Xa Flottiglia Mas

Parla il Comandante Borghese 

 “ All’8 settembre, al comunicato di Badoglio, piansi, piansi e non ho, mai più pianto. Adesso, oggi, domani, potranno esserci i Comunisti, potranno mandarmi in Siberia, potranno  fucilare metà degli italiani, non piangerò più.  Quello che c’ era da soffrire, per ciò che l’Italia avrebbe vissuto, come suo avvenire, io l’ ho sofferto allora. Quel giorno, io ho visto il dramma che cominciava per questa nostra disgraziata Nazione che non aveva più amici, non aveva più alleati, non aveva più  l’onore ed era additata, al disprezzo di tutto il mondo, per essere incapace di battersi anche nella situazione avversaria.

 Così, l’ esperienza, per me,  più interessante ed importante dal punto di vista politico, formativo, e dell’ esistenza, è stata quella successiva all’ 8 settembre.

 Si trattava di compiere il proprio dovere senza scelte personali.

Non c’ erano problemi. L’8 settembre ci ha messo di fronte a molti dilemmi, ad esami di coscienza, alle responsabilità da prendersi verso se stessi, verso le istituzioni alle quali appartenevamo, per me la Marina, e verso gli uomini che da noi dipendevano Da quel momento, hanno incominciato a pesare fattori d’ordine spirituale e politico. Tutto il periodo della RSI è stato particolarissimo anche per il tipo d’umanità che è affluita, sotto le armi, in quella fase. I Volontari si spogliavano d’ogni interesse terreno ed erano animati, esclusivamente, dall’impegno di conseguire un risultato, puramente, spirituale. Essi volevano mettere in luce lo spirito di combattività dell’italiano che non si rassegnava ad un armistizio giudicato obbrobrioso, ma, intendeva far vedere di saper morire combattendo contro il nemico. Naturalmente, tra i Volontari, c’ erano tutte le sfumature politiche: c’ era il fascista, fanatico, che pensava fosse suo dovere ritrovarsi dalla parte di Mussolini. C’ era il giovane, politicamente freddo, che pensava di dover continuare a combattere accanto a degli alleati, da un giorno all’altro, traditi. Anch’ io, in quei giorni del settembre 1943, fui chiamato ad una scelta, e, decisi la mia..  Non me ne sono, mai, pentito, anzi, quella scelta segna, nella mia vita il punto culminante del quale vado più fiero  E, nel momento della scelta, ho deciso di giocare la partita più difficile, la più dura, la più ingrata. La partita che non mi avrebbe aperto nessuna strada ai valori materiali, terreni, ma, mi avrebbe dato un carattere di spiritualità, e di pulizia morale al quale nessun’altra strada avrebbe potuto portarmi. In ogni guerra, la questione essenziale,  non è tanto di vincere o di perdere, di vivere o di morire, ma, di come si vince, di come si perde, di come si vive, di come si muore. Una guerra si può perdere ma, con dignità e lealtà. La resa ed il tradimento bollano, per secoli, un popolo davanti al mondo.

Junio Valerio Borghese.

 

 

LA Xa  FLOTTIGLIA MAS

… la sua leggenda perché i giovani sappiano

 

L’Inno della DECIMA inizia così: 

“Quando pareva vinta Roma antica/ sorse l’invitta Decima Legione/ vinse sul campo il barbaro nemico / Roma riebbe pace con onore. / Quando all’obbrobrio, l’otto di settembre/ abbandonò la Patria il traditore, / sorse dal mar la DECIMA FLOTTIGLIA/ e prese l’armi al grido “Per l’Onore” …

 

Il parallelismo tra la Decima Legione e la Decima MAS nasce da riferimenti comuni. La Decima Legione fu il corpo scelto, di Giulio Cesare per la sua comprovata fedeltà agli ordini, al Comandante ed a Roma. Composta di veterani di sperimentato valore, “ I Triari”, dotati di caratteristiche qualità, morali e fisiche, costituiva il nerbo dell’esercito romano. Quando scoppiò la guerra civile, Cesare, ricorse soprattotto alla Decima Legione per affrontare Pompeo e sconfiggerlo, dopo avere attraversato il Rubiconde, pronunciando la famosa frase “alea iacta est”, il dado è tratto. Così, come prima, ma, soprattutto dopo l’otto settembre del ’43, la Decima MAS, corpo scelto di volontari, votati all’ estremo sacrificio, costituì la leggenda delle unità militari, per contendere, al nemico, ogni lembo di mare e di terra italiani. Il nemico che, dopo l’ armistizio, fu reso imbaldanzito dal tradimento e da una guerra civile, non voluta, dall’ autentico popolo italiano. A distanza di 50 anni, dall’ ultima guerra, i giovani sanno poco, e male, di quel passato. Non per colpa loro. Un’insistente, pressante opera di diffusione, di sottili falsità dei fatti, degli uomini, delle circostanze, usando ogni mezzo d’informazione, dai libri di scuola alla radio, dai discorsi d’uomini d’ogni settore ai giornali, dai film alle manifestazioni pubbliche sino alle discriminanti norme di legge, ha fatto sì che la verità storica fosse mal tradotta e travisata in funzione, spesso, di chi intendeva solo benemerenze ed onori, o peggio, tramava per preparare un’ Italia di marca bolscevica. La caduta progressiva di principi eterni quali “Dio, Patria, Famiglia”, si accompagnava, gradualmente, alla caduta dei valori guida, nella vita dell’ uomo, quali l’ onestà, la lealtà, il coraggio, l’ impegno, la competenza. Per questa ragione la società italiana si trova a vivere, oggi, uno dei periodi più bui della sua storia, mentre, nella nebbia, che sembra avvolgere ogni cosa, riemergono, invece, le verità che la realtà storica non può tenere nascoste.

