Il mito al Potere - Il Neopaganesimo Nazionalsocialista

(prima parte)

di Luca Leonello Rimbotti

Ho deciso di scannerizzare solo la terza parte del libro "Il Mito Al Potere" ovvero quella dedicata al "Neopaganesimo Nazionalsocialista" in quanto da una parte mi prefiggo lo scopo di condividere quanto da me letto e dall'altra di spingervi all'acquisto di questo volume. Mi è successo raramente di consigliare un libro ma mai come in questo caso tale consiglio (disinteressato per i maliziosi) è quanto più sentito. Il Mito Al Potere percorre un viaggio dal politeismo arcaico e dal paganesimo per giungere al "mito in azione" ovvero l'applicazione durante l'avventura nazionalsocialista sotto le più disparate forme dei retaggi mitici e religiosi dando forma ad una sorta di neopaganesimo.

Ovviamente per motivi di tempo qui verrà riportato a puntate l'intero capitolo sperando che venga accolto positivamente ma ancor più che possa stimolare ulteriori approfondimenti e/o contributi.

Thule

tratto dalla PRESENTAZIONE

Diciamolo subito: questo è un libro pericoloso per l'establishment politico-culturale di oggi. Pericoloso perché affronta in modo del tutto anticonformista uno degli ultimi tabù dei nostri tempi: il nazionalsocialismo, uscito sconfitto dalla seconda guerra mondiale. Infatti, osa affermare che da esso è "possibile estrarre un qualche messaggio positivo", non tanto sul piano "politico e sociale", quanto "metastorico e ideale": "Il tentativo di creare una forma nuova, rifacendosi al passato ma riproponendolo in adattamento all'epoca moderna industriale", spiega Luca Leonello Rimbotti, concludendo la sua lunga analisi, "mostra che è possibile dar vita a un movimento globale di alternativa soltanto se si ha dalla propria parte la tradizione". E "Tradizione" vuol dire naturalmente valori spirituali ed eterni, vuol dire mito: di conseguenza 1`alternativa" è nei confronti dei "due mali introdotti dal materialismo, cioè il capitalismo e il comunismo". Una affermazione siffatta, nel momento in cui stiamo assistendo alla caduta verticale del marxismo nei suoi vari aspetti nazionali, e ad un (apparente) trionfo della liberal-democrazia, non può - appunto - che essere pericolosa, non soltanto perché riapre un dibattito storiografico che si riteneva morto e sepolto, ma anche perché offre un nuovo tipo d'interpretazione del fenomeno nazionalsocialista. Se si considera la polemica violentissima scatenatasi in Germania nel 1986-87 contro i cosiddetti "storici revisionisti" (E. Nolte, J. Fest, A. Hillgruber, K. Hildebrand), si può comprendere bene quel che s'intende.

(Dalla Presentazione di Gianfranco de Turris)

IL NEOPAGANESIMO NAZIONALSOCIALISTA

Avendo sostanza di movimento più spirituale che politico, il neopaganesimo rimase ai suoi esordi sempre ai margini del potere, sia durante il Secondo Reich che, a maggior ragione, durante la Repubblica di Weimar, anche se ebbe accoglienza all'interno di circoli influenti e in certa misura nella stessa persona dell'ultimo Kaiser, Guglielmo II. La mutazione seguita dal neopaganesimo, da istanza culturale e metafisico-religiosa a proposta concretamente politica orientata ideologicamente, avviene con il nazionalsocialismo, la cui sostanza storica è secondo noi caratterizzata proprio da questo suo porsi nella qualità di movimento di redenzione spirituale del popolo. Rivoluzione dello spirito e della cultura, il nazionalsocialismo trae proprio dalla sua funzione di erede i motivi della propria specificità: erede di una Tradizione lontana, dispersa in mille rivoli, forse sotterranea, ma non perduta. Abbiamo già visto, anche se per sommi capi, che il germanesimo è stato una costante presenza attraverso tutte le epoche, che ad esso fecero riferimento numerosi ingegni nei momenti cruciali di caduta o di smarrimento dell'identità nazionale, che inoltre esso permase come un sostrato placentare a tutela della personalità culturale del popolo. Nel 1806, dopo la battaglia di Jena, era sorto Fichte ad agitare il drappo della memoria comune; nel 1918, dopo una disfatta ancora peggiore, l'istinto dell'eredità si coagulò intorno a persone e ambienti determinati, circoscritti ma vitali, ed esemplari se guardati dal punto di vista della continuità culturale.

