Il Mito del XX Secolo

La lotta per i valori

di Alfred Rosenberg

PREFAZIONE ALLA TERZA EDIZIONE

La pubblicazione del presente scritto non ha mancato di suscitare su­bito un conflitto d'opinioni di forma violenta. Grazie alle questioni poste chiaramente e alle espressioni consapevolmente acuite; erano da attendersi discussioni spirituali ma, sia detto apertamente, quell'odio concentrato che si è scatenato contro di me e quell'opera di travisamento priva di ogni scrupolo nei riguardi delle mie argomentazioni, che essi hanno intrapreso a comando, mi hanno di certo impressionato, ma anche rallegrato. Ciò perché la furiosa, sfrenata polemica soprattutto dei circoli romani mi ha dimostrato quanto fosse profondamente giustificata la valutazione da me data, nella presente opera, del principio romano-siriaco

Secondo un metodo da lungo tempo sperimentato, dal voluminoso testo sono state raccolte determinate conclusioni ed espressioni, e davanti agli occhi del lettore credente al cattolicesimo romano, nella stampa e negli scritti in solo lingua tedesca, è stato, spiegato il "sacrilegio'' l'"ateismo", l"anticristianesimo", il "wotanismo" dell'autore.

I falsificatori hanno taciuto il fatto che io postulassi per l'intera arte germanica un punto di partenza e un fondamento religioso, che io dichiarassi, con Wagner, che un'opera d'arte fosse la religione rappresentata in forma vivente. Si è nascosta la grande ammirazione che nell'opera viene tributata al fondatore del Cristianesimo; si è omesso di dire che le argomentazioni religiose avevano l'evidente significato di ravvisare la sua grande personalità senza posteriori aggiunte deformanti di diverse chiese.

Si è trascurato il fatto che io ho presentato il wotanismo come una forma religiosa morta (pur avendo naturalmente un profondo rispetto per il carattere germanico, che ha generato sia Wotan sia il Faust), e mi si è imputato con falsità e senza alcuno scrupolo di volere introdurre di nuovo il "culto pagano di Wotan". In breve, non vi è stato nulla che non fosse deformato e falsificato; e ciò che, in base attesto, appariva esattamente citato, ha ricevuto, tramite l'estrapolazione dal suo contesto, una accezione del tutto diversa.

La stampa romana ha nascosto continuamente tutte le osservazioni storiche, in quanto erano inattendibili, e sono stati distorti in continuazione tutti i ragionamenti che portavano a determinate opinioni, mentre sono state passate sotto silenzio le motivazioni di formulate esigenze.

I prelati e i cardinali hanno mobilitato le "masse dei credenti" e Roma, che col marxismo ateo, vale a dire con l'appoggio - fondato sulla politica di potenza - del subumanesimo, conduce essa stessa, anche tramite il sacrificio delle masse cattoliche tedesche, una lotta d'annientamento contro la Germania, ha avuto l'impudenza di mettersi improvvisamente a strillare contro il "Kulturkampf". Le argomentazioni di questo libro, che per forma e contenuto superano certo di molto il livello quotidiano, non sono state fatte oggetto di una critica obiettiva e pertanto degna di approvazione, ma sono state adoperate per il più confuso combattimento giornaliero. Non contro di me solo - il che mi avrebbe lasciato indifferente -, ma anche contro il movimento nazionalsocialista al quale sin dal suo inizio appartengo.

Benché io, nell'introduzione ed anche nell'opera stessa, avessi espressamente dichiarato che un movimento di potere politico, comprendente molte confessioni religiose, non potesse risolvere questioni di natura religiosa o politico-artistica e che di conseguenza la mia concezione ideologica era di carattere personale, gli oscurantisti hanno fatto tutto quanto stava nelle loro forze per distogliere l'attenzione dai loro misfatti contro il popolo tedesco e per lagnarsi di nuovo della "religione in pericolo"; ciò, nonostante che una vera religione da nulla possa essere maggiormente minacciata che dal sistematico allevamento selettivo del marxismo attraverso il Centro diretto da prelati della Chiesa roma­na.

