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Xa Flottiglia Mas |
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Parla il Comandante Borghese
“ All’8 settembre, al comunicato di Badoglio,
piansi, piansi e non ho, mai più pianto.
Adesso, oggi, domani, potranno esserci i Comunisti, potranno mandarmi in
Siberia, potranno fucilare metà degli
italiani, non piangerò più. Quello che
c’ era da soffrire, per ciò che l’Italia avrebbe vissuto, come suo avvenire, io
l’ ho sofferto allora. Quel giorno, io ho visto il dramma che cominciava per
questa nostra disgraziata Nazione che non aveva più amici, non aveva più
alleati, non aveva più l’onore ed era
additata, al disprezzo di tutto il mondo, per essere incapace di battersi anche
nella situazione avversaria.
Così, l’ esperienza, per me, più interessante ed importante dal punto di
vista politico, formativo, e dell’ esistenza, è stata quella successiva all’ 8
settembre.
Si trattava di compiere il
proprio dovere senza scelte personali. Non c’ erano problemi. L’8 settembre ci ha messo di fronte a molti
dilemmi, ad esami di coscienza, alle responsabilità da prendersi verso se
stessi, verso le istituzioni alle quali appartenevamo, per me la Marina, e
verso gli uomini che da noi dipendevano Da quel
momento, hanno incominciato a pesare fattori d’ordine spirituale e
politico. Tutto il periodo della RSI è stato particolarissimo anche per il tipo
d’umanità che è affluita, sotto le armi, in quella fase. I Volontari si
spogliavano d’ogni interesse terreno ed erano animati, esclusivamente,
dall’impegno di conseguire un risultato, puramente, spirituale. Essi volevano
mettere in luce lo spirito di combattività dell’italiano che non si rassegnava
ad un armistizio giudicato obbrobrioso, ma, intendeva far vedere di saper
morire combattendo contro il nemico. Naturalmente, tra i Volontari, c’ erano
tutte le sfumature politiche: c’ era il fascista, fanatico, che pensava fosse
suo dovere ritrovarsi dalla parte di Mussolini. C’ era il giovane,
politicamente freddo, che pensava di dover continuare a combattere accanto a
degli alleati, da un giorno all’altro, traditi. Anch’ io, in quei giorni del
settembre 1943, fui chiamato ad una scelta, e, decisi la mia.. Non me ne sono, mai, pentito, anzi, quella
scelta segna, nella mia vita il punto culminante del quale vado più fiero E, nel momento della scelta, ho deciso di
giocare la partita più difficile, la più dura, la più ingrata. La partita che
non mi avrebbe aperto nessuna strada ai valori materiali, terreni, ma, mi
avrebbe dato un carattere di spiritualità, e di pulizia morale al quale
nessun’altra strada avrebbe potuto portarmi. In ogni guerra, la questione
essenziale, non è tanto di vincere o di
perdere, di vivere o di morire, ma, di come si vince, di come si perde, di come
si vive, di come si muore. Una guerra si può perdere ma, con dignità e lealtà.
La resa ed il tradimento bollano, per secoli, un popolo davanti al mondo.
Junio Valerio Borghese.
LA Xa FLOTTIGLIA MAS
… la sua leggenda perché i
giovani sappiano …
L’Inno della DECIMA inizia
così:
“Quando pareva vinta Roma
antica/ sorse l’invitta Decima Legione/ vinse sul campo il barbaro nemico /
Roma riebbe pace con onore. / Quando all’obbrobrio, l’otto di settembre/
abbandonò la Patria il traditore, / sorse dal mar la DECIMA FLOTTIGLIA/ e prese
l’armi al grido “Per l’Onore” …
Il parallelismo tra la Decima
Legione e la Decima MAS nasce da riferimenti comuni. La Decima Legione fu il
corpo scelto, di Giulio Cesare per la sua comprovata fedeltà agli ordini, al
Comandante ed a Roma. Composta di veterani di sperimentato valore, “ I
Triari”, dotati di caratteristiche qualità, morali e fisiche, costituiva il
nerbo dell’esercito romano. Quando scoppiò la guerra civile, Cesare, ricorse
soprattotto alla Decima Legione per affrontare Pompeo e sconfiggerlo, dopo
avere attraversato il Rubiconde, pronunciando la famosa frase “alea iacta
est”, il dado è tratto. Così, come prima, ma, soprattutto dopo l’otto
settembre del ’43, la Decima MAS, corpo scelto di volontari, votati all’
estremo sacrificio, costituì la leggenda delle unità militari, per contendere,
al nemico, ogni lembo di mare e di terra italiani. Il nemico che, dopo l’
armistizio, fu reso imbaldanzito dal tradimento e da una guerra civile, non
voluta, dall’ autentico popolo italiano. A distanza di 50 anni, dall’ ultima
guerra, i giovani sanno poco, e male, di quel passato. Non per colpa loro.
