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Prima della seconda guerra mondiale, il pubblico italiano ha avuto
l’occasione di cogliere il pensiero di Guénon potendo attingere da settori
culturali differenti. I due grandi filoni introduttivi possono essere
individuati nell’ambiente esoterico (soprattutto nella specificità
dell’ambiente massonico) ed in quello politico. L’interesse suscitato da Guénon
in Italia si verificò non appena il pensatore francese incominciò a redigere in
Francia i suoi articoli con una certa continuità. Già verso il 1924-25 Arturo
Reghini (1878-1946) , direttore di Atanòr (diventata in seguito Ignis),
propose ai lettori appassionati di esoterismo alcuni scritti di Guénon. Reghini
era un personaggio con riconosciute qualità intellettuali e profondo
conoscitore delle dottrine esoteriche, nonché legato alla Massoneria. Tramite
il circuito delle logge massoniche, ebbe modo di conoscere Guénon, riconoscendo
istantaneamente le qualità dello studioso metafisico francese, considerando che
in terra d’oltralpe venne apprezzato da un più vasto pubblico solamente nel
1925, quando incominciò la sua collaborazione con la rivista Le Voile d’Isis.
Guénon divenne redattore di Atanòr, ed incominciò la pubblicazione a
puntate dell’ Esoterismo di Dante e del Re del Mondo. La
traduzione era effettuata da Reghini. In seguito Guénon pubblicò recensioni ed
articoli di precisazioni su alcuni personaggi ambigui, legati al mondo del
martinismo, ambiente ben conosciuto dal pensatore francese. La rivista, che
aveva generalmente articoli di tono iniziatico-occultista e presentava ampi
riferimenti di dottrina massonica, risentì indiscutibilmente del notevole
apporto offerto da Guénon. Contemporaneamente in Italia si stavano pubblicando
ottimi studi sul linguaggio esoterico di Dante, dovuti soprattutto a Luigi
Valli. Il pubblico italiano dimostrava un’attenzione particolare verso queste
tematiche nuove e sicuramente appassionanti. Il Re del mondo fece
scaturire invece diverse reazioni, dovute senz’altro all’estrema specificità
dello studio, scritto per precisare alcune tematiche affrontate con leggerezza
dal libro di Ferdinand Ossendowski Bestie, uomini e dei pubblicato in
Francia nel 1924. Reghini, che fu tra i fondatori del Rito Simbolico della
Massoneria, cercava quindi di rivivificare l’ambiente massonico attraverso gli
scritti di Guénon, sperando di ottenere quel raddrizzamento delle logge in
senso operativo che anche l’esoterista francese si augurava. Reghini fu
affiliato in seguito alla Gran Loggia d’Italia di Piazza del Gesù. Negli anni
1947-1948 ci fu un effimero tentativo di ripresa della rivista Atanòr ad opera
di Gorel Porciatti. Guénon figura tra i redattori, benchè egli stesso avesse
diffidato di utilizzare il proprio nome in tale situazione. La rivista,
profondamente impostata secondo una linea di stampo massonico, non ebbe vita
che per tre numeri e si caratterizzò per la pochezza del contenuto. Con ogni
probabilità, le prime opere di Guénon vennero studiate da una serie di riviste
legate a gruppi esoterici più o meno seri. Ad esempio il gruppo di
"Ur", fondato da Arturo Reghini e che comprendeva anche Julius Evola
(1898-1974), recepì repentinamente la dottrina di Guènon, cercando comunque di
adattarla al loro contesto specifico. Intorno al gruppo di "Ur", che
visse nel periodo 1927-1929, gravitavano intellettuali ed esoteristi come
Giulio Parise, Emilio Servadio, Aniceto Del Massa, Giovanni Colazza, Corallo
Reginelli e Domenico Rudatis che studiavano e proponevano diverse tecniche di
realizzazione, sconfinando a volte nella magia operativa e nel tantrismo. La
figura di Evola sarà in seguito fondamentale per introdurre in maniera più
profonda il pensiero di Guénon in Italia. Un certo interesse hanno avuto anche
le dottrine di metafisica e di realizzazione interiore legate alla Tradizione
indù, come dimostra l’interessamento di una casa editrice consolidata alla
pubblicazione nel 1937 di L’uomo e il suo divenire secondo il Vedanta,
con traduzione effettuata da Corrado Rocco. Stupisce la rapidità eccezionale
con la quale il messaggio di Guénon venne recepito dall’ambiente
esoterico-occultista italiano. Tale dimostrazione di particolare interesse si
può spiegare con l’estrema vitalità di un ambiente (neanche troppo defilato),
che trovava larghe adesioni all’interno di un certo settore intellettuale
operante tra gli anni venti e trenta. Nei primi decenni di questo secolo,
fiorirono infatti anche in Italia gruppi che riproponevano con una certa
disinvoltura un ampio repertorio spiritico ed occultista recuperato
dall’Inghilterrra di fine ottocento, dove rappresentava una moda diffusa.