Il movimento nazionalsocialista non ha da svolgere alcuna dogmatica religiosa, né a favore né contro una confessione; ma il dato di fatto che voglia contestare ad un uomo, che si trova nel pieno della vita politica, il diritto alla rappresentazione di una sua convinzione religiosa che non va a genio a quella romana, mostra fino a che punto è già pervenuto l'imbavagliamento spirituale:

L'ammissibilità di una attività nello schieramento nazionale viene misurata in base alla valutazione di una dogmatica romana, mentre una simile pretesa fin da principio avrebbe dovuto apparire psicologicamente impossibile. Un primo tentativo indubbiamente serio di ripulire la personalità di Cristo da ingredienti non cristiani: paolini, agostiniani ed altri, ha come conseguenza, presso i dominanti beneficiarti della falsificazione, della figura spirituale di Gesù Cristo, un furore unanimamente espresso e non perché sarebbero stati attaccati altri valori religiosi, ma perché una posizione di forza politica raggiunta attraverso l'atterrimento spirituale di milioni di uomini pareva minacciata da un orgoglioso risveglio.

Le cose stanno a tal punto che la Chiesa romana non provava timore dinanzi al Darwinismo o al Liberalismo, giacché in queste tendenze ravvisava soltanto dei tentativi intellettualistici senza forza unitaria, mentre

la rinascita dell'uomo tedesco, in virtù della quale, tramite lo scossone del 1914-1918 sono cadute le vecchie implicazioni di valore, sembra loro così pericolosa proprio perché qui minaccia di sorgere una forza creatrice di tipi umani. La casta sacerdotale dominante fiuta già da lontano tutto ciò, e proprio perché vede che questo risveglio aspira a rafforzare quanto vi é dì nobile e superbo, ecco che la sua alleanza con la sua subumanità rossa è cosa stretta.

Ciò muterà soltanto allorché il fronte tedesco risulterà vincitore; in quell'ora Roma cercherà di ottenere da "amica" quello che non era stato capace di realizzare come nemica. Ma non è nell'ambito di questo libro il perseguimento di queste possibilità; qui si tratta di sbalzare a punta di scalpello i tipi spirituali, inizialmente per la presa di coscienza di uomini che sono in ricerca, poi per un risveglio del senso del valore e per un rafforzamento della resistenza del carattere contro tutti gli allettamenti ostili. L'agitazione intorno al mio scritto era tanto più significativa in quanto non vi è stata una sola parola di rinuncia all'oltraggio dei grandi Tedeschi, come del resto da tempo:si confà alla incombenza letteraria dei Gesuiti e dei loro compari. Si sono pretese tacitamente le denigrazioni di Goethe, Schiller, Kant ed altri, non si è avuto nulla da obiettare quando i battistrada di Roma hanno ravvisato il loro compito religioso nell'impedimento della formazione di uno stato nazionale tedesco; quando in assemblee pacifiste cattoliche è stato richiesto di negare il saluto al soldato tedesco; quando religiosi cattolici hanno osato, per fornire un pretesto al procedimento giudiziario dei Belgi, di smentire pubblicamente 1e gesta dei franchi tiratori i belgi e di incolpare soldati tedeschi del massacro dei lato camerati; quando l'esercito nazionale tedesco, in completo accordo colle intenzioni della propaganda francese, è stato accusato della profanazione di altari ed ostie perpetrata in Chiese belghe.

