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tratto da: “I
Miti fondatori della politica israeliana” ed. Graphos
“Questo tribunale rappresenta
una continuazione degli sforzi di guerra delle nazioni alleate”.
Fonte: Robert H.
Jackson, procuratore generale degli Uniti,dichiarazione alla seduta del 26 luglio 1946 del Tribunale
Militare Internazionale di Norimberga. L’8 agosto 1945 i dirigenti americani, inglesi,
francesi e russi si riunirono a Londra per mettere a punto “l’azione
giudiziaria e le condanne contro i grandi criminali di guerra delle potenze
europee appartenenti all’Asse” creando un “Tribunale Militare Internazionale”
(articolo I, a).
I crimini erano definiti al Titolo
II, articolo 6.
1.
“Crimini contro la pace”,
concernenti coloro che erano responsabili dello scatenamento della guerra.
2.
“Crimini di guerra”, per la
violazione delle leggi e dei costumi di guerra.
3.
“Crimini contro l’umanità”,
vale a dire, essenzialmente, contro le popolazioni civili.
Questa definizione dà già adito a
qualche osservazione:
a) - Non si
trattava di un tribunale internazionale, dal momento che era costituito
soltanto dai vincitori e che, di conseguenza, avrebbe considerato solo i
crimini commessi dai vinti... Il procuratore generale degli Stati Uniti, Robert
H. Jackson, che presiedette l’udienza del 26 luglio 1946, riconobbe: “Gli alleati si trovano
ancora in stato di guerra con la Germania da un punto di vista tecnico. In
quanto tribunale militare, questo tribunale rappresenta una continuazione degli
sforzi bellici delle nazioni alleate”.
b) - Si trattava,
dunque, di un tribunale d’eccezione, che rap-presentava l’ultimo atto di
guerra, escludendo, per suo stesso principio, tutte le responsabilità dei
vincitori, in primo luogo nello scatenamento del conflitto. Si escludeva a
priori ogni richiamo su chi ne fosse stato la causa primaria: a Norimberga non
si pose la questione di sapere se il trattato di Versailles, con tutte le sue
conseguenze, in particolare con la moltiplicazione dei fallimenti e soprattutto
con la disoccupazione, non avesse permesso l’ascesa di un Hitler, grazie al
consenso della maggioranza del popolo tedesco. Per esempio (la sola legge del
più forte facendo già figura di “diritto”), imponendo alla Germania sconfitta
del 1918 di pagare, a titolo di risarcimento, 132 miliardi di marchi-oro
(l’equivalente di 165 miliardi di franchi-oro), mentre il patrimonio nazionale
del paese stesso era valutato in 260 miliardi di marchi-oro. L’economia tedesca
ne fu rovinata e il popolo tedesco fu ridotto alla disperazione dalla crisi,
dal crollo della moneta e soprattutto dalla disoccupazione, che permisero la
salita al potere di Hitler e gli diedero gli argomenti più facili per sostenere
la sua più importante parola d’ordine: annullare il trattato di Versailles con
il relativo strascico di miserie e di umiliazioni. La dimostrazione più
convincente di ciò è fornita dalla crescita della disoccupazione parallelamente
al successo del Partito nazionalsocialista nelle varie elezioni:
Dal 1924 al 1930
Voti ottenuti
% Seggi
Disoccupati
4 giugno 1924
1.918.000
6,6 32
320.711
7 dicembre 1924
908.000
3,0 14
282.645
20 maggio 1928
810.000
2,6 12
269.443
Dal 1930 al 1933
14 aprile 1930
6.407.000
18,3 107
1.061.570
31 luglio 1932
13.799.000
37,3 230
5.392.248
6 novembre 1932
11.737.000
33,1 196
5.355.428
5 marzo 1933
17.265.000
43,7 288
5.598.855
Dopo che Hitler ebbe ottenuto, con i
suoi alleati politici, la maggioranza assoluta al Reichstag, fu decisivo
l’aiuto al riarmo della Germania, da parte degli uomini del dollaro, della
sterlina e del franco. Non solo la Cassa centrale di propaganda del partito di
Hitler fu alimentata dalla banca tedesca Schreider, ma il riarmo stesso della
Germania fu largamente finanziato dai grandi trusts americani, inglesi e
francesi. Fu il caso del consorzio chimico americano Dupont de Nemours e
dell’inglese Imperial Chemicals Industry, che sovvenzionarono l’IG Farben, con
la quale si divisero il mercato mondiale della polvere da sparo, e quello della
banca Dillon di New York, che sovvenzionò la Vereinigte Stahlwerke, cartello
tedesco dell’acciaio. Altre imprese furono sovvenzionate da Morgan o
Rockfeller, ecc.Così la sterlina e il dollaro parteciparono al complotto che
portò Hitler al potere.Per quanto riguarda la Francia, il ministro
dell’economia nazionale, a un’interrogazione del senatore Paul Laffont sulla
quantità di minerali di ferro esportati in Germania dopo il 1934, rispose così:
“La quantità di minerale di ferro (N.
204 del tariffario doganale) esportata in Germania nel corso degli anni 1934,
1935, 1936 e 1937 è elencata nella seguente tabella:
Anno
Quantità .
(in quintali metrici)
1934
17.060.916
1935
58.616.111
1936
77.931.756
1937
71.329.234
Fonte: « Journal Officiel », 26 marzo 1938
Ma né i dirigenti dei gruppi Dupont de
Nemours, Dillon, Morgan e Rockfeller, né Francois de Wendel furono interrogati
a Norimberga sui “crimini contro la pace”.Nota: Gli Stati Uniti produssero
circa 135.000 tonnellate di agenti chimici tossici durante il conflitto, la
Germania 70.000 tonnellate, il Regno Unito 40.000 tonnellate e il Giappone
7.500 tonnellate. Si citano spesso le imprecazioni di Hitler e dei principali
dirigenti nazisti contro i comunisti e gli ebrei.In particolare il capitolo XV
del secondo volume di Mein Kampf, in cui Hitler ricorda il passato: quello
dell’impiego militare del gas avviato dagli inglesi durante la prima guerra
mondiale. Il capitolo è intitolato Il diritto alla legittima difesa:”Se
all’inizio e durante il conflitto si fossero uccisi con i gas dodici o quindimila
di quei giudei distruttori del popolo, come rimasero uccisi dai gas sui campi
di battaglia centinaia di migliaia di tedeschi di tutte le classi, non
sarebbero morte invano milioni di persone. Ammazzando dodicimila criminali
finchè si era in tempo avrebbero guadagnato la vita un milione di preziosi
tedeschi”.In un discorso al Reichstag del 30 gennaio 1939 egli disse anche:”Se
i circoli giudaici della finanza, all’interno e all’esterno dell’Eu-ropa
riusciranno a precipitare un’altra volta i popoli in un guerra mondiale, il
risultato non sarà la bolscevizzazione della terra come corollario della
vittoria dell’ebraismo, ma l’annientamento (Vernichtung) della razza ebraica in
Europa [...]. Perchè l’epoca in cui i popoli non giudaici si consegnavano inermi
alla propaganda si è conclusa. La Germania nazionalsocialista e l’Italia
fascista hanno ormai le istituzioni che permettono, ogni volta che è
necessario, di illuminare il mondo sugli annessi e connessi di una questione
che numerosi popoli avvertono istintivamente, senza potersela spiegare
scientificamente.Gli ebrei possono continuare la loro campagna di logoramento
in alcuni Stati, protetti come sono dal monopolio che esercitano nella stampa,
nel cinema, nella propaganda radiofonica, nei teatri, nella letteratura e così
via. Pertanto, se questo popolo dovrà riuscire, ancora una volta, a precipitare
milioni di uomini in un conflitto totalmente assurdo per loro, per quanto possa
essere vantaggioso per gli interessi dei giudei, allora si manifesterebbe l’efficacia
di un lavoro di spiegazione che ha permesso in pochi anni, nella sola Germania,
di abbattere completamente (restlos erlegen) il giudaismo”.
Fonte: Trial of the Major War Criminals, cit., XXXI,
p. 65
Il 30 gennaio 1941 Hitler dichiarò
all’insieme degli ebrei d’Europa che essi “avrebbero finito di fare la loro
parte, in caso di guerra generalizzata”. Poi, in un discorso del 30 gennaio
1942, egli avrebbe dichiarato che dalla guerra sarebbe risultato
“l’annientamento del giudaismo in Europa”Il testamento politico di Hitler,
pubblicato dal Tribunale Militare Internazionale, abbonda in questo senso. Vi
si legge in modo specifico:”Non ho lasciato sussistere alcun dubbio sul fatto
che, se questi complottatori internazionali del mondo del denaro e della finanza
ricominciano a trattare i popoli d’Europa come pacchetti di azioni, questo
popolo, che è il vero responsabile dell’attuale conflitto micidiale, dovrà
renderne conto: i giudei! (Das Judentum!)”Non ho lasciato nessuno
nell’incertezza della sorte che aspetta coloro a causa dei quali milioni di
bambini dei popoli ariani d’Europa dovrebbero morire di fame, milioni di uomini
adulti dovrebbero perire e centinaia di migliaia di donne e bambini
brucerebbero e soccomberebbero nei bombardamenti delle loro città. Anche se ciò
dovesse avvenire con sistemi più umani, il colpevole dovrà espiare la sua
colpa”.Hitler parla di distruggere una “influenza”; Himmler parla direttamente
di eliminare degli individui. Ecco ciò che disse in un discorso ai comandanti
delle forze navali a Weimar il 16 dicembre 1943:”Quando, non importa dove, sono
stato obbligato a dare, in un villaggio, l’ordine di marciare contro dei
partigiani e contro dei commissari ebraici, allora ho disposto di fare uccidere
anche le donne e i bambini di questi partigiani e di questi commissari”.Più
tardi, parlando davanti ad alcuni generali il 5 maggio 1944, a Sonthofen,
aggiunse:”In questo conflitto con l’Asia dobbiamo prendere l’abitudine di
dimenticare le regole del gioco e i costumi in uso nelle passate guerre
europee, per quanto essi ci siano diventati cari e si adattino meglio alla
nostra mentalità”.Questa ferocia, sfortunatamente, non era appannaggio di un
solo campo.Il 4 settembre 1940 Hitler dichiarò allo Sportpalast:”Se l’aviazione
inglese getta tre o quattromila chili di bombe, noi ne getteremo cento,
centocinquanta, duecento, trecento, quattrocentomila chili e più ancora in una
sola notte”.Si tratta di una folle esagerazione delle possibilità di
bombardamento strategico della Luftwaffe, ma essa mostra quale grado di odio
contro i popoli si raggiunse nei due campi. In risposta, Clifton Fadiman,
editore del settimanale “New Yorker” e figura di spicco del Writers War Board,
agenzia letteraria semi-ufficiale del governo, domandò nel 1942 agli scrittori
“di suscitare un ardente odio contro tutti i tedeschi e non solo contro i
dirigenti nazisti”.Poichè questa sortita aveva sollevato delle proteste,
Fadiman proseguì: “Il solo modo di farsi capire dai tedeschi è ucciderli. E
anche così non credo che capiranno”.Nell’aprile dello stesso anno, facendo
l’elogio di un libro di De Sales, The making of tomorrow (Preparando il
domani), egli sviluppò il suo concetto razzista e scrisse:”L’attuale
aggressione nazista non è l’opera di un gruppo di gangsters ma piuttosto l’espressione
finale dei più profondi istinti del popolo tedesco.Hitler è l’incarnazione di
forze più grandi di lui. L’eresia che predica è vecchia di duemila anni. In che
cosa consiste questa eresia? Né più né meno nella ribellione contro la civiltà
occidentale che comincia con Arminio [...] le dimensioni di questa guerra
appaiono allora con grande chiarezza”.Egli approvava il suggerimento di
Hemingway: “L’unica soluzione finale (the only ultimate settlement) sarà quella
di sterilizzare i nazisti, nel senso chirurgico del termine”. E ridicolizzava
Dorothy Thomson che faceva una distinzione tra i nazisti e gli altri
tedeschi.Non si trattò di un’opinione isolata. Dopo il discorso di Hitler allo
Sportpalast il “Daily Herald” di Londra pubblicò un articolo del reverendo C.W.
