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Questo famoso discorso del
Reichsminister Joseph Goebbels
è del 18 febbraio 1943,
poco dopo la fine della battaglia di Stalingrado, quando la gravità della
situazione bellica si era fatta evidente. Fu tenuto allo
Sportpalast
a Berlino. Albert Speer così lo
descrive: “A parte i più riusciti raduni pubblici di Hitler, io non avevo mai
visto un uditorio così efficacemente portato
1 al fanatismo”. Quella riportata nelle
pagine seguenti è la traduzione della versione stampata del discorso, che ha
delle differenze importanti da quella orale, che fu registrata.
2 Si è ritenuto interessante riportare,
nelle note, anche la traduzione delle variazioni e delle modifiche. Traduzione
di F. R.
Nun, Volk steh auf, und Sturm brich los! Rede im Berliner Sportpalast
Der
steile Aufstieg
(Monaco, Zentralverlag der
NSDAP, 1944), pagine 167-204.
Popolo sorgi, tempesta scatenati! 3
di Joseph
Goebbels

Manifesto di propaganda della
Guerra Totale di Mjölnir, Hans
Schweitzer (Popolo
sorgi, tempesta scatenati!)
vedi
sito: http://www.thule-italia.org/visiva/schweitzer/schweitzer.html
Parte del lavoro dell’artista nel
sito
http://www.calvin.edu/academic/cas/gpa/posters1.htm
Soltanto tre settimane or sono ero qui
per leggere la dichiarazione del Führer per il 10° anniversario della presa del
potere e per parlare a voi ed al popolo tedesco. La crisi che ora stiamo
affrontando sul Fronte Orientale era al proprio apice. Nel pieno della gravi
sventure che la
Nazione affrontava nella battaglia sul Volga, ci siamo raccolti
in un raduno di massa, il 30 di gennaio, per mostrare la nostra unità, la nostra unanimità e la
nostra ferma volontà di vincere le difficoltà che fronteggiavamo nel quarto anno
di guerra. Fu per me un’esperienza commovente e probabilmente lo fu per tutti
voi, essere collegati via radio con gli ultimi, eroici combattenti a Stalingrado
4
durante il nostro possente raduno, qui
allo Sportpalast. Essi ci comunicarono che avevano
ascoltato il proclama del Führer e forse per l’ultima volta nella vita si
univano a noi colle braccia tese per intonare gli inni nazionali. Quale esempio
hanno rappresentato i soldati tedeschi in questa grande epoca! E che obblighi
ciò impone a noi tutti, in particolare all’intera madrepatria tedesca!
Stalingrado è stata ed è il grande monito del destino alla Nazione tedesca! Una
Nazione che ha la forza di sopravvivere ad un tale disastro e vincere, ed in più
trarne forza ulteriore, è imbattibile. Nel mio discorso a voi e al popolo
tedesco io ricorderò gli eroi di Stalingrado, che hanno lasciato a me e a voi
tutti un immenso dovere da compiere. Io non so quanti milioni di persone mi
stanno ascoltando stanotte alla radio, a casa e al fronte. Voglio parlare a
tutti voi dal profondo del mio cuore ai vostri cuori. Io credo che l’intero
popolo tedesco abbia un appassionato interesse per ciò che ho da dire stanotte.
Perciò parlerò con sacra serietà e franchezza, come il momento esige. Il popolo
tedesco, risvegliato, istruito e disciplinato dal Nazionalsocialismo, può
sopportare tutta la verità. Esso è conscio della serietà della situazione e la
sua leadership
perciò può chiedergli le dure misure
necessarie; si! perfino i provvedimenti più energici. Noi tedeschi siamo
agguerriti contro la debolezza e l’indecisione. I colpi e le sventure della
guerra ci danno solo una forza maggiore, una risoluta determinazione e una
volontà spirituale di combattere per vincere tutte le difficoltà e gli ostacoli
con impeto rivoluzionario. Questo non è il momento di chiedersi come tutto ciò
sia accaduto. Ciò può attendere un altro momento,
5 quando il popolo tedesco e il mondo
intero apprenderanno la verità intera sulla sfortuna delle ultime settimane, sul
suo profondo e fatale significato. Gli eroici sacrifici d’eroismo dei nostri
soldati a Stalingrado hanno avuto un vasto, storico significato per l’intero
Fronte Orientale. Non è stato invano. Il futuro chiarirà perché. Se salto il passato
per guardare avanti lo faccio intenzionalmente. Il tempo è scarso! Non ne
abbiamo per dibattiti inutili. Dobbiamo agire, immediatamente, approfonditamente
e con decisione, alla maniera Nazionalsocialista di sempre. Il movimento, fin
dagli inizi, ha operato in questo modo per dominare le molte crisi che
affrontava e vincere. Anche lo Stato Nazionalsocialista agiva con decisione
quando era di fronte ad una minaccia. Noi non siamo come lo struzzo che
caccia la testa nella sabbia per non vedere il pericolo. Siamo
sufficientemente coraggiosi per guardare in faccia il pericolo, per prendere
provvedimenti con freddezza e durezza e quindi agire con decisione ed a testa
alta. Sia come movimento che come Nazione, abbiamo risposto al meglio quando
avevamo bisogno di volontà fanatiche e determinate a vincere ed eliminare il
pericolo, oppure di forza di carattere sufficiente a sopraffare ogni ostacolo, o
d’accanita determinazione per raggiungere il nostro scopo, o d’un cuore
d’acciaio in grado di sostenere qualunque battaglia interna e esterna. Così sarà
ora. Il mio compito è di esporvi un’immagine cruda della situazione e di trarre
le durre conclusioni che guideranno le azioni del governo tedesco, come del
popolo tedesco. Noi stiamo affrontando una grave sfida militare ad Est. La
crisi, al momento, è ampia, simile per molti versi ma non identica a quella
dell’inverno scorso. Più avanti ne discuteremo le cause. Adesso dobbiamo
accettare le cose come sono e scoprire e applicare i modi, e impiegare i mezzi
per svolgere le cose di nuovo a nostro favore. Non ha senso mettere in
discussione la serietà della situazione. Io non voglio darvi una falsa
impressione della situazione che potrebbe condurre a conclusioni altrettanto
ingannevoli, magari dando al popolo tedesco una falso senso di sicurezza che è
del tutto fuori luogo nella situazione attuale.
6 La tempesta che infuria dalle steppe
contro il nostro venerabile continente, quest’inverno sovrasta tutte le
precedenti esperienze umane e storiche. L’esercito tedesco ed i suoi alleati
sono l’unica difesa possibile. Nel suo proclama del 30 gennaio il Führer ha
chiesto in un modo solenne e irresistibile cosa sarebbe divenuta
la Germania e l’Europa se, il
30 gennaio del 1933, fosse andato al potere un governo borghese e democratico
invece dei Nazionalsocialisti! Quali pericoli ne sarebbero derivati, più
rapidamente di quanto avessimo potuto sospettare, e quali capacità difensive
avremmo avuto per affrontarli? Dieci anni di Nazionalsocialismo sono stati
sufficienti a rendere evidente al popolo tedesco la serietà del pericolo
rappresentato dal bolscevismo all’Est. Ora si può comprendere perché noi
parlavamo così di frequente della lotta contro il bolscevismo ai nostri raduni
di Norimberga. Alzavamo le nostre voci per mettere in guardia il popolo tedesco
e il mondo, sperando di risvegliare i popoli d’Occidente dalla paralisi della
volontà e dello spirito in cui erano precipitati. Abbiamo provato ad aprir loro
gli occhi sul pericolo orrendo del bolscevismo orientale, che ha assoggettato
una nazione di quasi 200 milioni di persone al terrore degli ebrei e che stava
preparando una guerra d’aggressione contro l’Europa. Quando il Führer ordinò
all’esercito l’attacco ad Est il 22 giugno 1941, noi tutti sapevamo che questa
sarebbe stata la battaglia decisiva della nostra grande lotta. Conoscevamo i
pericoli e le difficoltà. Ma sapevamo anche che i pericoli e le difficoltà
sarebbero cresciuti col tempo e non diminuiti. Mancavano due minuti a
mezzanotte. Attendere ancora avrebbe senz’altro condotto alla distruzione del
Reich ed alla bolscevizzazione totale del continente europeo. E’ comprensibile
che, come risultato delle vaste azioni fuorvianti e di occultamento del governo
bolscevico, noi non abbiamo valutato in modo adeguato il potenziale bellico
dell’Unione Sovietica. Soltanto adesso ci rendiamo conto della sua dimensione
reale. Questo è il motivo per cui la battaglia che affrontano i nostri soldati
ad Est oltrepassa per durezza, pericoli e difficoltà ogni umana immaginazione.
Essa richiede la nostra completa potenza nazionale. Questa è una minaccia per il
Reich e per il continente europeo che getta nell’ombra ogni pericolo precedente.
Se falliamo, noi avremo fallito la nostra missione storica. Tutto ciò che
abbiamo costruito e realizzato nel passato impallidisce di fronte a questo
compito gigantesco che affrontano direttamente l’esercito tedesco e meno
direttamente il popolo tedesco. Io parlo innanzitutto al mondo e proclamo tre
tesi per quanto riguarda la nostra lotta contro il pericolo bolscevico
all’Est.
La prima:
se l’esercito tedesco non fosse in
condizione di stroncare il pericolo dall’Est, il Reich
cadrebbe preda del bolscevismo e tutta
l’Europa lo seguirebbe in poco tempo.
La seconda:
soltanto l’esercito tedesco, il popolo
tedesco e i loro alleati hanno la forza di
salvare l’Europa da questa
minaccia.
La terza:
il pericolo incombe. Dobbiamo agire
rapidamente e con decisione oppure sarà
troppo
tardi.
Torno alla prima tesi. Il bolscevismo
ha sempre dichiarato apertamente la propria meta: provocare la rivoluzione non
soltanto in Europa ma nel mondo intero e precipitarlo nel caos bolscevico.
Questa meta è stata evidente fin dalla nascita dell’Unione Sovietica bolscevica
ed è stato il fine ideologico e pratico della politica del Cremlino.
Evidentemente più Stalin e gli altri capi sovietici ritengono di essere prossimi
a realizzare i loro obiettivi di distruzione del mondo più tentano di celarli e
nasconderli. Non possiamo farci ingannare. Noi non siamo come quegli animi
timidi che attendono, come fa il coniglio ipnotizzato finché il serpente non lo
divora. Noi preferiamo riconoscere il pericolo in tempo e compiere un’azione
efficace. Noi vediamo attraverso non solo l’ideologia del bolscevismo, ma anche
attraverso la sua azione
7; per questo, con esso, abbiamo
ottenuto grandi successi nelle lotte nazionali. Il Cremlino non può ingannarci.
