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Ma l’insulina è fascista? di F. R.
Nicolae
Constantin Paulescu
Ebbene
si. Dobbiamo ammetterlo, seppur con grande rammarico e dolendoci di questa
sconvolgente verità. L’insulina è fascista. Ma si tranquillizzino tutti, per
primi i diabetici: la democrazia ha vinto ancora una volta, per fortuna. E per
impedire che milioni di persone al mondo fossero costrette a curarsi con farmaci
infettati di fascismo, si è già provveduto a “denazificare” l’insulina,
facendola ritornare democratica ed antifascista, conferendo il Nobel non a colui che l’ha scoperta
(era fascista, ve l’ho già detto!) ma a due sinceri democratici. Così i conti
tornano, i diabetici possono seguitare a curarsi e, quel che più conta, la
democrazia è salva. Lo so che la storia appare un po’ folle, ed è per questo che
il tono iniziale è volutamente leggero. Il sarcasmo, talvolta, tempera la
follia.
Lo scienziato
La
storia dell’insulina è legata ad un signore rumeno, Nicolae Constantin Paulescu,
nato a Bucarest il 30 ottobre 1869 (1) e morto nella stessa città il 17 luglio
del 1931. Paulescu era il primogenito di quattro figli e fin da bambino fu una
sorta di enfant prodige. Imparò il francese, il latino ed il greco da ragazzo e
fu ben presto in grado di leggere i classici nelle lingue originali. Paulescu
aveva un dono innato per il disegno e la musica, oltre, ovviamente, ad una
particolare inclinazione per le scienze naturali, in particolare la fisica e la
chimica. Dal 1880 frequenta il ginnasio Mihai Bravul e quindi il liceo Mihai
Viteazul di Bucarest ed anche lì si distingue per la sua passione per le scienze
naturali, il teatro e la poesia. Nel 1888 si trasferisce a Parigi, per
frequentare la
Facoltà di Medicina. Si laureerà nel 1897 con una tesi
intitolata Recherches sur la structure de
la rate.(2) Ma già dal 1891 lavora come esterno presso l’ospedale Notre Dame
du Perpetuel-Secours e dal 1894 come interno, insieme al noto medico e
ricercatore Etienne Lancereaux, al quale rimarrà legato da fraterna amicizia per
tutta la vita (3). Immediatamente dopo la laurea viene nominato aiuto chirurgo
nello stesso ospedale. Nel frattempo ha iniziato a scrivere e a pubblicare
articoli scientifici. Dal 1897 al 1899 frequenta i corsi di chimica biologica e
fisiologia generale presso
la
Facoltà di Scienze, sempre a Parigi, e nel 1899 si laurea in
Scienze Naturali. Insieme al noto fisiologo Albert Dastre (4) inizia uno studio
sull’isolamento del prodotto attivo di secrezione interna del pancreas. Sono le
prime ricerche che lo condurranno alla sua scoperta. Oramai abbastanza noto
nell’ambiente accademico, nel 1900 – a soli 31 anni! - gli viene offerta una
cattedra all’Università di Friburgo, in Svizzera, ma Paulescu, nazionalista
convinto, rifiuta e ritorna in Romania, dove ottiene la cattedra di Fisiologia
alla Facoltà di Medicina dell’Università di Bucarest e la direzione della
clinica di Medicina Interna dell’ospedale St. Vincent de Paul della capitale
rumena. Nel 1901 rientra a Parigi per un breve periodo e vi consegue la terza
laurea, in scienze biologiche, con una tesi dal titolo Étude comparative de l'action des chlorures
alcalines sur la matière vivante (5). Nel 1903 appare il primo volume del Traité de Médecine. Nosologie, scritto insieme al maestro e
amico Lancereaux. Nel 1904 esce la sua prima opera in lingua rumena, Despre stil în fisiologie, (6) che gli
procurerà aspre critiche da parte di alcuni colleghi rumeni, come N. Leon e D.
Voinov, a causa delle posizioni marcatamente anti-darwiniste delle quali
Paulescu non fa mistero anche nelle lezioni all’Università (7). Nel 1906, di
nuovo con l’amico Lancereaux, pubblica il secondo volume del Traité de Médecine. Pathologie. Paulescu
alterna i testi scientifici, frutto delle sue ricerche, con pubblicazioni di
carattere filosofico. Nel 1905 escono, infatti, Finalitatea în biologie, Materialismul,
Suflet si Dumnezeu (8). Nel 1908 esce un suo studio di ricerca sperimentale
sul cervello che gli garantisce fama europea, (9) tanto che l’anno successivo su
richiesta della regina Elisabetta 10 si reca in Germania, a Wiesbaden, per
esaminare una nipote della sovrana e per coordinare i trattamenti clinici dei
medici tedeschi. Il 1910 è una anno particolarmente triste per Paulescu. In poco
tempo perde il padre, il marito della sorella Elena ed il grande maestro ed
amico, Etienne Lancereaux. Pubblica un volume che gli provoca ulteriori
antipatie nel mondo accademico, Instincte
Sociale. Patimi si conflicte.