Wipp che dichiarava:”La parola d’ordine deve essere: -Spazzarli via-, e perciò
concentrare la nostra scienza nella scoperta di nuovi e più terrificanti
esplosivi [...]. Un ministro del Vangelo forse non dovrebbe lasciarsi andare a
simili sentimenti, ma io dico francamente che, se potessi, cancellerei la
Germania dalla carta geografica. é una razza diabolica che è stata la
maledizione dell’Europa durante i secoli”.Fortunatamente, in Inghilterra, si
levarono delle proteste contro tali aberrazioni, perchè la popolazione, come
quella tedesca con la sua grande cultura, non poteva essere confusa con
dirigenti sanguinari, fomentatori di odio e di morte.Nel gennaio 1934 il
dirigente sionista Vladimir Ze’ev Jabotinskij dichiarò al giornale ebraico
“Natsha Retsch”:”I nostri interessi ebraici esigono l’annientamento definitivo
della Germania; il popolo tedesco, nella sua totalità, rappresenta un pericolo
per noi”.Quanto a Churchill, egli confidò a Paul Reynaud il 16 maggio 1940:
“Affameremo la Germania. Demoliremo le sue città. Bruceremo i suoi raccolti e
le sue foreste”. Fonte: Paul
Baudouin, Neuf mois au gouvernement, Parigi, La Table Ronde, 1948, p. 57
Nel 1942 il ministro britannico Lord
Vansittart, vero apostolo dell’odio, allo scopo di giustificare il terrore
provocato dai bombardamenti inglesi, disse: “Gli unici bravi tedeschi sono i
tedeschi morti; dunque che piovano le bombe!”.Nel luglio del 1944 Churchill
inviò al suo capo di stato maggiore, generale Hastings Imay, un memorandum di
quattro pagine, in cui propose il seguente progetto:”Voglio che riflettiate
molto seriamente sulla questione dei gas asfissianti [...].é assurdo, in questo
affare, tenere in conto la moralità, dal momento che tutti li hanno utilizzati
durante l’ultima guerra, senza che ci fossero proteste da parte dei moralisti e
della Chiesa. D’altra parte, allora i bombardamenti di città aperte erano
considerati vietati; oggi tutti li praticano come una cosa che va da sé. Si
tratta solo di una moda, paragonabile al mutamento della lunghezza delle gonne
[...].Voglio che si esamini freddamente quanto converrebbe utilizzare dei gas
asfissianti [...] non bisogna farsi legare le mani da sciocchi principi
[...].Potremmo inondare le città della Ruhr, così come altre città tedesche, in
modo che la maggioranza della popolazione abbia bisogno di costanti cure
mediche [...]. Forse bisognerà attendere qualche settimana o anche qualche mese
prima che io vi chieda d’inondare la Germania con i gas asfissianti e, se lo
faremo, facciamolo in modo completo. Nel frattempo, vorrei che la questione
fosse esaminata freddamente da persone sensate e non da persone travestite da
cantori di salmi, guastafeste come se ne trovano qua e là”. Fonte: “American
heritage”, agosto-settembre 1985
Né Churchill, né Stalin, né Truman
presero posto al banco dei criminali di guerra. Non più, d’altra parte, di
quanto furono chiamati in causa gli autori dei più ignobili appelli al crimine.
Citeremo solo due esempi, tra i più deliranti: l’appello a un “genocidio”,
questa volta nel vero senso della parola, lanciato nel 1941 con il libro
dell’ebreo americano Theodor N. Kaufman, Germany must perish (La Germania deve
morire) la cui tesi principale è la seguente: “I tedeschi (quali che siano:
antinazisti, comunisti o anche filosemiti) non meritano di vivere. Di
conseguenza dopo la guerra si mobiliteranno 20.000 medici perchè ognuno
sterilizzi 25 tedeschi al giorno, di modo che in tre mesi non ci sarà un solo
tedesco capace di riprodursi e in 60 anni la razza tedesca sarà totalmente
eliminata”.Si trattò di una bravata che alimentò l’antisemitismo: Hitler fece
leggere dei brani di questo libro da tutte la stazioni radio. In secondo luogo,
Ilja Erenburg nel suo Appello all’Armata Rossa, pubblicato nell’ottobre 1944,
scrisse:”Uccidete! Uccidete! Tra i tedeschi non ci sono innocenti, né tra i
vivi, né tra chi deve nascere! Eseguite le istruzioni del compagno Stalin
schiacciando per sempre la bestia fascista nella sua tana. Spezzate con la
violenza l’orgoglio delle donne germaniche. Prendetele come legittimo bottino.
Uccidete, uccidete, valorosi soldati dell’Armata Rossa, nel vostro
irresistibile assalto” (citato dall’ammiraglio Doenitz, Dix ans et 20 jours,
pp. 343-344).Costoro non figurarono tra gli accusati di Norimberga, non più dei
capi di Stato che li avevano protetti. Né vi figurarono i responsabili
anglo-americani del bombardamento su Dresda che fece 200.000 vittime civili e
senza alcun interesse militare, giacchè l’esercito sovietico aveva oltrepassato
quell’obiettivo.Né vi prese posto Truman, colpevole dell’apocalisse atomica di
Hiroshima e di Nagasaki che provocò 300.000 vittime civili, anche in questo
caso senza necessità militare, perchè la resa del Giappone era già stata decisa
dall’imperatore.Non toccò nemmeno a Berija e a Stalin, che scaricarono sulle
spalle dei tedeschi il massacro di migliaia di ufficiali polacchi a Katyn.
Questa procedura derivò dagli stessi principi (o meglio dalla stessa assenza di
principi) alla base della scelta degli accusati solo tra i vinti.Lo statuto del
Tribunale di Norimberga fu così definito:
• Articolo
19:
Il tribunale non sarà legato dalle regole tecniche relative all’amministrazione
delle prove. Esso adotterà e applicherà, per quanto possibile, una procedura
rapida e non formale e ammetterà ogni metodo che riterrà dotato di valore
probante.
• Articolo
21:
Il tribunale non esigerà che siano prodotte le prove riguardanti fatti di
notorietà pubblica, ma le riterrà acquisite. Allo stesso modo riterrà prove
autentiche i documenti e i rapporti ufficiali dei governi degli alleati.
Tale è il mostro giuridico, le cui
decisioni devono essere canonizzate con i criteri di un’intoccabile verità
storica, secondo la legge Gayssot-Fabius del 13 luglio 1990.Questo testo inserisce infatti
nella legge sulla libertà di stampa del 1981 un articolo, il 24 bis, che dice:
“Saranno puniti con le pene previste dal sesto comma dell’articolo 24 coloro
che avranno contestato, con uno dei mezzi elencati all’articolo 23, l’esistenza
di uno o più crimini contro l’umanità così come sono definiti dall’articolo 6
dello statuto del Tribunale Militare Internazionale allegato all’accordo di
Londra dell’8 agosto 1945 e che siano
stati commessi sia dai membri di una organizzazione dichiarata fuorilegge in
base all’articolo 9 del detto statuto, sia da un individuo riconosciuto
colpevole di tali crimini da un tribunale francese o internazionale.
Il tribunale potrà inoltre
ordinare:
1 - L’applicazione
della sua decisione nelle condizioni previste dall’articolo 51 del Codice
penale;
2
- La
pubblicazione di questa o di un comunicato nelle condizioni previste
dall’articolo 51-1 del Codice penale, senza che le spese relative possano
superare il massimo dell’ammenda applicata”.
La prassi del Tribunale di Norimberga
sollevò obiezioni anche tra i giuristi americani di più alto livello: quelli
della Corte suprema. A cominciare dal giudice Jackson che ne fu il presidente.
Lo storico inglese David Irving, che riconobbe di averlo mal giudicato in un
primo momento, fornisce questa testimonianza:”Dei giudici rinomati, in tutto il
mondo, si vergognerebbero della procedura di Norimberga. Certamente il giudice
Robert H. Jackson, presidente americano degli accusatori, ebbe vergogna di
quella procedura; ciò è evidente dal suo diario che io ho letto.”Ho avuto il
privilegio di accedere alle Memorie (del giudice Jackson) alla Biblioteca del
Congresso [...]. Poco tempo dopo che Robert H. Jackson ebbe ricevuto dal
presidente Truman l’incarico di dirigere i giudici americani al processo di
Norimberga (maggio 1945), egli venne a conoscenza dei piani americani sui
bombardamenti atomici e si trovò a disagio nel compito che gli era stato
assegnato: perseguire, a nome di una nazione, atti che anch’essa avrebbe
compiuto, poichè era cosciente che gli Stati Uniti stavano per commettere un crimine
ancora più grande” (33.9392 e 9394).Riferendosi al libro Pilier de la loi di
Alpheus Thomas Mason dedicato ad Harlan Fiske Stone (questi era a capo della
Corte suprema degli Stati Uniti), l’avvocato Christie cita le pagine 715-716,
dove viene utilizzato uno scritto di Fiske Stone al direttore della rivista
“Fortune” nel quale non solo egli disapprovava il metodo, ma riteneva che si
trattasse di un “linciaggio in grande scala” (high-grade lynching party in
Nuremberg) (5.995-996). Il giudice Wennerstrum, della Corte Suprema degli Stati
Uniti, fu così disgustato dalla procedura che rifiutò la nomina e tornò in
America, dove espose sulla “Chicago Tribune” le sue obiezioni: il 60% dei
membri della direzione del processo erano ebrei, così come gli interpreti
(23.5915-5916). “Quanto ai principali accusati: Hoess, Streicher, Pohl, essi
sono stati torturati” (23.5919). In virtù dello statuto di Norimberga, che
accettava come prove tutte le dichiarazioni degli alleati, il rapporto
sovietico su Katyn, che accusava i tedeschi del massacro di 11.000 ufficiali
polacchi, fu dichiarato “prova autentica” indiscutibile l’8 agosto 1945.
