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Introduzione al revisionismo storico |
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Che
cos'è il revisionismo? La parola "revisionismo" viene dal vocabolo latino
"revidere" - riesaminare. Il riesame di teorie tradizionali è
qualcosa di completamente normale, e cioè tanto nelle scienze naturali e nella
tecnica quanto nelle scienze sociali, a cui appartiene la ricerca storica. La
scienza non è uno stato, ma un avvenimento, cioè l'acquisizione di nuove
conoscenze per mezzo della ricerca di prove. Se -per mezzo della continua
ricerca- si trovano nuove prove o se -da parte di ricercatori critici- si
scoprono errori in antiche dimostrazioni, ciò conduce spesso a modifiche di
vecchie teorie e a volta perfino a doverle mandare al macero. Con l'espressione
"revisionismo" s'intende perciò il metodo di riesaminare criticamente
e sotto la lente d'ingrandimento vecchie teorie e vecchie affermazioni
scientifiche, di riesaminare le loro conclusioni, e d'investigare se nuove
prove possibilmente confutino o modifichino tesi e idee tramandate. Il
tentativo di riesaminare e di confutare tesi e concetti tramandati è una parte
integrante della scienza. Solo là dov'è permesso esporre certe affermazioni e
teorie ai più duri tentativi di confutazione, si può controllare quanta verità
è contenuta in queste affermazioni e teorie, e quindi avvicinarsi alla
verità. Perchè
il "revisionismo storico"? Anche le nostre opinioni sulla storia vengono investigate sempre più
criticamente se si trovano nuove prove. Le tesi della ricerca storica hanno
bisogno d'essere riesaminate in modo particolarmente critico in due casi, e
cioè: se si ha da fare con fatti che son successi molto tempo fa e sui quali
esistono solo poche prove; se si tratta di avvenimenti degli ultimi anni,
cosicchè la nostra opinione su di essi può avere un grande influsso politico
sul nostro mondo attuale. Nel primo caso nuove prove, anche se poche, possono mandare a gambe in
aria intere immagini della storia. Per esempio, si riesamina attualmente la
vecchia opinione che l'America sia stata colonizzata dagli europei solo da
qualche secolo. Ritrovi archeologici dimostrano manifestamente non solo che i
vichinghi hanno raggiunto l'America già verso il decimo secolo, ma anche che
uomini con connotati europei vivevano lì già circa 10.000 anni fa [vedere per
esempio l'articolo di John Nugent, "Who
were the real indigenous peoples of America?". Nel secondo caso
vale, per esempio dopo le guerre, il vecchio proverbio che il vincitore scrive
la storia, e i vincitori scrivoro la storia raramente in modo obbiettivo. Il
riesame dell'interpretazione degli avvenimenti storici distorta dalle potenze
vittoriose è spesso possibile solo se non c'è più nessuno scontro tra vincitori
e vinti. Ma la cosa può durare anche secoli. Dato che la ricerca storica non ha
praticamente nessuna importanza per l'economia liberale, press'a poco tutti gli
istituti di ricerca storica del mondo vengono finanziati dai loro paesi. Non
c'è quasi nessun istituto libero ed indipendente. Particolarmente nel campo
della storia contemporanea, dove ogni governo ha massicci interessi politici,
si dovrebbe perciò essere fondamentalmente diffidenti di fronte alle decisioni
sulla scrittura ufficiale della storia, poichè, come dice il vecchio proverbio
tedesco, "io mangio proprio di pan il filone di chi intono la
canzone"! Perciò il riesame critico, dunque il revisionismo, è così
importante per la storia recente - e nello stesso tempo tanto malvisto dai
potenti di questo mondo! Perchè il revisionismo? L' olocausto non è un affare di fede, ma fa parte della storia,
e soggiace quindi alle regole della ricerca storica proprio allo stesso modo di
tutti gli avvenimenti storici. Anche le nostre opinioni sull'olocausto debbono
quindi poter sopportare una ricerca critica. E se, in considerazione di nuove
prove o anche solo per il motivo che vecchie prove ed affermazioni risultino
false, o che si mostri necessaria una modifica del nostro modo di vedere, ne
deve risultare una tale modifica. Dato che non può mai essere moralmente
riprovevole esser critici di fronte ad un'affermazione scientifica e cercare di
confutarla, non può essere nemmeno riprovevole avere un approccio critico e
diffidente con le nostre immagini dell'olocausto -finchè ciò avviene in spirito
obbiettivo e finchè lo scetticismo è fondato. La maggioranza della gente sa che
i potenti di questo mondo e in particolare i potenti in Germania non amano un
punto di vista critico di fronte all'olocausto, punendolo perfino duramente.
