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Cabbaia,
in ebraico «tradizione», è una parola che induce immediatamente un richiamo
all'esoterismo. A quel mondo misterioso che spiriti sensibili e pensosi
vorrebbero rendere trasparente per dare corpo e immagine al luminoso
l'evanescente sensazione del divino che riempie di stupore e di paura, di cui
forse hanno avuto diretta esperienza. O che vorrebbero sperimentare per
soddisfare il desiderio e l'esigenza interiore di toccare con mano il mistero.
Ma che niente hanno a che vedere con l'animo esaltato di chi in quel mondo
vorrebbe introdursi come in un labirinto, per poi districarvisi evocando il
magico potere di formule teurgiche contraffatte. La Cabbala, pur nella varietà
delle sue espressioni, mantiene così indiscutibilmente distinti i suoi
caratteri originali e la sua identità che ben difficilmente può venire confusa
ed essere considerata tutt'uno con le altre forme di esoterismo e di misticismo
che conosciamo. Per questo è mendace la pretesa di qualche studioso di appaiarla
di lato a esse, nel tentativo di individuare un unico alveo metastorico in cui
tutte confluirebbero per dare vita al prodotto intellettuale più eccellente del
genio umano, contrapposto ad altri saperi, specie quello filosofico, nella
pretesa di costruire una sapienza superiore, a cui avrebbe accesso unicamente
un’élite intellettuale molto ristretta. Gershom Scholem stesso, che ha il
merito di aver condotto le ricerche più rigorose per dissotterrare i tesori
della Cabbala, si è lasciato fuorviare quando ha creduto di intravedere un
parallelismo, rivelatosi poi di maniera e del tutto inconsistente, tra la
Cabbala e lo gnosticismo, col rischio di deprivarla dei suoi caratteri
distintivi e depotenziare l'impatto esplosivo con altre correnti dell'esoterismo,
debitrici e succubi del panteismo. Un'analisi e una ricostruzione storica più
complete e puntuali hanno, infatti, nettamente ridimensionato questo suo punto
di vista, oggettivamente parziale, per ribadire l'originalità del pensiero
cabbalistico. E stato Moshè Idei a condurre quel lavoro di scavo più
approfondito aprendo una stagione del tutto nuova di rate e di studio che
poteva svilupparsi solo dopo che Scholem aveva tracciato la via maestra e messo
a disposizione tanti materiali da indagare. E stato Idel a scoprire aspetti
finora misconosciuti della Cabbala e intrecci di pensiero che hanno evidenziato
il filo rosso che lega i circoli cabbalistici dell'hasidismo renano, di
impronta pietista, con la Cabbala estatica di Abulafia, esponente di punta nella
Spagna del XIII secolo. Come, pure, il capovolgimento operato da altri circoli
cabbalistici, succedutisi a lui, fino al movimento Chabad, un movimento
collaterale al chassidismo galiziano (cresciuto in area russo-polacca) del
XVIII secolo, a sostegno di un messianismo interiore, che ai nostri giorni si
pone in alternativa alla via maestra del messianismo politico, percepito forse
come meno nitido nell'impatto con le vicende storiche dopo il prorompere del
movimento sionista. Nel loro costante, coraggioso, confronto con il pensiero
dominante di ogni momento storico, ma soprattutto feriti e segnati nell'intimo
dalle tragedie che hanno ritmato e sconvolto il loro itinerario terreno (la
distruzione del secondo tempio e la dominazione romana, gli stermini in Germania
all'epoca della prima crociata, la cacciata dalla Spagna nel 1492, l'assimilazione nella Mitteleuropa,
fino all'olocausto), i cabbalisti, aderenti al loro tempo ma anche sempre
estranei a esso, si sono serviti tecnicamente degli stessi moduli del linguaggio
in voga, dando 1'impressione a uno sguardo superficiale, che ineliminabili
parallelismi verbali implicassero consonanze di pensiero del tutto inesistenti.
