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Ferenc Szálasi
La
battaglia di Ferenc Szálasi
Ferenc Szálasi (Kassa 6 gennaio 1897 -
Budapest 12 marzo 1946) fu Guida della Nazione magiara, Primo Ministro del Regno
d'Ungheria, Comandante Supremo delle forze armate ungheresi, capo del Partito
Crocefrecciato - Movimento Ungarista. Condannato a morte con una "sentenza" del
tutto antigiuridica da un "tribunale" assolutamente illegale e su tale base
assassinato mediante strangolamento, č considerato un santo martire
dell'Ungheria e della nazione magiara in tutti quegli ambienti che non sono
stati condizionati dalla ricorrente manipolazione falsificatrice della storia.
Il nostro giudizio su Ferenc Szálasi, dunque, potrŕ essere solo un giudizio
largamente positivo.
* * *
Il padre di Szálasi, Ferenc Szálasi
senior, era stato un funzionario subalterno della fanteria, andato in pensione
col grado di capitano. Di cinque figli che ebbe, ne indirizzň quattro alla
carriera militare. Tra questi, Ferenc Szálasi junior terminň le otto classi del
realginnasio militare, poi frequentň l'imperial-regia accademia ufficiali; dopo
la grande guerra frequentň l'accademia dello Stato Maggiore, chiamata Scuola di
Guerra. Fu questo il suo titolo di studio piů alto; ma il suo esame piů
importante fu quello da ufficiale di Stato Maggiore e il suo grado militare piů
elevato fu il grado di maggiore dello Stato Maggiore. La sua preparazione
militare, la sua cultura in altri campi, la sua intelligenza del tutto
straordinaria, il suo carisma personale, la sua severitŕ accompagnata dal buon
cuore, la sua prontezza a venire in aiuto, la sua impareggiabile operositŕ, il
suo autocontrollo, il suo spirito di giustizia lo resero proverbiale negli
ambienti dell'esercito.
Benché fosse un famoso ufficiale di Stato
Maggiore, eminente anche tra i piů illustri (lo vollero inviare a Parigi come
attaché militare, anche per la sua eccellente conoscenza delle lingue), egli
tenne in scarsa considerazione la carriera militare e intese essere un capo
politico. Le personalitŕ ungheresi alle quali si ispirň furono il defunto
vescovo Ottokár Prohászka e il primo ministro Gyula Gömbös. Tra i capi
stranieri, per lui le personalitŕ esemplari furono Benito Mussolini e Adolf
Hitler. Sappiamo che Szálasi ammirň molto anche Corneliu Zelea Codreanu, con cui
si incontrň intorno al 1937; e ciň nell'ambito di una trattativa basata su una
affinitŕ spirituale, cameratesca e dottrinale, grazie alla quale i due poterono
avvicinare le rispettive posizioni anche in rapporto alle questioni piů
controverse.
In Ungheria tra il 1930 e il 1945 sorsero numerosi partiti,
alleanze, unioni, comunitŕ e movimenti di estrema destra; ce ne erano anche di
nati in precedenza, ma cominciarono ad attivarsi in quel periodo. Nel 1932 sorse
il Partito Nazionale Fascista Ungherese [Magyar Országos Fasiszta Párt], che fu
diretto dal duumvirato Gyula Ostenburg-Moravek e Pál Prónay. Questo partito perň
non ebbe lunga vita, mentre sorsero altri partiti e nuove
formazioni.
Guido Knopp, Tedeschi in fuga. L'odissea di milioni di civili
cacciati dai territori occupati dall'Armata Rossa alla fine della Seconda guerra
mondiale Un Partito Nazionalsocialista Ungherese [Magyar Nemzetiszocialista
Párt] venne fondato da Zoltán Meskó, un ex esponente del partito governativo che
si era presentato alla seduta del Parlamento in camicia bruna, con un bracciale
rosso su cui spiccava un cerchio bianco con una croce uncinata nel mezzo.