Abbiamo al nostro attivo quattordici anni di lotte per il potere e i dieci anni
successivi, per smascherare le sue intenzioni e i suoi inganni infami. La meta
del bolscevismo è la rivoluzione mondiale ebraica. Essi vogliono portare il caos
nel Reich e in Europa, utilizzando la disperazione conseguente per instaurare la
loro tirannia capitalista internazionale, mascherata di bolscevismo. Non c’è
bisogno che vi dica cosa ciò rappresenterebbe per il popolo tedesco. La
bolscevizzazione del Reich sarebbe la liquidazione della nostra intera intellighenzia e
della
Führung 8
e la caduta dei nostri lavoratori nella
schiavitù giudaico-bolscevica. A Mosca loro trovano operai per i battaglioni di
lavori forzati nella tundra siberiana, come ha detto il Führer nel suo proclama
del 30 gennaio. La rivolta delle steppe si sta preparando al fronte, e la
tempesta dall’Est che ogni giorno irrompe contro le nostre linee con forza
crescente non è altro che una ripetizione della devastazione storica che tanto
spesso, in passato, ha messo in pericolo la nostra parte del mondo. Quella è una
minaccia diretta all’esistenza di ogni potenza europea. Nessuno pensi che il
bolscevismo si fermerebbe ai confini del Reich, se riuscisse vittorioso. La meta
della sua politica aggressiva e delle sue guerre è la bolscevizzazione di tutte
le terre e tutti i popoli al mondo. A dispetto di queste intenzioni innegabili,
noi non ci facciamo impressionare dalle dichiarazioni scritte
9
del Cremlino o dalle garanzie di Londra
e Washington. Noi sappiamo che ad Est stiamo affrontando una crudeltà politica
infernale che non ammette le norme che governano le relazioni fra i popoli e le
nazioni. Quando, per esempio, l’inglese Lord Beaverbrook
10 sostiene che l’Europa dev’essere
lasciata in mani sovietiche, o quando il principale giornalista ebreo americano,
Brown, aggiunge cinicamente che la bolscevizzazione dell’Europa potrebbe
risolvere tutti i problemi del continente, noi sappiamo cosa essi hanno in
mente. Le potenze europee stanno fronteggiando il problema più critico.
L’Occidente è in pericolo. E non fa alcuna differenza se i governi e gli
intellettuali se ne rendono conto oppure no.
11 Il popolo tedesco, in ogni caso, non
vuole rassegnarsi a questo pericolo. Dietro le divisioni sovietiche che avanzano
verso di noi vediamo i commando ebraici liquidatori e dietro di loro il terrore,
lo spettro della fame di massa e della totale anarchia. L’ebraismo
internazionale è il fermento diabolico della decomposizione che prova una cinica
soddisfazione nel trascinare il mondo del caos più profondo e nel distruggere
antiche culture nella cui edificazione non ha avuto ruolo alcuno. Noi sappiamo
anche qual è la nostra responsabilità storica. Duemila anni di civiltà
occidentale sono in pericolo. 12 Non si può sopravvalutare il pericolo.
E’ indicativo che quando lo si smaschera
13 per ciò che è veramente, il giudaismo
internazionale protesta a gran voce in tutto il mondo. Le cose sono andate così
lontano in Europa che non si può definire il pericolo come tale quand’esso è
provocato dagli ebrei. 14 Ciò non ci fermerà dal trarre le
necessarie conclusioni. Questo è quanto abbiamo fatto nelle nostre prime lotte
in Germania. 15
Gli ebrei democratici del
Berliner
Tageblatt 16 e del
Vossischen Zeitung
servivano gli ebrei comunisti
minimizzando e sottovalutando un pericolo crescente, cullando nel sonno il
nostro popolo minacciato e riducendo la sua capacità di resistenza. Noi vedremo,
se il pericolo non sarà sopraffatto, lo spettro della fame, la sofferenza ed il
lavoro forzato per milioni di tedeschi. Vedremo crollare la nostra veneranda
parte del mondo e seppellire fra le rovine l’antica eredità d’Occidente. Questo
è il pericolo che affrontiamo oggi. La mia seconda tesi: soltanto il Reich
tedesco ed i suoi alleati sono in grado di resistere a questo pericolo. Le
nazioni europee, compresa l’Inghilterra, ritengono di essere forti abbastanza da
resistere con efficacia alla bolscevizzazione dell’Europa, se vi si dovesse
giungere. Questa convinzione è puerile e neppure meritevole di essere confutata.
Se neanche il più forte corpo militare al mondo è in grado di spezzare la
minaccia del bolscevismo, chi altro potrebbe farlo? (La moltitudine dello Sportpalast
grida: “Nessuno!”). Le
nazioni europee neutrali non hanno né il potenziale né i mezzi militari né la
forza spirituale per opporre neppure la più piccola resistenza al bolscevismo.
Le divisioni bolsceviche, che agiscono come automi, le rovescerebbero in pochi
giorni. Nelle capitali degli stati europei medi e più piccoli si consolano con
l’idea che bisogna essere armati spiritualmente contro il bolscevismo
(Risate). Questo ci rammenta le dichiarazioni
dei partiti borghesi nel 1932, che pensavano di poter combattere e vincere la
battaglia contro il comunismo con le armi spirituali. Cosa fin troppo stupida
per valere la pena di una confutazione. Il bolscevismo orientale non è solo una
dottrina terroristica, è anche una pratica terroristica. Esso si batte per i
propri fini con precisione infernale, utilizzando ogni risorsa a sua
disposizione, a dispetto del benessere, della prosperità o della pace dei popoli
che opprime implacabilmente. Cosa farebbero l’Inghilterra e l’America se, nel
peggiore dei casi, l’Europa cadesse in mani bolsceviche? Forse Londra
convincerebbe i bolscevichi a fermarsi sul Canale della Manica? Ho già detto che
il bolscevismo ha le proprie legioni straniere sotto forma dei partiti comunisti
in ogni nazione democratica. Nessuno di questi stati può ritenersi immune dal
bolscevismo interno. In una recente elezione suppletiva per
la Camera dei Comuni, un
candidato indipendente, cioè un comunista, ha ottenuto 10.741 dei 22.371 voti
espressi. E’ accaduto in un distretto che, in altri tempi, era stato una
roccaforte conservatrice. In poco tempo 10.000 votanti, quasi la metà, sono
stati perduti a favore dei comunisti. Questa è la prova che il pericolo
bolscevico esiste anche in Inghilterra e che non scomparirà
17 semplicemente perché lo si ignora. Noi
non riponiamo alcuna fiducia in nessuna delle promesse territoriali che possa
fare l’Unione Sovietica. Il bolscevismo fissa dei confini sia ideologici che
militari che mettono in pericolo ogni nazione. Il mondo non ha altra scelta che
precipitare di nuovo nella sua vecchia frammentazione o accettare un ordine
nuovo per l’Europa sotto la guida dell’Asse. L’unica alternativa, oggi, è tra
vivere sotto la protezione dell’Asse oppure in un’Europa bolscevica. Sono
fermamente convinto che i lamentosi lord e gli arcivescovi di Londra non hanno
la benché minima intenzione di resistere al pericolo bolscevico che deriverebbe
dall’entrata in Europa dell’esercito sovietico. Gli ebrei hanno infettato così
profondamente gli stati anglosassoni, sia spiritualmente che politicamente, che
essi non posseggono più la capacità di vedere il pericolo. Esso si maschera
18
da Bolscevismo in Unione Sovietica e da
capitalismo plutocratico negli stati anglo-sassoni. La razza ebraica è pratica
d’imitazioni. Loro mettono a dormire i popoli che li ospitano, paralizzando le
loro capacità difensive. (Grida dalla folla: “Lo abbiamo
sperimentato!”). Il nostro
intuito su questa questione ci ha condotto presto alla consapevolezza che la
cooperazione fra la plutocrazia ed il bolscevismo internazionali non era
una contraddizione bensì il segno di profonde comunioni d’interessi.
La mano degli ebrei pseudo-civilizzati dell’Europa occidentale stringe quella
degli ebrei dei ghetti orientali sulla Germania. L’Europa si trova in pericolo
mortale. 19 Non mi compiaccio di credere che le
mie osservazioni influenzeranno l’opinione pubblica degli stati neutrali, men
che meno quella degli stati nemici. Questo non è né il mio fine né la mia
intenzione. 20 So che, dati i nostri problemi sul
Fronte dell’Est, domani la stampa inglese mi attaccherà furiosamente con
l’accusa di aver sondato il terreno per la pace (Forti risate). Non è affatto così. Nessuno in
Germania pensa più ad un vile compromesso. Il popolo tutto pensa soltanto ad uno
strenuo combattimento. Come portavoce della nazione che guida
21
il continente, tuttavia, rivendico il
diritto di chiamare pericolo il pericolo sia che esso minacci oppure no non
soltanto la nostra terra ma l’intero continente. Noi Nazionalsocialisti abbiamo
il dovere di dare l’allarme contro il tentativo dell’Internazionale ebraica di
sprofondare nel caos il continente europeo e di ammonire che gli ebrei hanno nel
bolscevismo una potenza militare terroristica il cui pericolo non può essere
sopravvalutato. La mia terza tesi è che il pericolo è immediato. La paralisi
delle democrazie europee occidentali già prima di questa minaccia mortale era
spaventosa. L’ebraismo internazionale sta facendo di tutto per favorire questa
paralisi. Durante la nostra lotta per il potere in Germania, i giornali ebraici
cercavano di nascondere il pericolo finché il Nazionalsocialismo non ha
risvegliato il popolo. Oggi accade lo stesso nelle altre nazioni. Gli ebrei
ancora una volta si rivelano come l’incarnazione del male, come l’artificioso
demone della decadenza e i portatori di un caos internazionale distruttore di
culture. Questo spiega, a proposito, la nostra coerente politica ebraica.
22 Noi vediamo gli ebrei come una
minaccia diretta per ogni nazione. A noi non importa cosa facciano gli altri
popoli per questo pericolo. Ciò che facciamo per difenderci è affar nostro,
comunque, e non tolleriamo obiezioni da altri. Gli ebrei rappresentano
un’infezione contagiosa. Le nazioni nemiche possono sollevare ipocrite proteste
contro le nostre misure contro gli ebrei e piangere lacrime di coccodrillo, ma
non ci impediranno 23 di fare ciò che è necessario.