Come hanno scritto Moshè Idei e Joseph Dan, la presunta affinità con lo
gnosticismo può al massimo consistere, come vedremo più avanti, nell'aver dato
consistenza al dinamismo delle Sefirot, queste cristallizzazioni simboliche
della vita intima di Dio, quando basterebbe rileggere un qualsiasi passo
profetico di Isaia, Geremia, Esechiele, per rendersi subito conto che quel
dinamismo rappresenta le modalità secondo cui il Dio di Israele è presente
nella storia del suo popolo, un Dio che non ha eguali tra le divinità che han
dato spunto al tormento religioso di tutte le altre nazioni. A garantire l'originalità
della Cabbala è il terreno stesso di cultura in cui essa nasce, l'ebraismo, che
mal sopporta ogni commistione con altre correnti religiose, convinto del suo
esclusivo rapporto con Dio. Ed è proprio su questo terreno che la Cabbala trova
il suo linguaggio, le sue forme espressive, le forme del suo simbolismo,
sviluppando ed esaltando il dettato
della scrittura sacra, il Tanak (Torà, Profeti, Agiografi), il Libro per
eccellenza quel libro che noi chiamiamo bibbia e che contiene la rivelazione
divina. Rispetto alla tradizione ebraica che ha trovato in maestri indiscussi i
testimoni e i fedeli ripetitori del messaggio che Dio ha consegnato a Mosè sul
monte Sinai, nella sua valenza etica, sancita in quella monumentale opera
polifonica che è il Talmud, costruito in cinque secoli di discussioni tra i
rabbini, la Cabbala rappresenta la tradizione ininterrotta di una
interpretazione esoterica dello stesso messaggio, di cui ha saputo disvelare i
significati occulti in un processo che ancor oggi non è concluso e che,
all'alba del terzo millennio, sollecita nuovamente a fare i conti con
l'Assoluto e le sue manifestazioni. Per completare il contesto in cui si svolge
il nostro itinerario di ricerca, non possiamo trascurare di dire che, a seguito
delle rodagini storiche e filologiche condotte sull'ebraismo in questi ultimi
anni, gli studiosi hanno messo a fuoco l'esistenza e i contenuti di altre
correnti culturali e religiose cresciute all'interno del mondo ebraico
parallelamente alla sua espressione dominante che ha sempre avuto in Mosè il
suo maestro e nei rabbini i suoi continuatori. Di esse siamo venuti a sapere
che si ispiravano a un complesso di scritti attribuiti a Enoc. Nella Torà si
parla di due personaggi, Enosh e Ghanoch, ma è il secondo che dà origine alla
letteratura enochica. In un primo passo si legge: «Anche a Set nacque un figlio
a cui pose nome Enosh. Allora si incominciò a invocare il nome del Signore». II
più importante dei commenti rabbinici al Genesi, il Midrah Rabbà, dà di questo
versetto la seguente versione: «Allora, si cominciò a profa nare il nome di Dio
pronunciandolo», lasciando intendere che con Enosh aveva avuto inizio
l'idolatria. Più avanti la Torà dice: «Iered quando aveva centosettantadue anni
generò Chanoch….Chanoch procedeva con Dio; non fu più tra i vivi perché Dio se
lo prese». E sempre il Midrash Rabbà commenta: «Rabbi Hama bar Ochaya dice:
«Chanoch non figura nel registro dei giusti ma in quello dei malvagi». Rabbi
Ayvu dice: «Chanoch fu volubile, ora giusto ora malvagio. "Lo voglio
portar via intanto che è giusto", dice il Santo benedetto Egli sia».