Siccome le autoritŕ ungheresi proibirono ben presto l'uso del simbolo della
svastica, lo storico Bálint Hóman (che fu anche ministro dei culti e della
pubblica istruzione) propose a Zoltán Meskó di scegliere un simbolo meno noto,
ma che avesse a che fare con la nazione ungherese e definisse l'orientamento
militante della nuova visione del mondo. A richiesta di Meskó, Hóman suggerě di
scegliere la croce coi bracci terminanti a punta di freccia: la croce frecciata.
Vi sono diversi indizi che tale simbolo fu l'emblema guerriero di Re Ladislao I
il Santo, della casa di Turul-Arpád. Se prima i nazionalsocialisti ungheresi
erano chiamati soltanto nazionalsocialisti, in seguito alla scelta di questo
simbolo furono detti "croci frecciate" [nyilaskeresztesek]; quindi, in maniera
abbreviata, "frecciati" [nyilasok].
Nel 1935 Ferenc Szálasi fondň il
Partito della Volontŕ Nazionale [Nemzeti Akarat Pártja], che ebbe come sigla
l'acrostico NAP [in ungherese: "Sole"] e si contrappose al partito governativo,
il Partito dell'Unitŕ Nazionale [Nemzeti Egység Pártja], avente come sigla NEP.
Nel suo emblema non c'era ancora la croce frecciata, ma la sigla NAP vi figurava
scritta coi caratteri "runici" székely-magiari. In seguito Szálasi si opporrŕ
all'appropriazione dell'emblema del suo partito da parte di altri gruppi
nazionalsocialisti.
Piů tardi sorsero altre insegne ed emblemi,
soprattutto nelle frazioni crocefrecciate e nazionalsocialiste. Il "poeta e
guida del popolo" Zoltán Böszörményi fondň il Partito Nazionalsocialista
Crocefalcato [Kaszáskeresztes Nemzetiszocialista Párt]. Il partito dei
"crocefalcati" o "falcati" aveva come emblema quattro falci disposte a formare
una croce uncinata, con una testa di morto al centro. L'uso di questo emblema
alludeva contemporaneamente all'orientamento "rurale" del partito e alla morte
che esso minacciava ai nemici. Altre iniziative partitiche frazionistiche si
accompagnarono all'uso della croce coi bracci a forma di clave, sicché si ebbero
anche le "croci clavate" o "clavigeri".
Per lo piů, le formazioni
nazionalsocialiste ungheresi si basavano su una ibridazione di posizioni desunte
dal nazionalsocialismo tedesco prima e dal fascismo italiano poi. I partiti del
conte Sándor Festetics, di Zoltán Meskó e del conte Fidél Pálffy, perň, non
erano organismi fondati su una imitazione o su imitazioni incrociate, ma
potevano essere considerati come adattamenti ungheresi del nazionalsocialismo,
adattamenti autonomi anche sotto il profilo ideologico.
Nel 1935 Szálasi
fece un significativo passo avanti, sotto ogni punto di vista: diede vita non a
un puro e semplice adattamento ungherese del nazionalsocialismo (anche altri lo
fecero), ma a un nazionalsocialismo ungherese autonomo e sovrano:
l'ungarismo.
Il termine "ungarismo" era stato usato per la prima volta,
nella sua accezione politica, da una personalitŕ di grande influenza pubblica:
il giŕ menzionato Ottokár Prohászka, vescovo di Székesfehérvár; poi era stato
usato anche da altri. Ma l'ungarismo di Szálasi fu una esclusiva creazione di
Szálasi stesso.
L'ungarismo, se vogliamo tradurre il concetto, non
significa semplicemente "magiarismo"; anzi, in primo luogo non significa ciň, ma
piuttosto "idea ungherese d'impero" e combina tale concetto con un
nazionalsocialismo autonomo e propriamente ungherese.
Da una parte
Szálasi mirň alla formazione di un nazionalsocialismo propriamente ungherese,
dall'altra volle far nascere un fascismo quasi propriamente ungherese, e ciň in
una perfetta unitŕ, che presentasse perň sostanziali divergenze sia nei
confronti del nazionalsocialismo tedesco, sia del fascismo italiano. Ad esempio,
l'ungarismo era qualificabile come razzista in una misura decisamente scarsa
rispetto al nazionalsocialismo tedesco; ma era un po' piů vicino al razzismo di
quanto non lo fosse il fascismo italiano.