Remedii morale, (11) in cui bolla come
“peccati sociali” la proprietà e la dominazione. Nel 1912 esce il terzo volume
del Traité de Médecine. Pathologie de
l’appareil respiratoire et de l’appareil digestif. Nonostante l’amico
Lancereaux sia morto da due anni, il terzo tomo porta la firma di ambedue. Un
segno di rispetto che gli altri non avranno per lui, quando pochi anni dopo,
verrà assegnato il Premio Nobel ad altri, per la sua scoperta. Frattanto le sue
ricerche lo portano, nel 1916, a sviluppare un estratto pancreatico
acqueo che, iniettato ad un cane diabetico, conduce alla normalizzazione dei
livelli di zucchero nel sangue dell’animale. Costretto ad interrompere le
ricerche nel periodo dal 1916-18, per la partecipazione della Romania alla I
guerra mondiale, le riprende quando questa termina e riesce finalmente ad
isolare un ormone pancreatico antidiabetico,
la Pancreina (12). Nel 1919
appare il primo volume del Traité de
Physiologie médicale, e l’anno successivo, nel secondo volume, descrive
dettagliatamente i risultati delle sue ricerche e l’impiego dell’estratto acqueo
di pancreas per la cura del diabete. Infine nel 1921, nel terzo tomo del Traité de Physiologie médicale, tratta
nuovamente delle sue ricerche e della Pancreina. Lo stesso anno invia quattro
lettere alla Société de Biologie di Parigi per far conoscere i risultati
ottenuti e la sua scoperta,
la Pancreina, ed il 22 giugno invia un lungo saggio
agli Archives Internationales de Physiologie di Liegi che rappresenta il primo
lavoro scientifico ed il primo protocollo clinico sulla cura del diabete e che
sarà pubblicato nel numero del 31 agosto degli Archives. Le date sono
importanti: siamo nel 1921 e Paulescu, primo al mondo, è in grado di curare il
diabete, tanto che l’anno successivo (13) ottiene il brevetto per la scoperta
della Pancreina (14). Nel febbraio del 1922, quindi oltre otto mesi dopo, due
ricercatori dell’Università di Toronto, il dottor Frederick Grant Banting ed il
biochimico John James Richard Macleod pubblicano sul Journal of Laboratory and
Clinical Medicine un saggio sui risultati positivi, nella normalizzazione dei
livelli glicemici, ottenuti su un cane diabetico con l’uso di un estratto
pancreatico acqueo. Ma la cosa incredibile è che i due ricercatori hanno
semplicemente messo in pratica ciò che Paulescu ha scritto nei suoi lavori ed in
particolare nel saggio del 22 giugno dell’anno precedente. I due studiosi, infatti, fanno espresso
riferimento a quell’articolo scientifico e dichiarano solo di confermare i rivoluzionari
risultati ottenuti da Paulescu. Si giunge così al 1923, quando il
comitato per il Nobel di Stoccolma assegna il Premio per
la Fisiologia e
la Medicina a
Banting e Macleod, ignorando del tutto il lavoro e le ricerche di N. Paulescu,
durate una vita intera (15). Tutte le contestazioni di Paulescu sono inutili
(16), come sono inutili i suoi nuovi lavori pubblicati sugli Archives
Internationales de Physiologie a maggio ed agosto dello stesso anno. Nonostante
tutto, il grande ricercatore prosegue la sua attività e nel 1928 pubblica il
quarto tomo del suo Traité de Médecine. Pathologie des appareils assimilateurs,
urinaire et génital. Il quinto volume rimarrà a livello di
manoscritto. Ma le difficoltà si fanno sentire anche in patria, le sue idee
politiche lo rendono un personaggio scomodo, tanto è vero che avrà grandi
difficoltà anche a pubblicare il quarto volume del suo Trattato (17). Gli
attacchi della stampa ebraica nei confronti suoi e degli altri esponenti del
nazionalismo romeno si fanno sempre più frequenti. Viene definito “malfattore”,
“delinquente”. Ammalato di cancro, con grande compostezza e forza d’animo, il 20
marzo del 1931 redige il proprio testamento. Muore la mattina del 17 luglio,
dopo aver detto alla sorella, semplicemente, Eu mă duc (18) ed essersi fatto il segno
della croce. Alla sua morte su Neamul
Românes apparve un commovente necrologio (“Moartea unui învătat”), che
termina così: “… a trăit ca un mucenic si a murit ca un sfânt” (19). La sua
compostezza, la sua dignità e la sua forza d’animo di fronte a ciò che di cui
era stato vittima furono esemplari. E sono rese in modo perfetto da alcuni
passaggi di una sua lettera scritta poco tempo prima di morire. “Non sono
vittima dell’orgoglio ed ho lottato per tutta la vita contro questo vizio
