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tratto dal sito
ALCHEMICA
[ Estratto da "The Lighting and The
Sun", (Wellington, NZ: Renaissance Press, 1994), 3-18. Pubblicato per la
prima volta a Calcutta nel 1958. Traduzione a cura di Thule Italia® ]
L' idea di progresso - miglioramento indefinito - è tutto
tranne che un concetto moderno. Probabilmente è più antica del più vecchio uomo
che riuscì con successo a migliorare i materiali a sua disposizione ed
aumentare, attraverso l'abilità tecnica la sua capacità di attacco e difesa. L'
abilità tecnica, per molti secoli almeno, è stata troppo preziosa per essere
disprezzata. No, quando (l’uomo) si è elevato ad un grado più alto ciò è stato,
più di una volta, salutato come un qualcosa quasi di divino.
Leggende
meravigliose sono state sempre tessute, per esempio, intorno a tali uomini dei
quali era narrato che furono, in qualche modo, capaci di elevarsi, fisicamente
sopra la terra, come Etana di Erech che volò in alto in cielo "supportato da
ali" d' aquila, o il famoso Icaro, sfortunato precursore dei nostri aviatori
moderni o il fratello di Manco Capac, Auca, che si narrava fosse stato donato di
ali "naturali" migliori di quelle artificiali di Icaro.
Ma a parte tali
atti di valore così incredibili di una manciata di individui, gli Antichi nel
loro complesso si distinsero in molte finalizzazioni materiali. Avrebbero potuto
vantarsi del sistema d’ irrigazione in Sumeria; della costruzione di piramidi
che rivelano, sia in Egitto che, secoli più tardi, in America Centrale, una
conoscenza sorprendente di dati astronomici; delle stanze da bagno e fognature
nel palazzo di Knossos; dell' invenzione del carro-da-guerra dopo quella dell'
arco e freccia, e della clessidra dopo quella del quadrante solare abbastanza
per farli confondere con pretenziosi e fiduciosi concetti nel destino delle loro
rispettive civilizzazioni. Tuttavia, anche se riconobbero pienamente il valore
del loro proprio lavoro nel campo pratico, e certamente molto presto concepirono
la possibilità - e forse acquisirono la certezza - di un indefinito progresso
tecnico, non credettero mai nel progresso in generale, nel progresso su tutte le
linee, come invece sembra fare la maggior parte dei nostri contemporanei. Da
ogni evidenza, sembra che fedelmente credessero all' idea tradizionale dell'
evoluzione ciclica ed avessero, oltre a ciò, il buon senso di ammettere che
stessero vivendo (nonostante tutti i loro successi) in un certo senso come all'
inizio di un processo discendente a lungo termine che costituisse il loro
proprio particolare "ciclo" - ed il nostro. Indù o Greci, Egiziani o Giapponesi,
Cinesi, Sumeri, gli abitanti delle Americhe - o anche i Romani, i più "moderni"
fra i popoli dell'Antichità - tutti loro posero l' "Età D’Oro", l' "Età della
Verità", la regola di Kronos o di Ra, o di alcuni altri Dei sulla terra - l'
Inizio glorioso del lento, discendente ammainare della storia, qualunque fosse
il nome usato! – in un tempo remoto indietro nel loro passato.
Ed erano
convinti che il ritorno di una simile Epoca, predetta nei loro rispettivi testi
sacri e tradizioni orali dipendesse, non dallo sforzo consapevole dell’ uomo, ma
da leggi ferree, inerenti alla vera natura della manifestazione visibile e
tangibile, e che pervadono ogni cosa; da leggi cosmiche. Credevano che lo sforzo
consapevole di un uomo fosse solo un'espressione di quelle leggi al lavoro, che
conducevano il mondo, volente o nolente; in una parola che la storia dell’ uomo,
come la storia del resto del mondo vivente fosse solo un dettaglio nella storia
cosmica senza inizio né fine; una conseguenza periodica della Necessità interna
che lega ogni fenomeno nel Tempo.
E così che gli Antichi potettero
accettare questa visione dell' evoluzione del mondo mentre approfittavano di
ogni progresso tecnico alla loro portata, così possono - e così fanno - al
giorno d'oggi, migliaia di uomini nati nel grembo di vecchie culture impallidite
incentrate intorno a simili visioni tradizionali, e, anche alcuni individui
isolati capaci di pensare in modo autonomo nel mezzo di culture industriali
ultra-orgogliose. Costoro contemplano la storia dell' umanità da una simile
prospettiva.