La Germania,
in ogni caso, non ha intenzione di rassegnarsi a questa minaccia, bensì intende
prendere i provvedimenti più radicali, se necessari, finché è in tempo.
24 (Dopo questa frase, i canti del
pubblico impediscono al Ministro di proseguire per vari
minuti).

Le sfide militari del Reich ad Est sono
al centro di ogni cosa. La guerra dei robot meccanizzati contro
la Germania e l’Europa ha
raggiunto il culmine. Nel resistere a questa grave minaccia diretta il popolo
tedesco ed i suoi alleati dell’Asse stanno adempiendo, nel senso più autentico
del termine, una missione europea. La nostra battaglia, coraggiosa e giusta,
contro questo flagello universale non sarà impedita dai clamori mondiali
dell’ebraismo internazionale. Essa può e deve terminare soltanto con la
vittoria. (Esplodono alte grida:
“Tedeschi, alle armi! Tedesche,
al lavoro!”). La tragica
battaglia di Stalingrado è un simbolo dell’eroica, virile resistenza alla
rivolta delle steppe. Essa, per il popolo tedesco, ha un significato non
soltanto militare, ma anche intellettuale e spirituale. Là i nostri occhi sono
stati aperti sulla vera natura della guerra. Noi non vogliamo ulteriori false
speranze e illusioni. Vogliamo guardare coraggiosamente in faccia i fatti, per
quanto duri e spaventosi possano essere. La storia del nostro Partito e del
nostro Stato prova che un pericolo riconosciuto è un pericolo sconfitto. Le
nostre dure battaglie future ad Est saranno nel segno di questa resistenza
eroica. Ciò richiederà prima sforzi inauditi da parte dei nostri soldati e delle
nostre armi. Ad Est infuria una guerra spietata. Il Führer aveva
ragione quando dichiarò che alla fine non vi saranno né vincitori né vinti, bensì
la vita o la morte.
La
Nazione tedesca lo sa. I suoi salutari istinti l’hanno guidata attraverso
l’odierna confusione delle difficoltà intellettuali e spirituali. Oggi
sappiamo che
la
Blitzkrieg in Polonia e
la Campagna in
Occidente hanno solo limitato il senso della battaglia ad Est.
La Nazione tedesca sta
combattendo per tutto ciò che ha. Sappiamo che il popolo tedesco sta
difendendo i suoi beni più sacri: le proprie famiglie, donne e bambini, la
campagna magnifica e intatta, le proprie città e i villaggi, i duemila
anni della propria cultura, tutto ciò che rende la vita davvero degna.
Il bolscevismo naturalmente non ha il minimo rispetto per i nostri tesori
nazionali e non presterebbe loro alcuna attenzione qualora se ne
appropriasse. Non l’ha fatto neppure per il proprio popolo.
L’Unione Sovietica negli ultimi 25 anni ha accresciuto il proprio potenziale
militare ad un livello inimmaginabile e noi lo abbiamo valutato
erroneamente. In Russia i terroristi ebrei hanno 200 milioni di persone
che li servono. Essi hanno usato con cinismo i propri sistemi per far
nascere dall’imperturbabile durezza del popolo russo un serio pericolo per le
nazioni civili europee. All’Est una nazione intera è stata spinta in
guerra. Uomini, donne e perfino bambini vengono impiegati non soltanto
nelle fabbriche d’armi ma nelle battaglie.
25 Duecento milioni che vivono nel
terrore della GPU 26,
in parte prigionieri di una visione del mondo infernale, in parte di
una stupidità assoluta. Le masse di carri armati che abbiamo affrontato ad Est
sono il risultato di 25 anni di sventura sociale e sofferenza del popolo
bolscevico. Noi dobbiamo rispondere con misure analoghe se non vogliamo
rinunciare e darci per vinti. 27 La mia
ferma convinzione è che non possiamo vincere il pericolo bolscevico se non
usiamo metodi equivalenti, anche se non identici. Il popolo tedesco ha di
fronte la domanda 28 più grave della guerra, vale a
dire trovare la determinazione d’usare tutte le nostre risorse per
proteggere tutto quanto abbiamo e tutto ciò di cui avremo bisogno in futuro.
29 L’esigenza del momento è la guerra totale. Dobbiamo
metter fine all’atteggiamento borghese che abbiamo visto anche in questa
guerra: Lavami la schiena, ma non
bagnarmi! (Ogni
frase
viene
accolta con applausi crescenti ed approvazioni). Il pericolo che ci è di fronte è
enorme. Gli sforzi da fare per affrontarlo lo devono essere altrettanto.
E’ venuto il momento di toglierci i guanti di velluto e usare i pugni.
(Si levano
grida di assenso. I canti, provenienti
dalle gallerie e dalla platea
testimoniano la piena approvazione della folla). Non possiamo più fare un uso
parziale e negligente del potenziale bellico in patria e in aree
significative d’Europa che controlliamo. Dobbiamo utilizzare appieno le
nostre risorse, tanto più rapidamente ed accuratamente quanto
organizzativamente e praticamente possibile. Le preoccupazioni superflue
sono del tutto fuori luogo. Il futuro dell’Europa è condizionato
30
dal nostro successo ad Est. Noi
siamo pronti a difenderlo. Il popolo tedesco sta versando il proprio
sangue più prezioso in questa battaglia. Il resto d’Europa dovrebbe lavorare
almeno per sostenerci. In Europa vi sono molte voci serie che già se ne
sono rese conto. Altri ancora resistono. Ciò non può avere influenza su
di noi. Se il pericolo fosse di fronte solo a loro, potremmo considerare
la loro riluttanza come una assurdità letteraria senza senso. Ma il
pericolo ci minaccia tutti e noi tutti dobbiamo fare ciascuno la propria
parte. Coloro che oggi non capiscono, domani ci ringrazieranno in
ginocchio per esserci assunti questo compito con coraggio e fermezza. Non
ci preoccupa 31
affatto che i nostri
nemici, all’estero, pretendano che i nostri provvedimenti di guerra
totale ricordano quelli del bolscevismo. Con ipocrisia sostengono che ciò
significa che non c’è alcun bisogno di combattere il bolscevismo.
32 Qui non è una questione di metodo ma di meta, cioè
di eliminare il pericolo. (Applausi per
vari minuti). La questione non è se i metodi sono
buoni o cattivi, ma se hanno successo. Il Governo Nazionalsocialista è
pronto ad usare qualsiasi mezzo. Non c’importa se qualcuno obietta. Non
vogliamo indebolire il potenziale bellico della Germania con provvedimenti
che mantengano un livello di vita alto, quasi da tempo di pace, per una
certa classe, mettendo in tal modo in pericolo il nostro sforzo bellico.
Noi stiamo volontariamente rinunciando ad una parte significativa del
nostro livello di vita per aumentare lo sforzo bellico più rapidamente e
completamente possibile. Ciò non è fine a se stesso, piuttosto un mezzo per
raggiungere un fine. Il nostro livello di vita sociale sarà perfino più
elevato dopo la guerra. Noi non abbiamo bisogno di imitare i metodi
bolscevichi, poiché noi abbiamo un popolo e capi migliori, cosa che ci da
un grande vantaggio. Ma le cose hanno dimostrato che dobbiamo fare molto di
più di quanto abbiamo fatto finora per volgere decisamente a nostro
favore la guerra nell’Est. Come hanno dimostrato innumerevoli lettere
dall’interno e dal fronte, a questo proposito, l’intero popolo tedesco è
d’accordo. Ognuno sa che se perdiamo, tutto sarà distrutto. Il popolo e i
suoi capi sono determinati a prendere le misure più radicali. Le grandi masse
lavoratrici del nostro popolo non sono infelici perché il Governo e troppo
duro. Caso mai lo sono perché è troppo rispettoso. Chiedete a chiunque in
Germania e vi dirà: Ciò che è più
radicale lo è quanto basta e ciò
che è totale lo è a sufficienza per ottenere la vittoria. Lo sforzo totale di guerra è
divenuto una questione riguardante l’intero popolo tedesco. Nessuno ha
scusanti per ignorare le sue esigenze. Un applauso tempestoso ha salutato, il 30
gennaio scorso, il mio appello alla guerra totale. Posso perciò
assicurarvi che i provvedimenti della
leadership
sono in pieno accordo coi desideri del
popolo tedesco sia in patria che al fronte. Il popolo vuole portare
qualsiasi peso, anche il più grande, fare qualsiasi sacrificio, se ciò
conduce alla grande meta della vittoria. (Intenso applauso). Ciò naturalmente presuppone
che i fardelli siano equamente suddivisi. (Forti approvazioni). Noi non possiamo tollerare
una situazione in cui la maggior parte del popolo sopporta il peso della
guerra, mentre una piccola e passiva porzione di esso tenta di sfuggire ai
propri fardelli e alle responsabilità. Le misure che abbiamo
preso, e quelle che ancora prenderemo, saranno caratterizzate dallo
spirito della giustizia Nazionalsocialista. Noi non badiamo alla classe o
al rango. Ricco o povero, alto o basso devono dividere egualmente i
sacrifici. Ognuno, in questo grave momento, deve compiere il proprio
dovere, o per scelta o altrimenti. Noi sappiamo che ciò ha il pieno
appoggio del popolo. Piuttosto che fare troppo poco per ottenere la vittoria
faremo addirittura troppo. Nessuna guerra nella storia è stata perduta a
causa di troppi soldati o troppe armi.
33 E’ vero però che molte sono state perse
per il motivo contrario. 34 E’ tempo di far muovere i fannulloni. (Frenetica
approvazione). Devono
essere scrollati dai loro comodi agi. Non possiamo attendere che rinsaviscano da
soli. Potrebbe avvenire troppo tardi. L’allarme deve echeggiare da un capo
all’altro della Nazione. Milioni di braccia
35 devono mettersi al lavoro in tutto il
paese. I provvedimenti che abbiamo preso e quelli che ora prenderemo, e
di cui discuterò più avanti in questo discorso, sono critici per l’intera
nostra vita pubblica e privata. L’individuo dovrà fare grandi sacrifici, ma
essi sono minuscoli se paragonati a quelli che dovrebbe fare se,
rifiutandoli, si abbattesse su di noi il più grande disastro nazionale.