Qui si dimostra ciò che è stato esposto alla domanda n.2: i potenti della nostra epoca hanno
manifestamente un massiccio interesse politico nel mantenere la nostra immagine
dell'olocausto adoperando ogni coercizione statale. Un motivo ne sono massicci
interessi politici e finanziari di certi gruppi confessionali, come li ha
dettagliati esaurientemente il politologo statunitense Prof. N.G.Finkelstein
nel suo libro "The Holocaust Industry". Questo libro può essere solo
raccomandato urgentemente alla lettura generale. Rispetto alle diffusissime
invenzioni e distorsioni riguardo all'olocausto il Prof. Finkelstein deplora
persino che in questo campo non ci siano più scettici! Anche il Prof. Raul
Hilberg, noto ricercatore su questo argomento, fa intendere ripetutamente che
la superficialità e la mancanza di controlli di qualità sono i
problemi principali nelle ricerche sull'olocausto. Si ricercano dunque
d'urgenza degli scettici! Non ne va però solo degli interessi di certi gruppi
confessionali, ma anche dell'ordine del dopoguerra creato dagli alleati, ordine
la cui credibilità dipende dall'immagine degli avvenimenti storici imposta dai
vincitori. In questa immagine della storia l'olocausto è una tessera di mosaico
posta in posizione centrale. Inoltre ne va anche dell'egemonia politica e
culturale di circoli d'orientamento internazionalistico o egualitario a cui
l'immagine generalmente accettata dell'olocausto è veramente la benvenuta nella
lotta contro ogni tentativo d'indipendenza etnica, regionale o nazionale in
Asia, Arabia, Africa, America del Sud o Europa. Poichè in fin di conto i
movimenti d'indipendenza nazionale presuppongono il nazionalismo, e questo è
notoriamente cattivo, dato che si dice abbia condotto già una volta alle camere
a gas di Auschwitz... Inoltre molti politici tedeschi sanno esattamente che la
Germania sarebbe terribilmente posta sotto pressione da parte dell'estero se si
tollerasse un punto di vista critico di fronte all'olocausto, anche solo ai
suoi inizi. E finalmente è in gioco anche la credibilità di tutti quelli che si
sono organizzati il loro mondo sotto la stella polare dell'olocausto e che anche
se solo dubitassero andrebbero incontro moralmente e socialmente ad una totale
bancarotta. Sono perciò anche semplicissimi motivi psicologici ed egoistici che
rendono impossibile a molti intellettuali il solo dubitare del proprio modo di
vedere le cose. È però del tutto insignificante avere un atteggiamento pro o
contro l'interzionalismo o l'egualitarismo o pensare qualsiasi cosa degli
intrighi e degli umori dei potenti e delle sfere d'influenza politica. Il fatto
è che ci sono oggi molti gruppi enormemente potenti che vogliono impedire a
ogni costo un approccio critico con l'olocausto. In scala mondiale è proscritto
dubitare dell'olocausto. Nei paesi di lingua tedesca lo si punisce di molti
anni di reclusione Questo solo dovrebbe già rendere diffidente ogni persona che
rifletta in modo critico e farle fare la domanda sul perchè i potenti di questo
mondo hanno bisogno tanto urgentemente dell'attuale immagine dell'olocausto.
A questo proposito
citiamo il parroco cattolico Viktor R.Knirsch Kahlenbergerdorf (Austria) : "È diritto di chi cerca
la verità poter dubitare, ricercare e soppesare. E dovunque si proibisca questo
dubitare e soppesare, dovunque la gente reclami che le si debba credere, è
evidente un'alterigia bestemmiatrice che fa riflettere. Se ora quelli, di cui
mettete in dubbio le tesi, hanno la verità dal loro lato, essi accetteranno
serenamente tutte le domande e risponderanno pazientemente. E non nasconderanno
più a lungo le loro prove e i loro documenti. Se però essi mentono, allora
faranno appello alla giustizia. In questo li si riconoscerà. La verità è sempre
serena. La menzogna invece grida giustizia terrena." E in conclusione ancora
un'altra interessante riflessione: Nel loro annuncio pubblicitario in vista
d'ottenere doni per la costruzione del monumento in ricordo dell'olocausto Lea
Rosh profetizza, in relazione a quanti asseriscono che non c'è mai stato nessun
olocausto: "'l'olocausto non c'è mai stato'
Ci sono sempre ancora molti che lo asseriscono.
Tra 20 anni saranno ancora di più. Donate perciò per il monumento in memoria
degli ebrei d'Europa assassinati."
Ci sono buone ragioni per i
presentimenti di Lea Rosh. Le nostre conoscenze su ogni normale avvenimento
storico aumentano infatti con l'andar del tempo. E questo non forse per un
motivo qualsiasi, malgrado la circostanza che muoiano i testimoni di
quell'avvenimento, ma in certo modo perfino perchè muoiono quelli che vi
hanno partecipato. Poichè coloro che sono intervenuti con la propria presenza
attiva in avvenimenti storici hanno sempre anche interessi personali e le loro
descrizioni son perciò spesso distorte. Vincere questa tendenza alle
distorsioni è spesso solo possibile se non si deve avere nessun riguardo a
queste persone e ai loro lobby, specialmente se si tratta di persone o
istituzioni influenti. Se dunque è giusta la dichiarazione che tra vent'anni
saranno ancor più numerosi quelli che sono del parere che "l'olocausto non
c'è mai stato", allora ci debbono essere ragioni che non si trovano in
loro ma nelle nostre crescenti conoscenze sull' "olocausto" e nello
svanire dell'influsso di quelle persone e di quei gruppi di potere che hanno
forti interessi non obbiettivi riguardo al modo di scrivere la storia
dell'olocausto. Sarebbe per esempio proprio assurdo asserire che, solo perchè
son morti tutti coloro che hanno partecipato alle uccisioni in massa durante la
rivoluzione francese, il numero di coloro che dubitano di questi assassini
crescerebbe sempre più. La nostra conoscenza degli avvenimenti storici non
dipende appunto dai testimoni ancora in vita ma si rivela attendibile proprio
quando viene alla luce senza di loro. I dubbi su date opinioni su certi avvenimenti
storici son sempre aumentati solo quando ci son state solide ragioni obbiettive
per giustificarli. Che cosa s'intende per "olocausto" o "shoah"? Per olocausto, s'intende l'annientamento quasi completo e violento d'un gruppo umano ben definito, in questo caso degli ebrei che si trovavano nella sfera di potere del Terzo Reich. Non ne fanno parte la privazione dei propri diritti, le espulsioni e le deportazioni come anche gli arresti in vista d'esecuzione di lavoro forzato, cose cioè che sempre sono esistite ed esistono, poichè da tutto ciò non consegue per forza un tentativo di genocidio del gruppo umano colpito dalle suddette misure. Certo, davanti a tutti si desta spesso l'impressione che già la privazione dei propri diritti faccia parte dell'olocausto, ma se fosse così si dovrebbero considerare già come parti d'un olocausto la privazione dei propri diritti dei palestinesi in Israele e nei territori occupati dagli israeliani o la mancanza di diritti degli indiani e dei neri negli Stati Uniti fino nella metà del ventesimo secoloL'immagine storica vigente dell'olocausto degli ebrei è caratterizzata dai punti seguenti:
1.