Fonte: Trial of the Major War Criminals, cit., XXXIX,
documento URSS 54
Il procuratore generale sovietico,
generale Rudenko, potè dire, a norma dell’articolo 21 dello statuto (del
Tribunale di Norimberga): “ciò non sarà oggetto di contestazione” (op. cit.,
XV, p. 300). Il 13 aprile 1990 la stampa internazionale ha annunciato che il
crimine di Katyn fu commesso da Berija e dalle autorità sovietiche. Il
professor Naville, dell’università di Ginevra, esaminando i cadaveri, aveva
trovato nelle loro tasche dei documenti del 1940 comprovanti che l’esecuzione
aveva avuto luogo in quella data. Nel 1940 la regione di Smolensk era occupata
dai sovietici. Per attenerci al nostro tema, cominceremo ad esaminare una delle
controverità che ancora oggi, dopo più di mezzo secolo, provoca la maggior
parte dei danni, nel mondo e non solamente nel Vicino-Oriente: “il mito dei 6
milioni di ebrei sterminati”, divenuto un dogma che giustifica e sacralizza
(come implica la parola stessa “olocausto”) tutte le prevaricazioni dello Stato
d’Israele in Palestina, nel Vicino-Oriente, negli Stati Uniti e, attraverso gli
Stati Uniti, nel complesso della politica mondiale, mettendo Israele stesso al
di sopra di ogni legge internazionale.Il tribunale di Norimberga ha
ufficializzato questa cifra che non ha mai smesso, da allora, di servire alla
manipolazione dell’opinione pubblica attraverso i media, attraverso la
letteratura e il cinema, e perfino attraverso i testi scolastici. Ora, questa
cifra non si basa che su due testimonianze: quella di Hoettl e quella di
Wisliceny.Ecco cosa dichiarò ai giudici di Norimberga il primo,
l’Obersturm-bannfuehrer dott. Wilhelm Hoettl, capo di una sezione aggiunta
del-l’Ufficio centrale di sicurezza del Reich: “Nell’aprile 1944 l’SS
Ober-sturmbannfuehrer Adolf Eichmann, che io conoscevo dal 1938, ebbe un
incontro con me nel mio appartamento a Budapest [...]. Egli sapeva di essere
considerato un criminale di guerra dalle nazioni alleate, poichè aveva sulla
coscienza migliaia di vite ebraiche. Gli domandai quante ne avesse e mi rispose
che, sebbene il numero fosse un grande segreto, me lo avrebbe detto perchè
dalle informazioni in suo possesso era arrivato alla seguente conclusione: nei
differenti campi di sterminio erano stati uccisi circa 4 milioni di ebrei,
mentre due milioni avevano trovato la morte in altro modo”.
Fonte: Trial of the Major War Criminals, cit., IV, p.
657
Wisliceny, per parte sua, raccontò:
“Egli (Eichmann) diceva che sarebbe saltato dalla gioia nella tomba, perchè
l’impressione di avere cinque milioni di persone sulla coscienza sarebbe stata
per lui fonte di straordinaria soddisfazione” (op. cit.).Su queste due
testimonianze lo stesso Poliakov ha detto: “Si potrebbe obiettare che una cifra
così imperfettamente stabilita debba considerarsi sospetta”.
Fonte: « Revue d’Histoire de la seconde guerre
mondiale »,ottobre 1956
Il giornale ebraico di New York “Der
Aufbau” segnalava il 30 giugno 1965 che in questa
data 3 milioni e 375.000 persone avevano fatto domanda di “riparazione” per i
danni subiti al tempo della dominazione di Hitler. Aggiungiamo che la
principale testimonianza, la più completa e la più precisa è quella di Hoettl,
agente dell’Intelligence Service. Fonte: “Week end”, 25 gennaio 1961
Questa rivista inglese reca in copertina
il ritratto di Hoettl con la didascalia: -“Storia di una spia” più strana che
la fiction:questo amico dei dirigenti nazisti aveva come boss un uomo dei
servizi segreti inglesi- Confermando le obiezioni dei grandi giuristi della
Corte suprema degli Stati Uniti e di molti altri a proposito delle anomalie
giuridiche del Tribunale di Norimberga, esporremo, a titolo di esempio, solo le
violazioni delle regole che sono fondamentali in ogni vero processo
1 - L’accertamento
e la verifica dell’autenticità dei documenti prodotti.
2
- L’analisi del
valore delle testimonianze e delle condizioni nelle quali furono ottenute.
3 - L’esame
scientifico dell’arma del crimine per stabilire il suo funzionamento e i suoi
effetti.
I documenti
I testi fondamentali, decisivi per
stabilire in che cosa poteva consistere la “soluzione finale”, sono, in primo
luogo, gli ordini di stermino attribuiti ai più importanti responsabili: Hitler,
Goering, Heydrich e Himmler, e le norme impartite per la loro esecuzione.
Innanzi tutto la direttiva di Hitler sullo “sterminio”. Malgrado gli sforzi dei
teorici del genocidio e dell’olocausto non ne fu mai trovata traccia.Olga
Wurmser-Migot scrisse nel 1968: “Come non esiste un ordine chiaramente scritto
per lo sterminio col gas ad Auschwitz, non esiste l’ordine di cessarlo nel
novembre 1944”. E precisò: “Nè al processo di Norimberga, né ai processi di
zona, né a quello di Hoess a Cracovia, o di Eichmann in Israele, né al processo
dei comandanti dei campi, né dal novembre 1966 all’agosto 1975 al processo di
Francoforte (accusati di Auschwitz della II zona), è stato prodotto l’ordine
firmato da Himmler, del 22
novembre 1944, sull’interruzione dello sterminio degli ebrei tramite
gas, nel quale si ingiungeva di fermare la -soluzione finale-“.Fonte: Olga
Wurmser-Migot, Le système concentrationnaire nazi, Parigi, PUF, 1968, pp. 544 e
13
Il dottor Kubovy, del Centro di
documentazione di Tel Aviv, ammise nel 1960: “Non esiste alcun documento
firmato da Hitler, Himmler o Heydrich che parli di sterminare gli ebrei [...].
La parola -sterminio- non appare nella lettera di Goering a Heydrich
concernente la soluzione finale della questione ebraica”. Fonte: Lucy Dawidowicz, The war against the jews,New
York, Holt-Rinehart-Winston, 1975, p. 121
In una conferenza stampa, dopo un
colloquio svolto alla Sorbona di Parigi nel febbraio del 1982 per contrastare i
lavori critici dei “revisionisti”, Raymond Aron e François Furet furono
costretti a dichiarare: “malgrado le ricerche più erudite, non si è mai potuto
trovare un ordine di Hitler per sterminare gli ebrei”.Del 1981 è l’ammissione
di Laqueur: “Fino ad oggi non si è trovato l’ordine scritto di Hitler mirante
alla distruzione della comunità ebraica europea e, con ogni probabilità,
quest’ordine non è mai stato dato”. Fonte: Walter Z. Laqueur, The terrible
secret,Francoforte sul Meno-Berlino-Vienna, 1981, p. 190
Malgrado tutto ciò, su istigazione di
Vidal-Naquet e di Léon Poliakov, altri storici hanno firmato la seguente
dichiarazione:”Non è necessario domandarsi come, tecnicamente, sia stato
possibile un tale omicidio di massa. é stato possibile tecnicamente perchè ha
avuto luogo. Questo è il punto obbligato dal quale partire per tutte le
ricerche storiche sull’argomento. é nostro compito ricordare semplicemente
questa verità: non c’è e non può esserci dibattito sull’esistenza delle camere
a gas”.
• Non
è necessario domandarsi...
• il
punto obbligato dal quale partire...
• non
può esserci dibattito...
Tre divieti, tre tabù, tre limiti
definitivi alla ricerca.
Questo testo segna una data
effettivamente “storica” nella storia della storia: il “fatto” che si vuole
stabilire è posto, al di là di ogni ricerca e di ogni critica, come verità
assoluta e intangibile e vieta, grazie a tre imperativi redibitori, ogni
ricerca e ogni critica verso il giudizio che, all’indomani di una vittoria, è
stato espresso dai vincitori. Tuttavia la storia, se intende rispettare uno
statuto scientifico, deve essere una continua ricerca, che rimetta in causa
anche quello che si credeva definitivamente stabilito, come nel caso del
postulato di Eu-clide o delle leggi di Newton.
Ecco un esempio ben noto:
“Il Comitato Internazionale di Auschwitz
nel novembre 1990 voleva sostituire la targa commemorativa di Auschwitz, che
indicava -4 milioni di morti- con un’altra, che menzionava -più di un milione
di morti-. Il dottor Maurice Goldstein, presidente di quel comitato, si
oppose”. Fonte: « Le Soire »,
Bruxelles, 19-20 ottobre 1991, p. 16
Di fatto il dottor Goldstein non
contestava la necessità di cambiare la vecchia targa, ma desiderava che la
nuova non riportasse un numero, perchè sapeva che, probabilmente, sarebbe stato
necessario, entro breve tempo, diminuire la cifra indicata. La targa
all’entrata del campo di Birkenau presentava, dunque, questa iscrizione fino al
1994:”Qui, dal 1940 al 1945, quattro milioni di uomini, di donne e di bambini
sono stati torturati e uccisi dagli assassini hitleriani”.Grazie all’azione del
Comitato internazionale del museo di Stato di Auschwitz, presieduto dallo
storico Wladislaw Bartoszewski e comprendente ventisei membri di tutte le
nazionalità, il testo è stato modificato in un senso meno lontano dalla
verità:”Che questo luogo, dove i nazisti hanno assassinato un milione e mezzo
di uomini, di donne e di bambini, in maggioranza ebrei dei vari paesi d’Europa,
sia per sempre, per l’umanità, un grido di disperazione e un avvertimento”. Fonte: Luc Rosenzweig, « Le Monde », 27 gennaio 1995
L’esempio mostra che la storia, per
sfuggire al terrorismo intellettuale dei predicatori dell’odio, esige una
continua “revisione”. Essa è revisionista oppure non è che propaganda
contraffatta. Torniamo, dunque, alla storia propriamente detta, critica,
“revisionista”, vale a dire fondata sull’analisi dei documenti, sulla verifica
delle testimonianze e sulle perizie relative all’arma del crimine.
Soffermiamoci, in primo luogo, su ciò che concerne gli ebrei nel programma del
partito nazionalsocialista (NSDAP).Il problema è affrontato al Punto 4:
“Possono avere nazionalità tedesca soltanto coloro che sono cittadini a pieno
diritto e sono cittadini a pieno diritto coloro che hanno sangue tedesco, senza
discriminazione confessionale. Quindi nessun ebreo può essere cittadino a pieno
diritto”.Staatsburger stava per cittadino e Volksgenosse stava per cittadino a
pieno diritto in quanto membro di una comunità omogenea.Più avanti, al punto 5,
troviamo:”Colui che non possiede la nazionalità tedesca non potrà vivere in
Germania che in qualità di ospite (Gast) e dovrà rispettare la legislazione in
vigore riguardante il soggiorno degli stranieri”.Il punto 7 riguarda il divieto
di soggiorno nel Reich, in speciali condizioni, per coloro che non possiedono
la nazionalità tedesca; il punto 8 esige il blocco della nuova immigrazione di
non tedeschi e l’espulsione immediata di tutti i non tedeschi entrati in
Germania dopo il 2 agosto 1914. Questo ultimo
punto è chiaramente indirizzato contro gli ebrei dell’Est, arrivati numerosi
nel Reich durante e dopo la prima guerra mondiale.Anche il punto 23 affronta
questo problema: esso stabilisce che gli ebrei non avranno il diritto di
lavorare nella stampa, mentre il punto 24 afferma che il partito lotta contro
lo “spirito materialista ebraico”.
Gli ordini di Hitler sullo
sterminio degli ebrei
Nel suo libro La destruction des juifs
d’Europe Raul Hilberg, nel 1961, nella prima edizione, scrisse che vi furono
due ordini di sterminio da parte di Hitler: uno nella primavera del 1941 (aggressione
alla Russia) e l’altro qualche mese più tardi. Ma nel 1985 “nella seconda
edizione, riveduta, tutti i riferimenti agli ordini o alle decisioni di Hitler
relativi alla “soluzione finale” sono stati sistematicamente soppressi”.
Fonte: The Revised Hilberg,”Simon Wiesenthal Annal”, III, 1986, p. 294
Nell’edizione del 1961 si leggeva alla
pagina 171: “Come si arrivò alla fase in cui si decretava la morte?
