HORST WESSEL
9 Settembre 1911 – 23 Febbraio 1930
di Bruno Renoult

[ Traduzione a cura di Avatar ]

Una delle figure più importanti del movimento nazionalsocialista è senza dubbio quella del giovane Horst Wessel, Capo di una Sezione SA a Berlino, assassinato a 19 anni.
Figlio di un pastore protestante, entrò presto nella SA, per divenire in poco tempo uno Sturmführer (Caporeparto nell'unità N° 5, di un quartiere centrale di Berlino). Assiste a tutti i Congressi del Partito egli è visto tanto a Monaco, come a Norimberga o Braunschweig, dove sfila alla testa della sua Sezione.
Il 29 Settembre del 1929, il giornale di Goebbels, "Der Angriff", pubblica una poesia del giovane Wessel: "Die Fahne Hoch", (In alto la Bandiera) che più tardi sarebbe diventata famosa, come vedremo.

ESSERE NAZIONALSOCIALISTA NELLA BERLINO ROSSA

La lotta politica agli inizi degli anni trenta e soprattutto a Berlino, si svolge per strada. A seconda dei quartieri chi portava la camicia bruna non era ben visto, ed i militanti nazionalsocialisti si sentono attaccati da vere organizzazioni terroristiche dell'epoca, come il Fronte Rosso che raggruppa il KPD, Partito Comunista Tedesco, il SPD, Partito Socialista Tedesco, ed altre differenti organizzazioni israelite, marxiste e liberali. Essere nazionalsocialisti in certi quartieri di Berlino, come Wedding, Moabit o Kopenick era praticamente una pazzia.
I comunisti si erano trasformati in vere guardie che vigilavano ed ogni apparizione di camicie brune era considerata una provocazione per quelli che si credevano gli unici col potere di rivolgersi al popolo. Minacce, attacchi a militanti in solitario, barricate ed assalti a sale di riunioni del partito, erano all'ordine del giorno. Tutto ciò succedeva senza che la polizia repubblicana reagisse e davanti alla sua totale indifferenza...
Tra il 1923 e il 1933, il terrore rosso causò, solo tra i membri della SA, circa 170 morti, oltre a migliaia di feriti, senza contare i caduti di altre organizzazioni del Partito. Per esempio, in un solo giorno furono assassinati tre SA di Berlino-Kopenick. Fu la cosiddetta "Blutswoche" (Settimana di Sangue). Questi tempi di lotta sono magnificamente descritti dal Dr. Goebbels nel suo libro "Kampfum Berlín" (Lotta per Berlino), come nella recente opera sulla Hitlerjugend, capitolo 11, ha scritto il nostro camerata Javier Nicolás.

DICIANNOVE ANNI DI UN GIOVANE DELLA SA

Horst Wessel nacque in Bielefeld, una città nel cuore del "Teutoburguer Wald" (Bosco Teutonico), nel 1911. Più tardi suo padre si stabilì a Berlino per svolgere la sua funzione di pastore nella parrocchia di San Nicola.
Intanto scoppia la Prima Guerra Mondiale ed il padre serve al fianco del Maresciallo Hindenburg di cui si farà amico personale. A quel tempo, il giovane Horst si trovava già in testa ai suoi camerati a scuola e per strada, dove assisteva all'incombente Rivoluzione Bolscevico di Berlino in 1919.
Dopo aver frequentato diversi gruppi patriottici tedeschi, Horst Wessel entra, molto giovane, nel NSDAP di Berlino, combattendo simultaneamente i comunisti e la borghesia. Studente di diritto, fu ricevuto nella corporazione dei "Normannen". Oratore e combattente, a volte ritornava a casa in stato penoso, con gran orrore di sua madre che intanto era rimasta vedova. Questo obbligò Horst ad allontanarsi dalla "Berlino Rossa" ed andò a Vienna per continuare i suoi studi. Lì ne approffitò per strutturare le sezioni della HJ, Hitlerjugend, austriaca. Di nuovo a Berlino, passa dallo "Sturm 1" allo "Sturm 5", col quale percorre, a bordo di camion, la regione di Brandenburg, portando buone notizie a tutti, in piena campagna pubblicitaria ed in un'atmosfera allegra, nonostante l'evidente rischio che ciò supponeva di fronte ai comunisti.
Un giorno andando all'Università, vicino all'Alexander Platz, conosce una ragazza chiamata Erna Jaenke. Si innamorano e decidono di vivere insieme contro la volontà della madre di Horst che decide di non pagare più i suoi studi. Horst realizza ogni tipo di lavori per potere vivere e pagare la sua casa, occupandosi di questo oltre che alle attività della SA.
Durante un'uscita in montagna, il suo giovane fratello Werner Wessel, muore per una tempesta di neve. Horst torna a Berlino moralmente distrutto, portando il suo corpo in un camion. Duramente segnato da questa nuova prova, cade malato e deve rimanere a letto per un certo periodo. I suoi camerati Bruno, Richard ed Albert, lo vanno a trovare per alzargli il morale.