 

 

La motivazione della Medaglia d’ Oro, al Valor Militare a

Junio Valerio Borghese 

Comandante di Sommergibile, aveva già dimostrato, in precedenti circostanze di possedere delle doti d’ardimento e di slancio. Incaricato di riportare, nelle immediate vicinanze di una munitissima base navale nemica, alcuni volontari, destinati a tentare il forzamento, con mezzi micidiali, incontrava, nel corso dei reiterati tentativi di raggiungere lo scopo prefisso, le più aspre difficoltà create dalla violenta reazione nemica, dalle condizioni del mare e dalle correnti. Dopo aver superato con il più assoluto sprezzo del pericolo e con vero sangue freddo,  gli ostacoli posti dall’ uomo e dalla natura, riusciva ad assolvere in maniera completa, il compito affidatogli, emergendo a brevissima distanza dall’ ingresso della base nemica ed effettuando, con calma e serenità, le operazioni di fuoriuscita del personale. Durante la navigazione, di ritorno, sventava la rinnovata caccia del nemico e, nonostante le difficilissime condizioni d’assetto in cui era venuto a trovarsi il sommergibile, padroneggiava la situazione per porre in salvo l’ unità ed il suo equipaggio. Mirabile esempio di cosciente coraggio, spinto agli estremi limiti di perfetto dominio d’ogni avverso evento. Mediterraneo Occidentale 21 ottobre – 3 novembre 1940

Regio Decreto, 2 gennaio 1941

 

 

 

PREGHIERA DEL MARINAIO

 A Te, o grande, eterno Iddio, Signore del cielo e della terra, cui obbediscono i venti e le onde, noi, uomini di mare e di terra, Ufficiali e Marinai d’ Italia, da questa sacra nave della Patria, leviamo i cuori! Salva e salta nella tua Fede, o gran Dio, la nostra Nazione, dà giusta gloria e potenza alla nostra Bandiera, comanda che le tempeste e i flutti servano a Lei, poni sul nemico il suo terrore, fa che per sempre La cingano, in difesa, petti di ferro più forti del ferro che cinge questa nave, a Lei, per sempre, dona vittoria. Benedici, o Signore, le nostre case lontane, le care genti,  benedici nella notte cadente, il riposo del popolo, benedici noi che per Esso vegliamo, in armi, sul mare.

Benedici!

 

 

LA REALTA’ STORICA RIAFFIORA 

Storici, come il De Felice, riprendono ad analizzare, con obbiettività, il periodo del ventennio fascista e con animo sereno, pur legato a spirito critico, considerando il perché dell’ avvento fascista, provocato dall’ immobilismo di governi impotenti, dopo la fine della guerra ’15 – ’18, provocato dalla loro incapacità  d’ interpretare le ansie e gli aneliti della maggioranza degli italiani, dalla loro incapacità di combattere, con vigore, l’ ondata del materialismo bolscevico avanzante, che, ammantatosi delle utopie marxiste, di fatto, distruggeva la libertà interiore dell’ uomo. Di qui, l’ obbligato intervento, italiano, in Spagna. Per dare prospettive di lavoro, alle generazioni future, questa la ragione per cui fu intrapresa la  campagna d’ Africa Orientale, nonostante le grandi potenze si schierassero contro, in modo farisaico ma, nello stesso modo, molto attente a conservare e sfruttare, al meglio, i loro imperi coloniali Tante le realizzazioni fatte durante quel ventennio. Tante e tanto valide che quasi 50 anni di cosiddetta democrazia po-stfascista non sono riusciti a smontarle, lasciandole spesso in vita e senz' altro innovare dalle istituzioni e riforme nel campo  del lavoro, della giustizia, dell’istruzione, della sanità della previdenza, a tutela della donna, dell’infanzia, delle categorie operative, del dopo-lavoro, dei pensionati, degli italiani all’estero, rendendo fertili migliaia di chilometri quadrati di terra malarica. E la guerra ’40-’45 ? E’ impossibile e allucinante insieme considerare la qualità dei veri e propri tradimenti perpetui dalla mentalità imbelle, incapace, rinunciataria dei molti Comandi al Ministero della Guerra, negli Stati Maggiori. Ciò che è più grave, è che questa mentalità non può trovare giustificazione alcuna, quale l’opposizione politica anti-fascista, perché in gioco era il destino di tutto il popolo italiano in quel momento e per il futuro e soprattutto perché si tramava ai danni di coloro che la guerra portavano avanti con coraggio, dignità, valore. Un grande filosofo, d’estrazione liberale, anti-fascista, Benedetto Croce, affermò che  “La guerra sciagurata, impegnando la nostra Patria, né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte. I nipoti ed i pronipoti ci terranno responsabili e malediranno la generazione che ha lasciato vituperare, avvilire, inginocchiare la nostra comune Madre”. Infatti sono gli esempi di questa mentalità sabotatrice e perversa. Basterebbe le considerazioni del Comandante Borghese per portare al termine vittoriosamente durante la prima fase della guerra le imprese della Xa  Flottiglia MAS. Basterebbe ricordare tutti gli ostacoli, i cavilli burocratici introdotti pur di impedire ai reparti volontari di raggiungere i fronti di guerra e poter così dimostrare la loro volontà di lotta e amor di Patria. Così per i reparti dei giovani fascisti di “Bir-El-Gobi”,così per le migliaia di volontari che altro non chiedevano che di essere inviati al fronte. Certo non si sarebbe comunque vinta la guerra favorendo queste manifestazioni di volontarismo e di entusiasmo. Ma questo sta a dimostrare la sottile intenzione di sabotare quanto di buono esisteva nell’animo di tanti italiani ed è infamante che siano esistite queste mentalità,che in qualsiasi altro paese sarebbero state condannate per alto tradimento. Vengono in mente le parole del Comandante Borghese “In ogni guerra, la questione di fondo non è tanto di vincere o di perdere, di vivere o di morire, ma di come si vince, di come si perde, di come si vive, di come si muore . Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà . La resa e il tradimento bollano per sempre un popolo davanti al mondo”. Oggi in Italia imperversa la Mafia. Non dimentichiamo che la mafia, debellata dal Prefetto Mori durante il ventennio fascista, ò rientrata in Sicilia assieme alla droga precedendo accompagnando le truppe americane, che furono aiutate così nel loro sbarco e che restituirono poi alla mafia, come ricompensa, posti direttivi, amministrativi, pubblici e politici.

