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tratto da Istituto Luce
Lintellettuale
Proveniente da una famiglia borghese di Castelvetrano, in
provincia di Trapani, Giovanni Gentile si laurea alla Scuola
Normale Superiore di Pisa negli ultimi anni dellOttocento
con una tesi su Rosmini e Gioberti. Già in questo primo lavoro
sono presenti alcuni elementi che segneranno il percorso
intellettuale del futuro filosofo: unidea laica della
cultura italiana da realizzarsi attraverso la rifondazione della
sua classe dirigente e lipotesi di un rilancio dellidealismo
(che in questi primi anni condivide con Benedetto Croce) in
opposizione alla cultura positivista.
Nel primo decennio del nuovo secolo, attraverso una ricca attività
di studio e la docenza presso le università di Palermo, Pisa e
Roma, venne poi delineandosi in lui una concezione nuova dellidealismo
lattualismo - che avrebbe finito per metterlo in
polemica con Croce e che pose le basi per una riconsiderazione
della distinzione tradizionale tra bene e male, libertà e
autorità. Già in questi anni Gentile manifestò le sue idee
sulla necessità di una formazione scolastica che restituisse
centralità agli studi classici e che rappresentasse il riflesso
dei valori espressi dalla società. Come accadde per molti
intellettuali, gli eventi della prima guerra mondiale furono
anche per Gentile (che assunse una posizione interventista e
partecipò allattività di un comitato pisano per la
mobilitazione) un momento di chiarificazione delle proprie
posizioni. È da questo momento si definisce la sua idea etica
dello Stato e la sua impostazione politica liberal-consevatrice.
Gentile resterà sempre legato alla Scuola Normale in cui visse
gli anni della formazione, divenendone in seguito il principale
animatore: possiamo vederlo in servizio del 1932 in cui il
filosofo, ormai affermato uomo del regime, si reca a celebrare il
compimento dei lavori di restauro delledificio realizzati a
spese dello Stato.
Luomo del regime
Chiamato nella compagine governativa da Mussolini già dal
1922 come ministro della pubblica istruzione, Gentile si impegnò
a dar corpo alle sue idee sulla formazione culturale attraverso
quella che divenne la sua più importante realizzazione politico-istituzionale:
la riforma dellintero sistema scolastico inaugurata nel
1923. La riforma espresse le esigenze di centralità dello Stato
e di gerarchizzazione amministrativa che Gentile condivideva con
il fascismo. La cultura classica e la religione cattolica (che
veniva resa obbligatoria nella scuola elementare, mentre le
scuole private prevalentemente cattoliche venivano
parificate alle pubbliche attraverso lesame di Stato)
avrebbero dovuto costituire i fondamenti su cui dare vita a una
rinnavata classe dirigente. La nomina a senatore e ladesione
al partito formalizzarono la sua identità di vedute con il
fascismo, per nulla compromessa dal suo successivo ritiro dal
dicastero dellistruzione in occasione della crisi Matteotti.
Linfluenza del filosofo sullistruzione pubblica, e
attraverso questa su tutta la cultura italiana, si esercitò
molto oltre gli anni del regime: per il momento, la cerimonia di
inaugurazione del nuovo Ministero dellIstruzione nel 1928,
inserita nel contesto delle massime realizzazioni del regime per
lanno VI, sembra indicare come nei primi anni della riforma
Mussolini ritenesse la politica scolastica un fiore allocchiello
del Governo fascista. Anche senza cariche ministeriali, Gentile
potè esercitare una profonda influenza sugli intellettuali
vicini al regime (e non solo), soprattutto attraverso la
direzione del maggiore progetto culturale varato in Italia
durante il ventennio: lEnciclopedia Italiana, unopera
ambiziosa finanziata dal senatore Giovanni Treccani. La
presidenza dellIstituto nazionale di cultura fascista (che
tenne dal 1925 al 1937) infine, gli garantì anche il ruolo di
membro nel Gran Consiglio del Fascismo.
Lorganizzatore culturale
Lidea di cultura di Gentile che si proponeva un
ampio coinvolgimento degli intellettuali nelle iniziative
promosse dal regime - si espresse dunque in diverse occasioni, la
più eclatante delle quali fu la presentazione nel 1925 del
Manifesto degli intellettuali italiani fascisti, con il quale si
consumò la rottura definitiva con Croce, che promosse un
antimanifesto.
Il suo dissenso verso il Concordato del 1929 in nome di una
primazia dello Stato sulla Chiesa, non gli impedì di partecipare
attivamente alla politica culturale del regime, accettando
cariche nei più prestigiosi organismi culturali, come lIstituto
italiano di studi germanici, lIstituto storico italiano per
letà moderna e contemporanea, le prestigiose case editrici
Vallecchi, Le Monnier, Bemporard o la Sansoni, sulla cui politica
editoriale in particolare esercitò una positiva influenza. Un
film Luce del 1938 registra il rilancio dellIstituto per il
Medio ed Estremo Oriente, di cui Gentile fu nominato presidente,
nel contesto dei nuovi rapporti italo-nipponici che sarebbero
sfociati nellalleanza di guerra.
LEncicopedia Italiana, come anche altre istituzioni
culturali, poterono garantirsi grazie alla gestione di Gentile,
una vitalità culturale non del tutto scontata in un regime
totalitario: il filosofo ebbe la capacità di esercitare la sua
autorità intellettuale, pur non mettendo mai in discussione la
sua adesione al regime, per portare avanti un progetto culturale
che in alcuni casi, come avvenne per lEnciclopedia, fu in
seguito ereditato dallItalia repubblicana, e più
concretamente per sostenere studiosi non in linea con la politica
del regime (anche aiutando gli intellettuali ebrei colpiti dalle
leggi razziali del 1938). In un breve servizio del Giornale Luce
del 1937 (in genere piuttosto indifferente agli eventi della
cultura alta) assistiamo alla consegna dellultimo
volume dellEnciclopedia, opera portata a termine con
puntualità fascista, mentre lXI Festa del libro alla
Basilica di Massenzio, che ospita anche lo stand della Treccani,
può fornire unidea dellattivismo culturale dellorganismo
gestito da Gentile. Le sue convinzioni fasciste non lo
abbandonarono allo scoppio della guerra, che egli considerò come
una scontro tra civiltà. Ritiratosi vicino Firenze dopo il 25
luglio 1943, Gentile aderì alla Repubblica sociale creata da
Mussolini allombra delle armi naziste. Questa scelta fu la
causa dellazione delle forze partigiane fiorentine che pose
fine alla sua vita il 15 aprile 1944. Alcune foto dei suoi
funerali conservate presso il nostro archivio (una cerimonia in
tono minore), sembrano suggerire uno scarso interesse del nuovo
regime per il filosofo che aveva tentato di dotarlo di una dottrina.
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