Mentre vivendo, apparentemente come uomini e donne "moderni"
- usando ventilatori elettrici e ferri elettrici, telefoni e treni, ed
aeroplani, quando possono permetterselo - nutrono nei loro cuori un disprezzo
profondo per la presunzione infantile e le gonfie speranze della nostra epoca, e
per le varie ricette per "salvare l' umanità" che filosofi zelanti e statisti
mettono in circolazione. Loro sanno che nulla può "salvare l' umanità", perchè
l' umanità sta arrivando alla fine del suo attuale ciclo. L' onda che l' ha
sostenuta, per così molti millenni sta quasi per infrangersi, con tutta la furia
della velocità acquisita ed ancora una volta la unirà nella profondità dell'
Oceano immutabile di esistenze indifferenziate. Sorgerà di nuovo, un giorno, con
maestà improvvisa perchè tale è la legge delle onde. Ma nel frattempo nulla può
essere fatto per fermarla. Sfortunatamente - gli sciocchi - sono quegli uomini
che, per qualche loro ragione particolare - probabilmente basandosi su di un
loro calcolo sovrastimato di ciò che andrà perduto in questo processo! -
vorrebbero fermarlo. I privilegiati - i saggi - sono quei pochi che, essendo
completamente consapevoli dell' infelicità in aumento nell' umanità attuale e
del suo molto-applaudito "progresso", sanno quanto piccola possa essere la
perdita nel prossimo incidente e guardare ad esso con gioiosa attesa come ad una
condizione necessaria per un nuovo inizio - una nuova "Età dell' Oro", cresta
illuminata dal sole sulla prossima lunga onda cavalcante la superficie dell'
Oceano senza fine della Vita.
A quei privilegiati - fra cui noi ci
annoveriamo - l' intera successione degli "attuali eventi" appare in una
prospettiva completamente diversa sia da quella di chi crede disperatamente nel
"progresso" sia da quelle di persone che, pur accettando la prospettiva ciclica
della storia e che quindi considerano il prossimo crollo come inevitabile, si
sentono sofferenti nel vedere la civilizzazione nella quale vivono andare verso
la sua fine.
Per noi gli altisonanti "ismi" ai quali i nostri
contemporanei ci chiedono di aderire, ora, nel 1948, sono tutti ugualmente
futili: limiti per essere denunciati, sconfitti ed infine rifiutati dagli
uomini, se essi contengono qualcosa di realmente nobile: limiti per godere, per
qualche tempo, di una certa specie di successo rumoroso, se sufficientemente
volgari, pretenziosi e uccisori dell' anima da piacere al numero crescente di
schiavi meccanicamente condizionati che strisciano sul nostro pianeta,
atteggiandosi ad uomini liberi; tutti destinati a risultare, infine, di nessun
profitto. Le religioni onorate un tempo diventano sempre meno alla moda mentre
gli attuali "ismi" divengono più popolari, sono non meno futili - se non di più:
strutture di superstizione organizzata prive di ogni autentico sentimento del
Divino, o - presso persone più sofisticate - meri aspetti convenzionali della
vita sociale, o sistemi di morali (e di morali molto elementari) stagionati con
uno spruzzo di riti sorpassati e simboli di cui difficilmente qualcuno comprende
il significato originale: strumenti nelle mani di uomini intelligenti col potere
di cullare i semplicioni nell' obbedienza permanente; nomi convenienti, intorno
a quali può essere facile radunare convergenti aspirazioni nazionali o tendenze
politiche; o solo l' ultimo ricorso di individui poco stabili e manovrati:
ovvero, praticamente, ciò che tutti loro sono - tutti loro sono stati ridotti a
questo nel corso di alcuni secoli - nel loro destino. Loro sono morti, infatti -
morti come i vecchi culti che fiorirono di fronte ad essi, con la differenza che
quei culti hanno cessato di esalare da molto il puzzo della morte, mentre loro
(i cosiddetti "viventi") sono ancora allo stadio in cui la morte è inseparabile
dalla corruzione. Nessuna religione - né il Cristianesimo né l'Islam né il
Buddhismo - ci si può ora attendere che "salvi" alcuna cosa di quel mondo che
una volta esse conquistarono; nessuna ha un posto normale nella vita "moderna",
il che è essenzialmente mancanza di consapevolezza dell' eterno.
Non
esistono attività nella vita "moderna" che non siano futili, salvo forse quelle
il cui scopo è di soddisfare la fame del corpo: coltivazione del riso; del
grano; castagne che si raccolgono nei boschi o le patate dal proprio giardino. E
l' unica e sola politica assennata potrebbe essere lasciare che le cose prendano
il loro corso ed attendere il prossimo Distruttore, destinato a ripulire la
terra per la costruzione di una nuova "Età della Verità": ciò che gli indù
chiamano Kalki e salutano come la decima ed ultima Incarnazione di Vishnu; il
Distruttore il cui avvento è la condizione della conservazione della vita,
secondo le leggi eterne della Vita stessa.
Noi sappiamo che tutto ciò
sembrerà follia assoluta a coloro che, più numerosi, nonostante gli orrori non
detti della nostra epoca, rimangono convinti che l' umanità stia avanzando.