Un’insistente, pressante opera di diffusione, di sottili falsità dei fatti,
degli uomini, delle circostanze, usando ogni mezzo d’informazione, dai libri di
scuola alla radio, dai discorsi d’uomini d’ogni settore ai giornali, dai film
alle manifestazioni pubbliche sino alle discriminanti norme di legge, ha fatto
sì che la verità storica fosse mal tradotta e travisata in funzione, spesso, di
chi intendeva solo benemerenze ed onori, o peggio, tramava per preparare un’
Italia di marca bolscevica. La caduta progressiva di principi eterni quali “Dio,
Patria, Famiglia”, si accompagnava, gradualmente, alla caduta dei valori
guida, nella vita dell’ uomo, quali l’ onestà, la lealtà, il coraggio, l’
impegno, la competenza. Per questa ragione la società italiana si trova a
vivere, oggi, uno dei periodi più bui della
sua storia, mentre, nella nebbia, che sembra avvolgere ogni cosa,
riemergono, invece, le verità che la realtà storica non può tenere nascoste.
La motivazione della Medaglia d’ Oro, al Valor Militare a
Junio Valerio Borghese
Comandante di Sommergibile, aveva
già dimostrato, in precedenti circostanze di possedere delle doti d’ardimento e
di slancio. Incaricato di riportare, nelle immediate vicinanze di una
munitissima base navale nemica, alcuni volontari, destinati a tentare il
forzamento, con mezzi micidiali, incontrava, nel corso dei reiterati tentativi
di raggiungere lo scopo prefisso, le più aspre difficoltà create dalla violenta
reazione nemica, dalle condizioni del mare e dalle correnti. Dopo aver superato
con il più assoluto sprezzo del pericolo e con vero sangue freddo, gli ostacoli posti dall’ uomo e dalla natura,
riusciva ad assolvere in maniera completa, il compito affidatogli, emergendo a
brevissima distanza dall’ ingresso della base nemica ed effettuando, con calma
e serenità, le operazioni di fuoriuscita del personale. Durante la navigazione,
di ritorno, sventava la rinnovata caccia del nemico e, nonostante le
difficilissime condizioni d’assetto in cui era venuto a trovarsi il
sommergibile, padroneggiava la situazione per porre in salvo l’ unità ed il suo
equipaggio. Mirabile esempio di cosciente coraggio, spinto agli estremi limiti
di perfetto dominio d’ogni avverso evento. Mediterraneo
Occidentale 21 ottobre – Regio
Decreto,
PREGHIERA DEL MARINAIO
Benedici!
LA REALTA’ STORICA RIAFFIORA
Storici, come il De Felice,
riprendono ad analizzare, con obbiettività, il periodo del ventennio fascista e
con animo sereno, pur legato a spirito critico, considerando il perché dell’
avvento fascista, provocato dall’ immobilismo di governi impotenti, dopo la
fine della guerra ’15 – ’18, provocato dalla loro incapacità d’ interpretare le ansie e gli aneliti della
maggioranza degli italiani, dalla loro incapacità di combattere, con vigore, l’
ondata del materialismo bolscevico avanzante, che, ammantatosi delle utopie
marxiste, di fatto, distruggeva la libertà interiore dell’ uomo. Di qui, l’
obbligato intervento, italiano, in Spagna. Per dare prospettive di lavoro, alle
generazioni future, questa la ragione per cui fu intrapresa la campagna d’ Africa Orientale, nonostante le
grandi potenze si schierassero contro, in modo farisaico ma, nello stesso modo,
molto attente a conservare e sfruttare, al meglio, i loro imperi coloniali
Tante le realizzazioni fatte durante quel ventennio. Tante e tanto valide che
quasi 50 anni di cosiddetta democrazia po-stfascista non sono riusciti a
smontarle, lasciandole spesso in vita e senz' altro innovare dalle istituzioni
e riforme nel campo del lavoro, della
giustizia, dell’istruzione, della sanità della previdenza, a tutela della
donna, dell’infanzia, delle categorie operative, del dopo-lavoro, dei
pensionati, degli italiani all’estero, rendendo fertili migliaia di chilometri
quadrati di terra malarica. E la guerra ’40-’45 ? E’ impossibile e allucinante
insieme considerare la qualità dei veri e propri tradimenti perpetui dalla
mentalità imbelle, incapace, rinunciataria dei molti Comandi al Ministero della
Guerra, negli Stati Maggiori. Ciò che è più grave, è che questa mentalità non può
trovare giustificazione alcuna, quale l’opposizione politica anti-fascista,
perché in gioco era il destino di tutto il popolo italiano in quel momento e
per il futuro e soprattutto perché si tramava ai danni di coloro che la guerra
portavano avanti con coraggio, dignità, valore. Un grande filosofo,
d’estrazione liberale, anti-fascista, Benedetto Croce, affermò che “La guerra sciagurata, impegnando la nostra
Patria, né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte. I nipoti ed i pronipoti
ci terranno responsabili e malediranno la generazione che ha lasciato
