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Julius
Evola sul fronte ungherese
Nel terzo capitolo di Julius Evola sul fronte dell'Est (Edizioni all’insegna
del Veltro, Parma 1998) avevamo ipotizzato, sulla scorta di alcune
informazioni forniteci da Róbert Horváth, che la conferenza evocata nell'evoliana
Autodifesa del 1951 avesse avuto luogo nel castello anglo-barocco del conte
Rafael Zichy (1877-1944) a Sárszentmihály (all'epoca:
Szentmihály-Zichyfalva-Edina), oppure al numero 23-25 della budapestina
Verböczy utca, dove nel 1922 aveva parlato anche Thomas Mann. Lo stesso
Horváth (nello scritto riportato in appendice al nostro studio, a p. 78)
congetturava altri possibili scenari del discorso di Evola, finché successive
ricerche svolte in Ungheria avevano individuato un'altra casa della contessa Edina
Zichy, sita al numero 21-23 di Táncsics utca, sempre a Budapest. E sulla
facciata di quest'ultimo edificio, se non fosse stato opposto un formale
rifiuto da parte delle autoritŕ del distretto corrispondente, tre
associazioni ungheresi avrebbero collocato, nel centenario della nascita di
Evola, una lapide con la seguente iscrizione: "Su invito di questa casa,
venne in Ungheria Julius Evola (1898-1974), il grande filosofo, politologo,
storico delle religioni e pensatore tradizionalista italiano. Per coloro che
rendono omaggio non agl'idoli, ma ai princěpi che stanno dietro alle
individualitŕ". Per quanto ci risulta, non esiste nessuna prova in base
alla quale si possa affermare che la conferenza di Evola abbia avuto luogo a
uno degli indirizzi di cui sopra. Le occasioni di recarsi in Ungheria, a
Evola non mancarono. Potrebbe essersi fermato a Budapest nel marzo del 1938,
all'andata o al ritorno del viaggio che lo portň in Romania; oppure
nell'estate di quel medesimo anno, quando fu a Praga; o ancora, potrebbe
essere andato a Budapest partendo da Vienna, in occasione di uno dei suoi
soggiorni nella capitale austriaca. Sicuramente, Evola si trovava nella
capitale ungherese prima del 30 luglio 1938, data in cui il "Corriere
Padano" pubblicava un suo articolo intitolato Esplorazioni di vita
notturna europea. Dopo avere rievocato le atmosfere notturne di Parigi e di
Amsterdam, l'autore passa a parlare di Budapest, esprimendo la propria
preferenza non per i "ritrovi piů o meno pariginizzati", ma per i locali
animati dall'"arte negromantica" dei musicanti zingari,
"questi strani esseri olivastri" (anche se, conclude, "i
migliori zigani si trovano, forse, in Romania"). Ma in Ungheria lo
scrittore italiano era stato anche prima, poiché esiste una sua cartolina di
saluti a Massimo Scaligero, spedita da Budapest il 9 aprile 1936. E nello
stesso anno, il 20 ottobre 1936, era uscito, sempre sul Corriere Padano, un
suo articolo intitolato Ore danubiane, che alle fantasmagoriche notti
budapestine contrapponeva "l'Ungheria piů sana e simpatica" delle
campagne, dove, a detta dell'autore, "spesso si conserva quasi
integralmente il migliore medioevo slavo-magiaro: fondi immensi, popolazioni
fedeli e laboriose, una nobiltŕ che sdegna i soggiorni cittadini e spesso
produce tipi veramente di alta statura, una grande chiarezza di vita".
In ogni caso, l'Ungheria sarebbe da considerare nel novero dei "Paesi
vicini" in cui Evola svolgeva l'"attivitŕ propagandistica"
segnalata nel 1938 a Heinrich Himmler. Per quanto in particolare riguarda la
conferenza tenuta per invito della contessa Zichy, una cosa č ormai
definitivamente certa, in seguito al recente ritrovamento di alcuni
documenti, provenienti dal fondo del Ministero della Cultura Popolare
(Archivio dello Stato, Roma): essa ebbe luogo il 24 aprile 1942, a Budapest.
