|
1. Mosley e la nascita del movimento fascista.
Il sorgere di un fascismo inglese è indissolubilmente legato alla
figura di Oswald Mosley. A lui la British Union of Fascists (BUF) dovette il
suo prestigio e i consensi che raccolse, almeno fino allo scoppio della guerra,
anche se né l’uno né gli altri assicurarono al movimento il successo
elettorale. Una breve introduzione sulla vita e sull’iter politico del leader
del fascismo inglese ci permetterà di ricostruire il contesto, che ha reso
possibile quella "aberration in British political history"1): così è
stata, infatti, definita la nascita di un movimento fascista attivo nella più
stabile democrazia liberale del mondo occidentale. Nato nel 1896 nella contea
di Staffordshire, a nord di Birmingham, il maggiore di tre figli, Oswald Mosley
proveniva da una famiglia facoltosa ed influente. Dopo gli studi a Winchester e
a Sandurst, entrò come volontario nei Royal Flying Corps e partecipò
alla prima guerra mondiale. Nel 1916 fu dimesso dall’esercito per invalidità in
seguito ad una ferita riportata sul campo di battaglia e cominciò a frequentare
i circoli politici e culturali britannici. Nel 1922 si presentò alle elezioni
politiche come candidato del partito conservatore, ma non si considerò mai un
vero politico: il suo interesse era rivolto principalmente ai problemi
economici e sociali. Nel 1924, in seguito a contrasti sia personali sia di
vedute politiche con i conservatori, decise di entrare a far parte del partito
laburista e nel 1929 fu nominato Chancellor of the Duchy of Lancashire (ministro
senza portafoglio), con l’incarico di occuparsi del problema della
disoccupazione. Mosley fu apprezzato da molti esponenti politici del suo tempo,
specialmente durante la sua breve militanza nel partito conservatore, quando fu
definito "/.../ the most brilliant man in the House of Commons; /.../ the
perfect politician who is also a perfect gentleman"2); i giornali
dell’epoca ne parlarono in termini entusiastici, indicandolo addirittura tra i
possibili candidati alla carica di Primo Ministro. Tuttavia, la sua
incompatibilità con il sistema politico vigente si fece sempre più evidente
fino alla decisione, nel maggio del 1930, di dimettersi dalla carica di
ministro 3) per fondare, nello stesso anno, un suo partito, il New Party.
Nel programma del nuovo partito erano sì presenti idee innovative soprattutto
in materia di politica economica, tuttavia mancavano obiettivi a lungo termine
ben definiti ed i suoi membri erano per lo più dissidenti provenienti dai
partiti tradizionali: in quella fase il New Party non rappresentava
perciò né una concreta alternativa né una vera e propria rottura rispetto ai
partiti tradizionali. Fu nell’ottobre del 1932 che maturò la scelta di fondare
un nuovo partito denominato British Union of Fascists (BUF). Non si
trattava dell’unico movimento fascista di quel periodo, dato che esistevano
altre due formazioni di orientamento analogo, la British Fascists (BF) e
la Imperial Fascist League (IFL). Sorte negli anni Venti come reazione
al "pericolo rosso" e caratterizzate da un forte patriottismo, esse,
però, raccolsero scarsi consensi e persero progressivamente d’importanza, fino
ad estinguersi nella prima metà degli anni Trenta. Nonostante i tentativi di
Mosley di raggruppare i fascisti in un unico movimento, sotto la sua direzione,
la BUF non trovò nei suoi predecessori degli alleati, bensì dei rivali.4) È
noto, infatti, che tra gli esponenti delle opposte fazioni si verificarono
violenti scontri che andarono ad aggiungersi ai numerosi tafferugli tra le
Camicie Nere 5) e i loro oppositori, in particolare comunisti ed ebrei. La
maggior parte di questi scontri avvenne durante i comizi di Mosley, che erano
il principale mezzo di propaganda politica della BUF: ad essa era negata,
infatti, la propaganda radiofonica e, data la scarsità di fondi, il suo organo
di stampa, The Blackshirt, che verrà pubblicato a partire dal 1933,
aveva tiratura limitata. Mosley aveva grandi doti oratorie, egli stesso lo
riconobbe e, come sostiene Skidelsky, si convinse che "political power lay
in the response of a large audience to a stirring speech /.../".6) Aveva
molta fiducia nelle sue capacità come leader del movimento e come futuro
leader della nazione.7) I suoi sostenitori e i suoi collaboratori lo
acclamavano come leader indiscusso del movimento e vedevano in lui
l’uomo che, con il suo entusiasmo, la sua forza e il suo carattere autoritario
ed arrogante, sapeva farsi trascinatore di folle, finendo per condurre la BUF
alla vittoria elettorale e la Gran Bretagna alla stabilità politica ed
economica. V’era chi riconosceva in lui il nuovo Cesare, che avrebbe permesso
agli inglesi di recuperare l’antico splendore della loro nazione: /.../ a national leader, a
hero, who will give the British people the confidence to recover the spirit
they have lost. /.../ Mosley is already emerging
from the political obscurity into which his enemies had dismissed him. Behind
him come a host of enthusiastic followers prepared to die that Britain again
may live 8) Mosley era il blackshirt per
eccellenza, il fascist man ideale: /.../
tall and muscular, square-jawed and straight-backed - signifying discipline,
courage and vitality. Drawn without softening curves, he was a product of an
industrial society, an ‘instrument of steel’ for an ‘iron age’. /.../ the
fascist had only one joy: the cause. /.../ Fascist man was to recapture the spirit of the front, the ‘dedication to the cause
that transcends self and faction’ 9).
Il new fascist man,
che la BUF si proponeva di creare, agiva nella società seguendo un unico
fondamentale principio, quello, cioè, di mettersi al servizio dello stato ed
agire per il bene della nazione e non per i propri interessi o per quelli di un
gruppo. La domanda che egli doveva continuamente porsi era "Come posso
servire lo Stato?". Mosley parlava di "private freedom in public
service", vale a dire una libertà individuale, che però fosse inserita in
un contesto di benessere comune e di difesa dell’interesse nazionale.10) Questo
modo di pensare e di agire nella società era in netto contrasto con
l’individualismo tipico della mentalità borghese che dominava l’Europa degli
anni Trenta11) ed è uno degli aspetti rivoluzionari della BUF.12)
2. I cardini della politica della BUF.
La lettura di The Blackshirt,13) settimanale del movimento di
Mosley, e della rivista trimestrale The Fascist Quarterly,14)
rispettivamente per i periodi compresi tra il gennaio 1937 e il marzo 1940, e
tra il gennaio1935 e il gennaio 1940,15) ci consente di individuare i temi
ricorrenti nella politica della BUF e di verificare l’opinione di alcuni
studiosi, secondo i quali è possibile riscontrare un notevole grado di coerenza
nelle idee guida della BUF, dalla sua nascita fino alla sua dissoluzione
durante la guerra.16) Questa conclusione trova un’ulteriore conferma
nell’analisi di alcuni scritti dello stesso Mosley, dai quali conviene
estrapolare preliminarmente i principi ispiratori e le linee guida. Eccone uno
schematico elenco: 1) politica economica basata sull’organizzazione corporativa
dello stato; 2) patriottismo: attaccamento al Re e all’Impero, l’apertura alle
istanze degli ex combattenti; 3) politica estera: amicizia tra le nazioni
fasciste; 4) antisemitismo.17)
2.1 La politica economica.
La Gran Bretagna, che pur era uscita vincitrice dal conflitto mondiale
e poteva contare sulle risorse dell’Impero e dei dominions, si trovò,
tuttavia, a dover fare i conti con i debiti contratti con gli Stati Uniti e con
la situazione di crisi generale, che ostacolarono la ripresa nel dopoguerra e
segnarono la sua perdita del ruolo di grande potenza. Nel corso degli anni
Venti, la disoccupazione toccò livelli mai raggiunti prima - si contavano più
di un milione di disoccupati - e nel 1926, il governo conservatore dovette
affrontare un’ondata di scioperi e agitazioni sociali senza precedenti. La
crisi del 1929, inoltre, sopravvenne ad aggravare ulteriormente la situazione e
i governi, laburista prima e conservatore poi, si mostrarono incapaci guidare
il paese fuori dalla "grande depressione". Fin dai suoi esordi nella
politica attiva, Mosley dedicò particolare attenzione all’andamento
dell’economia e alle politiche economiche adottate dal governo britannico. Il
vero problema da risolvere era per Mosley la disoccupazione, da lui avvertito
come un’ingiustizia, oltre che come segno del declino della nazione. Fu proprio
tra i disoccupati, tendenzialmente disponibili al dialogo con movimenti nuovi e
anti-sistema, che il fascismo reclutò molti dei suoi aderenti.18) Né i
conservatori, né i laburisti avevano saputo trovare una cura efficace per
sanare la grave piaga della disoccupazione. Il New Party nacque proprio
dalla esigenza di raccogliere consensi per una National Policy,19) elaborata
a partire dalla metà degli anni Venti, nella quale Mosley proponeva una
riorganizzazione della politica economica britannica. Tale riorganizzazione si
era resa ancor più urgente dopo la crisi del 1929, per evitare il declino della
nazione e consentirle di "continuare a vivere in un modo degno della sua
grandezza".20) La soluzione di Mosley alle difficoltà economiche della Gran
Bretagna prevedeva l’adozione di una politica protezionistica, l’introduzione
di tecniche moderne di produzione di massa e la ripresa degli scambi con
l’Impero. Questi cambiamenti, però, potevano avvenire solamente all’interno di
un Stato organizzato su basi corporative. La creazione di uno Stato corporativo
sul modello italiano era il primo obiettivo che la BUF si proponeva di
realizzare, non appena avesse ottenuto il suo primo successo elettorale.