vituperare, avvilire, inginocchiare la nostra comune Madre”. Infatti sono gli
esempi di questa mentalità sabotatrice e perversa. Basterebbe le considerazioni
del Comandante Borghese per portare al termine vittoriosamente durante la prima
fase della guerra le imprese della Xa Flottiglia MAS. Basterebbe ricordare tutti gli
ostacoli, i cavilli burocratici introdotti pur di impedire ai reparti volontari
di raggiungere i fronti di guerra e poter così dimostrare la loro volontà di
lotta e amor di Patria. Così per i reparti dei giovani fascisti di
“Bir-El-Gobi”,così per le migliaia di volontari che altro non chiedevano che di
essere inviati al fronte. Certo non si sarebbe comunque vinta la guerra
favorendo queste manifestazioni di volontarismo e di entusiasmo. Ma questo sta
a dimostrare la sottile intenzione di sabotare quanto di buono esisteva
nell’animo di tanti italiani ed è infamante che siano esistite queste
mentalità,che in qualsiasi altro paese sarebbero state condannate per alto
tradimento. Vengono in mente le parole del Comandante Borghese “In ogni guerra,
la questione di fondo non è tanto di vincere o di perdere, di vivere o di
morire, ma di come si vince, di come si perde, di come si vive, di come si muore
. Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà . La resa e il tradimento
bollano per sempre un popolo davanti al mondo”. Oggi in Italia imperversa la
Mafia. Non dimentichiamo che la mafia, debellata dal Prefetto Mori durante il
ventennio fascista, ò rientrata in Sicilia assieme alla droga precedendo
accompagnando le truppe americane, che furono aiutate così nel loro sbarco e
che restituirono poi alla mafia, come ricompensa, posti direttivi,
amministrativi, pubblici e politici.
L’OTTO SETTEMBRE 1943
Dopo aver inflitto pesante perdite al nemico nella
prima fase della guerra, la Decima MAS al momento dell’armistizio non ammainò
la bandiera,non tradì l’alleato tedesco, si rifiutò di subire passivamente gli
avvenimenti e decise di continuare a combattere per l’Onore d’Italia.
I partigiani?
All’inizio, dopo l’8
settembre ’43, non esistevano. Un grave errore fu quello di lasciare liberi i
prigionieri di guerra inglesi, americani, greci, neo-zelandesi… che alla data
dell’armistizio si trovavano nei campi di prigionia nel Nord.
Nell’impossibilità di raggiungere i loro reparti, la quasi totalità di questi
si nascose in alta montagna. Alimentati ed armati da lanci aerei degli
anglo-americani, i quali avevano lo scopo di far continuare la guerra del popolo
italiano, questi ex prigionieri furono il punto di raccolta di sbandati
italiani renitenti alla chiamata alle armi dei bandi del Maresciallo Graziani.
Fu un grave errore quello quello di voler costituire una forza militare con
chiamata alle armi di classi di leva in un monento così drammatico. Bastavano i
volontari delle Unità costituitesi, come la Xa MAS. Probabilmente il
fenomeno partigiano si sarebbe limitato agli sparuti gruppi di sbandati
comunisti, fuoriusciti politici, senza trasformarsi nella cosiddetta
“resistenza” che, peraltro, prese consistenza operante solo nei mesi del ’45
quando le armate anglo – americane
stavano, ormai, dilagando sul suolo italiano. Le stragi e la crudeltà commesse,
in quel periodo e nei giorni cosiddetti della “liberazione, sono, ormai di
dominio pubblico e servono ad indicare la bassezza morale di chi se ne è reso
responsabile. Oggi, è ancora ripetuto che la nostra Repubblica è nata dalla
resistenza, ma, la realtà è che la Repubblica Italiana è nata da una guerra
perduta e da una sconfitta perseguita da chi ha voluto tradire la Patria.
DECALOGO DELLA DECIMA MAS
NELLA R.S.I.
A riprova di
quanto detto, fissiamo nella memoria alcuni passi fondamentali di questa nostra
storia.
La marina militare accetta la
clausola di resa che impone la consegna
del navi al nemico, ma molti si chiedono il perché; la flotta secondo le
tradizioni marinare piuttosto deve auto
affondarsi. Mentre per il resto delle forze armate mancano le disposizioni, per la flotta gli ordini
sono precisi. Evidentemente non può che esserci accordo e tradimento. In verità
all’inizio l’ordine per le navi fu di uscire in massa, quasi a suggerire
un’eroica battaglia finale. Poi cadde il velo: consegnarsi a Malta, quindi al
nemico.
I Comandanti sono costretti a
cedere.
Qualcuno si ribella.
L’Ammiraglio Bergamini cambia rotta
La nave purtroppo è
centrata da un aereo tedesco.
Qualcuno, come il Comandante
Fecia di Cossato, più tardi, per la vergogna si toglierà la vitaerà: una
lettera indirizzata alla madre costituisce il più spietato e tragico atto di
accusa contro di chi volle consegnare la flotta nelle mani del nemico.
