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Le Origini dell'Alchimia |
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Una volta che il litargirio sia stato assorbito dalle pareti del crogiolo (o eliminato con mezzi meccanici) rimane come residuo un globulo fuso di metallo nobile. L'argento così ottenuto contiene sempre una quantità residua di piombo, che può variare dal 2 allo 0,05%. Il coperchio di uno scrigno in argento, proveniente da Nagada in Egitto, del 3600 a.C., ha mostrato all'analisi un contenuto di piombo dello 0,45%, ed è perciò sicuramente un esempio di metallo ottenuto per coppellazione. Ci siamo dilungati su questo processo, in uso ancora oggi, e che appare dunque noto sin dalla più remota antichità, per notare che una civiltà che lo pratichi, non solo ha evidentemente raggiunto un livello tecnologico piuttosto raffinato, ma non può essere ingannata con leghe che simulino oro o argento: la coppellazione infatti, è anche il metodo più certo per riconoscere i metalli preziosi, e separarli da impurezze, Resta da chiedersi quanto una mitologia che narra di Crono- Saturno, il piombo, che mangia tutti i suoi figli, i metalli non nobili, ma non Zeus, il metallo nobile non ossidabile, sia stata influenzata da queste conoscenze metallurgiche. Ma è un tema che per ora rinviamo. Alla fine del V millennio a.C. abbiamo testimonianze di una metallurgia del rame evoluta, alimentata da una propria industria mineraria. Una miniera sfruttata certamente sin dalla seconda metà del V millennio è a Rudna Glava, in Iugoslavia; nel pressi del confine con la Romania. Non lontano, ad Ai Bunar in Bulgaria, giacimenti di rame furono sfruttati molto presto, mediante la tecnica dell'estrazione a cielo aperto (18). Antiche miniere di rame sono note anche in altre parti d'Europa. Una di esse è stata scoperta a Chinflon in Spagna. Fuori dall'Europa, nell'area di Veshnovch nell'Iran, il minerale veniva estratto da una miniera con gallerie sotterranee lunghe 40 metri. Un'altra antica miniera di rame nell' Asia Occidentale è quella di Kozlu, nella Turchia centrale, i cui pozzi avrebbero una profondità di 50 metri. Notiamo che ottenere il rame dai suoi minerali è piuttosto difficile. I minerali più comuni sono la malachite, l'azzurrite e la calcopirite. I primi due possono essere ridotti a metallo a temperature molto inferiori al punto di fusione del rame (1083 "C) ma questo resta disseminato e non disponibile, sinché la temperatura non salga abbastanza per fonderlo e trasformare la ganga, costituita da minerali rocciosi, nello stato di scoria fluida: il risultato si presenta con due liquidi non miscibili sul fondo della fornace. La fusione di tutti questi minerali richiede una temperatura intorno ai 1200°C. La calcopirite, che era la più usata, richiede un arrostimento precedente. I primi fonditori del Mediterraneo Orientale generalmente procedevano riempiendo un forno di pietra con stati alternati di carbone di legna e di minerale combinato con un fondente. Questo, nel forno caldo, tendeva a combinarsi con la ganga e la allontanava dal metallo. In molti minerali la scoria era costituita da ossido di silicio in varie forme. Il fondente appropriato era allora un ossido di ferro, l'ematite, che alla temperatura del forno si combinava con la silice formando un silicato di ferro. Se il minerale di partenza aveva una percentuale significativa di arsenico, ciò che si otteneva non era rame, ma del bronzo naturale, che aveva il vantaggio di possedere una maggior durezza: si preferivano perciò minerali di rame arsenicale sinché, nel II millennio, non si scoprì che lo stagno induriva il rame al pari dell'arsenico con minor tossicità. Nei primi anni del secondo millennio la