La volontà del regime nazista
di perpetrare il genocidio degli ebrei;
2.
Un piano del governo nazista
in vista del suddetto genocidio;
3.
Un'organizzazione statale e
un bilancio in vista dell'esecuzione di questo piano;
4.
Armi o metodi d'uccisione in
massa d'alta tecnologia in vista del raggiungimento di questo scopo, e qui
hanno un ruolo speciale le camere a gas destinate ad uccidere esseri umani,
come anche le fucilazioni in massa dietro il fronte russo;
5.
Tecniche d'eliminazione dei
cadaveri, cioè crematoi o roghi con sufficiente capacità e sufficiente
combustibile. Le pretese uccisioni in massa nelle camere a gas a rapido effetto, come
anche, subito dopo, l'incenerimento dei cadaveri nei crematoi, dunque un
assassinio in massa, a catena di montaggio, progettato a sangue freddo e
condotto a termine, sono designati come "unici" e fanno risaltare
l'olocausto su tutto ciò che c'è stato finora nella storia dell'umanità. Che
cosa afferma il revisionismo (o riesame dell'olocausto)?
A motivo di false descrizioni fatte in pubblico occorre innanzi tutto
una rettifica di ciò che il revisionismo non afferma:
o
Non afferma che non ci sia stata
nessuna persecuzione degli ebrei;
o
Non afferma che non ci sia stata
nessuna privazione dei diritti degli ebrei;
o
Non afferma che non ci sia stata
nessuna deportazione degli ebrei;
o
Non afferma che non ci sia stato
nessun ghetto ebreo;
o
Non afferma che non ci sia stato
nessun campo di concentramento;
o
Non afferma che non ci sia stato
nessun crematoio nei campi di concentramento;
o
Non afferma che non ci sia stato
nessun ebreo morto per molte ragioni;
o
Non afferma che non sia stata
perseguitata nessun'altra minoranza, come gli zingari, i testimoni di Geova,
gli omosessuali, e i dissidenti politici
o
e infine non afferma
che le azioni suddette non siano state ingiuste. Tutte queste azioni ingiuste del regime nazista non son messe in dubbio
dal revisionismo. Agli occhi dei revisionisti esse non hanno però niente da
fare con l'olocausto, inteso come uccisione in massa progettata e tecnicizzata,
soprattutto con l'aiuto delle camere a gas, vedere domanda n°4. I revisionisti affermano invece:
15.
Non c'è stato nessun ordine
del governo nazista di perpetrare il genocidio fisico degli ebrei;
16.
Non c'è stato nessun piano
del governo nazista in vista del suddetto genocidio;
17.
Non c'è stata nessuna
organizzazione statale e nessun bilancio in vista dell'esecuzione di questo
preteso piano (è classico vedere su di ciò il più prominente ricercatore -su
scala mondiale- R. Hilberg: « Ma ciò che cominciò nel 1941 non era nessun
tentativo di genocidio [degli ebrei], pianificato in anticipo e
organizzato da un ufficio centrale . Non c'è stato nessun piano e nessun
bilancio per questi provvedimenti di genocidio. Essi [questi provvedimenti]
ebbero luogo facendo un passo dopo l'altro, eseguendo un provvedimento dopo
l'altro. Ciò accadde perciò non certamente eseguendo un piano ma per
un'incredibile coincidenza d'intenzioni, una concordante lettura nei pensieri
altrui d'una burocrazia [tedesca] di ben grande portata.»
18.
In lavori di ricerca
dettgliati sugli ex-campi di concentramento tedeschi si è mostrato: non c'è
stata nessun'arma o nessun metodo d'alto sviluppo tecnico per le pretese
uccisioni, e soprattutto nessuna camera a gas destinata all'uccisione d'esseri
umani. Anche i resoconti di fucilazioni in massa dietro il fronte russo sono
per lo meno molto esagerati e tolti dal loro contesto;
19.
Non c'è stata nessuna tecnica
e nessun combustibile sufficiente con cui le pretese quantità gigantesche di
cadaveri si sarebbero potute eliminare; la capacità dei crematoi esistenti non
bastava per incenerare le vittime di iponutrizione, malattie ed epidemie.
20.
Non c'è nemmeno nessun
documento che dimostri l'esistenza di camere a gas destinate ad uccidere esseri
umani, e nemmeno tracce materiali delle pretese uccisioni in massa. Tutte le
"prove" riposano soltanto su deposizioni di testimoni dei quali è
sufficientemente noto che non sono affidabili nella questione dell'olocausto.
21.
Malgrado massicce attività,
di servizi segreti, di gruppi di resistenza e di partigiani, nei territori
occupati dai tedeschi, anche e proprio nelle vicinanze dei campi di
concentramento tedeschi, tutti i nemici della Germania nella seconda guerra
mondiale si comportarono come se non ci fosse stato nessun tentativo di
genocidio degli ebrei. Solo dopo la sconfitta della Germania, quando il governo
tedesco non poteva opporre nessuna contraddizione, si sentì parlare di aspri
giudizi di biasimo per preteso tentativo di genocidio.
22.
Ricerche
statistiche esatte sulla popolazione di fede ebraica viventi nel mondo mostrano
chiaramente che le sue perdite durante la seconda guerra mondiale neppure
approssimativamente ammontano a sei milioni d'individui. La vera cifra si trova
probabilmente ben al di sotto del milione d'individui.
23.
Ma
che cosa ne è delle molte foto di montagne di cadaveri nei campi di L'immagine qui sopra d'una fossa comune del campo di concentramento di
Bergen-Belsen è un rappresentante tipico di tutta una serie di simili foto.
Queste foto vengono mostrate alla televisione o senza commenti o però con
l'affermazione, che trae in inganno, che queste siano vittime dell'olocausto.
