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Tre trattati d'alchimia |
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TRAITÉ DU CIEL TERRESTRE - EXPLICATION TRÈS CURIEUSE DES ENIGMES DE
NOTRE-DAME DE PARIS - APHORISME BASILIENS
OU CANONS HERMETIQUES DE L’ESPRIT ET DE L’AME Introduzione
“Quando Anu ebbe creato il cielo ed Ea ebbe creato
l’Oceano (Apsu), sua dimora, Ea trasse dall’Oceano una zolla d’argilla” (da un rituale babilonese) In queste pagine presentiamo
alcuni testi alchemici poco conosciuti, fondamentali e pressoché ignorati. I
primi due furono già oggetto di studio da parte di Canseliet, che li pubblicò -
insieme al testo della “Nature à découverte” - in una sua magnifica
opera[1].
L’altra opera, piuttosto rara anch’essa, fu fatta conoscere da E. Grillot
de Givry (morto nel 1929), figura di spicco del movimento occultista francese
di fine XIX° secolo. I testi che seguono sono:
« TRAITÉ DU CIEL TERRESTRE »,
di Vinceslao Lavinius di Moravia. « EXPLICATION TRÈS CURIEUSE DES ENIGMES DE NOTRE-DAME DE PARIS » di Esprit
Gobineau de Montluisant. « APHORISME BASILIENS OU CANONS HERMETIQUES DE L’ESPRIT ET DE L’AME »,
del Reverendo Padre Gabriel de Castaigne. Il lavoro di traduzione, che
qui presentiamo, è stata fatto a partire dai testi inclusi nel quarto volume
della raccolta «Bibliotheque des Philosophes Chimiques» stampata a
Parigi nel 1740[2],
per quello che concerne i primi due scritti, mentre per gli aforismi, ispirati
a Basilio Valentino, ci si è serviti della versione stampata in fondo ad
un’altra opera del medesimo autore[3],
disponibile insieme ad altri estratti tra i manoscritti della Biblioteca
nazionale francese[4].
I trattati in questione sono di rilevante interesse per la profondità della
dottrina e per la loro rarità. Gli abbiamo qui riuniti perché accomunati da
temi simili, che si integrano e completano vicendevolmente. Avvertiamo fin da
subito, che queste opere non sono di facile comprensione; sarebbe, infatti,
preferibile che il lettore possedesse già una certa dimestichezza con la
simbologia alchemica per meglio orientarsi in questo dedalo. Il “Trattato del Cielo Terrestre” o il
segreto dell’Acqua di Vita
Le poche informazioni che si
hanno su Lavinius, contemporaneo di Paracelso, ci sono fornite da Lenglet du
Fresnoy, da cui apprendiamo le seguenti scarne note: “1533, Venceslao
Lavinius, Gentiluomo della Moravia, di cui abbiamo un solo trattato, che
contiene non più di tre pagine, ma che è stimato”[5]. Questo alchimista, vissuto a
cavallo del XVI-XVII° secolo girovagò per varie università d’Europa, sostando
anche a Parigi. Sembra fosse riuscito ad ottenere la Pietra Filosofale, tanto
che fu ritenuto in grado, da alcuni suoi contemporanei, di operare
trasmutazioni metalliche. E’ evocato sia dallo studioso ottocentesco Albert
Poisson in un suo libro[6],
quando discorre ad un certo punto della sostanza ermafrodita, o Rebis,
sia da Fulcanelli[7],
per il quale riveste un ruolo di grande interesse, collocandolo tra gli eredi
riconosciuti dell’esoterismo egiziano del XVI secolo, insieme a nomi
prestigiosi quali Sethon, Zachaire e Paracelso. Ad ulteriore conferma citiamo
il seguente passo dal primo volume delle “Dimore Filosofali”, in cui
Fulcanelli dichiara che: “Vinceslao Lavinius di Moravia espone il segreto dell’Opera
in una quindicina di righe, nell’ Enigma del Mercurio Filosofale che sta nel
Trattato del Cielo Terrestre“[8],
riconoscendogli quindi una notevole rilevanza sul piano alchemico. In
questo trattato, Lavinius si concentra principalmente sull’arcano dell’Acqua,
condensato di Zolfo e Mercurio, Materia dell’Opera, che rappresenta la prima
difficoltà ed il primo segreto che si pone all’attenzione dell’alchimista
operativo. Essa riceve l’appellativo di Cielo Terrestre a causa delle sue
virtù: “Questa Acqua, che può essere coagulata, e che genera tutte le cose,
diventa una terra pura che, per un forte legame, possiede le virtù dei Cieli
più alti rinchiuse in sé; e proprio perché questa stessa terra è unita e
congiunta al Cielo, le dò il bel nome di Cielo Terrestre”. Il Cielo
Terrestre, ovvero l’unione tra il Cielo e la Terra filosofici, è la chiave di
volta dell’operare alchemico. Esso è, in ultima analisi, il soggetto dell’Arte,
quel “Verbum Dimissum” che, come ci ricorda ancora Fulcanelli, è “il
segreto materiale dell’Opera“, ottenuto dall’Artista per rivelazione divina
- perciò vero Donum Dei – che gli aprirà la porta alla conoscenza della
Natura e dei suoi segreti, come ci conferma Lavinius in questo passo: “Colui,
dunque, che conosce il modo di servirsi dell'acqua, e del Fuoco, conosce la
vera strada che lo condurrà ai più alti segreti della Natura”. Questa Acqua
è il Mercurio iniziale è la sostanza indicata dai Filosofi per preparare l’umido
radicale o Mercurio dei Saggi, che è la Pietra Filosofale. In essa
riconosciamo anche il famoso Alkaest[9],
tanto caro agli spagiristi del XVII-XVIII secolo. Ora, ciò che prima era
possibilità indeterminata, per mezzo di separazioni e coagulazioni – di solve
et coagula – in un continuo movimento si distingue in due altri principi,
il Sole e la Luna. Dice a proposito il Cosmopolita: “I cristiani pensano che
Dio abbia dapprima creato una certa materia prima…e che da questa materia per
mezzo di separazioni, si siano originati dei corpi semplici, che poi essendo
stati mescolati gli uni con gli altri, servirono per fare tutto ciò che noi
vediamo”[10].
Concludiamo con un’ultima citazione, quella del Santinelli, eminente figura di
alchimista italico del XVII secolo, che si rivela ancor più chiaro sulla
composizione di questa Materia:”Unica è la materia chiamata a volte col nome
proprio, a volte dico adombrata col nome di altre cose. Zolfo e Argento
congiunti sono «quella materia» che le nostre pagine nominano chiaramente con
singole parole. Zolfo e Argento Vivo è «quella materia», contenuta in tutti i
misti”[11]. La “Spiegazione curiosissima” o il
linguaggio nascosto della Cattedrale
Nel 1640, un gentiluomo di
Chartres, Esprit de Gobineau de Montluisant, fece stampare l’altro scritto che
qui presentiamo. In questo testo egli interpreta, in chiave alchemica, alcune
delle figure presenti sulla facciata della cattedrale di Notre-Dame di Parigi.