Numerosi saggi pubblicati in The Fascist Quarterly tessono le lodi del
sistema corporativo. Ad esempio Ezra Pound21) si dichiara sostenitore del
sistema corporativo, sulla base dei successi ottenuti in Italia e sostiene che,
proprio in virtù di questo sistema, l’Italia è all’avanguardia rispetto alla
Gran Bretagna e all’America.22) Alexander Raven Thomson, uno dei più validi
collaboratori di Mosley 23), descrive il futuro Stato fascista britannico come
un’entità corporativa, nella quale gli individui, dotati di iniziativa e
capacità di impresa, sanno organizzare le attività in modo funzionale.24) Anne
Brock Griggs individua uno dei grandi vantaggi del sistema corporativo nella
eliminazione della lotta di classe e tra i sessi, affermando che ciò è
possibile, perché nello Stato corporativo l’interesse della nazione ha la priorità
su quello dell’individuo.25) Tra i saggi pubblicati sulla rivista compare anche
una traduzione del "Discorso di Mussolini all’Assemblea del Consiglio
Nazionale delle Corporazioni" del 14 novembre 1934 e l’obiettivo
dichiarato è quello di dimostrare l’adattabilità del sistema corporativo a
realtà diverse da quella italiana.26) Come si è detto, la politica economica
proposta per lo Stato corporativo doveva essere di tipo protezionistico, ovvero
una politica che sottraesse il mercato britannico alle incertezze del sistema
capitalistico, garantendo alla nazione una totale autosufficienza: /.../ the Corporate economic
system would be a system of ‘economic self-government’, protected from internal
and external shock by the subordination of finance capital to the national
interest, ‘scientific protection’ and imperial autarchy.27) Si parla di ‘protezionismo
scientifico’, in quanto non solo gli scambi economici vengono limitati al
canale preferenziale tra madre patria ed Impero,28) ma ci si preoccupa anche di
adeguare la macchina produttiva alle innovazioni tecnologiche, così da
consentire una produzione di massa e l’aumento dei salari, senza tuttavia
perdere in competitività.29) Fondamentale ai fini di questa politica
protezionistica è il potenziamento dell’agricoltura britannica, che doveva
consentire di ottenere un produzione interna sufficiente a soddisfare il
fabbisogno della popolazione, senza dover ricorrere alle importazioni. La BUF
si fece, tra l’altro, promotrice di una campagna per la creazione di un Food
Front, che garantisse la coltivazione di tutto il suolo britannico
coltivabile e il suo massimo rendimento, intendendo per "suolo
britannico" anche i territori delle colonie e dei dominions. Nella British
Union Quarterly 30) si leggono frequenti critiche al governo contro una
politica economica che si affida alle importazioni e trascura il mercato
agricolo nazionale:
Again and again in these notes we have drawn attention to the great danger of
neglet of home agriculture, and have pointed out the treasonable nature of
financial policy sacrifying home production of food to cheap imports from
foreign countries in payments of interests of loans from the City of London.31) Nella stessa rivista sono
frequenti anche riferimenti alla difficile situazione dei lavoratori inglesi e
alla mancanza di interventi da parte del governo. Ad esempio, nell’introduzione
al numero di ottobre/dicembre 1937, vengono forniti i dati sull’occupazione
riguardanti i mesi di settembre e ottobre e si fa notare che il numero di disoccupati
in questo periodo è pari a quello raggiunto nello stesso periodo del 1929, anno
del crollo di Wall Street. Si passa quindi ad accusare il governo di
interessarsi unicamente ai problemi di politica estera, nella fattispecie ai
conflitti in Spagna e in Cina, e di richiedere continui sacrifici alla
popolazione per questioni che, invece, non dovrebbero essere di competenza
britannica.32) Le accuse al governo nazionale per la sua incapacità a far
fronte ai problemi economici appaiono di frequente anche sulle pagine del
settimanale fascista The Blackshirt e ad esse si accompagnano gli
incitamenti ai lavoratori, affinché esprimano il loro malcontento schierandosi
con la BUF. Questi inviti a manifestare il proprio dissenso e a votare BUF sono
per lo più presentati sotto forma di slogan. The Blackshirt, infatti, è
un organo di propaganda politica caratterizzato da grandi titoli in prima
pagina, veri e propri motti, che i seguaci di Mosley ripetevano, poi, durante i
comizi a sostegno del loro leader. Tra questi slogan quello più
espressivo nell’ambito della battaglia per una nuova politica economica è
probabilmente: "We Fight for Freedom and for Bread".33)
L’elaborazione di una nuova politica economica fu una costante del fascismo
inglese così come dei fascismi continentali, ma, laddove Mosley si impegnò in
prima persona nell’analisi dei problemi economici e nella ricerca di soluzioni
alternative a quelle proposte dai partiti tradizionali, Mussolini ed Hitler,
pur coscienti del ruolo che una politica economica efficace svolgeva
nell’attirare i consensi di tutti gli strati sociali, tesero a non occuparsene
personalmente, ma piuttosto ad affidare ai loro collaboratori lo studio di
metodi utili a risollevare dalla crisi postbellica le rispettive nazioni.
2.2 Patriottismo. La BUF tra passato e presente.
Alcuni aspetti della fisionomia radical-patriottica della BUF sono già
emersi dalle osservazioni fatte sinora. Ad esempio, la volontà di riallacciare
i rapporti con l’Impero e il desiderio di restituire alla nazione il prestigio
e lo splendore d’un tempo si possono ritenere espressioni di valori patriottici
e nazionalisti. Il protezionismo, a sua volta, può considerarsi come traduzione
in termini economici del patriottismo. La BUF rappresentava una novità assoluta
per la realtà politica britannica, perché univa un aspetto tradizionale ad uno
rivoluzionario.34) Il patriottismo, con il suo attaccamento alla monarchia e
all’Impero, era affiancato, e addirittura valorizzato, da una politica
economica del tutto innovativa. Il fascismo proponeva una rivoluzione nella
società e nel governo, ma ciò - a detta dello stesso Mosley - non richiedeva
necessariamente uno stravolgimento delle istituzioni esistenti.35) Si trattava
piuttosto di armonizzare il vecchio e il nuovo, di preservare gli aspetti
tradizionali adeguandoli ai cambiamenti indispensabili per il progresso della
nazione. La BUF voleva far rivivere le virtù del
glorioso passato imperiale e, contemporaneamente, farsi artefice della
modernizzazione della Gran Bretagna: The BUF saw itself as
embodying all the essentially British virtues of the past, whilst at the same
time holding all the necessary virtues for a truly ‘scientific’ and modern
future.
36) Fu
proprio l’unione di tradizione e "rivoluzione" che attirò al
movimento di Mosley i consensi di "alcuni autentici, ma patriottici,
rivoluzionari".37) Costoro erano per la maggior parte uomini che, come lo
stesso Mosley, avevano combattuto nella prima guerra mondiale, dando prova di
patriottismo e di spirito di sacrificio. Essi apprezzavano il valore che Mosley
attribuiva alla disciplina, al comando, all’obbedienza, all’ordine e alla
lealtà, ma erano anche strenui sostenitori della pace. Ai loro occhi la guerra
era stata frutto di un inganno messo in atto dai vecchi governanti nei confronti
delle giovani generazioni. Chi era sopravvissuto si era reso conto che la
guerra non aveva portato né la vittoria della democrazia nel mondo né il
benessere promesso agli "eroi". Si era dovuto, bensì, assistere
all’affermarsi del comunismo, del fascismo, del nazionalsocialismo e
all’aumento della disoccupazione e della miseria.38) Altri giovani aderirono
alla BUF per essere solidali con gli ex combattenti, dei quali avevano ammirato
la dedizione e il sacrificio per la patria. Lo stesso Mosley definiva il suo,
come un movimento di ex-combattenti, di giovani che volevano sradicare la
corruzione del passato e opporsi ad una nuova guerra.39) Che il patriottismo
fosse uno degli elementi portanti della BUF, risulta evidente anche dalla
lettura di The Blackshirt. La prima pagina di ogni numero presenta,
accanto all’intestazione, la scritta "The Patriotic Worker Paper", e
il giornale riporta molti articoli che attaccano il governo, perché si occupa
di questioni che esulano dagli interessi strettamente britannici. Ad esempio,
molto spazio è riservato alle notizie relative all’intervento britannico nella
questione etiopica, alle prese di posizione antitedesche della stampa
filogovernativa, all’accoglienza di profughi ebrei e ai presunti prestiti alla
Russia. Questi articoli sono spesso introdotti o seguiti dallo slogan
"Mind Britain’s Business!"40): un chiaro invito a non immischiarsi in
questioni extra-britanniche e un recupero di posizioni isolazionistiche e
insulari, che costituivano un leitmotiv nella storia del paese. Numerose
sono anche le pressioni al governo, affinché operi interventi che migliorino la
condizione di vita dei lavoratori britannici, sia dal punto di vista economico
che sanitario, così da favorire la crescita della popolazione. Per Mosley, come
per Mussolini, una popolazione sana e numerosa era indice di forza e garanzia
di longevità della nazione.41) Solo un popolo nel pieno delle sue forze avrebbe
potuto riportare il Regno Unito ai fasti del suo glorioso passato. I tentativi
di inscrivere il movimento fascista all’interno della tradizione britannica
andarono oltre le dichiarazioni di fiducia al Re e le pressioni per il recupero
dei legami con l’Impero. Si giunse fino a far risalire le origini del fascismo
inglese all’età elisabettiana e a parlare di "Merrie England" e di
"Britain for the British", proprio come all’epoca dei Tudor. In un
saggio pubblicato nel 1935 in The Fascist Quarterly, A.L. Glasfurd
rintraccia le similitudini tra quel periodo glorioso della storia inglese e
l’attuale fase di affermazione del fascismo in Gran Bretagna.42) Il forte
spirito patriottico, l’avanzata coscienza sociale, l’idealismo, lo spirito di
sacrificio sono elementi presenti in entrambe le epoche. Sia l’uomo dell’età
elisabettiana, che il fascist man si contraddistinguono per il loro
essere men of action. Quella dei Tudor fu un’epoca di dittatura e di
integrazione nazionale, eppure fu proprio allora che l’Inghilterra sperimentò
una rinascita culturale mai eguagliata né prima né dopo: l’obiettivo del
fascismo è di riportare la nazione a quell’antico splendore. La politica
economica fascista, per quanto innovativa, conserva un certo grado di prudenza,
che caratterizzava anche la politica economica di quell’epoca fiorente.
Glasfurd conclude invitando i membri dei partiti tradizionali, che guardano con
diffidenza ed orrore al sorgere del movimento fascista, a prendere atto di
queste analogie e costanti storiche e ad ammettere che il fascismo è il pieno
accordo con il "genio britannico". Questo tentativo di individuare
dei tratti comuni tra la nuova epoca che i fascismo si proponeva di fondare e
un’epoca gloriosa della storia della nazione è una caratteristica comune al
fascismo italiano e al nazismo tedesco che, come è noto, si rifecero
rispettivamente all’età dell’impero romano e alla mitologia nordica. Malgrado
questi tentativi di tracciare una linea di continuità tra passato e presente,
la BUF non riuscì mai del tutto a liberarsi dall’accusa di essere un
"prodotto d’importazione", un’imitazione del fascismo italiano e del
nazionalsocialismo tedesco.
2.2.1 BUF e rivoluzione.
In riferimento al fascismo inglese abbiamo più volte accennato al
binomio ‘tradizione-rivoluzione’. Poc’anzi abbiamo chiarito quali fossero gli
aspetti su cui Mosley e i suoi collaboratori insistevano per dimostrare la
compatibilità del movimento fascista con la tradizione britannica: dal legame
con la monarchia alle analogie con la gloriosa età elisabettiana,
dall’importanza del rapporto con l’Impero all’esaltazione dell’insularità
britannica. Cerchiamo ora di capire, servendoci anche di un paragone con il
fascismo italiano, in che misura il movimento fascista inglese possa essere
definito "rivoluzionario". È evidente, però, che mentre per il
fascismo italiano la portata rivoluzionaria può essere valutata in base agli
obiettivi effettivamente raggiunti, per il fascismo inglese non è possibile
andare oltre la formulazione di ipotesi elaborate a partire dalle intenzioni
programmatiche della BUF. Stabiliamo innanzitutto che cosa s’intende per "rivoluzione".
Secondo la definizione che ne ha dato Norberto Bobbio "la rivoluzione è il tentativo accompagnato
dall’uso della violenza di rovesciare le autorità politiche esistenti e di
sostituirle al fine di effettuare profondi cambiamenti nei rapporti politici,
nell’ordinamento giuridico-costituzionale e nella sfera socio-economica."43) In quest’ottica possiamo
allora affermare senza dubbio che la "marcia su Roma" e le violenze
squadriste rientrassero in un processo rivoluzionario, ma non può dirsi
altrettanto per la fase successiva in cui i fascisti governarono in coalizione
con le forze liberali. Questo compromesso - come nota Gentile - risultò del
tutto inaccettabile per gli squadristi che avevano confidato in quell’azione
rivoluzionaria per l’avvio di un radicale cambiamento politico e sociale. I
"rivoluzionari" considerarono l’esito della "marcia" come
un vero e proprio tradimento delle loro aspettative. Mussolini - come sostiene
De Felice - aveva abbandonato, già nel 1920, l’idea di "un movimento
rivoluzionario d’élite" e da allora era andato ricercando un
allargamento delle basi del fascismo per farne un partito nazionale.44) Il leader
fascista, infatti, era consapevole della necessità guadagnarsi l’appoggio della
classe borghese che voleva sì un rinnovamento, ma che nutriva anche un forte
desiderio di stabilità. Per questo motivo, una volta conquistato il potere, il
fascismo doveva procedere in modo graduale verso il cambiamento: "mutare
la sostanza mantenendo temporaneamente alcune vecchie forme".45) Questo
non significava, tuttavia, rinunciare agli obiettivi rivoluzionari, ma
piuttosto introdurre una variante relativamente ai tempi e ai modi della
rivoluzione così da renderla "più accettabile". E una rivoluzione -
sebbene forse non nei termini auspicati dai più facinorosi - di fatto vi fu: a
pochi anni dalla "marcia su Roma" i partiti erano stati aboliti, le
organizzazioni sindacali soppresse, soppressa anche la libertà di stampa,
introdotte le "leggi fascistissime", avviato il sistema corporativo.