produzione di bronzo allo stagno aveva superato quella di bronzo all'arsenico. Verso la fine del II millennio il ferro cominciò a sostituire il bronzo nella produzione di utensili ed armi, ma questa non va considerata un'innovazione tecnologica, quanto piuttosto la risposta ad un'improvvisa scarsità di bronzo, probabilmente dovuta ad un'interruzione nel rifornimento di stagno: il bronzo infatti presentava rispetto al ferro vantaggi considerevoli, e quindi solo la necessità può spiegare questa sostituzione insoddisfacente. I primi lavoratori metallurgici infatti estraevano il ferro da minerali, soprattutto ematite e magnetite, per mezzo di un processo molto simile a quello usato per ottenere il rame. Vi era però una notevole differenza. Il ferro non fonde a temperature inferiori a 1537°C e la massima temperatura raggiungibile nei forni in uso all'epoca era di circa 1200°C. La fusione del minerale di ferro a quella temperatura non dà un bagno di metallo fuso, ma una massa spugnosa mista a ossido e silicato di ferro. In seguito la martellatura alla forgia trasformava, con una specie di spremitura meccanica, il massello di ferro poroso in una struttura continua di particelle di ferro qua e là interrotta da inclusioni di scoria non eliminata. Questo era il materiale di partenza da cui il fabbro ricavava poi oggetti con ulteriore riscaldamento e martellatura. Ciò che il fabbro si trovava a dover lavorare era un cattivo succedaneo del bronzo. Infatti il ferro così ottenuto è un metallo dolce, decisamente meno resistente (19). Si consideri poi che il bronzo poteva essere fuso alle temperature raggiungibili all'epoca e che si corrode lentamente, mentre il ferro si corrode rapidamente con danni spesso gravi. Si comprende dunque come non si sia trattato di un progresso, almeno per quel periodo (20), anche se allora dovette certamente incominciare uno studio teso a migliorare le prestazioni del ferro e per aumentare la temperatura dei forni, che condusse nel tempo a risultati validi. Ci resta dunque, per concludere, dalle profonde nebbie di questa autentica preistoria che possiamo studiare solo per indizi e tracce, l'immagine di un mondo evoluto, provvisto di una tecnologia per nulla rudimentale, che ha acquisito una notevole dimestichezza con processi di fornace e metallurgici, che sa riconoscere e manipolare composti chimici, i cui resti preziosi testimoniano di civiltà non certo primitive. Questa è la fredda descrizione tecnica, la stessa suggerisce più calde visioni, per quanto solo supposte e mai provate. Ci pare di poter sognare qui operai "benvoluti" che avvertono, in cave oscure che la lucerna appena illumina, l'empito vitale che a pochi è dato riconoscere nella "materia inerte". Li vediamo toccare toccati, manipolare manipolati, osservare osservati, in una sempre più ampia consapevolezza che climi più miti e aure più propizie favoriscono e non ostacolano. Li sentiamo stupiti, chini sui forni, non ancora assordati da progressi improbabili, udire i lamenti del minerale torturato, le grida del metallo liberato. Li scorgiamo sognare titaniche lotte, uccisioni, morti e vendette, vergini e eroi, incesti e nozze sacrali, fiamme divoratrici, fiati velenosi e nascite miracolose. Li scopriamo nascosti in tende sui monti, accoglienti e protette, cuocere lentamente a dolce fuoco di lampada viventi amalgame, olenti e profumati miscugli, in pacifiche notti rugiadose di primavere clementi. Li vediamo, fabbri proscritti e zoppi, mal sopportati, iniziare pochi destinati all'emarginazione invidiosa, che già disprezza e teme, inventare sacerdozi e templi, miti e religioni, per nascondere ai molti e insegnare ai pochi... Un sogno, senza dimostrazioni, senza prove, senza alcuna utilità, piccola