Oggi, purtroppo, l’iconografia visibile a quell’epoca è in parte scomparsa a
causa dei diversi ritocchi avvenuti nel corso dei secoli e per i terribili
sfaceli della Rivoluzione Francese. Quest’opera è senza dubbio un’opera
singolare, le cui molteplici analogie lasciano supporre che, come ci conferma
lo stesso Canseliet[12],
sia stata precorritrice, con ben tre secoli di distanza, del «Mistero delle
Cattedrali», che Fulcanelli ci ha lasciato insieme ai due volumi delle «Dimore
Filosofali». Questo sottile alchimista ha il merito di sollevare il velo
che copre l’entrata agli antichi misteri, sbrogliando l’intricata matassa delle
allegorie, dei geroglifici e degli enigmi, che ornano,
numerosi, i portali della chiesa. Al visitatore curioso si spalancano, allora,
alcune delle più belle pagine di quel libro muto, perché di pietra, le cui
pagine scolpite s’innalzano sul sagrato di Notre-Dame, rivelandone il messaggio
sacro che attraversa i secoli. L’autore comincia la sua esposizione iniziando
dal triplice portale della cattedrale. Esso delinea le tre entrate alle
magnifiche navate, annunciatrici della Trinità divina e simbolo dei tre
principi celesti, ossia il Mercurio, lo Zolfo ed il Sale. Partendo dalla
sommità Gobineau passa in rassegna tutte le figure principali interpretandone
il simbolo e chiarendone il significato ermetico. Tra i molti temi trattati dal
Gobineau ci sembra di una considerevole importanza quello relativo ai principi
che derivano dalla differenziazione della Materia Prima ed in particolare il
principio Sale. Il Gobineau è infatti uno dei rari alchimisti a considerarlo un
principio autonomo al pari degli altri due, lo Zolfo ed il Mercurio. E’ solo
con Basilio Valentino e Paracelso che esso entra come terzo attore nell’Opera
con pieno diritto, mentre la stragrande maggioranza degli autori non lo cita
neppure. Nel seguente passo Gobineau si dilunga su questo elemento, spingendosi
più in là e rivelando molto di più di quello che sembra ad una lettura
superficiale: “Questo Sale è quello della sapienza, cioè l’accoppiamento e
il legame tra fuoco e acqua, caldo e umido in perfetta Omogeneità ed è il terzo
principio; non si rende per nulla visibile né tangibile nell’aria che
respiriamo nella quale è sottile e fluido e manifesta il suo corpo visibile per
mezzo del soggiorno e del deposito come residuo nei misti, cioè composti di
elementi che esso fissa e racchiude mescolandosi intimamente allo Zolfo,
Mercurio e Sale che sono dei principi naturali a lui assai analoghi e che
costituiscono le Creature Sublunari”. Ecco che l’Anima, che vivifica con la
sua luce il mondo elementare, è chiamata Zolfo, mentre lo Spirito del Mondo,
umore radicale di ogni cosa, è il Mercurio. Questi due principi spirituali sono
indivisibili l’uno dall’altro ed il legame che li tiene uniti e ce li rende
manifesti è proprio il Sale. Continua a rimanere il dubbio, però, che esso non
sia un principio completamente autonomo, bensì una sorta di semplice mediatore
tra gli altri due. Gobineau scioglie questi dubbi, sottolineando ancora una
volta il mistero che si cela dietro ad esso: "questo legame, chiamato
sale, è effetto della loro unione e reciproco amore ed è un corpo spirituale
che ce li nasconde avvolgendoli nel suo seno come se di tre non facessero che
una sola e stessa cosa; il che la gente nutrita di pregiudizi non capirà né
comprenderà affatto”. Desideriamo, a questo punto, mettere il lettore in
guardia dal rischio di considerare i termini fin qui utilizzati per il loro
mero significato letterale. Essi difatti non indicano materie specificate, ma
dei principi presenti in tutte le cose e che possono essere estratti e
manipolati per tramite dell’Arte Alchemica. Ad esempio, per Albert
Poisson questi principi “non designano in alcun modo dei corpi volgari. Essi
rappresentano: alcune qualità della materia, così come lo zolfo in un metallo,
raffigura la combustione, la proprietà di attaccare gli altri metalli, la
durezza, al contrario il mercurio rappresenta la lucentezza, la volatilità, la
fusibilità, la malleabilità”[13].
Il Sale è allora “semplicemente un mezzo di unione tra lo zolfo
ed il mercurio, come lo spirito vitale lo è tra il corpo e l’anima”[14]. Nel parlare dei principi e
della pratica dell’Alchimia, non possiamo trascurare l’importanza delle
condizioni esteriori dell’Opera, ovvero dell’efficace concorso di alcune
influenze sul processo di elaborazione della Pietra Filosofale. Fulcanelli
scriveva che “senza la concordanza assoluta degli elementi superiori con gli
inferiori, la nostra materia, sprovvista delle virtù astrali, non può essere di
nessuna utilità […] La conoscenza del momento propizio, dei tempi, dei luoghi,
della stagione, ecc., ci è indispensabile per assicurare il successo di questa
produzione segreta”[15].
E’ in quest’ottica che vanno interpretate le indicazioni di Gobineau sui segni
dello zodiaco, in particolare quelli dell’Ariete, del Toro, dei Gemelli, e dei
mesi sotto la loro influenza, Marzo, Aprile e Maggio, quando il sole attraversa
queste costellazioni. E’ il ritorno della Primavera periodo del rinnovo eterno
in cui questi segni “insegnano che è in quel tempo che il Saggio Alchimista
deve andare incontro alla materia e prenderla nell’istante in cui scende dal
Cielo e dal fluido aereo dove essa non fa che baciare le labbra dei misti e
passare sul ventre delle gemme e delle e delle foglie Vegetali che le sono
soggette, per entrare trionfante sotto i suoi tre principi universali nei corpi
attraverso le loro porte dorate, divenendovi il seme della rosa celeste; il che
va inteso simbolicamente[16]”.
Per tutti gli altri segni, che sottendono altrettanti periodi dell’anno solare,
si hanno suggerimenti utili alla pratica al forno. Impariamo, ad esempio, che
sotto il segno dell’Acquario e dei Pesci, che governano i mesi di gennaio e
febbraio, “non si può avere né raccogliere la materia universale”. E’
chiaro ci troviamo di fronte ad indicazioni operative ben precise come
raramente si trovano tra gli autori più conosciuti. In effetti, questo è un
argomento tra i più impenetrabili, tanto che anche lo stesso Canseliet ebbe a
scrivere: “Se vi è un punto dell’Opera che resta indubbiamente il più
nascosto da parte degli autori, è proprio quello delle condizioni che devono
essere osservate per la sua realizzazione positiva, e di cui non sarebbe esatto
dichiarare che le siano estranee”[17].
Gobineau va così ad aggiungersi alla lista di quegli alchimisti che furono più
generosi e caritatevoli nel descrivere le condizioni esteriori del Magistero
Alchemico, tra i quali ricordiamo maggiormente Grosparmy, Cyliani, Cipriano
Piccolpassi e lo stesso Fulcanelli. In conclusione di queste brevi note,
vorremmo attirare l’attenzione del lettore sul glifo posto quasi al termine del
trattato. In esso è rappresentata una croce che porta una goccia sul braccio di
sinistra, mentre c’è quello che sembra un calice o un vaso sul braccio destro.
Qual è la chiave d’interpretazione? Non tutti sanno, forse, che la croce è in
alchimia il simbolo del crogiuolo, strumento fondamentale ai lavori della
cosiddetta Via Secca, oltre a rappresentare i quattro elementi. La
goccia poi rappresenta lo Spirito del Mondo proveniente dal Cielo, che il paziente
alchimista condensa e raccoglie nel suo vaso per poter dare inizio ai lavori.
Questi simboli ci riportano immediatamente ad alcune immagini del “Mutus
Liber”, in particolare la 4, la 9 e la 12, dove vediamo l’alchimista e sua
moglie intenti a raccogliere le influenze spirituali o la rugiada celeste che,
come scrive Gobineau: “sgorga dapprima per influsso sopraceleste, si mescola
poi con la proprietà degli astri e da quelle mescolate insieme si forma come un
terzo tra terrestre e celeste: ecco come si forma il seme e il principio di
tutte le cose”. Il nostro autore manifesta, quindi, una conoscenza tale
della Scienza d’Ermete, che non abbiamo dubbi sul suo reale raggiungimento di
un livello di conoscenza superiore nella pratica alchemica, così come lui stesso
afferma al termine del suo lavoro: “Ora, come è piaciuto alla divina
Provvidenza farmi la grazia di darmi qualche lume e conoscenza di Filosofia,
Fisica ed Ermetica, vi ho tanto lavorato che dopo lungo tempo, molta
applicazione e lettura di buoni libri ed aver fatto una quantità di belle e
buone operazioni, ho infine trovato la triplice chiave per mezzo della sua
essenza, per aprire il santuario dei Saggi o piuttosto della saggia Natura […]”.La
sua testimonianza valga come esortazione per tutti coloro che vogliono
intraprendere quest’ardua strada. Gli “Aforismi Basiliani”
Questi aforismi compaiono
verso la fine del XVII° secolo in Francia. Il loro autore, il Reverendo Padre
Gabriel de Castagne, ecclesiastico, è descritto da Eugène Chevreul[18] come uno dei tre personaggi che
in quel secolo furono conosciuti come dei “puri alchimisti”[19]. Oltre a questi aforismi
scrisse anche di medicina e varie ricette sull’oro potabile in “Le Paradise
Terrestre”, prima parte delle sue Opere. Come già accennato
nell’introduzione questi aforismi furono ripubblicati da Emile Grillot de Givry
per le edizioni Arché[20].
Questi piccoli gioielli sono di grande interesse, tanto che anche Fulcanelli
non esitò, commentando uno dei medaglioni del gran portale di Notre-Dame, a
citare un estratto del canone XVI. Questo canone infatti riguarda uno degli
arcani maggiori in Alchimia: il segreto dei pesi delle sostanze in gioco.
