Julius Evola sul fronte ungherese

Julius Evola sul fronte ungherese

 

 
Nel terzo capitolo di Julius Evola sul fronte dell'Est (Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 1998) avevamo ipotizzato, sulla scorta di alcune informazioni forniteci da Róbert Horváth, che la conferenza evocata nell'evoliana Autodifesa del 1951 avesse avuto luogo nel castello anglo-barocco del conte Rafael Zichy (1877-1944) a Sárszentmihály (all'epoca: Szentmihály-Zichyfalva-Edina), oppure al numero 23-25 della budapestina Verböczy utca, dove nel 1922 aveva parlato anche Thomas Mann. Lo stesso Horváth (nello scritto riportato in appendice al nostro studio, a p. 78) congetturava altri possibili scenari del discorso di Evola, finché successive ricerche svolte in Ungheria avevano individuato un'altra casa della contessa Edina Zichy, sita al numero 21-23 di Táncsics utca, sempre a Budapest. E sulla facciata di quest'ultimo edificio, se non fosse stato opposto un formale rifiuto da parte delle autoritŕ del distretto corrispondente, tre associazioni ungheresi avrebbero collocato, nel centenario della nascita di Evola, una lapide con la seguente iscrizione: "Su invito di questa casa, venne in Ungheria Julius Evola (1898-1974), il grande filosofo, politologo, storico delle religioni e pensatore tradizionalista italiano. Per coloro che rendono omaggio non agl'idoli, ma ai princěpi che stanno dietro alle individualitŕ". Per quanto ci risulta, non esiste nessuna prova in base alla quale si possa affermare che la conferenza di Evola abbia avuto luogo a uno degli indirizzi di cui sopra. Le occasioni di recarsi in Ungheria, a Evola non mancarono. Potrebbe essersi fermato a Budapest nel marzo del 1938, all'andata o al ritorno del viaggio che lo portň in Romania; oppure nell'estate di quel medesimo anno, quando fu a Praga; o ancora, potrebbe essere andato a Budapest partendo da Vienna, in occasione di uno dei suoi soggiorni nella capitale austriaca. Sicuramente, Evola si trovava nella capitale ungherese prima del 30 luglio 1938, data in cui il "Corriere Padano" pubblicava un suo articolo intitolato Esplorazioni di vita notturna europea. Dopo avere rievocato le atmosfere notturne di Parigi e di Amsterdam, l'autore passa a parlare di Budapest, esprimendo la propria preferenza non per i "ritrovi piů o meno pariginizzati", ma per i locali animati dall'"arte negromantica" dei musicanti zingari, "questi strani esseri olivastri" (anche se, conclude, "i migliori zigani si trovano, forse, in Romania"). Ma in Ungheria lo scrittore italiano era stato anche prima, poiché esiste una sua cartolina di saluti a Massimo Scaligero, spedita da Budapest il 9 aprile 1936. E nello stesso anno, il 20 ottobre 1936, era uscito, sempre sul Corriere Padano, un suo articolo intitolato Ore danubiane, che alle fantasmagoriche notti budapestine contrapponeva "l'Ungheria piů sana e simpatica" delle campagne, dove, a detta dell'autore, "spesso si conserva quasi integralmente il migliore medioevo slavo-magiaro: fondi immensi, popolazioni fedeli e laboriose, una nobiltŕ che sdegna i soggiorni cittadini e spesso produce tipi veramente di alta statura, una grande chiarezza di vita". In ogni caso, l'Ungheria sarebbe da considerare nel novero dei "Paesi vicini" in cui Evola svolgeva l'"attivitŕ propagandistica" segnalata nel 1938 a Heinrich Himmler. Per quanto in particolare riguarda la conferenza tenuta per invito della contessa Zichy, una cosa č ormai definitivamente certa, in seguito al recente ritrovamento di alcuni documenti, provenienti dal fondo del Ministero della Cultura Popolare (Archivio dello Stato, Roma): essa ebbe luogo il 24 aprile 1942, a Budapest. Un "appunto per il Ministro" del 10 marzo 1942, redatto dal Capo di Gabinetto del Ministero della Cultura Popolare del governo italiano, informa che Evola č stato invitato a tener delle conferenze in Germania e in Ungheria. In Ungheria Evola si recherebbe su invito della contessa Zichy, presidentessa della Szellemi Együttmüködés Szövetségeinek Magyar Egyesülete [Unione Ungherese delle Societŕ per la