odioso. In effetti quando ho reso noto la mia scoperta non ho pensato neppure
per un momento che la pubblicità avrebbe potuto intaccare la mia modestia, che
io ritengo sia una delle prime qualità di uno scienziato. Ma non posso neppure
accettare un altro, ben più odioso difetto, quello di chi si appropria del
lavoro scientifico altrui.” “…credevo e sostenevo che uno scienziato può
lavorare in perfetta sicurezza, convinto com’ero che la data delle proprie
pubblicazioni lo protegga da ogni e qualsiasi ingiustizia. Purtroppo, oggi sono
obbligato ad ammettere che mi sono completamente sbagliato a questo riguardo”
(20). Negli anni sono stati fatti vari tentativi per rendere giustizia a
Paulescu. Tutti però sono finiti con un nulla di fatto. Una importante battaglia
fu quella condotta dal suo connazionale, lo scienziato Ion Pavel, negli anni
’70, in pieno regime comunista romeno. Egli rese pubblica una lettera del 15
ottobre 1969 ricevuta da Charles H. Best, un collaboratore di Banting e Macleod,
nella quale si ammette che i due vincitori del Nobel non avevano fatto altro che
riprodurre in laboratorio le ricerche di Paulescu. Best, peraltro, cerca di
accampare scuse sostenendo che l’errore sarebbe dovuto alla scarsa conoscenza
della lingua francese da parte di Banting e Macleod che infatti nel loro saggio
del febbraio del 1922 scrissero, falsamente, che
la Pancreina di Paulescu non
dava effetti significativi mentre risultavano positivi i risultati del loro
metodo, identico a quello
di Paulescu. Ma è un tentativo puerile di ridurre le responsabilità degli
scienziati canadesi. Nel 1971, Roif Luft, presidente dell’International Diabetes
Foundation e direttore del Nobel Committee for Physiology and Medicine, in un
articolo che non lascia adito a dubbi, fin dal titolo, Who Discovered Insulin?,
(21) dichiara che, al massimo, il Premio Nobel “should - without any doubt- have
been shared between Paulescu, Banting and Macleod” (22). Lo stesso anno, un
fisiologo scozzese di fama mondiale, Ian Murray, (23) pubblica un articolo sul
Journal of the History of Medicine and Allied Sciences (24) nel quale rende
giustizia a Paulescu scrivendo che le ricerche di Banting, Bent e Macleod a
Toronto possono essere considerate soltanto come un’ulteriore conferma delle
scoperte di Paulescu e che è perlomeno “ironic” che uno scienziato come
Paulescu, con la sua esperienza, le ricerche e gli studi di anni, sia ridotto
all’oblio mentre i canadesi sono noti in tutto il mondo come i “discovers”
dell’insulina. Ed ancora nel dicembre del 1969, il professor Arne Tiselius,
Nobel per la chimica nel 1948, si duole che il Comitato per il Nobel non abbia
modo di riparare alla terribile ingiustizia commessa nei confronti di Paulescu.
Ma, come scrivevamo, nessuna di queste autorevoli prese posizione ha mai
ottenuto alcun effetto. C’era il problema di fondo: Paulescu era, politicamente
parlando, quello che era, ed il
Nobel non doveva averlo, e neppure un riconoscimento postumo, come infatti è
accaduto due anni fa. Nel suo paese qualcosa è stato fatto: nel 1990 infatti,
dopo la caduta del regime di Ceausescu, Nicolae Paulescu è stato nominato membro
post mortem dell’Academiei Române (25) e la cattedra di Fisiologia della Facoltà
di Medicina dell’Università d Bucarest porta ora il suo nome. Ma la persecuzione
contro di lui, ad ottant’anni dalla morte, non è ancora finita. La seconda
ingiustizia contro Paulescu è stata perpetrata, infatti, il 21 agosto del 2003,
esattamente 80 anni dopo il furto del Premio Nobel. Quel giorno all’ospedale
Hôtel-Dieu di Parigi era prevista una cerimonia in suo onore con l’inaugurazione
di un busto, cerimonia organizzata in collaborazione fra l’Ambasciata di Romania
a Parigi ed il professor Gerard Slama dell’Hôtel-Dieu. La cerimonia è stata
annullata in extremis a causa delle proteste delle organizzazioni ebraiche per i
trascorsi antisemiti di Paulescu. In questa meritoria attività si è
particolarmente distinto il dottor Shimon Samuels del Centro “Simon Wiesenthal”
che, scrivendo all’ambasciata rumena ed al Ministero della Sanità francese, ha
argomentato che Paulescu “sostenitore dell’antisemitismo”, non era certo
“persona adatta a ricevere riconoscimenti”. Le stesse organizzazioni stanno
facendo di tutto perché venga rimossa anche la targa commemorativa a lui
dedicata e posata precedentemente nella galleria B al pianterreno dell’ospedale.
