Il Cristianesimo è una bugia

 

"EL CRISTIANESIMO ES UNA MENTIRA"
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sabado 15 de febrero de 2003

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Il polemico scrittore parla del suo nuovo libro

Miguel Serrano: "Il cristianesimo è una bugia"

In "Il figlio del vedovo", l'anziano autore utilizza un esotico miscuglio di simboli, miti, dati dell'attualità, poesia e letteratura fantastica per basare l'idea che i Vangeli sono "una telenovela."

di Verónica Stein

... Responsabile della provocante "Antologia del vero racconto del Cile" (1938), convinto difensore del nazismo attraverso l' "hitlerismo esoterico" ed evocatore instancabile di un Cile mitico che, in tempi immemorabili, sarebbe stato abitato da giganti, lo scrittore Miguel Serrano sa che la sua figura genera tanta ammirazione quanto anticorpi.
... L'ottuagenario autore - ex ambasciatore del Cile in India - ritorna ora in campo con "Il figlio del vedovo", un breve libro - ha solo 58 pagine - in cui, attraverso una dozzina di stampe, condensa il suo controverso pensiero. Appena pubblicato per Edizioni La Nuova Età, il volume offre un miscuglio esotico di simboli, miti, dati dell'attualità, poesia e letteratura fantastica per basare un'idea perturbatrice: il cristianesimo è una frode e, pertanto, gli ultimi duemila anni della storia dell'Occidente si sono fondati su di un inganno.
... "Gli evangelisti furono gli autori di una ‘telenovela ', come si direbbe oggi, oppure degli abili ‘politici' che cospirarono "per abbattere gli imperi egiziano, persiano e romano, potendo imporre così una minoranza, una tribù come di gitani, sul resto degli ‘animali a due zampe ', avvalendosi dell'astuzia e della bugia", afferma Serrano nella sua nuova opera.

- "Il figlio del vedovo" parte denunciando la falsità del cristianesimo con un impeto che ricorda il Nietzsche più furibondo, di quello de "L'anticristo". Quanto deve a quello libro?
- Quello è un libro favoloso che lessi nella mia adolescenza, ma non ha niente a che vedere in questo caso. Ora, non sono io che ho inventato questa idea: proprio i rabbini, discendenti intellettuali dei creatori della Bibbia, sostengono che niente di ciò che è lì scritto corrisponde a verità. L'hanno detto in "The New York Times", in "Der Spiegel", in "El Mercurio". Nel mio libro nomino quei rabbini che riconoscono la bugia.

- Lei parla dell'apparizione di una nuova religione per rimpiazzare il cristianesimo, e che perfino i rabbini sarebbero d'accordo. La fiamma della "religione" dell'olocausto. Che fine avrebbe tutto questo discorso?
- In primo luogo: l'enorme quantità di denaro che i suoi promotori stanno ottenendo col racconto. C'è un libro di Israel Shamir, un ebreo, che si chiama "L'industria dell'olocausto", dove si biasima la maniera con cui si è organizzata la compensazione delle supposte vittime dell'olocausto. La Germania, per esempio, ha pagato milioni su milioni.

- Ed in secondo luogo?
- Si continua ad alienare la gente attraverso il senso di colpa. Allo sgretolare del cristianesimo che ha imposto un immenso senso di colpa per duemila anni sorge questa nuova religione con l'idea di imprimere un'altra volta il senso di colpa nelle menti, non più per avere ammazzato l'uomo-dio ebreo, bensì tutto il paese ebreo o i sei milioni di cui parla l'olocausto.

Il cane che parla
- Autore di una dozzina di libri, e meritevole dell'amicizia di personaggi come Carl Gustav Jung, Herman Hesse, Jawaharlal Nehru ed Indira Gandhi, Miguel Serrano ha dedicato "Il figlio del vedovo" niente meno che al suo cane Thor.

- È certo che Thor fu per lei un vero camerata?
- Così è stato. I cani parlano. Dicono che anche i gatti lo fanno. Nell'Età dell'Oro, nel Paradiso, gli animali parlavano. Quel linguaggio si perse. Oggigiorno è un linguaggio della mente. Il cane è molto adatto per captare le trasmissioni di pensiero telepatiche.

- E Thor parlava con lei?
- Sì, e mi domandavo perché lo faceva. Io non conoscevo la ragione, ma tentai di rispondere. Forse per quel motivo nella mia dedica spiego per quale ragione è nato cane "perché il suo onore si chiamava fedeltà". Cioè è nato cane per potere esprimere quella lealtà che è tanto difficile da apprezzare negli uomini.


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