 

L’OTTO SETTEMBRE 1943

Dopo aver inflitto pesante perdite al nemico nella prima fase della guerra, la Decima MAS al momento dell’armistizio non ammainò la bandiera,non tradì l’alleato tedesco, si rifiutò di subire passivamente gli avvenimenti e decise di continuare a combattere per l’Onore d’Italia.

 

I partigiani?

 All’inizio, dopo l’8 settembre ’43, non esistevano. Un grave errore fu quello di lasciare liberi i prigionieri di guerra inglesi, americani, greci, neo-zelandesi… che alla data dell’armistizio si trovavano nei campi di prigionia nel Nord. Nell’impossibilità di raggiungere i loro reparti, la quasi totalità di questi si nascose in alta montagna. Alimentati ed armati da lanci aerei degli anglo-americani, i quali avevano lo scopo di far continuare la guerra del popolo italiano, questi ex prigionieri furono il punto di raccolta di sbandati italiani renitenti alla chiamata alle armi dei bandi del Maresciallo Graziani. Fu un grave errore quello quello di voler costituire una forza militare con chiamata alle armi di classi di leva in un monento così drammatico. Bastavano i volontari delle Unità costituitesi, come la Xa MAS. Probabilmente il fenomeno partigiano si sarebbe limitato agli sparuti gruppi di sbandati comunisti, fuoriusciti politici, senza trasformarsi nella cosiddetta “resistenza” che, peraltro, prese consistenza operante solo nei mesi del ’45 quando le  armate anglo – americane stavano, ormai, dilagando sul suolo italiano. Le stragi e la crudeltà commesse, in quel periodo e nei giorni cosiddetti della “liberazione, sono, ormai di dominio pubblico e servono ad indicare la bassezza morale di chi se ne è reso responsabile. Oggi, è ancora ripetuto che la nostra Repubblica è nata dalla resistenza, ma, la realtà è che la Repubblica Italiana è nata da una guerra perduta e da una sconfitta perseguita da chi ha voluto tradire la Patria.

 

 

  

DECALOGO DELLA DECIMA MAS NELLA R.S.I. 

1.   Dio – Patria – Famiglia siano principi della tua esistenza.

2.   Se dai la tua parola, sia essa come Vangelo. Non accettare compromessi e non sarai compromesso.

3.  Difendi la Patria contro qualsiasi invasore. I suoi confini sono intangibili e, per loro lotta fino all’ estremo sacrificio.

4.  In pace od in guerra, sii leale, onesto e laborioso, per sentirti fiero di essere italiano.

5.  Rispetta te stesso – Rispetta gli altri – Sarai rispettato

6.  Non mancare di parola e non tradire. Non assalire alle spalle: morte e nemico si guardano in faccia.

7.  La disciplina ti sia di guida: sapere ubbidire è saper comandare.

8.  La tua parola vola, il tuo esempio trascina.

9. Il tuo pensiero, la tua azione, la tua volontà siano coerenti alla difesa della dignità e dell’ onore della Patria.

10.L’ appartenenza alla Decima sia, con fierezza, il tu orgoglio.

 

  A riprova di quanto detto, fissiamo nella memoria alcuni passi fondamentali di questa nostra storia.

  Il 25 luglio 1943, il governo Badoglio esordisce con alcune bugie:

 

1.      “Mussolini si è dimesso” – invece è stato catturato ed imprigionato senza un’ accusa precisa.

2.    (ben più grave) – “la guerra continua a fianco dell’ alleato tedesco”. Invece, da qualche tempo si trama per la resa e si prendono contatti con il nemico inviando il generale Castellano a concludere l’ armistizio.

3.      “armistizio” che è, invece, “resa incondizionata”

4.    “La guerra è finita” ed aggiunge “continua contro i tedeschi, e, gli italiani, diciamo noi, in Germania, in Jugoslavia, in Grecia, in Africa, senza ricevere alcun ordine, che fine faranno?

La marina militare accetta la clausola di resa che impone la  consegna del navi al nemico, ma molti si chiedono il perché; la flotta secondo le tradizioni  marinare piuttosto deve auto affondarsi. Mentre per il resto delle forze armate mancano  le disposizioni, per la flotta gli ordini sono precisi. Evidentemente non può che esserci accordo e tradimento. In verità all’inizio l’ordine per le navi fu di uscire in massa, quasi a suggerire un’eroica battaglia finale. Poi cadde il velo: consegnarsi a Malta, quindi al nemico.

 

I Comandanti sono costretti a cedere.

Qualcuno si ribella.

L’Ammiraglio Bergamini  cambia rotta

La nave purtroppo è centrata  da un aereo tedesco.