Collaborazione Spirituale], subito dopo le conferenze in Germania, per parlare sul tema Gralsmysterium und Reichsgedanke. "Trattasi – dice l'appunto – di una conferenza puramente storico-culturale, nella quale si cercherŕ di individuare il vero contenuto delle leggende medievali del ciclo del Graal e di dimostrare che esse, in certo qual modo, hanno costituito il prolungamento mistico degli ideali politici ghibellini dell'Impero e della Cavalleria". Il 25 marzo il Ministro della Cultura Popolare, Alessandro Pavolini, invia al Comando Difesa Territoriale di Roma e per conoscenza alla Questura dell'Urbe un telegramma che invita a "concedere massima urgenza nulla osta espatrio Germania et Ungheria Prof. Giulio Cesare Evola che deve recarsi detti Stati per conferenze debitamente autorizzate (…) Ministero Interno et Ministero Esteri hanno giŕ accordato proprio nulla osta (…) Prof. Evola appartiene classe 1898 et est in forza come soldato Distretto Militare Roma II". In data 2 aprile, il Comando risponde al Ministero della Cultura Popolare comunicando la concessione del nulla osta per la Germania; aggiunge perň "che non č stato possibile concedere tale nulla osta anche per l'Ungheria, non essendo consentito autorizzare l'espatrio contemporaneamente per piů Stati". Ciň nonostante, dopo aver parlato ad Amburgo, Berlino, Braunschweig e Stoccarda sul tema Rom und die Wiederentdeckung des olympischen Nordens, lo scrittore italiano si reca in Ungheria. Il 20 aprile č a Budapest, dove informa l'Ufficio Stampa della Legazione d'Italia di essere stato invitato a tenere una conferenza. In una "riservatissima" Relazione sulle conferenze tenute in Budapest dal pubblicista J. Evola del 4 maggio 1942, firmata dall'ambasciatore Filippo Anfuso e inviata per telespresso al Ministero degli Affari Esteri, si puň leggere quanto segue: "Poiché dalla dichiarazioni del signor Evola non risultava chiaro se detta conferenza fosse stata o meno autorizzata, mentre questa Regia Legazione non aveva ricevuto alcuna comunicazione ministeriale al riguardo, fu telegraficamente interpellato codesto Ministero che rispose informando che la conferenza era stata autorizzata". Anfuso allega alla sua relazione il testo di un'inserzione pubblicata sui giornali ungheresi per annunciare la conferenza, nonché un esemplare degli inviti diramati dagli organizzatori. Tali allegati non si trovano nella documentazione che ci č stata fornita. Tuttavia, nel quotidiano Pesti Ujság [Giornale di Pest] del 23 aprile 1942 abbiamo trovato la seguente inserzione: "Conferenza a Budapest di un filosofo della storia italiano. Il 24 aprile, alle ore sei del pomeriggio, il barone Giulio Evola, filosofo della storia italiano, terrŕ una conferenza in lingua tedesca sul tema Il mistero del Graal e la dottrina imperiale ghibellina, nella sala delle conferenze del Museo delle Scienze Naturali, al numero 13 di Baross utca". Il risultato della pubblicitŕ data alla conferenza, comunque, sembra piuttosto modesto: "la conferenza del dottor Evola ebbe luogo il giorno 24 in un'angusta sala del Museo Nazionale alla presenza di circa venticinque persone, in maggior parte donne, tra le quali la contessa Zichy, presidente della Federazione invitante". Piuttosto strana č la successiva notizia fornita dalla relazione, ossia che Evola avrebbe letto la sua conferenza "in lingua tedesca e in lingua ungherese"; piů verosimile, dal momento che il conferenziere non conosceva l'ungherese, č che egli si sia espresso in tedesco e che un interprete abbia effettuato una traduzione simultanea in ungherese. In ogni caso, nella relazione inviata al Ministero degli Esteri il discorso di Evola viene sintetizzato nei termini seguenti. "Il pensiero fondamentale della Urtradition circa il mistero del Santo Gral č etico-spirituale, e rimane invariato nel corso dei tempi. La tradizione orientale ha coltivato il concetto del vero dominio della virtů, che – simile alla stella polare – permane invariata nell'eterno fluire delle cose. Al principio del dominio etico corrisponde la rappresentazione locale