Per quanto riguarda il fascismo inglese, come si è detto, prenderemo in esame
le intenzioni programmatiche che gli scritti di Mosley illustrano in maniera
esaustiva. Il leader fascista in The Greater
Britain - il primo volume pubblicato dopo la nascita della BUF nel 1932 -
definì in questi termini il suo movimento: The
BUF is revolutionary or it is nothing, because the corporate state would not
reform the current system but create a new society 46). L’obiettivo era, dunque,
quello di creare un società nuova in cui però ci sarebbe stata armonia tra ciò
che di buono il passato aveva costruito e le innovazioni del fascismo
indispensabili per mantenere il paese al passo con i tempi. In campo economico,
Mosley prospettava cambiamenti radicali, ma, in realtà, oltre all’introduzione
del corporativismo, l’intenzione era di conservare il sistema capitalistico,
abbinandolo al cosiddetto "protezionismo scientifico": produzione di
massa - grazie al rinnovamento tecnologico - e scambi economici limitati al
canale "madre patria - Impero".47) Queste proposte rappresentavano
indubbiamente una novità nel panorama politico inglese, ma non sembrano
sufficienti a fare del fascismo inglese un movimento rivoluzionario. L’aspetto
veramente rivoluzionario emerge, invece, se si considerano i cambiamenti che
Mosley prevedeva di apportare al sistema politico: si noti, però, che sulle
pagine del Blackshirt e della Quarterly viene dato scarso rilievo
ai progetti di riforme politico-istituzionali, mentre ampio spazio è dedicato
alle innovazioni previste in campo economico. Il sistema politico all’interno
dello Stato fascista avrebbe subito modifiche radicali. Mosley avrebbe guidato
il paese: il potere effettivo sarebbe stato nelle sue mani. I partiti sarebbero
stati aboliti, il parlamento eletto dal popolo e i candidati votati sulla base
del loro ruolo all’interno dello Stato corporativo. Il governo fascista avrebbe
potuto essere sciolto solo in seguito ad un plebiscito.48) Mosley sosteneva che
il cittadino avrebbe dovuto dedicarsi interamente alla causa fascista ed
avrebbe goduto di libertà individuale, ma allo stesso tempo il leader fascista
metteva in chiaro che: There will be no room in Britain for those who do not accept the
principle "all for the State and state for all.49) Quindi - come nota Coupland
- l’individuo sarebbe stato libero ammesso che avesse fatto propria la visione
del mondo imposta dal fascismo.50) Questo schematico riepilogo degli obiettivi
che il fascismo inglese si proponeva di realizzare una volta conquistato il
potere dà un’idea della portata rivoluzionaria del programma della BUF e rivela
non poche affinità con il fascismo italiano, che lo stesso Mosley aveva per
altro indicato come il modello da seguire.
2.2.2 Gli ex combattenti e i movimenti fascisti.
Molto è stato scritto, e molto ancora si potrebbe scrivere, su quello
che la Grande Guerra significò per tutti coloro che vi presero parte e sulle
ripercussioni devastanti, che quell’evento senza precedenti ebbe, non solo sul
piano concreto delle distruzione, della crisi economica, delle relazioni tra
nazioni, ecc., ma anche - ed è proprio questo l’aspetto che qui ci interessa -
sulla psicologia di chi visse l’esperienza della trincea. Uomini, che dovettero
fare i conti con una realtà stravolta fin nelle fondamenta, dove la morte era
ormai diventata la normalità e la vita - o meglio la sopravvivenza - era,
invece, l’eccezione; dove le giornate seguivano il ritmo dei bombardamenti e
non più il ritmo naturale dell’alternarsi del giorno e della notte; dove le
tanto elogiate innovazioni della tecnica, che avrebbero dovuto portare il
benessere, portavano, invece distruzione, come mai prima d’allora. Alla fine
della guerra i sopravvissuti - vincitori e vinti in egual misura - dovettero
fare i conti con le difficoltà di ritrovare una collocazione nel contesto
sociale ed economico del dopoguerra e, inevitabilmente, provarono uno
straziante senso di sradicamento. La guerra, inoltre, aveva rappresentato la
sconfitta di quegli ideali in cui avevano creduto e per cui avevano combattuto
e li aveva privati della forza di credere in qualsiasi valore o verità.51)
Tutto questo, contribuì a far nascere in loro un forte desiderio di ritrovare
quella tranquillità e quella "normalità", che erano state loro
negate. Ma era vivo in loro anche un senso di repulsione nei confronti di quel
sistema politico e culturale che aveva portato al conflitto e altrettanto
profonda era la voglia di cambiare radicalmente quel sistema. Questa necessità
di cambiamento si tradusse, talora, in prese di posizione estreme, che,
comportarono l’inevitabile frattura con il sistema liberal-democratico, come
nel caso del fascismo e il nazionalsocialismo.52) La nascita e le fortune
politiche del fascismo, in Italia e in Gran Bretagna seguirono, indubbiamente,
modi e tempi completamente diversi, tuttavia - come si è visto sinora - non è
del tutto impossibile rintracciare alcune analogie. L’esperienza bellica fu una
delle caratteristiche che molti dei sostenitori del fascismo italiano e inglese
ebbero in comune. Per quanto riguarda il contesto italiano, Gentile distingue
tra "le masse", per le quali la guerra era stata "un’esperienza
grande, traumatica, ma che aveva lasciato in loro un desiderio di pace,
tranquillità, benessere", e, invece, i "nuclei di minoranza",
costituiti dalle "avanguardie" o "aristocrazie guerriere",
che avevano veramente "assimilato la lezione della guerra", ne
avevano "compreso il valore rivoluzionario" e volevano la
"distruzione degli istituti liberali": da queste minoranze nacque la
classe dirigente fascista.53) Anche in Gran Bretagna Mosley e buona parte dei
dirigenti del movimento fascista erano ex-combattenti54) che, nonostante i loro
esordi in politica tra le file dei conservatori o dei laburisti, non avevano
mai smesso di avvertire una certa incompatibilità con gli esponenti delle
classe politica tradizionale e, anzi, fu proprio durante la sua militanza nei
partiti conservatore e laburista che Mosley iniziò a nutrire un crescente
disprezzo verso gli "old parties", dai quali - come sottolinea Cross
- "he felt separated by the barrier of the war".55) La guerra,
inoltre, funse da elemento di coesione tra la generazione che aveva vissuto
direttamente quell’esperienza e ne conosceva gli orrori e i giovani che
provavano ammirazione per i sacrifici degli ex-combattenti e desideravano un
cambiamento tale da impedire il ripetersi di quei tragici eventi.
2.3 La politica estera: il Patto a quattro e l’amicizia tra i fascismi.
In politica estera, il movimento fascista inglese si poneva come
obiettivi principali la difesa da quelle che considerava le minacce comunista
ed ebraica e la salvaguardia della pace tra le nazioni. Si trattava, dunque, di
obiettivi piuttosto ambiziosi, ma presentati sotto forma di semplice slogan
propagandistico come parte del programma della BUF: We fight not only for the
salvation of the land we love, we fight also for the Peace of Mankind.56) Mosley riteneva che, per
raggiungere questi obiettivi, le quattro potenze occidentali, Gran Bretagna,
Francia, Italia e Germania, avrebbero dovuto formare un fronte comune. In The
World Alternative, il leader fascista sosteneva che gli Stati
occidentali avevano interessi diversi, ma non per questo contrastanti o tanto
inconciliabili da ostacolare la realizzazione di una "new European synthesis and
solidarity."57) Il "Patto a quattro", che la BUF proponeva, non
richiedeva, di necessità, una conversione al fascismo di tutti gli Stati
interessati: l’unione si sarebbe potuta costituire anche se le forme di governo
delle quattro potenze erano diverse. Mosley notava che, anche tra i fascismi,
c’erano differenze significative, dovute, per lo più, alla componente
nazionalista connaturata al fascismo stesso; tuttavia l’avversione verso il
comunismo e il desiderio di sconfiggerlo definitivamente sarebbero stati
sufficienti punti d’accordo per un’azione comune: Hitler e Mussolini si interessarono al nostro
partito non perché le nostre idee politiche fossero simili (gli scopi di questi movimenti
nazionalisti, infatti, erano notevolmente differenti nei diversi Paesi) ma
perché noi eravamo strenui avversari del comunismo e non avevamo intenzione di
essere ostili nei confronti di alcun Paese europeo che non avesse intenzione di
danneggiare gli interessi britannici.58) I fascisti inglesi seguirono, comunque, con
attenzione anche la diffusione del fascismo in Francia. Il fatto che, nella
prima metà degli anni Trenta, la Croix de Feu 59) avesse acquisito nuovi
sostenitori e adottato un atteggiamento più decisamente fascista era visto come
espressione della crescente sfiducia nel sistema democratico,60) oltre che come
rafforzamento del fronte anticomunista. Il piano di difesa contro il comunismo
non prevedeva, però, al di là di una presa di posizione ostile, alcun
intervento attivo della Gran Bretagna, ma piuttosto un totale disinteresse
verso l’Est europeo. Ciò significava, da un lato, la cessazione dei prestiti di
denaro alla Russia e, dall’altro, il via libera a Hitler e al suo programma di
"ilotizzazione" delle popolazioni slave: (Mosley advocates) /.../ a
complete renunciation of any interest in the affairs of Eastern Europe. Adolf Hitler has taken upon himself the task of excluding Communism from
Europe and forming a bulkwark against any return of this destructive creed from
barbaric Russia. Let
him then have free hand in Eastern Europe /.../.61) La Gran Bretagna, dal canto suo, si
sarebbe occupata di difendere l’Europa dalla minaccia proveniente da Ovest,
vale a dire dalla Finanza Internazionale, che - Mosley lo credeva fermamente -
era nelle mani degli ebrei: /... / let Britain release the European States once and for all from
the stranglehold of usury operating from Jew ridden Wall Street.62) Delle prese di posizione
britanniche contro comunisti ed ebrei tratteremo più approfonditamente nel
paragrafo successivo, dedicato, appunto ai nemici della BUF. Ciò su cui
desideriamo soffermarci qui sono, invece, i rapporti tra i fascismi europei e,
nella fattispecie, tra il fascismo inglese e, rispettivamente, il fascismo
italiano e il nazionalsocialismo tedesco. Per l’analisi di questi aspetti ci
affidiamo, ancora una volta, agli scritti di Mosley, in particolare alla già
citata autobiografia, e ai saggi e agli articoli pubblicati sugli organi di
stampa legati al movimento fascista inglese. Come accennato poc’anzi, il leader
della BUF era cosciente del fatto che il fascismo, caratterizzato da una forte
componente nazionalista, assumeva forme diverse nelle diverse nazioni e si
batteva per la difesa degli interessi e del prestigio della singola nazione in
cui si era diffuso. Questo aspetto del fascismo ne costituiva ad un tempo,
paradossalmente, la forza e la debolezza.63) Se da un lato, infatti, la fede
profondamente nazionale contribuiva al potenziamento dello Stato fascista, che
veniva organizzato in modo tale da prevalere e dominare su tutti, dall’altro,
quella stessa fede impediva la piena collaborazione tra gli Stati fascisti,
che, decisi a primeggiare singolarmente, non sarebbero stati disposti a una
condivisione del potere. Mosley teneva molto a sottolineare le diversità tra i
fascismi e negava l’esistenza di una ‘internazionale fascista’: Non riuscii a trovare nulla
nel fascismo italiano di simile alla politica da me ideata /.../. Questa
politica che diffondemmo in tutta la Gran Bretagna nei sette anni di vita del
movimento fascista inglese tra il 1932 e il 1939 /.../ superava di molto la
politica seguita sia dall’Italia che dalla Germania in quel periodo e non aveva
nulla a che fare con nessuna delle due. /... / Il nostro errore non fu
l’unione, ma la divisione. Divisione che derivava da una causa naturale: la
differenza delle nostre politiche e delle nostre vedute, derivante a sua volta
dalle caratteristiche nazionali dei nostri movimenti.64) Pur prendendo atto degli
ostacoli alla cooperazione tra fascismi, Mosley non escludeva la possibilità di
rapporti amichevoli tra di essi e non perdeva occasione per elogiare Mussolini
e Hitler e difendere le loro prese di posizione, fino a rappresentarli come
vittime delle democrazie, Gran Bretagna in testa, che volevano trascinarli in
una guerra.
