Un fascismo, tanti comandamenti

L'Endecalogo di Longanesi del 1926 che recitava

1 Disubbidire a un tuo comandante, vuoi dire disubbidire a tutta la gerarchia dei tuoi superiori, a capo dei quali sta il Duce.

2 Il moschetto, la gavetta, le giberne, la baionetta ecc; ti sono stati affidati, non perché tu li sciupi nell'ozio, ma perché tu li conservi per la guerra.

3 La Patria si serve anche facendo la sentinella a un lattone di benzina.

41 giorni di prigione sono sempre meritati.

5 La disciplina è il sale degli eserciti: senza di quella, non si hanno soldati, ma anarchici.

6 Rovinare un oggetto dello Stato, vuoi dire rovinare una cosa propria.

7Benito Mussolini ha sempre ragione.

8 Un compagno deve essere un fratello!

1° Perché vive con te. 2° Perché la pensa come te.

9 Non dire: «Tanto paga il Governo!» perché sei tu stesso che paghi; poi il Governo è quello che tu hai voluto, e per il quale tu indossi questa divisa.

10 Un milite, e un fascista in ispecie, non deve essere pacifista. Per te la guerra deve essere come il pane.

11 Il saluto, il " signor sì ", I l'attenti, il presentat'arm, ecc, che possono apparirti sciocchezze, sono l'essenza delle vita militare perché ti creano un carattere: quello di sapere ubbidire, per poter poi comandare.

COSÌ RECITA IL DECALOGO DEL MILITE FASCISTA (1928) CHE VENNE ADOTTATO ANCHE DALL'OPERA NAZIONALE BALILLA DI RENATO RICCI.

1 Sappi che il fascista ed in ispecie il milite non deve credere alla pace perpetua.

2 I giorni di prigione sono sempre meritati.

3 La Patria si serve anche facendo la sentinella ad un bidone di benzina.

4 Un compagno deve essere un fratello: prima, perché vive con te; secondo, perché la pensa come te.

5 II moschetto, le giberne, ecc, ti sono stati affidati non per sciuparli nell'ozio, ma per conservarli per la guerra.

6 Non dire mai: "Tanto paga il Governo", perché sei tu stesso che paghi ed il Governo è quello che tu stesso hai voluto e per il quale indossi la divisa.

7 La disciplina è il sole degli eserciti: senza di .essa non si hanno soldati, ma confusione e disfatta.

8 II Duce ha sempre ragione!

9 II volontario non ha attenuanti quando disobbedisce.

Con il passaggio dall'Opera nazionale Ballila alla Gioventù italiana del littorio, nel 1937, voluto da Starace, anche il decalogo cambiò e la nuova stesura resistette in pratica fino alla fine del regime.

ANCHE IN QUESTA VERSIONE DEL 1942 LE FRASI DI DERIVAZIONE LONGANESIANA SI POSSONO INTRAVEDERE.

1 Ricorda che i Caduti per la Rivoluzione e per l'Impero precedono le tue colonne.

2 Un camerata è per te un fratello: vive con te, pensa come te, lo avrai a lato nella battaglia.

3 L'Italia si serve dovunque, sempre, con ogni mezzo: col lavoro e col sangue.

4 II nemico del Fascismo è il tuo nemico: non dargli quartiere.

5 La disciplina è il sole degli eserciti: essa prepara e illumina la vittoria.

6 Se tu vai all'assalto con decisione, hai già la vittoria nel pugno.

7 L'obbedienza consapevole e totale è la virtù del legionario.

8 Non ci sono cose grandi o piccole: c'è il dovere.

9 La Rivoluzione fascista ha con-tato e conta sulle baionette dei suoi legionari.

1O Mussolini ha sempre ragione.

 

 

Longanesi aveva fatto scuola e di decaloghi ne furono creati in gran numero. Molte personalità si cimentarono con questo tipo di strumento. Eccone alcuni. Quello del segretario del Pnf Giovanni Giuriati fu pubblicato sulla rivista Gioventù fascista del 1931. Un decalogo mirato ai giovani e con cenni alla fede cristiana e a Dio.

UN DECALOGO CON VENATURE PIÙ CONSERVATRICI CHE RIVOLUZIONARIE. CON UN INCIPIT IN NOME DI DIO E DELLA PATRIA.

1 Dio e Patria. Ogni altro affetto, ogni altro dovere vien dopo.

2 Chi non è pronto a dare corpo ed anima alla Patria e a servire il Duce senza discutere, non merita di indossare la camicia nera: il Fascismo ripudia le tiepide fedi e i mezzi caratteri.

3 Usa tutta la tua intelligenza per comprendere gli ordini che ricevi e tutto il tuo entusiasmo nell'ub-bidire.

4 La disciplina non è soltanto la virtù del soldato nei ranghi: deve essere abito di ogni giorno e di ogni contingenza.

5 Un cattivo figlio e uno scolaro negligente non sono fascisti.

6 Distribuisci il tuo tempo così che il lavoro sia letizia e il giuoco sia opera.

7 Impara a patire senza lamentarti, a prodigarti senza chiedere, a servire senza attendere ricompensa.

8 Le buone azioni, come le azioni di guerra, non si troncano a mezzo: portale dunque fino alle estreme conseguenze.

9 In gravi frangenti ricordati che la salvezza è nell'audacia.

10 E ringrazia ogni giorno devotamente Dio, perché ti ha fatto Italiano e Fascista.

 

 

Un decalogo denso di violenza e dì ardire combattivo. Privo di ogni forma di pietas e di mezze misure.

IL DECALOGO FU PUBBLICATO NELLA RIVISTA VENT'ANNI FONDATA DA PALLOTTA NEL 1934.