Sembrerà anche cinismo a molti di quelli che accettano la nostra convinzione
dell’ evoluzione ciclica che è un credo universale e tradizionale espresso in
forma poetica in tutti i testi sacri del mondo, inclusa la Bibbia. Noi non
abbiamo niente da rispondere a questa possibile seconda critica, perché si basa
esclusivamente su di un atteggiamento emotivo che non ci appartiene. Ma possiamo
tentare di indicare la vanità della fiducia popolare nel "progresso", sia solo
per sottolineare la razionalità e forza della teoria dei cicli.
Argomenti
Gli esponenti della fiducia nel "progresso" presentano molti
argomenti per provare - a loro ed ad altri - che i nostri tempi, con tutti gli
innegabili inconvenienti, sono nel complesso, migliori di qualsiasi epoca del
passato, ed anche che mostrano netti segnali di miglioramento. Non è possibile
analizzare tutti i loro argomenti in dettaglio. Ma si possono scoprire
facilmente le falle nascoste nella più estesa e, apparentemente, più
"convincente" di tali argomentazioni. Tutti i fautori del "progresso"
sottolineano cose quali l' alfabetismo, la "libertà" individuale, le opportunità
uguali per tutti gli uomini, la tolleranza religiosa e il "benessere" come anche
la preoccupazione moderna sullo salute dell’ infanzia, le riforme delle
prigioni, le migliori condizioni di lavoro, l’ aiuto statale agli ammalati e ai
bisognosi ed anche la minore crudeltà verso gli animali. I risultati abbaglianti
che si sono ottenuti, nei recenti anni, nell' applicazione di scoperte
scientifiche nel campo delle ricerche pratiche ed industriali, sono,
chiaramente, i più popolari di tutti gli esempi che tendono a dimostrare quanto
meravigliose siano le nostre vite. Ma su questo punto non discuteremo, infatti
come abbiamo già chiaramente detto, non neghiamo o minimizziamo in alcun modo l'
importanza del progresso tecnico. Ciò che noi neghiamo è l' esistenza di
qualsiasi progresso nell' uomo in quanto tale, sia individualmente che
collettivamente, e le nostre riflessioni sull' alfabetismo universale e su altri
"segnali" estremamente lodati di miglioramento dei quali i nostri contemporanei
sono orgogliosi, nascono tutte dal quel punto di vista...
Noi crediamo
che il valore di un uomo - come il valore di ogni creatura, in ultima analisi -
non giace nel solo intelletto ma nello spirito; nella capacità di riflettere su
ciò che, per mancanza di una parola più precisa, noi scegliamo di chiamare "il
divino", per esempio ciò che è vero e bello oltre ogni manifestazione; ciò che
rimane senza tempo (e perciò immutabile) all' interno di tutti i
cambiamenti...
Progresso? - È vero che, oggi, almeno in tutti i paesi
estremamente organizzati (tipicamente "moderni"), quasi tutti possono leggere e
scrivere. Ma allora? Essere capace di leggere e scrivere è un vantaggio - e
considerevole. Ma non è una virtù. È un attrezzo ed un' arma; un mezzo per un
fine; una cosa molto utile, senza dubbio; ma non un fine in se stesso. Il valore
ultimo dell' alfabetismo dipende dal fine per il quale è usato. E per quale fine
viene adoperato solitamente oggigiorno? Si usa per convenienza o divertimento,
da ciò che si può vedere attorno; si usa per l' annuncio pubblicitario, o per la
propaganda deplorevole - per fare soldi o ottenere potere - da coloro che
scrivono; qualche volta, ovviamente per acquisire e diffondere una conoscenza
disinteressata di poche cose di valore: per trovare espressione o dare
espressione ai pochi sentimenti profondi che possono elevare l’ uomo alla
consapevolezza delle cose eterne, ma ciò raramente. Generalmente, oggi, l' uomo
o la donna che l' istruzione obbligatoria ha reso "istruiti" usano la scrittura
per comunicare le questioni personali ad amici lontani e parenti, per riempire
moduli - una delle occupazioni internazionali di questa umanità civilizzata e
moderna - o prendere nota di cose che si possono dimenticare, ma anche cose
trascurabili quali un indirizzo o numero di telefono, o la data di qualche
appuntamento con l' acconciatore o il dentista, o l' elenco dei vestiti puliti
ritirati dalla tintoria. Lui o lei leggono per "passare del tempo" perché, fuori
delle ore di cupo lavoro, il solo pensare non è utile per servire a quello
scopo.