Ma in realtà si tratta di vittime di epidemie, per la grande maggioranza dei
morti che si trovarono alla liberazione dei campi di concentramento alla fine
della guerra. Ciò risulta già dallo stato dei cadaveri. Se le vittime fossero
state assassinate, esse non sarebbero dimagrite completamente. Se fossero morte
di fame, avrebbero avuto edemi dovuti alla fame, articolazioni gonfie e ventri
gonfi d'acqua. I medici riconoscono alla vista di queste foto che si tratta in
questo caso di vittime d'un'epidemia tifoide. Del resto tali foto vengono
soltanto dai campi di concentramento occidentali, dove non c'è più nessuno
storico serio che al giorno d'oggi asserisca ci sia stato un tentativo di
genocidio. Ma dai campi di concentramento dove oggi si asserisce ci sia stato
un tentativo di genocidio non c'è venuta
nessuna foto di questo genere. Tutti questi campi di concentramento si trovano
in regioni che caddero sotto controllo sovietico alla fine della guerra. I
sovietici non pubblicarono però nessuna foto di montagne di cadaveri o di fosse
comuni e non permisero nemmeno a nessun giornalista, medico o esperto in altri
campi di esaminare qualsiasi oggetto, sulla qual cosa si potrebbe scrivere
all'infinito. Dalla fine degli anni 80 i revisionisti esaminano i luoghi dove
si pretende ci siano stati assassini, ma ne vengono impediti dalle autorità del
luogo con tutti i mezzi. Probabilmente per mancanza di altre foto
continua ancora ad accadere che le vittime della fame, del tifo o d'altre cause
a causa di'alimentazione insufficiente e di mancanza d'igiene nei campi di
concentramento occidentali verso la fine della guerra siano rappresentate come
vittime d'un assassinio in massa premeditato. In realtà le condizioni dei campi
di concentramento alla fine della guerra, che sembravano infernali agli
imparziali spettatori alleati, davano l'impressione che in questi campi di
concentramento fossero state perpetrate uccisioni in massa premeditate, di modo
che i primi resoconti degli alleati sembrarono abbastanza chiari. Queste
condizioni furono però provocate da circostanze che non dovevano essere
giustificate dal solo governo del Reich: verso la fine della guerra Himmler
aveva ordinato -certo senza buon senso- d'evacuare verso l'interno del pase i
campi di concentramento vicini al fronte, la qual cosa rese disperatamente
sovraffollati i campi di concentramento rimasti. Contemporaneamente, a causa
dei bombardamenti terroristici crollò l'intera infrastruttura del Terzo Reich,
e così anche i rifornimenti sanitari, medici e alimentari dei campi di
concentramento sovraffollati. Il rispettato storico di sinistra Norbert Frei ha
riassunto come segue il fatto che le montagne di cadaveri nei campi di
concentramento liberati siano stati interpretate innanzi tutto dagli americani
in modo completamente falso (Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte, 35
p.400): "Lo shock delle scoperte condusse spesso a conclusioni che in
seguito si rivelarono in parte come tenaci pregiudizi.» Naturalmente un
governo che rinchiuda in campi di concentramento esseri umani, è responsabile
di questi uomini in tutte le circostanze. Uomini rinchiusi a torto erano perciò
anche allora vittime del Terzo Reich se "solo" fossero state vittime
d'un'epidemia. Certo non si può non notare in questo caso che l'intera Germania
era alla fine della guerra un gigantesco ammasso di montagne di cadaveri: nelle
città tedesche ci furono 600.000 vittime a causa dei bombardamenti degli
alleati; dappertutto infierivano fame ed epidemie, di cui furono vittime
milioni fino alla fine del 1949; in Germania dell'Est e nella Repubblica Ceca
ci furono tre milioni di vittime tedesche assassinate da serbi, cechi, polacchi
e russi, durante le loro espulsioni; nei campi di concentramento dei vincitori
occidentali vegetarono milioni di giovani tedeschi, e di questi circa un
milione perì; innumerevoli centinaia di migliaia furono strascinate dai
sovietici ai lavori forzati dei loro gulag, la maggior parte con un addio per
sempre. Nei mezzi di comunicazione si mostra però solo una specie di cadaveri,
e cioè quelli dei campi di concentramento. Ognuno si domandi perchè. La dignità
e il rispetto che rendiamo alle vittime di tutti i delitti può però dipendere
dalla loro nazionalità? Ma si fa una differenza se le vittime sono morte a causa d'epidemie o
nelle camere a gas? Dal punto di vista della vittima e della sua sofferenza personale non
c'è in linea di principio nessuna differenza. Si potrebbe perfino alzare la
dichiarazione ancora di più dicendo che è meno spiacevole morire presto d'una
dose eccessiva di veleno piuttosto che lentamente d'un'epidemia. Ma nelle
considerazioni presenti non si tratta dell'intensità della sofferenza delle
vittime, che nessuno mette in dubbio. Ne va qui innanzi tutto dell'esattezza storica
di ciò che è stato costatato, e quindi naturalmente della responsabilità morale
dei colpevoli o del "popolo colpevole" tedesco e delle conseguenze
che ne risultano. Dal punto di vista dello storico come anche del colpevole c'è
certamente una differenza gigantesca, se un uomo fu vittima d'un'epidemia che
non si poteva impedire o vittima d'un tentativo di genocidio pianificato ed
eseguito industrialmente in mattatoi chimici d'uccisione in massa sviluppati
specialmente a questo scopo. Ci sono sempre state nella storia dell'umanità
epidemie, carestie catastrofiche ed altre specie di morti su larga scala a
causa di trattamenti ingiusti e di sbagliate pianificazioni o sconfitte
politiche e/o militari. Qui ne va dell'unicità storica, e innnanzi tutto
morale, del delitto di tentativo industriale di genocidio di una determinata
popolazione. Per questo delitto unico son resi responsabili non solo singoli
colpevoli ma tutto il popolo tedesco. Oggi se ne deducono tutte le forme del
trattamento particolare e negativo dei tedeschi (arresti collettivi, debito
ereditario), come anche del trattamento particolare e positivo delle vittime
reali o presunte del loro tentativo di genocidio. Non fa tutt'uno quanti ebrei siano morti durante il Terzo Reich, dal
momento che anche mille ebrei sarebbero già troppi? Doubtless it is correct that
even one is one too many, and really one must go even farther
than that: even those measures of Third Reich persecution which did not result
in outright deaths were in every respect unacceptable. But this is not a valid
argument against the statistical investigation of the 'whether' and 'how' of
the destruction of the Jews, and for three reasons.