di un mondo iperboreo, indo-ariano, l'isola Avalon, sede del Re Artů, che significa la presenza sulla terra di una forza ed essenza ultraterrena. Questo motivo č in correlazione colla mistica del Gral. Il Gral č nel concetto medievale un oggetto misterioso e santo che concede al suo possessore felicitŕ terrena e celeste, ma che puň essere trovato soltanto dal Puro predestinato. L'idea di questo Duce del mondo č espressa storicamente nella monarchia mondiale e imperiale preconizzata dai Ghibellini. Concludendo, l'oratore ha affermato che la storia recente torna ad essere ispirata dal misticismo dei popoli indo-ariani". La relazione termina il resoconto dei fatti riferendo di una cena offerta allo scrittore italiano: "Dopo la conferenza, in una sala riservata dell'Albergo Pannonia, ebbe luogo una cena sociale alla quale hanno partecipato, oltre all'ospite, nove persone".Nella seconda parte della relazione, Anfuso si prova a riassumere le tesi di Evola. "Com'č noto a codesto Ministero il Signor Evola va da tempo pronunziando all'estero conferenze intese a respingere le origini ed i valori classici della storia e della cultura italiana e a sostenere che l'elemento realmente creatore, in ogni epoca della storia italiana, fu quello nordico e non giŕ quello mediterraneo, che si identifica invece con forme di decadenza nella vita e nell'arte. La conferenza tenuta a Budapest, se non ha avuto il carattere polemico che hanno avuto altre sue conferenze, si muove nello stesso ordine di idee e rappresenta un'esaltazione del misticismo nordico indo-germanico, rappresentato dal mito di Gral (sic) e dall'idea della Monarchia mondiale".Viene quindi espresso un giudizio molto critico circa l'opportunitŕ che tali tesi vengano divulgate, specialmente in una situazione come quella presente. "Senza voler intervenire nel merito delle molto discutibili tesi del signor Evola, questa R. Legazione ha il dovere di far presente che conferenze come quella tenuta dal predetto pubblicista, avendo per preciso oggetto l'esaltazione di miti e concezioni straniere, non giovano certo – all'estero – al prestigio della cultura e del pensiero italiani e sono perciň stesso – specie in tempo di guerra – inopportuni. Come inopportuna appare, sempre per considerazioni di prestigio, la germanizzazione del nome dell'oratore, quale risulta dagli acclusi biglietti di invito". Filippo Anfuso, che fu ambasciatore anche a Berlino, era un ottimo conoscitore della lingua tedesca, che egli parlava correntemente. E la presenza del nome Julius nell'onomastica tedesca deve averlo indotto a pensare che Evola avesse germanizzato, anziché latinizzato, il proprio nome di battesimo. Anche questo equivoco, dunque, contribuiva ad alimentare la diffidenza nei confronti dello scrittore. Con Evola bisognava andarci cauti: "Questa Regia Legazione gradirŕ comunque essere preventivamente informata di eventuali nuove conferenze del signor Evola in Ungheria".Non risulta che Evola abbia tenuto altre conferenze in Ungheria. Perň fece ritorno nel paese danubiano alcuni anni piů tardi. Nel 1947 il dottor Torreano delle Edizioni Bocca riceveva una lettera di Julius Evola, nella quale, oltre ad essere trattate questioni editoriali, erano contenute alcune informazioni circa la situazione personale dello scrivente: "Dopo un lungo tempo – poco felice per me, perché sono tuttora immobilizzato dalle conseguenze di una contusione midollare riportata in un bombardamento aereo – do di nuovo direttamente un segno di vita (…) intendo spostarmi in Austria sperando che gli specialisti ne capiscano di piů, circa il mio handicap". La data e il recapito postale indicati dal mittente erano i seguenti: "Budapest, 15.6.1947 – Vaczi utca, 23". Nell'edificio corrispondente a tale indirizzo, situato nella strada piů elegante della capitale ungherese, una specie di Via Veneto budapestina, anche allora si trovavano soltanto abitazioni private, sicché possiamo presumere, in attesa di ulteriori accertamenti, che nel 1947 lo scrittore italiano fosse ospite di qualche persona di sua conoscenza.