Da questa costellazione di isole tradizionaliste venne lentamente tessuta la tela dell'identità comunitaria; da frammenti sparsi, minoritari, a volte eccessivamente distratti da fantasie occultistiche, qualcosa che seppe alla fine fecondare il terreno della politica con il seme ancora generoso degli ideali eterni della stirpe.

Crediamo sia fondamentale notare come le origini del nazionalsocialismo si confondano con i circoli vólkisch, all'epoca assai numerosi e tutti connotati dall'impostazione neopagana, più ancora che da programmi di politica concreta. Questo ci dimostra che la sostanza ideologica del nazionalsocialismo ricevette energia da una visione del mondo profonda e totale, una concezione ideale prima che politica, che fosse cioè legata alle sole esigenze della congiuntura storica e sociale.

Ed è del pari fondamentale il rilievo che quella visione del mondo era e appariva fortemente condizionata dai valori spirituali, da una vera religiosità che andava oltre il cristianesimo, talora contestandolo aspramente, talaltra piegandolo a nuove interpretazioni, ma sempre cercando di superarlo nel nome di un recupero della Tradizione germanica.

Il vero programma del partito nazionalsocialista non fu mai quello legato all'enunciazione dei Venticinque punti, ma quello, ben più ambizioso, ben più vastamente impegnativo, della restaurazione di una civiltà pagana e germanica in terra tedesca.

Esso ricevette linfa vitale dal clima ideologico degli ambienti volkisch che per decenni erano stati gli oscuri custodi di un patrimonio apparentemente irrecuperabile e sulla cui piattaforma culturale fu infine edificato il modello sociale e politico incentrato sul socialismo gerarchico, sull'anticapitalismo antisemita, sulla comunità di popolo totalitaria. Ma a noi non interesseranno qui le sovrastrutture che circostanze, eventi esterni o convinzioni personali concorsero a erigere sulla struttura semplice delle origini.

La nostra attenzione intenderà piuttosto soffermarsi sulla qualità del messaggio religioso che, giunto alla svolta del dopoguerra, fu raccolto dal nazionalsocialismo nelle sue sparse membra e ricomposto in unità - seppure variegata - quale basamento che funzionasse da presidio della Tradizione rinnovata e rigenerata con significati attivi.

Il neopaganesimo, sostanza e anima del Terzo Reich, andava ben oltre gli atteggiamenti antisemiti e totalitari, fissi alla barriera della circostanza storica come elementi accessori della struttura culturale, ricevuti in dote dalla borghesia conservatrice, i primi, e dalle frange giacobine della sinistra nazionale, i secondi; il neopaganesimo era molto al di sopra di questi atteggiamenti, esso era la voce del popolo, voce rimasta muta o sommessa per secoli che ad un certo punto, virtù di un destino arcano ma in fondo forse decifrabile, prese a lare dagli scranni stessi del potere.

Qui non valgono la destra o la sinistra, il progresso o la reazione: davanti al mistero di una rinascita per alcuni versi inesplicabile, dati ad una redenzione riassumente in sè tutti i segni di un retaggio si perde ai confini della storia, non servono neppure gli abituali concettualismi dell'ermeneutica storiografica; servono invece le più insondabili categorie attraverso le quali si esprime una mitologia collettiva. Dalla simbologia popolarizzata e dal mito disceso nelle strade, sui selciati, a soffiare un vento di rivoluzione così diverso da tutti altri, riguadagnò i propri contorni una personalità culturale atavica, uscita infine dai meandri della storia e chiamata a gran voce a dere sugli stessi eventi politici. La natura del simbolo è sempre autentica e la sua funzione sempre fausta se esso viene estratto dalle profondità della tradizione nazionale e popolare con atto spontaneo, esponendolo a masse emancipate dalla storia e bene in grado di riconoscerlo e farlo proprio. L'usurpazione del simbolo e la invenzione di miti ingannevoli perché non originari, avviene tradizionalmente nel campo delle congetture intellettualistiche, quando si abbandona la via maestra indicata dalla conformazione naturale di una comunità e ci si addentra nella costruzione di un nuovo simbolo e di un nuovo mito sorti dal nulla.