2.3.1 Mosley e Mussolini.
L’atteggiamento di Mosley verso Mussolini e il fascismo italiano era
ambivalente: da un lato, egli negava categoricamente qualsiasi intenzione del
suo movimento di emulare il corrispettivo italiano e insisteva sull’originalità
del fascismo inglese; dall’altro, molti erano gli elogi riservati a Mussolini e
a le sue realizzazioni in Italia, inoltre, spesso, in particolare sulla Quarterly,
il governo italiano veniva espressamente indicato come l’esempio da seguire.
Per quanto riguarda i rapporti con il capo del fascismo italiano, Mosley,
nell’autobiografia, rivela di aver incontrato Mussolini "circa una mezza
dozzina di volte tra il 1932 e il 1936".65) Il primo incontro fu
organizzato, nel gennaio del 1932, dall’allora ambasciatore inglese in Italia,
Sir Ronald Graham, e si tenne, come anche i successivi, a Palazzo Venezia. Nel
commentare le sue conversazioni col capo del governo italiano, Mosley è prodigo
di lodi: del duce egli ammirava l’ottima cultura, l’affabilità, l’umorismo
schietto, l’ottimismo, il realismo, la perspicacia, il coraggio e l’impegno
costante. Il maggior successo da lui ottenuto era - agli occhi del leader
del fascismo inglese - l’organizzazione dello Stato su basi corporative, che,
come abbiamo visto, era uno dei capisaldi del programma della BUF. Altri
aspetti, che caratterizzavano il fascismo italiano, furono poi ripresi o
comunque apprezzati da Mosley, come ad esempio l’importanza attribuita alla
forza e alla salute fisica, la centralità della famiglia, la politica
demografica, il carisma del capo e la ‘venerazione’ a lui riservata dalla
folla.66) Nel definire i legami con il fascismo italiano, Mosley smentisce
recisamente le insinuazioni secondo cui il suo movimento avrebbe ricevuto
finanziamenti dal duce.67) Colin Cross, nel suo già citato studio del 1961 sul
fascismo inglese, sostiene, invece, che, fin dalle origini del movimento
fascista, coloro che parteciparono alla sua fondazione erano al corrente degli
aiuti finanziari provenienti da Mussolini.68) Cross ha potuto raccogliere le
testimonianze dirette di alcuni dei collaboratori di Mosley all’epoca della
nascita della BUF. Tra questi, il Dott. Robert Forgan 69) rivelò all’autore di
aver svolto il ruolo di emissario a Roma nell’autunno del 1932, di aver incontrato,
in quell’occasione, Mussolini e di aver sollecitato l’interesse e il sostegno
finanziario italiano alla BUF. Tale richiesta fu inoltrata dallo stesso Forgan
anche l’anno seguente e, dalla tarda primavera del 1933 in poi, ad intervalli
irregolari, la BUF ricevette sovvenzioni in valuta europea. Il testimone
precisò di non essere direttamente a conoscenza della provenienza di quei
pacchi, ma, aggiunse che all’epoca, lui e altri funzionari superiori erano
convinti che venissero dall’ambasciata italiana.70) Dalle informazioni ottenute
da Cross, sarebbe, dunque, possibile avanzare l’ipotesi di un legame tra il
fascismo inglese e quello italiano, che va oltre le semplici manifestazioni di
simpatia e stima reciproca tra i due leader fascisti. Quest’ipotesi,
oltre a ridare adito all’idea, più volte respinta da Mosley, dell’esistenza di
una "internazionale fascista", permette anche di inserire in un
quadro più articolato i numerosi e violenti attacchi della stampa fascista
inglese contro le prese di posizione anti-italiane del governo britannico,
soprattutto in seguito all’occupazione dell’Etiopia. E’ noto, tra l’altro, che
proprio tra il 1935 e il 1936 l’ambasciatore italiano a Londra, Dino Grandi,
chiese ed ottenne la collaborazione di Mosley e dei militanti della BUF per
organizzare la propaganda a sostegno dell’azione italiana nell’Africa
orientale.71) Sulle pagine della Quarterly, inoltre, a partire
dall’autunno del 1935, si sostiene che il governo britannico non poteva addurre
come giustificazione del proprio intervento contro l’espansione italiana in
Abissinia la necessità di difendere gli interessi nazionali in quella zona,
perché la scelta italiana non danneggiava in alcun modo la Gran Bretagna.72)
Mussolini - è l’argomento del direttore della rivista fascista - non aveva
altra intenzione se non quella di procurare al suo popolo nuove terre da
coltivare: il suolo italiano, infatti, non era più sufficiente al sostentamento
di una popolazione in costante crescita, era perciò necessario rivolgersi al di
fuori dei confini nazionali. La conquista di queste terre abitate da tribù
primitive da parte di una "abundant and prolific European race" 73) aveva, inoltre, dato
inizio all’emancipazione di quei popoli da una condizione di arretratezza. Il
vero motivo dell’opposizione inglese all’Italia era - sempre secondo quanto
riportato dalla rivista fascista - la volontà di provocare un conflitto tra le
potenze fasciste e le forze democratiche guidate dalla Società delle nazioni, a
sua volta manovrata dagli ebrei. La guerra avrebbe portato alla sconfitta del
fascismo e consegnato il potere nelle mani del bolscevismo e della finanza
internazionale, vale a dire, ancora una volta, agli ebrei.74) Nella Quarterly,
il governo italiano è presentato con un’attitudine di piena disponibilità a
trattare con la Gran Bretagna, che, invece, si dimostra continuamente ostile e
diffidente verso l’Italia, anche dopo la firma del Gentlemen’s agreement 75):
Italy is not
only willing, but is definitely anxious to co-operate /.../. The British attitude, however, is very different. It is coloured by an
extreme soreness, the result of her diplomatic defeat over Sanctions. /.../ she
vents her displeasure on Italy and is very angry with her. /.../ she is ready
to attribute to Italy all sorts of hostile intentions of which the latter had
never dreamt, and to spurn or distrust all Italy’s attempts at
reconciliation.76) La rivista fascista mette in guardia contro il
persistere in un simile atteggiamento da parte britannica: Mussolini might come to believe, like Napoleon before him, that he has
in England an implacable enemy who is determined to destroy him, whatever the
cost. /.../ Where - if it is persisted in - is this anti-Italian feeling likely
to lead? Almost certainly to war.77) C’è, dunque, la tendenza a presentare Mussolini come vittima di un
complotto delle forze democratiche, che vorrebbero punirlo, perché ha osato
"sfidare l’ordine coloniale, contestando lo sfruttamento dei territori
africani da parte delle grandi nazioni capitalistiche e proponendo che
diventassero un’area di libero insediamento delle popolazioni
mediterranee."78) L’Italia fascista, però, - ammonisce la Quarterly
- non si tirerebbe indietro di fronte ad un’eventuale minaccia di guerra e
sarebbe per l’Inghilterra un avversario pericoloso, anche perché potrebbe
contare sull’aiuto di Germania e Giappone.79) I rapporti tra Mussolini e
Mosley, secondo la narrazione di quest’ultimo, si interruppero nel 1936 a causa
di un malinteso. All’epoca, i rapporti tra Italia e Germania non erano molto
buoni e, per questa ragione, la notizia che Mosley aveva segretamente celebrato
le sue seconde nozze in Germania e che Hitler vi aveva preso parte come
testimone, particolare poi smentito da Mosley,80) non dovette piacere al duce.
Il leader della BUF nell’autobiografia avanza l’ipotesi che il dialogo
si sarebbe sicuramente riaperto, se solo egli avesse fatto visita a Mussolini
dopo l’avvio della collaborazione tra Roma e Berlino. Tuttavia, l’impegno
crescente, cui lo chiamava la sua attività all’interno del movimento, gli
consentì di tornare in Italia solo dopo la guerra, quando il duce era già stato
deposto e ucciso. Mussolini, a detta dei suoi collaboratori, aveva sempre
creduto nella ‘buona stella’ di Mosley, così come credeva nella propria.81)
2.3.2 Mosley e Hitler.
Mosley riferisce di aver incontrato Hitler due sole volte, nell’aprile
del 1935 e nell’ottobre del 1936, ma c’erano già stati contatti tra Ribbentrop,
futuro ministro degli Esteri tedesco, e i teorici del movimento fascista
inglese, prima della presa di potere del nazismo in Germania. Mosley pone
l’accento sulla totale mancanza di attrito in questioni internazionali tra lui
e il Fuhrer e narra una parte del suo primo colloquio con Hitler, durante il
quale il leader inglese espresse la sua opposizione a qualunque scontro
tra Gran Bretagna e Germania che - a suo parere - non avrebbe portato alcun
vantaggio, ma solo un indebolimento reciproco. Hitler, dal canto suo,
sottolineò la complementarità delle due nazioni, essendo una la più grande potenza
navale e l’altra la massima potenza terrestre del continente,82) e non nascose
la sua ammirazione per il popolo britannico. L’impressione di Mosley fu quella
di aver a che fare con un uomo "tranquillo, freddo, indubbiamente duro,
assolutamente non un nevrotico."83) Agli occhi del leader della
BUF, il più grande difetto del Fuhrer era quello di essere afflitto da hybris:
vale a dire, dalla convinzione che l’uomo possa decidere del proprio destino e
di quello altrui, sostituendosi agli dèi. Questa presunzione gli fece perdere
il contatto con la realtà, fino a renderlo vittima della sua stessa follia: Moltissime persone
impazziscono in tempo di guerra, e Hitler divenne il più folle di tutti. /.../
non ebbe più il senso della legge morale e di limiti al proprio volere. 84) La follia, comunque, secondo
Mosley, se in parte spiega, di certo non giustifica i delitti orrendi di cui
Hitler si macchiò, dallo sterminio degli ebrei all’inutile sacrificio delle
giovani vite tedesche. Non va però dimenticato che Mosley, contrariamente a
quanto lui stesso afferma nell’autobiografia,85) non si oppose mai nettamente,
negli anni precedenti la guerra, alle prese di posizione antisemite della
Germania. Se, infatti, egli avesse realmente disapprovato il modo in cui i
tedeschi gestivano il ‘problema ebraico’, avrebbe dovuto, a rigor di logica,
opporsi alla pubblicazione di articoli, in The Blackshirt, e saggi,
nella Quarterly, che, non solo giustificavano le scelte antiebraiche del
nazismo, ma tendevano a sminuire l’entità degli attacchi agli ebrei, additando
come sobillatori coloro che parlavano di "persecuzione".86) In realtà
Mosley riteneva "assolutamente sbagliato rischiare una guerra soltanto
perché una minoranza etnica veniva trattata male in qualche parte del
mondo".87) Hitler era, per Mosley, un elemento fondamentale nel quadro
europeo: la Germania, sotto la sua guida, era diventata un baluardo contro il
comunismo e il bolscevismo, che, come si è detto, rappresentavano anche per la
BUF una grave minaccia. Dal punto di vista del fascismo inglese, la politica di
espansionismo demografico adottata dalla Germania, come anche dall’Italia, non
avrebbe dovuto essere ostacolata dai governi inglesi e francesi, che, al
contrario, avrebbero dovuto mostrare la loro gratitudine per il ruolo svolto da
queste nazioni contro il ‘pericolo rosso’: Instead of condemning Hitler and Mussolini, we
should be graceful for the fascist bulwark they have formed across Europe
against the threatening danger of Russian aggression.88) Sulle pagine del Blackshirt,
A.K. Chesterton, uno degli intellettuali del movimento,89) nonché stretto
collaboratore di Mosley, difende Hitler dagli attacchi a lui mossi da un
giornalista del "Jewish controlled Sunday Referee".90) Il
settimanale "filosemita" rappresentava Hitler come un tiranno, di cui
il popolo tedesco era molto scontento, a causa dei grandi sacrifici a cui egli
aveva costretto la nazione. Il giornalista del Referee sosteneva che
negli ultimi tempi, però, Hitler era stato messo a tacere dai suoi oppositori e
si era rinchiuso nella sua casa in Baviera, dove gli sarebbe stato più facile
fuggire in caso la situazione si fosse aggravata. Chesterton nega la veridicità
di queste affermazioni e ribadisce che Hitler è, invece, un uomo intrepido, che
ha combattuto eroicamente per il proprio Paese. Il giornalista fascista
conclude la sua "apologia del Fuhrer" con un ammonimento agli ebrei,
che tentano di screditare il nazismo: Not much longer will the British race tolerate
these filtly Yiddish rags. 91) Nella Quarterly sono
presenti saggi che hanno lo scopo di mostrare come, contrariamente all’opinione
corrente, la Germania di Hitler sia un paese felice e la popolazione sia
entusiasta del proprio leader. Ad esempio, la residenza estiva di
Hitler, a Berchtesgaden in Baviera, è descritta in termini idilliaci: coloro
che risiedono in questo luogo prescelto dal Fuhrer sembrano godere di una
vitalità particolare e il nazional socialismo è in piena sintonia con
l’ambiente circostante: You realize how National Socialism, in restoring hope, revitalizing
faith in the future of their country, has given the people something to live
for. The century-old life of the place goes on as it
always has, plus National Socialism. /.../ you hear the shrill voices of the
B.D.M. (Hitler girls) /.../ or a troop of Hitler Jugend, huge virile boys /.../
There is
always a marching song in the air." 92) Un altro aspetto che contribuisce a creare
l’immagine della "Germania felice"
è quello delle organizzazioni
giovanili e del dopolavoro, che il movimento fascista inglese apprezzava anche
nel fascismo italiano e che cercherà di proporre anche ai suoi sostenitori, ma
con scarso successo. Nella Quarterly viene riportata la traduzione di
una relazione, scritta da un tedesco, che lavora nell’organizzazione di un gruppo
ricreativo denominato "Strength through Joy". Oltre a vari esempi
delle attività promosse da questo gruppo, chi scrive fornisce anche le
motivazioni per cui il Fuhrer ha voluto che nascessero queste associazioni: The leader said: "I
want to have a strong nation: see that the tempo of work /.../ is
counterbalanced by the recreation of holidays which these men get /.../ .93) Le relazioni di Mosley con
Hitler, come quelle con Mussolini, si interruppero dopo il 1936, ma il leader
della BUF fu sempre informato sulle attività e sulle opinioni del Fuhrer. Egli,
infatti, riceveva notizie dalla sorella della moglie, che viveva a Monaco e
spesso veniva invitata, da Hitler in persona, a partecipare a pranzi e cene in
casa sua. Anche la moglie di Mosley, Diana Mitford, spesso in visita presso la
sorella, veniva incaricata dal Fuhrer di far conoscere al marito il proprio
parere su determinate questioni. È, dunque, possibile parlare di un rapporto
amichevole e cordiale tra i due leader, ma ci mancano elementi per avanzare
l’ipotesi di eventuali relazioni di tipo finanziario, come, invece, si è potuto
fare per il fascismo italiano.