LA SUA MORTE

La sua portinaia, Frau Salm, vedova di un comunista, volendo sbarazzarsi di questo personaggio scomodo, organizza un imbroglio col pretesto di un affitto non pagato e si rivolge a un gruppo di comunisti dei bassi fondi di Berlino, del "Fronte Rosso di Combattimento", per intimorirlo.
Un pomeriggio di inverno, comandati dall'ebreo Else Cohn, un gruppo diretto da Ali Hohler (un malavitoso), si presentò nello studio di Horst Wessel, nel quale viveva con la sua compagna Erna Jaenke. Questi aprì senza indugio la porta e ricevette vari spari di revolver, essendo stato atterrato da un pugno alla mandibola. Rapidamente intervengono i suoi camerati e lo portano all'Ospedale della Friedrichshain. Lo stesso Dr. Goebbels va a trovarlo varie volte, come il Príncipe August Wilhelm di Prussia, membro della SA, ma soprattutto sua sorella Inge. Durante tutto un mese lotta tra la vita e la morte, finirà di morire per setticemia.
Il processo che ebbe luogo contro gli assassini sotto il regime della Repubblica di Weimar, praticamente rilasciò gli assassini, e si dovette aspettare l'arrivo del NSDAP al potere per fare giustizia.

LE CONSEGUENZE

L'assassinio di questo militante del NSDAP, fu considerato dai suoi addolorati camerati come un'orribile e macabra provocazione da parte dei giudeo-marxisti. Subito si decide a livello nazionale che il Partito organizzi dei funerali grandiosi in risposta a questo crimine, benché questa immagine di forza non causasse l'effetto desiderato, di fare cessare tutti gli assassini, ma servì però come occasione per dimostrare la capacità di disciplina del NSDAP e come occasione per una manifestazione.
Ciò che volevano i comunisti era la proibizione di tutto il Movimento. Per questo non cessarono nelle loro provocazioni e perfino negli omicidi. Nella stessa linea di incitamento a una reazione violenta, in occasione dei funerali di Horst Wessell, i comunisti organizzano veri gruppi armati che dovevano attaccare il corteo funebre. Inoltre. quest' ultimo si vedeva obbligato a passare nei pressi della "Karl Liebcknet Haus" (Sede del Partito Comunista), per dirigersi verso il cimitero Nicolai.