Questo è solamente uno dei temi sviluppati in questi aforismi. Come dimenticare
di sottolineare che negli ultimi canoni, al pari dell’Enigma finale nel
trattato di Lavinius, vi è descritta l’Opera intera? O, ad esempio, della
descrizione del mediatore salino che collega Cielo e Terra? Non lasciamoci
confondere dalle dimensioni ridotte di questo scritto. In quest’opera,
Castaigne, ha affrontato diversi aspetti fondamentali dell’Opera alchemica. Ecco,
allora, che questi aforismi potranno servire a completare lo studio delle altre
due opere presentate ed introdurre ai loro temi più complessi. PARTE
SECONDA TRATTATO DEL CIELO TERRESTRE - DI VINCESLAO LAVINIUS DI
MORAVIA - 1612 l Cielo Terrestre
Esiste un solo Spirito corporale, che la
Natura ha creato per primo, che è diffuso e nascosto, Balsamo prezioso della
vita, che conserva quello che è puro e buono e distrugge ciò che è impuro e
cattivo. Questo Spirito è la fine ed il principio d’ogni Creatura, triplo nella
sua sostanza, dal momento che è composto di Sale, Zolfo e di Mercurio o d’Acqua
pura, che dall’alto coagula, combina, raccoglie e lava tutti i luoghi bassi,
per mezzo di un secco untuoso ed umido. Esso è adatto e ben disposto a ricevere
qualunque forma; non è che l'Arte che, per l'aiuto e l’intervento della Natura,
lo rende visibile ai nostri occhi. Nel suo ventre cela e nasconde una
forza ed una virtù infinita: perché è una cosa piena delle proprietà del Cielo
e della Terra[21].
Essa è Ermafrodita, e fa crescere ogni cosa, mescolandosi indifferentemente ad
esse, dato che contiene in sé tutti i semi del Globo etereo. Poiché essa è
piena di un fuoco sottile e potente, e nel discendere dal Cielo infonde ed
imprime la sua forza sui Corpi terrestri, ed il suo ventre, poroso e tutto
pieno di ardore è il padre di ogni cosa. Allora questo ventre si riempie di un
altro Fuoco vaporoso e senza tregua riceve il suo alimento dall'umore radicale
che, in questo vasto corpo, si riveste dell'Acqua minerale, per mezzo della
concozione[22]
del suo Fuoco caldo. Questa Acqua, che può essere coagulata, e che genera tutte
le cose, diventa una terra pura che, per un forte legame, possiede le virtù dei
Cieli più alti rinchiuse in sé; e proprio perché questa stessa terra è unita e
congiunta al Cielo, le dò il bel nome di Cielo terrestre. Come la prima Natura
si servì all’inizio della separazione per ornare ed aggiustare la massa che era
in disordine ed in confusione, così l'arte, che ama la perfezione, deve imitare
la Natura. La Natura rimuove l'escremento sostanziale o per mezzo di un limo
terrestre, che essa converte in acqua, o per adustione[23]. L'Arte si serve di lavaggio e
digestione, per mezzo dell'acqua e del fuoco, e separa il sudiciume e
l'impurità purificando l'anima da ogni vizio. Colui, dunque, che conosce il
modo di servirsi dell'Acqua e del Fuoco, conosce la vera strada che lo condurrà
ai più alti segreti della Natura. L'Acqua, questo grande Corpo, questa prima
creatura di Dio, fu piena di Spirito sin dal principio, possedendo ogni varietà
di forma in seme; ed essa vivifica tutto tramite il movimento e produce ogni
cosa nella luce del Cielo e della Terra. L'Acqua è la nutrice di tutto ciò che
vive in questi due luoghi: nella Terra, è un vapore; nei Cieli è effettivamente
un fuoco, triplo nella sua sostanza e Materia Prima perché tutti i corpi procedono
e si allontanano dalla Natura di tre in tre. Essa contiene un balsamo che ha il
Sole per padre e la Luna per madre. Nell'aria germina nei luoghi bassi, e cerca
i luoghi elevati; la Terra l’ha nutrita nel suo ventre caldo, ed essa è la
causa di ogni perfezione. Il gran Dio, che dà la vita a tutto, ha stabilito due
rimedi per gli Spiriti e per i Corpi, vale a dire due cose che li purificano e
mondano delle loro impurità, ed è la ragione per cui la corruzione dispone e
tende ad una nuova vita. I Metalli hanno queste due cose in essi e sono queste
due cose la causa del rinnovamento; e partecipano della terra e del cielo,
affinché uniscano e leghino insieme le due altre estremità. Proprio per questa
ragione queste due cose sono scese dal Cielo in Terra per poi ritornare al
Cielo, affinché mostrino il loro potere in Terra. Come il Sole dissipa le
nuvole ed illumina la terra, così questo Spirito preparato in questo modo e
separato delle sue nuvole, illumina tutto ciò che è oscuro. Bisogna considerare
questo spirito nelle due forme: nel suo succo, e nel suo veleno. Il suo succo è
doppio e conserva tutti i corpi per un Sale amaro. Il suo veleno, ugualmente
doppio, li consuma e li distrugge. Ecco le facoltà racchiuse nella confusione e
nel caos, il quale ha gli stessi effetti quando lo si estrae dalla terra; ma
quand’è separato per mezzo della divisione del buono dal cattivo, mostra la sua
forza e la sua potenza sui perfetti e gl’imperfetti. Enigma
Io abito nelle montagne e nella pianura; sono padre
ancor prima d’essere figlio; ho generato mia madre e mia madre, o mio padre, mi
ha portato nel suo utero, concependomi senza bisogno di nutrimento. Io sono
ermafrodito e ho le due nature; sono vittorioso su tutti i forti, e battuto dai
più deboli e piccoli; non si trova nulla sotto il cielo di così bello o che
abbia una figura così perfetta. Nasce da me un Uccello meraviglioso[24], che dalle sue ossa, che sono
le mie ossa, si fa un piccolo nido, dove, volando senz’ali, rinasce a nuova
vita morendo. E poiché l’Arte soverchia le Leggi della Natura, egli è cambiato
alla fine in un Re che supera infinitamente in virtù gli altri sei. Ecco il
vero Miracolo del Cielo Terrestre, per mezzo dell’Arte del Saggio. SIEGAZIONE CURIOSISSIMA DEGLI ENIGMI E
FIGURE GEROGLIFICHE, FISICHE CHE SI TROVANO NEL GRANDE PORTALE DELLA CHIESA
CATTEDRALE E METROPOLITANA DI NOTRE DAME DI PARIGI PER
IL SIGNOR ESPRIT GOBINEAU DE MONTLUISANT GENTILUOMO DI CHARTRES, AMICO DELLA
FILOSOFIA NATURALE E ALCHEMICA.
l Mercoledì 20 di Maggio 1640, vigilia della
gloriosa Ascensione del nostro Salvatore Gesù Cristo, dopo avere pregato la sua
santissima Madre Vergine nella chiesa Cattedrale Metropolitana di Parigi, uscii
da questa chiesa bella e grande e considerando attentamente il suo ricco e
magnifico Portale, di squisita struttura, dal fondamento fino alla sommità
delle sue due alte ed ammirevoli Torri, feci le osservazioni che andrò a
spiegare. Comincio con l’osservare che questo Portale è triplice, formando tre
entrate principali in questo splendido Tempio, solo corpo dell’edificio, ed
annunciare la Trinità delle Persone in un solo Dio, sotto il quale per
l'operazione del suo Spirito Santo, il suo Verbo si è incarnato per la salvezza
del mondo nei fianchi della Vergine santa; simbolo dei tre principi celesti in
unità che sono le tre principali chiavi aprenti i principi, e tutte le porte,
le strade e le entrate della natura sublunare cioè della linfa universale, e di
tutti i corpi che essa forma, e produce, conserva o rigenera. 1° La figura posta al primo cerchio del
Portale, in faccia all’Hôtel-Dieu, rappresenta nella parte più alta Dio Padre,
Creatore dell'universo, con le braccia distese, che tiene in ciascuna delle sue
mani una figura di uomo a forma di angelo. Ciò rappresenta che Dio Onnipotente
al momento della creazione di tutte le cose che fece dal niente, separando la
luce dalle tenebre, fece queste nobili Creature che i Saggi chiamano Anima
Cattolica, Spirito universale, o Soffio vitale incombustibile, e Mercurio di
vita, cioè l'umido radicale generale, i cui due principi sono raffigurati da
questi due Angeli. Dio Padre li tiene nelle sue due mani, per fare la distinzione
tra lo Zolfo vitale, suo olio di vita, che si chiama Anima e del Mercurio di
vita o umido primogenito, che si chiama Spirito, sebbene siano termini
sinonimi, ma solamente per fare concepire che quest’Anima e questo Spirito
traggono il loro principio e la loro origine dal mondo sopraceleste ed
archetipale, dove è la Sede ed il Trono pieno di gloria dell’Altissimo; da dove
emana in modo soprannaturale ed impercettibile per comunicarsi come prima
radice, la prima Anima mobile e la sorgente di vita di tutti gli Esseri in
generale, e di tutte le Creature sublunari tra cui l'uomo è il prediletto.