Noi sappiamo che ci sono anche persone le cui vite intere sono
state dirette verso un radioso destino da un libro, un poema - una semplice
frase - letta in un’infanzia distante, come Schliemann che passò quaranta anni
di dure fatiche nel prodigarsi su scavi archeologici, tutto questo a causa dell’
interesse dovuto all' impressione su di lui suscitata, da ragazzo, dalla storia
immortale di Troia. Ma tali persone ci furono sempre, anche prima che l’
istruzione obbligatoria entrasse in vigore. E le storie sentite e ricordate
erano non meno ispiratrici di quelle storie che ora possono essere lette. Il
vero vantaggio dell' alfabetismo generale, se ve ne è, sarà da cercare altrove.
Non giace nella migliore qualità o nell' eccezionalità di uomini e donne
insoliti o nei milioni di persone istruite, ma piuttosto nel fatto che i secondi
stanno divenendo con rapidità intellettualmente più pigri e perciò più
creduloni, ingannati più facilmente, più facili da essere condotti come pecore
senza nemmeno l' ombra di una protesta, e le cose senza significato sono più
facili da far ingoiare se presentate sotto forma di carta stampata e fatta
apparire con una matrice "scientifica". Più alto è il livello generale di
alfabetismo, più facile è per un governo che abbia il controllo della stampa
quotidiana, del telefono senza fili e degli affari di editoria tenere le masse e
l' "intellighenzia" sotto il suo comando, senza che loro sospettino
alcunché.
Fra persone ampiamente illetterate ma più attivamente pensanti,
apertamente governati nella maniera più autocratica, un profeta, tramite diretto
degli Dei, o di genuine aspirazioni collettive, può sempre sperare di emergere
in mezzo all' autorità secolare e il popolo. I preti stessi non potrebbero mai
essere abbastanza sicuri di custodire le persone in obbedienza per sempre. Le
persone potrebbero scegliere di ascoltare il profeta, se volesseo. E lo fecero,
qualche volta. Oggi, dovunque l' alfabetismo universale è comune, gli ispirati
componenti della verità senza tempo - ovvero i profeti - hanno sempre meno
opportunità di apparire. Il pensiero sincero, il vero pensiero libero, reattivo
in nome di un' autorità sovraumana o in nome di un comune senso, capace di
mettere in dubbio la base di ciò che è insegnato ufficialmente e generalmente
accettato, è meno probabile che prosperi. Ripetiamo, è di gran lunga più facile
asservire le persone istruite che un analfabeta, questo punto di vista può
sembrare strano a prima vista. Il vero vantaggio dell'alfabetismo universale è
stringere la presa del potere governante su milioni di sciocchi e presuntuosi.
Probabilmente ecco perché è stato suonato come un tamburo nelle nostre teste,
dai tempi dell' infanzia, che l' "alfabetismo" rappresenti un vantaggio. La
capacità di pensare da se stessi è, al contrario, il vero vantaggio. E questa
capacità sempre era e sempre sarà il diritto di una minoranza, una volta
riconosciuta come una élite naturale e rispettata. Oggi, l' istruzione di massa
obbligatoria ed una letteratura in modo crescente standardizzata per il consumo
di cervelloni "condizionati" - segnali notevoli di "progresso" - tendono a
ridurre quella minoranza alle proporzioni più piccole possibili; ed in ultimo,
sopprimerla. È questo che l' umanità vuole? Quindi, l' umanità sta perdendo la
sua raison d' etre, e al più presto sarà la fine di questa così meglio detta
"civilizzazione".
Ciò che abbiamo detto riguardo all’ alfabetismo può
essere ripetuto rudemente su quelle due altre glorie principali della Democrazia
moderna: la "libertà individuale" e l' uguaglianza delle opportunità per ogni
persona. La prima è una bugia. La seconda è un' assurdità.
Una delle
discordanze più divertenti del cittadino medio nel mondo moderno
industrializzato è il modo in cui critica tutte le istituzioni delle antiche e
migliori forme di civiltà, come il sistema della casta degli indù o il culto
della famiglia nell' Estremo Oriente. Il cittadino non comprende come esigente -
come annichilente - sia il comando dell' autorità collettiva che lui rispetta
(per metà, inconsapevolmente) comparato a quello dell' autorità collettiva e
tradizionale delle società evidentemente meno "libere". Agli appartenenti ai
sistemi basati sulla casta-dominati dell' India o sulla forza della famiglia
dell' Estremo Oriente non viene permesso di fare tutto ciò che a loro
piacerebbe, ovvero molti balocchi ed alcune questioni veramente importanti della
vita quotidiana. Ma loro sono lasciati di credere ciò che a loro piace, o
piuttosto quello che loro possono pensare; sentire secondo la loro propria
natura ed esprimersi liberamente su di un gran numero di questioni essenziali;
si permette loro di condurre la loro vita nella maniera che i più saggi
giudicano opportuna, dopo che i loro doveri di famiglia o di casta sono stati
adempiuti. L'individuo che vive il ferro e la regola di acciaio del moderno
"progresso" può mangiare qualunque cosa lui immagini (in larga misura) e si
sposa chi vuole - sfortunatamente! - e va dovunque gli piace (in teoria almeno).