La Tradizione non costruisce né inventa, ma al più recupera ed estrae, traendo dall'intimità della storia popolare i valori vivi della simbolica comunitaria. Il discorso noto sul `simbolo dormiente', infine risvegliato a nuova vita, si attaglia in questo senso assai bene alla funzione svolta dalla mistica nazionalsocialista: ritorno alle radici, riattualizzazione del passato, e incontro nuovo, sui salienti più o meno impervi della concreta realtà, di coscienza popolare e memoria della stirpe.

Che il simbolo nazionalsocialista fosse genuino, che il mito apocalittico del Terzo Reich avesse piena legittimità tradizionale, lo dimostra l'intreccio davvero inestricabile fra le origini del pensiero hitleriano e la tradizione nazionalpopolare, fra le suggestioni mitiche cui soggiacque il primo e la filosofia antropologico-religiosa della seconda; ma, soprattutto, lo dimostra la corrispondenza creatasi fra un richiamo arcaico e di tipo preindustriale e vasti strati di una popolazione fortemente modernizzata e inserita nel processo progressista del secolo. Non si riconduce un popolo alla propria dimensione mitica e sacrale in piena epoca tecnologica, se non si è in possesso di simboli autentici, capaci di farsi subito intendere.

Il condizionamento, a volte anche negativo, che il neopaganesimo operò sulle decisioni politiche, è un indizio sicuro di come quella nazionalsocialista sia stata una rivoluzione affatto unica, completamente diversa dalle altre di qualunque segno, dominata diremmo da un destino e da una volontà implacabile di condurre questo destino a compimento, piuttosto che da un decisionismo libero e incondizionato.

Lo stesso Fuhrer era e si diceva strumento di forze a lui superiori, come ad esempio la Provvidenza (Vorsehung), tali da guidarlo nella sua incrollabile serie di certezze con l'ineluttabilità di un intimo demone veggente. A queste forze a lui esterne, come anche a Dio, Hitler faceva spesso riferimento, dicendosi agente in loro vece quale semplice tramite. Questo ci fornisce la misura dell'impersonalità del neopaganesimo nazionalsocialista, fenomeno religioso - quanto alla sua affermazione sulle grandi masse e sulle cerchie vicine al potere - legato in grande misura alla personalità demiurgica del suo annunciatore e alle sue elevate doti carismatiche e medianiche, intese queste ultime come espressione di un ruolo di mediazione tra il divino e il popolo; ma fenomeno religioso in ancora più grande misura legato al suo carattere popolare, tradizionale, culturale in senso collettivo.

Questo tratto del neopaganesimo nazionalsocialista combacia perfettamente con le concezioni tradizionali collegate all'oggettività del rito e alle "energie impersonali" che si dipartirebbero dagli avi a determinare le vie della conoscenza sacra e quelle del potere".

È questo un aspetto che di solito sfugge alla storiografia ufficiale, concentrata sugli atteggiamenti protagonistici di Hitler e ignara dei significati che dietro quel protagonismo indicano un mondo di energie indeterminate, sovrastanti ogni personalità per quanto grandiosa e ogni soggettivismo per quanto appariscente, e riferibili alla sfera comunitaria, al retaggio di cui vive la stirpe. Il comportamento, le idee e il linguaggio di Hitler, in questo senso, vanno letti non come una serie d'invenzioni o di trovate, sia pur genialmente rappresentate con indubbia maestria, quanto piuttosto come l'esecuzione di un insieme d'imperativi scaturenti da qualcosa che può essere definito come un comando interiore, o la voce del sangue o magari il previdente destino. Hitler ebbe spesso a ripetere di provare questa intima convinzione, di sentirsi `chiamato', comandato ad eseguire sino in fondo una missione architettata al di fuori dei suoi stessi voleri. Nell'universo dei valori trascendenti di cui Hitler era portatore, il ruolo di questa sua irreversibile vocazione era centrale e decisivo.