 

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Per quanto riguarda la presenza e l'influenza dell'opera evoliana in Ungheria, i dati forniti in Julius Evola sul fronte dell'Est arrivano al 1997, quando vede la luce l'edizione ungherese di Rivolta contro il mondo moderno. Qui possiamo aggiungere che sull'importante rassegna bibliografica Új könyvek ["Nuovi libri"]1 l'edizione ungherese di Rivolta č stata segnalata con una scheda anonima di mezza pagina, in cui Julius Evola viene presentato come esponente del "misticismo 'radicale' del XX secolo e della visione esoterica del mondo", nonché di un "punto di vista sopra individuale e non umano" e segnala il libro a coloro i quali "nutrono un interesse intenso nei confronti della mistica".Nel centenario della nascita di Evola, l'editrice budapestina Camelot pubblica un opuscolo di Róbert Horváth intitolato A politika funkciója Julius Evola életmüvében [La funzione della politica nell'opera di Julius Evola]. L'autore sviluppa un concetto giŕ implicito nel saggio Evola in Ungheria. Il barone Julius Evola e l'aristocrazia magiara2: il radicalismo politico di Evola rinvia ad un significato che si potrebbe definire, in analogia coi livelli di significato piů profondi delle dottrine tradizionali, esoterico. In altri termini, nella dottrina evoliana la politica corrisponde a ciň che il linguaggio simbolico dell'esoterismo islamico chiama "la scorza" (al-qishr), ovvero a ciň che potrebbe essere definito il "veicolo" o il "mezzo" espressivo di un significato trascendente. Infatti la politica evolianamente intesa č, nella sua realtŕ essenziale, un'azione rituale che consente di occupare il Centro dell'essere e di permanervi in maniera stabile: "Si tratta – scrive Horváth – della conquista della realtŕ metafisica, dell'Assoluto. Qui si puň trovare anche la chiave dell'interpretazione della solaritŕ e dell'affermazione della regalitŕ. Evola riteneva che le forme tradizionali della politica da lui praticate potessero essere i riti di questa appropriazione legittima (legitima usurpatio, come la chiamň De Maistre)"3. Eseguendo l'azione politica come rito, dunque, e "nella misura in cui fu in grado di farlo, egli seppe rendere stabile per sé lo statuto e il diritto della guida spirituale, della preminenza e del primato. Certe indicazioni, certi adattamenti e certe conoscenze sono in lui cosě perfetti, che non possono scaturire se non dallo statuto spirituale superiore del Centro e dal sapere metafisico che ad esso indissolubilmente appartiene"4. Insomma, Julius Evola "ha mantenuto il significato trascendente della politica al di sopra del significato mondano e non ha mancato di porre in risalto la possibilitŕ di un passaggio dall'uno all'altro"5.
Benché diffuso in una tiratura estremamente ridotta (200 esemplari numerati), lo scritto di Róbert Horváth ebbe una certa risonanza. Infatti sulla rivista Havi Magyar Fórum ["Foro Ungherese Mensile"] apparve un'ampia e approfondita recensione, nella quale si osservava come Horváth avesse individuato "una funzione veramente unica e singolare nel posto centrale e decisivo che la politica occupa nell'opera di Julius Evola, una funzione di cui finora non si era parlato nell'abbondante letteratura internazione concernente Evola"6. Di ben diverso orientamento č un saggio curiosamente intitolato Un tradizionalista antitradizionale, dovuto al professor Imre Madarász, direttore del Dipartimento di Italianistica dell'Universitŕ di Debrecen, il quale parla addirittura di una "Evola-renaissance in Ungheria". Lo strano titolo del saggio viene cosě spiegato dallo stesso professor Madarász: "Il paradosso supremo, il piů grande, il piů caratteristico e istruttivo dell'opera e della filosofia di Julius Evola consiste nel fatto che in Europa non č stato attivo un filosofo piů antitradizionale di lui, che viene comunemente considerato uno dei piů significativi pensatori tradizionalisti in assoluto. Per l'uomo europeo infatti la Tradizione [Hagyomány], l'unica Tradizione [Tradíció], quella che si puň scrivere con la maiuscola, indica proprio ciň che Evola, in maniera sempre piů energica nei successivi periodi della sua attivitŕ, ha condannato e rifiutato in misura pressoché totale: l'Antichitŕ classica, il Cristianesimo (che Novalis legava all'Europa come un sinonimo, tramite la congiunzione 'ovvero'), l'Umanesimo-Rinascimento, in cui i due termini precedenti trovano la loro sintesi, nonché quelle correnti che ne custodiscono, ne aumentano e ne sviluppano ulteriormente l'ereditŕ, ossia il razionalismo, l'illuminismo, i liberalismi nazionali, la democrazia; ciň che č al di fuori di ciň, non č Tradizione, perché non č conosciuto o non ha continuitŕ. Ciň che č stato prima, si riduce semplicemente ad ipotesi, speculazioni, leggende; ciň che a tutto questo si č contrapposto, non merita molta gratitudine da parte dell'Europa: ed proprio ciň č stato da Evola indicato come tradizione positiva"7.
Vi sarebbero da obiettare moltissime cose; tra l'altro, che il rapporto di Evola con l'Antichitŕ (anche "classica") e con lo stesso Cristianesimo č un po' piů complesso di come ci viene rappresentato dal professor Madarász. Ma, anche prescindendo da ciň, qual č il motivo per cui ci si dovrebbe occupare dell'opera di Evola, quando non si condivide il concetto evoliano di Tradizione e quindi si rifiuta la posizione assunta da Evola nei riguardi delle correnti di pensiero che hanno caratterizzato la cultura europea? Secondo il professor Madarász, il valore dell'opera di Evola č quello di una sfida. E siccome oggi incombe minaccioso piů che mai il pericolo di una interruzione della "tradizione" culturale europea (classica, cristiana, umanistica, illuministica, liberale e democratica), cioč il pericolo che si estingua quella "tradizione" nella quale risiede l'unico rimedio possibile per i mali che affliggono l'Europa, in particolare quella centrale e orientale, allora, secondo il professor Madarász, trovare questo rimedio "sarŕ la risposta piů autentica alla sfida di Evola". Insomma, pur non concordando con le vedute evoliane, in particolare per quanto riguarda la valutazione di fenomeni quali l'Illuminismo e il Risorgimento, il professor Madarász ha compilato la voce Evola, Julius nel Lessico della letteratura mondiale uscito a Budapest nel 19968. Nel 1998, l'editrice budapestina Stella Maris arricchisce il proprio catalogo (in cui giŕ figurano opere di Guénon, Burckhardt, Lings, Eliade ecc.) con Orientációk [Orientamenti] di Julius Evola. Si tratta di un volumetto prefato da Róbert Horváth in cui si trovano, oltre alla traduzione di Orientamenti9, anche le traduzioni di altri quattro testi evoliani: A harc és gyözelem árja doktrinája [La dottrina aria di lotta e vittoria], A hösiesség arcai [Volti dell'eroismo], Az élethez való jog [Il diritto sulla vita], Légy hü saját természetedhez! [Fedeltŕ alla propria natura]10. Nel frattempo, Róbert Horváth ha continuato a promuovere la pubblicazione di scritti di Evola e su Evola nella rivista Pannon Front, della quale č uno dei principali redattori. Sul n. 15 (1 giugno 1998) č stato tradotto un articolo di Mario Aprile apparso sul n. 6 di The Scorpion: Miért pont Evola? [Perché proprio Evola?]. Sul n. 17 (1 ottobre 1998) troviamo due articoli di Evola: A "Bolygó hollandi" [L'"Olandese volante"] e A "Bolygó hollandi" – Látomások a tengereken [L'"Olandese volante" – Visioni sui mari], tratti rispettivamente da "Il Regime Fascista" dell'11 giugno 1936 e del 19 giugno 1936. Sul n. 18 (1 dicembre 1998) vengono proposti un Naplórészlet Julius Evoláról [Brano di diario su Julius Evola], dalle Memorie di Mircea Eliade, nonché Taurophonos: recensione, siglata H. R. [Horváth Róbert], di Eis und Licht Toneträger, un CD uscito a Dresda per il centenario di Evola. Anche sul n. 19 č presente Evola, con A cigány hegedük még mindig szólnak a függöny mögül [Violini tzigani suonano ancora al di lŕ della cortina], da "Roma", 24 settembre 1954, un pezzo di colore su cui torneremo piů avanti. Sul n. 20 (1 aprile 1999): Evola és az SS [Evola e le SS] di Miklós Alexander Barti e Hitler és a titkos társaságok [Hitler e le societŕ segrete], che Evola scrisse per "Il Conciliatore", XIX, 10, ottobre 1971. Sul n. 23 (1 ottobre 1999): J. Evola, Megjegyzések a "Bal Kéz Útjához" [Note sulla "Via della mano sinistra"], da "Vie della Tradizione", 6, aprile-giugno 1972. Sul n. 25 si trova Önvédelem [Autodifesa], traduzione (dal tedesco) dell'intervento di Evola davanti al tribunale di Roma nell'ottobre 