E’ meglio agire al momento giusto che aspettare fin quando la malattia
abbia attecchito. Non ci si può lagnare col medico o fargli causa per una
ferita fisica. Egli non taglia per uccidere, bensì per salvare la vita
del paziente. Lasciatemi ripetere che fra i più pesanti sacrifici che il
popolo tedesco dovrà fare, il più urgente è che questi siano equamente
suddivisi. Il popolo vuole così. Nessuno resiste ai più pesanti carichi
della guerra. Ma il popolo si arrabbia quando pochi tentano sempre di
sfuggire a questi sacrifici. Il Governo Nazionalsocialista ha il dovere
sia morale che politico di opporsi a tali tentativi, se necessario con
pene draconiane. (Consensi). Qui l’indulgenza sarebbe del
tutto fuori luogo, portando in men che non si dica a confondere i sentimenti
e gli atteggiamenti del popolo, il che sarebbe un serio pericolo per il
morale nazionale. Siamo perciò obbligati ad adottare una serie di misure
che non sono essenziali in se, per lo sforzo bellico, ma appaiono
necessarie a sostenere il morale in patria e al fronte. L’ottica della
guerra, cioè come le cose appaiono esteriormente, è d’importanza decisiva in
questo quarto anno di guerra. In considerazione dei sacrifici sovrumani
che il fronte compie ogni giorno, esso ha il diritto fondamentale di
attendersi che nessuno in patria reclami il diritto d’ignorare la guerra
e le sue esigenze. E ciò non lo richiede soltanto il fronte ma anche una
parte schiacciante della madrepatria. Chi è attivo ha il diritto di
aspettarsi che se lavora dieci o dodici o quattordici ore al giorno, un
indolente non gli stia vicino ritenendolo stupido. La patria deve
rimanere pura e integra nella sua interezza. Niente può turbare questa
immagine. Vi sono quindi una serie di misure da tenere in considerazione
nell’ottica della guerra. Abbiamo ordinato, per esempio, la chiusura dei
bar e dei locali notturni. Io non posso immaginare che chi sta facendo il
proprio dovere per lo sforzo bellico abbia ancora energie per rimaner
fuori la notte in posti del genere. Posso solo concludere che non starebbero
prendendo sul serio le proprie responsabilità. Noi abbiamo chiuso questi
esercizi perché cominciavano ad offenderci e perché disturbano l’immagine
della guerra. Non abbiamo nulla contro i divertimenti come quelli. Dopo
la guerra seguiremo 36 di nuovo, felicemente, la regola
“Vivi e lascia vivere”. Ma durante la guerra, lo slogan deve essere “Combatti
e lascia combattere!”. Abbiamo chiuso anche i ristoranti di lusso che
richiedono più risorse di quanto sia ragionevole. Può essere che,
occasionalmente, qualcuno pensi che, perfino in tempo di guerra, il
proprio stomaco sia la cosa più importante. Non possiamo prestargli alcuna
attenzione. Al fronte ognuno, dal soldato semplice al generale
Feldmaresciallo, mangia alle cucine da campo. Non posso credere che sia
chiedere troppo insistere che noi, in patria, prestiamo attenzione almeno
alle leggi fondamentali della vita comunitaria. Potremo tornare ad essere
gourmet
di nuovo quando la guerra
sarà finita. Adesso 37 abbiamo cose più importanti da
fare che preoccuparci dei nostri stomaci. Sono stati chiusi anche
innumerevoli negozi di lusso. Spesso offendevano i compratori.
Generalmente non c’era nulla da comprare, a meno che, magari, non si pagasse
qui e là con burro o uova invece di danaro. A che servono dei negozi che
non hanno più nulla da vendere, ma usano soltanto elettricità,
riscaldamento e il lavoro delle persone che è insufficiente in tutti gli
altri posti, in particolare nell’industria bellica? Ed è una scusa
affermare che tenere aperti qualcuno di questi negozi da un’impressione
attraente agli stranieri. Gli stranieri saranno impressionati soltanto da
una vittoria tedesca! (Applauso fragoroso).
38 Tutti vorranno essere nostri amici se vinciamo la
guerra. Ma se perdiamo, potremo contare gli amici sulle dita di una mano. Abbiamo messo fine a tali
illusioni. Vogliamo mettere questa gente che stava in negozi vuoti a fare
un lavoro utile per l’economia bellica. Questo processo è già in moto e
sarà completato entro il 15 marzo. Naturalmente questa è una
significativa trasformazione della nostra intera vita economica. Stiamo
seguendo un piano. Non vogliamo accusare nessuno ingiustamente o dar luogo a
reclami ed accuse da ogni parte. Stiamo solo facendo ciò che è necessario.
Ma lo stiamo facendo rapidamente e completamente. Piuttosto
indosseremo abiti usati per qualche anno che far vestire il nostro popolo di
stracci per qualche secolo. A che servono oggi i saloni di moda? Usano
solo luce, riscaldamento e lavoratori. Riapriranno
39 quando la guerra finirà. A che servono
gli istituti di bellezza che incoraggiano un culto della moda e
sottraggono una quantità enorme di tempo ed energia? In tempo di pace
sono meravigliosi, durante la guerra sono uno spreco di tempo.
40
Le nostre donne e le nostre
ragazze saranno in grado di salutare i nostri soldati che tornano vittoriosi
senza gli abiti di gala dei tempi di pace. (Applausi). Gli uffici governativi
lavoreranno più rapidamente e con minor burocrazia. Non fa una buona
impressione quando un ufficio chiude in orario dopo otto ore.
41 Il popolo non sta lì per gli
uffici, sono gli uffici che sono lì per il popolo. Si deve lavorare finché il lavoro non è
finito. 42
Questa è un’esigenza della
guerra. Se il Führer può fare una cosa del genere, possono farla anche i
suoi impiegati retribuiti. Se non c’è lavoro sufficiente per coprire
l’orario prolungato, allora il 10 o il 20 o il 30 per cento dei
lavoratori possono essere trasferiti alla produzione di guerra e sostituire
altri uomini al servizio al fronte. Ciò vale per tutti gli uffici della
Nazione. Questo da solo può far procedere il lavoro in alcuni uffici più
rapidamente e facilmente. Dobbiamo apprendere dalla guerra ad agire alla
svelta, non solo accuratamente. Il soldato al fronte non ha settimane per
meditare sulle cose, per organizzare i propri pensieri o lasciarli riposare
43 in polverosi archivi. Egli deve
agire immediatamente o perdere la vita. In patria noi non perdiamo la vita se
lavoriamo lentamente, ma mettiamo in pericolo la vita del nostro popolo.
44 Ognuno deve imparare a badare al morale e prestare
attenzione alle giuste esigenze del popolo che combatte e lavora. Noi non
siamo guastafeste ma non tollereremo neppure coloro che ostacolano i
nostri sforzi. Per esempio, è intollerabile che certi uomini e certe
donne stiano settimane nelle stazioni termali a scambiare chiacchiere,
prendendo il posto a soldati in permesso o a lavoratori che hanno diritto
ad una vacanza dopo un anno di duro lavoro. Ciò è intollerabile e noi vi
abbiamo messo fine. La guerra non è tempo di divertimenti. Fin quando non
sarà finita, trarremo la nostra più profonda soddisfazione nel lavoro e
nella battaglia. A coloro che non lo comprendono da soli si deve insegnare a
capirlo, a forza, se necessario. Potrebbero essere necessarie le
misure più severe. Non appare bello, per esempio, quando dedichiamo
enormi sforzi propagandistici al tema: “Le ruote devono girare per la
vittoria!”, col risultato che la gente evita i viaggi superflui soltanto
per vedere dei vitelloni 45
senza lavoro trovare più posti liberi
sui treni. Le ferrovie servono per trasportare beni di guerra e
viaggiatori per motivi bellici. Solo coloro che hanno bisogno di
riposarsi da un duro lavoro meritano una vacanza. Il Führer non si è preso un
giorno di riposo dall’inizio della guerra. Dal momento che il primo uomo del
paese prende il proprio lavoro con tanta serietà e responsabilità, ci si
deve attendere che ogni cittadino segua il suo esempio. D’altra parte il
Governo sta facendo tutto il possibile per dare ai lavoratori lo svago di cui
hanno bisogno in questi tempi difficili. I teatri, i cinema e i
music hall
rimangono piena attività.
La radio sta lavorando per ampliare e migliorare la propria programmazione. Non
abbiamo alcuna intenzione di infliggere un grigio stato d’animo invernale al
nostro popolo. Ciò che serve al popolo e tiene alto la sua forza di combattere e
lavorare è buono e fondamentale per lo sforzo bellico. Vogliamo solo eliminare
l’opposto. Per equilibrare i provvedimenti di cui ho già discusso,
46
ho quindi ordinato che gli istituti
culturali e spirituali che servono al popolo non siano diminuiti, bensì
aumentati. Fin quando contribuiscono invece che nuocere allo sforzo bellico,
essi devono essere sostenuti dal Governo. Ciò vale anche per gli sport. Oggi gli
sport non sono soltanto per particolari cerchie, ma una questione del popolo
intero. Esoneri militari per gli atleti sono fuori luogo. Lo scopo dello sport è
di indurire il corpo, certamente col fine di usarlo in modo appropriato nel
momento del bisogno più grande. 47 Il Fronte condivide i nostri desideri.
L’intero popolo tedesco concorda con passione. Non è più disposto a compiere
sforzi che sprecano solo tempo e risorse. Non sopporterà più complicati
questionari per ogni eventuale problema. Non vuole più preoccuparsi per migliaia
di faccende minori che possono avere la loro importanza in tempo di pace, ma
sono totalmente futili durante la guerra. E non ha neanche bisogno che gli sia
ricordato il proprio dovere con riferimenti ai grandi sacrifici dei nostri
soldati a Stalingrado. Il popolo sa cosa deve fare. Ognuno, in alto e in basso,
ricco o povero, vuole condividere uno stile di vita spartano. Il Führer da a noi
tutti l’esempio, un esempio che deve essere seguito da tutti. Egli conosce soltanto lavoro e
preoccupazione.
48 Noi non vogliamo lasciare tutto a lui,
ma piuttosto vogliamo togliergliene quella parte che siamo in grado di
sopportare. I tempi odierni hanno una straordinaria somiglianza, per ogni
autentico Nazionalsocialista, col periodo della lotta per il potere. Abbiamo
sempre agito allo stesso modo. Eravamo col popolo nella buona e nella
cattiva sorte e questo è il motivo per cui il popolo ci seguiva.