 

Qualcuno, come il Comandante Fecia di Cossato, più tardi, per la vergogna si toglierà la vitaerà: una lettera indirizzata alla madre costituisce il più spietato e tragico atto di accusa contro di chi volle consegnare la flotta nelle mani del nemico.

 
Lettera di Fecia di Cossato

 

Mamma carissima,

quando riceverai mia lettera saranno successo dei fatti gravissimi che ti addoloreranno molto e di cui sarò il diretto responsabile.Non pensare che io abbia commesso quello che ho commesso in un momento di pazzia, senza pensare al dolore che ti procuro.Da nove mesi ho molto pensato alla tristissima posizione morale in cui mi trovo, in seguito alla resa ignominiosa della Marina, cui mi sono  rassegnato solo perché ci è stata presentata come un ordine del re, che ci chiedeva di fare l’enorme sacrificio del nostro onore militare per poter rimanere il baluardo della Monarchia al momento della pace.. Tu conosci cosa succede ora in Italia e capisci come siamo stati indegnamente traditi e ci troviamo ad aver commesso un gesto ignobile senza alcun risultato- Da questa constatazione me né venuta una profonda amarezza, un disgusto per chi ci circonda e, quello che più conta, un profondo disprezzo per me stesso. Da mesi, mamma, rimugino su questi fatti e non riesco a trovare una via d’uscita, uno scopo alla mia vita. Da mesi penso ai miei marinai del Tazzoli che sono onorevolmente in fondo al mare e penso che il mio posto è con loro. Spero, mamma, che mi capirai e che anche nell’immenso dolore che ti darà la notizia della mia fine ingloriosa, saprai capire la nobiltà dei motivi che mi hanno guidato.Tu credi in Dio, ma se c’è un Dio , non è possibile che non apprezzi i miei sentimenti che sono sempre stati puri e la mia rivolta contro la bassezza dell’ora.Per questo, mamma, credo che ci rivedremo un giorno.Abbraccia papà e le sorelle e a te, Mamma, tutto il mio affetto profondo e immutato.In questo momento mi sento vicino a tutti voi e sono sicuro che non mi condannerete. 

A questa lettera fa da contrappunto la “leggenda” di uno che preferì continuare la lotta. 

LA LEGGENDA

Si dice che in settembre, presso Castellammare di, notte, un pescatore sul fiume di lampare abbia trovato in mare portato da un delfino  uno strano solino vergato da un ignoto come messaggio estremo e si sussurra ancora quanto fosse importante e come una reliquia fosse recato e letto da un Comandante d’una grafia rossastra stinta nella salsedine così comunicava “un giorno di settembre anno quarantatre dal bordo del Tazzoli Comandante davvero ora noi siamo solo un baratro di offesa c’inghiotte con lo scafo e moriamo di nuovo nel fango della resa ora che la Marina fatto ha di se mercato ora che l’Ammiraglio al nemico s’è dato sono davvero soli i marò del Tazzoli Comandante che fai della medaglia d’oro rendila alla Marina che s’è fatta sgualdrina da giorni qui vicini come un essere umano vive con noi un delfino  urta la paratia quasi a rassicurarci della sua compagnia Comandante che dici almeno tu sarai presso la nostra bara per renderci la sorte meno crudele e amara oggi hanno distrutto il cielo degli eroi Comandante verrai almeno tu tra noi…”

 

Emilio Maluta del Btg.”Lupo”  Xa  MAS

 

 

 

L’aviazione,l’arma di più recente costruzione, si trova con pochi aerei e pochi uomini che passano subito alla R.S.I. Tutti a casa. Pare una parola d’ordine. Nella confusione generale senza ricevere disposizioni chiare, la gran parte dei militari si adegua. Il Principe Borghese si trova a capo di una unità militare che aveva già dato filo da torcere agli anglo-americani: la Xx   Flottiglia MAS. Suoi sono gli uomini che hanno sperimentato le tecniche più audaci e innovative per tentare di controbilanciare la superiorità dei mezzi avversari. I siluri umani, i barchini esplosivi, le cariche magnetiche, i bauletti esplosivi, mezzi usati contro navi nemiche, mezzi inventati dalla fantasia di uomini di mare italiani e che costituiscono una schiera di spiriti eletti, che portano per le più incredibili missioni con la consapevolezza di un possibile fine. Raggiungono e affrontano navi della flotta  avversaria, riparata nei munitissimi porti di Algeri, Alessandria, Malta, Suda, Gibilterra. Il capo del governo inglese, Churchill, dopo l’impresa di Alessandria degli uomini di Borghese afferma: “L’Inghilterra ha perso, con la perdita delle nevi affondate, la supremazia della flotta in Mediterraneo; prepariamoci a subirne le conseguenze”

 

CRONISTORIA DELLA XA MAS NELLA R-S-I.

 