Un "appunto per il Ministro" del 10 marzo 1942, redatto dal Capo di
Gabinetto del Ministero della Cultura Popolare del governo italiano, informa
che Evola č stato invitato a tener delle conferenze in Germania e in
Ungheria. In Ungheria Evola si recherebbe su invito della contessa Zichy,
presidentessa della Szellemi Együttmüködés Szövetségeinek Magyar Egyesülete
[Unione Ungherese delle Societŕ per la Collaborazione Spirituale], subito
dopo le conferenze in Germania, per parlare sul tema Gralsmysterium und
Reichsgedanke. "Trattasi – dice l'appunto – di una conferenza puramente
storico-culturale, nella quale si cercherŕ di individuare il vero contenuto
delle leggende medievali del ciclo del Graal e di dimostrare che esse, in
certo qual modo, hanno costituito il prolungamento mistico degli ideali
politici ghibellini dell'Impero e della Cavalleria". Il 25 marzo il
Ministro della Cultura Popolare, Alessandro Pavolini, invia al Comando Difesa
Territoriale di Roma e per conoscenza alla Questura dell'Urbe un telegramma
che invita a "concedere massima urgenza nulla osta espatrio Germania et
Ungheria Prof. Giulio Cesare Evola che deve recarsi detti Stati per
conferenze debitamente autorizzate (…) Ministero Interno et Ministero Esteri
hanno giŕ accordato proprio nulla osta (…) Prof. Evola appartiene classe 1898
et est in forza come soldato Distretto Militare Roma II". In data 2
aprile, il Comando risponde al Ministero della Cultura Popolare comunicando
la concessione del nulla osta per la Germania; aggiunge perň "che non č
stato possibile concedere tale nulla osta anche per l'Ungheria, non essendo
consentito autorizzare l'espatrio contemporaneamente per piů Stati". Ciň
nonostante, dopo aver parlato ad Amburgo, Berlino, Braunschweig e Stoccarda
sul tema Rom und die Wiederentdeckung des olympischen Nordens, lo scrittore
italiano si reca in Ungheria. Il 20 aprile č a Budapest, dove informa
l'Ufficio Stampa della Legazione d'Italia di essere stato invitato a tenere
una conferenza. In una "riservatissima" Relazione sulle conferenze
tenute in Budapest dal pubblicista J. Evola del 4 maggio 1942, firmata
dall'ambasciatore Filippo Anfuso e inviata per telespresso al Ministero degli
Affari Esteri, si puň leggere quanto segue: "Poiché dalla dichiarazioni
del signor Evola non risultava chiaro se detta conferenza fosse stata o meno
autorizzata, mentre questa Regia Legazione non aveva ricevuto alcuna
comunicazione ministeriale al riguardo, fu telegraficamente interpellato
codesto Ministero che rispose informando che la conferenza era stata
autorizzata". Anfuso allega alla sua relazione il testo di un'inserzione
pubblicata sui giornali ungheresi per annunciare la conferenza, nonché un
esemplare degli inviti diramati dagli organizzatori. Tali allegati non si
trovano nella documentazione che ci č stata fornita. Tuttavia, nel quotidiano
Pesti Ujság [Giornale di Pest] del 23 aprile 1942 abbiamo trovato la seguente
inserzione: "Conferenza a Budapest di un filosofo della storia italiano.
Il 24 aprile, alle ore sei del pomeriggio, il barone Giulio Evola, filosofo
della storia italiano, terrŕ una conferenza in lingua tedesca sul tema Il
mistero del Graal e la dottrina imperiale ghibellina, nella sala delle
conferenze del Museo delle Scienze Naturali, al numero 13 di Baross
utca". Il risultato della pubblicitŕ data alla conferenza, comunque,
sembra piuttosto modesto: "la conferenza del dottor Evola ebbe luogo il
giorno 24 in un'angusta sala del Museo Nazionale alla presenza di circa
venticinque persone, in maggior parte donne, tra le quali la contessa Zichy,
presidente della Federazione invitante". Piuttosto strana č la
successiva notizia fornita dalla relazione, ossia che Evola avrebbe letto la
sua conferenza "in lingua tedesca e in lingua ungherese"; piů verosimile,
dal momento che il conferenziere non conosceva l'ungherese, č che egli si sia
espresso in tedesco e che un interprete abbia effettuato una traduzione
simultanea in ungherese. In ogni caso, nella relazione inviata al Ministero
degli Esteri il discorso di Evola viene sintetizzato nei termini seguenti.
"Il pensiero fondamentale della Urtradition circa il mistero del Santo
Gral č etico-spirituale, e rimane invariato nel corso dei tempi. La
tradizione orientale ha coltivato il concetto del vero dominio della virtů,
che – simile alla stella polare – permane invariata nell'eterno fluire delle
cose. Al principio del dominio etico corrisponde la rappresentazione locale
di un mondo iperboreo, indo-ariano, l'isola Avalon, sede del Re Artů, che
significa la presenza sulla terra di una forza ed essenza ultraterrena.