Abbiamo sempre portato i nostri fardelli insieme al popolo, per questo non ci
sembravano pesanti, ma leggeri. Il popolo vuole essere guidato. Mai nella storia
il popolo ha abbandonato una leadership coraggiosa e risoluta nei momenti
critici. Lasciatemi dire poche parole in merito alle misure concrete relative
allo sforzo per la guerra totale che abbiamo già preso. Il problema è rendere
disponibili 49
soldati per il fronte e
lavoratori per l’industria degli armamenti. Questi sono gli scopi primari, anche
a costo del nostro livello di vita sociale. Ciò non significa un declino
permanente del nostro livello di vita. Significa soltanto raggiungere un fine,
quello della guerra totale. Come parte di questa campagna sono state revocati
centinaia di migliaia di esoneri militari. Questi esoneri erano stati concessi
perché non avevamo sufficienti manodopera esperta per coprire le posizioni che
sarebbero rimaste scoperte revocandoli. La ragione dei nostri provvedimenti
attuali è di mobilitare i lavoratori necessari. Questo è il motivo per cui
abbiamo fatto appello agli uomini che non lavoravano nel settore bellico
50
e alle donne che non lavoravano del
tutto. Essi non ignoreranno e non potranno ignorare il nostro appello. Il dovere
di lavorare per le donne è grande. Ciò non significa, comunque, che solo quelle
previste dalla legge debbano lavorare. Tutte sono benvenute. Più donne si
associano allo sforzo bellico, più soldati possiamo rendere disponibili per il
Fronte. 51 I nostri nemici sostengono che le
donne tedesche non sono in grado di sostituire gli uomini nell’economia di
guerra. Ciò può esser vero per certi settori di lavoro pesante. Ma io sono
persuaso che la donna tedesca è risoluta ad occupare il posto lasciato dall’uomo
che parte per il Fronte e di farlo al più presto possibile. Noi non abbiamo
bisogno di far notare l’esempio bolscevico. Per anni, milioni delle migliori
donne tedesche hanno lavorato nella produzione bellica ed esse attendono con
impazienza di essere raggiunte ed aiutate da altre di loro. Tutte coloro che
partecipano al lavoro stanno solo dando il giusto ringraziamento a quelli che
sono al fronte. Centinaia di migliaia hanno già iniziato,
52 ed altre centinaia di migliaia
inizieranno. 53
Speriamo di svincolare
presto interi eserciti di lavoratori che, a loro volta, renderanno disponibili
eserciti di combattenti al fronte. 54 Avrei scarsa considerazione delle
donne tedesche se pensassi che non vogliono ascoltare il mio appello. Loro non
cercheranno di seguire la lettera della legge o di scivolare attraverso le sue
maglie. 55
Le poche che potrebbero
tentare non ci riusciranno. Non accetteremo permessi medici. Neppure accetteremo
l’alibi che qualcuna debba aiutare il marito o i parenti o degli amici come
sistema per evitare il lavoro. Risponderemo appropriatamente. Le poche che
tenteranno cose del genere riusciranno soltanto a perdere il rispetto di quelli
che le circondano. 56 Il popolo le disprezzerà. Nessuno si
aspetta che una donna manchi della forza fisica necessaria per andare a lavorare
in una fabbrica di carri. Vi sono comunque anche numerose attività, nella
produzione bellica, che non richiedono una particolare
57 forza fisica e che una donna può
svolgere perfino se proviene dalla migliore società. Nessuno è troppo bravo sul
lavoro e tutti noi dobbiamo scegliere fra rinunciare a ciò che abbiamo oppure
perdere tutto. E’ giunto anche il momento di chiedere alle donne che hanno dei
domestici se effettivamente ne hanno bisogno. Ci si può prendere cura della casa
e dei bambini anche da sole, lasciando libera la servitù per altri compiti,
oppure si può affidare la cura della casa e dei figli alla servitù o alla NSV ed
andare a lavorare. 58 La vita può non essere piacevole come
in tempo di pace. 59 Ma noi non siamo in pace, noi siamo in
guerra. Potremo metterci comodi dopo che avremo vinto la guerra. Ora dobbiamo
sacrificare le nostre comodità per conquistare la vittoria. Le mogli dei soldati
certamente lo comprendono. Loro sanno che è loro dovere verso i propri mariti
sostenerli svolgendo un lavoro che è importante per lo sforzo bellico. Ciò è
particolarmente vero in agricoltura. Le mogli dei contadini devono dare un buon
esempio. Sia gli uomini che le donne devono essere sicure che nessuno faccia
meno durante la guerra di quanto loro facevano in tempo di pace; invece deve
essere svolta una quantità maggiore di lavoro in ogni settore. Non si può, in
proposito, commettere l’errore di lasciare ogni cosa al Governo. Il Governo può
soltanto disporre le direttive di massima. Dar vita a queste direttive è
compito del popolo che lavora, sotto la guida stimolante del Partito.
E’ essenziale un’azione rapida. Si deve andare al di là dei requisiti
legali. “Volontario!” è lo slogan. Come Gauleiter di Berlino, io qui
faccio appello soprattutto ai miei camerati berlinesi. Essi hanno dato a
sufficienza buoni esempi di nobile condotta e coraggio durante la guerra, tali
da non fallire ora.

18 febbraio 1943:
Sportpalast
Il loro comportamento concreto ed il
buon umore perfino durante la guerra hanno fatto loro guadagnare una buona fama
in tutto il mondo. Questa bella reputazione deve essere mantenuta e rafforzata!
Se io chiedo ai miei berlinesi di fare qualche lavoro importante rapidamente,
accuratamente e senza proteste, io so che tutti loro obbediranno. Noi non
vogliamo lamentarci delle difficoltà giornaliere o brontolare l’un con l’altro.
60
Vogliamo piuttosto comportarci bene non
solo come berlinesi, ma come tedeschi, cercando il lavoro, agendo, prendendo
l’iniziativa di fare qualcosa, non lasciandola a qualcun altro. Quale donna
tedesca vorrebbe ignorare il mio appello a favore di coloro che lottano al
Fronte? 61
Chi vorrà anteporre
62
i propri agi personali al dovere
nazionale? Chi, di fronte alla grave minaccia che affrontiamo, vorrà considerare
le proprie private necessità invece che le esigenze della guerra? Io respingo
con disprezzo l’asserzione del nemico, che noi stiamo imitando il bolscevismo.
Noi non vogliamo imitare il bolscevismo, noi vogliamo sconfiggerlo, con
qualsiasi mezzo sia necessario. La donna tedesca comprenderà meglio ciò che
intendo, perché sa da tempo che la guerra che stanno combattendo oggi i nostri
uomini è soprattutto una guerra per proteggere i suoi figli. Il suo bene più
sacro è difeso dal sangue più prezioso del nostro popolo. La donna tedesca deve
proclamare spontaneamente la propria solidarietà coi suoi uomini che combattono.
Essa farebbe meglio a unirsi ai milioni di lavoratori nell’esercito della
patria, e dovrebbe farlo domani piuttosto che dopodomani. Attraverso il popolo
tedesco deve scorrere un fiume di sollecitudine. Mi aspetto che innumerevoli
donne e soprattutto uomini, che non stiano facendo un lavoro fondamentale per la
guerra, si presentino alle autorità. Chi da rapidamente da il doppio.
63
La situazione generale dell’economia si
sta rafforzando. 64 Ciò riguarda in particolare il sistema
bancario ed assicurativo, il sistema delle imposte, i giornali e le riviste che
non sono essenziali allo sforzo bellico, le attività governative e di Partito
superflue e richiede anche una ulteriore semplificazione del nostro stile di
vita. Io so che molti nel nostro popolo stanno compiendo grandi sacrifici.
Comprendo i loro sacrifici e il Governo sta cercando di fornir loro il minimo
necessario. Ma qualcosa deve restare 65 e deve essere sopportato. Quando la
guerra sarà finita, ricostruiremo ciò che ora stiamo eliminando, più
generosamente e magnificamente, e lo Stato farà la propria parte. Io respingo
energicamente l’accusa che i nostri provvedimenti elimineranno la classe media o
si risolveranno in una economia monopolistica. La classe media riacquisterà la
propria posizione economica e sociale dopo la guerra. Le misure attuali sono
necessarie per lo sforzo bellico. Esse non mirano ad una trasformazione
strutturale dell’economia ma semplicemente a vincere la guerra prima possibile.
Non discuto il fatto che questi interventi causeranno preoccupazioni nelle
prossime settimane. Ma ci daranno un periodo di respiro. Stiamo posando le
fondamenta per la prossima estate, senza prestare attenzione alle minacce e alle
vanterie del nemico. Io sono felice di rivelare questo piano per la vittoria
(Applauso
fragoroso) al popolo
tedesco. Esso non soltanto accetta queste misure, ma le ha richieste, esigendole
più energicamente che prima della guerra. Il popolo vuole l’azione! E’ tempo di
dargliela! Dobbiamo usare il nostro tempo per preparare le sorprese future. Mi
rivolgo ora all’intero popolo tedesco, e in particolare al Partito, come capo
della totalizzazione del nostro sforzo bellico interno.
66 Questo non è il primo importante
compito che avete affrontato. Voi lo sosterrete con il consueto slancio
rivoluzionario. Voi saprete trattare la pigrizia e l’indolenza che di quando in
quando potranno mostrarsi. Il Governo ha promulgato delle regole generali, ed
altre saranno emesse nelle prossime settimane. Le questioni minori non
regolamentate con questi provvedimenti devono essere preoccupazione del popolo,
sotto la guida del Partito. C’è una legge morale che presiede tutto, per
ciascuno di noi: non fare nulla che nuoccia allo sforzo bellico e fare
qualsiasi cosa che avvicini la vittoria. Negli anni scorsi abbiamo
spesso richiamato l’esempio di Federico il Grande, sui giornali e alla radio.
Non avevamo il diritto di farlo. Durante
la Terza Guerra Salesiana
67, per un po’, Federico II aveva cinque
milioni di Prussiani, secondo Schlieffen
68, schierati contro 90 milioni di
nemici. Nel secondo dei sette anni infernali egli patì una sconfitta che scosse
la Prussia fin
dalle fondamenta. Egli non ha mai avuto soldati ed armi a sufficienza per
combattere senza rischiare ogni cosa. La sua strategia era sempre quella
dell’improvvisazione. Ma il suo principio era di attaccare il nemico ogni volta
che fosse possibile. Patì delle sconfitte ma ciò non fu determinante. Ciò che fu
decisivo è che il Grande Re
rimase indomito, che fu incrollabile di
fronte alle mutevoli fortune della guerra, che il suo cuore forte vinse ogni
pericolo. Alla fine dei sette anni di guerra egli aveva 51 anni, non aveva più
denti, soffriva di gotta, ed era afflitto da mille dolori ma rimase in piedi sul
campo di battaglia devastato e fu il vincitore. Come possiamo paragonare la
nostra situazione con la sua?! Mostriamo la sua stessa volontà, la sua stessa
risolutezza e quando verrà il momento facciamo come lui, restiamo irremovibili a
tutti i cambiamenti del fato e come lui vinciamo la battaglia anche nelle
circostanze più avverse. Non dubitiamo mai della nostra grande causa. Io sono
fermamente convinto che il popolo tedesco è stato profondamente commosso dal
colpo del destino a Stalingrado. Ha visto in faccia la durezza e la crudeltà
della guerra. Ora conosce l’orribile verità ed è deciso a seguire il Führer
nella buona e nella cattiva sorte. 69
(La folla si alza e come un
oceano rombante canta: “Führer comanda, noi ti seguiremo! Heil
Führer!”. Il Ministro non può
proseguire per vari minuti). La stampa inglese e americana nei giorni scorsi hanno scritto a lungo
dell’atteggiamento del popolo tedesco durante questa crisi. Gli inglesi sembrano
ritenere di conoscere il popolo tedesco molto meglio di noi che lo guidiamo.