Lettera di Fecia di Cossato
Mamma carissima,
quando riceverai mia lettera
saranno successo dei fatti gravissimi che ti addoloreranno molto e di cui sarò
il diretto responsabile.Non pensare che io abbia commesso quello che ho
commesso in un momento di pazzia, senza pensare al dolore che ti procuro.Da
nove mesi ho molto pensato alla tristissima posizione morale in cui mi trovo,
in seguito alla resa ignominiosa della Marina, cui mi sono rassegnato solo perché ci è stata presentata
come un ordine del re, che ci chiedeva
di fare l’enorme sacrificio del nostro onore militare per poter rimanere
il baluardo della Monarchia al momento della pace.. Tu conosci cosa succede ora
in Italia e capisci come siamo stati indegnamente traditi e ci troviamo ad aver
commesso un gesto ignobile senza alcun risultato- Da questa constatazione me né
venuta una profonda amarezza, un disgusto per chi ci circonda e, quello che più
conta, un profondo disprezzo per me stesso. Da mesi, mamma, rimugino su questi
fatti e non riesco a trovare una via d’uscita, uno scopo alla mia vita. Da mesi
penso ai miei marinai del Tazzoli che sono onorevolmente in fondo al mare e
penso che il mio posto è con loro. Spero, mamma, che mi capirai e che anche
nell’immenso dolore che ti darà la notizia della mia fine ingloriosa, saprai
capire la nobiltà dei motivi che mi hanno guidato.Tu credi in Dio, ma se c’è un
Dio , non è possibile che non apprezzi i miei sentimenti che sono sempre stati
puri e la mia rivolta contro la bassezza dell’ora.Per questo, mamma, credo che
ci rivedremo un giorno.Abbraccia papà e le sorelle e a te, Mamma, tutto il mio
affetto profondo e immutato.In questo momento mi sento vicino a tutti voi e
sono sicuro che non mi condannerete. A questa
lettera fa da contrappunto la “leggenda” di uno che preferì continuare la
lotta. LA LEGGENDA Si dice che in settembre, presso Castellammare di,
notte, un pescatore sul fiume di lampare abbia trovato in mare portato da un
delfino uno strano solino vergato da un
ignoto come messaggio estremo e si sussurra ancora quanto fosse importante e
come una reliquia fosse recato e letto da un Comandante d’una grafia rossastra
stinta nella salsedine così comunicava
“un giorno di settembre anno quarantatre dal bordo del Tazzoli
Comandante davvero ora noi siamo solo un baratro di offesa c’inghiotte con lo
scafo e moriamo di nuovo nel fango della resa ora che la Marina fatto ha di se
mercato ora che l’Ammiraglio al nemico s’è dato sono davvero soli i marò del
Tazzoli Comandante che fai della medaglia d’oro rendila alla Marina che s’è
fatta sgualdrina da giorni qui vicini come un essere umano vive con noi un
delfino urta la paratia quasi a
rassicurarci della sua compagnia Comandante che dici almeno tu sarai presso la
nostra bara per renderci la sorte meno crudele e amara oggi hanno distrutto il
cielo degli eroi Comandante verrai almeno tu tra noi…”
Emilio Maluta del
Btg.”Lupo” Xa MAS
L’aviazione,l’arma di più recente costruzione, si
trova con pochi aerei e pochi uomini che passano subito alla R.S.I. Tutti a
casa. Pare una parola d’ordine. Nella confusione generale senza ricevere
disposizioni chiare, la gran parte dei militari si adegua. Il Principe Borghese
si trova a capo di una unità militare che aveva già dato filo da torcere agli
anglo-americani: la Xx Flottiglia MAS. Suoi sono gli uomini che hanno
sperimentato le tecniche più audaci e innovative per tentare di
controbilanciare la superiorità dei mezzi avversari. I siluri umani, i barchini
esplosivi, le cariche magnetiche, i bauletti esplosivi, mezzi usati contro navi
nemiche, mezzi inventati dalla fantasia di uomini di mare italiani e che
costituiscono una schiera di spiriti eletti, che portano per le più incredibili
missioni con la consapevolezza di un possibile fine. Raggiungono e affrontano
navi della flotta avversaria, riparata
nei munitissimi porti di Algeri, Alessandria, Malta, Suda, Gibilterra. Il capo
del governo inglese, Churchill, dopo l’impresa di Alessandria degli uomini di
Borghese afferma: “L’Inghilterra ha perso, con la perdita delle nevi affondate,
la supremazia della flotta in Mediterraneo; prepariamoci a subirne le
conseguenze”
CRONISTORIA DELLA XA MAS NELLA
R-S-I.
Al momento dell’armistizio la Xa Flottiglia MAS stava preparando con importanti
missioni belliche. La prima consiste in un attacco contro la base navale di
Freemantle, nel Sudafrica. In quella lontana base strategica fanno scalo tutti
i convogli diretti in America ed in Inghilterra provenienti dall’Estremo
Oriente e viceversa. La seconda prevede un assalto condotto da due sottomarini
tascabili “C:A.” trasportati fino alla foce del fiume Hudson di un sommergibile
atlantico. I piccoli mezzi devono risalire il fiume fino a New York, nel cui
centro gli operatori andranno a deporre cariche esplosive con lo scopo di far
assaggiare ai civili americani l’emozione della guerra che conoscono solo per
corrispondenza. La terza è costituita da una nuova azione diurna nel porto di
Gibilterra, a mezzogiorno, nella quale i mezzi d’assalto della Xa ,
provenienti da più direzioni, si devono scagliare contro le navi alla fonda.