Questo motivo č in correlazione colla mistica del Gral. Il Gral č nel
concetto medievale un oggetto misterioso e santo che concede al suo
possessore felicitŕ terrena e celeste, ma che puň essere trovato soltanto dal
Puro predestinato. L'idea di questo Duce del mondo č espressa storicamente
nella monarchia mondiale e imperiale preconizzata dai Ghibellini.
Concludendo, l'oratore ha affermato che la storia recente torna ad essere
ispirata dal misticismo dei popoli indo-ariani". La relazione termina il
resoconto dei fatti riferendo di una cena offerta allo scrittore italiano:
"Dopo la conferenza, in una sala riservata dell'Albergo Pannonia, ebbe
luogo una cena sociale alla quale hanno partecipato, oltre all'ospite, nove persone".Nella
seconda parte della relazione, Anfuso si prova a riassumere le tesi di Evola.
"Com'č noto a codesto Ministero il Signor Evola va da tempo pronunziando
all'estero conferenze intese a respingere le origini ed i valori classici
della storia e della cultura italiana e a sostenere che l'elemento realmente
creatore, in ogni epoca della storia italiana, fu quello nordico e non giŕ
quello mediterraneo, che si identifica invece con forme di decadenza nella
vita e nell'arte. La conferenza tenuta a Budapest, se non ha avuto il
carattere polemico che hanno avuto altre sue conferenze, si muove nello
stesso ordine di idee e rappresenta un'esaltazione del misticismo nordico
indo-germanico, rappresentato dal mito di Gral (sic) e dall'idea della
Monarchia mondiale".Viene quindi espresso un giudizio molto critico
circa l'opportunitŕ che tali tesi vengano divulgate, specialmente in una
situazione come quella presente. "Senza voler intervenire nel merito
delle molto discutibili tesi del signor Evola, questa R. Legazione ha il
dovere di far presente che conferenze come quella tenuta dal predetto
pubblicista, avendo per preciso oggetto l'esaltazione di miti e concezioni
straniere, non giovano certo – all'estero – al prestigio della cultura e del
pensiero italiani e sono perciň stesso – specie in tempo di guerra –
inopportuni. Come inopportuna appare, sempre per considerazioni di prestigio,
la germanizzazione del nome dell'oratore, quale risulta dagli acclusi
biglietti di invito". Filippo Anfuso, che fu ambasciatore anche a
Berlino, era un ottimo conoscitore della lingua tedesca, che egli parlava
correntemente. E la presenza del nome Julius nell'onomastica tedesca deve
averlo indotto a pensare che Evola avesse germanizzato, anziché latinizzato,
il proprio nome di battesimo. Anche questo equivoco, dunque, contribuiva ad
alimentare la diffidenza nei confronti dello scrittore. Con Evola bisognava
andarci cauti: "Questa Regia Legazione gradirŕ comunque essere
preventivamente informata di eventuali nuove conferenze del signor Evola in
Ungheria".Non risulta che Evola abbia tenuto altre conferenze in
Ungheria. Perň fece ritorno nel paese danubiano alcuni anni piů tardi. Nel
1947 il dottor Torreano delle Edizioni Bocca riceveva una lettera di Julius
Evola, nella quale, oltre ad essere trattate questioni editoriali, erano
contenute alcune informazioni circa la situazione personale dello scrivente:
"Dopo un lungo tempo – poco felice per me, perché sono tuttora
immobilizzato dalle conseguenze di una contusione midollare riportata in un
bombardamento aereo – do di nuovo direttamente un segno di vita (…) intendo
spostarmi in Austria sperando che gli specialisti ne capiscano di piů, circa
il mio handicap". La data e il recapito postale indicati dal mittente
erano i seguenti: "Budapest, 15.6.1947 – Vaczi utca, 23".
Nell'edificio corrispondente a tale indirizzo, situato nella strada piů
elegante della capitale ungherese, una specie di Via Veneto budapestina,
anche allora si trovavano soltanto abitazioni private, sicché possiamo presumere,
in attesa di ulteriori accertamenti, che nel 1947 lo scrittore italiano fosse
ospite di qualche persona di sua conoscenza.