3. I nemici: ebrei e comunisti.
Coloro che si sono occupati del movimento fascista inglese hanno spesso
messo in evidenza come, tra gli aspetti che lo accomunavano agli altri
fascismi, vi fosse anche l’uso della violenza contro gli avversari politici e
gli oppositori in genere. Mosley, dal canto suo, ha sostenuto che la BUF non
intraprese mai attacchi violenti, fu bensì vittima di un serie di aggressioni,
messe a segno dalle forze antifasciste allo scopo di ostacolare la propaganda
fascista.94) Di recente, nuovi documenti messi a disposizione dal Ministero
dell’Interno britannico, hanno dimostrato che non si può parlare di violenza a
senso unico, né da parte della BUF, né dei suoi oppositori: i blackshirts,
insomma, furono insieme "vittime" e "aggressori",
furono costretti a difendersi, ma non mancarono di provocare.95) Vediamo ora
chi furono gli avversari del movimento fascista e i motivi che portarono agli
scontri.
3.1 La BUF e gli ebrei.
Abbiamo in precedenza menzionato l’antisemitismo tra i cardini della
politica della BUF; è necessario, ora, precisarne le origini e illustrare le
forme in cui si esprimeva. Per quel che riguarda l’atteggiamento di Mosley
verso gli ebrei, Cross ci informa che, nel periodo pre-fascista e anche per
qualche tempo dopo la creazione della BUF, egli non aveva mostrato alcuna
tendenza verso l’antisemitismo: He mixed as freely with Jews as he did with anybody else /.../. There
was no anti-Semitism in the New Party nor in the early BUF.96) Inizialmente vi furono anche
degli ebrei tra i sostenitori del movimento fascista, ma, a partire dal 1933,
fu loro proibito di entrare a far parte della BUF. Hitler aveva conquistato il
potere in Germania e un numero consistente di ebrei tedeschi si rifugiavano in
Gran Bretagna per sfuggire alle persecuzioni. Molti membri della BUF erano
ammiratori di Hitler e incominciarono ad infastidirsi per le prese di posizione
degli ebrei contro la Germania. Gli intellettuali del movimento e i più stretti
collaboratori di Mosley, come ad esempio Joyce, Chesterton, Francis-Hawkins,
Raven Thomson, premevano per l’adozione di una decisa linea antisemita. Fu così
che sulle pagine del Blackshirt e della Quarterly, negli scritti
di Mosley e ai suoi comizi, si cominciò ad identificare gli ebrei con
l’antifascismo e a vederli come l’ostacolo alla realizzazione di tutto ciò che
il nuovo movimento proponeva per il progresso e la pace della nazione. Dalla fine
del 1933 e con sempre maggior frequenza nel corso del 1934, Mosley tenne una
serie di discorsi nei quali emerse chiaramente che l’antisemitismo sarebbe
diventato uno dei punti saldi del fascismo inglese.97) Mosley affermava che il
movimento fascista non era mai stato antisemita e che, se ora attaccava gli
ebrei, non era per motivi di razza o di religione, ma per quello che essi
facevano. Gli ebrei - spiegava il leader fascista - avevano preso a dar
contro ai fascisti: ne ostacolavano la propaganda con attacchi violenti oppure
minacciavano i direttori dei giornali nazionali che avrebbero smesso di
finanziarli, se avessero continuato la campagna pro-fascista, come nel caso di
Lord Rothermere,98) o, comunque, avessero dimostrato approvazione verso la BUF.
Inoltre si erano verificati casi di persecuzione di fascisti da parte di datori
di lavoro ebrei: "uomini e donne licenziati per nessun’altra ragione che
quella di essere Camicie Nere".99) Mosley riteneva che questo
atteggiamento ostile degli ebrei verso il fascismo fosse dovuto, da un lato, al
fatto che la BUF riconosceva la mancanza di legami tra gli ebrei e la nazione
britannica, e dall’altro, all’opposizione dei fascisti verso qualunque
intervento britannico contro la Germania. Ciò che premeva al fascismo era, in
primo luogo, la difesa del carattere, delle tradizioni, degli interessi
britannici; quanto agli ebrei, essi costituivano una minaccia a tali valori e
per questo motivo Mosley giunse addirittura a proporre che fossero deportati
con l’accusa di "condotta antibritannica". Nei numeri di The
Blackshirt qui presi in esame,100) è notevole lo spazio riservato agli
articoli che hanno come argomento gli ebrei, oltre ad una serie di vignette
"umoristiche" che sintetizzano i pregiudizi più comuni nei loro confronti.
Gli ebrei sono rappresentati come l’origine di tutti i mali che minacciano la
nazione britannica: dal comunismo alla disoccupazione, dalla disintegrazione
dell’Impero alla guerra mondiale. Numerosi articoli, tra cui spesso quelli di
uno degli intellettuali-guida del fascismo inglese, A.K. Chesterton,
evidenziano l’eccessivo peso della minoranza ebraica in Gran Bretagna e il
pericolo che ne deriva: Because of the filthy power of their gold the Jews dare to threaten
with destruction the Imperial destiny of the British people. /.../ We accept the fight and we vow that we shall not relinquish it until we
have secured the Empire against the Jewish peril, /.../.101) /.../ our unhappy
country is bound hand and foot to the Jews. They dominate Britain’s affairs;
their money-power is law. If Britons do not soon awaken to that fact in
sufficient numbers, the result will be too hideous to contemplate.102) E sulla Quarterly gli ebrei vengono indicati come "il cancro
dell’Europa" e ritenuti collaboratori di Satana: /.../ where the Jew has gone Satan has followed to heel. /.../ where
there is unhealthiness and degradation there will he (the Jew) be found.103) Tutti questi attacchi si propongono di convincere il lettore che la
sola possibilità di difendersi dalla minaccia ebraica è quella di aderire al
movimento di Mosley: Jews - Jews - Jews - all
pervading /.../. Jews Conservatives, Jews Liberals, Jews Socialists. Only the British Union
remains uncontaminated.104) Per il militante della BUF, l’ebreo è colui che abusa dell’ospitalità
concessagli da una nazione, che non è, e non sarà mai, la sua patria; l’ebreo contamina con la sua
presenza ogni aspetto della vita del paese: The horde of locusts sweeping over the
deserts, over the mountains descending upon the fertile fields of civilisation,
eating clean all the wealth /.../ leaving a desolation behind them /.../. 105) L’ebreo si arricchisce
sfruttando ricchezze che non gli appartenegono e per di più adottando pratiche
disoneste, che la sua scaltrezza gli suggerisce: They get on in business
because they adopt practices that are so slimy that no Englishman would stoop
to do them. /.../ That is the way Jews
"get on" and prosper. Not because they work any harder or because
they are any cleverer, than the Englishman, but because they are cunning and
slimy in their business practices.106) /.../ this preying upon the work of
others has given them wealth and through this wealth they have been able to
gain immense power.107) L’antisemitismo tende ad
essere esplicitamente giustificato come inevitabile reazione a quello che si
ritiene un eccesso della presenza ebraica. Ad esempio si riporta, in merito,
un’affermazione apparsa sul Popolo d’Italia e attribuita a Mussolini: Anti-Semitism is inevitable in those countries in which Semitism is
emphasised by its showiness and viciousness. Too much Semitism causes
Anti-Semitism to be born.108) Le misure adottate dai nazisti contro gli ebrei sono presentate come
"legittima difesa" contro lo strapotere ebraico in Germania: /.../ the dominance of Jews in Germany was no myth, and the
explosion of German people’s wrath and indignation was fully justified.109) Alexander Raven Thomson, un altro tra gli intellettuali più
influenti della BUF, inveisce: Let the Jewish
offenders continue their hopeless struggle against the just punishment for
their crimes against the community in which they live /.../. The Jewish
interests seem fated to dig their own grave /.../. Fear drives them on: fear of
a well merited verdict, at the polls, from awakened British people110). L’influenza
degli ebrei - si sostiene nel Blackshirt - ha ormai raggiunto livelli
intollerabili anche in Gran Bretagna: è perciò necessaria un’azione decisa che
ponga un freno allo strapotere ebraico, un’azione che solo Mosley e la BUF, con
il sostegno della popolazione britannica, possono compiere con successo: British Union does not come
to make war to any race, but it does come to release the great majority of the
British people from the yolk of a largely alien majority.111) Bisogna innanzitutto evitare
che la minoranza ebraica si rafforzi e perciò è indispensabile, da un lato,
fermare il flusso di profughi ebrei, dalla Germania e dai paesi dell’Europa
orientale, e, dall’altro, opporsi allo stanziamento di somme di denaro e alle
dichiarazioni di solidarietà a favore dei rifugiati da parte delle democrazie
occidentali e della stessa "finanza internazionale ebraica": Let us take our stand and say
we have no room in Britain for anyone but ourselves, /.../ Wake up, Britain, support British Union, unless you would become /.../ slaves of
International Finance, which is mainly Jewish.112) /.../ why should the British
and French Governments, which neglect their own nationals in order to support
High Finance and which never carry out the will of the majority within their
own frontiers, rush screaming into the arena on behalf of an eight hundred
thousand Jewish minority in Rumenia, none of whose Treaty Rights have in fact
been threatened? 113) Il sostentamento di questi rifugiati - insiste il Blackshirt -
grava sui contribuenti britannici e, come se ciò non bastasse, essi prendono il
posto dei lavoratori britannici nelle industrie: Thousand of British workers
denied the bare necessities of life with which to keep body and soul together,
are to be made to pay this money to refugee Jews, /.../.114) /.../ the truth
/.../ is that every week, every day, more alien refugees are being taken into
British industry and more British workmen are being thrown out.115) Le prese di posizione contro
gli ebrei, però, non si limitarono alle aggressioni verbali; vi furono,
infatti, duri scontri fisici in occasione di comizi o altre manifestazioni di
propaganda del movimento fascista. Gli episodi più violenti si verificarono a
Londra, nell’East End, una delle zone in cui la presenza ebraica era cospicua.