Senza dubbio è giusto che già
una sola vittima è una vittima di troppo. Anzi si deve andare
perfino più lontatno: Anche le misure di persecuzioni del Terzo Reich, e di
persecuzioni che non conducevano alla morte, erano già ad ogni riguardo
inaccettabili. L'obiezione non vale però come argomento contro la ricerca della
problematica sull'esistenza del tentativo stesso di genocidio degli ebrei e sul
come esso è avvenuto, e cioè per tre ragioni. In primo luogo già sola essa non
ha successo dato che il numero delle vittime è sacrosanto da decenni. Se non si
tenesse al numero delle vittime questo numero non sarebbe protetto come un tabù
sia sociale che perfino protetto dal diritto penale. Manifestamente dietro la
cifra dei sei milioni sta però più che il solo fatto che ciò contenga
un'abbondanza di singoli destini: Ne va d'un simbolo, a cui non si vorrebbe rinunciare,
dato che dubbi giustificati su questo numero possono presto condurre ad una
indesiderabile messa in discussione d'altri insiemi dell'olocausto. Tanto meno
si vorrebbe contestare ad ogni singola vittima la tragedia d'un destino
individuale, tanto più la scienza deve esigere che dev'essere sempre possibile
discutere sulle cifre. È addirittura schizofrenico che da un lato quelli che
mettono in dubbio la cifra dei sei milioni vengano proscritti socialmente o
perfino penalmente, e che però d'altro lato giustizia e società, all'affiorare
di validi argomenti contro la cifra dei sei milioni, improvvisamente si
ritirino dal contare il numero dei milioni, lo dichiarino poco importante e
insistino sulla dignità già solo della prima vittima. La cifra dei sei milioni
è una misura protetta dal diritto penale o è poco importante? In secondo luogo
- e questo è l'argomento principale - la valutazione moralmente corretta che
già una sola vittima sia di troppo non può costituire in linea di principio
un'obiezione contro una ricerca scientifica di questo avvenimento storico. Ciò
innanzi tutto non già perchè alla scienza debba essere sempre permesso
di cercare e trovare risposte esatte a domande precise. Che cosa si dovrebbe
pensare di qualcuno che non permettesse ad un fisico di trovare quali valori
esatti siano ottenuti dai suoi esperimenti di detonazione perchè già un valore
inferiore sarebbe terribilmente sufficiente? Un fisico che si sottomettesse a
questa assurda richiesta dovrebbe obbligatoriamente giungere a falsi risultati
e costituirebbe perciò un pericolo pubblico per ogni società. E così è anche
con la ricerca storica: Se si vietano ricerche esatte e critiche perchè uno le
considera moralmente insopportabili, se ne deve dedurre obbligatoriamente che i
risultati d'una tale ricerca storica tenuta al guinzaglio non danno affidamento
o sono falsi. Dato che le conoscenze della nostra storia recente hanno un
influsso immediato sulla politica, anche la politica non dà perciò affidamento
o diventa semplicemente mal consigliata ed influenzata. È proprio il nocciolo
di ogni scienza accertare e dover accertare cifre e valori esatti. Ciò che vale
nelle scienze d'ingegneria, nella fisica e nella chimica, non può
improvvisamente essere abolito nella ricerca scientifica per motivi politici
-salvo se si è pronti a mettersi in movimento intellettuale giù verso l'oscuro
medio evo o perfino più indietro verso la più alta antichità. In terzo luogo il
giudizio moralmente corretto che già una vittima è di troppo non può essere
un'obiezione contro una ricerca scientifica di questo delitto
speciale ed unico. Per un delitto che si dica eccezionalmente riprovevole
si deve almeno ammettere ciò che vale per ogni delitto, che cioè venga
sottoposto ad un'inchiesta dettagliata, ed che anzi debba esser sottoposto ad
una tale inchiesta. Io vado perfino più lontano: Chi voglia postulare un
delitto "unico", deve accettare un'inchiesta "unica" del
delitto che si rinfacci, prima di accettare o presupporre la sua "unicità".
Se invece si tenta di proteggere da un'inchiesta questo delitto che si dica
"unico" con una impreparazione morale, ci si rende se stessi
colpevoli d'un delitto "unico" che consiste nel sottrarre ad ogni
critica e ad ogni difesa l'oppressione dei rimproveri di colpevolezza. Si fanno
così diventare i tedeschi vittime a cui nemmeno è permesso di difendersi
obbiettivamente. Nel mondo moderno che altrimenti permette perfino al più
grande assassinio in serie una difesa davanti al tribunale questo è veramente
un avvenimento "unico". Ma le vittime ebree non meritano rispetto e riparazione?
Ad ognuno che ha subito un torto spetta una riparazione, e ad ogni
vittima d'un delitto spetta il rispetto corrispondente alla sua dignità umana.
Per il revisionismo non si tratta di negare a qualcuno il torto subito, di
rifiutargli il rispetto o di privarlo d'una riparazione. Per il revisionismo si
tratta solo di costatare fatti storici. E se, dopo la valutazione dello stato
delle prove, si stabilisce che un determinato avvenimento storico non ha
provocato approssimativamente tante vittime come si è pensato finora, ciò è in
primo luogo solo una costatazione storica che, presa a parte, non ha nessun
effetto di nessuna specie sul destino della gente o una costatazione storica
che provochi nuove vittime. Dalla fine della guerra la Germania ha pagato molto
più di 100 miliardi di marchi in riparazioni a privati o istituti ebrei.