2° Nel cerchio di sotto al mondo sopraceleste
ed archetipale si trova il Firmamento, o Cielo astrale nel quale compaiono due
Angeli, con il capo chinato, ma coperto ed avvolto. L'inclinazione di questi
due Angeli, con la testa in basso, ci fa capire che l'anima universale, o lo
spirito Cattolico, o per meglio dire il soffio della virtù di Dio, vale a dire,
le influenze spirituali del Cielo archetipale, discendono da Lui al Cielo
astrale che è il secondo mondo, ugualmente celeste, detto etipico, dove abitano
e regnano i pianeti e le stelle che hanno il loro corso, le loro forze e virtù,
per il compimento della loro destinazione e dei loro doveri, secondo i decreti
della Provvidenza che li ha così ordinati e subordinati, al fine di operare
attraverso il loro ministero e le loro influenze, la nascita e generazione di
tutti gli Esseri Spirituali e di tutte le cose sublunari, partecipanti
dell'Anima e dello Spirito Universali. E per mezzo dei due Angeli con la testa
china in basso, che sono vestiti, ci è mostrato, che il seme universale e
spirituale Cattolico non sale, ma scende sempre ed il corpo in cui è nascosto,
ci insegna, che questo seme celeste è coperto e non si mostra nudo, ma si
nasconde con cura agli occhi degli ignoranti e dei Sofisti e non è conosciuta
affatto dal volgo. 3° Sotto il Firmamento vi è il terzo Cielo, o
elemento dell'aria; nel quale appaiono tre bambini circondati di nuvole. Questi
tre bambini significano i primi tre elementi di tutte le cose, chiamati dai
saggi principi principianti di cui i tre principi inferiori, sale, zolfo, e
mercurio, hanno origine, e sono chiamati principi principiati, per distinguerli
dai primi, sebbene tutti insieme, discendano dal Cielo archetipale, e partano
dalle mani di Dio che della sua fecondità, riempie tutta la natura; ma tutte le
influenze spirituali e celesti sembrano essere emanati dai primi due Cieli,
prima di unirsi a qualsiasi corpo sensibile; ciò fa in modo che ogni emanazione
spirituale del primo Cielo o dell'Archetipale è chiamata Anima, e quella del
secondo Cielo o Firmamento è chiamata Spirito. Sono quest’Anima e questo
Spirito, dunque, invisibili e puramente spirituali che riempiono delle loro
virtù attive e viventi il terzo Cielo, chiamato Elementare, o il Cielo tipico,
perché è il soggiorno degli Elementi che mossi, ordinati e subordinati per i
due mondi superiori, agiscono a loro volta, per scossa e movimento discendente,
ascendente, progressivo e circolare, su tutti gli Esseri inferiori e su tutte
le Creature sublunari composti delle loro qualità miste, chiamate i quattro
temperamenti. Ora quest’Anima emanata nel mondo Elementare, che riempie della
sua luce vivificante, è chiamata Zolfo e lo spirito emanato dal mondo, o Cielo
Firmamentale - che è in principio l'umido radicale d’ogni cosa al quale questo
zolfo, o calore luminoso, è legato ed aderente come al suo primo ed ultimo
alimento - è chiamato Mercurio, o l'umido primogenito cioè l'umido radicale
d’ogni cosa, di conseguenza indivisibile dallo zolfo o anima eterea che essendo
un fuoco celeste luminoso e caldo, non può rimanere senza la sua unione intima
ed indissolubile con questo spirito, il suo umido radicale. Ma ciò è al disopra
la portata degli insensati. Questa Anima e questo Spirito uniti come una sola e
medesima essenza, partendo dallo stesso principio e non facendo per così dire
che una medesima cosa, non essendo divisibili che per mezzo dello spirito, non
possono essere visti né toccati, ma solamente concepiti e compresi dai saggi
Investigatori della Scienza di Dio e della Natura; questa Anima e questo
Spirito non ci diventano sensibili se non per mezzo del legame indivisibile che
li lega uno all'altro: questo legame chiamato sale, è l'effetto della loro
unione e del loro amore reciproco, ed è un corpo spirituale che ce li nasconde
avvolgendoli nel suo seno come se di tre non facessero che una sola e stessa
cosa; il che la gente nutrita di pregiudizi non capirà né comprenderà affatto.
Questo Sale è quello della sapienza, cioè l’accoppiamento e il legame tra fuoco
e acqua, caldo e umido in perfetta Omogeneità ed è il terzo principio; non si
rende per nulla visibile né tangibile nell’aria che respiriamo nella quale è
sottile e fluido e manifesta il suo corpo visibile per mezzo del soggiorno e
del deposito come residuo nei misti, cioè composti di elementi che esso fissa e
racchiude mescolandosi intimamente allo Zolfo, Mercurio e Sale che sono
dei principi naturali a lui assai analoghi e che costituiscono le Creature
Sublunari. Il Sale celeste è il principio principiante che procede dall'Anima e
dallo Spirito, cioè dalla loro azione o per meglio dire, dallo Zolfo e dal
Mercurio eterei; esso è il mezzo e l’ambiente che li unisce nella loro azione,
per tradursi in fluido nello Zolfo, il Mercurio e Sale di natura sotto un corpo
visibile e tangibile, chiamato dai Saggi con ogni tipo di nomi: ora Sale
Alkali, Sale Armoniaco, Sale di Pietra[25]
dei Filosofi, ed ancora da mille altri soprannomi simbolici, che si riferiscono
o alla sua origine o al suo discendere, o alla sua essenza corporale: provando
così che essendo l'Anima, lo Spirito ed il Corpo universale della Natura, è
suscettibile di ogni tipo di determinazione, che piacerà alla Natura o
alI'Artista dargli secondo l'arte della Saggezza. Ma non bisogna perdere di
vista che è dal mondo sopraceleste, che la sorgente della vita d’ogni cosa
trova origine e che questa vita è chiamata Anima o Zolfo; che dal mondo celeste
o firmamento procede la luce, chiamata Spirito, oppure umido o Mercurio; e che
questa Anima e questo Spirito riempiono della loro fecondità vivificante il
terzo mondo chiamato Elementare, e che la loro azione energica ed elastica
perpetuamente circolare, vi porta e produce il Fuoco tutto divino, analogico al
calore e all’umido radicali, ma impercettibile ed invisibile, non volgare né
grossolano. Per suo mezzo, in quanto Fuoco di vita per essenza Nutriente,
Riparatore Conservatore e non Distruttore, le cose diventano palpabili e di
solidità corporea. Da ciò bisogna concludere che queste tre sostanze, Zolfo,
Mercurio e Sale universale celeste, sono i veri principi principianti della
generazione di ogni cosa, e che queste tre sostanze naturali e sublunari nelle
quali le prime tre si infondono e corporificano, sono i veri principi
principiati, responsabili della generazione dei Corpi, perché includono e
fissano le qualità elementari adatte alla temperatura[26] degli individui secondo i
Decreti della Provvidenza. È ciò che ha fatto dire ai Saggi che il Sale
spirituale che serve come rivestimento e legame allo Zolfo ed al Mercurio
celeste, era la sola ed unica materia con cui si fa la Pietra dei Filosofi; e
che come queste tre sostanze identificate attraverso la loro unione, non ne
facevano che una, la Pietra non era affatto composta da parecchie cose, ma di
una sola, trina in essenza, unica nel principio e quadrangolare per le quattro
qualità elementate; tuttavia ciò si deve intendere per certi riguardi, che
possono cadere sotto l'intelligenza dello spirito e dei sensi allo stesso
tempo: cioè non bisogna immaginarsi che la materia della Pietra triangolare e
quadrangolare dei Saggi si debba o possa prendere nel suo stato di fluido aereo
invisibile; ma bisogna intendere che è necessario cercare e trovare questa
stessa materia sotto forma di fluido aereo, infuso e corporificato nella terra
Vergine dei bambini della Natura che ne sono i meglio forniti, i più
altamente e copiosamente avvantaggiati e nei quali i primi ed i secondi Agenti
uniti hanno maggiore dignità, eccellenza e virtù. Perché la radice dello Zolfo
dei Saggi, del loro Mercurio e del loro Sale è uno Spirito celeste Spirituale e
soprannaturale che per mezzo del veicolo dell'aria sottile si condensa in aria,
o vapore ispessito, facendo una materia universale e l'unica di tutte le
procreazioni. 4° Al di sotto di questi tre bambini,
collocati nell'elemento dell'aria, vi sono il Globo dell'Acqua e della Terra
sulla quale pascolano degli animali come un montone, un toro, ecc. Il Globo
dell'Acqua e della Terra ci indica gli Elementi inferiori, cioè l'Acqua e la
Terra nei quali il Fuoco celeste e l'umido radicale sottilissimo, per mezzo
dell'aria si insinuano sino in profondità, circolandovi incessantemente per
loro propria virtù, sotto la forma invisibile di un Spirito sopraceleste e di
vita che, secondo Davide, nel Salmo 18, v. 6, 7, 8, ha il suo Tabernacolo nel
Sole; da dove per la sua virtù energica, come un Sposo che si alza del suo
letto nuziale, si lancia per percorrere la via degli Elementi così come un
splendido Gigante che misura il suo slancio e il sue impeto nella vasta distesa
dell'aria; la sua uscita avviene dal più profondo dei Cieli: di là procede
e penetra dovunque, senza lasciar niente privo del calore della sua
presenza vivificante, secondo l'espressione stessa di Salomone nel suo
Ecclesiaste, c. 1, v. 5, 6. È quello stesso Spirito divino che illumina
l'immensità dell'universo; che spostandosi con moto circolare, avanti ed
indietro, per una virtù energica ed elastica, dal centro al fuori centro ed
entro la capacità del tutto, ritorna incessantemente e perpetuamente nei
cerchi che descrive con il suo movimento ed il suo corso eterni ed universali.