Ma lui è fatto per accettare, in tutte le questioni extra-individuali - le
questioni che, per noi, realmente contano - le credenze, l'atteggiamento alla
vita, la scala di valori e, in larga misura, le viste politiche che tendono a
fortificare il sistema socio-economico e possente di sfruttamento al quale lui
appartiene (a cui lui è costretto per fare parte degli esseri viventi) ed di cui
è un semplice ingranaggio. E c'è di più, lui è fatto per credere che è un
privilegio essere un ingranaggio in tale organismo; che le questioni senza
importanza nelle quali sente di essere padrone sono, infatti, più importanti -
l'uniche veramente importanti. A lui è insegnato di non prendere in
considerazione la libertà di giudizio sull'ultima verità, estetica, etica o
metafisica di cui è sottilmente privato. Ancora: egli afferma - in ogni caso nei
paesi democratici - che è libero sotto tutti gli aspetti; che lui è "un
individuo, responsabile a nessuno se non alla sua propria coscienza"... dopo che
anni di condizionamento intelligente hanno foggiato la sua "coscienza"! Ed è
così completamente forgiato secondo tale modello, che non è più capace di
reagire differentemente. Bene tali uomini parlano di "pressione sull'individuo"
in alcune società, antiche o moderne!
Si può comprendere come un esteso
numero di menti umane sia stato piegato , sia da un condizionamento intenzionale
che inconscio, nel mondo in cui oggi viviamo quando si incontra persone che non
sono state l'influenzate dalla civilizzazione industriale, o quando accade di
essere abbastanza fortunato per avere sfidato la pressione perniciosa
dell'istruzione standardizzata ed essere rimasto libero fra la folla di quelli
che reagiscono come fu loro insegnato, in tutte le questioni fondamentali. La
fenditura tra i pensanti e gli irriflessivi, i liberi e gli schiavi, sta
aumentando.
Come per l’ "uguaglianza delle opportunità", nessuno sa di
cosa si stia realmente parlando. Producendo uomini e donne diversi in qualità
quali l’intelligenza, la sensibilità e la forza di volontà, diversi nel
carattere e temperamento, la Natura stessa dà opportunità disuguali di adempiere
alle loro aspirazioni, qualunque esse siano. Un iper-emotivo o una persona
piuttosto debole non possono, per esempio, né concepire lo stesso ideale di
felicità né avere uguali opportunità di raggiungerla nella vita, come uno che è
nato con una natura più equilibrata ed una volontà più forte. Questo è
ovvio...
Ciò che i nostri contemporanei vogliono dire quando parlano
della "uguaglianza delle opportunità" è il fatto che, nella società moderna -
così loro dicono - ogni uomo o donna ha, sempre più, tante opportunità di
raggiungere una posizione e fare il lavoro per cui lui o lei sono naturalmente
portati. Ma anche ciò è parzialmente vero. Perché, sempre più, il mondo di oggi
- il mondo dominato dall’industria su grande-scala e la fabbricazione in serie -
può offrire solamente lavori in cui il meglio del lavoratore stesso gioca poca o
nessuna parte se lui o lei sono qualcosa di più di una persona soltanto
intelligente e materialmente efficiente. L'artigiano che potrebbe trovare la
migliore espressione per quella che è chiamata convenientemente la sua "anima"
nella sua tessitura quotidiana mentre fa tappeti, lavoro di smalto ecc..., anche
il l'agricoltore, in contatto personale con la Madre Terra ed il Sole e le
stagioni stanno divenendo sempre più figure del passato. C'è sempre meno
l'opportunità, anche per il cercatore sincero della verità – l’oratore o lo
scrittore - che rifiuta di divenire la sponda delle idee largamente accettate,
prodotti di condizionamenti di massa che lui o lei non tollerano ; per il
cercatore della bellezza che rifiuta di piegare lui o la sua arte alle richieste
del gusto popolare che lui o lei sanno di essere di cattivo gusto. Tali persone
devono sprecare molto del loro tempo per fare inefficientemente - e di
malavoglia - del lavoro per il quale non sono adatti, prima che loro possono
dedicare il resto per ciò che gli indù chiamerebbero il loro sadhana - il lavoro
per il quale la loro natura più profonda li ha nominati; la dedicazione della
loro vita.
L'idea di divisione moderna del lavoro, condensata nella frase
sotto-citata "l'uomo corretto nel luogo corretto", indica, in pratica, il fatto
che nessun uomo – nessuno dei millions di indiscriminati ottusi - può essere
condizionato ad occupare un luogo, mentre il meglio degli esseri umani, gli
unici che ancora giustificano l'esistenza della specie, non è permesso affatto
alcun luogo. Progresso...