parentesi che il lettore indulgente ci avrà perdonato. Ponendoci ora all'inizio del periodo esaminabile, incontriamo due grandi centri di civiltà: quello del bacino dell'Eufrate e quello del basso corso del Nilo. Tra i due Corrono rapporti molto precisi, ed entrambi hanno la curiosa caratteristica di affacciarsi sulla scena del mondo con un sistema dottrinale, religioso e scientifico unitario e già completo sin dall'inizio del periodo. Nel seguito non si nota alcun progresso, ma solo decadenza, mentre siamo costretti a presupporre un lungo sviluppo antecedente, di cui non resta alcuna traccia. Dei due, ci interessa particolarmente quello sumero-babilonese (21 ), perché vi troviamo l' origine di buona parte di quel simbolismo che si trasmetterà intatto nei millenni sino ad oggi. Esaminiamo innanzitutto la teoria (22). Nasce nella Babilonia la cultura sacerdotale: i principi fondamentali sono tutti fondati sulla convinzione che il mondo, la manifestazione fenomenica, è basato su una energia compenetrante, chiamata ME, che imprime vita e movimento alla realizzazione materiale secondo un processo dominato dalla necessità (23). Tutto ciò che è, non è che materializzazione di questa energia spirituale, che è a sua volta emanata direttamente dalla divinità, se addirittura non vi si identifica. Di conseguenza una sottile struttura di invisibili relazioni collega tutto ciò che esiste, dal fenomeno più grande al più piccolo, in una rete apparentemente inestricabile di “simpatie”, che il sapiente soltanto sa discernere, comprendere e, se il caso, utilizzare. Lo studio degli astri allora non è fine a se stesso, ma nell'armonico succedersi dei movimenti planetari, per chi sa leggere e tradurre, si riconosce la forma più chiaramente manifestata di questa legge universale e si traggono informazioni sul mondo inferiore.
Una prima
triade è la massima manifestazione rivelata: si concretizza in Sole, Luna e
Venere, dove Luna è padre, Sole figlio e Venere figlia e sposa di entrambi. È
il primo esempio storico di quello che si chiamerà in tempi più tardi l'incesto
filosofale, così come dei tre principi che stanno a fondamento della creazione.
Agli altri pianeti sono affidate le direzioni spaziali, che conviene ripetere a
favore di chi voglia penetrare il simbolismo di certe costruzioni medievali. Occidente a Mercurio,
meridione a Saturno, oriente a Giove, settentrione a Marte. A Venere spetta
l'alto», al Sole, forza tenebrosa, appartiene il mondo infernale.
Ogni
pianeta ha un colore: nero Saturno, giallo Giove, rosso Marte, porpora Sole,
bianco Venere, azzurro Mercurio, verde Luna, Mercurio occidentale è guida dei
morti, conduce agli inferi le anime dei trapassati. È anche luna calante, come
stella della sera. Marte è pianeta lunare, è luna piena. Saturno è solare, luna
in posizione di sole o luna nuova. Al tempo dell'equinozio, la più evidente
immagine astrale, la Croce, era visibile nel cielo di Babilonia, per scomparire
al tempo del solstizio. Questa è dunque la Conclusione per antonomasia: nei
documenti si mette la croce per Indicare che lo scritto è finito: l'ultimo
segno grafico della scrittura è una croce ed ha per nome “adempimento, fine”,
cioè TAM, o, secondo la pronuncia babilonese, accolta anche dagli ebrei, T A W.
Il mito annuale del dio, si conclude al termine dell'orbita col “dio appeso
alla croce”. Risuonano antichi accordi, armonie purissime, canoni su cui per
millenni si eserciterà il virtuosismo di misteriosi musicisti, che ripeteranno
in infinite variazioni la stessa melodia, che non si può cambiare, perché è
l'essenza stessa dell'”Arte della Musica”. Non riconosciamo forse nella scala
cromatica dei pianeti e metalli, la successione stessa dei colori alchemici?