Ferenc Szálasi diede
all'ungarismo l'idea del conazionalismo, un'idea comunitaria che oltrepassa sia
la concezione esclusivamente nazionale (nazionalismo) sia la concezione
internazionale (internazionalismo). Il conazionalismo da una parte costituisce
una affermazione del concetto di comunitŕ plurinazionale, dall'altra la perfetta
cooperazione dei nazionalismi, il nazionalismo per cosě dire comune, solidale,
disposto alla collaborazione. Il conazionalismo non č né nazionalismo né
internazionalismo, ma č al contempo entrambe le cose: sostanzialmente
costituisce il superamento e la perfetta sintesi di entrambi.
Ferenc
Szálasi chiamň "personalitŕ popolari" le nazionalitŕ disposte a collaborare in
modo positivo e con qualificazioni valutabili entro il quadro della nazione e
nell'interesse della nazione. (Né la popolazione ebraica d'Ungheria né la
popolazione zingara vivente in Ungheria furono considerate realtŕ etniche
costituenti "personalitŕ popolari"). Secondo l'ungarismo, la cooperazione delle
nazionalitŕ che si trovano al livello di "personalitŕ popolare" si sarebbe
dovuta attuare in conformitŕ con le idee del conazionalismo. Queste ultime si
sarebbero dovute affermare nelle relazioni estere dell'Ungheria ungarista, nel
rapporto reciproco dei paesi e degli imperi della Nuova Europa e anche nelle
relazioni mondiali, nel complesso della politica internazionale.
Ferenc
Szálasi sperava che il mondo, dopo una conclusione vittoriosa della seconda
guerra mondiale, sarebbe stato ordinato dal Grande Reich germanico, dall'Italia
e dal Giappone e che gli alleati del Tripartito - tra cui l'Ungheria, il popolo
ungherese come popolo guida dell'Europa centro-sud-orientale - avrebbero
partecipato a questo riordinamento concernente la sorte del mondo; gli alleati
del Tripartito, tra i quali l'Ungheria, avrebbero avuto un ruolo di primo piano
a livello regionale. Szálasi era disposto alla piů stretta alleanza,
collaborazione e convivenza postbellica tra Grande Reich germanico e Ungheria;
ma non avrebbe mai accettato una incorporazione dell'Ungheria nel Reich come una
sua provincia, e ciň in contrasto con alcuni nazionalsocialisti ungheresi che
non solo ritenevano verosimile, ma addirittura auspicavano, la realizzazione di
un "Gau-Ungarn" in seguito alla guerra vittoriosa.
Come abbiamo
accennato, Ferenc Szálasi stimava sia Benito Mussolini sia Adolf Hitler, ma piů
il primo del secondo. La stima di Szálasi per Hitler fu grande, ma non fu mai
illimitata. Verso la fine della guerra i Tedeschi adottarono sconsideratamente
certe misure che ferirono la dignitŕ di Szálasi nella sua qualitŕ di capo
supremo dell'esercito; fu allora che egli si rivolse a Hitler con una lettera di
vibratissima protesta. In genere, non tollerň mai il minimo tentativo di
diminuire il rango dell'Ungheria. La grande stima che Szálasi ebbe per Hitler
venne a cadere nel momento in cui, in carcere, apprese che il Führer si era
tolto volontariamente la vita. Sembra che in conseguenza di ciň una profonda
disistima abbia intaccato l'ammirazione precedente; se non in misura totale,
certo in modo definitivo.
* * *
Julius Evola ha scritto che tra i
capi dei movimenti "nazionali" d'anteguerra da lui personalmente conosciuti
Corneliu Z. Codreanu fu "una delle figure piů degne e spiritualmente orientate";
decisamente il Capitano della Guardia di Ferro rappresentň un grado piů elevato,
sotto ogni riguardo, che Mussolini, Hitler o chiunque altro.