DIMOSTRAZIONE DEL 23 FEBBRAIO 1930

Il reporter del giornale del NSDAP ("Volkischer Beobachter"), ci descrive così la manifestazione: "Nei paraggi della Friedrichshain, in direzione alla collina Prenzlauer, si possono vedere gli oppositori che scendono dal tram. La strada Konigstor è piena di gente e, nonostante la dissimulazione si possono riconoscere i membri della SA, anche loro arrivano in tram. All'entrata del cimitero una ventina di SA puliscono la parete di spiacevoli scritte, prima che passi il corteo funebre. La polizia repubblicana prede questo come pretesto per fermarli!
Man mano che le SA continuano ad entrare nel cimitero si spogliano di cappotti e giacche per rimanere in camicia bruna, nonostante il glaciale vento di Febbraio. Subito si dispongono in colonne di protezione ad entrambi i lati dove dovrà passare il corteo. Il cimitero continua a riempirsi sempre di più mentre si avvicina la colonna funebre con più di 10.000 persone.
Questo è il momento atteso dai comunisti, creando la confusione necessaria per ottenere più vittime. A un certo momento le bande rosse si scagliarono sulla carrozza funeraria tirata dai cavalli per impadronirsi del feretro, arrivando a scuotere tutta la carrozza.
Davanti a simile profanazione, la polizia per una volta, interviene senza considerazioni, facendo retrocedere gli attaccanti. La SA, da parte loro, rimangono fermi, nonostante la pioggia di oggetti che cadono su essi, dimostrando una disciplina esemplare ed enorme volontà. In questo ultimo viaggio di Horst Wessel si raggruppano i lavoratori vestiti ognuno secondo la sua occupazione: i panettieri coi loro berretti e vestiti bianchi, i birrai con le proprie corrispondenti tenute azzurre, gli impiegati di tram, di ferrovie e poste, etc. si vedono anche numerose uniformi della HJ, SA e SS, membri del "Stahlhelm", senza dimenticare le donne del "Deutsche Frauen Orden" e del NSF.
La tomba si trova non lontano dal muro posteriore del cimitero, circondato dai palazzi della vicina strada . Alcuni centinaia di comunisti si erano riuniti lì e lanciavano grida selvagge, tutto questo accompagnato da un diluvio di pietre che tiravano aldilà del muro.
Dal terzo piano del palazzo contiguo si sentì una risata isterica, effettivamente, qualcuno potè riconoscere il viso di quell'orribile vecchia di aspetto ebreo.
All'uscita del cimitero, la SA che erano rimasti impassibili davanti alle provocazioni giudeo-comuniste, poterono ripulire finalmente la strada dalle canaglie e dalla feccia internazionalista che riempie abitualmente i bassi fondi della capitale."
Il giornalista del "Volkischer Beobachter" continua: "Il nostro gruppo, dirigendosi dalla Prenzlauer Strasse in direzione della Alexander Platz, facente angolo con la Konigsstrasse, vide in lontananza un centinaio di comunisti maltrattare cinque uomini della SA. In mezzo al tumulto e del traffico delle macchine, i camerati si lanciarono all'assalto, braccio in alto, gridando "Heil Hitler" e "Deutschland Erwache", precipitandosi sull'orda rossa per liberare i cinque SA. I rossi fuggirono velocemente in tutte direzioni per riunirsi nei bassi fondi che non hanno mai abbandonato totalmente...
Questa giornata in onore di Horst Wessel inaugurò ancor più che un funerale, fu una marcia trionfale verso un futuro sempre più duro e forte per il movimento. E per molto tempo, gli uomini dello "Sturm 5", stettero di guardia alla sua tomba di giorno e di notte."

IL SUO LASCITO, L'EREDITÀ DI HORST WESSEL

Dopo quel giorno memorabile, la tomba della famiglia Wessel fu modificata e servì da supporto ad un monumento di bronzo, rappresentante una bandiera che issandosi simbolizzava l'inno che egli stesso aveva scritto anni prima: "Die Fahne hoch", In Alto la Bandiera.
Horst Wessel non morì in vano. Le quattro magnifiche strofe di quello che arrivò ad essere l' "Horst Wessel Lied", l'inno ufficiale del NSDAP, ci ricordano chi cadde sotto gli spari dal Fronte Rosso e della Reazione, i loro spiriti sono vicino a noi nelle nostre file...
La tomba del piccolo cimitero Nicolai arrivò a trasformarsi nel posto di pellegrinaggio obbligato per ogni militante che passava a Berlino, come lo era la Feldherrnhalle di Monaco. Il nome di Horst Wessel fu dato a differenti strade della nuova Germania, come alla stazione di metro più prossima al quartiere Berlinese dove visse Horst. Ogni anniversario fu commemorato in maniera grandiosa. Lo stesso Führer stette lì e prese la parola ai piedi della sua tomba, con la camicia bruna, sotto la neve e gli alberi spogli con un fervore più forte che mai.
Nel 1944 si costituì la Divisione SS "Horst Wessel", così come la Divisione "Feldherrnhalle" che durante i terribili combattimenti finali del Reich contro i sovietici, voleva ricordare l'ardore dei primi tempi della lotta nei combattimenti per conquistare la Berlino rossa ed il sacrificio di Horst Wessel.
Nel 1945 si svolsero dei combattimenti coi russi in quello stesso cimitero, rimangono come testimoni gli spari sulle tombe.
Per noi, camerati nacionalsocialisti, Horst Wessel non è sparito, continua a essere presente nel suo inno e non esiste neanche un paese dell'Europa intera, America del Nord o del Sud, passando perfino per l'Africa, nel quale dopo cinquantotto anni non sia intonato di nuovo questo canto simbolico della nostra lotta eterna.
Ma che cosa è stato della tomba del nostro camerata?.


