Campo 305 P.O.W.: Togliete quelle camice nere!

I verbali di protesta per l'uso delle armi contro i prigionieri italiani

Il 28 ottobre 1944 un gruppo di italiani, prigionieri di guerra in un campo di concentramento inglese in Egitto, il Campo 305 PO.W per l'esattezza, indossa la camicia nera. La reazione degli inglesi è così violenta da arrivare persino all'uso delle armi. Di questo oscuro episodio abbiamo la copia integrale dei verbali di protesta tra­smessi al Comando del Campo, nei giorni immediatamente successivi l'accaduto, dagli stessi italiani. Questo documento ci è stato donato dal figlio di uno dei protagonisti, il sergente Raffaele Agovino, che, per la sua grafia nitida e leggibile, ebbe il compito di stendere i verbali originali e le copie.

Raffaele Agovino di anni 33 a quel tempo, essendo nato a Sarno, in provincia di Salerno, il 28 novembre del 1911, aveva partecipato nel `36 alla guerra d'Etiopia col grado di sergente nel XV Battaglione Radio del tenente colonnello G. Malizia. In quella campagna, quale appartenente alla Compagnia Mista del Genio di Assab, aveva poi fatto parte della colonna che, partita da Beilul e con una fulminea, quanto perigliosa, marcia attraverso l'infer­no del deserto della Dancalia, aveva occupato Sardo, importante nodo carovaniero con un fortino ai confi­ni della Somalia francese nonché residenza del sultano dell'Aussa. Richiamato allo scoppio della guerra del `40, veniva destinato al fronte nordafricano. Si trovava con un reparto del XXIII Corpo d'Armata del generale Annibale Bergonzoli al momento di essere fatto prigioniero dagli inglesi, probabilmente nei dintorni di Sidi el Barrani. Rientrato debilitato dalla prigionia alla fine delle ostilità, morirà qualche anno dopo a causa di una malattia contratta proprio nei lunghi e duri anni di prigionia.

Ed ora qualche parola sul famigera­to Campo 305 P.O.W ubicato in Egitto. Era un campo di concentramento sotto la giurisdizione degli inglesi; in cui erano stati internati prigionieri italiani e tedeschi, provenienti nella quasi totalità dal fronte dell'Africa Settentrionale. Il campo si trovava in pieno deserto egiziano, tra il Cairo ed Alessandria. Era diviso in 38 "recinti" o "gabbie". Ogni recinto era costituito da un gruppo di 50 tende.

Ciascuna tenda "ospitava” 11 persone. Il totale quindi dei prigionieri ascendeva grosso modo a circa 21.000 unità.

Dunque un "quadrato infernale" di sabbia rovente dove erano accatastati migliaia di uomini, tormentati dal caldo, dalla sete, dalla fame, dai pidocchi e, non ultime, dall'inerzia e dalla disperazione. A guardia di quest'umanità dolente, oltre agli inglesi, c'erano, senza dubbio più tormentatrici, sentinelle indiane, senegalesi e perfino greche.

Ed ecco il testo integrale del documento.

COPIA DEI VERBALI ELEVATI A PROTESTA CONTRO L'USO DELLE ARMI DA PARTE DEGLI INGLESI SU DI UN GRUPPO DI PRIGIONIERI ITALIANI, REI SOLTANTO DI AVER INDOSSATO LA CAMICIA NERA IL 28 OTTOBRE DEL 1944 - XXIII

Al Comando del Campo 305 Pow. Rimetto a cotesto Comando, per cono­scenza, copia degli esposti indirizzati alla Potenza Protettrice degli interessi dei Pow Italiani ed alla Croce Rossa Internazionale, nonché un rapporto di alcuni prigionieri italiani del Recinto N° 26.

2 novembre 1944

Il Capo Recinto N° 26 (Ero Ing. Dino Zalaffi)

Al Comando del Campo 305 Pow. Rimetto a cotesto Comando i presenti esposti con la preghiera di farli perve­nire alle Autorità competenti in indi­rizzo. Ringraziando.

2 novembre 1944

Il Capo Recinto N° 26 (f.to Ing. Dino Zalaffi)

Signor Maggiore Zalaffi Ing. Dino Comandante il Recinto N° 26 Oggetto: uso delle armi contro pri­gionieri di guerra.

Noi sottoscritti esponiamo, a cotesto Comando, guanto segue:

Ieri alle ore 16 circa, dopo la visita eseguita nella gabbia da un gruppo di inglesi comandati da un ufficiale, venimmo condotti in prigione perché indossavamo la camicia nera. Al nostro drappello si univano volontariamente altri cinque camerati senza camicia nera i quali in seguito, vennero tolti dalla prigione e fatti ritornare con forza in gabbia.

Dopo circa un ora di attesa nell'atrio interno della prigione si presentarono una ventina di inglesi fra cui alcuni ufficiali, comandati dal capitano aiutante maggiore del Campo 305 Pow, i quali con rivoltelle in pugno ci intimarono di toglierci la Camicia Nera e consegnarla.