Nessun vescovo e nessun cardinale si è levato contro queste consapevoli profanazioni della civiltà tedesca, dell'onore dei suoi caduti o difensori ancora viventi; bensì da parte di costoro è risultato un veemente attacco dopo l'altro contro il nazionalismo tedesco. Quando poi ciò è stato stigmatizzato, gruppi politici e religiosi romani hanno affermato il loro sentimento nazionale. La Chiesa romana in Germania non può negare la propria responsabilità per l'opera devastatrice a danno del popolo svolta da numerosi sacerdoti pacifisti, poiché in altri casi in cui stimati preti cattolici hanno trovato parole di autentica volontà nazionale, essa ha senz'altro inflitto loro il divieto di parlare. È dunque dimostrata un'operazione politico-ideologica attuata sistematicamente per togliere al popolo tedesco il suo orgoglio verso i difensori della patria del 1914, per oltraggiare la loro memoria per trascinare nel fango l'ardente volontà di difendere il popolo e la Patria.

Accertare questo richiede pura e semplice veridicità; come poi i credenti vadano d'accordo con le loro autorità ecclesiali, è faccenda che riguarda la loro coscienza. Le cose però per essi non stanno al punto da far presentare, per mettere a tacere nascenti conflitti di coscienza, gli inoppugnabili dati di fatto solo come deviazioni, ma essi dovrebbero avere il coraggio di passare alla resistenza proprio contro la politica delle più alte cariche ecclesiastiche. Se queste forze in risveglio, oltre a ciò, riconosceranno o meno l'intero dissidio ideologico, può rimanere affare loro; ma importante è che si ridesti la seria volontà di difendere l'onore nazionale tedesco non soltanto contro i marxisti ma allo stesso modo, ed anche più aspramente; contro il Centro e i suoi alleati ecclesiastici, quali allevatori su vasta scala del marxismo. Girare intorno a questo punto avrebbe unicamente palesato un modo di pensare e di sentire non tedesco.

Non voglio espressamente occuparmi di singole voci avversarie. Si tenga soltanto presente, per la caratterizzazione dei metodi privi di scrupoli, che il gesuita Jahob Notges ha la sfacciataggine di affermare, tra l’altro, che la protezione della madre lingua spetta all’”ordinamento cattolico”, mentre proprio il suo ordine è stato il più cruento oppositore del diritto a usare la madrelingua; che l'amore al popolo ed alla patria sia richiesto datutti i grandi teologi morali, mentre proprio il suo Ordine lottò contro il nazionalismo tedesco; finché la carità cristiana di questo signore si sfoga nelle parole: "Questo baltico fa del 'Kulturkampf’ come si fa del pugilato. Il poveruomo soffre di un inguaribile terrore di Piazza San Pietro, che si manifesta con urla e smanie". Poi si dà ad Hitler il consiglio di mettermi in una "camicia di forza", in quanto essere messo al fresco non servirebbe più a nulla: "troppo spesso egli ha per questo sofferto l'inverno russo". Quest'odio furioso dei Gesuiti, colti oltremisura dall'insolazione romana, viene integrato da altri loro confratelli d'ordine attraverso l'opposta forma di lotta. Il gesuita Koch, ad esempio, si sente bensì costretto a parlare anche di un'anima razziale tedesca, e chiama l'esperienza - quale essa parla del "Mito" -seria ed onesta per poi, come conclusione, esaltare Bonifacio come il più grande dei Germani.

Dopo che costoro si saranno resi conto che la campagna d'odio non serve più, troveremo spesso, in futuro, questa forza di falsificazione al cento per cento; pertanto bisognerà affrontare con estrema prudenza anche tentativi "germanici" di questo tipo. La distruzione dell'anima tedesca è sempre lo scopo tanto degli apostoli dell'istigazione all'odio, quanto dei borghesucci della Società di Gesù che si fregano le mani e dei loro commilitoni. Ieri, oggi e domani.