(Chanoch ed Enoc possono sembrare nomi diversi, ma la differenza sta solo nel
diverso modo di translitterare una parola dall'ebraico originale, ndr.). E da
questi versetti che nasce la tradizione di Enoc uomo giusto, inventore di tutte
le fonti di saggezza, fin da subito però contraddetta dai commenti rabbinici
più antichi. Un libro non accolto nel canone ebraico, La salienza di Salomone,
accenna a Enoc come a un giusto. Mentre Filone d'Alessandria ci dice che Enoc
stabilì l'amicizia con Dio solo dopo una penitenza, che deduce dai versetti «ed
ebbe figli e figlie». Ancor oggi ci sfugge la rilevanza sociale nel mondo
ebraico delle correnti che hanno dato corpo all'enochismo, né abbiamo reperti
archeologici e documenti che attestino l'esistenza di circoli e personalità che
ne siano stati l'espressione storica e culturale, se non per la consistente, ma
ancora indefinita presenza di quei gruppi che facevano dell'apocalittica e
dell'escatologia il proprio punto di riferimento e la giustificazione della
propria azione politica, improntata a uno spavaldo spirito di rivolta nei
riguardi dell'oppressore di turno. Lo stesso spirito, seppur sublimato, ha
ispirato anche gli adepti per qualcuno ultimi epigoni dell'essenismo, di
quell'originale e ancora misterioso insediamento di Qumran, nei pressi del Ma
Morto, forse terreno di cultura delle promesse di salvezza interiore contenute
nella predicazione di Giovanni battista e del primitivo cristianesimo paolino.
Qumran, infatti, rappresenta come momento terminale dell'implosione di quelle
correnti cultura alternative al rabbinismo e contemporaneamente il cono d'ombra
da cui si libera con molti tratti di originalità quella sintesi spirituale
capace di sussumere, cioè di far propria, tutta la religiosità del proprio
tempo e dare un'impronta incisiva all'Occidente cristiano. Messi a confronto,
rabbinismo ed enochismo - prescindendo per un attimo dall'uso improprio di
questi termini, oggettivamente fuorvianti, in quanto l'ebraismo mal sopporta
forme di pensiero conchiuse, erette a sistema, che impediscono il libero
dispiegarsi di quell'ermeneutica infinita che gli è congeniale - rappresentano
le due anime dello stesso popolo. Anzi, se fosse lecito usare le categorie del
canone junghiano, il primo ne esprime il «logos» (attività, razionalità,
capacità di controllo e autodeterminazione), mentre il secondo è l'espressione
dell' «ombra» (l'insieme di quegli aspetti dell'esistenza e del pensiero che,
per la loro valenza negativa, vengono rifiutati) dell'immaginario collettivo.
Infatti il rabbinismo è tutto proteso a definire le regole di conportamento
basate sui 613 comandamenti e la corretta interpretazione della Torà,
impiegando una dialettica della razionalità che rifugge dalle distrazioni del
sentimento. E si conquista nel tempo quell'autorità morale e culturale che gli
permette di far considerare marginale 1'enochismo: i libri che a esso si
ispirano presentano una così vistosa incongruenza con la Torà, che quando verrà
definito il canone ebraico delle scritture sacre nessuno di essi vi troverà
posto. Tanto che nel Talmud è detto che chi legge questi libri non avrà parte
nel «mondo a venire» né parteciperà alla resurrezione dai morti. L'enochismo,
infatti, ha costruito una sorta di cosmogonia demonologica in cui prevalgono
delle concezioni (il peccato degli angeli con le «figlie degli uomini», le
donne, e la conseguente cor ruzione del rapporto dell'uomo con Dio, il ruolo
degli angeli cattivi nel trasmettere alle donne la magia e il sapere occulto,
1'elaborazione di un mondo degli inferi sempre più complesso, regole di vita
improntate al rigorismo, un escatologismo fin troppo immaginifico) che hanno
forse voluto esprimere, in termini del tutto impropri per l'ebraismo dominante,
più che una visione cosmologita i recessi più nascosti dell'animo umano,
anticipando il percorso di ricerca della psicanalisi e della psicologia
analitica. In questo contesto, si può considerare la Cabbala come un implicito
momento di sublimazione di queste due proiezioni dell'animo ebraico fino a
rappresentare l'itinerario interiore del processo di costruzione del Sé, che
può avere come impatto terminate l'incontro con Dio. Solo la Cabbala può
permettere di raggiungere una sempre più perfetta consapevolezza delle modalità
di questo incontro, dell'intensità e dei limiti del proprio rapporto con Dio. E
dare la certezza che esso sia possibile nella vita di tutti i giorni. Non tanto
con inutili esercizi di mortificazione, espressione di una improbabile ascesi,
quanto con l'affinamento del proprio ritmo interiore fino a rendere il proprio
animo sia capace della visione mistica sia partecipe dell'esperienza estatica.