Da piů
persone degne di totale fiducia che conobbero Ferenc Szálasi molto da vicino,
sappiamo quale personalitŕ egli sia stato. Ebbe un'intelligenza
incomparabilmente profonda, una istruzione straordinaria, una grande cultura,
sentimenti profondi, una forza di volontŕ difficilmente immaginabile, un
coraggio veramente fuori del comune, un'oculatezza equilibrata, un grado
elevatissimo di saggezza, qualitŕ autentiche di statista e di capo militare. Fu
una personalitŕ eccezionale nella storia dell'Ungheria, dell'Europa, del mondo
intero.
Dopo aver toccato le sue fondamentali caratteristiche di uomo e
di capo, volgiamoci a vedere quale fu la serie degli eventi storici in rapporto
ai quali - e svolgendovi un ruolo direttivo - Szálasi poté arrivare su quel
piedestallo storico su cui arrivň e che senza dubbio gli spettava da
tempo.
Nel 1943, quando la guerra cominciň a rivelarsi sfavorevole per il
Tripartito e per i suoi alleati, il Reggente d'Ungheria Miklós Horthy di
Nagybánya e il suo primo ministro Miklós Kállay di Nagykálló cominciarono a
tastare il terreno presso gli Alleati occidentali per vedere in che modo
l'Ungheria potesse "saltar fuori" dal conflitto, ma in modo da non finire sotto
l'egemonia sovietica e possibilmente in modo da non doversi scontrare col Grande
Reich germanico. Gli Alleati occidentali erano abbastanza riservati; prima
rivolsero a malapena la parola agli inviati ungheresi; poi, nel 1944, fecero
sapere agli Ungheresi, in maniera sempre piů netta, che si poteva prendere in
considerazione solo una capitolazione incondizionata; diversamente, l'Ungheria
avrebbe dovuto offrire la propria resa direttamente ai Sovietici. (I Tedeschi
vennero subito a conoscenza di tutte le trattative, in ogni particolare e nel
modo piů esatto possibile).
Di Miklós Kállay, si puň dire che fosse una
persona onesta sul piano personale, ma era straordinariamente ambiguo sul piano
politico, tanto che la sua era detta la "politica dell'altalena". Egli rese
talmente incostante la politica estera, interna e militare dell'Ungheria, che il
Grande Reich germanico non la poté piů tollerare se non a proprio
rischio.
Joerg Friedrich, La Germania bombardata. La popolazione tedesca
sotto i bombardamenti alleati 1940­1945 Allora, dopo la metŕ del marzo
1944, il Reggente Horthy ricevette da Hitler un invito pressante a recarsi nella
sua residenza al castello di Klessheim. Dissuaso da alcuni e sollecitato da
altri, il Reggente, benché recalcitrante, accolse l'invito e andň a Klessheim.
Dopo la cortese accoglienza, Hitler comunicň al Reggente, con un tono alquanto
duro, che a suo giudizio la situazione dell'Ungheria non era piů sostenibile.
Disse di esser venuto a conoscenza del comportamento da traditore di Kállay e di
avere sperimentato, da parte ungherese, la mancanza della necessria volontŕ di
continuare a combattere. Kállay, secondo Hitler, doveva andarsene
immediatamente; ma questo non bastava, perché il Führer ritenne necessario
inviare provvisoriamente in Ungheria delle truppe che ristabilissero l'ordine,
incoraggiassero a una piů accentuata partecipazione alla guerra e mettessero al
sicuro l'Ungheria - direttamente - e il Reich - indirettamente. Il Reggente
protestň, ma l'azione ebbe luogo; al suo rientro a Budapest, la presenza delle
truppe tedesche era un fatto compiuto.