Anche in circoli evangelici la mia opera ha suscitato un impetuoso movimento, e innumerevoli saggi in giornali e riviste dimostrano che es­sa toccava evidentemente punti molto sensibili. In sinodi evangelici, in sedute dell'Unione Evangelica, il "Mito" è stato spesso al centro dei dibattiti, e molti opuscoli di teologi protestanti testimoniano che un conflitto di valori è diventato nuovamente e profondamente percepibile in seno al Luteranesimo. La mia previsione che gli ecclesiastici evangelici, nei confronti del nuovo sentimento religioso, si sarebbero comportati in modo simile a quello già un tempo adottato dalla Roma vincolata dogmaticamente nei riguardi della Riforma, è stata, purtroppo confermata. I teologi e i professori che hanno attaccato il mio scritto nel pieno possesso, com'erano, della "verità evangelica", hanno avuto vita facile; essi hanno semplicemente stabilito quanto di eretico vi fosse nelle mi argomentazioni, hanno lodato il "sentimento nazionale" - ma in modo non impegnativo -, si sono rallegrati di poter constatare la presenza di (presunte) inesattezze e poi hanno disapprovato...

Ma è stato riferito che in uno di questi sinodi, dopo una relazione di questo genere, si sarebbe alzato un semplice parroco, e avrebbe dichiarato che egli non poteva concordare col conferenziere, ma che era evidente che Dio, col nuovo studio delle razze umane, aveva addossato ai nostro tempo la responsabilità della soluzione di un grande problema a cui noi tutti avremmo dovuto dedicarci con sacro zelo. Giù il cappello dinanzi a quest'uomo rispettabile! È uguale, se la sua ricerca dà lo stesso risultato della mia, o meno; ma ogni autentico sostenitore di un'idea, manifesterà il suo rispetto per il leale ricercatore avversario ma non per gli altri preservatori di dogmi, i quali credono di dover mantenere ad ogni costo le loro posizioni. In una conversazione con dotti teologi ho inoltre potuto sempre osservare quanto segue: essi hanno ammesso che la valutazione storica razziale-spirituale dell'Antichità era giusta e che anche il giudizio sugli Ugonotti senza dubbio andava bene. Ma quando poi io ho tratto da ciò la conclusione finale, che gli Ebrei altresì dovessero avere il loro carattere ben determinato e la loro rappresentazione legata al sangue ma che di conseguenza questa forma siriaca della vita e dello spirito non ci riguardava minimamente, allora tra noi si è alzato come un muro il dogma del Vecchio Testamento, e improvvisamente il Giudaismo è apparso come un'eccezione tra i popoli. Seriamente parlando, il Dio cosmico doveva identificarsi con le discutibili ripercussioni spirituali del Vecchio Testamento! Proprio il politeismo ebraico è stato elevato a modello del monoteismo, e dalla grande e originale rappresentazione del mondo e della concezione ario-persiana di Dio non era venuta alla teologia luterana alcuna più profonda conoscenza. A ciò si è aggiunta poi la venerazione di Paolo, un peccato originale del Protestantesimo, contro cui notoriamente già Lagarde, osteggiato dall’intera teologia coalizzata del suo tempo, aveva lottato invano.

Anche i teologi evangelici hanno ripetuto ovunque, pur nel caso di generale approvazione della concezione di vita nazional-popolare, l'arrogante massima della Chiesa romana: cioè che la valutazione dei popoli da un punto di vista razziale significhi un non cristiano "idoleggiamento" del carattere nazionale. Questi signori fingono in tal modo di non vedere che la posizione eccezionale, che essi riservano agli Ebrei, altro non rappresenta se non un idoleggiamento del parassitario, ed a noi sempre ostile, popolo ebraico. Questo sembra loro naturale, ed essi amano ugualmente non vedere che questa esaltazione del Giudaismo, con lo scatenamento dell'istintività ebraica, ci ha regalato, con totale immediatezza, quella trascuratezza della nostra cultura e della nostra politica, contro la quale l'attuale direzione del Protestantesimo, proprio grazie all'idoleggiamento dell'Ebraismo, si é già dimostrata incapace di agire e lottare con successo.