Tolleranza?
Rimane la "tolleranza religiosa" dei nostri tempi e la "bontà"
comparata con la "barbarie" del passato. Due scherzi, come
minimo!
Richiamando alcuni degli orrori più spettacolari della storia -
il rogo degli "eretici" e delle "streghe" al palo; il massacro all'ingrosso dei
"pagani", ed altre non meno repulsive manifestazioni della civilizzazione
cristiana in Europa, nell' America conquistata, Goa ed altrove - l'uomo moderno
si è riempito di orgoglio per il "progresso" raggiunto sin dalla fine delle
secoli bui del fanatismo religioso. Per cattivi che possano essere, i nostri
contemporanei, in ogni caso non sono cresciuti nell'abitudine di torturare
persone per tali "bazzecole" come la concezione della Santissima Trinità o le
loro idee sulla predestinazione e il purgatorio. Questo è il sentimento
dell'uomo moderno - perché le domande teologiche hanno perso ogni importanza
nella sua vita. Ma nei giorni in cui le chiese cristiane perseguitarono l'un o
l'altro ed incoraggiarono la conversione di nazioni pagane per mezzo del sangue
e del fuoco, sia i persecutori che i perseguitati, sia i Cristiani che quelli
che desiderarono rimanere fedeli a credi non-Cristiani, reputarono tali
questioni come vitali in un modo o un altro. E la vera ragione per la quale
nessuno si mette oggi a torturare nell'interesse delle sue credenze religiose,
non è perchè la tortura come tale sia divenuta disgustosa per ognuno nella
“civiltà avanzata del ventesimo secolo”, non è perchè gli individui e gli Stati
siano divenuti "tolleranti", ma solo che, fra quelli che hanno il potere di
infliggere il dolore, non sussiste alcun interesse vitale nella religione,
lasciata solo alla teologia.
La così definita "tolleranza religiosa"
praticata dagli Stati moderni e dai nuovi individui è scaturita da qualsiasi
cosa ma non certo da una comprensione intelligente e dall’amore per tutte le
religioni come molteplici espressioni simboliche delle stesse poche verità
essenziali, eterne... è, piuttosto, la conseguenza di un grezzo disprezzo
ignorante per tutte le religioni; dell'indifferenza a quelle molte verità che i
loro diversi fondatori tentano di asserire nuovamente. Non è affatto
tolleranza.
Per giudicare se i nostri contemporanei abbiano o meno il
diritto di vantarsi per il loro "spirito di tolleranza", il miglior modo è
osservare il comportamento da essi tenuto verso coloro che vedono chiaramente
come nemici delle loro divinità: gli uomini che hanno punti di vista contrari al
loro non concernenti il gioco di parole teologico nel quale non sono
interessati, ma nell'Ideologia politica o socio-politica vengono considerati
"una minaccia alla civilizzazione" o come "l'unico credo attraverso il quale la
civilizzazione può essere salvata". Nessuno può negare che in tutte tali
circostanze, e soprattutto in tempo di guerra, tutti compiono – se ne hanno il
potere - o appoggiano – se non hanno l’opportunità dell’azione - azioni in ogni
aspetto brutte come quelle che ordinarono, commisero o tollerarono nel passato,
nel nome di religioni diverse. L'unica differenza è, forse, che le moderne
atrocità a sangue freddo vengono conosciute solamente quando i poteri nascosti
di controllo dei mezzi di condizionamento - della stampa, del cinema – decidano
che siano per scopi di "umanità", per esempio quando vengono sottolineate le
atrocità dei nemici, non le proprie - né quelle dei loro alleati coraggiosi - e
quando la loro storia è, perciò, considerata la "buona propaganda" e in seguito
alla corrente di indignazione ci si attende di creare un nuovo incentivo verso
lo sforzo bellico. Inoltre, dopo una guerra, nella quale si è lottato o si
suppone di aver lottato per un'Ideologia - il moderno equivalente degli antichi
conflitti religiosi - gli orrori giustamente o erroneamente perpetrati dai
vincitori sono gli unici che vengono diffusi in tutto il mondo, mentre i
vincitori tentano con tutti mezzi a disposizione di far credere che il loro Alto
Comando non chiuse mai gli occhi a orrori simili. Ma nel sedicesimo secolo
Europa, e anche prima; e fra i guerrieri dell'Islam che conducono la "jihad"
contro uomini di altre fedi, ogni parte era ben consapevole dei atroci mezzi
usati, non solo dai suoi oppositori ma dalle sue stesse persone ed i suoi stessi
leader per "sradicare l'eresia" o "lottare contro papismo." L'uomo moderno è più
di un codardo morale. Vuole i vantaggi della violenta intolleranza – che gli è
naturale - ma ne evita la responsabilità Anche questo è il progresso.
Umanità?