Gli insediamenti ebraici in questa zona risalivano al periodo compreso tra il
1880 e il 1900, l’epoca dei pogrom di ebrei in Russia e nell’Europa orientale.
Gli ebrei avevano sempre condotto una vita separata sia dai "cockeneys",
ovvero i nativi di quell’area londinese, sia dall’altra comunità di immigrati,
gli irlandesi. La loro totale dedizione al lavoro e il conseguente accumulo di
ricchezze, il loro atteggiamento, spesso considerato ipocrita e orgoglioso, li
avevano resi invisi ai "gentili". Quando la propaganda fascista
raggiunse l’East End, era già presente un antisemitismo diffuso, non fu,
perciò, difficile per la BUF ottenere consensi alla propria campagna
antiebraica, tant’è che, tra il 1936 e il 1937, il quartiere londinese divenne
una roccaforte del fascismo. L’organizzazione della propaganda antisemita
nell’East End prevedeva incontri ogni sera e comizi ogni settimana,
manifestazioni, anche nelle zone abitate esclusivamente da ebrei, che, quindi,
avevano un carattere volutamente provocatorio. Il Comitato di Difesa Ebraico si
mobilitò per disporre una controffensiva agli attacchi fascisti e
l’Associazione degli ex combattenti ebrei costituì un braccio armato sullo
stile dei blackshirts fascisti. Si formarono così due opposti schieramenti,
che si contendevano il controllo del quartiere. Gli scontri furono inevitabili
e violenti. Il più duro occorse il 5 ottobre 1936, in Cable Street, ed è per
questo ricordato come "la Battaglia di Cable Street".116) La BUF
aveva annunciato per quel giorno una marcia propagandistica in occasione delle
elezioni locali: avrebbe dovuto essere la più grande manifestazione di forza
del fascismo nell’East End. Il percorso della marcia includeva anche le zone
abitate da ebrei, che erano decisi ad opporsi con tutte le loro forze al
passaggio dei fascisti, perché consideravano quell’atto come una vera e propria
aggressione. Insieme agli ebrei si schierarono anche i socialisti e i
comunisti, che, sull’onda delle emozioni suscitate dalla guerra di Spagna, appena
scoppiata, videro in quella marcia l’equivalente britannico della ribellione di
Franco. All’arrivo di Mosley, gli oppositori iniziarono a lanciare sassi e in
Cable Street fu eretta una barricata, che la polizia cercò invano di abbattere
per far largo al corteo fascista. Il segretario del Partito Laburista, vista
l’efferatezza degli scontri, avvertì il Ministero dell’Interno che se la marcia
non fosse stata interrotta, ci sarebbe stato spargimento di sangue. Fu
comunicato, quindi, l’ordine di sospendere la dimostrazione e Mosley, molto
contrariato, tenne un breve discorso nel quale accusò il governo di aver ceduto
alla violenza comunista ed ebraica. La vendetta fascista giunse una settimana
più tardi: un gruppo di giovani fece irruzione in Mile End Road, frantumando
vetrine e finestre, e aggredendo chiunque sembrasse ebreo. L’adozione della
linea antisemita influì indubbiamente sull’andamento delle adesioni al
movimento fascista, ma se da un lato essa contribuì in modo decisivo
all’acquisizione di aderenti nell’East End, non mancò anche di provocare prese
di distanza da parte di chi vedeva nell’antisemitismo e nella violenza con cui
era espresso un allineamento al nazismo tedesco.
3.2 La BUF e i comunisti.
Il comunismo era l’altro grande nemico che la BUF si proponeva di
sconfiggere. Anticomunismo e antisemitismo andavano spesso di pari passo: gli
ebrei erano, infatti, accusati, tra l’altro, di voler "bolscevizzare"
l’Occidente. Se però Mosley, nell’autobiografia, nega di esser mai stato
antisemita,117) ribadisce, invece con convinzione il proprio anticomunismo e lo
avverte come un problema ancora irrisolto: Il comunismo non rappresenta mai una forza
trascurabile; dovrebbe essere studiato come deve essere sempre studiato un
grande nemico /.../ Detestabile nel comunismo /.../ è la qualità dal suo
fanatismo che usa e giustifica i mezzi più vili per raggiungere fini che
sinceramente crede nobili. Il comunismo è, infine, disastroso perché distrugge
qualsiasi senso d’onore e di fiducia fra gli uomini /.../.118) Alcuni ex comunisti furono
attratti dalla BUF, tra questi ad esempio Alexander Raven Thomson, che divenne
uno dei più stretti collaboratori di Mosley e uno degli intellettuali più
influenti del fascismo inglese. Mosley riconosce - ancora nell’autobiografia -
la grande dedizione dei comunisti alla causa per cui si battevano e ne ammira
la costanza e la capacità di ripresa dopo le sconfitte: /.../ alcuni dei migliori
dei nostri iscritti erano ex comunisti, e qualcuno di loro ricoprì anche
importanti incarichi nel partito. /.. ./ I comunisti sono in genere molto
versati alla politica pratica e dopo il necessario periodo di prova, spesso
diventano militanti di valore.119) Ma, al di là di queste ammissioni, i comunisti
rimasero sempre i peggiori nemici, sia a livello ideologico, sia come
boicottatori delle le manifestazioni fasciste. Alla fine della guerra la Russia
e l’ideologia comunista esercitarono una certa attrazione su quegli strati del
proletariato europeo che tendevano ad attribuire la responsabilità della guerra
al capitalismo, e anche alcuni strati del proletariato inglese, se pur in
misura minore rispetto al resto d’Europa, guardarono con interesse ad Est.
Negli anni 1919-’20 si ebbero, anche in Gran Bretagna, grandi lotte dei
lavoratori, che però rimasero circoscritte al piano sindacale; nel 1924, per la
prima volta, il governo fu formato dai laburisti, con l’appoggio dei liberali.
Il primo movimento nazionalista britannico, i British Fascists, era sorto
proprio come reazione al diffondersi del socialismo e del comunismo.120) Anche
la BUF, fin dalla sua fondazione, aveva avvertito il comunismo come una
minaccia alla stabilità e alla tradizione inglesi e ancora di più quando, nel
1936, prima in Spagna e poi in Francia, le sinistre conquistarono la maggioranza
di governo con le esperienze di fronte popolare. Da allora apparvero sul Blackshirt
frequenti accuse al governo nazionale di sperperare enormi somme di denaro in
prestiti ai Paesi socialisti e comunisti, a scapito della popolazione
britannica, e a vantaggio di un’alleanza che aveva come obiettivo la guerra
contro la Germania e l’Italia: All the old Parties have spent millions in foreign adventures while
they starve our own people of the necessities of life. /.../ The Tories and the Socialists are united in the policy of war abroad and
starvation at home. /.../ So, money, /.../ needed for British housing, has to
go to France to keep a Socialist Jew in the saddle as Prime Minister.121) All’epoca della ribellione franchista in Spagna, la Quarterly
metteva in guardia i suoi lettori dai tentativi della stampa, sia di destra che
di sinistra, di screditare: /.../ the rising tide of
sane Spanish nationalism which is rapidly replacing the bloody rule of Red apes
who have murdered and raped behind the screen of Menshevik respectability.122) Le nazioni fasciste, "civilizzate" e "moderne",
venivano sempre contrapposte alla Russia comunista, "barbara" e
"arretrata". L’invito era a sostenere il fascismo, perché costituiva
l’unica forza in grado di far fronte al "pericolo rosso": If we are wise we should do nothing to weaken this line of defence of
Western civilization against Eastern barbarism. /.../ Fascism alone can save Western Europe from the Red Marshal /.../. Insurgent nationalism alone
can bar his path.123) Era opinione di Mosley che Hitler dovesse essere lasciato libero di
agire nell’Europa dell’Est e che la Gran Bretagna non dovesse assolutamente
lasciarsi trascinare in una guerra contro le potenze fasciste in difesa di
interessi comunisti ed ebraici: /.../ abbiamo combattuto la Germania una volta per una contesa con la Gran
Bretagna e non la combatteremo nuovamente per una sua contesa con i Socialisti
o gli ebrei.124)
I comunisti, come si è detto, erano, insieme agli ebrei, i più convinti
antifascisti e costituivano un duro ostacolo alle manifestazioni di propaganda
fascista. I dati forniti dal Distretto di Polizia Metropolitana (MPD) al
Ministero dell’Interno britannico hanno consentito di calcolare che su un
totale di 402 incontri, organizzati dai fascisti tra il gennaio 1934 e il
settembre 1938, il 14% è stato interrotto o comunque disturbato da disordini
provocati da comunisti e che dei 328 arrestati, i comunisti costituivano il
24%.
4. Le adesioni: estrazione sociale e distribuzione geografica del
movimento.
4.1 I numeri dell’assenso.
Gli studiosi che si sono proposti di fornire i dati relativi al numero
di iscritti alla BUF e all’andamento delle adesioni conquistate durante gli
anni Trenta, hanno incontrato grandi difficoltà a causa della quasi totale
mancanza di pubblicazioni ufficiali in merito. Questo spiega anche le
divergenze che si riscontrano esaminando le cifre prodotte nei diversi studi
sull’argomento. Le fonti che hanno consentito di formulare quantomeno
un’ipotesi sul numero delle adesioni negli anni compresi tra il 1934 e il 1940
sono: le testimonianze dei collaboratori di Mosley, riguardanti il 1934,
raccolte da Colin Cross, le fonti ufficiali, ma solo per il 1939-’40, e le
cifre riportate dalla stampa relative al pubblico dei comizi organizzati dalla BUF.
Non è stato possibile recuperare alcun dato per il periodo precedente il 1934.
Proprio la mancanza di dati certi consentì a Mosley di sostenere che le
adesioni erano andate progressivamente aumentando dal 1932 al 1939, con poche e
lievi fluttuazioni, e di respingere l’asserzione secondo la quale, a partire
dal 1936, con l’approvazione, da parte del Parlamento, della Legge sull’Ordine
Pubblico,125) il movimento fascista avesse imboccato la via del declino. Nella Quarterly,
così come nel Blackshirt, vengono riportati quasi esclusivamente i dati
relativi ai successi ottenuti dal movimento e, inoltre, non vengono mai
pubblicate cifre precise, perché, come affermava Mosley: /.../ era nostra regola non
pubblicarle. /.../ le fluttuazioni sono inevitabili e in una lotta di quella
intensità sarebbe stato un errore far conoscere ai nostri avversari la nostra
debolezza o la nostra forza.126) È possibile, tuttavia, ritrovare nella Quarterly anche un
accenno ad un periodo di difficoltà, che il fascismo inglese avrebbe
attraversato nel corso del 1935. Ma, a questa ammissione, seguono subito delle
precisazioni: si era trattato di una fase di crisi di tutti i fascismi europei
ed era stata immediatamente seguita da un rapido rafforzamento.127)
Interpretando i dati raccolti nel corso delle sue ricerche, Cross fissava
l’apice delle fortune del movimento nel 1934, e più precisamente tra il gennaio
e il giugno di quell’anno, periodo che coincideva sia con l’appoggio alla BUF
da parte del magnate della stampa, Lord Rothermere, sia con una fase di grande
difficoltà per il governo nazionale, guidato dal laburista Ramsay Mac Donald.