1951, nonché la recensione del libro di B. Krauthoff Ich befehle, tratta da Esplorazioni e disamine. Gli scritti di "Bibliografia fascista", Parma 1994, vol. I. Due testi di Evola compaiono anche sul n. 26: A hanyatlás titkáról [Il mistero della decadenza], da Deutsches Volkstum, 11, 1938 e A "Nemzetek Szövetsége": A szabadkömüves csúcsállam["Societŕ delle Nazioni", Superstato massonico], tratto da Scritti sulla Massoneria, Roma 1984. Sul n. 27 troviamo un altro articolo tratto dagli Scritti sulla Massoneria: Az ezoterizmustól a szabadkömüves felforgatásig [Dall''esoterismo' al sovversivismo massonico]; sul medesimo numero di "Pannon Front" viene tradotta la prima parte delle Note sul Terzo Reich, col titolo ungherese Jegyzetek a Harmadik Birodalomról. La seconda parte appare sul n. 28, assieme a Codreanu meggyilkolása után: A román legionarizmus tragédiája [Dopo l'assassinio di Codreanu: la tragedia del legionarismo romeno], articolo ricavato da La tragedia della Guardia di Ferro, Roma 1996. La traduzione delle Note sul Terzo Reich termina sul n. 29, che contiene anche A spanyol forradalom titkos történetéröl [Sulla storia segreta della rivoluzione spagnola], ancora dagli Scritti sulla Massoneria e A zsidóság és a matematika [Gli ebrei e la matematica], da Nationalsozialistische Monatshefte, 1940. Sul n. 30: Elnégeresedett Amerika [America negrizzata], da L'arco e la clava, ed. 1968, e Felvilágosodás és forradalom [Illuminazione e rivoluzione], da Scritti sulla Massoneria. Sul n. 31 abbiamo A szabadkömüvesség és a forradalmak intellektuális elökészítése [La Massoneria e la preparazione intellettuale delle rivoluzioni], dagli Scritti sulla Massoneria. Il n. 32 pubblica Evola és Magyarország [Evola e l'Ungheria], che č la traduzione ungherese di un nostro articolo apparso su una rivista italiana11. Per quanto riguarda il versante italiano, nel 1999 c'č da segnalare un quaderno della Fondazione Evola curato da Piero Chiappano, Il Maestro Dioniso. Scritti sulla musica 1936-1971, dove la musica ungherese e la musica romena costituiscono argomenti di un certo rilievo. Il paragrafo finale dell'articolo Esplorazioni di vita notturna europea12, originariamente apparso sul "Corriere Padano" del 30 luglio 1938, č dedicato infatti alle orchestre zingare e alla loro "arte negromantica". Il paragrafo rimette in circolo, abbreviandolo, il contenuto di Ore danubiane, un articolo apparso precedentemente sul medesimo quotidiano13 e testimonia la presenza di Evola in Ungheria un paio d'anni prima del famoso viaggio a Bucarest. Ore danubiane non compare nel quaderno curato da Chiappano; vi si trova invece Violini tzigani14, dal "Roma" del 24 settembre 1954, un articolo che nella parte finale riprende la descrizione di un locale notturno budapestino giŕ fornita in Ore danubiane. Del rapporto di Evola con la musica ungherese parla infine Gregorio Bardini al termine di un suo articolo15 che ripresenta, senza citarne la fonte, i dati contenuti alle pp. 40, 41 e 56 del nostro Julius Evola sul fronte dell'est (edizione italiana). Nel 2000 esce in Ungheria la traduzione di Metafisica del sesso16. Una recensione apparsa su Magyar Nemzet, pur presentando questo testo evoliano nei termini di "un ambiguo frullato delle tradizioni, delle esigenze di libertŕ e delle pratiche della sensualitŕ oltremondana", riconosce che "il combattivo tradizionalismo del barone Giulio (Julius) Cesare Evola e la sua dottrina della crisi stimolano alla discussione", poiché "dentro di noi il desiderio di restaurare l'unitŕ spirituale androginica puň esser tenuto a freno a fatica". Il messaggio di Evola viene sintetizzato cosě: "Noi – proclama l'autore – respingiamo il mondo 'moderno' che divinizza la lasciva sensualitŕ femminile e sfocia nella cultura dello spogliarello, perché la tacita egemonia dell'elemento femminile ha portato al tracollo dell'Eros sacro. La donna č un vampiro che succhia la qualitŕ metafisica dell'uomo e puň essere – se la dominiamo nella maniera dovuta – un mezzo supremo nell'estasi dell'illuminazione soprannaturale". L'anonimo recensore prosegue accusando l'evoliana "metafisica del sesso" di pedanteria, di superficialitŕ enciclopedica e di arbitrarietŕ; quindi passa ad una sorta di esegesi psicanalitica, credendo