Nella giusta collocazione, nel corretto succedersi, così come si manifestano
attraverso il vetro, da Babilonia al cimitero dei Santi Innocenti dove, quattro
millenni più tardi, dice Nicolas Flamel: "...j'ai aussi mis contre la
muraille, d'un
& d' austre costé, une procession en laquelle sont représentées
par ordre toutes les couleurs de la Pierre ainsi qu 'elles viennent & finissent,
avec cette inscription francaise:
MOULT PLAIST A DIEU PROCESSION S'ELLE EST FAICTE EN
DEVOTION-.
" “... Ho anche messo contro il muro, da entrambi i lati, una processione nella quale sono rappresentati in ordine tutti i colori della Pietra, così come vengono e finiscono, con questa iscrizione francese:
PIACE
MOL TO A DIO PROCESSIONE S'ESSA È FATTA IN DEVOZIONE- …”
(24).
Un'ipotesi di prassi alchemica prevede, come si è già detto, una tecnologia utilizzabile. In effetti abbiamo già parlato delle conoscenze metallurgiche. Alt informazioni su operazioni chimiche si traggono da testi che descrivono la preparazione farmaci per uso medico. Una tavoletta cuneiforme della fine del III millennio dice: «Purifica e polverizza la (pelle di un) serpente d'acqua; versa acqua sulla pianta AMAM" SHDUBKASKAL, su radice di mirto, alkali polverizzato, orzo e resina polverizzata , abete. Fai bollire. Lascia decantare il liquido, (estratto)..» Dalla stessa tavoletta, un'altra prescrizione dice «Purifica, polverizza la... .di una vacca. Versa acqua su un ramo di mirto, una «pianta stella» , la radice dell’ albero AB, una mela secca, e il sale IB. Fa bollire. Filtra il liquido. Lava col filtrato. Aggiungi salnitro e la pianta...» (25) Più interessante, un testo di contabilità, che riporta: «Due anelli d'argento, ciascuno del valore di 5 'shekel', del peso di 9 5/6 'shekel' meno 3 grani, il suo riscaldamento col fuoco uguale a 60 grani, e la sua quantità lasciata uguale a 23 grani» Qui appare una prima operazione, evidentemente una fusione in cui si ossidavano il litargirio le impurezze plumbee che si volatilizzavano, seguita da una coppellazione in cui una piccola quantità di materiale era persa nei fori della coppella (26). Per quanto riguarda i materiali noti e catalogati, una tavoletta elenca una lista su cui leggiamo: «Oro, colore, orpimento, polvere bianca di allume, polvere nera, a/lume e gesso» Un'altra lista contiene nomi di differenti leghe d'oro: «Oro, oro verde, oro fino, oro bianco, oro rosso, oro sopraffino, oro raffinato» Sin dal terzo millennio abbiamo liste di Strumenti che ci danno l'idea di un apparato chimico molto completo: vasi da fusione, apparati per filtrare, vasi separatori, alambicchi, sublimatori e apparati di estrazione così come molti altri tipi di strumentazione sono stati riconosciuti negli artefatti scoperti (27). Nel I millennio la lista dei prodotti chimici include: sale comune, salgemma rosso, calce, salnitro, carbonato di soda, sale armoniaco, alkali dalle piante, gesso, mercurio dal cinabro, allume, zolfo nero e giallo, bitume, varie forme di arsenico, ossido di rame rosso e nero, crisocolla, acetato di rame, ossidi di zinco, ossidi di ferro, ematite, minerale magnetico di ferro, piriti ferrose (che procurano vetriolo), solfuri di ferro, solfato di rame e probabilmente acido solforico ottenuto dal vetriolo verde (chiamato HANNABAHRU). Come si vede, ci troviamo in presenza di una tecnologia sufficientemente, anzi abbondantemente, completa per immaginare tutti i possibili procedimenti alchemici noti, Altri testi suggeriscono