Accanto a circoli ristretti che proponevano sedute spiritiche con fenomeni
paranormali attraverso l’aiuto di medium e maghi improvvisati, sorsero anche
gruppi che proponevano un diverso approccio alle dottrine esoteriche. La figura
di Guénon riuscì ad essere apprezzata essenzialmente in questo ultimo settore,
composto da personaggi che si riproponevano la costituzione di una élite
intellettuale operante attraverso il ri-collegamento ad un centro iniziatico.
Lo studio da loro svolto riguardava la dimostrazione dell’unità trascendente
delle religioni, non proposto attraverso una esame comparativo delle dottrine,
ma dimostrando l’unicità del messaggio esoterico. A tali premesse si
affiancavano poi esperienze di realizzazione spirituale verso le quali Guénon
non dimostrò, a volte, alcuna benevolenza. Dietro questi gruppi aleggiava in
modo costante la presenza della Massoneria, quasi che la stessa volesse fungere
da crogiolo raccoglitore di ogni forma d’espressione esoterica. Il secondo
ambiente all’interno del quale l’opera guénoniana accolse un interesse diffuso,
fu quello politico. Indubbiamente tale settore fece registrare l’attenzione di
un pubblico più vasto rispetto all’ambiente esoterico. Un problema sovente
ricorrente intorno alla figura di Guénon riguarda la sua simpatia verso i
regimi fascisti che governarono in Europa negli anni trenta , e di come tali
forme si siano impadronite della dottrina del tradizionalista francese,
cercando di adattarle alla propria situazione. Tale fenomeno è una costante che
si ritrova anche nei decenni successivi nel contesto italiano, ma non solo.
Comunemente si cerca di risolvere tale polemica assolvendo Guénon da ogni forma
di appartenenza politica. I motivi validi senz’altro non mancano: Guénon era
sostanzialmente un "contemplativo" , poco adatto all’azione politica;
vedeva i regimi esistenti come forme politiche di degenerazione del mondo
moderno di stampo prettamente Occidentale; infine in alcune lettere esprime dei
giudizi di condanna netti su talune forme specifiche (quali ad esempio
l’usurpazione di una certa simbologia) adottate dai regimi. Tuttavia esistono
altri elementi che possono far nascere alcune riserve sulla teoria generalmente
riconosciuta della totale estraneità di Guénon nei riguardi di un determinato
ambiente politico. La sua corrispondenza epistolare con Julius Evola fu senza
dubbio caratterizzata dal tono particolarmente amichevole che si poteva
riscontrare, nonostante le indubbie differenze su alcuni aspetti prettamente
"dottrinari". Evola fu un teorico del fascismo "mistico",
scrisse per il pubblico italiano studi di rettifica sul concetto del razzismo
biologico e rimase affascinato dall’aspetto ascetico ed esoterico proprio degli
appartenenti alle SS. Guénon, tuttavia, non fece mai alcun commento diretto
sulle scelte ideologiche del pensatore romano. E’ doveroso comunque ricordare
come, il regime fascista e quello nazionalsocialista, rappresentassero per
Evola un periodo di transizione storica necessario per rendere possibile una
restaurazione integrale dei valori Tradizionali e che quindi la sua adesione
non poteva considerarsi totale, avendo oltretutto dimostrato in certe occasioni
anche elementi di critica. Un ulteriore elemento che meriterebbe senz’altro più
attenzione, furono gli articoli di Guénon pubblicati all’interno del giornale Il
Regime Fascista. Gli scritti venivano presentati nello spazio di una pagina
culturale specifica, curata da J. Evola. La collaborazione, assidua per il
primo anno ed in seguito diradata, durò comunque sei anni (1934-1940). Come si
può evincere da alcune lettere, Guénon era perfettamente a conoscenza della
pubblicazione dei suoi articoli all’interno del quotidiano. Infine Guénon fu
amico e corrispondente epistolare del romeno Vasile Lovinescu (Geticus), che fu
sindaco della cittadina di Falticeni durante il periodo del governo
nazional-legionario guidato dalla Guardia di Ferro di Codreanu (1940-1941).