Al momento dell’armistizio la Xa  Flottiglia MAS stava preparando con importanti missioni belliche. La prima consiste in un attacco contro la base navale di Freemantle, nel Sudafrica. In quella lontana base strategica fanno scalo tutti i convogli diretti in America ed in Inghilterra provenienti dall’Estremo Oriente e viceversa. La seconda prevede un assalto condotto da due sottomarini tascabili “C:A.” trasportati fino alla foce del fiume Hudson di un sommergibile atlantico. I piccoli mezzi devono risalire il fiume fino a New York, nel cui centro gli operatori andranno a deporre cariche esplosive con lo scopo di far assaggiare ai civili americani l’emozione della guerra che conoscono solo per corrispondenza. La terza è costituita da una nuova azione diurna nel porto di Gibilterra, a mezzogiorno, nella quale i mezzi d’assalto della Xa , provenienti da più direzioni, si devono scagliare contro le navi alla fonda. Tutti gli uomini, l’8 settembre ’43, sono pronti ad agire. L’offerta orgogliosa della loro gioventù per la sorte della Patria li unisce in un accordo segreto: l’ amore per la propria terra. Il loro credo: Fosse anche la mia vita, purchè l’ Italia viva. Ecco, questo è il gruppo di uomini guidati da un Capo carismatico che non può concepire la resa. Di questo uomo, il Principe Junio Valerio Borghese, così dice Agostino Calosi che è capo dell’ ufficio informazioni della Marina al Sud dell’ Italia (con Badoglio) nella sua relazione giurata: “Di Borghese posso dire che egli rappresenta la sintesi del valore militare nella lotta contro gli anglo americani. Borghese,  alle doti di coraggio e di valore unisce in sé delle magnifiche qualità di capo e di comandante per avere organizzato le forze della Marina del Nord – Italia risquotendo l’ ammirazione degli alglo americani e di tutto il mondo. Gli uomini della Decima Flottiglia MAS, sotto la guida di Borghese, erano animati da un alto spirito combattivo e pronti alla lotta sì che essi, si può dire, vivevano in un clima speciale, teso alla difesa della Patria. Solo alla luce di questa loro specifica situazione si può comprendere il perché questi uomini, tutti protesi nell’ adempimento del loro dovere, rimanessero fedeli al loro compito di fronte agli avvenimenti del 25 luglio e dell’ 8 settembre 1943”.

 

E noi aggiungiamo anche del 25  aprile 1945. La Decima MAS è come un’ isola di colore. L’ 8 settembre ’43 i tedeschi annientano tutti i centri militari, requisiscono mezzi, fanno prigionieri in conseguenza del capovolgimento così clandestino, così improvviso, dell’ alleanza. Ma a La Spezia rimane la bandiera italiana sul più alto pennone. Quando anche qui i tedeschi vogliono imporre la loro presenza, trovano un ostacolo inatteso, deciso, insormontabile. Junio Valerio Borghese dichiara la propria indipendenza, offre la propria alleanza, ma alle sue condizioni. Ed accade la cosa più incredibile: è siglato un accordo militare che riconosce l’ autonomia della Decima MAS che mantiene le proprie insegne, le proprie divise, i propri ufficiali ed il proprio regolamento disciplinare.

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TRATTATO DI ALLEANZA TRA XA MAS ED ESERCITO GERMANICO

 

1.                    La Spezia, 14 – nove . 1943

2.                    La Xa Flottiglia MAS è unità, complessa, appartenente alla Marina Militare italiana, con completa autonomia in campo logistico, “organico”, della giustizia  e disciplinare, amministrativo.

                                             è alleata delle FF.AA. germaniche, con parità di diritti e di doveri.

                                             batte bandiera da guerra italiana.

                                             è riconosciuto, a chi ne fa parte, il diritto all’ uso di ogni arma.

                                             è autorizzata a recuperare ed armare, con bandiera ed equipaggi italiani, le unità italiane trovatesi nei porti italiani; il loro impiego operativo dipende dal Comando della Marina germanica.

                                             il Comandante Borghese ne è il Capo riconosciuto, con diritti e doveri inerenti a tale incarico.

Berninghaus ……………………………….. J:V. Borghese

Capitano di Vascello………………………Comandante                      

 

 

E la Decima MAS mostrerà anche in altre occasioni di non lasciarsi intimidire dall’ arrogante prepotenza dell’ alleato tradito. Nessun reparto italiano, formatosi nel Regno del Sud, riuscirà ad avere analogo riconoscimento. Nel frattempo si costituisce la Repubblica Sociale Italiana. Il vero miracolo inizia ora. Quasi inspiegabilmente, in un continuo crescendo giornaliero, guidati più dall’ istinto che dal raziocinio, giungono a La Spezia, nella sede della Decima MAS, i primi volontari.

 

APPELLO AI GIOVANI (1943)

  Ricordate che se vivere è conoscere e amare, si può vivere  più  nel breve spazio di una giovinezza vertiginosa e prodiga di  per  il bene della Patria che in una lunga e sonnolenta esistenza, la quale non abbia altro fine che la  propria conservazione. Ricordate giovani che è la giovinezza che sa offrirsi più generosamente per le grandi cause, quando la vita  sorride ai  nostri occhi piena di promesse che non la maturità. Parrebbe una contraddizione della natura, e non è. Noi giovani viviamo in un mondo di idee, di  sentimenti, di sogni, amore,  fede, entusiasmo, vengono con noi da mondi ignoti, come un senso inconscio di altre esistenze vissute che cozzano contro la  realtà di questa vita di odio, menzogna, calcolo. Per questo ci sentiamo stranieri in una vita cruda e materiale e per anelare ai nostri ideali, ai mondi lontani da cui  veniamo, quasi  per un infallibile istinto, sappiamo morire sorridendo. Se non perisce nella lotta che essa combatte per adeguare la vita all’ideale, la gioventù tramonta nello spirito e negli anni. Così  negli anni maturi si ama la vita, sorridendo di pietà sugli  ideali infranti della giovinezza e alla vita ci afferriamo disperatamente con il cuore  una paura folle del dolore, della morte. Vogliamo dunque uccidere nel nostro spirito questo dono che è la nostra giovinezza? Vogliamo incanutire e invecchiare prima del tempo? Diamo libero sfogo al nostro animo, al nostro giovane cuore! <<Esser sempre entusiasti, giovani,  pieno lo spirito di gioia e di  sole,  lieti di combattere, lieti di morire per dare a questo mondo che ci circonda la forma dei nostri  sogni e dei nostri ideali>>.Ridestatevi dunque o Giovani O Italiani!. E  voi giovani soldati accorrete  nei battaglioni che  portano i  nomi delle nostre navi gloriose  per  vendicare il tradimento che ci  fu fatto e difendere ancora valorosamente la  nostra Patria,

 Italia! Sia la vostra  parola d’ordine.-  Italia! Sia il vostro comandamento.-   Italia! Il  vostro più  grande amore.

