Le manipolazioni nella storia

(seconda parte)

Tutti tali progetti, erano favoriti dal Governo tedesco, nonostante cagionassero gravi danni all'economia tedesca, ossia la perdita di valuta estera convertibile; il rafforzamento dell'influenza ebraica anti­tedesca in Palestina con il consolidarsi dell'economia ebraica; il controllo, da parte dell'Agenzia Ebraica, sulle importazioni dei prodotti tedeschi in Palestina senza riguardo per la Germania; il deterioramento dei rapporti con i commercianti arabi e tedeschi residenti in Palestina, costretti ad avvalersi, per le importazioni, dell'Agenzia Ebraica; l'irritazione degli inglesi, che vedevano minacciati dalla competizione tedesca i privilegi del loro mandato. Era la soluzione che, dopo il 1948, sarà messa in atto dal novello Stato di Israele - contava una popolazione di 558mila ebrei e di 405mila arabi - con l'espulsione degli arabi, così come, nel primo dopoguerra, i polacchi ed i ceco­slovacchi avevano fatto con i tedeschi, gli slovacchi con gli ungheresi, gli jugoslavi con gli italiani, gli indù con i mussulmani ed i mussulmani con gli indù. Erano, tutti, problemi di politica interna, per la formazione ed il consolidamento dello Stato e «spiace constatarlo - scrive Sergio Romano - ma vi sono circostanze in cui la pulizia etnica può apparire a un uomo politico come l'unica formula capace di garantire l'integrità del suo Stato».

E via dicendo.

Insomma, è tutto un calcare la mano su ciò che è comodo alla vulgata ed un dimenticare, scredita­re o mettere sotto tombale pietra ciò che offre contrarie prove, anche ricorrendo, nell'uno e nell'altro caso, ove occorra, ad interpretazioni ad usum delphini, `arrangiamenti', manipolazioni.

E non è certamente questo il modo corretto di scrivere la storia, di riesumare la memoria del vissuto.

Verrà, poi, la guerra, anzi le guerre - tedesco-polacca, anglo-tedesco-norvegese, anglofranco-tedesca, tedesco-sovietica e via dicendo - con tutte le loro tragiche conseguenze. Le prime saranno leali e `cavalleresche', tanto che, ancora sul finire del '41 e primi '42, gli invasori tedeschi vivranno in buona armonia o, quanto meno, pazientemente tollerati nei Paesi occupati.

Poi verranno gli inglesi - con la sperimentata loro strategia, a sollecitare, promuovere e sostenere i moti di ribellione -, il fanatismo rooseveltiano, le ideologie del conflitto tedesco-sovietico a sconvolgere le menti e sarà, allora, un susseguirsi di orrori e di atrocità nel fardello di ogni parte in causa. Verrà obnubilata la visione di un'Inghilterra, una Germania, un'Unione Sovietica, una Francia e via dicendo come paesi di consapevole civiltà, di pace, operosi, prosperi e bene ordinati nelle loro leggi secondo le rispettive peculiarità ed i rispettivi fini di politica interna, nell'ambito d'autonomia delle sovranità nazionali, visti, ovviamente, con gli occhi d'allora e non - quantum mutatus ab illo - con quelli d'óggidì.

Sarà - a dirla con Sergio Romano - «una entità nuova che obbedisce, non appena nata, alla propria logica e cresce su se stessa mostruosamente come un cancro provocando le più inattese imprevedibili metastasi».

Si avranno, allora, gli orrori e tante innocenti vittime dei lager, d'una Germania presa tra la morsa delle necessità di mano d'opera e delle inadeguate proprie capacità alimentari e disponibilità organizzative.

Gli orrori dei terroristici bombardamenti aerei degli angloamericani, tutti presi dal voler distruggere tutto quello ch'era distruttibile per ottenere il collasso morale e materiale dell'avversario, con le tante innocenti vittime uccise dagli schianti delle bombe od arse vive dal fosforo e fino all'accanimento nella caccia all'uomo, all'inerme viandante preso a bersagli in solitaria strada od al contadino sorpreso a lavorare il campo. Gli orrori e le tante innocenti vittime dell'invasione sovietica dell'esodo delle popolazioni dai territori orientali verso quelli occidentali.

E via dicendo.

A concludere quest’era, poi, verranno le ipocrisie e gli errori di Yalta e di Norimberga e di Tokyo ad aprir le porte alla cosiddetta "guerra fredda". Il fatto è, invece e tornando al nostro tema, che i programmi e la politica estera tedesca - negli anni Trenta e primi anni Quaranta - erano mossi da quel «sacro egoismo» per gli interessi nazionali, che è proprio - allora ed oggi - di ogni Stato. Già nel `37-'38, e.g., l'Inghilterra e gli Stati Uniti s'apprestavano a dare il via ad un immane con­flitto, per mantenere o conquistare un predominio mondiale. Nell'ottobre 1940, l'Unione Sovietica avanzerà quelle sue pretese sulla Romania, la Bulgaria e fino ai Dardanelli, che saranno preludio della rottura del patto Molotov-Ribbentrop dell'agosto '39 e, fatale conclusione, del conflitto tedesco­sovietico del `41-'45.