Di fatto i cabbalisti nel costruire la tradizione ermeneutica esoterica del
Tanak hanno arricchito l'acribia interpretativa dei rabbini dando a essa un
orizzonte di sviluppo di latitudine infinita, senza peraltro lasciarsi mai
suggestionare dai testi dell'enochismo. Sono così rifuggiti implicitamente da
quella improbabile alternativa di pensiero che nel mondo ebraico è sempre stata
marginale fino a scomparire, anche se forse è stata l'espressione di quel non
detto che la scrittura sacra non poteva e non voleva raccontare in quanto
parola del Dio unico. Di un Dio che non sopporta gli idoli, né religiosi né
culturali, su cui gli altri popoli avevano costruito il proprio sistema di
pensiero e le proprie ideologie, e tanti succeda nei culturali mistificanti
edulcorati dalla categoria del bello in un esasperato estetismo, come tanta
parte della cultura occidentale di matrice ellenica lascia intravedere. Solo il
cristianesimo può considerarsi l'erede dell'enochismo e in questo vantare a
buon diritto le proprie origini ebraiche, come testimonia l'insieme della
teologia che ha ampliato temi e concetti della tradizione enochica, fino a
inventare mitologhemi come il peccato originale, il diavolo, la madonna che
sono nient'altro che un'estensione e un'amplificazione di una concezione
cosmologica e religiosa nata e morta in ambito ebraico, e di cui finora, come
abbiamo detto, non si sa ancora dare una soddisfacente valutazione. Una lettura
attenta di molti testi cabalistici mostra invece come i maestri della Cabbala
abbiano indirettamente dato risposta agli interrogativi e alle suggestioni che
1'enochismo aveva messo in campo, senza lasciarsi affascinare dalla loro
problematica, di fatto fiaccandone la portata. Quegli interrogativi non
potevano non aleggiare nel cuore degli Ebrei, anche per le sollecitazioni che
provenivano dalla vicinanza degli altri popoli in preda alle più svariate forme
idolatriche, ma non potevano venir presi in considerazione in quanto
espressione di una mentalità estranea alla fede nel Dio unico. Forse solo oggi,
grazie al processo di secolarizzazione in atto (il «disincanto» di cui parlava
Max Weber), anche la teologia cristiana, dopo le sollecitazioni di Bultmann
alla demitizzazione, non ha più paura di sbarazzarsi di quella sovrastruttura
ideologica che ha le sue origini lontane nell'enochismo, per riscoprire il Gesù
storico, figlio del popolo ebraico. Di qui l'attualità della Cabbala. Essa,
infatti, nel costruire il sistema di pensiero esoterico rappresentato in
sintesi dall'albero sefirotico, ha in parte spiegato il contenuto recondito dei
temi più suggestivi e misteriosi esposti senza sbavature nel racconto del
Genesi, come la creazione del mondo, la creazione dell'uomo e della donna,
l'albero della conoscenza e l'albero del bene e del male, rendendo esplicito il
senso nascosto della rivelazione divina.
Proprietà letterararia riservata 1998 Xenia Edizioni
Via Carducci 31 – 20131 Milano
La Cabbala Le origini, la storia e i principi
spirituali della tradizione mistica ebraica Ø Il dibattito fra ebraismo ed
ellenismo alle origini della Cabbala Ø Il Sefer Yetzirà, il Bahir e lo Zohar: i
tre testi base del misticismo cabbalistico Ø La Cabbala nell’età moderna, fino
alle soglie del Duemila.
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