Essenzialmente con due decisioni di Hitler. Un ordine fu dato nella primavera
del 1941”.In quali termini sono stati dati questi ordini? Hilberg: “Secondo il
generale Jodl, che scrisse il documento che cito, i termini furono i seguenti:
Hitler ha detto di volere che i commissari bolscevichi ebrei siano liquidati.
Questo è il primo punto [...]. Tale era il contenuto dell’ordine descritto dal
generale Jodl [...]. L’or-dine era orale”.
Così: Hilberg ha detto che il generale
Jodl aveva detto che Hitler aveva detto...! Dalle sue prime diatribe
antisemitiche in Mein Kampf Hitler proclama la volontà di espellere gli ebrei
dalla Germania. Terremo in considerazione, d’ora in avanti, solo i testi
tedeschi che usano l’espressione “soluzione finale”, allo scopo di ottenerne
una definizione precisa.Il 24
giugno 1940, dopo la vittoria sulla Francia, Heydrich, in una lettera
a Ribbentrop, parla di “una soluzione finale territoriale” (eine territoriale
Endloesung). Fonte: Gerald Flemming, Hitler und die
Endloesung, Wiesbaden-Monaco, 1982, p. 56
L’ipotesi è di creare fuori dall’Europa
una “riserva” ebraica e Ribbentrop suggerisce, allora, il “progetto
Madagascar”.Nel luglio 1940 il responsabile degli affari ebraici, Franz
Rademacher, riassume così questa direttiva: “Tutti gli ebrei fuori
dall’Europa!” Fonte: Joseph Billig, La solution
finale de la question juive, Parigi, CDJC, 1977, p. 58
Questa “soluzione finale territoriale”
corrispondeva, in effetti, alla nuova situazione della Germania, che ormai
dominava l’Europa: non era più sufficiente espellere gli ebrei dalla Germania.
Il responsabile del progetto di “soluzione finale” attraverso la deportazione
di tutti gli ebrei europei in Madagascar, Rademacher, fa notare che la
realizzazione richiederà quattro anni e, a proposito della sua copertura
finanziaria, specifica: “La realizzazione della soluzione finale proposta esige
mezzi considerevoli”. Fonte: NG 2586
La lettera di Goering a Heydrich
del 31 luglio 1941
Heydrich domanda a Goering: “Nel 1939 mi
avete dato ordine di prendere delle misure concernenti la questione ebraica.
Devo adesso estendere il compito, che allora mi avete assegnato, ai nuovi
territori di cui ci siamo impadroniti in Russia?”.Anche qui niente
sull’assassinio degli ebrei. Si tratta solo del loro trasferimento geografico,
che tenga semplicemente conto delle nuove condizioni (33.9373-9374) [*].L’unica
“soluzione finale” consisteva, dunque, nello svuotare l’Europa dagli ebrei,
allontanandoli sempre di più, fino a che la guerra (supponendone la vittoria)
avesse permesso di sistemarli tutti in un ghetto fuori dall’Europa (come
suggeriva il progetto Madagascar). L’ipotesi del linguaggio in codice è
insostenibile, dal momento che, per ciò che riguarda gli altri crimini, i
documenti esistono e sono chiari: l’eutanasia, l’ordine di uccidere i commandos
britannici, di linciare gli aviatori americani e di sterminare la popolazione
maschile di Stalingrado se la si fosse occupata. “Per tutti questi crimini i
documenti ci sono. Allora, come mai solo in questo caso non c’è niente, né gli
originali degli ordini né le copie”, né, aggiungiamo, le circolari applicative
necessarie? (33.9375-9376) “Nel gennaio 1942 Reynhard Heydrich, capo della
Gestapo, aveva informato i dirigenti di Berlino che il Fuehrer aveva deciso
l’evacuazione di tutti gli ebrei verso i territori dell’Est, sostituendo così
la deportazione precedentemente progettata” (34.9544). In una nota che circolò
nel marzo 1942 nell’ufficio di Heydrich i ministri erano informati del fatto
che gli ebrei europei dovevano essere concentrati all’Est “in attesa di poter
essere inviati dopo la guerra in un territorio lontano, come il Madagascar, che
sarebbe diventato la loro sede nazionale” (34.9545-9546).
[*] I riferimenti ridotti a un numero
rinviano al processo di Toronto del 1988, nell’edizione del resoconto curata da
Barbara Kulaszka nell’agosto 1992. Poliakov nota: “fino al suo abbandono, il
-Piano Madagascar- fu alle volte designato dai dirigenti tedeschi sotto il nome
di -soluzione finale- della -questione ebraica-“.Fonte: Lèon Poliakov, Le
Procès de Jèrusalem, Parigi, 1963, p. 152
Per sostenere a tutti costi la tesi
dello sterminio fisico è stato necessario, quindi, trovare un sotterfugio:
“Soluzione finale del problema ebraico fu una delle frasi convenzionali per
designare il piano hitleriano di sterminio degli ebrei europei”.
Fonte: Gerald Reitlinger, La solution finale, p. 19
Del resto non c’è alcuna giustificazione
per l’ipotesi del linguaggio codificato, che permetterebbe di far dire ciò che
si vuole a qualsiasi documento.
Ecco due esempi:
Il primo è la lettera di Goering del 31 luglio 1941 (un mese dopo
la lettera di Heydrich sopra citata il significato delle parole sarebbe
bruscamente cambiato!). Tramite questo scritto Goering completa le sue
direttive a Heydrich: “In aggiunta al compito che vi è stato assegnato col
decreto del 24 gennaio 1939, vale a dire
ricercare per la questione ebraica, attraverso l’emigrazione e attraverso
l’evacuazione, la soluzione più vantaggiosa riguardo alle circostanze, vi
incarico con la presente, di procedere a tutti i preparativi necessari [...]
per arrivare a una soluzione d’insieme (Gesamtloesung) della questione ebraica
nella zona d’influenza tedesca in Europa [...]. Vi incarico di sottoporre
rapidamente un progetto d’insieme (Gesamtentwurf) basato sulle misure
organizzative e sulle disposizioni concrete e materiali per realizzare la soluzione
finale della questione ebraica (Endloesung der Judenfrage) alla quale
aspiriamo”. Fonti: R. Hilberg, La destruction des
juifs d’Europe,II edizione, Parigi, Fayard, 1988, p. 401; NG 2586 - EPS 710
E’ significativo che Reitlinger, citando
questa lettera (a p. 108 del suo libro), sopprima l’inizio riguardante
l’emigrazione e l’evacuazione, mentre essa prescrive proprio il rafforzamento
delle misure di espulsione prese nel momento in cui Hitler dominava solo la
Polonia (gennaio 1939) e non ancora la Francia, mentre nel luglio 1941
controllava tutta l’Europa.Il significato del testo di Goering è, tuttavia,
perfettamente chiaro dai primi paragrafi: la politica per l’emigrazione e per
l’evacuazione degli ebrei, praticata fino a quel momento in Germania, doveva
estendersi ormai, in ragione delle recenti conquiste, a tutte le regioni poste
sotto la dominazione tedesca in Europa. La “soluzione d’insieme” tiene conto
della nuova situazione. Essa non potrà essere una “soluzione finale” se non
dopo il termine della guerra, quando, in caso di vittoria in Europa (Russia
compresa), un’evacuazione finale in Africa o altrove permetterà, secondo
l’obiettivo costante di Hitler, “di svuotare l’Europa dai suoi ebrei”.
Riassumendo, la direttiva di Goering a Heydrich, a meno che non la si voglia
interpretare arbitrariamente in funzione di uno schema preconcetto, non fa che
applicare all’Europa quello che fino ad allora si era potuto applicare solo
alla Germania. Obiettivo senza alcun dubbio disumano e criminale, ma che non comporta
in alcun momento l’idea di “sterminio” attribuitagli dal procuratore di
Norimberga Robert M.W. Kempner, che dichiarò: “Con queste frasi Heydrich e i
suoi collaboratori erano ufficialmente incaricati dell’assassinio legale [degli
ebrei]”. Goering, che protestò contro la traduzione inglese della parola
tedesca Gesamtloesung, soluzione d’insieme, come “soluzione finale”
(Endloesung), costrinse il procuratore Jackson ad ammettere la falsificazione e
a ristabilire il vero significato dell’espressione. Fonte: Trial of the Major War Criminals, cit., IX, p.
575
Fin dal 24 giugno 1940 Heydrich aveva informato Ribbentrop
del suo desiderio di realizzare al più presto la “soluzione finale”. Egli
scriveva: “Il problema globale, rappresentato dall’attuale presenza di circa
3.250.000 di ebrei nei territori posti sotto sovranità tedesca, non può più
essere risolto con l’emigrazione: una soluzione finale territoriale diviene
quindi necessaria”. Fonte: Documento n. 464 del processo Eichmann a
Gerusalemme
In quello stesso periodo Himmler aveva
spedito a Hitler una nota che concludeva: “Spero di vedere la questione ebraica
definitivamente risolta, grazie all’emigrazione di tutti gli ebrei verso
l’Africa o in una colonia”.
Fonte:
“Vierteljahreshefte”, 1957, p. 197
Hitler seguì questo suggerimento quando
il responsabile dell’ufficio Deutschland III al ministero degli affari esteri,
Rademacher, scrisse in una lettera ufficiale del 10 febbraio 1942:”Nel frattempo la guerra contro
l’Unione Sovietica ci ha permesso di disporre di nuovi territori per la
soluzione finale. Di conseguenza il Fuehrer ha deciso di spostare gli ebrei non
in Madagascar, ma verso l’Est. Così non c’è più bisogno di tenere in
considerazione il Mada-gascar per la soluzione finale”. Fonte: Documento NG
3933 del processo della Wilhelmstrasse Reitlinger -The final solution, cit., p.
79 -lo interpreta ancora in senso di “fiction” o “mascheramento”senza darne la
minima giustificazione
L’espressione originale è in realtà die
Gesamtloesung der Judenfrage o la soluzione d’insieme sulla quale non si
sarebbe più tornati. Ma Goering, che la impiegò per la prima volta nel primo
paragrafo di una lettera datata 31
luglio 1941, con la quale dava a Heydrich l’ordine di prepararla
(Trial of the Major War Criminals, cit., XXVI, PS 710, p. 266), usò nell’ultimo
paragrafo l’espressione die Endloesung der Ju-denfrage e quest’ultima prevalse,
ma con lo stesso senso e non con quello di liquidazione del problema attraverso
l’eliminazione di coloro che ne erano l’oggetto. Colto in flagrante delitto di
traduzione tendenziosa dallo stesso Goering, il giudice Jackson dovette
convenirne a Norimberga il 20
marzo 1946 (op. cit., IX, p 552). Ma di questo incidente, che
distruggeva tutta una teoria, la stampa non fece parola.Il secondo esempio di
cambiamento arbitrario del senso delle parole per giustificare una tesi è
quello della conferenza detta di Wannsee tenuta a Berlino il 20 gennaio 1942.Dall’inizio
della riunione Heydrich ricorda che è stato appena nominato “al posto di
responsabile incaricato della preparazione della soluzione finale della
questione ebraica in Europa (Endloesung der europaeischen Judenfrage)”. Egli
sarà ormai il responsabile del complesso di misure necessarie alla soluzione
finale della questione ebraica “senza considerazione dei limiti
geografici (corsivo mio - R.G.). Heydrich riassume in seguito la politica
anti-ebraica seguita fino ad allora:
a) Il
raggruppamento degli ebrei fuori dalle sfere vitali del popolo tedesco.
b ) Il
raggruppamento degli ebrei fuori dagli spazi vitali del popolo tedesco.