La così detta "umanità" dei nostri contemporanei (comparata coi
loro antenati) è solo mancanza di nervo o mancanza di sentimenti forti -
codardia in aumento, o apatia in aumento.
L'uomo moderno è schifato dalle
atrocità - anche la brutalità quasi all'ordine del giorno, inimmaginabile - solo
quando gli scopi per i quali sono compiute tali azioni atroci o soltanto brutali
risultano odiose o a lui indifferenti. In tutte le altre circostanze.... chiude
gli occhi ad alcuni orrori - specialmente quando lui sa che le vittime non
potranno mai rivalersi (come è il caso con tutte le atrocità commesse dall'uomo
sugli animali, per quale che sia lo scopo) e richiede, al massimo, che non gli
vengano ricordate troppo spesso. Reagisce come se lui classificasse le atrocità
in due categorie: le "inevitabili" e le evitabili. Le "inevitabili" sono quelle
che hanno servito o si suppone che servano allo scopo dell'uomo moderno, -
generalmente: "il bene dell'umanità" o il "trionfo della Democrazia." Queste
sono tollerate, anzi, giustificate. Le "evitabili" sono quelle che sono commesse
di quando in quando, o si dice di essere state commesse, da persone il cui scopo
è alieno al proprio. Loro sono condannati da soli, e loro! i reali o presunti
autori - o ispiratori - marcati dall'opinione pubblica come "crimini contro
l'umanità."
Quali sono, comunque, i segni distintivi di quella "umanità"
meravigliosa dell'uomo moderno, secondo coloro che credono nel progresso? Noi -
dicono - oggi non abbiamo più le orride esecuzioni dei tempi che furono; i
traditori "non sono più appesi, sezionati e squartati", come era costume nella
gloriosa Inghilterra del sedicesimo secolo; qualsiasi cosa che si avvicini per
orrore alla tortura ed esecuzione di Francois Damien, sulla piazza centrale di
Parigi di fronte a migliaia di persone venuta deliberatamente per vederlo, il 28
di maggio 1757, sarebbe impensabile nella Francia moderna. L'uomo moderno non
approva più la schiavitù, né (in teoria, almeno) giustifica lo sfruttamento
delle masse sotto alcuna forma. E le sue guerre - anche le sue guerre! per
mostruose che possano sembrare, col loro elaborato apparato di indemoniati e
costosi macchinari - sta cominciando a considerare, all'interno del loro codice,
(così dicono) un certo ammontare di umanità e la giustizia. L'uomo moderno
inorridisce al semplice pensiero del tempo di guerra e delle abitudini dei
popoli antichi - al sacrificio di dodici giovani Troiani all'ombra dell'eroe
greco Patroclo, per non parlare dei più atroci sacrifici dei prigionieri di
guerra nella guerra azteca del dio Huitzilopochtli. (Ma gli aztechi, sebbene
relativamente moderni, non erano Cristiani, né, per quanto ne sappiamo, credenti
nel progresso in tutto tondo). Finalmente - dicono - l'uomo moderno è più
gentile, o meno crudele, di quanto fossero i suoi antenati.
Solo un
enorme grado di pregiudizio in favore dei nostri tempi può spingerci a credere
in tali fallacie. Certamente l'uomo moderno non appoggia la schiavitù; lui la
denuncia veementemente. Ma ciononostante la pratica - e su una scala più larga
che mai di quanto gli Antichi potessero fare - se nell'Ovest Capitalistico o nei
Tropici, o (da ciò che sente da fuori dei suoi muri impenetrabili) anche nello
Stato che si immagina essere, oggi, il “paradiso" dei lavoratori. Ci sono
chiaramente delle differenze. Nell' Antichità, lo schiavo aveva anche delle ore
di agio e di allegria; aveva i suoi giochi di dadi all'ombra delle colonne del
portico del suo padrone, i suoi scherzi, il suo libero chiacchiericcio, la sua
vita libera fuori della sua routine quotidiana. Il moderno schiavo non ha il
diritto di attardarsi per mezz'ora, completamente libero dalle preoccupazioni.
Il suo così detto agio o è riempito con del divertimento quasi obbligato, spesso
cupo come il suo lavoro, o - nelle "terre della libertà" - avvelenato da
preoccupazioni economiche. Ma lui non viene apertamente comprato e venduto. Lui
è solo preso! E preso non da un uomo in qualche modo almeno superiore a lui, ma
da un sistema impersonale ed enorme senza un corpo da calciare o un'anima da
dannare o una testa responsabile del suo danno.
Ed i vecchi orrori senza
dubbio sono scomparsi dagli archivi della così detta umanità civilizzata
riguardo alla giustizia e alla guerra. Ma di nuovi e peggiori, ignoti ai secoli
"barbari", sono sopraggiunti al loro posto...