Tra il 19 marzo 1944 e il 10-15
aprile 1945 non si poté neanche parlare di un'occupazione militare tedesca
dell'Ungheria, ma solo di una presenza militare dell'alleato tedesco. Questa
presenza non poté, in generale, essere salutata con gioia, ma fu una inevitabile
conseguenza della "politica dell'altalena" di Kállay; d'altronde, considerando
la graduale avanzata dell'esercito sovietico, la presenza tedesca era
obiettivamente necessaria. Le autoritŕ tedesche, collaborando gomito a gomito
con le competenti autoritŕ ungheresi, fecero un repulisti veramente grande e,
potremmo dire giudicando a posteriori, davvero apprezzabile. Sicuramente anche
in questo ambito vi furono degli eccessi - inevitabili, in una tale situazione -
ma venne stabilito un ordine notevole e indubbiamente degno di
approvazione.
L'ambiguo primo ministro venne licenziato. Gli succedette
una persona irreprensibile sotto ogni aspetto, compreso quello politico: il
tenente generale in congedo Döme Sztójay, giŕ ambasciatore a Berlino, che godeva
della fiducia sia del Reggente sia dei tedeschi. Ben presto la cricca liberale,
anglofila e filogiudaica che circondava il Reggente passň nuovamente
all'offensiva. Acquisita la certezza che gli Alleati occidentali avrebbero
riconosciuto solo ed esclusivamente la resa incondizionata dell'Ungheria davanti
all'URSS, costoro cominciarono a prendere in esame le possibilitŕ di un contatto
coi Sovietici. Il 24 agosto 1944 la cricca si liberň di Döme Sztójay,
costringendo alle dimissioni il primo ministro, che era sě malato, ma era in
grado di svolgere le sue funzioni.
Il nuovo primo ministro fu il generale
comandante di corpo d'armata Béla Lakatos, un militare politicamente ignorante,
dalla mentalitŕ ristretta, antitedesco, ma capace di nascondere i suoi
sentimenti antitedeschi; il Reggente lo nominň capo del governo allo scopo
deliberato di "saltar fuori" dalla guerra.
Nel frattempo il Reggente
aveva ricevuto un paio di volte Ferenc Szálasi. Dopo la seconda udienza,
quest'ultimo aveva constatato che il Reggente -anche se questi non glielo aveva
detto esplicitamente- si preparava alla capitolazione. La convinzione di Szálasi
venne confermata tanto dalle fonti informative di cui quest'ultimo disponeva,
quanto dal controspionaggio tedesco.
Ferenc Szálasi, i dirigenti e la
totalitŕ dei militanti del Partito Crocefrecciato - Movimento Ungarista decisero
di impedire con ogni mezzo la capitolazione. Per iniziativa di Szálasi, si formň
in seno al Parlamento l'Alleanza Nazionale Legislativa, che raggruppava tutti i
risoluti difensori della lealtŕ dell'Ungheria nei confronti del Reich. Alla
Camera Alta, questa presa di posizione fu condivisa anche dai duchi e granduchi
di Absburgo Lorena.
Nell'ottobre del 1944 il Reggente mandň una
delegazione ai Sovietici, per trattare l'armistizio. Era giŕ stato stabilito che
l'Ungheria non poteva fissare nessuna condizione, ma si impegnava a deporre le
armi per poi impugnarle di nuovo rivolgendole contro il Reich; vale a dire,
avrebbe cominciato a combattere al fianco dei Sovietici contro quello che era
stato il suo alleato fino a un momento prima.
Il tradimento consumato ai
danni dell'alleato č ritenuto dappertutto un tradimento della patria. In
Ungheria, questo non era solo un concetto del diritto consuetudinario; era anche
una legge scritta, approvata dalle due Camere del Parlamento, firmata ed emanata
dal Reggente, senza nessuna riserva. E le leggi erano leggi anche per il
Reggente. Anche se non poteva essere chiamato a rispondere in tribunale della
loro inosservanza, il Parlamento poteva intimargli di correggersi. Se non lo
avesse fatto o avesse persistito nella condotta illegale, allora il Parlamento
gli avrebbe potuto intimare le dimissioni; qualora non avesse soddisfatto
neanche a questa richiesta, il Parlamento lo avrebbe potuto rimuovere e
destituire. Ma, come vedremo, ciň non avvenne.