Dopo la folgorante avanzata della
Reichswehr sul fronte orientale (Unione Sovietica), Heydrich prende atto di
questa nuova situazione: “Con l’autorizzazione preliminare del Fuehrer,
l’emigrazione ha lasciato il posto a un’altra soluzione possibile: l’evacuzione
degli ebrei verso l’Est” (corsivo mio - R.G.). “Queste azioni non si
potrebbero tuttavia considerare che come dei palliativi, ma le esperienze
pratiche già fatte in questo campo sono molto importanti per la futura
soluzione finale della questione ebraica”. Fonte: NG 2586 G
La soluzione finale, in effetti, non
poteva essere messa in atto prima della fine della guerra e questa soluzione fu
sempre cercata nella stessa direzione: l’espulsione di tutti gli ebrei
dall’Europa. Fu ciò che disse espressamente Hitler ad Abetz, ambasciatore a
Parigi, comunicandogli che l’intenzione di evacuare tutti gli ebrei d’Europa
dopo il conflitto. Fonte: Documents on German Foreign Policy 1918-1945, Serie D, X, p. 484
Il protocollo di Wannsee (20 gennaio 1942)
Il verbale della conferenza di
Wannsee recita: “Nel corso della soluzione finale gli ebrei saranno instradati,
sotto appropriata sorveglianza, verso l’Est, al fine di utilizzare il loro
lavoro. Saranno separati in base al sesso. Quelli in grado di lavorare saranno
condotti in grosse colonne nelle regioni di grandi lavori per costruire strade,
e senza dubbio un grande numero morirà per selezione naturale. Coloro che
resteranno, che certo saranno gli elementi più forti, dovranno essere trattati
di conseguenza, perchè rappresentano una selezione naturale, la cui liberazione
dovrà essere considerata come la cellula germinale di un nuovo sviluppo ebraico
(come mostra l’esperienza della storia)” (13.3133). Irving: “Ho letto i
resoconti del processo della Wilhelmstrasse, il secondo dopo quello di
Norimberga. In seguito ve ne sono stati dodici. Nessuno di essi ha provato che
alla conferenza di Wannsee si sia discusso dell’eliminazione degli ebrei”
(33.9372-9373).Il protocollo di Wannsee è il resoconto di una conferenza alla
quale parteciparono i segretari di Stato amministrativamente interessati alla
soluzione della questione ebraica e i capi dei servizi incaricati della sua
realizzazione. Si tratta di un testo in cui non si parla né di camere a gas né
di sterminio, ma solo di trasferimento degli ebrei nell’Est europeo. Questo
resoconto presenta, d’altra parte, tutte le caratteristiche di un documento
apocrifo, se ci si riferisce alla fotocopia che è stata pubblicata nel libro di
Robert N.W. Kempner, Eichmann und Komplizen, Francoforte sul Meno, Europa
Verlag, 1961, pp. 132 s.: nessun timbro, nessuna data, nessuna firma, caratteri
di una normale macchina da scrivere su carta di formato ridotto, ecc. In ogni
caso non vi si parla di camere a gas.Nelle versioni francesi che ne sono state
date, per esempio, si è tradotta la frase “die Zueruckdraengung der Juden aus
dem Lebensraum des deutschen Volkes” con “l’eliminazione degli ebrei dallo
spazio vitale dei tedeschi”, dando, nei commenti, alla parola “eliminazione” il
senso di “sterminio”, mentre si tratta di “cacciata degli ebrei fuori dallo
spazio vitale del popolo tedesco”. Si è proceduto allo stesso modo nelle
traduzioni in inglese e in russo.Tuttavia i tedeschi, per esprimere la loro
decisione di cacciare gli ebrei fuori da quello che essi chiamavano il loro
spazio vitale, impiegarono più volentieri altre espressioni con lo stesso
senso, come Auschaltung (esclusione, evizione, eliminazione) o, soprattutto,
Aus-rottung (estirpazione, sradicamento). Quest’ultima parola è stata tradotta
con sterminio che in tedesco si dice invece Vernichtung. Esempio: a Posen il 4 ottobre 1943 Himmler disse agli Obergruppenfuehrer
(generali di divisione delle Waffen SS):”Ich meine jetz die Judenevakuierung,
die Ausrottung des juedischen Volkes [...]. Das juedische Volk wird ausgerotten”,
ecc. Precisando il suo pensiero nella frase seguente, egli usò la parola
Auschaltung (Trial of the Major War Criminals, cit., XXIX, PS 1919, p. 145).
Letteralmente: “Io penso ora all’evacuazione degli ebrei, all’estirpazione del
popolo ebraico”. Ma nel Dossier Eichmann Billig traduce: “Io intendo, con ciò,
l’evacuazione degli ebrei, lo sterminio del popolo ebraico” (p. 55) e
“evacuazione degli ebrei, vale a dire sterminio” (p. 47).Altro esempio:
In una nota del 16 dicembre 1941 Rosenberg, a proposito di uno dei suoi
incontri con Hitler (Trial of the Major War Criminals, cit., XXVII, PS 1517, p.
270) usa l’espressione “Ausrottung des Judentum”. Nell’udienza del 17 aprile
1946 l’avvocato generale americano Dodd tradusse “sterminio degli ebrei” (op.
cit., XI, p. 562). Rosenberg protestò invano. Ma, nei discorsi dei nazisti,
l’espressione “Ausrottung des Christentums”, che appare spesso, è tradotta ogni
volta con “estirpazione del cristianesimo dalla cultura tedesca” (cfr “Revue
d’Histoire de la seconde guerre mondiale”, 1° ottobre 1958, p. 62). La parola
Ausrottung significherebbe sterminio solo quando si tratta di ebraismo
(Judentum) o di popolo ebraico (das juedische Volk). La conferenza di Wannsee del
20 gennaio 1942, nella quale si è preteso, durante più di un terzo di secolo,
che fosse stata presa la decisione di “sterminare” gli ebrei europei, sparì a
partire dal 1984 anche dalla letteratura dei più feroci nemici dei
“revisionisti”. Su questo punto avevano dovuto anch’essi “revisionare” la loro
storia: al congresso di Stoccarda del maggio 1984 questa “interpretazione” fu
abbandonata. Fonte: Eberhard Jackerl e Jurgen
Rohwer, Der Mord an den Juden im Zweiten Weltkrieg,(La morte degli ebrei
durante la seconda guerra mondiale),DVA, 1985, p. 67
Nel 1992 Yehuda Bauer ha scritto sul
“Canadian Jewish News” del 30 gennaio che questa interpretazione di Wannsee è
“stupida” (silly). Infine il più recente portavoce degli storici ortodossi,
antirevisionisti, il farmacista Jean-Claude Pressac, conferma questa nuova
versione dell’ortodossia. Egli scrive a pagina 35 del suo libro Les
crèmatoires d’Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, Parigi, CNRS, 1993:
Il 20 dicembre si tenne a Berlino la conferenza di Wannsee: se un’azione
per “ricacciare indietro gli ebrei verso Est fu certo prevista, con
l’evocazione di una eliminazione -naturale- attraverso il lavoro, nessuno parlò
allora di liquidazione industriale. Nei giorni e nelle settimane che seguirono,
la Bauleitung di Auschwitz non ricevette né un richiamo, né un telegramma né
una lettera che reclamassero lo studio di una istallazione adatta a questo
scopo”.E anche nella sua Chronologie récapitulative egli, alla data del 20
gennaio 1942, indica: “Conferenza di Wannsee sull’evacuazione e la cacciata
degli ebrei verso l’Est” (p. 114).Lo “sterminio” è stato revisionato: si tratta
di “cacciata”.é ugualmente rimarchevole come, in tutto questo libro, che si
propone l’obiettivo di “provare” la tesi dello sterminio, non si faccia più
parola del documento che, oltre a quello di Wannesee, era, si dice, il più
determinante: la lettera di Goering a Heydrich del 31 luglio 1941, rispetto
alla quale si affermava che “soluzione finale” significava “sterminio” e non
trasferimento fuori dall’Europa. All’epoca del processo di Toronto, nel 1988,
ci furono anche delle controversie sul ruolo delle Einsatzgruppen, sorta di
corpi franchi destinati dall’alto comando hitleriano ad annientare i gruppi di
partigiani che si formarono a partire dalla folgorante avanzata tedesca su
Mosca e che avevano il compito di distruggere i depositi di benzina, i centri
di rifornimento, e i mezzi di comunicazione per disorganizzare le retrovie
dell’esercito tedesco. Questa resistenza si rivelò così efficace che Hitler
diede ordini severissimi alle Einsatzgruppen per eliminare i dirigenti e i
commissari politici dei partigiani. Tra questi commissari politici svolsero un
ruolo importante e affrontarono la morte numerosi ebrei. Al processo di Toronto
fu ampiamente evocata la partecipazione di questi eroici ebrei alla resistenza
contro l’hitlerismo. L’avvocato di Zuendel, Christie, tenne a far precisare
allo storico Hilberg il senso degli ordini nazisti a questo proposito:
Christie: L’ordine dato alle Einsatzgruppen
dice: Annientare i commissari bolscevichi ebrei? E voi interpretate che questo
significhi: Annientare il popolo ebraico e i suoi commissari ebraici? é esatto?
Hilberg: Esatto.
Christie: é stato detto dunque, secondo
voi, che non si trattava di uccidere gli ebrei ma i commissari politici
giudeo-bolscevichi.
Hilberg: L’ordine dato a Himmler è di
“risolvere il problema” (4-839).
Christie: Si tratta del problema dei
commissari politici giudeo-bolscevichi. Che non significa problema ebraico...
Non c’era una guerra tra il comunismo e il nazismo?
Hilberg: Sì, e i commissari politici,
anima del sistema, dovevano essere fucilati.
Christie: Questo non significa uccidere
gli ebrei che si trovavano laggiù. Hitler pensava che il bolscevismo fosse di
origine ebraica e che tutti i commissari fossero ebrei?
Hilberg: Si trattava di propaganda. Ma
era l’intenzione fin dall’inizio, dal 22 giugno 1941.
Christie: Si tratta dunque di un
articolo di fede per voi?
Hilberg: No. Non è un articolo di fede,
è una certezza.
Christie: Potete mostrarmi il secondo
ordine di Hitler?
Hilberg: Affermo che esiste una
direttiva decisiva di Hitler, illustrata da Goering a Heydrich il 31 luglio 1941... è il testo
che prepara la conferenza di Wannsee.
Christie: Era un ordine o una lettera di
Hitler?
Hilberg: No.
Christie: Nel vostro libro avete
scritto: “Hitler ha dato questo secondo ordine”. é esatto?
Hilberg: é esatto.
Christie torna sul significato della
parola “resettlement” (trasferimento) all’Est: “Questo significa un ordine di
uccidere tutti gli ebrei?”.
Hilberg: “Trasferimento” era sinonimo di
“deportazione degli ebrei nei campi della morte”.
Christie: Non esisteva un piano di
deportazione degli ebrei in Madagascar? (4.855).