l'esistenza di una teoria squisitamente ermetica: quella della Terra Madre, nel cui ventre i minerali crescono come embrioni in gestazione e, se lasciati stare, giungono a maturazione e perfezione. In particolare, una dettagliata istruzione sulla fabbricazione di un forno, utilizza il termine 'KU-BU', embrione, feto, inteso come l'insieme dei minerali disposti perla fusione nel forno, assimilato alla matrice (28). Il testo, che appartiene alla biblioteca di Assurbanipal, dice: «Quando disporrai il piano di un forno per minerali (kubu), tu cercherai un giorno favorevole in un mese favorevole, e allora disporrai il piano del forno. Dopo che il forno è stato orientato e tu ti sei messo all'opera, poni gli embrioni divini nella cappa del forno: un altro, un estraneo non deve entrare, ne alcuno impuro deve camminare davanti a loro: tu devi offrire le libagioni dovute davanti a loro: il giorno in cui depositerai il 'minerale' nel forno, tu farai un sacrificio davanti all'embrione; tu poserai un incensiere con incenso di pino; tu verserai della birra 'kurunno' davanti a loro. Tu accenderai un fuoco sotto il forno e depositerai il 'minerale 'nel forno. Gli uomini che condurrai per aver cura del forno si devono purificare e (dopo) tu li stabilirai per aver cura del forno. La legna che tu brucerai sotto il forno sarà dello storace (sarbatu), spesso, in grossi ceppi, senza scorza, che non sono stati esposti in fascine, ma conservati sotto una coperta di pelle, tagliati nel mese di Ah. Questa legna sarà messa nel tuo forno». Comunque si voglia interpretare questo documento, appare evidente che rappresenta una sacralità in cui le più minute operazioni metallurgiche assumono un significato non comune. È testimonianza di esperienze vissute e concrete. Qualunque alchimista operativo, millenni più tardi, ne confermerebbe il valore, probabilmente con un discreto sorriso di compiacimento.
Ritratto
immaginario del filosofo greco Democrito come alchimista (Viridarium
Chymicum op. cit.). Sotto l'immagine è scritto: "Democrito prorompeva
in grandi risate, ridendo della vanità della mente umana. Aveva lui lieto
scoperto lontani approdi, di poi venne in possesso delle molteplici forze
della Natura. Affinché il mobile spirito sia dispogliato dal denso corpo,
provvederanno ignei farmachi con regola costante.".
Questa sacralità attribuita ad operazioni che paiono solo chimiche, si può dedurre anche da un altro testo, lo scritto di un mastro vetraio. Si tratta di Liballit- Marduk, figlio di Ussur-an-Marduk, sacerdote di Marduk in Babilonia. Contiene ricette per fare smalti da rame e piombo. Interessa qui che l'autore sia di casta sacerdotale, e che già anticipi il gergo criptico degli ermetisti posteriori, esprimendo chiara la volontà di celare la sua scienza a chi non lo meriti. Tuttavia è nel mito che potremmo più facilmente individuare il vero inizio di un linguaggio che trascende la tecnica operativa, e la rivela nella sua pienezza al solo iniziato. Tralasciamo per ora la famosa epopea di Gilgamesh, trattenendone solo il chiaro riferimento ad una bevanda di immortalità. Leggiamo piuttosto l'orgogliosa iscrizione che Sargon, il grande imperatore lasciò a memoria, conservata nei secoli. Ne sottolineiamo le parole chiave: "..Sargon il potente, il re di Accad io sono. Mia madre era una sacerdotessa vergine, mio padre ignoto. Il fratello di mio padre abitava sulle montagne. Nella città di Azupirani, sulla riva dell'Eufrate mi portò mia madre, la