SCOPRIAMO LA TOMBA SCOMPARSA DI HORST WESSEL

Dopo l'apocalittica fine del 1945, il monumento della tomba fu smontato e la sepoltura parzialmente sgretolata. Sembra che sia stato un membro che sopravvisse della famiglia di Horst, sua sorella, che ricostruì quello che potè con le pietre, dando alla tomba un aspetto umano.
Con la morte di sua sorella, la tomba fu abbandonata.
Con l'aiuto di un vecchia pianta di Berlino, potremo situare la stazione del metro "Horst Wessel", oggi chiamata "Rosa Luxemburg" ed ubicata a pochi metri dalla Friedrichshain. Ma come situarla sul terreno, sapendo che il cuore di Berlino fu praticamente spianato in 1945?. Inoltre come localizzare le vestigia di una tomba senza farsi scoprire dai funzionari di quel cimitero, sapendo che il cimitero di Berlino occupa vari ettari?. Fortunatamente, cinquanta otto anni più tardi, gli anziani si ricordarono - come è il caso di due donne di Berlino. Queste di una certa età che c'orientarono gentilmente su dove si trova la tomba. Questo succedeva davanti allo stupore di un viandante, probabilmente funzionario del Partito Unico nella RDA per cui "Horst Wessel" rappresentava ancora il "terrore bruno".
Per fortuna, il vecchio cimitero Nicolai si trovava intatto nella Prenzlauer Strasse, confinando con quartieri completamente spianati e ricostruiti nello stile "staliniano" negli anni 50. Il muro sul quale le SA avevano pulito le scritte prima del funerale, stava ancora in piedi.
Entriamo da un piccolo portico sovrapposto nel quale figurava l'iscrizione di principi del secolo: "Alte Nicolai Friedhof."
Con l'aiuto di alcune foto di epoca trovate in un album di famiglia comune, abbiamo cercato la collocazione della tomba, trovando intatti i mausolei vicini al muro. Il palazzo da dove gridava la vecchia ebrea, secondo l'informazione del "Volkischer Beobachter", sparì nella bufera del 1945.
Dando fede alle informazioni ricevute , c'imbattemmo con una pietra ricoperta dalla vegetazione, sulla quale l'ossido di antiche lettere di bronzo lasciarono un'iscrizione su cui ancora si può leggere: "Ludwig Wessel", padre di Horst, così come la forma di una Croce di Ferro che questo ricevette nella Prima Guerra Mondiale.
In uno dei lati della pietra rettangolare che non è altro che una quarta parte del monumento originale, si distinguono ancora le viti di fissaggio delle lettere di bronzo avulse, di una vecchia iscrizione, la stessa che si distingue nella foto dell'epoca. Nel prolungamento della pietra, una elevazione della terra sembra indicare la sepoltura stessa. Adiacenti al terreno si sono trovati pezzi del parapetto che circondava il monumento ai piede del quale Hitler e Goebbels presero la parola.
Con una grande emozione pulimmo la sepoltura coi nostri camerati di Berlino ed intonammo, braccio in alto, le strofe del "Horst Wessel Lied", nel crepuscolo di quella giornata glaciale di Febbraio, vicino alla tomba del nostro camerata, presente al nostro fianco, dopo cinquanta anni.