessuno di quei progetti arrivò a realizzarsi. Di tutti i lavori, in Il Fabbro Wieland ed in Gesù di Nazareth troviamo prove magnifiche dell'attività del maestro in detta epoca.
Ma Wagner sperimentò presto l'imperiosa necessità di concentrare il suo spirito. Nello spazio di due o tre anni si isolò per meditare sul significato e sulla trascendenza della nuova arte la cui rivelazione erano costati venti anni di continuati sforzi. Prima di creare una nuova opera doveva essere padrone di se stesso in assoluto. Tale fu l'origine delle tre prove fondamentali: L'Arte e la Rivoluzione (1849), L'Opera d'arte del Futuro (1850), e in ultimo, Opera e Dramma (1851). Si può dire che queste opere furono veri soliloqui, perché chi poteva comprenderli in quell'epoca? Non li comprese nessuno. Di seguito scrisse Un messaggio ai miei amici, dove dichiarava esplicitamente che in seguito non si sarebbe diretto più ai suoi contemporanei in generale, bensì solamente ai suoi amici, cioè, a coloro che erano disposti a seguirlo per la strada che conduceva ad un'arte nuova. E dopo questa formale dichiarazione, riannodò il suo lavoro di drammaturgo.
Bisogna insistere nel segnalare che quegli scritti menzionati scritti, per teorici che siano, fanno parte integrale della produzione artistica del maestro. Perché fu in quelle opere dove acquisì la piena coscienza di se stesso e si rese conto dell'esatta natura e valore della nuova arte che - fino ad allora aveva unicamente scorto o presunto. Ed in realtà, neanche noi possiamo formarci un'idea giusta e completa di quello che fu Wagner e di quello che è la sua arte, se non studiamo distintamente i suoi scritti. Benché la forma del dramma creata da Wagner sia il prodotto logico e naturale delle antiche forme, così poetiche come musicali, questa nuova forma non avrebbe potuto vivere e svilupparsi senza avere preparato un terreno favorevole. E questo non si potrà ottenere fino a che non si capisca esattamente e si faccia comprendere a tutto il mondo nel migliore modo possibile quale è la natura di questa arte ed il fine che si propone. Wagner marciava verso un mondo nuovo: nel mondo vecchio, la sua arte non poteva trovare riunite tutte le condizioni che gli permettavano di svilupparsi; e meno che mai nei posti dove generalmente si vedeva obbligato per farsi conoscere, cioè negli scenari dell'opera, nei quali si presenziavano solo parodie di quello che Wagner voleva realizzare. In quanto al teatro di Bayreuth, non può darci, evidentemente, più di un'esposizione sommaria, la più approssimata possibile, di quello che il maestro sognava. Bisogna conoscere forzosamente, dunque, i principi teorici che c'offrono questi scritti nei quali lo stesso Wagner, per così dire, si iniziò alla sua nuova arte. D'altra parte, questo breve riposo è, contemporaneamente, il migliore punto di vista per contemplare tutto quello che lo precedette e lo seguì nella sua corsa di poeta-musicista.
Il capitolo seguente sarà incentrato, pertanto, allo studio sommario dei principi stabiliti negli scritti teorici di Wagner. Avremmo acquisito idee ben chiare sul dramma wagneriano quando potremo esaminare le opere una per una e sempre dallo stesso punto di vista dell'artista cosciente. Vedremo allora, in modo indiscutibile, che le opere del primo periodo sono la costante aspirazione del poeta verso una forma di dramma che presentiva e scorgeva, ma che ancora non comprendeva né abbracciava con logica chiarezza di intendimento; e sapendo questo possiederemo i fondamenti per apprezzare in tutta la sua estensione le opere del secondo periodo.


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