Tutti gli uomini, l’8 settembre ’43, sono pronti ad agire. L’offerta orgogliosa
della loro gioventù per la sorte della Patria li unisce in un accordo segreto:
l’ amore per la propria terra. Il loro credo: Fosse anche la mia vita,
purchè l’ Italia viva. Ecco, questo è il gruppo di uomini guidati da un
Capo carismatico che non può concepire la resa. Di questo uomo, il Principe
Junio Valerio Borghese, così dice Agostino Calosi che è capo dell’ ufficio
informazioni della Marina al Sud dell’ Italia (con Badoglio) nella sua
relazione giurata: “Di Borghese posso dire che egli rappresenta la
sintesi del valore militare nella lotta contro gli anglo americani.
Borghese, alle doti di coraggio e di
valore unisce in sé delle magnifiche qualità di capo e di comandante per avere
organizzato le forze della Marina del Nord – Italia risquotendo l’ ammirazione
degli alglo americani e di tutto il mondo. Gli uomini della Decima Flottiglia
MAS, sotto la guida di Borghese, erano animati da un alto spirito combattivo e
pronti alla lotta sì che essi, si può dire, vivevano in un clima speciale, teso
alla difesa della Patria. Solo alla luce di questa loro specifica situazione si
può comprendere il perché questi uomini, tutti protesi nell’ adempimento del
loro dovere, rimanessero fedeli al loro compito di fronte agli avvenimenti del
25 luglio e dell’ 8 settembre 1943”.
E noi aggiungiamo anche del .
TRATTATO DI ALLEANZA TRA XA
MAS ED ESERCITO GERMANICO
1.
La Spezia, 14 – nove . 1943
2.
La Xa Flottiglia MAS è unità, complessa, appartenente alla
Marina Militare italiana, con completa autonomia in campo logistico,
“organico”, della giustizia e
disciplinare, amministrativo.
–
è alleata delle FF.AA. germaniche, con parità di diritti e di doveri.
–
batte bandiera da guerra italiana.
–
è riconosciuto, a chi ne fa parte, il diritto all’ uso di ogni arma.
–
è autorizzata a recuperare ed armare, con bandiera ed equipaggi
italiani, le unità italiane trovatesi nei porti italiani; il loro impiego
operativo dipende dal Comando della Marina germanica.
–
il Comandante Borghese ne è il Capo riconosciuto, con diritti e doveri
inerenti a tale incarico.
Berninghaus ……………………………….. J:V. Borghese
Capitano di
Vascello………………………Comandante
E la Decima MAS mostrerà
anche in altre occasioni di non lasciarsi intimidire dall’ arrogante prepotenza
dell’ alleato tradito. Nessun reparto italiano, formatosi nel Regno del Sud,
riuscirà ad avere analogo riconoscimento. Nel frattempo si costituisce la
Repubblica Sociale Italiana. Il vero miracolo inizia ora. Quasi
inspiegabilmente, in un continuo crescendo giornaliero, guidati più dall’
istinto che dal raziocinio, giungono a La Spezia, nella sede della Decima MAS,
i primi volontari.
APPELLO AI GIOVANI (1943)
Italia! Sia la vostra parola
d’ordine.- Italia! Sia il vostro
comandamento.- Italia! Il vostro
più grande amore. G.M. Walter Jonna
Sono
volontari ed ufficiali, delle varie armi,studenti, operai, diplomati,
professionisti, giovani di ogni ceto sociale. Il Comandante Borghese si trova
d’ improvviso la necessità di provvedere a vestire, organizzare ed armare
questa massa di volontari. Qui si manifesta lo stile dell’ Uomo ed il carisma
del Comandante. Il nucleo dei Marò che l’ 8 settembre del ’43 ha deciso di
affiancarlo, nel suo rifiuto all’ armistizio, si trasforma, in breve tempo, in
una multiforme Unità. Navi non c’ è ne sono ed i reparti che nascono si
organizzano sull’ impronta dei Battaglioni San Marco – fanteria di Marina.