E’ così che questo Spirito universale, per mezzo del fuoco e dell'umido, nutre
i pesci nell'acqua, gli animali sulla terra, e gli insetti dentro di essa, fa
vegetare le Piante, e produce i Minerali ed i Metalli al centro e nelle viscere
della Terra, perché la sua influenza circolante, come Fuoco vitale unito
all'Umido Radicale attraverso il Sale di Sapienza, è il seme universale che si
congela e il cui vapore s’ispessisce al centro di tutte le cose. Questo seme
spirituale opera nelle differenti matrici, secondo le loro disposizioni, la
loro natura, il loro genere, la loro specie, e la loro forma particolare, per
produrre tutte le generazioni, alimentandovi il movimento e la vita. Quanto ai
due animali che vi pascolano, cioè il montone ed il toro, è per dirci che al
ritorno della Primavera e nei primi due mesi, marzo ed aprile, nei quali questi
due animali dominano in qualità di segni dello zodiaco, la materia universale
creativa e ricreativa, essendo più innamorata della Virtù celeste che vi infonde
copiosamente le sue proprietà vitale, è più abbondante, virtuosa ed esaltata e
di conseguenza molto più qualificata che in altro tempo. 5° Al di sotto di questi due animali si vede
un corpo come addormentato e coricato sulla schiena, sul quale discendono
dall'aria due ampolle con il collo verso il basso, una rivolta verso il
cervello, e l'altro verso il cuore dell’uomo addormentato. Il corpo così
raffigurato non è altro che il sale radicale e seminale di ogni cosa, che per
la sua virtù magnetica attira a sé l'anima e lo spirito Cattolici che gli sono
omogenei, e che si insinuano e si corporificano incessantemente nel sale: ciò è
rappresentato dalle due ampolle o fiale, contenenti il calore e l'umidità
naturale e radicale; avendo questo sale così attirato e corporificato in sé
queste due sostanze ed avendogli la loro unione spirituale acquisito una
forza prodigiosa, esso si spinge e penetra nel punto centrale degli individui.
Così, da universale che era, questo sale si distingue, si corporifica, si determina,
e diventa rosa nel roseto, oro nell’argento vivo minerale, oro nell'oro, pianta
nel vegetale, rugiada nella rugiada, uomo nell'uomo, il cui il cervello
rappresenta l'umido radicale lunare ed il cuore significa il calore naturale
solare, trasportato nel primo come la sua matrice. 6° Alla destra dei tre bambini, un poco più in
basso, c’è una scala sulla quale sale in ginocchio un uomo che ha le mani
giunte e sollevate nell'aria, dalla quale discende un’ampolla, o fiala. In cima
alla scala, c'è un tavolo coperto da una tovaglia con sopra una coppa. La scala
c'insegna che bisogna elevarsi a Dio, pregarlo in ginocchio, con il cuore, lo
spirito e l’anima, per avere questo dono che è il Magistero dei Saggi,
veramente un dono grandissimo di Dio, una grazia singolare della sua bontà; e
che non bisogna essere in bassi luoghi, per ricevere la prima materia
universale che contiene la forma vegetale e generale del mondo. L’ampolla che
scende dall'aria significa liquore o rugiada celeste che sgorga prima di tutto
per l’influenza sopraceleste, si mescola in seguito con le proprietà degli
astri e da quelle legate insieme, si forma come un terzo tra terrestre e
celeste: ecco come si forma il seme ed il principio di ogni cosa. La coppa che
è sul tavolo, rappresenta il vaso con cui si deve ricevere il liquore celeste. 7° Al lato sinistro di questa Porta del grande
portale, vi sono quattro grandi figure a grandezza umana, ciascuna con un
simbolo sotto i loro piedi. La prima, la più vicina alla porta, ha sotto i suoi
piedi, un drago volante che divora la sua coda. La seconda, ha sotto i suoi
piedi un leone con la testa che volge verso il cielo, azione che le fa torcere
il collo in maniera evidente. La terza, ha sotto i suoi piedi la figura di un
burlone che se la ride delle figure che guarda, e che sembrano presentarsi a
lui. La quarta mostra ai piedi un cane ed una cagna che lottano vigorosamente e
sembrano volersi divorare l’un l'altro. Con il drago volante che divora la sua
coda è rappresentato la Pietra dei Filosofi, composta di due sostanze, o
mercurio di una stessa radice, ed estratta dalla medesima materia; sostanze di
cui una delle quali è lo spirito etereo, umido e volatile, e l’altra è lo
zolfo, o sale di natura corporea, secca e fissa, il quale per sua natura e secchezza
interna si divora la sua coda scivolosa di drago, cioè dissecca l'umidità
convertendola in Pietra aiutato dal fuoco costante nella concavità dello
spirito etereo umido, sede dell'anima Cattolica. Il leone curvato che guarda
verso il cielo denota il corpo, o sale animato che desidera riprendere con
avidità la sua anima ed il suo spirito. La figura del burlone rappresenta i
falsi Filosofi e i Sofisti ignoranti che si divertono a lavorare su delle
materie eterogenee e non incontrano niente di buono, si burlano della Scienza
ermetica e dicono che non è vera, ma puramente illusoria, offendendo la verità
Divina che ha messo i suoi più ricchi tesori nel soggetto. Il cane e la cagna
che si divorano vicendevolmente e che i Saggi chiamano cane di Armenia e cagna
di Corascene, indicano che il combattimento delle due sostanze che formano la
Pietra ha una sola origine, perché l'umido che agisce contro il secco si
scioglie, e poi il secco che agisce contro l'umido, che ha divorato prima il
secco, è inghiottito dallo stesso secco e ridotto in acqua secca e a ciò ci si
riferisce come la dissoluzione del corpo ed il congelamento dello spirito; ciò
che è tutto il lavoro dell’Opera ermetica. 8° Al di sotto, di queste grandi figure, in un
pilastro vicino il Portale, vi è la figura di un Vescovo, con la sua Mitra e la
Croce, in posizione meditativa. Questo Vescovo rappresenta, Guillemus
Parisiensis, cioè chi ha fatto costruire questo magnifico Portale facendovi
apporre gli Enigmi. 9° Sul pilastro di mezzo, che divide le due porte
di questo Portale, c’è ancora l’immagine di un Vescovo che mette la sua Croce
nelle fauci di un drago che si trova ai suoi piedi e che sembra uscire da un
bagno ondeggiante, tra le cui onde appare la testa di un Re che ha una corona
triplice e che sembra annegare tra di esse e poi riemergere. Questo vescovo
rappresenta il saggio Artista Chimico che grazie alla sua arte congela la
sostanza volatile del drago mercuriale che vuole lanciarsi ed uscire del vaso
che lo contiene sotto forma d’acqua ondeggiante, eccitato a questo movimento
interno per un dolce calore esterno; questo Re incoronato è lo Zolfo di natura
composto dall'unione fisica ed eccentrica delle tre sostanze omogenee ma che
l’Artista ha separato dalla prima materia Cattolica. Le tre sostanze sono lo
spirito etereo mercuriale, il sale solforoso o nitroso ed il sale alkali o
fisso, che conserva il suo nome di sale tra i tre principi principianti ed i
tre principi principiati, che tutti e tre erano contenuti nel caos umido in cui
il Re annega mentre chiede soccorso senza ottenerlo dall'artista alchemico, se
non dopo essersi disciolto nel solvente della sua propria sostanza che gli è
simile. Dopo ciò avrà meritato di ricevere soddisfazione alla sua domanda, cioè
solo dopo essere stato inghiottito e reso acqua dalla sua acqua si congela
grazie al suo calore interno eccitato dal suo sale o sua propria terra. Con
quest’operazione semplice, naturale e senza mescolanza, si fa il Magistero dei
Saggi che non è altro che sciogliere il corpo e congelare lo spirito dopo avere
messo nell'uovo cristallino il peso adatto dell’una e dell'altra sostanza che
sono tripla ed una. Perché tutto il lavoro dell'Opera consiste nel salire e
scendere successivamente, cui ci si riferisce con ascensione e discesa finché
di quattro qualità elementate contrarie, omogeneizzate, si facciano tre
principi costitutivi ed ordinatori; finché dai tre si faccia apparire il fuoco
e l'acqua, il secco e l'umido, finché di questi due si faccia uno solo
perfetto, pietrificato in sale, che contiene tutto il Cielo e la Terra, in
depurazione e cottura delle eterogeneità. 10° Nel Portale si vedono a destra si vedono i
dodici segni dello Zodiaco divisi in due parti, in ordine secondo la Scienza di
Dio e della Natura. Nella prima parte del lato destro sono i segni
dell’Acquario e dei Pesci, che sono fuori opera: bisogna segnare e notare ciò.