Il professor Slama ha dichiarato, scusandosi, Nous n'avions jamais entendu dire
qu'il y avait des taches sur son passé. (26) Il che dimostra, fra l’altro, la
sua totale malafede: le idee politiche di Paulescu erano arcinote e furono la
causa prima del mancato ottenimento del Nobel, nel 1923. Le Monde del 25 agosto
2003 titola Paris manque d'honorer
l'inventeur antisémite de l'insuline, l’articolo è firmato da Nicolas Weill.
La conclusione della vicenda è nella significativa dichiarazione dell’esponente
di una delle organizzazioni che hanno impedito la cerimonia: “Se il Comitato per
il Nobel nel 1923
ha giudicato quella persona indegna di ricevere il Premio,
l’Hôtel Dieu nel 2003 non può fare a meno di concludere che la brutale
disumanità di Paulescu annulla tutti i suoi meriti scientifici”. Con buona pace
dei milioni di persone salvate dalla scoperta dello scienziato rumeno.
Il Militante

Nicolae
Constantin Paulescu
Corneliu Zelea Codreanu
Ma
qual’è il passato così terribile dello scienziato rumeno? Facciamo un passo
indietro, alla sua nascita. Paulescu proviene da una famiglia romena che vive
nella capitale ma è molto legata alle proprie origini contadine. Una famiglia in
cui le idee borghesi e straniere, le idee occidentali, non attecchiscono affatto
(27). E’ una famiglia profondamente religiosa, di quella religiosità ortodossa
permeata di misticismo, tipica della Romania contadina dell’epoca. Il padre,
Costache Paulescu, è un negoziante di 41 anni. La madre, Maria Dancovici, ne ha
24. Nicolae è il primo di quattro figli (il fratello Constantin e le sorelle
Elena e Constanta). La famiglia in origine si chiamava Pavel, per divenire poi
Pavelescu ed infine Paulescu. Nicolae era cugino del poeta rumeno Cincinat
Pavelescu (1872-1934), figlio del direttore del Politecnico di Bucarest ed
ex-direttore della Zecca di Stato. Per tutta la vita Paulescu, nei suoi articoli
e nei libri, perfino in quelli scientifici, si batte contro quella che definisce
la mentalità moderna, sintesi dei pregiudizi allora (ed oggi) dominanti, quali
l’esaltazione della ragione, dell’individuo atomizzato e del progresso. Egli
riteneva che non vi fosse alcuna incompatibilità fra la verità scientifica, che
ricercò per tutta la propria vita di scienziato, e la fede religiosa, e che
l’affermare il contrario fosse un altro portato, un altro pregiudizio dei tempi.
Profondamente anti-conformista, Paulescu pensava che l’esistenza di Dio si
manifestasse tramite l’ammirazione dell’ordine e della grandezza della
Creazione. Per lui la creazione dell’universo poteva essere paragonata alla
creazione di un opera d’arte. Dietro ad ambedue, infatti, si rivela la presenza
di chi, modellando gli elementi in modo adatto e piacevole, impone consciamente
l’ordine e l’armonia. A questo punto, secondo Paulescu, giungono gli spettatori,
cioè gli uomini, che tentano di comprendere il senso della creazione. Egli
aggiunge che sarebbe del tutto assurdo cercare di penetrare il significato di
un’opera d’arte –un quadro o l’Universo- ignorandone l’autore. Ciò, per
Paulescu, equivarrebbe a pensare che la creazione sia avvenuta per caso. Che non
abbia uno scopo, un fine ultimo. Egli ritiene che la vera comprensione e quindi
la (cono)scienza si ottenga solo attraverso lo studio delle cause ed è
fermamente convinto che, per mezzo di tale studio, il ricercatore giunga alla
causa primordiale, cioè a Dio. L’essere umano, per Paulescu, “non può essere
ridotto alla sua sola natura”, non è solo un “animale che procrea” bensì un
“essere che crea”, la cultura, la civiltà, l’arte. Il concetto stesso di
“peccato”, in Paulescu, è particolare. In molti suo scritti si scaglia contro i
“peccati sociali”, la proprietà egoistica per esempio, che per lui rappresentano
un piacere terreno a causa del quale l’uomo perde di vista l’essenziale: il
dominio dello spirito. Paulescu visse per tutta la vita come un asceta ortodosso
(28), mosso da una profonda fede religiosa e da un intenso amore per
la Romania.