Lo storico inglese David Irving, al
processo di Toronto, fornisce sulla “soluzione finale” queste notizie attinte
alla fonte:”La soluzione finale del problema ebraico consisteva nel deportare
gli ebrei in vari territori. Una delle ipotesi fu il Madagascar, soprattutto
dopo la disfatta della Francia, ma la potenza delle flotte britanniche, poi di
quelle americane, rese impossibile realizzare questo progetto.Il solo documento
che possiedo è una conversazione telefonica del primo ministro Lammers con il
Fuehrer, della primavera del 1942, in cui Hitler rispose che la soluzione
finale sarebbe stata decisa solo dopo la conclusione della guerra.Heinrich
Himmler scrisse ai Gauleiters che il Fuehrer, Adolf Hitler, gli aveva dato
ordine di ripulire l’Europa dai suoi ebrei da Ovest a Est per tappe. Si
trattava evidentemente di deportazione (33.9351-9352).Ma questo non comportava
alcun ordine di sterminio degli ebrei. Nessuna direttiva di questo genere è
stata data, non se ne trova traccia in nessun archivio del mondo, compresi
quelli ebraici che hanno cooperato con me. Devo inoltre sottolineare che negli
archivi britannici, dove abbiamo decifrato i codici tedeschi delle unità SS
operanti sul fronte dell’Est, nemmeno con le macchine inglesi per decifrare i
codici abbiamo trovato qualcosa in cui Hitler impartisce l’ordine di uccidere gli
ebrei (33.9376). Hanno potuto farlo solo gli storici che hanno preteso di
leggere tra le righe e nel tradurre hanno dato libero sfogo alla loro
indignazione”. L’avvocato Christie cita la pagina 651 del libro di Hilberg dove
si legge: “Nel novembre del 1944 Himmler decise che, per ogni sorta di ragioni
pratiche, la questione ebraica era risolta. Il 25 dello stesso mese egli ordinò
lo smantellamento di tutte le installazioni di morte”. Fonte: Testimonianza
di Kurt Becher, 8 marzo 1946, PS 3762
Hilberg riconosce che questo non fu un
ordine di Himmler (4.861-864): “Becher, probabilmente, l’ha riportato a memoria
nella sua te-stimonianza. Non c’era quindi bisogno di riprendere il linguaggio
preciso usato da Himmler” (4.867).Una volta di più Hilberg dice che Becher ha
detto che Himmler aveva detto...Ora, al termine di lunghe ricerche storiche,
fatte da studiosi di tutte le origini sotto la pressione delle critiche
revisionistiche, il direttore dell’Istituto di storia contemporanea del Centro
Nazionale della Ricerca scientifica, François Bedarida, riassume questo lavoro
su L’evaluation des victimes d’Auschwitz: “La memoria collettiva si è
appropriata della cifra di quattro milioni - la stessa che, stando a un
rapporto sovietico, figurava finora ad Auschwitz sul monumento innalzato in
memoria delle vittime del nazismo -, mentre a Gerusalemme il museo di Yad
Vashem indicava un totale molto al disopra della realtà. Tuttavia, dalla fine
della guerra, la memoria scientifica si era messa al lavoro. Da queste pazienti
e minuziose investigazioni è risultato che la cifra di quattro milioni non
poggiava su alcuna seria base, né poteva essere sostenuta.Il tribunale, del
resto, si basava su un’affermazione di Eichmann, secondo la quale la politica
di sterminio aveva causato la morte di sei milioni di ebrei, di cui quattro
milioni nei campi. Se adesso ci si rapporta ai lavori più recenti e alle più
affidabili statistiche - è il caso dell’opera di Raul Hilberg, La Destruction
des Juifs d’Europe -, si arriva a circa un milione di morti ad Auschwitz. Un
totale corroborato dall’insieme degli specialisti, giacchè oggi essi concordano
su un numero di vittime che oscilla tra un minimo di 950.000 e un massimo di
1.200.000”. Fonte: “Le Monde”, 23 luglio 1990
Infatti, nell’edizione tedesca del suo
libro, Jean-Claude Pressac ridurrà un’altra volta questa cifra a 600.000 e la
serie di revisioni probabilmente non è terminata.Tuttavia, dopo che il numero
delle vittime di Auschwitz-Birkenau è stato ridotto da 4 milioni a 1.000.000,
si continua a ripetere la cifra globale di 6 milioni di ebrei sterminati,
secondo la strana aritmetica: 6 - 3 = 6.Che la “soluzione finale” del problema
ebraico non si sarebbe concretizzata se non dopo la guerra è testimoniato anche
dalla Braun Mappe dell’estate 1941. Il paragrafo intitolato “Direttive per la
soluzione della questione ebraica” precisa: “Tutte le misure concernenti la
questione ebraica nei territori occupati dell’Est saranno prese dopo la guerra
e allora la questione ebraica troverà in Europa una soluzione generale”.
Fonti: PS 702; Henri Monneray, La persècution des juifs dans les pays de l’Estprèsentèe à
Nuremberg, CDJC, 1949
Questa messa a punto non comporta alcuna
attenuazione dei crimini di Hitler, ma richiama semplicemente un’evidenza che
non può sfuggire neppure ai più accaniti sostenitori della tesi dello
“sterminio”: Hitler negli ultimi due anni di guerra, dopo Stalingrado, è
ridotto agli estremi, gli alleati distruggono con i loro bombardamenti i suoi
centri di produzione bellica e disorganizzano i suoi trasporti; egli è
costretto a mobilitare dei nuovi effettivi svuotando le fabbriche e non avrebbe
avuto che questa ossessione, fatale per il suo sforzo bellico, di sterminare i
suoi prigionieri e i suoi ebrei, invece di impiegarli, foss’anche in condizioni
disumane, nel lavoro dei cantieri. Poliakov stesso, nel suo Brèviaire de la
Haine (Parigi, Calmann-Levy, 1961 [1951], p. 3) sottolinea questa assurda
contraddizione: “é molto più economico colpirli con i lavori più duri,
ammassandoli per esempio in una riserva”.La Arendt mostra anche il lato
demenziale di una simile operazione: “I nazisti spinsero l’inutile fino al
dannoso quando, in piena guerra, e malgrado la penuria di materiali da
costruzione e di rotabili, avviarono enormi e costose imprese di sterminio e
organizzarono il trasporto di milioni di persone. [...] la contraddizione
manifesta tra questo modo di agire e gli imperativi militari dà a tutta la
faccenda un’aria folle e chimerica”. Fonte: Hannah Arendt, Le système totalitaire, Parigi, 1972, p. 182
Quello che è ancora più strano è che
spiriti così sottili, come Poliakov o Hannah Arendt, siano stati obnubilati
fino a questo punto dai loro a priori, che non abbiano messo in causa le loro
ipotesi surreali e non siano ricorsi ai documenti e ai fatti. Ad
Auschwitz-Birkenau si trovavano dei potenti impianti della Farben-Industrie
(chimici), della Siemens (trasporti) e della Portland (costruzioni). A Monovitz
(uno dei campi annessi ad Auschwitz) lavoravano 10.000 detenuti, 100.000 operai
civili e 1.000 prigionieri inglesi.
Fonte: Central Commission for
Investigation of German Crimes in Poland, German crimes in Poland, Varsavia,
1946, I, p. 37
Dal 1942 al 1944, sui 39 campi satelliti
di Auschwitz 31 utilizzavano i detenuti come mano d’opera e 19 impiegavano in
maggioranza ebrei.Il 25 gennaio 1942 Himmler inviò
all’ispettore generale dei campi di concentramento la seguente direttiva:
“Preparatevi ad accogliere 100.000 ebrei [...]. Importanti compiti economici
saranno assegnati ai campi di concentramento nelle prossime settimane”.
Fonte: NO 020-a
Nel maggio 1944 Hitler ordinò di
utilizzare 200.000 ebrei come operai nel programma delle costruzioni Jager e
nell’organizzazione Todt.Un ordine dell’SSWVHA del 18 novembre 1943 aggiudicava un premio ai
detenuti - anche ebrei - che si fossero distinti nel lavoro. Fonte: Centro
del Museo di Auschwitz, 6 - 1962, p. 78
Non si tratta, dunque, di una faccenda
“folle e chimerica”, ma, al contrario, di realismo implacabile. Soprattutto ciò
costituisce una confutazione supplementare delle tesi “sterminazioniste”.
Le testimonianze
Al processo di Auschwitz, che ebbe luogo
a Francoforte dal 20 dicembre 1963 al 20 agosto 1965, in un grande
teatro, come si conviene a un’operazione politica molto spettacolare, la
formidabile messa in scena giudiziaria non potè evitare che nel dispositivo
della sentenza la Corte d’assise fosse costretta a riconoscere che aveva
elementi irrisori per emettere il verdetto.”Sono mancati alla Corte quasi tutti
i mezzi d’informazione di cui si dispone in un normale processo criminale per
avere un’immagine fedele dei fatti, così come sono realmente accaduti al
momento dell’omicidio. Sono mancati i cadaveri delle vittime, i rapporti
d’autopsia, le conclusioni degli esperti sulle cause del decesso; sono mancate
le tracce lasciate dai colpevoli, le armi del delitto, ecc. La verifica delle
testimonianze non è stata possibile che in rari casi”. Fonte: Dispositivo
della sentenza, p. 109
Pertanto l’arma del crimine era
rappresentata, secondo gli accusatori, dalle “camere a gas” ed ecco che i
giudici non ne avevano trovato “traccia”! Era senza dubbio sufficiente che un
fatto fosse di “notorietà pubblica”. Come ai tempi dei processi alle streghe,
quando nessuno avrebbe osato mettere in dubbio il loro “commercio carnale” col
diavolo senza rischiare di finire sul rogo.Stephen S. Pinter, uno dei giuristi
inviati dagli Stati Uniti a Dachau, divenuto campo americano e centro di
“processi contro i crimini di guerra”, scrisse:”Ho vissuto a Dachau per 17 mesi
dopo la guerra come giudice militare degli Stati Uniti e posso testimoniare che
non ci furono camere a gas a Dachau: quella che ai visitatori è presentata
falsamente come una camera a gas è un forno crematorio. Allo stesso modo non ci
fu alcuna camera a gas negli altri campi di concentramento tedeschi. Ci è stato
detto che c’era una camera a gas ad Auschwitz, ma siccome il campo di Auschwitz
si trovava in zona russa, non abbiamo, da parte dei russi, il permesso di
visitarlo [...]. Si è fatto così uso del vecchio mito propagandistico secondo
il quale milioni di ebrei sono stati uccisi. Posso affermare, dopo 6 anni di
dopoguerra passati in Germania e in Austria, che sono stati uccisi molti ebrei,
ma che la cifra di un milione non è stata mai raggiunta e credo di essere più qualificato
a questo riguardo di chiunque altro”. Fonte: Lettera di Stephen S. Pinter al
settimanale cattolico “Our Sunday Visitor”, 14 giugno 1959, p. 15
In mancanza di prove scritte, di
documenti incontestabili, il tribunale di Norimberga dovette, come tutta la
letteratura romanzesca e le successive opere cinematografiche, basarsi su
“testimonianze”. I superstiti chiamati a testimoniare, che hanno confermato
l’esistenza delle camere a gas, l’hanno fatto non in seguito a ciò che avevano
visto, ma in seguito a quello che avevano “sentito dire”.Un esempio tipico e
illustre è quello del dottor Benedict Kautsky, figlio di Karl e membro della
direzione del partito socialdemocratico austriaco. Dopo aver dichiarato che ad
Auschwitz si sopravviva al massimo per tre mesi (mentre lui stesso vi fu
detenuto per tre anni), Kautsky scrisse Teufel und Verdammt (Il diavolo e il
dannato), pubblicato in Svizzera nel 1946, nel quale a proposito delle “camere
a gas” si legge: “Io personalmente non le ho mai viste, ma la loro esistenza mi
è stata confermata da molte persone degne di fede”. “Ich nicht gesehen habe, die mir aber von so vielen glaubwuerdig
dargestellt worden sind”. Alcune testimonianze, specialmente quelle di Rudolf Hoess,
di Saukel e di Nyiszli (Medico ad Auschwitz), furono ritenute fondamentali. Il
testimone chiave, che si rivelò perfetto per “provare” la tesi dei vincitori
travestiti da giudici, fu Rudolf Hoess, ex-comandante del campo di Auschwitz.Il
riassunto che fece del suo arresto, fulcro della sua deposizione a Norimberga,
corrispondeva a tutto quello che il tribunale si aspettava da lui. Ecco la
dichiarazione, fatta sotto giuramento e firmata da Rudolf Hoess il 5 aprile
1946: “Ho comandato Auschwitz fino al 1° dicembre 1943 e ritengo che almeno
2.500.000 vittime vi siano state sterminate tramite gassazione e cremazione e
che almeno un altro mezzo milione sia morto per fame e per malattia, per un
totale di circa 3.000.000. La “soluzione finale” della questione ebraica
significava lo sterminio di tutti gli ebrei d’Europa. Io ricevetti l’ordine di
preparare lo sterminio ad Auschwitz nel giugno 1941. In quell’epoca c’erano già
altri tre campi di sterminio nel governatorato generale: Belzec, Treblinka,
Wolzek”.Non si potrebbe immaginare una conferma più perfetta delle tesi rese
popolari dai media durante mezzo secolo. E intanto, in questo stesso
testo, si trovano già tre controverità manifeste.
