MilitiaLéon Degrelle |
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(...) Il secolo non sprofonda per mancanza di supporto materiale. L'universo non è mai stato così ricco, colmo di tanto benessere, grazie a una industrializzazione di tale efficacia produttiva. Non vi sono state mai tante risorse, ne tanti beni disponibili. E il cuore dell'uomo, solo lui, ad essere in stato fallimentare. E per mancanza di amore, è per mancanza di fede e capacità di donarsi, che il mondo stesso si abbatte sotto i colpi che lo assassinano. Il secolo ha voluto essere soltanto il secolo degli appetiti. Il suo orgoglio lo ha perduto. Ha creduto alla vittoria della materia finalmente assoggettata al proprio spirito. Ha creduto alle macchine, agli stock, ai lingotti sui quali avrebbe regnato sovrano. Egualmente ha creduto alla vittoria delle passioni della carne spinte oltre ogni limite, alla liberazione delle forme più varie di godimenti, moltiplicate senza posa, sempre più avvilite e avvilenti, fornite di una "tecnica" che in genere si rivela, solo alla fine, una accumulazione, senza grande immaginazione, di vizi tanto poveri da essere vuoti. (...) Sono le collettività a venir aspirate dal vortice dei desideri impossibili: desiderio di possedere - cioè di prendere -, desiderio di essere il primo - cioè di colpire -, desiderio di fondare la propria potenza sulla materia, cioè di soffocare e di eliminare lo spirituale, mediante sforzi Canto più inutili, in quanto lumano si scioglie nella stretta e lo spirituale sempre risorge, come un rimprovero, o come una maledizione. L'abiezione ha superato le cerchie elevate delle elite per guadagnare le vaste cerchie delle masse raggiunte - anch'esse, questa volta - dalle onde propagate all'infinito dall'invidia, dall'ambizione, dagli pseudo-piaceri che sono soltanto caricature della gioia. L'acqua limpida dei cuori si è intorbidita sino agli strati più profondi. Il fiume degli uomini trasporta un diffuso odore di fango. Il disordine del secolo ha sconvolto tutto quel the un tempo era luce e voli a tuffo di rondini nei canneti. Gli uomini e i popoli si guardano dall'alto in basso, l'occhio violento, le mani segnate da marchi infamanti e dai morsi che vi hanno lasciato le prede ardenti rapidamente invilite. Ogni giorno il mondo è più egoista e più brutale. CI si odia tra uomini, tra classi, tra popoli, perché tutti si accaniscono nella ricerca di beni materiali il cui possesso furtivo rivela il nulla. Ma tutti rinunciano ai beni - alla portata d'ognuno - dell'universo morale e dell'eternità spirituale. Noi corriamo smarriti, la fronte insanguinata per aver cozzato contro tutti gli ostacoli, per strade di odio, o di abiezione, o di follia, urlando le nostre passioni, avventandoci contro tutti, per essere i soli ad afferrare quello che tuttavia non sarà mai afferrato. Lèon Degrelle (1941-1945 Dal fronte dellEst) |