E’ significativa una frase che ripeteva spesso ai propri
studenti: “L’amore per la
Romania è dentro di voi, è un istinto naturale, non v’è alcun
bisogno che lo impariate, dovete solo disciplinarlo.” Nicolae Paulescu, oltre
che un grande scienziato, era uno studioso del Cahal (29) ebraico, del Talmud e
della Massoneria e su questi argomenti aveva pubblicato molti studi e ricerche,
tanto da essere considerato da alcuni studiosi un precursore del legionarismo
rumeno. La sua conoscenza del Talmud è tale che i suoi saggi sono delle vere e
proprie confutazioni, in termini religiosi e razziali, del libro del popolo
eletto. E la sua condanna è senza appello: “In riassunto il Talmud -la
legislazione politico-religiosa degli ebrei- invece di combattere, come il
Vangelo, gli istinti di proprietà e di potere, esaspera al contrario questi vizi
sino a un culmine inimmaginabile, per realizzare il sogno di Giuda di essere
contemporaneamente il proprietario della terra intera e il padrone dell'intera
umanità” (30). Per Paulescu, il Talmud e
la Massoneria “adoperano,
per rimanere nell'oscurità, un mezzo schifoso e maledetto, cioè la menzogna”
(31). Ma le sue parole sono durissime anche quando si tratta di difendere gli
studenti nel processo del 1924 (32). Scrive infatti su Apararea Natzionala, per bollare il
trattamento cui gli sbirri di re Carol hanno sottoposto i legionari: “... S'è
applicata la costrizione col freddo, la fame e il terrore, adoperati con
successo dagli ebrei bolscevichi. Chi avrebbe mai potuto immaginare che sarebbe
venuto un tempo in cui i nostri figli, il fiore della nazione romena, sarebbero
stati costretti a festeggiare, rinchiusi nelle cantine di una prigione, o
cacciati nella tormenta senza riparo e senza nutrimento, la festa dell'unione di
tutti i romeni?”. Nel 1913 Paulescu pubblica, a Bucarest, Spitalul, Coranul, Talmudul, Cahalul,
Francmasoneria. (33), un saggio sulla legislazione religiosa ebraica. Mentre
è del 1924-25 l’opera in tre volumi Biserica si Sinagoga fată cu pacificarea
Omenirii. (34) Il 1° aprile del 1922 fonda e dirige, insieme a A. Cuza, la
rivista quindicinale Apararea
Natzionala, (35). E’ lo stesso
Codreanu a parlarne entusiasticamente nel suo Pentru Legionari, “Il 1° aprile
1922 apparve la rivista quindicinale Apararea Natzionala, diretta dai professori
Cuza e N.C. Paulescu. Chiunque può rendersi conto di cosa significasse per noi,
tra i nostri pensieri e le nostre ansie, la comparsa di questa rivista. In essa
trovavamo tutto quello che era necessario per una nostra completa
chiarificazione e decantazione. Gli articoli dei professori Cuza e Paulescu
venivano letti religiosamente da tutta la gioventù e suscitavano dappertutto,
nelle fila degli studenti, anche a Bucarest e a Cluj, grande risonanza.”(36).
Già nel 1920 aveva pubblicato un testo molto diffuso in Romania, Complotul iudeo-masonic impotriva natiunii
române (37). In seguito era uscito il suo Evreii şi alcoolismul (38). Nel 1923 era
stato fra i fondatori della Liga Apararei
Nationale Crestine (39) di Alexandru Cuza (40), il movimento dal quale
nacque nel 1927, la
Legione dell’Arcangelo Michele, divenuta nel 1930
la Garda de Fier
(41). Per tutta la vita Paulescu ebbe strettissimi rapporti con gli ambienti
antisemiti rumeni, in particolare con Octavian Goga (42). Il Capitano parla
spesso di Paulescu nel suo Pentru Legionari: “Non parlo poi di Bucarest, in
cui
brillava,
illuminando il movimento nazionale, il dotto professore di fisiologia Nicola
Paulescu, insuperabile conoscitore delle manovre della giudeo-massoneria” (43).
Codreanu lo annovera fra i “geni nazionali” rumeni, “Le linee di orientamento di
queste riunioni erano rappresentate dagli scritti dei nostri geni nazionali:
Bogdan Petriceicu-Hajdeu, Vasile Conta, Mihail Eminescu, Vasile Alecsandri,
ecc., e specialmente dagli scritti e dalle prolusioni del prof. Cuza, dagli
scritti del prof. Paulescu, dalle lezioni d'educazione nazionale del prof.
Gavanescul.” (44). Ed è ancora il Capitano a rendere omaggio a Paulescu ed ai
suoi articoli che apparivano su Apararea
Natzionala, “Il 1° e il 15 del mese, per noi era un trionfo. I numeri della
rivista erano veri veicoli di munizioni con le quali vincemmo le argomentazioni
della stampa ebraica. Credo opportuno riprodurre qui alcuni articoli dei
professori Cuza e Paulescu apparsi in quel periodo.” (45). L’importanza dei suoi
articoli e dei suoi scritti nella formazione dei giovani del movimento
legionario è testimoniata ancora dal Capitano, “Tutte queste cose noi studenti
di Iasi, a differenza dei nostri colleghi delle altre Università, le conoscevamo
prima del sorgere del movimento studentesco, dalla cattedra del prof. Cuza,
dagli scritti dei professori Paulescu e Gavanescul, dagli studi e dalle ricerche
fatte da noi, alla Associazione degli Studenti di Legge, e da quello che avevamo
visto coi nostri stessi occhi è che avevamo sentito con la nostra anima.”(46).