G.M. Walter Jonna

 

 

 Sono volontari ed ufficiali, delle varie armi,studenti, operai, diplomati, professionisti, giovani di ogni ceto sociale. Il Comandante Borghese si trova d’ improvviso la necessità di provvedere a vestire, organizzare ed armare questa massa di volontari. Qui si manifesta lo stile dell’ Uomo ed il carisma del Comandante. Il nucleo dei Marò che l’ 8 settembre del ’43 ha deciso di affiancarlo, nel suo rifiuto all’ armistizio, si trasforma, in breve tempo, in una multiforme Unità. Navi non c’ è ne sono ed i reparti che nascono si organizzano sull’ impronta dei Battaglioni San Marco – fanteria di Marina. Mentre marò ed ufficiali dei mezzi speciali si prodigano per ricostruire il centro operativo sul mare, le sedi di addestramento, e le basi degli uomini dei mezzi di superficie e subacquei, si costituiscono in battaglioni di fanti di marina. Incorporando anche elementi provenienti dai reparti Nuotatori e Paracadutisti di prima dell’ 8 settembre ’43, si forma il Btg. N. P. a La Spezia prima e con base a Jesolo poi. Sono uomini dotati nel fisico, nel morale, nell’ addestramento. I veterani avrebbero dovuto partecipare ad un’ azione ardua, e spericolata, lanciandosi su Malta. Le loro vicende, dopo l’ 8 settembre ’43, quali le azioni oltre le linee del Sud, in Venezia Giulia e sul fronte meridionale del Senio, in Romagna, meritano il più alto riconoscimento, ed apprezzamento, per eroismo e dedizione. Si forma il Btg. Barbarico (inizialmente, denominato Maestrale) nella caserma di San Bartolomeo, a La Spezia. I tempi sono corti e, dopo brevissimo addestramento, questo Battaglione è il primo reparto inviato sul fronte di Nettuno, dove mostra il suo entusiasmo ed il suo coraggio e, paga, con i primi caduti, il suo tributo di fede. E’ concessa la prima Medaglia d’ Oro al Valor Militare. Il nome della Decima si diffonde e diventa il simbolo della speranza per tutti coloro che anelano il fronte per contendere il suolo italiano al nemico anglo americano. Si calcola che, almeno tremila volontari, sono arruolati sotto le insegne della Decima. Molti sono dirottati verso altre formazioni quali:

Divisione San Marco,Divisione Monte Rosa, Littorio, Italia ed altre Unità della R.S.I..

Ci si può chiedere come e perché questa massa di uomini, di giovani, pur rendendosi conto della gravità del momento, scelga questa via così difficile e pericolosa. Certamente, è il frutto di una formazione, ricevuta durante il periodo della loro adolescenza, che a loro coscienza sui valori ideali e sui principi morali. Non dimentichiamo il decalogo di vita rivolto ai giovani, da Giovanni Gentile, fin dal 1932: 

“1) Non vi sono privilegi se non quelli di compiere la fatica, il dovere (…)

 4)  Abbiamo il testimonio da cui nessuno potrà mai liberarci: il    testimonio della nostra coscienza. Deve essere il più severo, il più inesorabile dei nostri giudici (…).

 È stato coniato, proprio dagli inglesi

 6)   Non dimenticate che la ricchezza è soltanto un mezzo, ncessario ma non sufficiente a creare, sa solo, una vera civiltà, qualora non si affermino quegli alti ideali che sono essenza, e radice profonda, della vita umana (…).”  

 