Poi in opera sono l’Ariete, il Toro e i Gemelli uno sopra l’altro. Sopra i
Gemelli c’è il segno del leone anche se non è il suo rango che apparterrebbe al
Cancro, ma bisogna considerare ciò misterioso. I segni dell’Acquario e dei
Pesci sono messi fuori opera espressamente per far conoscere che nei due mesi
di Gennaio e Febbraio non si può avere né raccogliere la materia universale.
Quanto all’Ariete, Toro e Gemelli che sono in opera, uno sull’altro e regnanti
nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio, insegnano che è in quel tempo che il Saggio
Alchimista deve andare incontro alla materia e prenderla nell’istante in
cui scende dal Cielo e dal fluido aereo dove essa non fa che baciare le labbra
dei misti e passare sul ventre delle gemme e delle foglie Vegetali che le sono
soggette, per entrare trionfante sotto i suoi tre principi universali nei corpi
attraverso le loro porte dorate, divenendovi il seme della rosa celeste; il che
va inteso simbolicamente. Allora il suo amore le fa gettare lacrime che non
sono altro che luce di cui il Sole è padre, rivestito di umidità di cui la Luna
è madre e che il Vento d’Oriente porta nel suo ventre; in questo stato l’avrete
presa prima che fosse attirata dalle calamite degli individui specifici
specificandosi in essi. Quanto al segno del Leone posto sopra i Gemelli al
posto del Cancro, è per far capire che c’è qualche cambiamento e un’alterazione
delle Stagioni contenuti nel lavoro manuale e fisico della Pietra e che non è
così adatto per ricevere e prendere la materia come nel tempo in cui regnano
Ariete, Toro e gemelli. Perché durante i grandi calori dell’estate, per
l’ardore e il fasto del Sole che assorbe molto umido radicale per sua sostanza,
suo mantenimento e nutrimento, avviene una grande dissipazione e dispersione
degli spiriti e la maggior parte della materia che accresce e nutre i corpi è
convertita in spiritualità aerea da cui non la si può tirare via se non per
mezzo del magnete fisico e filosofico che gli è omogeneo, cioè per mezzo di una
temperatura condita di umido che è sua calamita e suo involucro. 11° In basso, al di sotto dell’Acquario e di
fronte ai Pesci, si vede un Drago volante che sembra guardare solamente e
fissamente Aries, Taurus e Gemini, cioè le tre figure
della Primavera che sono l’Ariete, il Toro e i Gemelli. Questo Drago volante
che rappresenta lo Spirito Universale e che guarda fissamente le tre figure,
sembra dirci in modo affermativo che questi tre mesi sono i soli dei quali si
può raccogliere fruttuosamente questa materia celeste chiamata luce di vita,
estratta dai raggi del Sole e dalla Luna con la cooperazione della natura, con
un mezzo meraviglioso ed un’arte industriosa ma semplice e naturale. 12° Vicino e dietro al Drago volante è
raffigurato un burlone, dietro c’è un cane seduto sul dorso e su di esso è
posato un uccello. Questo burlone è uno sbeffeggiatore della Scienza Ermetica
in questione, uno che disprezza le operazione dei veri Saggi, dei Filosofi e di
tutti quelli che sono dalla loro parte stimandoli insensati, accecato
dall’errore volgare. La figura di questo Cane seduto con l’uccello sopra, ci fa
capire che il cane è il corpo o suolo della materia universale, fedele
all’Artista che sa lavorarla e l’uccello rappresenta lo spirito della stessa
materia posto in essa; questa materia è conosciuta comunemente sotto i nomi di
zolfo e mercurio, essendovi compreso il sale come terzo e copula o legame, in
quanto indivisibile dai due che sono corpo e spirito. 13° Nella seconda parte di questo Portale, a
sinistra in alto, c’è il segno del Cancro al posto del Leone che è dall’altro
lato dello stesso Portale. Sulla stessa linea del Cancro ci sono Vergine,
Bilancia e Scorpione tutti e quattro in opera. Poi Sagittario e Capricorno che
sono fuori opera. Col Cancro posto in alto, è testimoniato che la materia
Lunare è stata molto abbondante ma che l’abbondanza non è più così grande
perché le Pleiadi, che sono costellazioni umide se ne vanno. Vergine,
Bilancia e Scorpione sono gli ultimi gradi di calore per la cottura dell’Opera
Filosofica; perché nel tempo autunnale la maturità dei frutti è portata a
termine con Sagittario e Scorpione che sono fuori opera; ciò dimostra la loro
freddezza e secchezza e il fatto che queste qualità, concepite dallo spirito
intelligente, sono però invisibili esteriormente nella materia del nostro
Magistero. 14° A destra e a sinistra dei dodici Segni
dello Zodiaco — che rappresenta il corso dell’anno — ci sono quattro figure
raffiguranti le quattro Stagioni, cioè Inverno, Primavera, Estate e Autunno.