A tale intimazione cercammo di far capire loro che indossavamo detta camicia perché essa è parte integrante dell’Uniforme e rappresenta il simbolo del nostro giuramento e della nostra fede di italiani e di fascisti. Dopo di ciò l Ufficiale comandante ordinò ai suoi uomini di scagliarsi contro di noi per strapparci le camicie nere. Resistendo nella nostra decisione di difendere detto simbolo, uno degli ufficiali fece fuoco contro il nostro gruppo dalla distanza di circa due metri, ferendo il Serg. Magg. Picchetti Gino all’altezza dell’anca sinistra. Successivamente veniva ferito alla guancia sinistra il sergente La Bianca Nicolò, con percosse.

Nel contempo il camerata Calzoni Giovanni cadeva a terra colpito da attacco epilettico.

Dopo tali fatti il predetto ufficiale ci intimava per più volte di toglierci le camicie nere entro due minuti, facendo intendere che in caso contra­rio avrebbe di nuovo agito con le armi.

Solo a tale ingiunzione e per evitare ulteriore spargimento di sangue; con­segnammo le camicie nere e subito dopo fummo ricondotti nel nostro recinto. Quanto sopra per conoscenza e ulteriore inoltro alle Autorità com­petenti.

Fatto, letto e sottoscritto alla data odierna entro il recinto N° 26 del Campo 305 Pow.

29 ottobre 1944

f.to Maresciallo Cenedese Giovanni, Serg. De Luca Antonio, Serg. Agovino Raffaele, Serg. Magg. Farina Enrico, Sold. Bisceglie Damiano, Serg. La Bianca Nicolò, Serg. Magg. Pacini Toledo, Serg. Bianco Mario, Sold. D'Alessio Sabato, Serg. Magg. Oliva Gesualdo„ Cap. Magg. Crociani Idio, Cap. Magg. Magno Giulio, Cap. Sacchi Adone, Sold. Scognamiglio Enrico, Sold. Corbo Nicola, Sold. Bozza Arcangelo, Sold. Spagnolo Michele, Serg. Magg. Cecchini Federigo, C.N. Marra Giovanni, C.N. Zecchillo Giovanni, V.C.S. Ruta Giovanni, Cap. Sammarco Pietro, Serg. Zanini Leo, Cap. Papa Carmelo, Serg. Magg. Morelli Ottorino, Cap. Calzoni Giovanni, Serg. Magg. Picchetti Gino, Sold. Magini Agostino, C.N. Molesti Ciliberto, Sold. Palmieri Giovanni.

Alla Legazione Svizzera - Rappresentante degli interessi dei Pow italiani

Boite Postale 166 - Le Caire e per conoscenza:

Al Comando Inglese del Campo 305 PO.W

Il sottoscritto PO. W n ° 306697 Dott. Ing. Dino Zalaf, capo del Recinto N° 26, ha ricevuto da un gruppo di camerati PO. W appartenenti a detto recinto, il rapporto che si unisce alla presente.

Nel trasmettere alla Potenza Protettrice dei P.O. W. Italiani ed alla delegazione del Comitato della Croce Rossa Internazionale per il Medio Oriente il rapporto sopra­menzionato, in base ali art. 42 della Convenzione di Ginevra del 27 luglio 1929 sul trattamento dei prigionieri di guerra, fa presente quanto appresso:

1) Il provvedimento preso d Comando Inglese del Campo 305 illegale, in quanto la camicia nera parte integrante della divisa di alcuni reparti dell'Esercito Italiano come risulta anche dagli elenchi dei cariche e dei gradi in uso nelle Forze Armate Italiane (allegati n° 1 e 2) trasmessi al Governo Britannico, tramite l'Ambasciata Americana con nota 10 dicembre 1940. Il provvedimento è anche in aperto contrasto col disposto dell’art. 3 di detta Convenzione, il quale afferma in modo categorico che í prigionieri di guerra hanno diritto al rispetto della loro personalità e del loro onore.

Il togliere a dei prigionieri inermi con la forza, alcuni indumenti facenti parte della loro divisa, quale da ogni buon soldato deve essere onorata e difesa fino all’Ultimo sangue, è un atto del tutto arbitrario, che lede l Onore e la personalità del prigioniero, in contraddizione anche con il disposto dell’ art. 6, il quale afferma che "tutti gli effetti e gli oggetti di uso personale resteranno possesso dei prigionieri di guerra”:

2) L'aver fatto uso delle armi contro prigionieri inermi, chiusi in una prigione, rei solamente di indossare la Camicia Nera, è un atto violento che viola tutte le nome di umanità liberamente affermate ed accettai da tutte le altre parti contraenti con tenute nella suddetta Convenzione di Ginevra del 27 luglio 1929. Per questi motivi il sottoscritto capo Recinto n ° 26, eleva formale protesta, sia presso la Potenza Protettrice degli interessi dei P. O. W italiani sia presso la Croce Rossa Internazionale per la ricerca delle eventuali responsabilità.

2 novembre 1944 Il Capo Recinto (f.to Ing. Dino Zalaffi)