Mentre la delegazione era
nel bel mezzo delle trattative, il Reggente si decise a compiere il passo
finale. Il 15 ottobre fece leggere alla radio un proclama, in cui si dichiarava
che l'alleanza militare coi Tedeschi veniva denunciata e che si dava l'avvio a
trattative di armistizio; di aggressione contro gli alleati tedeschi, perň, il
proclama non parlava. In effetti, Horthy non avrebbe voluto attaccare i
Tedeschi, egli voleva solo "saltarne fuori"; ma sapeva bene che non era affatto
possibile "saltarne fuori" veramente; sapeva che avrebbe dovuto necessariamente
attaccare l'esercito tedesco. Solo, per mitigare l'ira dei Tedeschi, nel suo
proclama non faceva il minimo cenno al successivo attacco contro di loro. I
Tedeschi perň sapevano che i Sovietici non avrebbero permesso al Reggente di
sabotare la decisione da loro presa (cioč che l'Ungheria attaccasse il Reich); e
sapevano che ciň era chiaro anche per il Reggente.
Inoltre i Tedeschi
sapevano che nel giro di un giorno o due il Reggente avrebbe compiuto il suo
"passo"; ma non sapevano che il 15 ottobre avrebbe diffuso via radio il suo
proclama, proprio dopo che l'ambasciata tedesca a Budapest era stata informata
dell'avvenuta richiesta di armistizio. I Tedeschi intrapresero subito una serie
di contromisure, sul piano diplomatico, poliziesco, militare. A tali azioni si
associarono subito, armi in pugno, i militanti crocefrecciati; con loro, altri
armati, come gli uomini della Alleanza Cameratesca del Fronte Orientale [Keleti
Arcvonal Bajtársi Szövetsége].
Adolf Hitler era ormai giunto alla
conclusione che solo Ferenc Szálasi potesse diventare capo dello Stato e del
governo: solo Szálasi disponeva di un gran numero di uomini armati e il suo
partito era il piů popolare e il piů forte. Parecchi avrebbero visto piů
volentieri, alla guida dell'Ungheria, persone ben piů filotedesche di Szálasi.
Persone del genere non mancavano (László Baky, Kálmán Hubay, il conte Fidél
Pálffy, Olivér Rupprecht di Virtsolog, Jenö Ruszkay, András Mecsér), ma dietro
di sé non avevano la forza di cui disponeva invece Szálasi.
Davanti al
legato Veesenmayer e all'ambasciatore Rahn, il Reggente per un po' si ostinň a
sostenere la sua posizione circa l'armistizio. Poi perň venne a sapere che i
Tedeschi avevano fatto prigioniero suo figlio, Miklós Horthy junior, il quale
dopo la lettura del proclama era andato a incontrare i portavoce di Tito -
fatto, questo, che agli occhi dei Tedeschi risultava estremamente grave. Allora
cominciň ad avere dei dubbi e delle esitazioni.
Il giorno successivo,
Ferenc Szálasi chiese a Horthy di nominarlo primo ministro e di rassegnare le
dimissioni. Horthy rifiutň. In cinque casi rifiutň di dimettersi e in cinque
casi dichiarň di essere disposto a farlo. Anche i Tedeschi fecero di tutto per
dargli modo di dimettersi; gli promisero che, se lo avesse fatto, avrebbero
lasciato il paese e gli avrebbero rimandato suo figlio. Finalmente, il 16
ottobre, Horthy acconsentě a nominare Ferenc Szálasi primo ministro e quindi a
dare le dimissioni sia verbalmente sia per iscritto.
Szálasi decise di
cambiare tutti i capi militari fino ai comandanti di reggimento; i nuovi capi di
reggimento avrebbero effettuato i cambiamenti nei gradi inferiori. Tali
provvedimenti non furono necessari. La generalitŕ dei comandanti di reggimento,
fatta eccezione per uno o due individui, si oppose subito al tradimento ai danni
dell'alleato, non accettň la decisione del Reggente e si schierň immediatamente
con Ferenc Szálasi.