Con queste quattro Stagioni è dato di capire che il Composto filosofico deve
essere mantenuto nell’athanor o forno di cottura per un anno e più, il che fa
dieci mesi ermetici, per mezzo dei gradi di un calore che sia dolce e
proporzionato all’inizio, poi un po’ più forte verso la fine e nondimeno
lineare, come per far colorire e maturare i frutti che si raccolgono durante
queste tre Stagioni, cioè Primavera, Estate e Autunno. Mediante ciò l’Artista
acquisisce la Medicina al bianco, simbolo della Vergine Madre e Pasquale, che
egli può fermare e prendere nel cerchio citrino come Medicina lunare universale
perfetta; oppure, continuando senza interrompere il lavoro, può spingere fino
al rosso perfetto che ne è prodotto come Medicina solare universale e sovrana,
compiuta nel tempo della sua nascita, rimarcata solennemente dai Saggi. 15°
Sotto le Otto grandi Figure dello stesso Portale, delle quali ce ne sono
quattro da ogni lato e in basso, sono mostrate le vere operazioni per fare e
perfezionare la Medicina universale: il curioso che impara quest’Opera divina
potrà spiegarle o farsele spiegare, ma mai spiegarle per iscritto. Portale Centrale
16°
Nel Portale di mezzo, a destra si vedono sei figure. La prima è un’aquila, la
seconda un Caduceo attorcigliato da due serpenti, la terza una Fenice che si
brucia, la quarta un Ariete, la Quinta un uomo che tiene un Calice in cui
riceve qualcosa dall’aria; la sesta è una croce di tratto quadrato, dove si
vede da un lato sulla linea trasversale una lacrima e sulla stessa linea
dall’altro lato un calice in questa forma:
Queste sei Figure non sono, per così dire, che
la ripetizione di ciò che è stato detto tante volte sotto differenti figure e
differenti termini, che sono inesauribili, per il poco lavoro e la semplicità
della materia; la quale però non si fa conoscere che dai veri Filosofi e non
dai Sofisti ignoranti per quante ricerche ne facciano, perché la loro
intenzione è malvagia e orgogliosa e questo Dono divino non è accordato che ai
semplici e umili di cuore, disprezzati dal resto del mondo insensato e molto
disgraziato nel suo accecamento, che si pasce solo di favole transitorie. 1 L’Aquila, per esempio, non significa altro
che lo Spirito universale del mondo; è l’Uccello di Hermes e il movimento
perpetuo dei Saggi. 2 Il Caduceo attorcigliato da due serpenti
insegna che la Pietra è composta di due sostanze, sebbene tratte dallo stesso
corpo ed estratte dalla stessa radice; però queste due sostanze in apparenza
sembrano essere contrarie essendo una umida e l’altra secca, una volatile e
l’altra fissa; ma sono simili nell’essenza e negli effetti, perché sono due di
natura, provenienti da un solo principio, benché realmente non siano che una. 3 La Fenice che si brucia e rinasce dalle
proprie ceneri ci insegna che queste due sostanze, una volta messe nell’uovo
filosofico nell’atanòr, agiscono a lungo e naturalmente una contro l’altra e che
si abbandonano a furiosi combattimenti prima di abbracciarsi ed unirsi; ci
insegna che la guerra è lunga prima di ricevere il bacio della pace, che i
flutti del Mare filosofico sono agitati a lungo dal flusso e dal riflusso prima
che la bonaccia e la calma possano succedere e regnare; ed infine che i lavori
sono assai grandi prima che queste due sostanze si riducano finalmente in
polvere o zolfo incombustibile. Perché ciò non può farsi se non dopo che
l’umido Mercuriale sia stato consumato, o piuttosto disseccato dalla grande
attività del caldo e secco interno della sostanza corporea del Sale di natura e
che tutto il composto sia fatto simile. Dopo questi bruciamenti o calcinazioni
filosofiche, questa polvere — vera Fenice dei Saggi perché non c’è al mondo
altra Fenice che questa — dissolta da capo nel suo latte verginale, torna a
riprendere nascita di per se stessa e dalle sue proprie ceneri, continuando
così a rinascere e a morire quante volte piace all’Artista bene sperimentato. 4 L’ Ariete significa sempre l’inizio della
Stagione in cui bisogna prendere la materia, perché in questo tempo di
effervescenza l’umido ignificato dello Spirito universale comincia a salire
dalla Terra al Cielo e a discendere dal Cielo in Terra molto più copiosamente
che in ogni altra stagione e con più virtù; soprattutto nelle miniere dove il
Sole ha fatto almeno trenta rivoluzioni e non più di trentacinque, tempo in cui
la Natura minerale comincia a retrocedere per tendere alla propria depravazione
e declino. 5 L’Uomo che tiene un Calice in cui riceve
qualcosa dall’aria, ci mostra che bisogna sapere cosa fa la Calamita per mezzo
dell’uomo che ha la potenza di attirare dal Cielo, dal Sole e dalla Luna
attraverso la propria virtù magnetica, lo Spirito Cattolico invisibile, rivestito
della pura sostanza umida eterea, influenza quintessenziata, per fare di queste
due una terza sostanza che partecipa individualmente delle altre due; ciascuna
delle quali contiene in sé indivisibilmente il Sale, lo Zolfo e il Mercurio
universali: tutti questi tre si congelano e si uniscono al centro di tutte le
cose. 6 Quanto alla Croce sulle cui linee
trasversali, ai lati, sono posate una lacrima e un Calice, è per farci
intendere che ciò non è che la natura elementare, cioè i quattro Elementi
incrociati raffigurati dalle quattro linee della Croce: in effetti è per mezzo
dei quattro Elementi che le virtù e le energie celesti discendono e si
insinuano incessantemente su tutti i corpi visibili e sublunari. Le due linee,
alta e bassa, rappresentano il Fuoco celeste e le altre due trasversali
significano l’aria e l’acqua. La lacrima, significante l’umido dell’aria, piena
di fuoco vitale e posta sulla linea dell’aria e dell’acqua, deve essere
ricevuta nel Calice — che significa il recipiente — e non nelle basse vallate,
sebbene sia dappertutto, ma su luoghi che si avanzano nell’aria: lì non sarà
presa in quantità da quelli che non hanno la conoscenza del magnete fisico e
filosofico. 17° Presso la Porta a destra, da un lato ci
sono cinque Vergini sagge che tendono il loro Calice o coppa verso il Cielo e
ricevono ciò che dall’alto è loro versato da una mano che esce da una nube;
sotto vi si vedono e notano le vere operazioni Alchemiche e Filosofiche. Le
cinque Vergini rappresentano i veri Filosofi Ermetici amici della natura, che
conoscendo l’unica materia di cui essa si serve per lavorare nella magnesia dei
tre regni — animale, minerale, vegetale — ricevono dal Cielo questa stessa e
unica materia in vasi appropriati; seguendo le operazioni della natura,
lavorano fisicamente e dopo aver fatto il Mercurio o dissolvente Cattolico o il
Sale di natura che contiene il suo Zolfo, li uniscono al peso richiesto, li
cuociono nell’Atanòr e finalmente ne fanno l’Elisir Arabico. 18° Dall’altro lato del detto Portale
sinistro, si vedono altre cinque Vergini, ma folli perché tengono le Coppe
rovesciate contro la terra: così non possono né vogliono ricevervi la Lunaria
che la natura presenta loro, tanto abbondante e copiosa che dopo aver
largamente soddisfatto tutto l’Universo, ne resta più di quanta ne sia stata
impiegata. Ciò avviene in tutto e si distribuisce in tutti i tempi ed
incessantemente perché così l’ha ordinato, l’ha voluto e Io vuole l’Altissimo,
al quale sia resa gloria immortale ed ineffabile sulla terra e nei Geli. Con le
Vergini folli dalla Coppa rovesciata, sono rappresentate un numero infinito e
quasi incalcolabile di false operazioni dei Sofisti, dei Chimici, degli
ignoranti e disperati, così come degli spietati Soffiatori e Ciarlatani. Le
cinque Vergini folli significano quei falsi Filosofi che non chiedono che
tormenti Sofistici, come rubificazioni, dealbazjoni, coobazioni, amalgamazioni,
ecc., che disprezzano la lettura dei buoni autori e che per questa ragione non
possono avere conoscenza della vera materia: sebbene, a dire il vero, la
portino sempre con sé persino nel loro seno, sopra ed intorno a loro, sotto ai
piedi e benché la respirino continuamente; ma il loro orgoglio troppo
presuntuoso fa loro disprezzare la meditazione e la ricerca, immaginandosi
stupidamente nelle loro grossolane Sofisticazioni e nei loro falsi pregiudizi,
di trovarla senza conoscere la bella e pura natura interprete dei Misteri
divini. In effetti questa materia è così comune e di così vil prezzo che il
povero ne ha quanto il ricco; nondimeno è così preziosa che ciascuno ne ha
bisogno e non può fame a meno perché non si può essere, vivere ed agire senza
di lei. Tutto ciò che ho notato in questo triplice Portale è veramente bello e
rapisce ma sono lettere chiuse, Enigmi e Geroglifici pieni di misteri per gli
ignoranti, cose mistiche per i sapienti ai quali ho dato questa Spiegazione che
loro, in quanto Curiosi, devono considerare esattamente levando i veli che
nascondono l’entrata nelle segrete Stanze della casta Diana Ermetica. Non ho letto
nelle Carte antiche di Parigi né di questa Cattedrale, per sapere il nome del
Fondatore di questo meraviglioso Portale; credo però che chi ha fornito questi
Enigmi Ermetici, questi simboli e Geroglifici mistici della nostra Religione,
sia stato quel gran Dotto e pio personaggio Guglielmo Vescovo di Parigi, la cui