* * *
Per quanto riguarda la presenza e l'influenza dell'opera evoliana in
Ungheria, i dati forniti in Julius Evola sul fronte dell'Est arrivano al
1997, quando vede la luce l'edizione ungherese di Rivolta contro il mondo
moderno. Qui possiamo aggiungere che sull'importante rassegna bibliografica
Új könyvek ["Nuovi libri"]1 l'edizione ungherese di Rivolta č stata
segnalata con una scheda anonima di mezza pagina, in cui Julius Evola viene
presentato come esponente del "misticismo 'radicale' del XX secolo e
della visione esoterica del mondo", nonché di un "punto di vista
sopra individuale e non umano" e segnala il libro a coloro i quali
"nutrono un interesse intenso nei confronti della mistica".Nel
centenario della nascita di Evola, l'editrice budapestina Camelot pubblica un
opuscolo di Róbert Horváth intitolato A politika funkciója Julius Evola
életmüvében [La funzione della politica nell'opera di Julius Evola]. L'autore
sviluppa un concetto giŕ implicito nel saggio Evola in Ungheria. Il barone
Julius Evola e l'aristocrazia magiara2: il radicalismo politico di Evola
rinvia ad un significato che si potrebbe definire, in analogia coi livelli di
significato piů profondi delle dottrine tradizionali, esoterico. In altri
termini, nella dottrina evoliana la politica corrisponde a ciň che il
linguaggio simbolico dell'esoterismo islamico chiama "la scorza"
(al-qishr), ovvero a ciň che potrebbe essere definito il "veicolo"
o il "mezzo" espressivo di un significato trascendente. Infatti la
politica evolianamente intesa č, nella sua realtŕ essenziale, un'azione
rituale che consente di occupare il Centro dell'essere e di permanervi in
maniera stabile: "Si tratta – scrive Horváth – della conquista della
realtŕ metafisica, dell'Assoluto. Qui si puň trovare anche la chiave
dell'interpretazione della solaritŕ e dell'affermazione della regalitŕ. Evola
riteneva che le forme tradizionali della politica da lui praticate potessero
essere i riti di questa appropriazione legittima (legitima usurpatio, come la
chiamň De Maistre)"3. Eseguendo l'azione politica come rito, dunque, e
"nella misura in cui fu in grado di farlo, egli seppe rendere stabile
per sé lo statuto e il diritto della guida spirituale, della preminenza e del
primato. Certe indicazioni, certi adattamenti e certe conoscenze sono in lui
cosě perfetti, che non possono scaturire se non dallo statuto spirituale
superiore del Centro e dal sapere metafisico che ad esso indissolubilmente
appartiene"4. Insomma, Julius Evola "ha mantenuto il significato
trascendente della politica al di sopra del significato mondano e non ha
mancato di porre in risalto la possibilitŕ di un passaggio dall'uno all'altro"5.
Benché diffuso in una tiratura estremamente ridotta (200 esemplari numerati),
lo scritto di Róbert Horváth ebbe una certa risonanza. Infatti sulla rivista
Havi Magyar Fórum ["Foro Ungherese Mensile"] apparve un'ampia e
approfondita recensione, nella quale si osservava come Horváth avesse
individuato "una funzione veramente unica e singolare nel posto centrale
e decisivo che la politica occupa nell'opera di Julius Evola, una funzione di
cui finora non si era parlato nell'abbondante letteratura internazione concernente
Evola"6. Di ben diverso orientamento č un saggio curiosamente intitolato
Un tradizionalista antitradizionale, dovuto al professor Imre Madarász,
direttore del Dipartimento di Italianistica dell'Universitŕ di Debrecen, il
quale parla addirittura di una "Evola-renaissance in Ungheria". Lo
strano titolo del saggio viene cosě spiegato dallo stesso professor Madarász:
"Il paradosso supremo, il piů grande, il piů caratteristico e istruttivo
dell'opera e della filosofia di Julius Evola consiste nel fatto che in Europa
non č stato attivo un filosofo piů antitradizionale di lui, che viene
comunemente considerato uno dei piů significativi pensatori tradizionalisti
in assoluto. Per l'uomo europeo infatti la Tradizione [Hagyomány], l'unica
Tradizione [Tradíció], quella che si puň scrivere con la maiuscola, indica
proprio ciň che Evola, in maniera sempre piů energica nei successivi periodi
della sua attivitŕ, ha condannato e rifiutato in misura pressoché totale:
l'Antichitŕ classica, il Cristianesimo (che Novalis legava all'Europa come un
sinonimo, tramite la congiunzione 'ovvero'), l'Umanesimo-Rinascimento, in cui
i due termini precedenti trovano la loro sintesi, nonché quelle correnti che
ne custodiscono, ne aumentano e ne sviluppano ulteriormente l'ereditŕ, ossia il
razionalismo, l'illuminismo, i liberalismi nazionali, la democrazia; ciň che
č al di fuori di ciň, non č Tradizione, perché non č conosciuto o non ha
continuitŕ. Ciň che č stato prima, si riduce semplicemente ad ipotesi,
speculazioni, leggende; ciň che a tutto questo si č contrapposto, non merita
molta gratitudine da parte dell'Europa: ed proprio ciň č stato da Evola
indicato come tradizione positiva"7.