Evola fu dunque il più grande mediatore italiano che, plasmando il pensiero di
Guénon, rese accessibile anche sul piano politico l’opera svolta
dall’esoterista francese (senza dimenticare che una parte considerevole l’aveva
svolta anche su quello esoterico). Esisteva un filone particolare della
dottrina di Guénon che risultava particolarmente adatto ad un inserimento in un
contesto politico come quello fascista: la critica del mondo moderno e della
civiltà Occidentale. Evola fu il traduttore italiano del volume La crisi del
mondo moderno, pubblicato presso una delle case editrici più conosciute, la
Hoepli, nel 1937. All’interno del fascismo una tale politica culturale
risultava quanto mai proficua, visto l’elevato spessore intellettuale con il
quale Guénon criticava alcuni fondamenti appartenenti ad un certo mondo
Occidentale. E’ comunque accertato che nella traduzione effettuata da Evola, il
pensatore romano introdusse in certi periodi alcuni aggiustamenti che
nell’opera originale non erano presenti. Nonostante questi tentativi di rendere
un aspetto del pensiero di Guénon accessibile ad un vasto pubblico,
inevitabilmente la sua dottrina rimase circoscritta all’ambiente intellettuale
fascista, il quale comunque si era dimostrato abbastanza freddo nell’accogliere
il pensatore francese. Il contesto esoterico e quello politico erano gli
ambienti naturali che poterono introdurre il pensiero Tradizionale di Guénon.
Le affinità dei due contesti erano, in quel determinato periodo politico, assai
evidenti. Il fascismo introdusse argomenti di indubbio carattere Tradizionale:
la critica al mondo moderno effettuata in virtù della sua contrapposizione ad
un’idea imperiale e sacrale dell’esistenza, la riscoperta del valore dei
simboli accompagnata da un ricercato simbolismo, l’introduzione di idee traenti
la loro forza dai miti, l’importanza della pratica religiosa. Accanto a queste
idee se ne possono proporre altre di aspetto più esoterico quali il carattere
apertamente massonico della simbologia fascista, la formazione di un "uomo
nuovo" e di tutta una scuola "mistica" che pervase alcuni ambienti
del fascismo sansepolcrista e della R.S.I.. Evola fu caposcuola di un certo
fascismo esoterico e, d’altronde, alcuni studiosi hanno introdotto alcuni
modelli storici che prendono in esame tutta una serie di circostanze occulte
che ebbero una certa influenza anche sulla direzione politica.
Ruben De Lorenzo
Recensioni:
-René Guénon, Il teosofismo. Storia di una pseudo-religione, ed.
Arktos, Carmagnola (TO), 1987, 2 voll.
Edizione francese: Le théosophisme,
histoire d’une pseudo-religion, Nouvelle Libraire Nationale, Paris, 1921.
In questo saggio Guènon sferra un deciso attacco contro la Società
Teosofica fondata da Helena Petrovna Blavatsky, offrendo al lettore una
ineccepibile confutazione di tutti gli equivoci che il teosofismo ha generato.
In tal modo lo studioso di metafisica indica le contraddizioni dottrinarie e le
ambiguità interpretative della teosofia, evidenziando come, tuttavia, un certo
pseudo- orientalismo susciti un costante interesse nella mentalità occidentale.
Tale studio sul teosofismo sembra sia stato suggerito a Guénon da un indù che
aveva collaborato alla rivista France Anti-Maçonnique nello stesso
periodo dell’esoterista francese, e che possedeva importanti informazioni su
parecchie società segrete occidentali ed orientali. "Il Guénon si mostra
terribilmente informato di tutti i retroscena privati del movimento, e non ne
risparmia, per mostrare la qualità torbida di simili acque. In pari tempo mette
in luce tutto quel che nel teosofismo si risolve in morbosa divagazione di menti
confuse, mista a singolari travisamenti di dottrine antiche o orientali per via
dei peggiori pregiudizi occidentali. Ed anche qui, come l’antispiritismo di
Guénon non vuol dire filisteismo positivista, ma proprio il contrario, così
pure il suo antiteosofismo parte unicamente dal bisogno di riportare alla loro
giusta luce certe dottrine tradizionali e spirituali, a cui lo stesso
teosofismo vorrebbe rifarsi, non giungendo invece che a contraffazioni e
falsificazioni più dannose di tutto". Tuttavia "Una apparente carenza
del Teosofismo consisterebbe nell’essersi limitati alla sola pars
destruens, rimandando alle altre opere dell’autore per la controparte positiva
che i teosofisti hanno parodiato. La critica si evidenzia già dal titolo: Teosofismo
dunque e non teosofia, termine che l’autore giustamente attribuisce all’opera
di alcuni mistici cristiani". Il teosofismo ebbe il periodo di massima
espansione nei primi decenni del XX secolo, coinvolgendo anche personaggi
europei ed americani di una certa levatura intellettuale; nondimeno tale
sistema filosofico è presente in maniera consistente anche ai giorni nostri,
trovando una propria legittimità anche presso organismi ed associazioni a
livello mondiale. La sede principale del movimento è in India, ma "In realtà
l’analisi fatta dal Guénon ha dimostrato la natura tutta occidentale e
modernista del teosofismo, specie là dove egli ne ha smascherato il volto
materialista trasposto su un altro piano e il pregiudizio evoluzionistico che
poggia su un tipico modo di pensare illuminista. E tali aspetti modernisti, che
distanziano infinitamente il teosofismo dalle autentiche dottrine indù – al di
là dell’uso parodistico di alcuni termini sanscriti, d’altronde usati in malo
modo e non sempre compresi nella loro oggettiva realtà – sono invece proprio
quelli che lo apparentano a tutta una serie di società segrete che, tutte
insieme, costituiscono il terreno ideale sul quale prospera l’azione malefica
della controiniziazione". In Italia il movimento teosofico è sempre esistito,
anche se in modo non molto appariscente e coinvolgendo totalmente un limitato
numero di persone. Tale opera di Guénon poteva risultare senz’altro utile in
altri Paesi europei ed extra-europei. Tuttavia, visto il recente interesse
anche nel contesto italiano del pensiero teosofista legato al fenomeno della
new age, tali studi critici possono avere un notevole riscontro.