Le adesioni avrebbero raggiunto allora approssimativamente le 40.000 unità, di
cui 5-10.000 membri attivi. La perdita del sostegno di Rothermere, nel luglio
di quell’anno, segnò l’inizio di un progressivo calo del consenso che giunse al
livello più basso nel 1939, con un totale di circa 9.000 aderenti (di cui 1.000
membri attivi). Cross rivelava la difficoltà di indicare con esattezza il
numero dei membri del partito, difficoltà dovuta soprattutto al fatto che,
contrariamente agli altri partiti, nella BUF non erano previste elezioni
interne per la designazione dei funzionari e quindi non esistevano le liste dei
votanti.128) Negli anni Settanta, Robert Skidelsky129) utilizzò nuovi dati per
la stima delle adesioni, giungendo a conclusioni sensibilmente differenti
rispetto a quelle, fino ad allora indiscusse, di Cross. Nell’interpretazione di
Skidelsky rimaneva invariata la cifra relativa al 1934, fornita da Cross e
ottenuta dalle valutazioni del già citato Dott. Forgan; cambiava, invece,
completamente il dato relativo al 1939. Lo studioso notava che Cross aveva
ricavato la cifra di 9.000 membri da una dichiarazione di Sir John Anderson
alla Camera dei Comuni, il 25 luglio 1940, a sua volta basata sulle liste di
iscrizione della BUF.130) Tali liste riportavano, però, solo i dati relativi ai
membri attivi del movimento. Con il supporto di una relazione pubblicata dal Daily
Mirror nel luglio 1939, di un’inchiesta sulle adesioni alla BUF nello
Yorkshire e delle cifre riguardanti l’adunata a Earl Court nello stesso
mese,131) Skidelsky ritenne di poter ipotizzare l’esistenza di almeno tre
membri passivi per ogni membro attivo e concluse affermando che il dato relativo
al 1939 era in realtà molto simile alle 40.000 unità del 1934. Secondo
quest’ipotesi non si poteva più parlare di un costante declino delle adesioni
dal 1934 in poi: vi fu certamente un ridimensionamento del movimento, dopo che
Rothermere ritirò il proprio appoggio e anche a seguito di problemi finanziari
e di dissidi interni al movimento, ma già l’anno successivo le adesioni
ripresero, fino a riportarsi, nel 1939, agli stessi valori del 1934.
Un’ulteriore ipotesi sui dati relativi al numero di aderenti, che la BUF
ottenne nel periodo 1934-’40, è stata formulata negli anni Ottanta dallo
studioso britannico, G.C. Webber, nell’ambito di una ricerca sui partiti di
destra in Gran Bretagna tra le due guerre. Webber prende in esame sia le
conclusioni di Cross che quelle di Skidelsky nell’intento di dimostrare, sulla
base di nuovi dati messi a disposizione dal Ministero dell’Interno britannico,
come entrambe le interpretazioni fossero almeno in parte fuorvianti. Per quanto
riguarda Cross, in realtà, Webber non ritiene necessario contestare, dati alla
mano, le sue deduzioni, perché il quadro da lui delineato era "semplice,
sensato e coerente con i frammenti di informazione allora
disponibili".132) Invece, per dimostrare l’erroneità delle conclusioni di
Skidelsky, Webber fa uso delle nuove fonti a sua disposizione. L’argomentazione
dello studioso si basa prevalentemente sui dati relativi alle vendite dei
giornali della BUF, The Blackshirt e Action,133) per il periodo
1934-’39. La media mensile delle vendite permetterebbe di ipotizzare la cifra
di 22.000 lettori di stampa fascista. Alla luce di questo dato, Webber può
giudicare eccessiva la cifra di 40.000 membri, calcolata da Skidelsky: essa
contrasterebbe con l’opinione, generalmente accettata, secondo la quale, dopo il
1935, la BUF attirò sostenitori più impegnati a livello ideologico nella causa
fascista, che, quindi, avrebbero dovuto leggere i giornali del movimento.
Webber non contesta la cifra di 40.000 membri per il 1934, già fornita da
Cross. Egli, infatti conferma che quello fu un anno eccezionale per le adesioni
alla BUF. Ritiene, però, scorretto il procedimento di Skidelsky che, sulla base
dei dati relativi a quell’anno particolare, fissò il rapporto tra membri attivi
e membri passivi a uno a tre (1:3), e lo considerò invariato per anni
successivi al 1934. In realtà, secondo Webber, un valore più vicino al vero si
otterrebbe, fissando la proporzione tra membri attivi e membri passivi a uno a
uno e mezzo (1:1,5), come dai dati riferiti al novembre del 1936, messi a
disposizione dal Ministero dell’Interno britannico. Il totale così calcolato,
per il 1939, sarebbe di circa 20.000 membri, un numero che riflette,
grossomodo, quello dei lettori di stampa fascista ed indica che la BUF, in
quell’anno, aveva raggiunto un livello di adesioni inferiore soltanto a quello
dell’anno record 1934. Riportiamo di seguito una tabella, sull’esempio di
quella pubblicata da Webber,134) che riassume e chiarisce l’andamento del
consenso al movimento di Mosley, tra il 1934 e il 1939:
Tab.1 Stima delle Adesioni alla BUF per gli anni 1934-’39.
|
Data
|
Adesioni
|
Fonti
|
|
feb. 1934
|
17.000
|
News Chronicle 6.2.34
|
|
ago. 1934
|
50.000
|
Min. dell’Interno brit.
|
|
ott. 1935
|
5.000
|
"
|
|
mar. 1935
|
10.000
|
"
|
|
nov. 1936
|
15.500
|
"
|
|
dic. 1938
|
16.500
|
"
|
|
sett. 1939
|
22.500
|
Dichiarazione di Sir John Anderson, Camera dei Comuni, 25.7.40.
|
N.B.:
per gli anni in cui il totale non era noto, esso è stato calcolato sulla base
del rapporto tra membri attivi e membri passivi fissato a 1:1,5.
4.2 Il sostegno del Daily Mail.
Vediamo ora in che modo il sostegno di Lord Rothermere e la particolare
congiuntura politica influenzarono l’andamento del consenso. Le ragioni che
indussero Rothermere a farsi promotore di una campagna di stampa a favore della
BUF sono da ricercarsi proprio nella situazione di crisi della politica
britannica. Nella prima metà del 1934, le forze politiche, che si proponevano
come alternativa al governo nazionale in crisi, erano da un lato la Socialist
League, guidata da Stafford Cripps, e dall’altro la BUF di Mosley.
Rothermere - secondo quanto riferito da Cross - era allarmato dalla prospettiva
di una rivoluzione comunista, quindi non avrebbe mai potuto accettare che
l’estrema sinistra di Cripps governasse il paese; ma oltre a ciò, molto probabilmente,
egli credeva di poter guadagnare la BUF ai propri obiettivi politici, cosa che
non gli era riuscita con il partito conservatore.135) L’articolo che segnò
l’inizio della campagna a favore di Mosley portava il titolo: "Hurrah for
the Blackshirts!", fu scritto dallo stesso Lord Rothermere e pubblicato
sul Daily Mail, l’8 gennaio 1934. Rothermere sosteneva che l’obiettivo
di Mosley era quello di rimettere la Gran Bretagna "al passo coi
tempi" e di governare la nazione nel migliore dei modi, sull’esempio
dell’Italia e della Germania, che erano, parola di Rothermere, "beyond all
doubts the best governed nations in Europe today"136) Altri articoli
comparvero, non solo nel Daily Mail, ma anche negli altri organi di
stampa di proprietà del magnate, vale a dire i due giornali della domenica, il Sunday
Pictorial e il Sunday Dispatch e il quotidiano della sera, l’Evening
News. Si trattava, dunque, di una porzione piuttosto influente di stampa
inglese e per questo il pur breve periodo del sostegno di Rotheremere
portò i suoi frutti in termini di adesioni al movimento. Si nota, infatti, come
risulta anche dalla tab.1, che da circa 17.000 adesioni, nel febbraio del 1934,
si passò, nell’agosto di quello stesso anno, a circa 50.000 (40.000 secondo
Forgan/Cross/Skidelsky), vale a dire che il numero degli aderenti alla BUF
triplicò in soli sei mesi. Il connubio tra Rothermere e la BUF si concluse, nel
luglio del 1934, a causa di alcuni episodi che evidenziarono le divergenze tra
il magnate della stampa e il leader fascista. Rothermere manifestò la
propria disapprovazione soprattutto per le prese di posizione antisemite della
BUF, che si palesarono nel corso del 1934, ma anche per la violenza durante i
comizi e gli attacchi agli antifascisti, nonché per il fatto che Mosley
continuasse ad esprimere la propria simpatia ad Hitler, anche dopo gli efferati
delitti della "notte dei lunghi coltelli". Mosley,
nell’autobiografia, presenta il proprio punto di vista sulla fine del rapporto
tra la BUF e il Daily Mail, e sullo stesso Rothermere in questi termini: Lord Rothermere mi spiegò di
aver difficoltà con alcuni suoi inserzionisti, che non avevano gradito l’aiuto
da lui dato alle Camicie Nere. /.../ Era un patriota e un personaggio di primo
piano ma gli mancava il carattere necessario per assumere posizioni
intransigenti /.../.137)