Vi sarebbero da obiettare moltissime cose; tra l'altro, che il rapporto di
Evola con l'Antichitŕ (anche "classica") e con lo stesso
Cristianesimo č un po' piů complesso di come ci viene rappresentato dal
professor Madarász. Ma, anche prescindendo da ciň, qual č il motivo per cui
ci si dovrebbe occupare dell'opera di Evola, quando non si condivide il
concetto evoliano di Tradizione e quindi si rifiuta la posizione assunta da
Evola nei riguardi delle correnti di pensiero che hanno caratterizzato la
cultura europea? Secondo il professor Madarász, il valore dell'opera di Evola
č quello di una sfida. E siccome oggi incombe minaccioso piů che mai il
pericolo di una interruzione della "tradizione" culturale europea
(classica, cristiana, umanistica, illuministica, liberale e democratica),
cioč il pericolo che si estingua quella "tradizione" nella quale
risiede l'unico rimedio possibile per i mali che affliggono l'Europa, in
particolare quella centrale e orientale, allora, secondo il professor
Madarász, trovare questo rimedio "sarŕ la risposta piů autentica alla
sfida di Evola". Insomma, pur non concordando con le vedute evoliane, in
particolare per quanto riguarda la valutazione di fenomeni quali
l'Illuminismo e il Risorgimento, il professor Madarász ha compilato la voce
Evola, Julius nel Lessico della letteratura mondiale uscito a Budapest nel
19968. Nel 1998, l'editrice budapestina Stella Maris arricchisce il proprio
catalogo (in cui giŕ figurano opere di Guénon, Burckhardt, Lings, Eliade
ecc.) con Orientációk [Orientamenti] di Julius Evola. Si tratta di un
volumetto prefato da Róbert Horváth in cui si trovano, oltre alla traduzione
di Orientamenti9, anche le traduzioni di altri quattro testi evoliani: A harc
és gyözelem árja doktrinája [La dottrina aria di lotta e vittoria], A
hösiesség arcai [Volti dell'eroismo], Az élethez való jog [Il diritto sulla
vita], Légy hü saját természetedhez! [Fedeltŕ alla propria natura]10. Nel
frattempo, Róbert Horváth ha continuato a promuovere la pubblicazione di
scritti di Evola e su Evola nella rivista Pannon Front, della quale č uno dei
principali redattori. Sul n. 15 (1 giugno 1998) č stato tradotto un articolo
di Mario Aprile apparso sul n. 6 di The Scorpion: Miért pont Evola? [Perché
proprio Evola?]. Sul n. 17 (1 ottobre 1998) troviamo due articoli di Evola: A
"Bolygó hollandi" [L'"Olandese volante"] e A "Bolygó
hollandi" – Látomások a tengereken [L'"Olandese volante" –
Visioni sui mari], tratti rispettivamente da "Il Regime Fascista"
dell'11 giugno 1936 e del 19 giugno 1936. Sul n. 18 (1 dicembre 1998) vengono
proposti un Naplórészlet Julius Evoláról [Brano di diario su Julius Evola],
dalle Memorie di Mircea Eliade, nonché Taurophonos: recensione, siglata H. R.