Mentre marò ed ufficiali dei mezzi speciali si prodigano per ricostruire il
centro operativo sul mare, le sedi di addestramento, e le basi degli uomini dei
mezzi di superficie e subacquei, si costituiscono in battaglioni di fanti di
marina. Incorporando anche elementi provenienti dai reparti Nuotatori e
Paracadutisti di prima dell’ 8 settembre ’43, si forma il Btg. N. P. a La
Spezia prima e con base a Jesolo poi. Sono uomini dotati nel fisico, nel
morale, nell’ addestramento. I veterani avrebbero dovuto partecipare ad un’
azione ardua, e spericolata, lanciandosi su Malta. Le loro vicende, dopo l’ 8
settembre ’43, quali le azioni oltre le linee del Sud, in Venezia Giulia e sul
fronte meridionale del Senio, in Romagna, meritano il più alto riconoscimento,
ed apprezzamento, per eroismo e dedizione. Si forma il Btg. Barbarico
(inizialmente, denominato Maestrale) nella caserma di San Bartolomeo, a La
Spezia. I tempi sono corti e, dopo brevissimo addestramento, questo Battaglione
è il primo reparto inviato sul fronte di Nettuno, dove mostra il suo entusiasmo
ed il suo coraggio e, paga, con i primi caduti, il suo tributo di fede. E’
concessa la prima Medaglia d’ Oro al Valor Militare. Il nome della Decima si
diffonde e diventa il simbolo della speranza per tutti coloro che anelano il
fronte per contendere il suolo italiano al nemico anglo americano. Si calcola
che, almeno tremila volontari, sono arruolati sotto le insegne della Decima.
Molti sono dirottati verso altre formazioni quali: Divisione San Marco,Divisione Monte Rosa,
Littorio, Italia ed altre Unità della R.S.I.. Ci si può chiedere come e perché questa massa di uomini,
di giovani, pur rendendosi conto della gravità del momento, scelga questa via
così difficile e pericolosa. Certamente, è il frutto di una formazione,
ricevuta durante il periodo della loro adolescenza, che a loro coscienza sui
valori ideali e sui principi morali. Non dimentichiamo il decalogo di vita
rivolto ai giovani, da Giovanni Gentile, fin dal 1932:
“1) Non vi sono privilegi se
non quelli di compiere la fatica, il dovere (…)
È stato
coniato, proprio dagli inglesi 6) Non
dimenticate che la ricchezza è soltanto un mezzo, ncessario ma non sufficiente
a creare, sa solo, una vera civiltà, qualora non si affermino quegli alti
ideali che sono essenza, e radice profonda, della vita umana (…).”
Questi alti ideali hanno ispirato i giovani che,
respingendo l’ settembre, rifiutano di saltare sul più facile carro del
probabile vincitore. Si può giungere alla resa dopo aver onorevolmente, ma, il
tradimento non può essere sottoscritto per il solo fato che né possa derivare
un bene materiale. L’ Onore ha un suo diritto e non si può barattare per
opportunità. Coloro che sono finiti in campo di concentramento, ma, che si sono
rifiutati di collaborare con il nemico, sono stati definiti, proprio dal nemico
“coloro che non hanno tradito”. Il termine “to badogliate” è stato
coniato, proprio dagli inglesi, per bollare, chi si è comportato diversamente:
tradire senza risultati. Infiniti sono gli esempi di feriti, invalidi,
persino mutilati che si presentavano, dopo l’ 8 settembre ’43, nelle varie
Unità della R.S.I., con la volontà di riprendere a combattere. A questo punto
come poter dimenticare coloro che negli anni ruggenti prima della guerra hanno
inneggiato al governo fascista, hanno sbandierato in loro adesione alla guerra
contro le potenze demo-pluto-massoniche (anglo americane), si sono servilmente
accodate all’uomo della Divina Provvidenza (Mussolini) e oggi si erigono a
censori e martiri anti-fascisti? Sempre a La Spezia nasce il Btg Lupo. A
differenza di altri reparti, ha la possibilità di un periodo più lungo di
addestramento. I Marò si affiatano con i propri
ufficiali ed il Btg acquista un’anima forte, uno spirito deciso, non
privo di goliardia. La grande coesione ottenuta darà la più orgogliosa
dimostrazione in combattimento, in particolar modo sul Senio. Nel Btg. Fulmine
convengono ex-bersaglieri. Sono aggregati i “Volontari di Francia”, ragazzi
pressoché sconosciuti alla Madre Patria, spesso vissuti lontani dalle filosofie
del Regime, ma che nel momento della resa scoprono il legame viscerale che li
unisce alla Patria e scelgono la strada più ardua: combattere per L’Onore d’Italia.
Anche loro danno il loro contributo di sangue con fulgide di eroismo e
sacrificio nella difesa dei confini orientali d’Italia contro le forze slave di
Tito. Si costituiscono i reparti speciali di Marina: i mezzi d’assalto di
superficie; il gruppo “TODARO” a La Spezia la base Sud a Fiumicino; la base
Ovest a Sanremo; la base Est a Brioni; i
Nuotatori GAMMA; l’ “ANTISOM” al Varignano a La Spezia; le squadre sommergibili
CB e CM, riorganizzate con il nome di squadriglia “LONGOBARDO”; il gruppo
operativo SSB “CASTAGNACCI; a Lerici; la scuola palombari e sommozzatori prima
a Portofino poi a Porto Rose; la scuola “GIOBBE” del gruppo ARDIMENTO per la
preparazione dei volontari dei mezzi d’assalto. Ed ancora tanti altri reparti
della Decima a Sesto Calende il gruppo SCIRE’ dei mezzi d’assalto; a Venezia il
Btg Serenissima; a Pavia il Btg.