Dal punto di vista tradizionale, sappiamo che non è tanto la persona che assomma su di sè i prestigi e le dignità superiori di una investitura sovrumana, bensì la carica che quella persona ricopre, la sua funzione, così da farne un qualcosa di svincolato dall'individualità.

Le virtù magiche assegnate a determinati ruoli sociali - il sacerdote, il re, ecc. - erano nell'antichità, ma talvolta anche nel Medio Evo, la dotazione esclusiva elargita dalle potenze cosmiche o dalla divinità dalle quali discendeva in linea diretta il potere temporale.

Questa alta autorità risiedente al di fuori della giurisdizione e della volizione umane era di natura trascendente e sacrale, e ad essa dovevano uniformarsi e fare riferimento i vari poteri secolari. Tale concezione, tenuta sempre ben viva dai cenacoli volkisch agenti nell'area tedesca fin dall'epoca guglielmina, e ravvivata attraverso un insistito richiamarsi al paganesimo tradizionale, è all'origine dell'interpretazione nazionalsocialista del potere. Basterà ricordare quanto Hitler apprese nei suoi soggiorni viennese e monacense circa i culti solari o le dottrine cosmologiche neopagane professati dalle associazioni nazionalpopolari, e quanto di queste concezioni venne da Hitler medesimo trattenuto a determinare la sua idea di potere e di missione, per dare forma al dato che queste rappresentazioni ideologiche furono qualcosa di più di casuali escursioni giovanili nel vago terreno dell'esoterismo: furono in effetti l'origine prima di un'intera visione del mondo.

Allo stesso modo, le porzioni di dottrina tradizionale riferentisi alla sacralità del potere o alle varie branche della sapienza primordiale assorbite dal nazionalsocialismo, sono sufficienti a dimostrarci che questo movimento politico del XX secolo portava in realtà al suo interno motivazioni culturali e orientamenti ideologici molto profondi, legati ad antichi significati sapienziali ricevuti in eredità attraverso il collegamento originario coi circoli del neopaganesimo volkisch, e infine rielaborati quali nocciolo intimo di una più vasta Weltanschauung offerta in rivelazione a masse enormi di popolo.

Questo significa che il nazionalsocialismo non fu un semplice, normale organismo politico-ideologico misurabile sul metro degli altri partiti tipici dell'epoca, ma che ebbe un suo retroterra esoterico, funzionante da centro motore irraggiantesi ad impulsi centrifughi verso tutte le più esterne interpretazioni storico-politiche: un bagaglio di conoscenze, esegesi, concezioni legate alla cosmologia, alla macrostoria, ai vari influssi che si riteneva scaturissero ora dagli astri ora dal rapporto tra uomo e energie cosmiche, ora infine dalla corretta manipolazione di specifiche percezioni sovrasensibili. Un tale esoterismo, prettamente culturale e ideologico e ovviamente non mai apparentabile a qualsivoglia sperimentalismo ristretto al mero ambito delle sensazioni, era di natura spirituale, si configurava anzi precisamente come un'attitudine religiosa di fronte ai grandi enigmi esistenziali, di una preponderanza tale da condizionare e orientare sovente in maniera decisiva anche i giudizi legati alla sfera sociale e politica, così da sbalordire allora come oggi ogni sorta di osservatore non avviato al firmamento spirituale del tradizionalismo neopagano, quale fu trasmesso dal nazionalsocialismo.


Seconda parte

 
del tradizionalismo neopagano, quale fu trasmesso dal nazionalsocialismo.


Seconda parte

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