È spiacevole il fatto che gli odierni esponenti della teologia evangelica siano così antiluterani da far passare le opinioni, in cui Lutero doveva ancora essere comprensibilmente impigliato, come articoli di fede per sempre immutabili. La grande impresa di Lutero fu in primo luogo la distruzione dell'idea sacerdotale esotica, in secondo luogo la germanizzazione del Cristianesimo. Il ridestantesi spirito tedesco ha però, dopo Lutero, ripreso anche Goethe, Schopenhauer, Nietzsche, Lagarde, ed oggi va con passi poderosi incontro alla sua piena fioritura. La teologia evangelica darebbe il colpo di grazia all'autentico Luteranesimo, se si volesse incondizionatamente contrapporre all'ulteriore sviluppo della sua natura.

Quando D. Kremers, un dirigente della Lega Evangelica, dichiara in uno scritto, che il "Mito" sarebbe soprattutto "divorato" dalla gioventù accademica, allora egli dimostra di essere ben consapevole di quanto fortemente la nuova vita divenga operante nella giovane generazione protestante.

Non è dunque più importante favorire questa vita spirituale radicata nel popolo, piuttosto che attaccarsi ad idoli interiormente da lungo tempo crollati? Questa giovane generazione non vuole in sostanza altro che scoprire nella sua effettiva grandezza la grande personalità del fondatore del Cristianesimo, senza quelle deformanti aggiunte che Zeloti ebrei come Matteo, rabbini materialisti come Paolo, giuristi africani come Tertulliano, o instabili incroci come Agostino ci hanno regalato come spaventosa zavorra spirituale. Essi vogliono comprendere il mondo e il cristianesimo secondo la loro naturale essenza, considerarli in base a valori germanici, il che è loro naturale diritto a questo mondo, ma che però deve proprio oggi di nuovo essere duramente conquistato.

Se l'ortodossia in carica non è in grado di afferrare tutto ciò, non per questo potrà cambiare, ma al massimo ritardare un poco il corso delle cose. Una grande epoca, pertanto, avrebbe di nuovo trovato una piccola generazione. Quest'epoca, che pure sta per venire, afferma nondimeno sia la Cattedrale di Strasburgo sia quella di Wartburg, ma respinge tanto il presuntuoso Centro romano quanto il Vecchio Testamento gerosoli-mitano. Essa attinge più forza dalle radici della drammaturgia, dell'architettura e della musica tedesca, che non dalle sconsolate narrazioni del cantonale popolo giudaico, e riconosce in seno alla Chiesa cattolica, talun profondo simbolismo popolare, e lo connette con la veridicità dell'autentico Luteranesimo. Col grande soffitto a volta della visione della vita razziale-spirituale essa unisce ogni singolo aspetto nel sanguigno organismo di una entità tedesca.

Qui deve precedere il giovane pastore evangelico, poiché su di lui non grava la stessa disciplina paralizzatrice dell'anima che è propria dei preti cattolici. Fino a che non maturi il tempo in cui anche da costoro si levino i ribelli germanici, e l'opera del monaco Roger Bacon, quella del monaco Eckehart, portino alla libertà della vita pratica, come prima di loro avevano vissuto, sofferto, combattuto anche gli altri grandi martiri dell'Occidente.

Da parte nazionale il "Mito", per paura del Centro, è stato di nascosto messo a tacere, e solo pochi hanno osato impegnarsi a favore dei suoi ragionamenti. Il giudizio di disapprovazione da parte di queste file consisteva però quasi sempre nell'attribuirmi il fatto di aver voluto diventare un "fondatore di una nuova religione" e di aver fallito in questo intento. Nel capitolo sulla chiesa nazionale ho fin da principio respinto questa attribuzione; ciò di cui oggi si tratta è oltre all'interpretazione razziale della storia, di confrontare fra loro i valori dell'anima e del carattere delle diverse razze e popoli e sistemi di pensiero, di strutturare per il carattere nazionale germanico una gerarchia organica di questi valori e di studiare a fondo la forza di volontà del germanesimo in tutti i campi. Il problema è quindi il seguente: promuovere contro il caotico disordine, uno stesso indirizzo d'anima e di spirito, e dimostrare di persona le premesse di una nuova rinascita. A questo volere va commisurato il valore della mia opera, e non attraverso la critica di ciò, che io non mi sono affatto proposto di effettuare, e che sarà compito di un riformatore il quale può sorgere soltanto da una generazione già chiaramente e appassionatamente messa a punto.