Vestale. Ella nascostamente mi diede alla luce. Mi mise in un recipiente, che chiuse con bitume, e mi abbandonò al fiume. La corrente mi trascinò via e mi portò da Akki, l'acquaiolo. Akki, l'acquaiolo, fece di me un giardiniere. La mia attività come giardiniere piacque ad Ishtar, e io divenni re e regnai per quarantacinque anni”. La favola appare dunque davvero antica. Nel tempo ne misuriamo le numerose varianti. Il padre ignoto è un dio, dei venti, delle tempeste, della guerra. Oppure decisamente lo stesso Spirito Divino. La vergine, sarà principessa, o «lupa», a memoria dei numerosi amplessi che non l'intaccano. L'artigiano si fa falegname o fabbro. L 'involucro può mutarsi in grotta o caverna. Il giardino o «compimento., può diventare croce o supplizio. La sostanza non cambia. Della trama ermetica che la sostiene, possiamo dare il disegno, che traccia le operazioni conclusive dell'Opera: Nasce il piccolo sole ermetico, il “regulus”, il reuccio, dal mercurio sempre vergine e dal solfo segreto, che non si manifesta mai agli occhi dell'operatore se non dai risultati. La madre lo porta sulle acque del mare dei Saggi, in una generazione coperta dalle più oscure tenebre. Qui sorge racchiuso in un involucro che è la stessa condensazione delle acque superiori, cioè di quell’ acqua secca, definita come l' artigiano stesso dell'opera, il 'leale servitore'. estratto dall' acqua, grazie all' artigiano delle acque, si riveste dapprima di tutti i colori, sino allo sbocciare conclusivo, nel giardinetto ermetico, del giglio e della rosa, i due splendidi fiori, che consacrano, con il benvolere della Natura, la somma regalità con la corona dell'Adepto. Non vi è allegoria in questa trama, se non per chi ne rifiuti il reale incanto. Nei secoli, nei millenni, in lunghe notti di veglia, pazienti e fortunati Artisti hanno visto il miracolo, e lo hanno ritrascritto fedeli, annunciando che sulla Terra, nel periodo propizio, ogni anno avviene la grande Epifania, per “gli uomini di buona volontà”.
Note: (1) Fra queste va certamente ricordato, di Elemire Zolla, Le meraviglie della natura, Milano 1975. (2) In particolare del Berthelot: Introduction à I'etude de la cbimie des
Anciens et du Moyen Age,
Paris 1889; Les origines de l'Alchimie,
Paris 1885;
La chimie au Moyen Age,
Paris
M.DCC.XCIII.
(3) F.Sherwood Tavlor:
A survey Qf Greek Alchemy.
citato da
M.Eliade. (4) Tra l'altro in greco theion significa 'zolfo', ma anche 'divino', proveniente dalla divinità, 'Sacro', in modo aggettivo, e 'divinità', 'natura o essere divino' come sostantivo. Il che dovrebbe indurre a caute riflessioni. (5) In realtà Jung era stato preceduto da H. Silberer, allievo di Freud che a sua volta aveva ripreso temi sviluppato da E. A. Hitchook, generale statunitense, erudito e massone influenzato da Swedemborg. Sono le opere di Jung e dei suoi allievi comunque a guidare ormai questa tendenza. Per questi problemi vedi A History of psychological interpretation of Alchemy di L. H. Msartin jr., in Ambix vol 22 n°1, marzo 1975 (6) Non daremo indicazioni bibliografiche, peraltro facilmente accessibili. Non possiamo però non ricordare La tradizione ermetica di J. Evola, non fosse che per la notevole ilarità che ci ha procurato la lettura di alcuni brani, in un testo eccezionale, oltre che per la noia profonda che ispira, per l’idiozia delle dottrine socio-politiche sottintese. (7) Speculum minus alchimiaeBibl. Univ. Bologna 153, cap. 1 Sec. XIII (8) Ne riparleremo con più dettagli