Essi danno ipocriti consigli su cosa dovremmo o non dovremmo fare. Credono che
il popolo tedesco di oggi sia lo stesso popolo tedesco del novembre 1918 quando
cadde vittima dei loro persuasivi inganni. Non ho bisogno di dimostrare la
falsità delle loro affermazioni. Essa scaturirà dalla lotta e dal lavoro del
popolo tedesco. Per giungere alla pura e semplice verità, camerati tedeschi,
voglio porvi una serie di domande. Voglio che voi rispondiate loro, al meglio
della vostra consapevolezza e secondo la vostra coscienza. Quando il pubblico mi
acclamò lo scorso 30 gennaio 70, la stampa inglese, il giorno
successivo, riferì che era tutto uno spettacolo propagandistico che non
rappresentava la reale opinione del popolo tedesco.
71 (Grida spontanee di disgusto,
“Bugie!”, “Che vengano
qui!
Impareranno che non è così!”). Ho invitato al raduno di oggi un gruppo rappresentativo del popolo
tedesco nel senso migliore del termine. (Le parole del Ministro furono
accompagnata da applausi fragorosi che
crescevano d’intensità quando
egli giunse ai rappresentanti dell’esercito presenti in sala). Di fronte a me vi sono file di
soldati tedeschi feriti sul Fronte dell’Est, che hanno perduto gambe e braccia,
coi corpi feriti, quelli che hanno perduto la vista, quelli che sono venuti con
le infermiere, uomini nel fiore della gioventù che stanno in piedi con le
stampelle. Fra loro 50 hanno meritato
la Croce di Ferro con Fronde di Quercia, esempi
luminosi del nostro fronte combattente. Dietro di loro gli operai delle
fabbriche di carri di Berlino. Ancora dietro vi sono dirigenti del Partito,
soldati dell’esercito, medici, scienziati, artisti, ingegneri e architetti,
insegnanti, funzionari e impiegati degli uffici, orgogliosi rappresentanti di
ogni settore della nostra vita intellettuale che, perfino in mezzo ad una
guerra, creano miracoli di umano genio. In ogni parte dello Sportpalast vedo
migliaia di donne tedesche. I giovani sono qui insieme ai vecchi. Nessuna
classe, nessuna attività, nessuna età è rimasta fuori.
72 73 Posso a buon diritto affermare che di
fronte a me è raccolto un campione rappresentativo della popolazione tedesca,
sia dalla patria che dal fronte. E’ vero? Si o no? (Lo Sportpalast
sperimenta qualcosa vista solo
raramente perfino in questo vecchio luogo di lotta
Nazionalsocialista. La massa
balza in piedi. Un uragano di migliaia di voci urla di si. I
partecipanti sperimentano uno
spontaneo referendum popolare e un’espressione di volontà). Voi che mi ascoltate in questo
momento rappresentate la
Nazione tutta. Voglio farvi dieci domande cui voi risponderete
per il popolo tedesco in ogni parte del mondo ma specialmente per i nostri
nemici che ci stanno ascoltando alla radio. (Il Ministro può essere sentito
solo con
difficoltà.
La folla è all’apice dell’eccitazione. Le singole domande sono come un
rasoio
tagliente. Ognuno dei presenti
sente che gli si parla personalmente. La folla risponde ad ogni
domanda con totale partecipazione
d entusiasmo. Lo Sportpalast risuona di un unico urlo di
assenso).
Gli inglesi sostengono che il
popolo tedesco ha perduto la fede nella vittoria. Vi chiedo: Credete voi, insieme al
Führer ed a noi, nella vittoria finale e totale del popolo tedesco? Vi chiedo:
Siete decisi a seguire il Führer nella buona e nella cattiva sorte fino alla
vittoria e accettate spontaneamente i più pesanti fardelli personali?
Secondo: gli
inglesi dicono che il popolo tedesco è stanco di combattere. Vi chiedo: Siete pronti a seguire il
Führer come falangi della patria, seguendo i combattenti
74, e a muovere guerra con determinazione
selvaggia nonostante tutti gli accidenti
75
del fato finché la vittoria non sarà
nostra?

Altro manifesto sulla Guerra Totale
di Mjölnir,(Hans Schweitzer) (Tutte
le energie protese! Guerra totale, guerra più breve!)
Terzo: gli inglesi affermano che
il popolo tedesco non vuole più accettare le crescenti richieste del Governo di
lavorare per la guerra. Vi
chiedo: Voi e il popolo tedesco, volete lavorare, se il Führer lo ordina, 10, 12
e se
necessario 14 ore al
giorno e dare tutto per la vittoria? Quarto: gli inglesi dichiarano che il
popolo tedesco sta resistendo ai provvedimenti del Governo per la guerra totale. Esso non
vorrebbe la guerra totale ma la capitolazione! (Grida: “Mai! Mai!
Mai!”). Vi chiedo: Volete la guerra totale? Se
necessario, volete una guerra più totale e radicale di quanto mai oggi possiamo neppure
immaginare?
Quinto: gli inglesi sostengono che il popolo tedesco ha perduto la propria fede
nel Führer. Vi chiedo: La
vostra fiducia nel Führer 76 è più grande, più sincera
77
e più incrollabile
di
prima? Siete assolutamente
e completamente pronti a seguirlo ovunque e fare tutto ciò che
è
necessario per giungere
alla vittoria? 78 (La folla si leva come un sol
uomo. Mostra un entusiasmo senza precedenti. Migliaia di voci si uniscono
gridando: “Führer ordina, noi ti seguiremo!”. Un’ondata di grida di “Heil!”
monta nel salone. Come ad un ordine vengono issate le bandiere e gli stendardi
come la più alta espressione del sacro momento in cui la moltitudine onora il
Führer).
Sesto: vi chiedo: siete pronti da ora in avanti a darvi completamente per
fornire 79 al Fronte orientale
gli uomini e le munizioni necessarie per sferrare al bolscevismo un colpo
mortale? 80 Settimo: vi chiedo: voi prestate
un sacro giuramento al Fronte che la patria rimarrà compatta dietro di esso e
che darete tutto ciò di cui ha bisogno per raggiungere la vittoria? Ottavo: vi
chiedo: voi, e specialmente voi donne, volete che il governo faccia tutto che
può per incoraggiare le donne tedesche a mettersi al completo al lavoro per
sostenere lo sforzo bellico e liberare gli uomini per il Fronte ogni volta che
sia possibile 81, aiutando quindi gli uomini al
Fronte? Nono: vi chiedo: approvate, se necessarie, le misure più radicali contro
un piccolo gruppo di scansafatiche e borsari neri che fingono vi sia la pace in
mezzo ad una guerra e usano i bisogni della Nazione per i loro scopi egoistici?
Siete d’accordo che coloro che nuocciono allo sforzo bellico debbano rimetterci 82 la testa? Decimo e ultimo: vi
chiedo: siete d’accordo che soprattutto in guerra, secondo il programma del
Partito Nazionalsocialista, si debbano applicare gli stessi diritti e doveri a
tutti, che la patria debba sopportare tutta insieme i pesanti fardelli della
guerra e che tali fardelli debbano essere equamente divisi fra chi sta in alto e
chi sta in basso e fra ricchi e poveri? 83
Ho chiesto; voi mi avete dato le vostre
riposte. Voi siete parte del popolo e le vostre risposte sono quelle del popolo tedesco. Voi
avete detto ai nostri nemici ciò che avevano bisogno di udire, così da non farsi né illusioni
né false idee. Ora, proprio come nelle prime ore di
governo e durante i dieci anni seguenti, noi siamo fermamente legati dalla fratellanza col
popolo tedesco. Il più potente alleato al mondo, il
popolo stesso, è dietro di noi ed è deciso a seguire il Führer, qualunque
cosa avvenga. Esso accetterà i più pesanti sacrifici
84
per raggiungere la vittoria. Quale
forza al mondo può impedirci di raggiungere il nostro
scopo? Ora dobbiamo e vogliamo riuscire! Io sono davanti a voi non soltanto come portavoce del
Governo, ma come portavoce del popolo. I miei vecchi amici del Partito sono qui intorno a
me, investiti degli alti incarichi del popolo e del Governo. Il camerata Speer
85 è seduto vicino a me. Il Führer gli ha
conferito il grande compito di mobilitare l’industria tedesca degli
armamenti e rifornire il fronte di tutte le armi necessarie. Il camerata Ley è seduto accanto a me.
Il Führer lo ha incaricato di guidare la manodopera tedesca, istruendola ed addestrandola
ad un lavoro infaticabile per lo sforzo bellico. Ci sentiamo profondamente debitori col
camerata Sauckel che è stato incaricato dal Führer di portare centinaia di migliaia di lavoratori nel
Reich per sostenere la nostra economia nazionale, una cosa che il nemico non
può fare. Anche tutti i capi del Partito, dell’esercito e del Governo si
uniscono a noi. Noi siamo tutti figli del nostro popolo, forgiati insieme
dall’ora più critica della nostra storia nazionale. Noi promettiamo a voi, al
Fronte, al Führer che insieme plasmeremo la patria in una forza su cui il Führer
e i suoi combattenti possano fare assegnamento completamente e ciecamente. Noi
promettiamo solennemente di fare, nella nostra vita e nel lavoro, tutto ciò che
è necessario alla vittoria. Riempiremo i nostri cuori con la passione politica,
col fuoco eterno che ardeva durante le grandi battaglie del Partito e dello
Stato. Mai durante questa guerra cadremo preda del falso e ipocrita oggettivismo
86
che ha condotto
la Nazione tedesca a così
grandi sventure nella sua storia. Quando la guerra iniziò volgemmo lo sguardo
alla Nazione sola. Ciò che serve alla sua lotta per la vita è buono e deve
essere incoraggiato. Ciò che nuoce alla sua lotta per la vita è cattivo e deve
essere eliminato ed escluso. Noi supereremo i principali problemi di questa fase
della guerra con animi ardenti e mente fredda. Siamo sulla strada della vittoria
finale. Questa vittoria si basa nella nostra fede nel Führer. Questa sera io
ricordo ancora una volta il proprio dovere alla Nazione. Il Führer si aspetta
che facciamo tanto da mettere in ombra quanto abbiamo fatto in passato. Noi non
vogliamo abbandonarlo. Come noi siamo orgogliosi di lui, lui dovrà essere
orgoglioso di noi. Le grandi crisi e gli sconvolgimenti della vita nazionale
mostrano chi siano i veri uomini e le vere donne. Non abbiamo più diritto di
parlare del sesso più debole, poiché ambedue i sessi stanno mostrando la stessa
determinazione e forza spirituale.