• Il
numero di 3 milioni di morti ad Auschwitz, necessario per giustificare il
totale delle vittime ebraiche (6 milioni), ufficialmente proclamato all’inizio
del gioco a Norimberga e che non ha smesso di essere il leitmotiv della storia
ufficiale e dei media da allora, deve essere ridotto almeno di 2/3 come prova
la nuova targa commemorativa di Auschwitz-Birkenau, che ha sostituito la cifra
di 4 milioni con: un po’ più di un milione.
• I
campi di Belzec e di Treblinka nel 1941 non esistevano. Essi non furono aperti
che nel 1942.
• Quanto
al campo di Wolzek, non è mai esistito.
Come si è potuta registrare questa
“testimonianza capitale” senza verifica preliminare? Hoess stesso lo spiega: le
prime dichiarazioni furono scritte sotto il controllo delle autorità polacche
che lo avevano arrestato.Il libro intitolato Commandant d’Auschwitz:
l’autobiographie de Rudolf Hoess, (Parigi, Juillard, 1959, e Maspèro, 1979)
specifica: “Al momento del mio primo interrogatorio le confessioni furono
ottenute picchiandomi. Non so che cosa c’è in quel rapporto benchè io l’abbia
firmato” (5.956). (Nota a fondo pagina: “Un documento dattilografato di 8
pagine è stato firmato da Hoess alle 2 e 30 del mattino il 14 marzo 1946. Non
differisce essenzialmente da ciò che ha scritto e detto a Norimberga o a
Cracovia”). Hoess stesso descrive, nelle sue note manoscritte di Cracovia, le
circostanze del primo interrogatorio, cui fu sottoposto dalla polizia
britannica: “Sono stato arrestato l’11 marzo 1946 alle ore 23 [...]. La Field Security
Police mi ha inflitto trattamenti durissimi. Mi hanno trascinato fino a Heide,
proprio nella caserma in cui otto mesi prima ero stato rilasciato dagli
inglesi. é là che si è svolto il mio primo interrogatorio, per il quale si
usarono argomenti sorprendenti. Io non conosco il contenuto del verbale,
sebbene l’abbia firmato. Tanto alcool e tanti colpi di frusta sono stati
troppo, anche per me [...]. Qualche giorno dopo sono stato portato a
Minden-am-Weser, centro principale d’interrogatorio della zona britannica. Là
mi hanno trattato ancora peggio, per mano di un procuratore pubblico, di un
comandante”. Fonte: Documento NO - 1210
Solo nel 1983 si è avuta la conferma
delle torture inflitte a Rudolf Hoess per ottenere le prove dei “2 milioni e
mezzo” di ebrei da lui sterminati ad Auschwitz a partire dal 1943. Il libro è
scritto da Ruppert Butler e porta il titolo di Legions of Death (Le legioni
della morte), Hamlyn Paperbacks. Contiene la testimonianza di Bernard Clarke
(che arrestò Hoess dopo aver ottenuto da sua moglie, minacciata di morte
insieme con i figli, l’indirizzo della cascina in cui si nascondeva e in cui fu
catturato l’11 marzo 1946). Butler
racconta che furono necessari tre giorni di torture per ottenere una
“dichiarazione coerente” (quella che abbiamo appena citato, firmata il 14 marzo 1946 alle 2 e 30
del mattino). Dal momento del suo arresto Hoess fu picchiato al punto che “alla
fine l’ufficiale sanitario intervenne con insistenza presso il capitano:
ditegli di fermarsi o riporterete un cadavere”.Bisogna notare che Butler e il
suo interlocutore Clarke sembravano molto soddisfatti di queste torture.La
commissione d’inchiesta americana, composta dai giudici Van Roden e Simpson,
inviata in Germania nel 1948 per svolgere un’inchiesta sulle irregolarità
commesse dal tribunale militare americano di Dachau - che aveva giudicato 1.500
prigionieri tedeschi, condannandone a morte 420 -, stabilì che gli accusati
erano stati sottoposti a torture fisiche e psicologiche di ogni tipo al fine di
ottenere le “confessioni desiderate”. Così, su 137 dei 139 casi esaminati, i
prigionieri tedeschi avevano ricevuto, nel corso degli interrogatori, dei calci
nei testicoli che avevano lasciato loro danni irreversibili. Fonte:
Intervista al giudice Edward L.Van Rodenrilasciata alla rivista “The
Progressive” del febbraio 1949
Il processo di Auschwitz
La sorte del principale accusato,
l’ultimo comandante di Auschwitz Richard Baer, che doveva morire prima
dell’inizio del processo, è particolarmente degna di interesse. Egli fu
arrestato nel dicembre 1960 nei dintorni di Amburgo, dove viveva facendo
l’operaio forestale. Nel giugno 1963 morì in prigione in circostanze
misteriose. Secondo diverse fonti, che hanno per origine i resoconti della
stampa francese, Baer, nel corso della detenzione preventiva, si era
ostinatamente rifiutato di confermare l’esistenza di camere a gas nel settore
posto un tempo sotto la sua responsabilità. Fonte: Hermann Langbein, Der Auschwitz Prozess,Europaeische Verlagsanstalt,
Francoforte, 1965
Il rapporto d’autopsia dell’istituto
medico-legale dell’Università di Francoforte stabilì: “l’ingestione di un
veleno inodore e non corrosivo [...] non pu˜ essere esclusa”.L’avvocato di
Norimberga, Eberhard Engelhardt, cita questo passaggio del rapporto d’autopsia
in una lettera indirizzata alla procura di Francoforte il 12 novembre 1973 e afferma che
Baer è stato avvelenato durante l’inchiesta. Secondo esempio: il rapporto
Gerstein, ufficiale della Waffen SS, così visibilmente aberrante che fu
rifiutato come prova dal Tribunale militare di Norimberga il 30 gennaio 1946, ma fu
utilizzato al processo Eichmann a Gerusalemme nel 1961. Questa “testimonianza”
faceva salire il numero delle vittime (indicato in 60.000 al giorno in tre
campi: Belzec, Treblinka e Sobibor) a 25.000.000! Fonte: Cote PS 1553
Inoltre si sono viste da 700 a 800
persone ammucchiate in piedi in uno spazio di 25 metri quadrati (più di 28 per
metro quadrato!) Roques redasse una tesi che dimostrava l’inconsistenza del
“rapporto Gerstein”, ottenendo la menzione “molto bene”. Alain Decaux, nel
“Matin de Paris” del 13 dicembre 1986, scrisse che “tutti i ricercatori
avrebbero dovuto ormai tenere conto di questo lavoro”, aggiungendo che il
professor Roques era “l’uomo [...] meglio informato sull’affare Gerstein”. Si
cercarono quindi dei motivi amministrativi contro di lui. Dato che aveva
preparato la sua tesi a Parigi, sotto la direzione del professor Rougeot e la
discussione della tesi era stata trasferita a Nantes, sotto la direzione del
professor Rivière, in modo perfettamente regolare, egli non aveva pagato la sua
iscrizione alla facoltà di lettere di Nantes! Fu così che Henri Roques si vide
ritirare il titolo di dottore. Terzo esempio, per limitarci ai “testimoni” più
celebri: Miklos Nyiszli, medico ungherese deportato che scrisse Mèdecin à
Auschwitz (pubblicato, a partire dal 1953, da Jean Paul Sartre su “Les Temps
Modernes” e ristampato da Tibere Kremer, Parigi, Juillard 1961). Le camere a
gas, ci dice Miklos Nyiszli, erano lunghe 200 metri e, come precisa il
documento prodotto a Norimberga, avevano una superficie di 210, 400 o 580 m2,
con larghezze rispettive di metri 1,05, 2 o 2,90.Secondo Miklos Nyiszli
riuscivano a starvi e a circolarvi facilmente 3.000 persone, nonostante il
fatto che vi fossero della colonne al centro e dei banchi ai lati. é
significativo che l’Encyclopaedia Judaica (1971) e l’Encyclopaedia of the
Holocaust (1990) non menzionino neppure quest’opera, di cui attestano senza
dubbio il discredito che l’accompagna dopo la critica effettuata da Paul
Rassinier.La prima affermazione di Nyiszli è che, quando arrivò al campo (alla
fine del maggio 1944), gli stermini col gas erano in atto da 4 anni. Ora, il
documento di Norimberga (NO 4.401) indica che gli ordinativi per i crematori
furono inoltrati solo nel 1942 e il documento 4.463 che essi furono pronti solo
il 20 febbraio 1943.Nell’agosto 1960 l’Istituto di storia contemporanea
(Institut fuer Zeitgeschichte) di Monaco comunicava alla stampa:”Le camere a
gas di Dachau non sono mai state terminate né messe in funzione [...]. Gli
stermini in massa degli ebrei sono cominciati nel 1941-42 e solamente in alcune
zone della Polonia occupata, all’interno di installazioni tecniche previste a
questo scopo, ma in nessun caso in territorio tedesco”. Fonte: “Die Zeit”, 19 agosto 1960
Altri esempi:
Sauckel (uno dei principali accusati).
Seduta del 30 maggio 1946 del Tribunale
di Norimberga:”Confermo che la mia firma figura in quel documento. Chiedo al
tribunale il permesso di spiegare come fu ottenuta.Il documento mi fu
presentato nella sua forma finale. Chiesi il permesso di leggerlo e di
studiarlo per decidere se dovevo sottoscriverlo. Ciò mi fu rifiutato... Poi un
poliziotto polacco o russo entrò e chiese: -Dov’è il foglio di Sauckel?
Prenderemo Sauckel con noi, ma la sua famiglia sarà portata in territorio
sovietico-. Io sono padre di 10 bambini e firmai, pensando alla mia famiglia”.
Tra le testimonianze dei criminali quella del generale Ohlendorf è
particolarmente rivelatrice. Egli diresse dall’estate 1941 all’estate 1942 le
Einsantzgruppen incaricate di giustiziare i commissari politici dei partigiani
nella Russia meridionale. Al processo del Tribunale Militare Internazionale,
nel quale furono giudicati i più alti responsabili del regime hitleriano, egli
dichiarò che aveva ricevuto degli ordini orali per aggiungere alle sue funzioni
quelle di sterminare gli ebrei utilizzando i camion attrezzati per dare la
morte anche alle donne e ai bambini. Fonti: Trial of the Major War Criminals, cit., IV, pp. 311-355, e XXII,
pp. 478-480, 491-494, 509-510 e 538
La testimonianza del generale Ohlendorf
al momento dei processi minori di Norimberga è del tutto diversa: inizialmente,
egli ritrattò le sue dichiarazioni precedenti sull’ordine orale di sterminio
degli ebrei, riconobbe di avere ucciso degli ebrei e degli zingari, ma nel
quadro della lotta contro i partigiani e non secondo un piano specifico di
sterminio. Confessò anche di avere ucciso 40.000 persone e non 90.000 come
aveva detto prima.