Le voci dall'estero sono senza eccezione più obiettive dell'eco dei circoli che in Germania hanno bisogno di una riforma. Più importanti di tutte queste sono però le numerose adesioni da tutto il mondo e soprattutto però di quei paesi che hanno preso coscienza della grande e fatidica ora spirituale odierna, che riguarda tanto la Germania quanto tutti i popoli dell'Occidente: Le questioni a noi poste stanno anche alla porta delle altre Nazioni, e solo un duro destino ci costringe a un rendiconto più sincero e all'imbocco di una nuova via giacché, altrimenti, con lo sfacelo politico dovrà subentrare anche la catastrofe spirituale, e il popolo tedesco scomparirà dalla storia quale autentico popolo. Una vera rinascita, però, non è mai faccenda riguardante la politica di potenza, e ancor meno un problema di "risanamento economico", come ritengono pretenziose zucche vuote, ma significa un'esperienza centrale dell'anima, il riconoscimento di un più alto valore. Se questa esperienza si trasmette a milioni di persone da uomo ad uomo, e se infine la forza unita del popolo protegge questa trasformazione interiore, allora nessuna potenza al mondo riuscirà ad impedire la risurrezione della Germania.

Lo schieramento democratico-marxista aveva dapprima cercato,mettendolo a tacere, di non lasciare all'opera alcuna possibilità di affermarsi. Poi fu però anch'esso costretto ad una presa di posizione. Questa gente ha dunque attaccato il "falso socialismo", come a lor dire esso veniva insegnato nella presente opera a danno dei lavoratori. Il "vero" socialismo della Socialdemocrazia consiste evidentemente in ciò, che anche in futuro essa seguiterà con noncuranza a perseguire la sua politica di soggezione alle imposizioni della finanza internazionale onde perveni­re, attraverso la continuità del pignoramento di tutti i valori ancora sussistenti a un letterale asservimento, per molti decenni, del nostro popolo Il "vero socialismo consiste inoltre in questo, nel consegnare cioè senza ritegno l’onesto e produttivo popolo tedesco ad una abietta propaganda teatrale e cinematografica, che conosce sola tre tipi di eroi: la prostituta, il ruffiano, il delinquente. Il "vero" socialismo dei dirigenti marxisti consiste certo in ciò, che il poveraccio ad un minimo passo falso va a finire in prigione, mentre grandi imbroglioni li si fanno assolvere, come finora è stata opinione accurata dei più influenti circoli della democrazia e della socialdemocrazia. L'intero marxismo si è rivelato come non era possibile in altro modo, come cioè un elemento dissolutore di ogni comunità organica a favore di nomadi istinti stranieri, ed esso deve quindi subire una nuova fondazione e un radicamento di un tale sentimento popolare socialista e formatore dello stile come un attacco alla sua esistenza.

Il marxismo e il liberalismo si trovano oggi lungo tutto il fronte in una disordinata lotta di ripiegamento. Per molti decenni parve particolarmente progressivo parlare solo di "umanità", essere cittadini del mondo e respingere il problema razziale come retrivo. Ora tutte queste illusioni non sono soltanto politicamente liquidate, ma anche la concezione dì vita, su cui si fondavano, è in sfacelo, e non passerà molto tempo che crollerà nelle anime degli ancora più o meno sani dei suoi seguaci e sedotti. Messo alle strette, al Marxismo "scientifico" non rimane altro da fare che tentare la dimostrazione che anche Karl Marx avrebbe espressamente riconosciuto l'influsso del popolo e della razza sugli avvenimenti mondiali! la "Educazione socialista" intraprese, fra l'altro, questa missione quella di incorporare cioè l'ormai inarrestabile risveglio del sangue del lavoratore tedesco nell'ortodossia marxista, che per decenni aveva furiosamente combattuto la "follìa razziale". Un tentativo, che di per sé caratterizza l'interno catastrofico sfacelo anche se, in base all'ammissione fatta a denti stretti del punto di vista razziale, si assicura persino, che, cui Marx avrebbe respinto il "feticismo razziale". Il che è ben naturale, giacché altrimenti avrebbe dovuto recarsi ad insegnare in Siria - alla quale del resto appartiene -. Riconoscere questo ed estirpare dalla vita tedesca il materialismo marxista e la sua copertura di spalle capitalistico-finanziaria, come una pianta straniera siro­giudaica, è la grande missione del nuovo movimento dei lavoratori tedeschi, che in tal modo si conquisterà il diritto di essere inserito nella guida dell'avvenire tedesco.