Gli attacchi contro di lui sono testimoniati ampiamente dagli articoli che
appaiono sulla stampa ebraica rumena. Codreanu ne cita uno fra i tanti, nel suo
Pentru Legionari, tratto dal Curierul Israelit (organo dell'Unione
degli ebrei romeni) del 23 aprile 1922, intitolato “Gli Spettri”(47). E pone
Paulescu fra i redentori della stirpe romena. (48) Per lui e per i giovani del
movimento legionario gli articoli di Paulescu sono “magnifici” (49). Ma Paulescu
non si limita a scrivere. Si mette a disposizione del movimento quando c’è
bisogno di lui, con la forza d’animo e la modestia che hanno contraddistinto
tutta la sua esistenza. Nel marzo del 1924 testimonia al processo intentato
contro il Capitano, Garneatza, Motza, Georgescu, Popescu, Mironovici e Dragos
per aver organizzato il tentativo di giustiziare i maggiori responsabili del
tradimento degli interessi romeni (il ministro degli interni e l’odiato Prefetto
di Polizia Manciu). E lo fa sedendo pubblicamente sui banchi della difesa e
pronunciando un discorso carico di pathos (50). E’ ancora il Capitano che ce lo
racconta, “Seguì un'aspra ed in molti punti ingiusta requisitoria del
procuratore. Sentivamo che la bilancia piegava dalla sua parte. Il successo
dell'accusa non duro però molto, perché il prof. Paulescu lesse la sua
dichiarazione in un'atmosfera «religiosa» creata dal suo grande prestigio e
dalla sua figura ascetica. La dichiarazione fu breve, ma annientò la
requisitoria del procuratore che, impacciato, parve ritirarsi ancora più in
fondo alla sedia.” (51) La chiusa del suo discorso è significativa: “Nel nome di
Cuza, nel nome mio e di tutti i professori delle Università rumene, dichiaro che
oggi sul banco degli accusati siede, insieme a questi giovani, la totalità degli
studenti. Questo dovrebbe essere invece il processo del nostro popolo contro un
altro popolo straniero che ha invaso e vuole dominare la nostra terra!” (52).
Quindi non solo un grande scienziato, un grande ricercatore ma un uomo di grande
coraggio e fede. E la considerazione che il Capitano aveva per Paulescu è
testimoniata, di nuovo, da una breve nota nel Pentru Legionari, relativa alla
partecipazione di Codreanu alle elezioni generali del maggio del 1925, “Nel
frattempo, in seguito a una lettera del prof. Paulescu e all'intervento del
Generale Macridescu, mi decisi a lasciar presentare la mia candidatura a
Focsani.” (53). Nichifor Crainic descrive così la sua fine: “è vissuto come un
bravo ortodosso ed è morto con una serenità d’animo paradisiaca...la sua vita è
stata irreprensibile quasi come quella di un santo”. L’ultimo desiderio di
Paulescu fu che il suo corpo fosse avvolto nel tricolore rumeno.
Un ricordo
Chi
volesse rendere omaggio a Nicolae Constantin Paulescu può farlo recandosi a
portare un fiore sulla sua tomba, nel cimitero monumentale Bellu di Bucarest
(54) oppure può visitare
la Casa Memorială “Nicolae C. Paulescu” sempre a
Bucarest (str. Radu Calomfirescu 15).
Un ringraziamento all’amica Beatrice
Radulescu per l’aiuto con la lingua rumena. F. R.
1
Figlio di Costache Paulescu e Maria Dancovici.
2
Ricerche sulla struttura della milza.
3
Etienne Lancereaux (1829-1910), medico e fisiologo francese.
4
Albert Dastre (1844-1917), biologo e fisiologo francese.
5
Studio comparativo sull’azione dei cloruri alcalini sulla materia vivente.
6
Lo stile in fisiologia.
7
Nel 1902 iniziò il corso di Fisiologia all’Università con una lezione che
provocò scandalo, intitolata “La generazione spontanea e la teoria di Darwin di
fronte al metodo sperimentale”.
8
Lo scopo in Biologia, Il materialismo, Anima e Dio.
9 L’Hypophyse du Cerveau.
Physiologie. Recherches expérimentales.
10
Ci si riferisce alla Regina Elisaveta di Romania, moglie di Carol I, che
utilizzò lo pseudonimo di Carmen Sylva per i suoi romanzi.