Fonte: Trials of
the Criminals, Washington, DC, 1950, IV, pp. 223-312
Agli storici critici non fu opposta
alcuna refutazione, alcuna discussione scientifica che li contraddicesse:
purtroppo, nel migliore dei casi, fu loro opposto il silenzio e, nel peggiore,
la repressione. Silenzio, per esempio, sull’opera di Paul Rassinier storico ed
ex deportato a Buchenwald e a Dora, quando questo fondatore della storia critica
dei crimini hitleriani pubblicò Le mensonge d’Ulysse, Le drame des juifs
europèens, Le vèritable procès Eichmann. Poi silenzio e persecuzioni varie, in
America, per l’ingegner Leuchter, specializzato in gassazioni in alcuni
penitenziari americani, che fece una perizia puramente tecnica sulle “camere a
gas” di Auschwitz nel corso del già citato processo di Ernst Zuendel a
Toronto.Repressione contro il professor Robert Faurisson, cacciato dalla sua
cattedra all’università di Lione, citato in giudizio e infine vittima di un
tentativo di omicidio in cui fu gravemente ferito, per aver messo in
discussione l’esistenza delle “camere a gas”. Nel marzo 1978 assassinio dello
storico francese François Duprat da parte di un commando, per aver pubblicato
l’opuscolo di un australiano che metteva in dubbio la cifra di 6 milioni di
morti.Repressione contro Henri Roques, cui fu anche rifiutato il titolo di
dottore nonostante avesse ottenuto la menzione “molto bene” per la sua tesi,
poichè si impegnava in un esame critico del Rapporto Gerstein. Repressione
contro l’editore Pierre Guillaume, per la pubblicazione delle Annales
d’histoire rèvisionniste. Egli è stato obbligato a rinunciare alla sua rivista
ed è stato rovinato finanziariamente dalle multe e dalla distruzione delle
vetrine della sua libreria. Repressione in Germania contro il magistrato
Wilhelm Staeglich, che aveva fatto un esame critico delle testimonianze e
dell’arma del crimine nei campi e aveva rilevato un certo numero di
controverità con Le mythe d’Auschwitz (Parigi, La Vieille Taupe, 1978). Lo
stesso titolo di dottore in diritto gli fu ritirato, essendo basato sulla legge
hitleriana del 7 giugno 1939 (Codice del Reich, 1, p. 1326). Repressione in
America contro lo storico Arthur Butz, che cercava di situare in una giusta
prospettiva ciò che era reale e ciò che era mitologico con The Hoax of the
Twentieth Century (Torrance, IHR, 1976). La vendita del libro fu vietata in
vari paesi tra cui la Germania e il Canada. In quest’ultimo paese, processo di
Toronto contro Zuendel, per la pubblicazione dell’opera di Richard Harwood Did
six millions really die? (Richmond, HRP, 1974 - Ne sono davvero morti sei
milioni?-), mentre la risposta, anche quella ufficiale, a questa domanda è
diventata negativa come la sua. Questi silenzi, queste persecuzioni, queste
repressioni contro una storia critica dei crimini hitleriani poggiavano su
pretesti assolutamente diffamatori e menzogneri: sottolineare che gli enormi
crimini di Hitler nei confronti degli ebrei, come di tutti i suoi nemici,
comunisti tedeschi o slavi che dovevano sconfiggerlo, non avevano bisogno di
alcuna menzogna per mostrare la loro atrocità era, secondo gli avversari della
storia critica (che essi chiamavano “revisionista”) “scagionare Hitler o almeno
attenuare i suoi crimini”! Mostrare che le scelleratezze dei nazisti non si
riducevano a un grande pogrom contro i soli ebrei, ma che avevano fatto decine
di milioni di morti nella lotta contro il fascismo, significava fare del
“razzismo” che incoraggiava la discriminazione e l’odio razziale! é contro una
simile orchestrazione d’odio verso i ricercatori critici che noi oggi
compiliamo questo dossier, con la speranza che servirà ad avviare una vera
discussione sulle realtà obiettive di questo passato, senza prestare il fianco
a quanti facciano il processo alle intenzioni, senza condannare a priori alla
repressione e al silenzio i ricercatori critici. Non è possibile preparare
l’avvenire perpetuando gli odi e alimentandoli con la menzogna. La critica
delle testimonianze storicamente verificate e degli studi scientifici, che
permette di dare all’opinione pubblica la possibilità di riflettere sui crimini
di ieri per prevenire quelli di domani, è un obbligo morale oltre che
scientifico. Fino ad ora ci sono state propinate cifre arbitrarie e falsità
anche da parte di artisti di grande talento e in perfetta buona fede. Da tutto
ciò scaturirono autentici capolavori, come il romanzo di Robert Merle La
mort est mon mètier, che ricostruiva, in prima persona, l’itinerario di
Hoess, comandante di Auschwitz. Anche quando cita le cifre arbitrarie del falso
testimone, Robert Merle raggiunge a volte uno stile degno di Stendhal: “Il
procuratore esclamò: Voi avete ucciso tre milioni e mezzo di persone! - Io
domandai la parola e dissi: Vi chiedo scusa, non ne ho uccisi che due milioni e
mezzo! Ci furono allora dei mormorii in sala. Io non avevo fatto altro che
rettificare una cifra inesatta”. Fonte: Robert Merle, La mort est mon mètier, Parigi, Gallimard, 1952, pp.
365-366
In campo cinematografico un film
artistico, ammirevole e delicato di Alain Resnais, Nuit et brouillard, dà
un’immagine straziante e indimenticabile della barbarie e del martirio, ma
viene sfigurato e snaturato dall’evocazione della cifra arbitraria di 8 milioni
di vittime ebraiche, per di più nella sola Auschwitz!Ma ben presto tutta una
letteratura e soprattutto un’ondata cine-matografica e televisiva furono
consacrate a questa inversione di senso del crimine hitleriano. Quante volte fu
proiettata, dopo la Liberazione, mentre tutta una generazione poteva
testimoniare e giudicare le azioni di coloro che avevano più efficacemente
lottato contro i nazisti, La bataille de l’eau lourde, che ricorda l’impresa
decisiva di Joliot-Curie e della sua équipe per sottrarre, in Norvegia, gli accantonamenti
di acqua pesante che avrebbero permesso a Hitler di costruire e di utilizzare
per primo la bomba atomica? Quante volte La bataille du rail, che mostra il
sabotaggio dei trasporti tedeschi da parte dei ferrovieri per paralizzare i
concentramenti di truppe? O Paris brule-t-il?, che mostra, nonostante
l’attribuzione di un ruolo esagerato agli stati maggiori alleati, la rivolta
del popolo di Parigi per liberare la città e catturare il governatore tedesco
Von Choltiz costringendolo alla capitolazione? Al contrario, quante volte ci
sono stati propinati Exodus, Olocausto, Shoah e tanti altre storie romanzate,
le cui immagini lacrimevoli inondano ogni settimana i nostri schermi, come se
la sofferenza “sacrificale” di qualcuno fosse senza rapporto con la sofferenza
di tutti gli altri e con le loro lotte eroiche? Shoah di Lanzmann ci affligge
per nove ore con immagini pietrificanti, con le visioni di interminabili
convogli ferroviari dal rumore ossessionante e con testimonianze come quelle
del parrucchiere di Treblinka, che sistemava in uno spazio di 16 metri quadrati
60 donne e 16 parrucchieri! Per questo Shoah business i committenti sono
stati generosi. E primo fra tutti lo Stato d’Israele. Menahem Begin aveva fatto
destinare a Shoah 850.000 dollari, considerandolo “un progetto d’interesse
nazionale”. Fonti: “Agence télégraphique juive”, 20 giugno 1986, e “The
jewish journal”, New York, 27 giugno 1986, p. 3
Una delle opere che più hanno
contribuito alla manipolazione dell’opinione pubblica mondiale, il telefilm
Olocausto, “E’un crimine contro la verità storica. Il tema generale era che un
avvenimento così massiccio come lo sterminio di 6 milioni di ebrei non aveva
potuto passare inosservato all’insieme del popolo tedesco. Se quindi i tedeschi
non ne erano venuti a conoscenza era perchè non avevano voluto sapere e perciò
erano colpevoli”. Fonte:
“Libération”, 7 marzo 1979
Ed ecco i frutti velenosi che questi
“breviari dell’odio” producono.”Tutti questi agenti del nemico devono essere
espulsi dal territorio metropolitano: sono due anni che noi chiediamo la
possibilità di farlo. Quello che ci serve è molto semplice e molto chiaro:
l’autorizzazione e barche a sufficienza. Il problema rappresentato dal far
affondare queste barche non dipenderebbe più, ahimè, dal consiglio municipale
di Parigi”. Fonte: Bollettino municipale ufficiale di Parigi, seduta del
consiglio municipale del 27
ottobre 1962, p. 637
Si trattava di una proposta meditata.
Moscovitch l’avrebbe confermata il 15 gennaio 1963, in occasione di un processo per
diffamazione da lui stesso intentato: “Ho effettivamente rimpianto che i nemici
della Francia non siano stati sterminati... e lo rimpiango ancora!” (“Le Monde”, 17 gennaio 1963). Il romanzo ha partecipato a questa mistificazione.
David Rousset, dopo una prima opera degna e sobria, scritta subito dopo la sua
uscita dal campo di Buchenwald (L’universe concentrationnaire, Parigi, ƒd. de Minuit, 1946), ha espresso, in forma letteraria e sottile, con Les
jours de notre mort (Parigi, La Jeune Parque), la maggior parte dei luoghi
comuni che sono andati a formare la mole della letteratura concentrazionaria. Fino a Au nom de tous les miens di Martin Gray
(red.
Max
Gallo, Parigi, Laffont, 1971), che utilizza i servizi di un grande scrittore
francese per descrivere un campo in cui non aveva mai messo piede. Dai
falsi archivi del ministero degli ex combattenti “scoperti” da Serge Klarsfeld,
fino ai falsi apocalittici di Elie Wiesel (premio Nobel), che ha anche visto,
“visto in prima persona”, delle “fiamme gigantesche” salire da una fossa
all’aria aperta “dove venivano gettati dei bimbi” (fiamme mai avvistate dagli
aerei americani che non smettevano di sorvolare il campo). In un crescendo
dell’atroce e del delirante egli aggiunge: “Più tardi ho saputo da un testimone
che per mesi e mesi il suolo non aveva smesso di tremare e che ogni tanto
schizzavano fuori geyser di sangue” (si tratta di una “testimonianza” su
Babiyar). Fonte: Elie Wiesel, Paroles d’étranger, Parigi, Seuil, 1982, pp.
192 e 86
L’apoteosi di questa letteratura
romanzesca è il Diario di Anna Frank, bestseller mondiale. Il romanzo,
meravigliosamente commovente, si sostituisce alla realtà e il mito si traveste
da storia. Lo storico inglese David Irving, intervenendo al processo di Toronto
il 25 e 26 aprile 1988 (33.9399-9400) fece questa dichiarazione riguardo al
Diario di Anna Frank: “Il padre di Anna Frank, col quale mi sono tenuto in
corrispondenza per diversi a |