- René Guénon, Errore dello spiritismo, Rusconi, Milano, 1974
(prima ed.); Luni, Milano, 1998 (seconda ed.).
Edizione francese: L’erreur spirite, Marcel Rivière, Paris,
1923.
In questa opera Guénon prosegue il suo lavoro di denuncia rivolto verso
le moderne forme di spiritualità. Lo spiritismo, nato verso la metà del XIX
secolo in Occidente, ebbe il suo momento di maggiore prosperità a cavallo tra
il XIX e XX secolo, in concomitanza con la nascita e la propagazione dello
psichismo e dell’occultismo. I circoli occultisti incominciarono sempre più ad
essere frequentati da ambigui personaggi e le sedute spiritiche offrivano, per
un certo tipo di persone, un richiamo irresistibile per mettersi in contatto
con altri stati dell’essere. Non è certo casuale che simili fenomeni siano
apparsi in un periodo di generale confusione dottrinaria e religiosa, offrendo
un surrogato immediato per coloro i quali la filosofia contemporanea e le
scientismo razionalistico moderno non offrivano le risposte adeguate per i loro
dubbi. Guénon, con lungimiranza, riuscì a scorgere il pericolo contenuto in
queste forme di spiritualità, ponendo in guardia sia coloro che ne subivano il
fascino ambiguo, sia chi entrava in contatto con questi ambienti solo per
curiosità intellettuale. Il significato dell’opera risulta, quindi, di notevole
attualità, considerando che lo spiritismo gode di ottima salute ancora oggi.
Tali forme "deviate" di spiritualità non rappresenterebbero che una
tipica espressione della religiosità del mondo moderno. Esse sono contrapposte
a tutte le religioni Rivelate ed ortodosse che attraverso la pratica essoterica
portano al raggiungimento della salvezza, ed attraverso l’iniziazione
all’aspetto esoterico della Dottrina forniscono la completa realizzazione
spirituale. Guénon non mette in dubbio la realtà di certi fenomeni, ma critica
tenacemente come essi sviluppino una parodia della vera spiritualità. Dopo aver
analizzato la nascita e lo sviluppo dello spiritismo in funzione dell’ambiente
circostante ed il ruolo svolto anche nel contesto francese, l’autore tratta
fenomeni quali la reincarnazione e la comunicazione con i morti, ma anche il
ruolo di veggenti e guaritori. L’esoterista francese rileva come lo spiritismo
sia una realtà prettamente moderna e perfettamente in linea con le deviate
esperienze spirituali che il mondo Occidentale esprime. "Il punto
importante, presso questa prima critica del pericolo spiritualista, è quello
della consapevolezza che esiste una spiritualità, la quale, lungi dall’aver un
qualche carattere sovrannaturale, significa solo regressione in stadi
prepersonali e quindi in fondo subspirituali, e che in ciò in fondo naufraga la
gran parte di quei movimenti contemporanei, i quali si illudono di far
dell’antimaterialismo e dell’antirazionalismo, e di superare come che sia
quegli insegnamenti tradizionali, che essi più non comprendono". E’
interessante notare come, già pochi anni dopo la nascita, lo spiritismo avesse
già diverse scuole d’interpretazione . Nel contesto italiano ha operato con una
notevole vivacità la scuola "Il Cerchio ‘77" di Firenze. Guénon, dopo
aver delineato chiaramente fin dove può arrivare lo spiritismo e a quali pericoli
può portare, espone in un paragrafo anche le deviazioni che possono condurre al
satanismo. Il volume viene pubblicato per la prima volta in Italia da una
consolidata casa editrice in un periodo dove la contestazione politica e
sociale rivolta verso ogni forma di "potere consolidato" poteva
portare anche a nuove esperienze "spirituali", e dove dagli Stati
Uniti venivano importati nuovi fenomeni di religiosità che in seguito
confluiranno nella new age.
Ruben De Lorenzo
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