di poter rintracciare in quest'opera una tacita "paura del predominio femminile" (sic). E conclude formulando questo auspicio: "Gli dči preservino ciascuno di noi dal paradiso soprannaturale raggiungibile con la sensualitŕ, paradiso dominato dall'astrattezza glaciale, intellettuale e pratica, dall'antiumanesimo e dall'ideale di un'atmosfera che diffonde un odore di biblioteca polverosa"17. Un altro periodico, Magyar narancs ["Arancia ungherese"], pubblica in data 8 febbraio 2001 la lettera di una certa Ilona Fried che qualifica Evola come un "fascista rivoluzionario", nonché "consigliere" di Mussolini. Sul numero del 15 marzo appare la replica di un lettore, Csaba Marczinka, il quale ci tiene a precisare che, se mai, i "fascisti rivoluzionari" erano quelli che facevano capo a Italo Balbo; e con costoro Evola "non ebbe mai nulla a che fare, anzi, fu loro avversario". L'autore della replica, che evidentemente ignora la decennale collaborazione di Evola con il "Corriere Padano" di Balbo e non tiene nel debito conto le articolatissime posizioni assunte dallo scrittore italiano nei confronti della rivoluzione crociuncinata e del dibattito sulla razza, prosegue affermando che Evola convergeva sulle posizioni del "gruppo repubblicano-rivoluzionario" su un unico punto: l'antinazismo. Conclusione: "Evola non fu fascista, anche se al pari di altri - per esempio Berdjaev e G. B. Shaw - per un certo periodo credette che il fascismo italiano (non il nazismo e la dottrina della razza) poteva trovare una 'terza via' tra il capitalismo mondiale americanista e il socialismo di Stato bolscevico-stalinista". Di Evola, il lettore di Magyar narancs crede di poter dire che "appartenne alla linea piů conservatrice, 'tradizionalista pagana', anticristiana (…) dell'orientamento filosofico tradizionalista, una linea che ha contrapposto al sistema dottrinale del cristianesimo d'origine giudaica – del cristianesimo cattolico in particolare – gli insegnamenti mistici dell'antica teologia iranica della luce e del buddhismo tibetano". Negli ultimi anni, le riviste che hanno pubblicato scritti di Evola su ogni numero sono state Tradíció (che č diventata una rivista annuale di quasi trecento pagine), Sacrum Imperium e Pannon Front. Su "Tradíció" sono apparsi, nel 1999, A hanyatlás misztériuma (Il mistero della decadenza) e A szüz. A bilincsek széttörése (La rottura delle catene); nel 2000, A hermetikai-alkímiai hagyomány (La tradizione ermetico-alchemica), Megjegyzés a "titkos háborúhoz" (Nota sulla "guerra occulta"), Csatabárd (L'ascia), A szolipszizmus érvei (I valori del solipsismo); nel 2001, René Guénon: Kelet és Nyugat (René Guénon: Oriente e Occidente), A tudományvallás (La scienza delle religioni), Szekszuálkritikai írások (Scritti di critica del sesso), A fájdalom és a betegség metafizikájáról (Sulla metafisica del dolore e della malattia). Su "Sacrum Imperium": A nacionalizmus két arca (I due volti del nazionalismo), I, 1997; Európa és az organikus eszme (L'Europa e l'idea organica) e A sas szimbóluma (Il simbolo dell'aquila), II, 1998; Az Európa-mythos hordozói (I portatori del mito dell'Europa), III, 1998; Metternich e A "kegyetlen báró" (Il "barone sanguinario"), IV, 1998; Feminizmus és heroikus tradíció (Femminismo e tradizione eroica) e A beavatási központok és a történelem (I centri iniziatici e la storia), V, 1998; René Guénon: Kelet és Nyugat (René Guénon: Oriente e Occidente), Góg és Magóg (Gog e Magog), A "Szentség" a Caesari-Birodalmi ideában (Il "sacro" nell'idea imperiale di Cesare), VII, 2000. Su "Pannon Front", infine, sono apparsi: Az álarcos filozófus (Il filosofo mascherato) e A fasizmus jobboldali kritikája. Bevezetés (Il Fascismo visto dalla Destra. Introduzione), n. 33, 1 giugno 2001, A zsidókérdésröl (Sulla questione ebraica), n. 34, 1 agosto 2001 e ancora A zsidókérdésröl (Sulla questione ebraica), n. 35, 1 agosto 2001.
Concludiamo questa rassegna bibliografica menzionando una pubblicazione apparsa nel 2001 presso la casa editrice Kvintesszencia di Debrecen: A Grál misztériuma és a ghibellin birodalmi idea (Il mistero del Graal e la idea imperiale ghibellina). Il titolo ungherese, come si puň notare, ricalca quello della seconda edizione italiana (Ceschina, Milano 1962).