11
Istinti sociali. Peccati e conflitti. Rimedi morali.
12
Il termine Pancreina fu coniato dallo stesso Paulescu ed è equivalente a quello
di Insulina.
13
Per la precisione il 10 aprile del 1922.
14
Per l’esattezza si tratta del brevetto n. 6255 rilasciato dal Ministerul
Industriei si Comertului ed ha come titolo: Pancreina si procedura
fabricatiei sale (La
Pancreina e la sua fabbricazione).
15
Chi lo desidera può verificare sul sito del Premio Nobel:
http://nobelprize.org/medicine/laureates/1923/index.html.
16
La lettera che Paulescu scrisse al Presidente del Comitato per il Premio Nobel,
il 6 novembre 1923, rimase addirittura senza risposta!
17
Il volume fu pubblicato, incredibilmente, dalla Imprimeria Scolii Militare de
Infanterie (Tipografia della Scuola Militare di Fanteria) di Sibiu.
18
“Io me ne vado”.
19
“…è vissuto come un uomo umile ed è morto come un santo”.
20
The Priority of N.C. Paulescu in discovery of Insulin di Ion Pavel,
Bucarest, Accademia della Repubblica Socialista di Romania, 1976, 251
pagine.
21
Chi ha scoperto l’Insulina?
22
“avrebbe dovuto essere diviso –senza alcun dubbio- fra Paulescu, Banting e
Macleod”.
23
Ian Murray era docente di fisiologia all’Anderson College of Medicine di
Glasgow, primario del Dipartimento di Malattie Metaboliche all’ospedale della
stessa città e vice presidente della British Association of Diabetes, oltre ad
essere uno dei membri fondatori della International Diabetic Federation.
24
L’articolo è intitolato Paulescu and the Isolation of
Insulin.
25
Accademia Nazionale di Romania.
26
Non avevamo mai sentito dire che c'erano delle macchie sul suo passato.
27
Per una breve ma chiarissima ricognizione della Romania dell’epoca, vedi
http://www.thuleitalia.com/recensioni/milizia.html
28
La definizione è di Nichifor Crainic, titolare della cattedra di Mistica della
Facoltà di Teologia Ortodossa all’Università di Bucarest.
29
Cahal in ebraico
significa convocare, adunare, raccogliere, radunarsi e si riferisce a qualsiasi
assemblea o adunanza riunita per qualunque motivo. Troviamo, per esempio, Cahal
nella Genesi dove ha spesso il significato di chiamata a raccolta dei membri
delle tribù ebraiche di Simeone e Levi. I Greci la tradussero con il termine
ekklesiastes. Per esteso Cahal assume anche il significato di sinagoga, tanto è
vero che il maggior luogo di culto ebraico di Bucarest, la cui costruzione
iniziò nel 1819, veniva chiamato, dalla comunità ebraica sefardita, Cahal Cados
Gadol, cioè Grande Cahal, per distinguerla dall'altra, Cahal Ciuco, ovvero
Piccolo Cahal. (La presente informazione è tratta dal sito internet della
Federation of Jewish Communities of Romania che fa parte del B'nai B'rith
International e quindi ritengo la si possa prendere per certa).
30
Da Spitalul, Coranul, Talmudul, Cahalul, Francmasoneria.
31
Ibidem.
32
Il processo del 1924 contro i văcărestenilor, dal nome del quartiere di
Bucarest Văcăresti (Codreanu e gli altri studenti).
33
L’Ospedale, il Corano, il Talmud, il Cahal,
la Framassoneria.
34
La
Chiesa e
la Sinagoga verso la pacificazione dell’umanità.
Il I e il II volume escono nel 1924, il III nel 1925.
35
La Difesa
Nazionale.
36
Corneliu Zelea Codreanu, Guardia di Ferro, Edizioni di Ar, 1972, pagina
64.
37
Il complotto giudeo-massonico contro
la Nazione rumena.
38
Gli ebrei e l’alcoolismo.
39
Lega di Difesa Nazional-Cristiana.
40
Alexandru C. Cuza,
nato
nel 1857, studiò in Francia e in Germania, laureandosi in scienze politiche ed
economiche. Fu docente di Economia all'Università di Iasi. Nel 1895 insieme al
francese de Biez ed al connazionale Nicolae Iorga fondò l’Alleanza Antisemita
Universale. Nel 1910 fondò, con Nicolae Iorga, il Partito Nazionalista
Democratico, che si proponeva la riforma agraria, il suffragio universale, un
moderato decentramento dei poteri ed il totale allontanamento degli ebrei dalla
vita pubblica. Nel 1918 si staccò dal partito per fondare l'Unione Nazionale
Cristiana. Nel 1923 diede vita alla Liga
Apararei
Nationale
Crestine (Lega
di difesa nazional cristiana). Nel 1935 Cuza e Octavian Goga unirono i loro
partiti formando il Partito Nazional Cristiano. Nel 1937 fu primo ministro con
Octavian Goga, indi senatore e consigliere reale. Pur governando per soli
quarantaquattro giorni questa formazione riuscì ad imporre la cancellazione di
parte della Costituzione del 1923 voluta da re Ferdinando I e a determinare la
discriminazione razziale degli ebrei romeni. Cuza morì nel 1947. Accanto a
numerose opere economiche e politiche, pubblicò il noto studio La
nazionalità nell'arte,
in cui espose la dottrina nazionalista nei riguardi della cultura. Scrisse pure
numerosi epigrammi in cui colpì gli arrampicatori sociali, la brama di denaro e
la boria dell'intellighentzia stupida e presuntuosa.