La Nazione è pronta per qualsiasi cosa. Il Führer ha
ordinato e noi lo seguiremo. In quest’ora di riflessione e meditazione
nazionali, noi crediamo saldamente e incrollabilmente nella vittoria. La vediamo
davanti a noi, dobbiamo solo afferrarla. Dobbiamo risolverci a subordinargli
ogni cosa. Questo è il dovere di quest’ora. Che lo slogan sia: Ora, popolo
sorgi, tempesta scatenati! (Le parole finali del Ministro si
perdono in un infinito, fragoroso applauso).
Tratto dal sito German Propaganda
Archive
http://www.calvin.edu/academic/cas/gpa/goeb36.htm
(testo del discorso
stampato)
http://www.calvin.edu/academic/cas/gpa/goeb36.htm
(testo del discorso
orale)
Le note e le foto sono a cura del
traduttore. Un ringraziamento ai camerati L. L. R. e F. P. per l’aiuto con la
lingua tedesca e inglese.
1 Letteralmente:
“risvegliato”.
2 La versione registrata esiste
ancora presso il Deutsches Rundfunkarchiv di Francoforte (Registrazione N. 52 –
12534).
3 Questa frase è ripresa da una
famosa poesia del poeta nazionalista tedesco dell'Ottocento Karl Theodor Koerner
(1791-1813), morto giovanissimo in combattimento durante le guerre
napoleoniche.
4
La Battaglia di Stalingrado
fu una delle battaglie fondamentali della Seconda guerra mondiale. Si svolse sul
fronte russo a Stalingrado (oggi Volgograd) tra il 19 settembre 1942 e il 2
febbraio 1943. Le forze dell'Asse (tedeschi, italiani e rumeni) ebbero in tutto
392.000 morti, 250.000 feriti e 91.000 prigionieri. I sovietici riportarono
478.741 morti e 651.000 feriti fra i militari e circa 100.000 morti fra i
civili. Dei soldati tedeschi presi prigionieri ne sopravvissero meno di 6.000.
L'attacco sovietico portò al collasso dell'Armata rumena che, a sua volta,
coinvolse le truppe italiane dell'ARMIR ed infine
la VI Armata tedesca che
venne completamente circondata.
5 Letteralmente: “ciò può attendere
più avanti”.
6 Breve considerazione: la
chiarezza e la lucidità del Ministro nel descrivere la gravità della situazione
militare spazzano via (caso mai ve ne fosse necessità) le falsità degli
“storici” che vorrebbero Göbbels il “supremo manipolatore ed ingannatore”.
Verrebbe da dire: più chiaro di così….
7 Letteralmente: “pratica, messa in
pratica”.
8 Direzione,
guida.
9 Per i vocaboli usati
l’espressione potrebbe anche risultare: “dichiarazioni di
carta”.
10 William Maxwell Aitken
(1879-1964), Lord Beaverbrook dal 1918, nacque in Ontario e fece fortuna come
cementiere. Trasferitosi in Gran Bretagna fu eletto alla Camera dei Comuni con i
Conservatori. Nel 1918 fu Minister of Information nel gabinetto di David Lloyd
George. In seguito acquisì il controllo del Daily Express, trasformandolo nel
quotidiano più letto al mondo. Nel 1921 fondò il Sunday Express e nel 1929
acquistò l'Evening Standard. Durante
la II Guerra mondiale, nel gabinetto Churchill, fu
prima Minister for Aircraft Production (1940-41), Minister of Supply (1941-2),
Minister of War Production (1942), e quindi Lord Privy Seal (1943-45), ovvero
Ministro del Consiglio Privato della Corona britannica.
11 Questa frase del Ministro
sarebbe senza dubbio valida ancor’oggi…
12 E’ ovvio che quando il Ministro
parla di “Occidente” NON usa questa espressione con lo stesso significato dei
media e dei politologi di oggi.
13 Letteralmente: “designa,
nomina”.
14 Nella versione orale il Ministro
aggiunse:
“Noi non abbiamo mai avuto
paura degli ebrei, ed oggi meno che mai!”
15 Letteralmente: “nelle nostre
prime lotte nazionali”.
16 Il Berliner Tageblatt era un
giornale fondato dall'editore Rudolf Mosse a Berlino nel 1872. Il giornale fu
chiuso nel 1939.
17 Letteralmente: “non andrà
via”.
18 Letteralmente: “si
nasconde”.
19 Nella versione orale il Ministro
aggiunse: “…mortale, anche se gli
Inglesi non vogliono ammetterlo”.
20 Nella versione orale: “…nemici.
Questo non è neppure il mio fine. Non
desidero farlo, perché sto parlando al popolo tedesco, non al
mondo”.
21 Purtroppo, non avendo il testo
originale tedesco, rimane incertezza fra “la nazione che guida” e “la nazione
principale”.
22 Nella versione orale: “…ebraica,
anche quando gli ebrei potevano ancora
far intervenire la loro vecchia guardia di sostenitori di Berlino”.
23 Letteralmente: “non ci
fermeranno dal fare”.
24 Nella versione orale:
“La Germania, in ogni caso, non ha intenzione di
rassegnarsi alla minaccia ebraica, ma piuttosto intende agire al momento giusto,
usando, se necessario, le misure più assolute e radicali per occuparsi degli
ebrei.”
25 Letteralmente: “nella guerra
stessa”.
26
La GPU (Gosudarstvennoye Politicheskoye Upravlenie)
nacque il 6 febbraio del 1922 dalla riorganizzazione della Cheka. Il 15
novembre del 1923 divenne OGPU (Ob'edinennoe Gosudarstvennoe Politicheskoe
Upravlenie).
27 Letteralmente: “rinunciare alla
partita dandola per persa”.
28 Anche
“esigenza”.
29 Nella versione orale: “tutto
quanto abbiamo
ed ottenere tutto ciò di
cui avremo bisogno in futuro. Oggi noi non possiamo più mantenere un alto
livello di vita a scapito della nostra forza difensiva ad Est. Invece, dobbiamo
rafforzare la nostra potenza difensiva sacrificando un alto livello della vita
nazionale che non è più appropriato nelle attuali condizioni. Ciò non significa
che stiamo imitando i metodi bolscevici. Noi abbiamo usato sistemi diversi fin
dai tempi della nostra lotta col partito Comunista da quelli utilizzati contro i
partiti della classe media. Affrontavamo un avversario che doveva essere
trattato in modo diverso. Esso usava il terrore per combattere il movimento
Nazionalsocialista. E al terrore ci si oppone non con argomenti intellettuali,
ma soltanto con un terrore contrario! La minaccia intellettuale bolscevica è ben
nota. All’estero non lo discutono. Ma noi e l’Europa, oggi affrontiamo una
minaccia militare diretta che va al di là di ogni minaccia intellettuale.
Rispondere ad essa con argomenti intellettuali probabilmente darebbe a coloro
che sono al potere al Cremino un buon motivo per farsi delle risate. Noi non
siamo così stupidi o miopi da tentare di combattere il bolscevismo con sistemi
così inadeguati. Neppure vogliamo, come dice il proverbio, scegliere il nostro
macellaio. Noi siamo determinati a difendere le nostre vite con tutta la forza
che abbiamo, senza curarci se il resto del mondo vede oppure no la necessità di
questa battaglia”.
30 Letteralmente: “è
sospeso”.
31 Anche: “non ci
infastidisce”.
32 Nella versione orale: “di
combattere il bolscevismo, dal momento
che anche noi siamo bolscevichi”.
33 Nella versione orale: “Nessuna
guerra nella storia è stata perduta perché un governo aveva troppi
soldati”.
34 Nella versione orale: “…motivo
contrario.
Ho già detto in pubblico che
il compito più critico del momento è quello di fornire al Führer, sebbene coi
provvedimenti presi in patria, le riserve operative di cui egli ha bisogno per
le desiderate offensive della prossima primavera e dell’estate! Più riusciamo a
dare al Führer, più mortale sarà il colpo! Non serve più sognare la pace – il
popolo tedesco deve pensare soltanto alla guerra. Ciò non la prolungherà,
piuttosto la renderà più breve: la guerra più totale e radicale è anche la più
breve. Noi dobbiamo tornare di nuovo all’offensiva all’Est. Abbiamo le risorse
necessarie. Dobbiamo mobilitarle e non soltanto con modi burocratici ed
organizzati ma dobbiamo anche improvvisare. Seguire i canali burocratici porta
via troppo tempo! E il tempo è poco! Dobbiamo muoverci rapidamente! Durante la
lotta iniziale del movimento Nazionalsocialista contro lo stato democratico non
sempre abbiamo seguito un piano accurato. Spesso vivevamo alla giornata,
seguendo una strategia politica improvvisata. Ora dobbiamo fare lo
stesso”.
35 Letteralmente: “milioni di
mani”.
36 Letteralmente: “andremo con la
regola”.
37 Letteralmente: “proprio
adesso”.
38 Nella versione orale: “…vittoria
tedesca! Durante la lotta per il potere
noi eravamo i poveri Nazionalsocialisti! Una volta vinto, tutti volevano
diventare nostri amici.”
39 Letteralmente:
“riappariranno”.
40 Nella versione orale: “…ed
energia? Con la pace sono meravigliosi,
ma inutili durante la guerra. Le nostre donne e le nostre ragazze non devono
preoccuparsi”.
41 Nella versione orale: “Non fa
una buona impressione quando si mettono
via i documenti e l’ufficio chiude in orario dopo otto
ore”.
42 Letteralmente: “fatto,
compiuto”.
43 Letteralmente: “lasciarli
seduti”.
44 Nella versione orale: “…, ma
mettiamo in pericolo la vita
del Reich.