Oltracciò furono trattate circa cinque milioni e mezzo di domande di
riparazione da parte dei sopravvissuti. Richiamandosi all'imperscrittibile
debito tedesco si continuano a presentare ininterrotamente richieste di
riparazione ai contribuenti tedeschi con un aumento graduale proprio da qualche
tempo. Si deve qui trascurare la questione se quelli che domandano ancor più
soldi dopo 57 anni hanno diritto di farlo. Di gran lunga più importante è la
questione sul perchè il contribuente tedesco di oggi deve trovare questi
soldi. 99,9% di tutti i contribuenti tedeschi di oggi hanno al più 67 anni, e
quindi avevano al più nove anni alla fine della guerra. Ora la domanda forse un po' provocatrice ma decisiva, cari lettori: Quanti ebrei avete ucciso nella vostra vita, quanti stranieri avete
sfruttato come schiavi, quanti membri di minoranze avete perseguitato? La domanda è, se vogliamo, assurda poichè in quasi tutti i casi la
risposta suonerà naturalmente: Nessuno. Perchè allora però pagate voi,
come contribuenti e consumatori, miliardi su miliardi di riparazioni? Perchè vi
si intima voi ad espiazione, penitenza, umiltà e rinuncia? Vi
meravigliate veramente sul perchè le imposte in Germania aumentano sempre più e
la disoccupazione infierisce? Forse vi ricordate del seguente principio, in
origine cristiano, che oggi vale per tutti gli stati di diritto: Non ci può
essere nessuna responsabilità di parentela e nessun debito
ereditario. -Questo principio è oggi è disprezzato. Da voi, cari lettori,si
incassa per il debito dei vostri genitori, nonni, bisnonni e trisavoli! Ed ora,
di passaggio, si faccia cenno che sarebbe interessante rintracciare quando poi
potranno finalmente notificare un diritto a riparazione i molti milioni di
tedeschi che furono sfruttati per anni e qualche volta per decenni come
lavoratori-schiavi da francesi, olandesi, inglesi, belgi, iugoslavi, polacchi,
danesi, russi, cechi...; e quando potranno farlo i dodici milioni di tedeschi
dell'est espulsi dalla loro patria; e quando potranno farlo quelli che son
rimasti dei tre milioni di vittime dell'espulsione; o delle 600.000 vittime
degli attacchi aerei da parte degli alleati, attacchi che andavano contro ogni
diritto internazionale; dei quattro/sei milioni di morti di fame del dopoguerra
provocati dal blocco alimentare degli alleati, dallo smantellamento industriale
e dalle condizioni nei campi di fame di Eisenhower? Non meritano tutte le vittime
lo stesso rispetto e la stessa riparazione, o certi uomini valgono dunque più
di altri uomini? Chi sono i revisionisti? (o chi riesamina l'olocausto?)
Holocaust Revisionists are
not a homogenous group. Ci sono fra di loro ebrei
(Josef G.Burg, Roger-Guy Dommergue, David Cole, Stephen Hayward), cristiani
(Germar Rudolf, Michael A. Hoffman, Robert Countess), moamettani (Ibrahim
Alloush, Ahmed Rami) e atei (Bradley Smith, Robert Faurisson).
Ci sono fra di loro
perseguitati dal regime nazista ed ex-detenuti dei campi di concentramento
(Paul Rassinier, Josef G. Burg), ex-soldati tedeschi (Werner Rademacher,
Wilhelm Stäglich) e soldati delle forze armate alleate (Douglas Collins). Ci
sono fra di loro professori (Prof. Robert Faurisson, Prof. Arthur R. Butz, Prof.
Christian Lindtner, Prof. Costas Zaverdinos), dottori (Dr. Wilhelm Stäglich,
Dr. Robert Countess, Dr. Stephen Hayward, Dr. Herbert Tiedemann), chimici
diplomati, fisici ed ingegneri (Michael Gärtner, Germar Rudolf, Arnulf
Neumaier, Friedrich Berg), storici (Mark Weber, Robert Countess, Carlo
Mattogno), insegnanti (Jürgen Graf)... Ci sono fra di loro comunisti e
socialisti (Paul Rassinier, Roger Garaudy), gente della sinistra moderata
(Pierre Guillaume, Serge Thion), liberali (Andrew Allen, David Cole, Bradley
Smith, Richard Widmann), conservatori (Germar Rudolf, Carlo Mattogno, Werner
Rademacher), gente di destra (Udo Walendy, Mark Weber) e nazionalsozialisti
(Ernst Zündel). (Dato che l'autore di questo scritto non è mai stato
interessato a spiare politicamente i revisionisti, non si dà qui nessuna
garanzia per la giustezza di questi attributi politici). Ci sono fra di loro
francesi (Robert Faurisson, Pierre Guillaume, Roger Garaudy, Paul Rassinier,
Vincent Reynouard, Jean Plantin), americani (Bradley Smith, Mark Weber, Arthur
Butz, Richard Widmann, Fredrick Leuchter), tedeschi (Germar Rudolf, Werner
Rademacher, Michael Gärtner, Arnulf Neumaier, Wilhelm Stäglich),
svizzeri(Jürgen Graf, Arthur Vogt), italiani (Carlo Mattogno), spagnoli
(Enrique Aynat), giordani (Ibrahim Alloush), marocchini (Ahmed Rami), svedesi,
danesi, britannici, polacchi, russi..., per nominarne solo alcuni. Chi sono i revisionisti? Dato che i revisionisti sono un gruppo straordinariamente non omogeneo
(vedere domanda n° 10) non
si può dire che cosa vogliano "i revisionisti". Ogni cliché deve
perciò esser falso fin dal principio. I revisionisti sono d'accordo in linea di
principio solo in una cosa: Vogliono dimostrare che le loro opinioni sono
giuste, e vogliono convincere altre persone delle loro tesi. Su tutto il resto
i revisionisti dissentirebbero violentamente e probabilmente senza fine, se
anche solo tentassero di trovare un denominatore politico comune. È perciò
falso e disonesto imputare "ai revisionisti" scopi politici unitari.