Per parte nostra non neghiamo molti e diversi influssi: paesaggio,clima e tradizione politica; ma tutto ciò viene superato dal sangue e dal carattere ad esso legato. Ciò che importa è la riconquista di questo ordine gerarchico.

Restaurare la purezza del sangue sano, questo è forse il maggior compito che un uomo possa sino ad oggi addossarsi, e al tempo stesso questa verifica rimostra la triste situazione dello spirito e del corpo, per cui una simile azione è diventata necessità di vita. Il presente scritto dovrebbe essere un contributo a questa futura grande azione liberatrice del secolo XX. Lo scotimento di molti di coloro che si ridestano, ma anche di avversari, ne è stata l'auspicata conseguenza. Io spero che si ramifichi sempre di più il contrasto di un mondo che risorge con gli antichi poteri, e che penetri in tutti i settori della vita e che ne generi sempre qualcosa di nuovo legato al sangue, fino al giorno in cui ci troveremo sulla soglia della realizzazione del nostro ardente desiderio di una vita tedesca, fino all'ora in cui tutte le pulsanti sorgenti si riuniranno in un gran fiume di rinascita nordico-tedesca.

È questo un sogno che val la pena di essere vissuto e insegnato. E soltanto una simile vita ed esperienza è il riflesso di una auspicata eternità, la misteriosa missione in questo mondo, nel quale fummo posti, per divenire ciò che siamo.

A.R.

Monaco, Ottobre 1931.

PREFAZIONE ALL'EDIZIONE DI 500.000 COPIE

Nel dicembre 1936 l'edizione del "Mito" ha superato il mezzo milione di esemplari. Questo è un dato di fatto, che non si può più designare con le parole "successo librario", ma che mostra piuttosto, che la mia opera è divenuta parte della vita del popolo tedesco, che ha preso intimamente possesso di milioni di uomini, i quali ebbero il coraggio di gettare via da sé ciò che era superato, per marciare ardimentosamente incontro ad un nuovo futuro.

Io ho adesso di nuovo riveduto lo scritto, e non ho avuto quasi nulla da cambiare. Formulazioni, quali furono fissate al tempo della più esasperata lotta politica, hanno fino ad oggi dimostrato la loro profonda giustificazione. Solo nel campo della politica statale attuale sono state in un punto, ripetute alcune cose; le argomentazioni sono state integrate corrispondentemente. I pensieri annotati nel "Mito" sono stati ulteriormente espressi in discorsi posteriori che sono stati riuniti in due volumi "Sangue e Onore", "Costruzione dell'Idea". Ai miei avversari della Chiesa romana ho risposto nello scritto "Agli oscurantisti del nostro tempo" (Edizione 680.000).

La decisiva trasformazione degli spiriti e delle anime si compie in tutta la Germania. Il "Mito del ventesimo secolo" sta oggi in prima linea al loro servizio.

Berlino, nel gennaio 1937

 
della Chiesa romana ho risposto nello scritto "Agli oscurantisti del nostro tempo" (Edizione 680.000).

La decisiva trasformazione degli spiriti e delle anime si compie in tutta la Germania. Il "Mito del ventesimo secolo" sta oggi in prima linea al loro servizio.

Berlino, nel gennaio 1937

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