nell’esame dell’antica alchimia cinese. E’ certamente un’ipotesi suggestiva. (9) Liber Laureatus, R. Bibl. Cas. 1477, n. 1: “Guglielmi Philosophi liber de Monade inc. Unus Deus in essentia…. ». Studiato particolarmente da Carbonelli, vedi Sulle fonti storiche della Chimica e dell’Alchimia in Italia, Roma 1925. (10) Symbola Aurea Mensae duodecim nationum….Autore Michaele Maiero…Francofurti….MDCXVII, lib. 1 : “Hermetis Aegiptiorum regis et antesignani Symbolum”: Sol est eius coniugii pater et alba Luna Mater, tertius succedit, ut gubernator, Ignis (11) Si intende, dalla creazione del mondo (12) Jo. Jacobi Magneti…Bibliotheca Chemica Curiosa, seu rerum ad Alchimiam pertinentium Thesaurus instructissimus…Genevae MDCCII Tomus Primis, lib 1, Sectio prima “ De Alchimiae ac Primariorum in ea Scriptorum historia” Subsectio prima: “De hortu & progressu Chemiae Dissertatio” Autore Olao Borrichio medico regio & in Accademia Hasniens Professore publico. (13) Uso qui una terminologia forzatamente imprecisa, per non appesantire il discorso. Le parole vanno quindi intese nel loro senso più “ingenuo”. Prima fra tutte «energia». (14) Almeno la metallurgia del bronzo. Vedremo che ad una tecnologia che non conosca ancora la fusione del ferro, corrispondono forzatamente metodi alchemici, più tardi compresi sotto il generico nome di «via umida». (15) Per questa parte vedi in particolare: L.B. Iovanovic Le origini dell'estrazione del rame in Europa, «Le Scienze., n. 143. N.H.Gale e Z.Stos-Gale Piombo e Argento nell'antico Egeo«Le Scienze. n.156. R.Maddin, G.D.Muhly e T.S.Wheeler Come ebbe inizio l'età del ferro,«Le Scienze. n.113 e la bibliografia citata. (16) L’inizio dell’età del bronzo antica (EBI) si pone intorno al 350 a. C. (17) Questa temperatura è molto superiore al punto di fusione del piombo metallico che è di 327 ° C. (18) Cultura di Karanovo VI, tardo Calcolitico. (19) Questo ferro ha una resistenza a trazione di circa 28 kg.\mm2 , solo di poco superiore a quella del rame puro (22 kg.\mm2). Il processo di incrudimento causato dalla continua martellatura può portarne la resistenza a 70 kg.\mm2. Tuttavia un bronzo all’11% di stagno ha, allo stato di getto, una resistenza a trazione di 48 kg.\mm2 , che dopo la lavorazione a freddo può raggiungere 84 kg.\mm2. (20) Il ferro non venne fuso prima della metà del primo millennio a. C. , quando il processo fu realizzato per la prima volta dai cinesi in estremo oriente. (21) Per semplicità non discuteremo qui del difficile e controverso problema dell'attribuzione alla cultura sumera o a quella semita che le succedette, delle singole caratteristiche notate. Siamo comunque convinti che l'insegnamento originario sumero sia stato solo parzialmente deformato dai popoli successivi. (22) Per quel che segue vedi, tra l'altro: Hugo Winkler, La cultura spirituale di Babilonia, Ed. Rizzoli, Milano 1980; H.C.Puech, Storia delle religioni, vol.I, Ed. Laterza, Bari 1970. (23) Anche i decreti reali hanno il nome di “me” per analogia.
(24) N. Flamel Les Figures Hieroglyphiques , in
Trois Traictez de la Philosophie
Naturelle….par P. Arnaud, Sieur de la chevallerie Poicteuin…Paris MDCXII
(25) Martin Levery,
Research sources in ancient
Mesopotamian chemistry.
Ambix VI, 3 (26) Ibidem (27) R. Campbell Thompson A Survey of the chemistry of Assyria in the Seventh Century b.C. in Ambix, II, 1
(28) M. Eliade
Forgeron et Alchimistes,
Paris 1977 Paolo Lucarelli
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