41
Guardia di Ferro.
42
Nato nel 1881
a Rasinari in Transilvania Octavian Goga,
poeta e scrittore, fece parte del movimento nazionale romeno della Transilvania
che nei primi anni del Novecento si batteva per staccare
la Transilvania
dall'Impero Asburgico ed unificarla con
la Romania.
Conseguentemente fu favorevole all'entrata in guerra della
Romania a fianco dell'Intesa contro Germania e Austria nella Prima Guerra
Mondiale. Nel 1918 fu membro del governo provvisorio della Transilvania
divenendo, dopo l'annessione alla Romania, ministro dell'Istruzione e,
successivamente, delle Arti e dei Culti. Nel 1932 fondò il Partito Nazionale
Agrario che, nel 1935, si fuse con
la Lega Nazionale di Difesa Cristiana di Alexandre
Cuza dando vita al Partito Nazional Cristiano. Tutta la vita politica di Goga fu
permeata di un antisemitismo irriducibile che lo portò a stretti rapporti con
la Germania
del III Reich ed in particolare col Ministro Rosenberg. Il 28 dicembre 1937
venne chiamato da re Carol II a costituire un nuovo governo come Primo Ministro.
Benché rimanesse in carica soltanto quarantaquattro giorni riuscì nondimeno ad
abrogare l'articolo della Costituzione del re Ferdinando I che riconosceva
parità di diritti agli ebrei romeni. Il 22 gennaio 1938 infatti il suo governo
varava la cosiddetta "Legge per il
riesame
della cittadinanza degli ebrei". Le minacce di Francia e Gran Bretagna per la
politica antisemita del Governo Goga-Cuza provocarono una crisi diplomatica e
costrinsero Goga a dare le dimissioni nel febbraio 1938. Morì a Ciucea in quello
stesso anno. Fortunatamente ancor oggi viene ricordato e celebrato in Romania
per la sua produzioneletteraria.
43
Corneliu Zelea Codreanu, Guardia di Ferro, Edizioni di Ar, 1972, pagina 243. La
versione rumena è: “Nu mai vorbesc cã
la Bucuresti strãlucea si lumina miscarea nationalã
savantul profesor de Fiziologie, Nicolae Paulescu, cunoscãtor neîntrecut al
manoperelor iudeo-masoneriei”.
44
Ibidem, pagina 62.
45
Ibidem, pagina 64.
46
Ibidem, pagina 107.
47
Ibidem, pagina 149.
48
Ibidem, pagina 149.
49
Ibidem, pagina 173.
50
Ritengo che Carlo Sburlati, nel suo Codreanu il Capitano, Volpe, 1970,
sia incorso involontariamente in un errore, a pagina
50, in quanto, parlando della
difesa di Paulescu scrive “L’arringa dell’avvocato Paulescu è un capolavoro…”.
Paulescu non era avvocato, il suo intervento fu una difesa personale e politica di
Codreanu e degli altri e quindi assume ancora maggior valore.
51
Corneliu Zelea Codreanu, Guardia di Ferro, Edizioni di Ar, 1972, pagina
181. La versione romena è: “Succesul acuzării nu tine mult, căci profesorul
Paulescu îsi citeste declaratia într-o atmosferă de biserică, pe care o crea
marele său prestigiu si figura sa de sfânt. Declaratia a fost scurtă, dar a
desfiintat rechizitoriul procurorului, care se retrăgea jenat, parcă mai în
fundul scaunului”.
52
Carlo Sburlati, Codreanu il Capitano, Volpe, 1970, pagina 50, ma faremo
assai meglio a scrivere,
Lorenzo Baracchi Tua, La
Guardia di Ferro, Edizione Goliardia, Firenze,
1938. maggio del 1925, “Nel frattempo, in seguito a una lettera del prof.
Paulescu e all'intervento del Generale Macridescu, mi decisi a lasciar
presentare la mia candidatura a Focsani.”
53
Ibidem, pagina 247.
54
Per scoprire, fra l’altro, che buona parte delle tombe delle famiglie nobili
rumene che si trovano nel cimitero sono state progettate e realizzate da
architetti italiani nell’800. |