Nel dopoguerra, poi, il «sacro egoismo» porterà l'Unione Sovietica ad intervenire in Ungheria nel 1956, in Cecoslovacchia nel 1968, ad invadere l'Afganistan nel 1979. Negli anni Cinquanta primi Sessanta, la Cina s'impadronirà del Tibet e darà il via al genocidio tibetano.

Nel 1956, l'Inghilterra e la Francia muoveranno contro l'Egitto, per i loro interessi sul Canale di Suez, e gli Stati Uniti subito inter­verranno a far valere i loro interessi nel Mediterraneo.

Dopo il '48 e nel breve volger di trent'anni, la balfouriana dichiarazione per una «Jewish National Home» diventerà il prospero ed agguerrito Stato di Israele, ad assorbire la Palestina arabo-mussulmana nata dalla disgregazione dell'Impero Ottomano.

Sono cosa d'oggi, infine, le operazioni contro l'Iraq, mosse dagli interessi statunitensi.

Insomma, tutti questi «sacri egoismi» - e.g. qui ricordati fra i tanti occorsi in quest'ultimo mezzo secolo -, danno misura che l'entità del programma e dei piani di politica estera tedeschi, nel 1939, era pari e, talvolta, inferiore a quelli altrui.

Roosevelt, anche se non ne ha visto la fine, è stato il vincitore di quell'immane conflitto.

Con buona pace dei tanto da lui proclamati principi democratici, della volontà e dell'opinione pubblica statunitense, egli è stato, sí, menzognero verso i propri compatrioti e verso l'umanità tutta; ma ha avuto l'abilità politica di predisporre e condurre al successo il proprio programma, che mirava a far scoppiare la guerra tra Stati Uniti ed Inghilterra, da una parte, e Giappone, Germania ed Italia, dall'altra parte. Ed ha saputo spregiudicatamente profittare del conflitto tedesco-sovietico, inevitabile per le mire espansionistiche di Stalin, in insanabile opposizione alla idealistica visione hitleriana per un'Europa `europea'. Paradossalmente, Hitler andrà incontro alla sconfitta proprio per difendere quell'Europa che i suoi avversari occidentali dicevano egli volesse distruggere e che, a Yalta, non esiteranno a lasciare in balìa del comunismo sovietico.

Con accorto cinismo, Roosevelt muoverà la propria politica in modo da poter mettere gli avversari sul piano di «criminali di guerra», per dirla con le sue parole, e vestire lui la veste di paladino della libertà e democrazia, come emergerà, in modo chiaro e definitivo nel novembre 1943, ossia dagli accordi anglo-sovietico-statunitensi, a Mosca, per predisporre le «kangaroo Courts» di Norimberga e di Tokyo e le tante altre tragiche farse processuali contro i vinti, nel dopoguerra. Con lui d'accordo, Churchill proponeva che «le Nazioni Unite avrebbero compilato un elenco di tutti i criminali maggiori di quelli previsti per le giurisdizioni locali [i. e., dei singoli Stati nei quali avevano commesso i crimini loro addebitati]». Tale elenco, a man a mano incrementati fino a cinquanta o, al massimo, cento non avrebbe compreso «le band (gangs) di Hitler e di Mussolini e i War Lords giapponesi»; di quando in quando, esso sarebbe stato sfrondato, incrementato ed approvato da una conferenza di giuristi e «dopo di ciò, le persone nell'elenco approvato [...] saranno dichiarate fuorilegge [i. e., il medievale mettere al bando] nel mondo». Tali «fuorilegge» potevano essere uccisi a piacimento d chiunque e «nessuna pena sarebbe stata inflitta a chi li avesse uccisi in qualsivoglia circostanza» e «come e quando queste persone [i. e., comprese nell'elenco fossero cadute nelle mani di un delle truppe o forze armate delle Nazioni Unite - era la proposta d Churchill - il più vicino ufficiale, con il grado di Major General, o con altro equivalente grado immediatamente convocherà un commissione d'inchiesta, non per giudicare sulla colpevolezza o l'innocenza dell'accusato, ma meramente per accertarne l'identificazione. Una volta identificatolo, il detto ufficiale dovrà far fucilare il fuorilegge o i fuorilegge entro sei ore e senza deferimento ad una maggiore autorità».

E tutto questo proprio quando Churchill stava emanando gli ordini per le più massicce incursioni aeree al fosforo nella storia dell'umanità, da eseguire contro le città della Germania con il preciso intento di uccidere il maggior numero possibile di abitanti civili, ossia ordini analoghi a quelli - altrettanto spietati - di Hitler per la sommaria esecuzione o liquidazione di commandos, commissari e terrorismo aereo anglo-americano e che saranno usati come elementi d'accusa innanzi al Tribunale di Norimbergal.

Ma il vae victis imporrà la propria legge e, nella vulgata, tutto il "bene" sarà da una parte e tutto il "male" sarà dall'altra parte.

E gli Stati Uniti otterranno quel predominio mondiale che era lo scopo finale dei piani rooseveltiani.

Rimane la verità - unica, vera verità - che il fardello di fatti e di misfatti dell'uno è stato del tutto pari a quello di ciascun altro contendente.

E, spiace il dirlo, che, in tante, troppe vicende umane, un "malvagio diavolo", vero o d'invenzione, e necessario quanto e più del credere in Dio.


Prima parte

 
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