Questi alti ideali hanno ispirato i giovani che, respingendo l’ settembre, rifiutano di saltare sul più facile carro del probabile vincitore. Si può giungere alla resa dopo aver onorevolmente, ma, il tradimento non può essere sottoscritto per il solo fato che né possa derivare un bene materiale. L’ Onore ha un suo diritto e non si può barattare per opportunità. Coloro che sono finiti in campo di concentramento, ma, che si sono rifiutati di collaborare con il nemico, sono stati definiti, proprio dal nemico coloro che non hanno tradito”. Il termine  to badogliate” è stato coniato, proprio dagli inglesi, per bollare, chi si è comportato diversamente: tradire senza risultati. Infiniti sono gli esempi di feriti, invalidi, persino mutilati che si presentavano, dopo l’ 8 settembre ’43, nelle varie Unità della R.S.I., con la volontà di riprendere a combattere. A questo punto come poter dimenticare coloro che negli anni ruggenti prima della guerra hanno inneggiato al governo fascista, hanno sbandierato in loro adesione alla guerra contro le potenze demo-pluto-massoniche (anglo americane), si sono servilmente accodate all’uomo della Divina Provvidenza (Mussolini) e oggi si erigono a censori e martiri anti-fascisti? Sempre a La Spezia nasce il Btg Lupo. A differenza di altri reparti, ha la possibilità di un periodo più lungo di addestramento. I Marò si affiatano con i propri ufficiali ed il Btg acquista un’anima forte, uno spirito deciso, non privo di goliardia. La grande coesione ottenuta darà la più orgogliosa dimostrazione in combattimento, in particolar modo sul Senio. Nel Btg. Fulmine convengono ex-bersaglieri. Sono aggregati i “Volontari di Francia”, ragazzi pressoché sconosciuti alla Madre Patria, spesso vissuti lontani dalle filosofie del Regime, ma che nel momento della resa scoprono il legame viscerale che li unisce alla Patria e scelgono la strada più ardua: combattere per L’Onore d’Italia. Anche loro danno il loro contributo di sangue con fulgide di eroismo e sacrificio nella difesa dei confini orientali d’Italia contro le forze slave di Tito. Si costituiscono i reparti speciali di Marina: i mezzi d’assalto di superficie; il gruppo “TODARO” a La Spezia la base Sud a Fiumicino; la base Ovest a Sanremo; la base Est a Brioni;  i Nuotatori GAMMA; l’ “ANTISOM” al Varignano a La Spezia; le squadre sommergibili CB e CM, riorganizzate con il nome di squadriglia “LONGOBARDO”; il gruppo operativo SSB “CASTAGNACCI; a Lerici; la scuola palombari e sommozzatori prima a Portofino poi a Porto Rose; la scuola “GIOBBE” del gruppo ARDIMENTO per la preparazione dei volontari dei mezzi d’assalto. Ed ancora tanti altri reparti della Decima a Sesto Calende il gruppo SCIRE’ dei mezzi d’assalto; a Venezia il Btg  Serenissima; a Pavia il Btg. Guastatori Alpini Valanga; a La Speziali Btg. Sagittario e così i gruppi di artiglieria COLLEONI e SAN GIORGIO; per il genio il Btg. FRECCIA. Per la prima volta nella storia d’Italia si forma un corpo volontario femminile, il S.A.F. (Servizio Ausiliario Femminile), che entra a far parte della Divisione Decima. Disseminati in tutta  l’Italia del Centro-Nord, la Decima costituisce servizi, comandi tappa, ospedali, collegamenti, servizio informazioni. E ancora a Trieste, Pola, Fiume, Cherso, Lussino, basi e reparti di fanteria di Marina. Disseminata in Francia, Germania, sul Mare del Nord basi di sottomarini. Persino a Tien Tsing,in Cina, la base della Marina Italiana chiede di far parte della Decima MAS.

 

LA GUERRA PARTIGIANA

Nell’anno 1944 gruppi di partigiani rafforzatisi sulle montagne con i lanci paracadutati dagli anglo-americani, con l’inserimento fuorusciti politici e sbandati, intensificano azioni di disturbo, imboscate e scontri nei confronti delle truppe tedesche. Nelle città i G.A.P. (Gruppi d’Azione Partigiani) agiscono isolatamente colpendo alle spalle, in agguato, esponenti della R.S.I. La Decima non ricerca lo scontro con i partigiani. Se provocata reagisce con determinazione. Della volontà della Decima di rifiutare lo scontro con altri italiani fanno fede moltissime iniziative. Emblematico il tragico episodio del Comandante Bardelli, rientrato con il Barbarico da fronte di Nettuno, che volle parlamentare con un capo partigiano nel tentativo di persuaderlo a non attaccare gli uomini della Decima, Bardelli e 12 marò, nonostante si fossero disarmati, furono barbaramente trucidati. Più volte furono lanciati volantini nelle zone dei partigiani con l’invito a non agire contro la Decima impegnata solamente nella guerra contro gli anglo-americani. Purtroppo molti tentativi fallirono. D’altra parte nel codice di comportamento partigiano non esistevano né remore né alternative. Difficilmente pervenivano a scontri aperti. I partigiani prediligevano l’agguato e l’uccisione alle spalle o l’atto criminale contro indifesi. Ne fanno fede l’assassinio del Federale di Milano Aldo Resega e successivamente nelle “radiose giornate” la vile uccisione della Medaglia d’Oro cieco do guerra Carlo Corsari, che costituirà un’onta incancellabile per la stessa “resistenza partigiana”. Le vicende belliche impediscono che tutti i reparti possono schierarsi sul fronte Sud, e così gran parte della Decima è schierata sul confine italo-jugoslavo nel tentativo di opporsi alle invasione delle forze di Tito. La Decima MAS sublima così la sua vera natura di Unità combattente per la difesa del suolo italiano. Unità intere della Decima si sacrificano con la quasi totalità del loro Marò, come il Btg. Fulmine a Tarnova, per la salvezza di Gorizia. Così pure i Btg. n., Sagittario, Barbarico e tanti altri reparti ed uomini per difendere sino all’estremo sacrificio i confini della Patria. Per volere del Comandante Borghese la Decima già agli inizi del ’45 aveva sollecitato rapporti segreti con il governo del Sud, non già per un tradimento in extremis, ma per schierarsi a difesa della Venezia Giulia e Istria, anche dopo lo sgombero dei tedeschi e fino all’arrivo degli “alleati”. E furono ministri e generali del governo del Sud a rifiutare l’accordo. Così, prima degli anglo-americani arrivarono le orde di Tito e fu il massacro di tanti italiani. Il 25 aprile del  “45 tutti gli uomini e mezzi della Decima sono ancora in armi sui fronti di combattimento. I mezzi speciali, i Mas, ricevono l’ordine: “uscire dai porti per l’ultima azione e affrontare il nemico senza ritorno, per l’Italia”. Ecco, caro giovane, com’ è la stria, o forse la leggenda, della Decima MAS. Hanno detto che siamo stati al servizio, e succubi, dei comandi tedeschi. E’ totalmente falso. La Decima MAS, fin dai primi giorni dopo l’ 8 settembre ’43, si è opposta, con dignità e fermezza, ad ogni interferenza, o prepotenza, dell’ alleato tedesco e così, sino agli ultimi giorni, ha continuato a difendere il territorio italiano nei propri confini ed, ugualmente, gli interessi italiani da qualsiasi ingerenza tedesca. Migliaia di giovani hanno vista indicata, da questa fiaccola, la via da seguire per l’ Onore d’ Italia. Nella Decima hanno trovato un nuovo fermento, una diversa organizzazione militare dove i gradi sono solo la misura  delle responsabilità e della funzione: Alla Decima è convenuta una gioventù, non spinta da sete d’ avventura ma, consapevole che, per l’ amore e l’ onore della Patria, alla fine, c’ era l’ estremo sacrificio.