Le opinioni politiche dei revisionisti sono realmente ben molteplici e diverse.
Il cliché propagato dalle autorità e dai mezzi di comunicazione tedeschi dice
invece che tutti i revisionisti sono persone d'estrema destra che vogliono
riabilitare il regime nazista per insediare una nuova forma statale autoritaria
di destra. Questa affermazione può essere giusta per i revisionisti che hanno
preso una posizione di destra, ma che formano solo una minoranza nel cerchio
dei revisionisti. Alcuni esempi brillanti possono illustrare la molteplicità
politica dei revisionisti: Paul Rassinier: Che motivo politico potrebbe avere un comunista francese che, a causa
della sua attività nel movimento della resistenza antitedesca, sbarcò in un
campo di concentramento? Josef G.Burg: Che motivo politico potrebbe avere un ebreo che durante la seconda
guerra mondiale soffrì sotto l'occupazione tanto tedesca che russa? David Cole: Che motivo potrebbe avere un giovane americano di fede ebraica che ha
adottato una posizione politica liberale? Fredrick Leuchter: Che motivo potrebbe avere un esperto americano di tecniche d'esecuzione
capitale completamente estraneo alla politica? Pierre Guillaume, Serge Thion: Che motivo potrebbero avere dei francesi che hanno adottato una
posizione politica di sinistra ed anarchica? Roger Garaudy: Che motivo potrebbe avere un vecchio prominente comunista francese? Bradley Smith, Richard Widmann: Che motivi potrebbero avere degli americani di tendenza liberale? Vincent Reynouard, Jean Plantin, Germar Rudolf:
Che motivi potrebbero avere dei giovani europei liberali e
conservatori, che son nati nella metà degli anni 60? Ma l'importante non è forse a che cosa vuole arrivare un revisionista,
che sia ora in modo politico o in altro modo? Su di ciò sia citato Germar Rudolf: "Ognuno a cui venga il sospetto che i revisionisti vogliano
assolvere il nazionalsocialismo, riammettere forme di governo di destra o
aiutare il nazionalismo a venir fuori di nuovo, potrei rispondere ciò che
segue: Nella ricerca su avvenimenti storici la nostra norma suprema deve
essere sempre il cercare di trovare come i fatti si siano svolti nella realtà
(citazione libera dal grande storico tedesco del 19° secolo Leopold Ranke). Per
lo storico, per esempio, non dovrebbe valere affatto come motivo predominante
l' incolpare di delitti o il difendere da un'accusa, con le sue ricerche,
Gengis Khan e le sue orde di cavalieri mongoli. Se ora però qualcuno
richiedesse che alla ricerca non sia permesso difendere politicamente e
moralmente Gengis Khan da una tale accusa, ciò provocherebbe tutt'al più
disprezzo e derisione, come anche farebbe sorgere il rimprovero che colui che
facesse tali richieste assurde sarebbe ben guidato lui stesso da motivi
politici. Altrimenti non si potrebbe spiegare in nessun caso perchè qualcuno
possa richiedere che la nostra immagine della storia di Gengis Khan dovrebbe
essere per sempre quella che le sue vittime ed i suoi avversari hanno disegnato
su di lui. Lo stesso vale anche per Hitler e il Terzo Reich. Ogni revisionista
come ogni antirevisionista può avere l'opinione politica che vuole. Il
rimprovero però che i revisionisti farebbero ciò che fanno solo per difendere
da un'accusa il nazionalsocialismo, e che ciò sia riprovevole o perfino
delittuoso è un bumerang: Poichè il rimprovero presuppone anzi che si guardi
come poco degno di fiducia il difendere da un'accusa il nazionalsocialismo
storicamente (e quindi in parte anche moralmente). Chi però presenti ciò come
poco degno di fiducia confessa apertamente di non essere interessato a trovare
la verità ma ad incolpare o a veder incolpato il nazionalsocialismo
storicamente e moralmente. A questo scopo si possono però addurre solo motivi
politici. Così si ottiene la convinzione che colui che fa ai revisionisti il
rimprovero d'una strumentalizzazione politica strumentalizza lui stesso
politicamente l'argomento. Non sono dunque i revisionisti stessi ad essere guidati
da motivi politici, ma, con sicurezza irrefutabile, tutti coloro che
rimproverano ai revisionisti di voler difendere in qualche modo da un'accusa
una figura storica da gran tempo marcita, un sistema politico da gran tempo
tramontato e appartenente ad un'epoca da gran tempo passata. In breve: Nelle
nostre ricerche non ci deve interessare a quali effetti i nostri risultati
potrebbero avere sul valore morale d'un politico e d'un regime defunti, ma ci
debbono interessare solo i fatti. Chi pensa altrimenti non è scientifico e
nessuno si dovrebbe permettere di giudicare su terze persone."