4.3 Estrazione sociale di militanti e simpatizzanti della BUF.
Qualche indicazione sul tipo di sostenitori che la BUF attirava può
essere ricavata dalle considerazioni sul pubblico cui la stampa fascista era
indirizzata. Per esempio, abbiamo già accennato al fatto che The Blackshirt
si autodefiniva "the patriotic worker paper": il target a cui si
rivolgeva era, dunque, esplicitamente una classe di lavoratori, caratterizzata
da un forte legame con il paese e con la tradizione. Per quanto concerne i
contenuti del settimanale fascista, molti articoli erano dedicati a notizie di
carattere nazionale e regionale: particolare attenzione era riservata al
problema della disoccupazione e si insisteva sulla necessità d’intervento, da
parte del governo, per incentivare l’industria e l’agricoltura britanniche. Il
linguaggio utilizzato era semplice e diretto, i titoli, sempre ben evidenti,
erano spesso strutturati a mo’ di slogan, poi ripresi nei numeri successivi. Non
mancavano vignette umoristiche, tese a criticare il governo o a ridicolizzare
gli ebrei, fotografie del leader e della folla che assisteva ai comizi,
inserzioni pubblicitarie, annunci economici, ecc. Questa analisi, indubbiamente
parziale e sommaria, può, però, permetterci di azzardare l’ipotesi che i
sostenitori del movimento fascista inglese fossero, per lo più, operai e
agricoltori,138) desiderosi di un cambiamento, che, tuttavia, non comportasse
un taglio netto con la tradizione e con le istituzioni; il loro interesse era
rivolto ai problemi nazionali e regionali, più che alle questioni
internazionali. Se, però, prendiamo in considerazione la Quarterly, ci
accorgiamo che è possibile giungere a conclusioni completamente diverse. La
rivista fascista, infatti, sembrava concepita per tutt’altro tipo di pubblico,
sia per i temi affrontati che per il linguaggio impiegato. Si trattava di una
pubblicazione trimestrale, che raccoglieva saggi degli intellettuali del
movimento, ma anche di illustri simpatizzanti, come ad esempio Ezra Pound, e
traduzioni di articoli o discorsi di esponenti del fascismo europeo, come
Mussolini e Goebbels. Questi scritti erano introdotti da un editoriale nel
quale venivano discussi i principali temi di attualità, con particolare riguardo
alla politica estera. Ogni numero si chiudeva con un elenco di libri
consigliati e con le recensioni di alcune delle pubblicazioni più recenti. È
chiaro, dunque, che questa rivista era indirizzata a dei lettori più colti, in
grado di confrontarsi con tematiche più complesse e interessati anche a
questioni internazionali. Lettori che con ogni probabilità appartenevano alla
borghesia medio-alta. La stampa fascista, dunque, si rivolgeva
contemporaneamente a due fasce di pubblico tra loro molto differenti: il
proletariato, da un lato, e la borghesia, dall’altro. Risulta allora difficile
tracciare il profilo del "sostenitore tipo", proprio per
l’impossibilità di associarlo ad una determinata classe sociale o attività,
che, almeno in parte, ne qualifichi le esigenze e le aspettative e dia ragione
del suo consenso al movimento di Mosley. Questa stessa difficoltà ha portato
alcuni studiosi del fascismo a concludere, un po’ sommariamente, che la BUF,
attirò "diverse categorie di persone, che aderirono per svariati motivi."139)
Altri, invece, giunsero a dare una descrizione dettagliata del
"sostenitore tipo", una descrizione, però, inevitabilmente riduttiva,
perché trascurava una larga fetta della base del movimento.140) Cross, dal
canto suo, ha cercato di trarre informazioni sul tipo di persone che
sostenevano la BUF, prendendo in considerazione i dati, ritrovati sul
settimanale fascista Action,141) che riguardavano sessantaquattro
candidati presentati alle elezioni tra il 1936 e il 1938: The candidates were, on the whole,
young. /.../ twenty-one in the age-group twenty-one to thirty, twenty-two in
the age-group thirty-one to forty and
twenty-one aged forty-one and over. Their occupations
varied widely, the biggest categories being people engaged in ‘business’
(twelve), full-time British Union officials (ten), retired officiers of the
service (eight) and farmers, market gardeners and poultry farmers (six). There
were two schoolmasters, two journalists, two railways clerks, two accountants,
one barrister, one doctor, one actor, one commercial artist, one travel agent’s
courrier, one miner, one bus-driver and one controller of the Daily Mail’s
women canvassing staff.142) Questi dati non fanno altro
che confermare l’eterogeneità del consenso, pur evidenziando una certa prevalenza
di quelle categorie, che potrebbero rientrare nella cosiddetta
"middle-class". Altrove, Cross affermava, senza esitazione, che The long-service Blackshirt was a man of the lower middle-class, not
particularly clever but capable of loyalty and sacrifice.143).
Un’analisi
più approfondita del tipo di persone che aderivano alla BUF ci viene offerta,
ancora una volta, dallo studio di Webber144). La BUF - egli sostiene - attirò
gruppi diversi, in diverse aree e in momenti diversi. Fermo restando che il consenso
ebbe un carattere eterogeneo per tutto il periodo 1934-’39, è, tuttavia,
possibile indicare, di anno in anno, le categorie o classi sociali, che
espressero il maggior numero di adesioni.145) Nella prima metà del 1934, come
si è visto, la BUF raccolse il maggior numero di consensi, grazie, soprattutto,
al sostegno del Daily Mail. Il fatto che i lettori del Daily Mail
appartenessero in gran parte alla borghesia, potrebbe suggerire che la BUF
fosse, in quel periodo, un movimento prevalentemente borghese e, in effetti, in
quei mesi, il movimento non riusciva, se non molto faticosamente, ad attirare
l’attenzione della classe operaia. Comunque - precisa Webber - per avere una
visuale completa della composizione dei consensi, non bisogna trascurare le pur
limitate adesioni del proletariato, in particolare dei disoccupati.
Considerando il periodo compreso tra la seconda metà del 1934 e il 1935, Webber
nota che al drastico calo di consensi (tab. 1) si accompagnò un vistoso
cambiamento della base del movimento. I principali sostenitori della BUF erano,
allora, operai e disoccupati delle industrie cotoniere del Nord; iniziavano,
inoltre, ad emergere alcuni sparuti gruppi di aderenti nell’East End (Londra),
che sarebbe diventata, tra il 1935 e il 1938, una roccaforte del fascismo.
Webber non manca di constatare, anche in questo caso, l’impossibilità di
delimitare la base del movimento ad una sola classe sociale: le relazioni dello
Special Branch mostrano, infatti, la persistenza e addirittura la crescita
delle adesioni da parte della borghesia. 146) Questa situazione - sempre
secondo i dati raccolti da Webber - sembra protrarsi per tutto il periodo
1935-’38. Dalla fine del 1935 il numero delle adesioni riprese a salire e la
BUF si rafforzò, soprattutto nelle zone industriali del Nord e nell’East End,
ma, allo stesso tempo, si registrava una ripresa del consenso a Sud e a Sud
Est, dove era forte la componente borghese. Per quanto riguarda, infine, il
periodo 1938-’40,147) è Webber segnala un progressivo calo dei sostenitori
nell’East End, ma, contemporaneamente, un incremento complessivo delle adesioni
e una accentuazione del carattere borghese del movimento. Lo studioso
attribuisce la crescita dei consensi da parte della borghesia alla politica di
opposizione alla guerra adottata dalla BUF e fa notare, inoltre, che molti di
questi sostenitori provenivano dal partito conservatore. Proprio in quel
periodo, infatti, i conservatori stavano attraversando una fase di crisi,
dovuta a divisioni interne e la BUF ne trasse notevole vantaggio. Riassumendo
potremmo dire che i sostenitori della BUF appartenevano, per lo più, a due
classi sociali: la classe operaia e la borghesia. Non sarebbe corretto
identificare il sostenitore fascista con una sola di queste due componenti
perché, come dimostra la ricerca di Webber, esse furono costantemente
compresenti, pur variando di anno in anno le rispettive percentuali sul totale
degli aderenti.
4.4 Distribuzione geografica del movimento.
Cercheremo ora di tracciare una mappa dei consensi, aiutandoci con dei
grafici, che ci permetteranno di indicare le aree maggiormente interessate dal
fascismo. Per la realizzazione di questi grafici ci siamo basati sui dati
presentati nel già citato studio di Webber e messi a disposizione dal Ministero
dell’Interno britannico. Il movimento fascista era nato a Londra e la
componente londinese fu per tutto il periodo 1934-’40 quella più consistente.
L’apice delle adesioni fu raggiunto, nell’East End, la zona Est della capitale,
tra il 1936-’37. Molti abitanti dell’East End aderirono alla BUF perché
favorevoli a una politica antisemita: il numero di ebrei in questa zona, come
si è visto, era piuttosto consistente. Nella prima metà del 1934, la BUF era
forte soprattutto a Londra, ma anche al centro, Yorkshire e Lancashire, e nella
zona a Nord Est della capitale, East Anglia. Un numero modesto di adesioni si
ebbe anche nei Midlands, in particolare a Birmingham, Wolverhampton e Stoke
(fig. 1, p. 194). Il 1935 fu un anno di grave perdita per il movimento: le
adesioni passarono dalle 50.000 unità raggiunte nell’anno record 1934, alle
5.000 unità. Ancora una volta la maggior parte degli aderenti si registrò a
Londra e nelle zone limitrofe; la somma delle adesioni nello Yorkshire e nel
Lancashire costituiva il 40% del totale; Birmingham e altre zone, escluso il
Nord, dove il consenso fu pressoché nullo, contribuirono per circa un decimo
del totale ( p. 194). Sempre secondo le relazioni dello Special Branch, durante
il 1936, la BUF sembrò registrare una vistosa crescita dei consensi solo
nell’East End, mentre lo Yorkshire e il Lancashire, pur incrementando il numero
delle adesioni, perdevano in percentuale sul totale, contribuendo, insieme, per
un 20% del totale contro il 40% dell’anno precedente. In compenso, però, si
ebbe una ripresa del consenso al Sud e Sud Est. Il Nord, invece, rimase ancora
un’area piuttosto difficile da conquistare per il fascismo inglese e le
adesioni furono praticamente nulle A
partire dal 1938 la BUF iniziò a perdere terreno nell’East End. Probabilmente,
come suggerisce Webber, questo ridimensionamento del movimento fu una
conseguenza dell’accordo di Monaco, che aveva sollevato del risentimento nei
confronti della Germania e quindi una presa di distanza dal fascismo inglese,
che non aveva mai nascosto le proprie simpatie per il nazismo.
Contemporaneamente, però, crebbero le adesioni in altre zone della capitale e
del Paese e questa tendenza si mantenne anche per l’anno successivo, tanto che,
nel settembre del 1939, si registrò un numero di aderenti superiore del 50%
rispetto alla fine del 1936. È possibile supporre che, nel corso del 1939, il
sostegno alla BUF venisse soprattutto da coloro che ne apprezzarono la presa di
posizione pacifista. Il timore della guerra, dunque, fece sì che la BUF, da un
lato, perdesse l’appoggio delle classi operaie dell’East End, che pur
fortemente antisemite erano però altrettanto antitedesche, e, dall’altro
guadagnasse il sostegno dei pacifisti, in gran parte appartenenti alla
borghesia. Le informazioni contenute nelle relazioni dello Special Branch
consentono di tracciare due diversi scenari della distribuzione dei consensi
nel 1939. Il primo considera, che fuori dalla zona londinese, le adesioni si
dividevano equamente tra Yorkshire e il Lancashire, e che le restanti zone contribuivano
con un totale di 1.500 aderenti, vale a dire il 7% circa del totale. Il secondo
scenario, invece, dà risalto alla ripresa del movimento nel Sud e Sud Est, dove
il numero di adesioni sarebbe stato pari a quello registrato nello Yorkshire.
Entrambi gli scenari, comunque, evidenziano la perdita percentuale delle
adesioni a Londra: infatti, pur passando dalle 8.500 unità del 1936 alle
11.000, le adesioni della capitale, nel 1939, rappresentavano il 49-50% del
totale contro il 56-57% del 1936 (fig. 4 e 5).
Note
1.
"Una aberrazione della storia politica inglese".
S. CULLEN, Political Violence: The Case of the British Union of
Fascists, in "Journal of Contemporary History", vol. 28, n. 2,
apr. 1993, p. 245
2.
"/.../ l’uomo più dotato della Camera dei Comuni /.../ il perfetto
politico che è anche un perfetto gentiluomo /.../" Beatrice Webb, citata
da R. SKIDELSKY, Great Britain, in S.J. WOOLF, European Fascism,
London, Weidenfeld & Nicolson, 1968, p. 237.
3.
Mosley presentò le sue dimissioni al Primo Ministro Ramsay Mac Donald il
20 maggio 1930 in seguito alla mancata approvazione del documento, noto col
nome di Mosley Memorandum, nel quale Mosley illustrava le sue proposte
in materia di politica economica.
4.
Per maggiori dettagli sul fascismo inglese prima di Mosley e sui
rapporti tra BF, IFL e BUF cfr. C. CROSS, The Fascists in Britain,
London, Barrie & Rockliff, 1961, pp. 56-ss.
5.
"Blackshirts": così venivano chiamati i seguaci di
Mosley. La camicia nera fu inizialmente l’uniforme indossata dalla Fascist
Defence Force, il gruppo organizzato da Mosley per la propria difesa
personale durante i comizi. In seguito divenne la divisa ufficiale della BUF.
Mosley sosteneva che non si trattava affatto di un’imitazione dei fascismi
continentali: "La camicia è l’indumento più semplice e più economico atto
al riconoscimento /.../. Già altri, prima di noi, avevano adottato camicie
colorate per lo stesso motivo, ma ciò non rendeva il nostro movimento
‘italiano’ o ‘tedesco’ più di quanto l’indossare l’uniforme non rendesse tedesco
l’esercito britannico. A questa ridicola accusa è facile rispondere." O.
MOSLEY, Il fascismo inglese, ( tit. orig.
My
Life, trad.
|