Anche le attività inutili, che niente hanno a che fare con la guerra, devono
essere cessate. Le cose belle e meritevoli in tempo di pace possono divenire per
lo meno ridicole in tempo di guerra. Per esempio, ho sentito che un assortimento
di uffici, a Berlino, impiega settimane discutendo se la parola Akkumulator
dovrebbe essere sostituita dalla parola Sammler. Ne risultano pesanti fascicoli.
Mi pare, e credo che il popolo tedesco sia d’accordo con me, che gente che
spende il proprio tempo per tali sciocchezze durante la guerra non sia ben
impiegata e sarebbe meglio mandarla in una fabbrica d’armi o al fronte! Coloro
che lavorano per il popolo devono costantemente provvedere al popolo col buon
esempio in tutto ciò che fanno. Le questioni banali possono talvolta causare
della pubblica preoccupazione. Per esempio, è sconvolgente che ragazzi e ragazze
cavalchino nel Tiergarten, a Berlino, alle 9 del mattino. Potrebbero incontrare
una operaia che torna da un turno di notte di dieci ore e che forse sta andando
a casa a prendersi cura di tre o quattro o cinque bambini. La vista di un gruppo
di cavalieri a passeggio, come se fossimo in tempo di pace, potrebbe solo
amareggiare l’animo di questa eccellente lavoratrice. Perciò ho provveduto a
vietare l’equitazione su tutte le strade ed i parchi pubblici della capitale del
Reich per la durata della guerra. Io credo, così facendo, di aver badato alle
esigenze psicologiche della guerra e d’aver dimostrato riguardo per il fronte.
Un soldato in licenza a Berlino per pochi giorni dal Fronte dell’Est, per
esempio, che veda una cosa del genere avrà un’impressione del tutto sbagliata
della capitale del Reich. Non vedrà le fabbriche d’armi, dove centinaia di
migliaia di persone, rispettabili e operose, lavorano per dodici, quattordici e
talvolta sedici ore al giorno, ma piuttosto un allegro e indolente circolo
d’equitazione. Che razza d’immagine della patria riporterà con se al
fronte!
45 La traduzione non è letterale.
Suonerebbe “cercatori di piacere che non lavorano”.
47 Letteralmente: “del bisogno più
grande del popolo”.
48 Anche: “responsabilità,
attenzione, diligenza”.
49 Letteralmente:
“liberare”.
50 Letteralmente: “economia di
guerra”.
51 Nella versione orale: “…per il
Fronte, e più duramente potrà colpire
il Führer la prossima estate”.
52 Letteralmente: “si sono già
unite” [con riferimento al lavoro].
53 Vedi nota
53.
54
In realtà il lavoro femminile era già
una componente fondamentale dell’economia Nazionalsocialista. Fra il 1936 ed il 1939 la manodopera
femminile passò da 11,6 milioni a 14,6 milioni di unità.
(confronta Bridenthal, Grossmann e Kaplan, When
Biology became Destiny, pagina 25).
55 Nella versione orale: “…sue
maglie. Non lo credo. Non posso
immaginarlo.”.
56 Nella versione orale:
“…circondano. Noi non le
dimenticheremo; ci ricorderemo di loro a guerra finita”.
57 Letteralmente:
“grande”.
58
la NSV (Nationalsozialistische Volkswohlfahrt)
era l’Organizzazione per il Benessere Popolare, responsabile in primo luogo
della cura delle madri e dei ragazzi. Era diretta dall’SS-Gruppenführer Erich
Hilgenfeldt. Il Q.G. della NSV era a Würzburg, in Bassa Franconia. La città fu
rasa al suolo il 16 marzo del 1945 da 280 bombardieri inglesi che scaricarono
927 tonnellate di bombe, molte delle quali incendiarie.
59 Nella versione orale: “…pace.
Quando papà torna a casa, la mamma può
non aver preparato la cena”.
60 Anche
“lagnarci”.
61 Dopo la sconfitta di Stalingrado
il Fuehrer firmò il decreto sulla “Mobilitazione generale degli uomini e delle
donne per la difesa del Reich”, nonostante la sua personale opposizione alla
mobilitazione femminile. Alle donne non fu comunque consentito di lavorare
nell’industria pesante e in quella mineraria.
62 Letteralmente: “mettere
sopra”.
63 500.000 donne furono arruolate
nel Kriegshilfedienst (Servizio Ausiliario). La maggior parte di loro, dopo
Stalingrado, vennero impiegate nell’amministrazione militare e nelle
comunicazioni, come dattilografe, telefoniste e operatrici radio, in seguito
anche come addette ai proiettori e aiutanti nelle batterie antiaeree (vennero
dette scherzosamente Blitzmaedel). Si trattava comunque di reparti che
rientravano nel Wehrmachtsgefolge, cioè il Servizio
Ausiliario, non combattente. Nel luglio del 1944 un ulteriore decreto del
Fuehrer portò alla formazione del Wehrmachthelferinnencorps, un vero e proprio
Corpo Militare Femminile e nel febbraio del 1945 fu autorizzata la creazione di
battaglioni femminili. Inoltre, dal 1945, le donne entrarono a far parte della
Volkssturm. La loro sorte sarà terribile all’arrivo delle truppe sovietiche. Nel
1945 le donne rappresentavano circa l’85% degli impiegati, contabili,
interpreti, addetti ai laboratori e all’amministrazione nei quartier generali e
nei comandi d’alto livello. Dal luglio del 1943 le donne furono utilizzate anche
nelle difesa antiaerea, con funzioni ausiliarie. L’addestramento di base durava
quattro settimane. Con la fine della guerra fra le 65.000 e le 100.000 donne
servirono nelle unità antiaeree della Luftwaffe. Alcuni di questi reparti erano
composti fino al 90% di donne. E’ interessante notare che coprivano tutti gli
incarichi ausiliari: in una batteria, infatti, ne erano previste tre agli
strumenti di misure delle distanze, sette a quelli di radiomisura, tre a quelli
di comando ed spesso una con funzione comandante di plotone (confronta Center of
Military History, "Military Improvisations During the Russian Campaign," U.S.
Department of the Army, CMH Pamphlet 104-1 1986, pagina 80). Una di loro (vedi
Jutta Ruediger, Zur Problematik von Soldatinner: Der Kampfensatz von
Flakwaffenhelferinnen in Zweiten Weltkrieg - Berichte und Dokumentationen,
Monaco 1987) ricorda: Eravamo state allevate con lo stesso spirito, avevamo gli
stessi ideali e la cosa più importante di tutte era il cameratismo, lo spirito
da “uno per tutti”. Le donne tedesche si comportarono molto bene: in una zona
della Pomerania raggiunta dai sovietici una ragazza di 22 anni distrusse tre
carri nemici a colpi di bazooka, guadagnandosi
la Croce di Ferro. Nel 1945
venne costituita una unità femminile, denominata Freikorps Adolf Hitler, che fu
addestrata all’uso dei bazooka, delle granate e dei fucili automatici. E’ nota
anche la vicenda di una delle figlie del camerata Robert Ley, Lore, che mise
fuori combattimento un mezzo sovietico corazzato trafugando i documenti al
comandante. In tutto, furono 39 le donne tedesche a ricevere
la Croce di Ferro di II Classe
per le loro azioni.
64 Nella versione orale:
“…rafforzando, come è già stato
riferito dalla stampa”.
65 Dei
sacrifici.
66 Ufficialmente Göbbels divenne
Generalbevollmächtigter für den totalen Kriegseinsatz solo nel luglio del
1944.
67 Le Guerre Slesiane furono
combattute fra la
Prussia e l'Austria per il controllo della
Slesia.
68 Alfred von Schlieffen
(1833-1913) Feldmaresciallo, fu il Capo di Stato Maggiore tedesco dal 1891 al
1905.
69 Nella versione orale: “…cattiva
sorte. Abbiamo al nostro fianco alleati
leali e coraggiosi. Il popolo italiano, sotto la guida del suo grande Duce, ci
seguirà sul cammino della vittoria. La dottrina Fascista lo ha preparato alle
grandi prove del fato. Nell’Asia orientale il popolo giapponese sta picchiando
colpo su colpo contro le forze armate anglo-sassoni. Tre grandi potenze mondiali
stanno combattendo insieme contro la tirannia plutocratica. Cosa può accaderci
se affrontiamo le dure prove di questa guerra con ferma determinazione? Non v’è
dubbio sulla certezza della nostra vittoria! Mentre sul fronte dell’Est si sta
combattendo una gigantesca battaglia difensiva contro l’assalto delle steppe i
nostri sottomarini stanno portando la guerra sugli oceani di tutto il mondo. La
flotta nemica sta soffrendo perdite che non potranno essere sostituite in alcun
modo, non importa quanto grandi siano i loro sforzi per riparare vecchie navi o
costruirne di nuove. E la prossima estate il nemico farà la conoscenza della
nostra potenza offensiva! Il popolo tedesco è deciso ad utilizzare tutte le
proprie energie per fornire al Führer le risorse necessarie per realizzarla.
Questo è il compito del momento! Sono prossimo a concludere. La
stampa…”.
70 Nella versione orale: “…30
gennaio, la stampa anglo-americana, in
altre parole, gli ebrei, il giorno…”.
71 Nella versione orale: “popolo
tedesco, che gli ebrei conoscono meglio
di noi.”.
72 Letteralmente: “non
invitata”.
73 Nella versione orale: “…rimasta
fuori. Bene, gli ebrei qui non sono
rappresentati!”.
74 Letteralmente: “l’esercito che
combatte”.
75 Letteralmente: “le
svolte”.
76 Nella versione orale: “Vi
chiedo: credete nel Führer? La
vostra fiducia…”.
77 Letteralmente: “più
fedele”.
78 Letteralmente: “per condurre la
guerra ad una fine vittoriosa”.
79 Nella versione orale: “…per
fornire ai nostri padri e ai nostri
fratelli che combattono sul Fronte orientale…”.
80 Nella versione orale:
“…munizioni necessarie per sconfiggere
il bolscevismo? Siete pronti a questo?”.
81 Nella versione orale:
“…possibile. E’ questo ciò che
volete?”.
82 Letteralmente: “perdere la
testa”.
83 Nella versione orale: “…ricchi e
poveri. E’ questo ciò che
volete?”.
84 Letteralmente:
“fardelli”.
85 Dopo la morte in un incidente
aereo di Fritz Todt, avvenuta nel 1942, Albert Speer (1905 – 1981) lo sostituì
in tutti i suoi incarichi.
86 La concezione filosofica che
sostiene l’esistenza e la validità universale della realtà oggettiva a
prescindere da
ogni percezione o valutazione
soggettiva. |