[Horváth Róbert], di Eis und Licht Toneträger, un CD uscito a Dresda per il
centenario di Evola. Anche sul n. 19 č presente Evola, con A cigány hegedük
még mindig szólnak a függöny mögül [Violini tzigani suonano ancora al di lŕ
della cortina], da "Roma", 24 settembre 1954, un pezzo di colore su
cui torneremo piů avanti. Sul n. 20 (1 aprile 1999): Evola és az SS [Evola e
le SS] di Miklós Alexander Barti e Hitler és a titkos társaságok [Hitler e le
societŕ segrete], che Evola scrisse per "Il Conciliatore", XIX, 10,
ottobre 1971. Sul n. 23 (1 ottobre 1999): J. Evola, Megjegyzések a "Bal
Kéz Útjához" [Note sulla "Via della mano sinistra"], da "Vie
della Tradizione", 6, aprile-giugno 1972. Sul n. 25 si trova Önvédelem
[Autodifesa], traduzione (dal tedesco) dell'intervento di Evola davanti al
tribunale di Roma nell'ottobre 1951, nonché la recensione del libro di B.
Krauthoff Ich befehle, tratta da Esplorazioni e disamine. Gli scritti di
"Bibliografia fascista", Parma 1994, vol. I. Due testi di Evola
compaiono anche sul n. 26: A hanyatlás titkáról [Il mistero della decadenza],
da Deutsches Volkstum, 11, 1938 e A "Nemzetek Szövetsége": A
szabadkömüves csúcsállam["Societŕ delle Nazioni", Superstato
massonico], tratto da Scritti sulla Massoneria, Roma 1984. Sul n. 27 troviamo
un altro articolo tratto dagli Scritti sulla Massoneria: Az ezoterizmustól a
szabadkömüves felforgatásig [Dall''esoterismo' al sovversivismo massonico];
sul medesimo numero di "Pannon Front" viene tradotta la prima parte
delle Note sul Terzo Reich, col titolo ungherese Jegyzetek a Harmadik
Birodalomról. La seconda parte appare sul n. 28, assieme a Codreanu
meggyilkolása után: A román legionarizmus tragédiája [Dopo l'assassinio di
Codreanu: la tragedia del legionarismo romeno], articolo ricavato da La
tragedia della Guardia di Ferro, Roma 1996. La traduzione delle Note sul
Terzo Reich termina sul n. 29, che contiene anche A spanyol forradalom titkos
történetéröl [Sulla storia segreta della rivoluzione spagnola], ancora dagli
Scritti sulla Massoneria e A zsidóság és a matematika [Gli ebrei e la
matematica], da Nationalsozialistische Monatshefte, 1940. Sul n. 30:
Elnégeresedett Amerika [America negrizzata], da L'arco e la clava, ed. 1968,
e Felvilágosodás és forradalom [Illuminazione e rivoluzione], da Scritti
sulla Massoneria. Sul n. 31 abbiamo A szabadkömüvesség és a forradalmak
intellektuális elökészítése [La Massoneria e la preparazione intellettuale
delle rivoluzioni], dagli Scritti sulla Massoneria. Il n. 32 pubblica Evola
és Magyarország [Evola e l'Ungheria], che č la traduzione ungherese di un
nostro articolo apparso su una rivista italiana11. Per quanto riguarda il
versante italiano, nel 1999 c'č da segnalare un quaderno della Fondazione
Evola curato da Piero Chiappano, Il Maestro Dioniso. Scritti sulla musica
1936-1971, dove la musica ungherese e la musica romena costituiscono
argomenti di un certo rilievo. Il paragrafo finale dell'articolo Esplorazioni
di vita notturna europea12, originariamente apparso sul "Corriere
Padano" del 30 luglio 1938, č dedicato infatti alle orchestre zingare e
alla loro "arte negromantica". Il paragrafo rimette in circolo,
abbreviandolo, il contenuto di Ore danubiane, un articolo apparso precedentemente
sul medesimo quotidiano13 e testimonia la presenza di Evola in Ungheria un
paio d'anni prima del famoso viaggio a Bucarest. Ore danubiane non compare
nel quaderno curato da Chiappano; vi si trova invece Violini tzigani14, dal
"Roma" del 24 settembre 1954, un articolo che nella parte finale
riprende la descrizione di un locale notturno budapestino giŕ fornita in Ore
danubiane. Del rapporto di Evola con la musica ungherese parla infine
Gregorio Bardini al termine di un suo articolo15 che ripresenta, senza
citarne la fonte, i dati contenuti alle pp. 40, 41 e 56 del nostro Julius
Evola sul fronte dell'est (edizione italiana). Nel 2000 esce in Ungheria la
traduzione di Metafisica del sesso16. Una recensione apparsa su Magyar
Nemzet, pur presentando questo testo evoliano nei termini di "un ambiguo
frullato delle tradizioni, delle esigenze di libertŕ e delle pratiche della
sensualitŕ oltremondana", riconosce che "il combattivo
tradizionalismo del barone Giulio (Julius) Cesare Evola e la sua dottrina della
crisi stimolano alla discussione", poiché "dentro di noi il
desiderio di restaurare l'unitŕ spirituale androginica puň esser tenuto a