 

Claudio Mutti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NOTE:

1 Evola, Julius: Lázadás a modern világ ellen, "Új könyvek" ["Nuovi libri"], 14, 1997, p. 8.

 

2 Sándor Zsolt Rády e Róbert Horváth, Evola in Ungheria. Il barone Julius Evola e l'aristocrazia magiara, cit.

 

3 Horváth R., A politika funkciója Julius Evola életművében [La funzione della politica nell'opera di Julius Evola], Budapest 1998, p. 16.

 

4 Horváth R., A politika…, cit., p. 19.

 

5 Horváth R., A politika…, cit., p. 23.

 

6 György Lajos, Szellem és politika: Julius Evola [Spirito e politica: Julius Evola], "Havi Magyar Fórum" ["Foro Ungherese Mensile"], aprile 1999, p. 44.

 

7 Madarász Imre, Egy hagyományosellenes tradicionalista: Julius Evola "felfedezése" [Un tradizionalista antitradizionale: la "scoperta" di Julius Evola], in Madarász I., "Titus íve alatt". Az antik Róma öröksége az olasz felvilágosodás és romantika irodalmában ["Sotto l'arco di Tito". L'ereditŕ dell'antica Roma nella letteratura dell'illuminismo e del romanticismo italiani], Eötvös József Könyvkiadó, Budapest 1998, p. 126.

 

8 Madarász Imre, Evola, Julius, inVilágirodalmi Lexikon [Lessico della letteratura mondiale], XIX, Akadémiai Kiadó, Budapest 1996, pp. 347-348.

 

9 Traduzione eseguita sull'edizione del Centro Studi Tradizionali, Treviso 1988.

 

10 La traduzione di La dottrina aria di lotta e vittoria č stata eseguita sull'edizione del 1986 (Edizioni di Ar, Padova); per gli altri testi, cfr. J. Evola, Etica aria, Europa, Roma 1992.

 

11 C. Mutti, Evola e l'Ungheria, "Vie della Tradizione", 101, gennaio-febbraio 1996, pp. 43-51.

 

12 J. Evola, Il Maestro Dioniso. Scritti sulla musica 1936-1971, a cura di Piero Chiappano, Quaderni di testi evoliani n. 32, Roma 1999, pp. 35-40.

 

13 J. Evola, Ore danubiane, "Corriere Padano", 20 ottobre 1936.

 

14 J. Evola, Il Maestro Dioniso…, cit., pp. 45-47.

 

15 G. Bardini, In requiem della musica contemporanea, "Rinascita", 22 luglio 1999.

 

      16 J. Evola, A szexus metafizikája, UR kiadó, Budapest 2000.

 

17 M. G., A gyönyör mágiája. Julius Evola szexuális metafizikája [La magia del     piacere. La metafisica sessuale di Julius Evola], "Magyar Nemzet" ["Nazione Ungherese"], 16 dicembre 2000..