 

DECIMA!

  Diviene una parola d’ ordine, un augurio, un codice di comportamento, una dichiarazione di fede, un’ affermazione di generosità, un concetto d’ amore, un atto di ribellione, un grido di speranza.

 

DECIMA!

  E’ una reazione agli ignavi, una sfida ai codardi, una minaccia ai traditori, una liberazione dai vincoli, una rinuncia al convenzionale, all’ opportunismo.

 

DECIMA!

  Diviene un saluto, un viatico, una parola che ancora oggi, dopo 50 anni, affratella i superstiti ed affascina i giovani. Un fenomeno irripetibile, il più importante avvenimento volontaristico della nostra storia: come nella “Giovane Italia”, come nei moti di unificazione del nostro Risorgimento.

 

DECIMA!

  E’ giovinezza che travolge usi e consuetudini, che impone un nuovo concetto di vita, che non teme la morte, un nuovo ordine militare fresco, ardito, dove le decisioni si prendono e si concretano, senza intoppi burocratici, con l’ entusiasmo dei neofiti e la fede dei religiosi.

 

DECIMA!

  E’ èlite anche quando arriva alla fine. I reparti, disseminati sui vari fronti, ottengono, dal nemico, l’ onore delle armi, al momento della resa. Meritano l’ inconfessabile sorpresa, per il loro comportamento di fierezza e dignità, anche dai partigiani mentre sono trucidati nelle “radiose giornate”. A guerra finita, il Principe Junio Valerio Borghese,è accolto, con ammirazione, dall’ ammiraglio britannico, a Londra. In Patria, gli sono tolti i gradi ed, alla sua morte, lo stato ufficiale non ricorda la sua Medaglia d’ Oro e gli nega gli onori militari. Dopo 50 anni, lo spirito giovane, allegro, goliardico della Decima sopravvive e tanti giovani curiosi ed entusiasti chiedono di far parte dell’Associazione Combattenti Decima come soci aderenti. Ed ancora la Decima si fa promotrice del “Campo della Memoria”, sacrario alle porte di Nettuno in ricordo di tutti i caduti della R.S.I. per l’onore d’Italia. Caro giovane, che non conosci ideali per la vita, che vivi le quotidiane beghe e gli intrallazzi del lavoro o dello studio, che attendi la fine di ogni mese solo per contare il denaro che entra nelle tue tasche, che a tutto pensi fuorché alla tua Terra, alla Sua storia, alle Sue tradizioni, che sogni forse qualcosa al di fuori della droga, del sesso, delle tangenti, della mafia, dei disonesti  e degli opportunisti che ti circondano, non ricordarti di sentirti italiano solo quando gioca la nazionale di calcio; sappi, giovane, che la vera sconfitta dell’Italia, voluta e perseguita da questa multiforme congerie di politicanti, da questa nostra società consumistica nella quale vivi, è stata la distruzione di quei valori eterni dell’uomo che sono principi stessi che danno una ragione alla propria esistenza, quei valori che erano stati il codice di vita degli italiani prima della guerra e che gli anglo-americani durante la guerra con la politica del divide et impera hanno aiutato a distruggere e i nostri politicanti poi hanno definitivamente fatto crollare nello sconcio spirituale di oggi. Caro giovane, che ancora ignori quanto forte sia stato il nostro attaccamento alla nostra Terra, noi ti diciamo in nome di coloro della nostra Italia che hanno creato il mondo con il loro genio, in nome di coloro della nostra Italia che hanno creato l’universo con la loro arte, in nome di coloro della nostra Italia che hanno reso unito la nostra Patria con il loro sacrificio, in nome di costoro che ci hanno preceduto nella nostra Storia, ama con orgoglio, ama…ama l’Italia!

Walter Jonna

 

A cura :UFFICIO STAMPA XA FLOTTIGLIA MAS

In collaborazione con Mario Bordogna ed Emilio Maluta

  

INNO DELLA DECIMA

 

Quando pareva vinta Roma antica

sorse l’ invitta Xa Legione;

vinse sul campo il barbaro nemico

Roma riebbe pace con onore.

Quando all’ obbrobrio l’ otto di settembre,

abbandonò la Patria il traditore,

sorse dal mar la Xa Flottiglia

e prese le armi al grido per l’ onore.

Decima Flottiglia nostra

Che beffasti l’ Inghilterra,

vittoriosa ad Alessandria,

Malta, Suda e Gibilterra.

Vittoriosa già sul mare

Ora pure sulla terra

Vincerai!

 

Navi d’ Italia che ci foste tolte

Non in battaglia ma col tradimento,

nostri fratelli prigionieri o morti,

noi vi facciamo questo giuramento.

Noi vi giuriamo che ritorneremo

Là dove Iddio volle il tricolore;

noi vi giuriamo che combatteremo

fin quando avremo pace con onore.

 

Decima Flottiglia nostra

Che beffasti l’ Inghilterra,

ecc

  

Il Comandante della Decima Junio Valerio Borghese