Guastatori Alpini Valanga; a La Speziali Btg. Sagittario e così i gruppi di
artiglieria COLLEONI e SAN GIORGIO; per il genio il Btg. FRECCIA. Per la prima
volta nella storia d’Italia si forma un corpo volontario femminile, il S.A.F.
(Servizio Ausiliario Femminile), che entra a far parte della Divisione Decima.
Disseminati in tutta l’Italia del
Centro-Nord, la Decima costituisce servizi, comandi tappa, ospedali,
collegamenti, servizio informazioni. E ancora a Trieste, Pola, Fiume, Cherso,
Lussino, basi e reparti di fanteria di Marina. Disseminata in Francia,
Germania, sul Mare del Nord basi di sottomarini. Persino a Tien Tsing,in Cina,
la base della Marina Italiana chiede di far parte della Decima MAS.
LA GUERRA PARTIGIANA
Nell’anno 1944 gruppi di partigiani rafforzatisi
sulle montagne con i lanci paracadutati dagli anglo-americani, con
l’inserimento fuorusciti politici e sbandati, intensificano azioni di disturbo,
imboscate e scontri nei confronti delle truppe tedesche. Nelle città i G.A.P.
(Gruppi d’Azione Partigiani) agiscono isolatamente colpendo alle spalle, in
agguato, esponenti della R.S.I. La Decima non ricerca lo scontro con i
partigiani. Se provocata reagisce con determinazione. Della volontà della
Decima di rifiutare lo scontro con altri italiani fanno fede moltissime
iniziative. Emblematico il tragico episodio del Comandante Bardelli, rientrato
con il Barbarico da fronte di Nettuno, che volle parlamentare con un capo partigiano
nel tentativo di persuaderlo a non attaccare gli uomini della Decima, Bardelli
e 12 marò, nonostante si fossero disarmati, furono barbaramente trucidati. Più
volte furono lanciati volantini nelle zone dei partigiani con l’invito a non
agire contro la Decima impegnata solamente nella guerra contro gli
anglo-americani. Purtroppo molti tentativi fallirono. D’altra parte nel codice
di comportamento partigiano non esistevano né remore né alternative.
Difficilmente pervenivano a scontri aperti. I partigiani prediligevano
l’agguato e l’uccisione alle spalle o l’atto criminale contro indifesi. Ne
fanno fede l’assassinio del Federale di Milano Aldo Resega e successivamente
nelle “radiose giornate” la vile uccisione della Medaglia d’Oro cieco do guerra
Carlo Corsari, che costituirà un’onta incancellabile per la stessa “resistenza
partigiana”. Le vicende belliche impediscono che tutti i reparti possono
schierarsi sul fronte Sud, e così gran parte della Decima è schierata sul
confine italo-jugoslavo nel tentativo di opporsi alle invasione delle forze di
Tito. La Decima MAS sublima così la sua vera natura di Unità combattente per la
difesa del suolo italiano. Unità intere della Decima si sacrificano con la
quasi totalità del loro Marò, come il Btg. Fulmine a Tarnova, per la salvezza
di Gorizia. Così pure i Btg. n., Sagittario, Barbarico e tanti altri reparti ed
uomini per difendere sino all’estremo sacrificio i confini della Patria. Per
volere del Comandante Borghese la Decima già agli inizi del ’45 aveva sollecitato
rapporti segreti con il governo del Sud, non già per un tradimento in extremis,
ma per schierarsi a difesa della Venezia Giulia e Istria, anche dopo lo
sgombero dei tedeschi e fino all’arrivo degli “alleati”. E furono ministri e
generali del governo del Sud a rifiutare l’accordo. Così, prima degli
anglo-americani arrivarono le orde di Tito e fu il massacro di tanti italiani.
Il 25 aprile del “45 tutti gli uomini e
mezzi della Decima sono ancora in armi sui fronti di combattimento. I mezzi
speciali, i Mas, ricevono l’ordine: “uscire dai porti per l’ultima azione e
affrontare il nemico senza ritorno, per l’Italia”. Ecco, caro giovane, com’ è
la stria, o forse la leggenda, della Decima MAS. Hanno detto che siamo stati al
servizio, e succubi, dei comandi tedeschi. E’ totalmente falso. La Decima MAS,
fin dai primi giorni dopo l’ 8 settembre ’43, si è opposta, con dignità e
fermezza, ad ogni interferenza, o prepotenza, dell’ alleato tedesco e così,
sino agli ultimi giorni, ha continuato a difendere il territorio italiano nei
propri confini ed, ugualmente, gli interessi italiani da qualsiasi ingerenza
tedesca. Migliaia di giovani hanno vista indicata, da questa fiaccola, la via
da seguire per l’ Onore d’ Italia. Nella Decima hanno trovato un nuovo
fermento, una diversa organizzazione militare dove i gradi sono solo la
misura delle responsabilità e della
funzione: Alla Decima è convenuta una gioventù, non spinta da sete d’ avventura
ma, consapevole che, per l’ amore e l’ onore della Patria, alla fine, c’ era l’
estremo sacrificio.