E, abbastanza curiosamente
- anche se (loro dicono) "odiano tali cose" - un numero considerevole di uomini
e donne di oggi, mentre mancano di fegato per commettere personalmente azioni
orribili, sembrano essere entusiasti come non mai nel guardare commetterle o nel
pensarle o godendone, se è negato il piacere carezzevole di
guardare...
Tali sono anche i milioni di popoli, fin qui "civilizzati" e
la cui tipologia si rivela evidentemente nella sua luce corretta non prima dello
scoppio di una guerra, per capirci non prima (della guerra) si sentono
incoraggiati di esporre l’immaginazione più repulsiva in descrizioni competitive
di quale tortura ognuno di loro "sarebbe capace di infliggere" sui leader del
nemico, se lui - o più spesso lei - avesse mano libera, ma dopo! Sono così tutti
quelli che esultano delle sofferenze dei nemici sconfitti dopo una guerra
vittoriosa. E sono anche milioni: milioni di pastori feroci, al tempo stesso
crudeli - poco virili - che i guerrieri dei così detti secoli "barbari"
avrebbero completamente disprezzato...
L' Età Oscura
Tale mondo può ben vantarsi della sua tenera cura per cani e
gatti e per animali domestici in generale, mentre tenta di dimenticare (e per
migliorare la civilizzazione dimentica) il fatto orrendo di un milione di
creature vivisezionate ogni anno nella sola Gran Bretagna. Questo mondo non può
farci trascurare i suoi orrori ignoti nè convincerci del suo "progresso" nella
gentilezza verso gli animali e nemmeno della sua aumentata bontà verso persone
"irrispettose del loro credo." Noi rifiutiamo di vedere in esso qualsiasi altra
cosa se non l'evidenza vivente e più scura di quello che gli indù indicano da
tempo immemorabile come "Kali Yuga" – l’ "Età Oscura"; l'Era dell'Oscurità;
l'ultima (e, fortunatamente, la più breve) suddivisione del presente Ciclo della
storia. Non c'è nessuna speranza di "raddrizzare le cose", in tale età. È,
essenzialmente l'età così fortemente -sebbene laconicamente- descritta nel Libro
dei libri - il Bhagavad Gita - come quella in cui "alla corruzione delle donne
segue la confusione delle caste; alla confusione della casta, la perdita di
memoria; alla perdita di memoria la mancanza di capacità di capire; e fuori di
tutti questo, solo demoni”; l'epoca in cui la falsità è stata chiamata "verità"
e la verità perseguitata come falsità o beffata come alienazione mentale; in cui
gli esponenti della verità, i leader divinamente ispirati, i veri amici di tutto
il vivente sono sconfitti, ed i loro seguaci umiliati e la loro memoria
calunniata, mentre i padroni delle bugie sono salutati come "salvatori"; l'età
in cui ogni uomo e donna sono nel luogo sbagliato, ed il mondo dominato da
individui inferiori e dottrine viziose.
Questa è l'età nella quale i
nostri trionfanti Democratici ed i nostri Comunisti pieni di speranza si vantano
del "lento ma consolidato progresso attraverso la scienza e l'istruzione."
Grazie davvero tanto per tale "progresso"! La sola vista di questo cosiddetto
progresso è abbastanza per confermarci la nostra certezza nella teoria ciclica
ed immemorabile della storia, illustrata nei miti di tutte le antiche, naturali
religioni... Ci entusiasma il fatto che la storia umana, lontano dall'essere una
consolidata ascensione verso il meglio, è un processo senza speranza e in
crescita di bastardizzazione, devirilizzazione e demoralizzazione dell' umanità;
una "caduta" inesorabile. Ciò trova in noi il desiderio ardente di vederne la
fine – la distruzione finale. Nessuno può immaginare come insanguinata sarà la
distruzione finale! Nessuno può immaginare come i vecchi tesori periranno per
sempre nella conflagrazione che redime! Prima arriverà, meglio sarà. Noi la
stiamo aspettando fiduciosi nella Legge ciclica e divinamente stabilita che
governa tutte le manifestazioni dell’esistenza nel Tempo: la legge dell’ Eterno
Ritorno. Noi la stiamo aspettando per il trionfo che ne seguirà della Verità
oggi perseguitata; per il trionfo sotto qualsiasi nome, dell'unica fede
nell'armonia con le eterne leggi dell'essere; il trionfo di tutti quegli uomini
che, in tutti i secoli ed oggi, non hanno mai perso la visione dell'Ordine
eterno, decretata dal Sole e che hanno lottato con spirito altruista per rendere
altri entusiasti in quella vision. Noi stiamo aspettando la gloriosa
restaurazione su scala mondiale della "Età Dorata", del ristabilirsi l'Ordine
del Cosmo.
E' l' unica cosa per cui vale vivere - e morire, se ci è dato
quel privilegio - ora, nel 1948. |