Il revisionismo è illegale? Teoricamente no. La dichiarazione dei diritti dell'uomo delle Nazioni
Unite, obbligatoria per la Germania, come anche la costituzione della repubblica
federale tedesca garantiscono la libertà di parola e la libertà della scienza
(articolo 5). A dir vero la libertà di parola è limitata da leggi, se si tratta
di discorsi offensivi o di discorsi che instighino a commettere azioni
delittuose. La libertà della scienza è veramente illimitata. Una dettagliata
tesi di dottorato sulla "colpevolezza della negazione d'Auschwitz" (Die
Strafbarkeit des Auschwitz-Leugnens), redatta ultimamente, arriva
perciò anche alla conclusione che lo stesso revisionismo o riesame
dell'olocausto non può essere punibile, poichè ciò violerebbe dei diritti
dell'uomo fondamentali. In pratica il mondo ha sicuramente un'altra faccia. In
realtà i revisionisti (quelli cioè che riesaminano l'olocausto) vengono
condannati da circa metà degli anni 80, e in modo particolarmente severo,
all'incirca dal 1995, ad alte pene pecuniarie e detentive, solo perchè non
vogliono credere all'immagine prescritta dell'olocausto e innanzi tutto alle
camere a gas destinate all'uccisione d'esseri umani, e perchè esprimono ciò a
parole e/o nei loro scritti. Tribunali e mezzi di comunicazione ingiuriano tali
scettici e tali scienziati che deviano dalla "linea del partito" come
"bugiardi di Auschwitz", "negatori di Auschwitz" o
"negatori dell'olocausto". (Vedere su di ciò le molte notizie nella
rubrica "In breve" dei Vierteljahreshefte für freie
Geschichtsforschung). Fondamento di ciò è innanzi tutto il paragrafo 130 del codice penale
tedesco, contrario ai diritti dell'uomo e alla costituzione, che minaccia,
nell'articolo 3, di reclusione fino a cinque anni la "negazione"
degli assassini di popolazione commessi dal nazionalsocialismo.
"Negazione" significa: "asserire in malafede la falsità".
Viene anche insinuato che tutti sono convinti della verità dell'immagine
storica prescritta e che quanti esprimano dubbi o perfino opinioni contrarie,
mentono coscientemente con intenzione cattiva, il che significa con intenzione
criminale, oppure hanno disturbi mentali. Presentare davanti al tribunale prove
di dubbi sull'immagine storica prescritta è parimenti vietato con minacce
penali nelle sale dei tribunali tedeschi. Bel "Mondo Nuovo"! Dunque
non è illegale il revisionismo, ma il modo di procedere della giustizia
tedesca. Purtroppo quest'ultima ha il potere. Da circa dieci anni vengono di
nuovo anche bruciati in modo intensivo libri, innanzi tutto -ma non soltato- di
revisionisti, e annualmente in Germania sono condannati per reato perseguibile
penalmente circa 15.000 persone a causa di "delitti mentali". (Vedere
su di ciò un articolo
riassuntivo sulla censura in Germania). Quanto seria è la cosa lo
mostra il documento qui sopra a destra. I mezzi di comunicazione e le autorità
tedesche qualificano oggi indistintamente come "persone di destra",
"radicali di destra", "persone d'estrema destra" e
"neonazisti" tutto ciò che è da classificare come a destra del centro
politico, dunque anche semplici conservatori e patriotti. Non si fa più nessuna
differenza già da molto tempo. Seduce esser d'accordo nella persecuzione di
neonazisti, che son rappresentati dai mezzi di comunicazione come persone
orribili e brutali. Pensate però: chi è d'accordo con leggerezza che si possano
perseguitare penalmente dei neonazisti solo a causa del fatto che la loro
opinione devi dalla "linea del partito", non si può poi lamentare se
già domani lui stesso sarà scoperto e perseguitato come neonazista, per esempio
solo perchè un vicino lo ha visto per caso sventolare una bandiera tedesca o lo
ha sentito cantare l'inno nazionale! È perciò dovere d'ogni democratico
protestare e combattere contro la persecuzione di dissidenti. Ciò vale non solo
se questa persecuzione risulta da una dittatura, ma anche se essa proviene da
una democrazia di uno stato di diritto. Dove posso apprendere altro sul revisionismo (o riesame
dell'olocausto)? Il sito migliore, più veloce e meno caro per questo scopo è l'internet,
e qui, per lettori di lingua tedesca, specialmente il sito web www.codoh.com, www.ihr.org, www.vho.org.
Se il vostro "provider" di servizi dovesse aver sbarrato questa
pagina (il che dimostra che in Germania c'è la censura) potete però raggiungere
questa stessa pagina approfittando dell'aiuto gratuito di www.anonymizer.com. Questo sito web
rende impossibile alle vostre società di servizi il riconoscere che contenuto è
trasmesso al vostro computer. Sul sito web www.vho.org,
si trovano a vostra disposizione quasi tutti gli scritti revisionisti, o
direttamente o però almeno via collegamenti ad altre pagine. Su ogni pagina di
questo sito si trova nella lista dei menù una scritta "Index" su cui
trovare indici di nomi, di lingue (language) e di temi (subjects). Come scritti introduttori si possono raccomandare specialmente:
o
Jürgen Graf, The Giant With Feet
of Clay (Gigante su piedi d'argilla, in tedesco e inglese)
o
Ernst Gauss, Jürgen Graf, Lectures
on the Holocaust (Conferenze sulla storia sull'olocausto, in tedesco e inglese) Per chi ha fatto qualche progresso si
raccomanda
o
Ernst Gauss, Dissecting the
Holocaust (dissecazione dell'olocausto, in tedesco e inglese) Al lettore interessato alle novità pubblicate
regolarmente sul revisionismo raccomandiamo:
o
The Revisionist (Il revisionista, in
inglese)
o
The Journal of Historical Review (Giornale di rivista
storica, in inglese)
o
Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung
(Quaderni
trimestrali di libera ricerca storica, in tedesco) Gli scritti in grassetto possono essere
ordinati "online" al sito www.tadp.org/chp.
Possiamo però farvi arrivare un opuscolo gratuito con gli scritti da noi
distribuiti, da cui potete poi ordinare. Mandate per favore le vostre
ordinazioni a:
E. Irwing
Europe:
Castle Hill Publishers, PO Box 118, Hastings TN34 3ZQ Email: chporder@vho.org;
Fax: 0044-8701-387263
USA: PO Box 257768, Chicago, IL 60625, USA
Email: order@tadp.org; Fax:
1(413) 778-5749
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