freno a fatica". Il messaggio di Evola viene sintetizzato cosě:
"Noi – proclama l'autore – respingiamo il mondo 'moderno' che divinizza
la lasciva sensualitŕ femminile e sfocia nella cultura dello spogliarello,
perché la tacita egemonia dell'elemento femminile ha portato al tracollo
dell'Eros sacro. La donna č un vampiro che succhia la qualitŕ metafisica
dell'uomo e puň essere – se la dominiamo nella maniera dovuta – un mezzo
supremo nell'estasi dell'illuminazione soprannaturale". L'anonimo
recensore prosegue accusando l'evoliana "metafisica del sesso" di
pedanteria, di superficialitŕ enciclopedica e di arbitrarietŕ; quindi passa
ad una sorta di esegesi psicanalitica, credendo di poter rintracciare in
quest'opera una tacita "paura del predominio femminile" (sic). E
conclude formulando questo auspicio: "Gli dči preservino ciascuno di noi
dal paradiso soprannaturale raggiungibile con la sensualitŕ, paradiso
dominato dall'astrattezza glaciale, intellettuale e pratica,
dall'antiumanesimo e dall'ideale di un'atmosfera che diffonde un odore di
biblioteca polverosa"17. Un altro periodico, Magyar narancs
["Arancia ungherese"], pubblica in data 8 febbraio 2001 la lettera
di una certa Ilona Fried che qualifica Evola come un "fascista
rivoluzionario", nonché "consigliere" di Mussolini. Sul numero
del 15 marzo appare la replica di un lettore, Csaba Marczinka, il quale ci
tiene a precisare che, se mai, i "fascisti rivoluzionari" erano
quelli che facevano capo a Italo Balbo; e con costoro Evola "non ebbe
mai nulla a che fare, anzi, fu loro avversario". L'autore della replica,
che evidentemente ignora la decennale collaborazione di Evola con il
"Corriere Padano" di Balbo e non tiene nel debito conto le
articolatissime posizioni assunte dallo scrittore italiano nei confronti
della rivoluzione crociuncinata e del dibattito sulla razza, prosegue
affermando che Evola convergeva sulle posizioni del "gruppo
repubblicano-rivoluzionario" su un unico punto: l'antinazismo.
Conclusione: "Evola non fu fascista, anche se al pari di altri - per
esempio Berdjaev e G. B. Shaw - per un certo periodo credette che il fascismo
italiano (non il nazismo e la dottrina della razza) poteva trovare una 'terza
via' tra il capitalismo mondiale americanista e il socialismo di Stato
bolscevico-stalinista". Di Evola, il lettore di Magyar narancs crede di
poter dire che "appartenne alla linea piů conservatrice, 'tradizionalista
pagana', anticristiana (…) dell'orientamento filosofico tradizionalista, una
linea che ha contrapposto al sistema dottrinale del cristianesimo d'origine
giudaica – del cristianesimo cattolico in particolare – gli insegnamenti
mistici dell'antica teologia iranica della luce e del buddhismo
tibetano". Negli ultimi anni, le riviste che hanno pubblicato scritti di
Evola su ogni numero sono state Tradíció (che č diventata una rivista annuale
di quasi trecento pagine), Sacrum Imperium e Pannon Front. Su "Tradíció"
sono apparsi, nel 1999, A hanyatlás misztériuma (Il mistero della decadenza)
e A szüz. A bilincsek széttörése (La rottura delle catene); nel 2000, A
hermetikai-alkímiai hagyomány (La tradizione ermetico-alchemica), Megjegyzés
a "titkos háborúhoz" (Nota sulla "guerra occulta"),
Csatabárd (L'ascia), A szolipszizmus érvei (I valori del solipsismo); nel
2001, René Guénon: Kelet és Nyugat (René Guénon: Oriente e Occidente), A
tudományvallás (La scienza delle religioni), Szekszuálkritikai írások
(Scritti di critica del sesso), A fájdalom és a betegség metafizikájáról
(Sulla metafisica del dolore e della malattia). Su "Sacrum
Imperium": A nacionalizmus két arca (I due volti del nazionalismo), I,
1997; Európa és az organikus eszme (L'Europa e l'idea organica) e A sas
szimbóluma (Il simbolo dell'aquila), II, 1998; Az Európa-mythos hordozói (I
portatori del mito dell'Europa), III, 1998; Metternich e A "kegyetlen
báró" (Il "barone sanguinario"), IV, 1998; Feminizmus és
heroikus tradíció (Femminismo e tradizione eroica) e A beavatási központok és
a történelem (I centri iniziatici e la storia), V, 1998; René Guénon: Kelet
és Nyugat (René Guénon: Oriente e Occidente), Góg és Magóg (Gog e Magog), A
"Szentség" a Caesari-Birodalmi ideában (Il "sacro"
nell'idea imperiale di Cesare), VII, 2000. Su "Pannon Front",
infine, sono apparsi: Az álarcos filozófus (Il filosofo mascherato) e A
fasizmus jobboldali kritikája. Bevezetés (Il Fascismo visto dalla Destra.