DECIMA! Diviene una
parola d’ ordine, un augurio, un codice di comportamento, una dichiarazione di
fede, un’ affermazione di generosità, un concetto d’ amore, un atto di
ribellione, un grido di speranza.
DECIMA!
E’ una reazione agli ignavi, una sfida ai
codardi, una minaccia ai traditori, una liberazione dai vincoli, una rinuncia
al convenzionale, all’ opportunismo.
DECIMA!
Diviene un saluto, un viatico, una parola che ancora oggi, dopo 50
anni, affratella i superstiti ed affascina i giovani. Un fenomeno irripetibile,
il più importante avvenimento volontaristico della nostra storia: come nella “Giovane
Italia”, come nei moti di unificazione del nostro Risorgimento.
DECIMA! E’
giovinezza che travolge usi e consuetudini, che impone un nuovo concetto di
vita, che non teme la morte, un nuovo ordine militare fresco, ardito, dove le
decisioni si prendono e si concretano, senza intoppi burocratici, con l’
entusiasmo dei neofiti e la fede dei religiosi.
DECIMA!
E’ èlite anche quando arriva alla fine. I reparti, disseminati sui vari
fronti, ottengono, dal nemico, l’ onore delle armi, al momento della resa.
Meritano l’ inconfessabile sorpresa, per il loro comportamento di fierezza e
dignità, anche dai partigiani mentre sono trucidati nelle “radiose giornate”. A
guerra finita, il Principe Junio Valerio Borghese,è accolto, con ammirazione,
dall’ ammiraglio britannico, a Londra. In Patria, gli sono tolti i gradi ed,
alla sua morte, lo stato ufficiale non ricorda la sua Medaglia d’ Oro e gli
nega gli onori militari. Dopo 50 anni, lo spirito giovane, allegro, goliardico
della Decima sopravvive e tanti giovani curiosi ed entusiasti chiedono di far
parte dell’Associazione Combattenti Decima come soci aderenti. Ed ancora la
Decima si fa promotrice del “Campo della Memoria”, sacrario alle porte di
Nettuno in ricordo di tutti i caduti della R.S.I. per l’onore d’Italia. Caro
giovane, che non conosci ideali per la vita, che vivi le quotidiane beghe e gli
intrallazzi del lavoro o dello studio, che attendi la fine di ogni mese solo
per contare il denaro che entra nelle tue tasche, che a tutto pensi fuorché
alla tua Terra, alla Sua storia, alle Sue tradizioni, che sogni forse qualcosa
al di fuori della droga, del sesso, delle tangenti, della mafia, dei disonesti e degli opportunisti che ti circondano, non
ricordarti di sentirti italiano solo quando gioca la nazionale di calcio;
sappi, giovane, che la vera sconfitta dell’Italia, voluta e perseguita da
questa multiforme congerie di politicanti, da questa nostra società
consumistica nella quale vivi, è stata la distruzione di quei valori eterni
dell’uomo che sono principi stessi che danno una ragione alla propria
esistenza, quei valori che erano stati il codice di vita degli italiani prima
della guerra e che gli anglo-americani durante la guerra con la politica del
divide et impera hanno aiutato a distruggere e i nostri politicanti poi hanno
definitivamente fatto crollare nello sconcio spirituale di oggi. Caro giovane,
che ancora ignori quanto forte sia stato il nostro attaccamento alla nostra
Terra, noi ti diciamo in nome di coloro della nostra Italia che hanno creato il
mondo con il loro genio, in nome di coloro della nostra Italia che hanno creato
l’universo con la loro arte, in nome di coloro della nostra Italia che hanno
reso unito la nostra Patria con il loro sacrificio, in nome di costoro che ci
hanno preceduto nella nostra Storia, ama con orgoglio, ama…ama l’Italia! Walter Jonna
A cura :UFFICIO STAMPA XA
FLOTTIGLIA MAS
In collaborazione con Mario
Bordogna ed Emilio Maluta
INNO
DELLA DECIMA
Quando pareva vinta Roma
antica
sorse l’ invitta Xa Legione;
vinse sul campo il barbaro
nemico
Roma riebbe pace con onore.
Quando all’ obbrobrio l’ otto
di settembre,
abbandonò la Patria il
traditore,
sorse dal mar la Xa Flottiglia e prese le armi al grido per l’ onore.
Navi d’ Italia che ci foste
tolte
Non in battaglia ma col
tradimento,
nostri fratelli prigionieri o
morti,
noi vi facciamo questo
giuramento.
Noi vi giuriamo che
ritorneremo
Là dove Iddio volle il
tricolore;
noi vi giuriamo che
combatteremo
fin quando avremo pace con
onore.
Decima
Flottiglia nostra
Che
beffasti l’ Inghilterra,
ecc
Il Comandante della Decima
Junio Valerio Borghese | |
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