La fanteria, la gendarmeria e la polizia non erano
disposte, a nessun livello, a cessare le ostilitŕ nei confronti dell'esercito
sovietico e ad attaccare i Tedeschi, vale a dire a proseguire la guerra a fianco
di quello che fino a quel momento era il nemico. Le forze armate volevano
continuare la guerra, ma a fianco del Grande Reich germanico. E continuarono a
combattere gomito a gomito con il Servizio del Partito e il Servizio
Nazionale.
Il Reggente nominň Ferenc Szálasi, con tutti i crismi della
legalitŕ, presidente del consiglio dei ministri del Regno d'Ungheria; poi, in
maniera altrettanto conforme ai canoni giuridici, rinunciň alla carica di
Reggente. In seguito alle sue dimissioni, le competenze che fino allora erano
toccate al capo dello Stato passarono, de iure, al Consiglio Nazionale; la
direzione degli affari di Stato operativi andň in parte al primo ministro e in
parte fu trasmessa al Consiglio di Reggenza appositamente istituito. Ferenc
Szálasi depose il giuramento di capo del governo davanti al Consiglio
Nazionale.
Il 4 novembre 1944, su proposta del Consiglio Nazionale, il
presidente del consiglio Ferenc Szálasi fu eletto all'unanimitŕ Guida della
Nazione d'Ungheria dalle due Camere del Parlamento riunite in seduta congiunta e
col numero legale. Per quanto concerne la legalitŕ, non esistono, né possono
esistere, riserve o dubbi.
Le forze armate germaniche e magiare si
lanciarono al contrattacco con rinnovata energia contro l'esercito sovietico.
Come in ogni altro settore, cosě anche sul piano militare il nuovo capo dello
Stato e del governo introdusse notevoli cambiamenti, finalizzati ad un piů uso
piů efficiente del potenziale bellico ungherese.
Ciň tuttavia non poté
mutare il corso degli eventi: nel maggio 1945 Ferenc Szálasi venne fatto
prigioniero dalle forze armate statunitensi e dagli ebrei che ne indossavano
l'uniforme, i quali in autunno lo consegnarono alle sedicenti "autoritŕ"
ungheresi. Nel febbraio 1946 Szálasi fu "giudicato" colpevole e condannato a
morte mediante impiccagione, insieme con altri sei compagni, dopo un tragicomico
"processo popolare". Il 12 marzo 1946 ebbe luogo l'"esecuzione": venne
assassinato con altri tre.
Morě come un eroe, come un santo. Santo e
martire del suo paese e della sua nazione: di ciň sono consapevoli tutti coloro
che una propaganda diabolica non ha reso sordi, ciechi e insensibili a tutto ciň
che č esemplare e superiore.
András de László
Ferenc
Szálasi, Diario dal carcere, pp. 104, 9,50
Di grande importanza
quest'opera edita dalla casa editrice di Parma, soprattutto per aver posto luce
su una figura europea che (.) spesso č stata trascurata. ("Raido", III, 10,
solstizio d'inverno 1997)
Durante la Seconda guerra mondiale la nazione
magiara fu paese alleato dell'Asse, ma, in opposizione al regime conservatore
dell'ammiraglio Horthy - comandante della flotta imperialregia durante la Grande
guerra -, si sviluppň il movimento politico di Szálasi. I tedeschi, č noto,
preferivano gli alleati in grado di assicurare la produzione industriale e la
tenuta militare, piuttosto che quelli impegnati a elaborare una propria visione
sulla costruzione di una Grande Europa, che non fosse un'immensa Germania.
Questo contribuě a far sě che Szálasi diventasse capo della nazione ungherese
solamente nel novembre del '44, con un paese occupato dai tedeschi, traditi dal
reggente della Corona di Santo Stefano, e i russi alle porte. I sobri, ultimi
appunti di Szálasi sono completati dai saggi di Mutti, de László e Horváth. ("Il
Bargello", giugno-luglio 1999)
http://www.insegnadelveltro.it/
in
allegato immagini varie e Casa della Fedeltŕ delle Croci Frecciate, Andrássy
street No. 60 Budapest
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