Introduzione), n. 33, 1 giugno 2001, A zsidókérdésröl (Sulla questione
ebraica), n. 34, 1 agosto 2001 e ancora A zsidókérdésröl (Sulla questione
ebraica), n. 35, 1 agosto 2001.
Concludiamo questa rassegna bibliografica menzionando una pubblicazione
apparsa nel 2001 presso la casa editrice Kvintesszencia di Debrecen: A Grál
misztériuma és a ghibellin birodalmi idea (Il mistero del Graal e la idea
imperiale ghibellina). Il titolo ungherese, come si puň notare, ricalca
quello della seconda edizione italiana (Ceschina, Milano 1962).
Claudio
Mutti
NOTE:
1 Evola, Julius: Lázadás a modern világ ellen, "Új könyvek"
["Nuovi libri"], 14, 1997, p. 8.
2 Sándor
Zsolt Rády e Róbert Horváth, Evola in Ungheria. Il barone Julius Evola e
l'aristocrazia magiara, cit.
3 Horváth
R., A politika funkciója Julius Evola életművében [La funzione della politica
nell'opera di Julius Evola], Budapest 1998, p. 16.
4 Horváth
R., A politika…, cit., p. 19.
5 Horváth
R., A politika…, cit., p. 23.
6 György
Lajos, Szellem és politika: Julius Evola [Spirito e politica: Julius Evola],
"Havi Magyar Fórum" ["Foro Ungherese Mensile"], aprile
1999, p. 44.
7
Madarász Imre, Egy hagyományosellenes tradicionalista: Julius Evola
"felfedezése" [Un tradizionalista antitradizionale: la
"scoperta" di Julius Evola], in Madarász I., "Titus íve
alatt". Az antik Róma öröksége az olasz felvilágosodás és romantika
irodalmában ["Sotto l'arco di Tito". L'ereditŕ dell'antica Roma
nella letteratura dell'illuminismo e del romanticismo italiani], Eötvös
József Könyvkiadó, Budapest 1998, p. 126.
8
Madarász Imre, Evola, Julius, inVilágirodalmi Lexikon [Lessico della
letteratura mondiale], XIX, Akadémiai Kiadó, Budapest 1996, pp. 347-348.
9
Traduzione eseguita sull'edizione del Centro Studi Tradizionali, Treviso
1988.
10 La
traduzione di La dottrina aria di lotta e vittoria č stata eseguita
sull'edizione del 1986 (Edizioni di Ar, Padova); per gli altri testi, cfr. J.
Evola, Etica aria, Europa, Roma 1992.
11 C.
Mutti, Evola e l'Ungheria, "Vie della Tradizione", 101,
gennaio-febbraio 1996, pp. 43-51.
12 J.
Evola, Il Maestro Dioniso. Scritti sulla musica
1936-1971, a cura
di Piero Chiappano, Quaderni di testi evoliani n. 32, Roma 1999, pp. 35-40.
13 J.
Evola, Ore danubiane, "Corriere Padano",
20 ottobre 1936.
14 J.
Evola, Il Maestro Dioniso…, cit., pp. 45-47.
15 G.
Bardini, In requiem della musica contemporanea, "Rinascita",
22 luglio 1999.
16 J. Evola, A szexus
metafizikája, UR kiadó, Budapest 2000.
17 M. G., A gyönyör mágiája. Julius Evola szexuális metafizikája [La
magia del piacere. La metafisica
sessuale di Julius Evola], "Magyar Nemzet" ["Nazione
Ungherese"], 16
dicembre 2000..
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