profonda Scienza è sempre stata ammirata con ragione dai più sapienti Filosofi
Ermetici dell’antichità, in particolare dal buon Bernardo conte Trevisano,
sapiente adepto Filosofo Ermetico. Perché è certo che questo Vescovo ha fatto e
compiuto il magistero dei Saggi. Ora, come è piaciuto alla divina Provvidenza
farmi la grazia di darmi qualche lume e conoscenza di Filosofia, Fisica ed
Ermetica, vi ho tanto lavorato che dopo lungo tempo, molta applicazione e
lettura di buoni libri ed aver fatto una quantità di belle e buone operazioni,
ho infine trovato la triplice chiave per mezzo della sua essenza, per aprire il
santuario dei Saggi o piuttosto della saggia Natura: posso così spiegare
fedelmente gli scritti parabolici ed enigmatici dei Filosofi antichi e moderni,
così come ho spiegato abbastanza chiaramente gli enigmi, parabole e geroglifici
di questo triplice Portale, cosa che faccio molto volentieri per dare
soddisfazione ai sapienti amatori di quest’Arte divina e suscitare la curiosità
dei nuovi Candidati che aspirano alla conoscenza della Scienza naturale ed
ermetica; di ciò Dio sia lodato ed esaltato per sempre. Così
sia. AFORISMI BASILIANI
O
CANONI ERMETICI DELLO SPIRITO
E DELL’ANIMA Canone I Ermete Trismegisto ha meritato di essere
chiamato il Padre dei Filosofi per avere ricercato i tre regni minerali,
vegetale ed animale e la loro triplice sussistenza in una essenza creata, nella
quale ha riconosciuto tutta la forza e la virtù della natura vegetale, animale
e minerale. II Nella natura del mercurio volante come neve,
bianco e coagulato, si trova una virtù vegetante poco comune: questo mercurio è
un certo Spirito tanto del grande che del piccolo mondo. Ed è da questo
mercurio che dipende e proviene il movimento e il flusso della natura umana,
secondo l'Anima razionale. III Quanto alla virtù animante, essa non è altro
che un mezzo tra lo spirito ed il corpo, poiché questa virtù, essendo come il
collante del mondo, è il legame di questi due. Questo legame si compone di
zolfo che si mostra sottoforma di un olio rosso trasparente come il sole nel
gran mondo e come il cuore dell'uomo nel piccolo mondo. IV
Infine, la mineralità è come di un corpo
simile al sale. Questo corpo è di una virtù e di un odore meravigliosi e nel
momento in cui il sale sarà separato dall’immondizia della Terra, non differirà
dal mercurio che per lo spessore e consistenza del corpo. V Queste tre sostanze considerate come un’unica
essenza, costituiscono e stabiliscono il limite del grande e del piccolo mondo,
dal quale il primo uomo è stato formato, quando fu creato dalla polvere della
terra, al quale arriva l’Anima razionale, microcosmica ed immortale ispirata
immediatamente da Dio. E quest’ultima, alla maniera di una Regina, è la causa
motrice e direttrice di tutte le funzioni che sono nell'uomo. VI Del resto, così come la virtù del nostro corpo
e della nostra vita è una cosa sola, per i quattro elementi e per l’unione o
coagulazione della polvere della terra o così come lo Spirito mercuriale, umido
radicale, e l'Anima solforosa, come calore naturale, che concorrono e si
riuniscono amabilmente a formare Uno con la consistenza e lo spessore del sale
che è il preservatore d’ogni putrefazione, parimenti si rende necessario che
l'Anima immortale sia divisa dal corpo composto di polvere. Che se arriva
qualche difetto in uno dei tre principi o in parecchi di essi, allora ne deriva
la morte di tutti, ma se il difetto si ritrova solamente in una parte di
qualche principio, la malattia sarà solamente causata. Ciò che si può vedere
soprattutto nell'Anatomia dei sette membri principali. VII Non c'è niente che possa rimediare in modo
migliore al triplice difetto di questi principi che la massa di questo limite
del quale l'uomo è stato fatto, la quale è stata unita per mezzo dei tre
principi riuniti in unica sostanza, che può aumentare, conservare e mantenere
tutte le forze e virtù della natura, purché sia convertita debitamente e sia
portata in un corpo Astrale fisso. VIII Dove si riconosce che il Balsamo del Soggetto
ermetico ha una stretta armonia e conformità col corpo umano. È ciò che ha reso
chiaro a questo Principe dei Fisici tedeschi, Philippe di Hohenheim, Paracelso,
nel libro della pietra fisica, che il microcosmo situato sul limite e formato
dalla polvere della terra, può essere portato e conservato in salute per la sua
medicina come per il suo simile, non per vano parere, ma veramente e
propriamente. Si può affermare la stessa cosa con verità di questa nostra
medicina. IX Ora dobbiamo considerare con beneficio queste
cose e questo tanto più che la medicina volgare si dimostra debole nel
conservare e mantenere radicalmente i tre principi del Microcosmo e la loro
armonia, dato che è solamente per caso che essa sembra aver a che fare con
questi tre principi, poiché è quasi del tutto preoccupata dei quattro
umori[27]. X La medicina minerale e chimica estratta dai
minerali e dai metalli raramente è preparata ed amministrata come si deve.
Proprio per questo motivo Paracelso, nello stesso libro, preferisce la propria
medicina a tutte le altre. Egli non nega tuttavia di possedere grandi segreti
riguardanti le altre cose minerali, ma afferma che l'operazione con essi è
lunga e laboriosa, e che la pratica è parecchio complicata, soprattutto per gli
ignoranti che servendosi di queste medicine minerali causano più del male che
del bene. XI Cerchiamo dunque il limite del nostro
Microcosmo nel quale microcosmo è localizzato questo limite, cerchiamo allora
questo globo vischioso della terra, composto di mercurio, di sale e di zolfo,
il quale, secondo Geber, può essere ugualmente chiamato anche umidità viscosa
dell'umidità, perché proviene da una certa sostanza umida[28].
XII Poiché il mondo, sebbene creato dal nulla,
deve tuttavia la sua origine all'Acqua, sulla quale lo spirito del Signore si
era posato, e dalla quale tutte le cose provengono, tanto quelle celesti che
quelle terrestri; allo stesso modo questo limite procede da un'acqua che non è
volgare e che non è né la rugiada celeste, né un'aria condensata nelle caverne
della terra o in un recipiente, né un'acqua proveniente dalle profondità del
mare ed attinta dalle fontane, dai pozzi o dai fiumi. Ma è un'acqua che ha la
sua sorgente in un’altra acqua che ha patito e sofferto e che è davanti agli
occhi di tutti, benché conosciuta da poche persone. Questa acqua ha in sé tutte
le cose che le sono necessarie per il compimento di tutta l’opera; eliminando
in essa tutto ciò che è esteriore. XIII Ora, questa Natura è a metà tra il grande ed
il piccolo mondo. Si trova dovunque, dal povero come dal ricco, così come ci
assicurano tutti i Filosofi. La si getta nelle vie là dove la si calpesta,
quale che sia la sorgente e fonte di tante operazioni meravigliose, da dove ci
conviene ristabilire questi tre principi del corpo. XIV Questa materia essendo risolta nella sua
propria acqua (giacché ogni generazione viene dell'acqua) deve essere fatta
circolare per i quattro Elementi, finché giunga ad un'altra natura Astrale
fissa, nell’uovo Filosofico che è così chiamato per il calore della gallina che
cova incessantemente le sue uova, altrimenti ogni speranza di generazione
perirebbe[29]. XV Così il piccolo uccello di Ermete
essendo chiuso nella sua segreta, che è il fornello, deve essere eccitato dal
caldo del nostro fuoco vaporoso, continuando gradatamente finché sia sbocciato
di sé stesso, e che sia capace, per il suo parto di guarire ciascuno. XVI Ora, nella preparazione dei tre principi
di questa acqua che ha sofferto, non aggiungiamo niente alla sua materia
sostanziale e niente togliamo alle tre proprietà che quell’acqua mantiene. Ma,
nella sua preparazione, rigettiamo solamente le superfluità, cioè le
eterogeneità o la terra morta e l'acqua insipida. Parimenti noi cominciamo la
nostra opera ermetica con la congiunzione di tre principi preparati con una
certa proporzione, essa si basa sul peso del corpo, che deve uguagliare lo
spirito e l'anima quasi per metà. XVII Dopo, controlliamo il tutto per una
continua fermentazione, affinché la natura, agente interiore, non ritardi la
sua azione, né soffra di alcun eccesso. Fate allora un fuoco dolce all’inizio
che sia, primariamente, quasi[30]
di quattro gouttes o filets fino a che la materia annerisca. Poi
aggiungetela in modo tale che sia quasi di quattordici filets, cosicché
la materia si lavi e che l’Iris[31] che appare arrivi al color
grigio. In quell’istante, spingetelo a ventiquattro filets, fino ad un
perfetto biancore, superando quello della Neve, fluente e fissa, che è la luna
del Microcosmo. XVIII Se desiderate giungere al rossore
perfetto manterrete il fuoco acceso per settanta giorni, fino a che la pietra
diventi come un rubino trasparente e pesante, vero Sole del Microcosmo, che
potrete moltiplicare allo stesso modo di come avete fatto fino ad ora. Un grano
di quello è uguale in potenza a seimila grani e, pertanto, se ne devono
utilizzare piccolissime dosi. Radice dell'elisir C'è in questo un vigore etereo ed un'immagine
celeste. Da dove noi fluisce e proviene questa Medicina
di Dio. R. Traduzione dal francese,
introduzione e note di Giulio Vada | |