1 Obbedire al Duce.

2 Odiare sino all'ultimo respiro i nemici del Duce, cioè della Patria.

3 Smascherare i traditori della Rivoluzione senza sbigottire per la loro eventuale potenza.

4 Non aver paura di aver coraggio.

5 Non venire mai a compromessi col proprio dovere di fascista, dovessero andarne perduti il grado, lo stipendio, la vita.

6 Meglio morire orgogliosamente affamato che vivere pinguemente avvilito.

7 Spregiare il cadreghino.

8 Odiare il vile denaro.

9 Preferire la guerra alla pace, la morte alla resa.

1O Non mollare. Mai!

Anche lo stesso Mussolini compilò un suo decalogo che venne immortalato in una splendida cartolina illustrata dal grande Boccasile.

IL FASCISTA

1 è riconoscente a Dio per averlo fatto nascere italiano;

2 crede nella religione dei Martiri e degli Eroi;

3 aspira alla Patria come ad un premio da meritare;

4 ha fede nella universalità dell'Idea fascista;

5 non ama la felicità del ventre e disdegna la vita comoda;

6 sprezza il pericolo e cerca la lotta;

7 considera il lavoro un dovere e il dovere una legge;

8 ritiene il sacrificio una necessità e l'obbedienza una gioia;

9 concepisce la vita soltanto come sforzo continuo di elevazione e di conquista;

10 ed è pronto a qualunque ri-nunzia, anche a quella suprema,

 

 

Il Decalogo di Arnaldo Mussolini compare nel numero di Dottrina fascista del dicembre 1939.

DECALOGO DELL'ITALIANO NUOVO

1 Non vi sono privilegi, se non quello di compiere per primi la fatica e il dovere.

2 Accettare tutte le responsabilità, comprendere tutti gli eroismi, sentire come giovani italiani e fascisti la poesia maschia dell'avventura e del pericolo.

3 Essere intransigenti, domenicani. Fermi al proprio posto di dovere e di lavoro, qualunque esso sia. Ugualmente capaci di comandare e di ubbidire.

4 Abbiamo un testimonio da cui nessun segreto potrà mai liberarci: il testimonio della nostra coscienza. Deve essere il più severo, il più inesorabile dei nostri giudici.

5 Aver fede, credere fermamente nella virtù del dovere compiuto, negare lo scetticismo, volere il bene e operarlo in silenzio.

6 Non dimenticare che la ricchezza è soltanto un mezzo, necessario sì ma non sufficiente a creare da solo una vera civiltà, qualora non si affermino quegli alti ideali che sono essenza e ragione profonda della vita umana.

7 Non indulgere al mal costume delle piccole transazioni e delle avide lotte per arrivare. Considerarsi soldati pronti all'appello, ma in nessun caso arrivisti e vanitosi.

8 Accostarsi agli umili con intelletto d'amore, fare opera continua per elevarli ad una sempre più alta visione morale della vita. Ma per ottenere questo occorre dare l'esempio della probità.

9 Agire su se stessi, sul proprio animo prima di predicare agli altri. Le opere e i fatti sono più eloquenti dei discorsi.

10 Sdegnare le vicende mediocri. non cadere mai nella volgarità, credere fermamente nel bene. Avere sempre vicina la verità e come confidente la bontà generosa.

 

 

IL DECALOGO DEL BALILLA 1929

1 Ama la Patria come i genitori; ama i genitori come la Patria.

2 Sii religioso, sincero e compì i doveri del cristiano.

3 Non adoperare mai la tua forza contro il debole; difendilo se è aggredito dal forte.

4 Aiuta chi ha bisogno: con la mente chi vuole apprendere; col cuore chi manca di affetti; con le sostanze chi ha fame; con la vita chi sta per perdere la sua.

5 Compì sempre i tuoi doveri di figlio, di fratello, di scolaro, di camerata.

6 Non crescere un ozioso, perché chi non lavora, chi non produce non è un buon Ballila, non è un buon italiano.

7 Rispetta tutte le cose che non sono tue, siano esse di privati come del pubblico.

8 In una Chiesa, dinanzi ad un'immagine sacra, pensa a Dio; nel Parco della Rimembranza, dinanzi ad un monumento e a una lapide ai Caduti, pensa all'Italia e fa' voto d'essere pronto a dare per Essa tutto il tuo sangue.

9 Ricorda che Ballila, in tempi di schiavitù, scagliò il primo sasso per scacciare lo straniero. Oggi l'Italia è libera, ma può aver bisogno, un giorno, anche della tua vita, per divenir grande. Accorri per primo alla sua chiamata.

10 Balilla, Avanguardista, Fascista, non discutere i comandi del tuo superiore, mai quelli del Duce.

 

 

Ecco il decalogo della piccola Italiana:

PICCOLA ITALIANA, QUESTO È IL DECALOGO DELLA TUA DISCIPLINA:

1 Prega e adoperati per la pace; ma prepara il tuo cuore alla guerra.

2 Ogni sciagura è mitigata dalla forza d'animo, dal lavoro, dalla carità.

3 La patria di serve anche spazzando la propria casa.

4 La disciplina civile comincia dalla disciplina famigliare.

5 II cittadino cresce per la difesa e la gloria della Patria accanto alla madre, alle sorelle, alla sposa.

6 II soldato sostiene ogni fatica ed ogni vicenda per la difesa del-

le sue donne e della sua casa.

7 Durante la guerra la disciplina delle truppe riflette la resistenza morale delle famiglie a cui presiede la donna.

8 La donna è la prima responsabile del destino di un popolo.

9 II Duce ha ricostruito la vera famiglia italiana: ricca di figli, parca nei bisogni, tenace nella fatica, ardente nella fede fascista e cristiana.

10 La donna italiana è mobilitata dal Duce al servizio della Patria. le sue donne e della sua casa.

 

 

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