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"cultus qui deo debetur includit in se… cultum qui
debeatur parentibus et patria".
Corneliu Zelea
Codreanu nasce nel bel mezzo della Moldavia, a Iasi, considerata a buona
ragione la Firenze rumena, il 13 settembre 1899. Già il suo nome è un programma
di vita: Codreanu in rumeno significa "uomo della foresta". Dal padre
fin da piccolo Corneliu impara ad amare fortemente la sua patria e a sognare
per il suo popolo, per la sua gente, un destino più grande. È giovanissimo quandi
il 15 agosto 1916 la sua terra, "la piccola Romania", si getta nella
mischia della I guerra mondiale; per la sua età non può arruolarsi volontario.
L'1 settembre 1917, con la segreta speranza di partire per il fronte e dare il
suo contributo per la vittoria, Codreanu si iscrive alla Scuola Militare
Atttiva di Botosani, esperienza che lascerà un'impronta forte sul suo
carattere. "Qui -scriverà- ho imparato a parlare poco. Qui ho imparato ad
amare la trincea e a disprezzare il salotto".Finita la guerra la situazione
politica interna della Romania è piuttosto grave: nella vicina Russia, ucciso
lo zar, il potere è nelle mani dei bolscevichi ed il nuovo stato sovietico
mostra chiaramente la volontà di riappropriarsi dele terre perse durante il
conflitto. Con questo rischio incombente Codreanu, un pomeriggio del gennaio
1918, raduna nel bosco di Dobrina una ventina di colleghi liceali e fonda
l'associazione "Michele Cogalnicaenu" allo scopo di uscire
dall'individualismo e spendere tutte le proprie energie senza risparmio per la
causa della libertà della Romania. La situazione rumena nel primo dopoguerra
non è diversa da quella di molte altre nazioni europee al termine del primo
lacerante conflitto mondiale. Tra i fenomeni sociali emergenti: il reducismo,
la delusione per il clima provinciale della politica ufficiale, le reazioni per
la riforma agraria del 1919. Proprio in quell'anno Corneliu Zelea si iscrive
alla facoltà di Diritto dell'Università di Iasi. In questo periodo viene a
conoscenza dell'esistenza di un piccolo e battagliero gruppo politico chiamato
la "Guardia della Coscienza Nazionale" guidato da Costantin Pancu. Il
raggruppamento, al quale aderisce Codreanu, riscuote un certo interesse tra
operai e studenti e raccoglie tra le sue fila anche qualche professionista e
sacerdote. "Non potrei definire come sono entrato nella lotta. Forse come
un uomo che, camminando per la strada con le preoccupazioni, i bisogni ed i
pensieri suoi propri, sorpreso dal fuoco che divora una casa, getta la giacca e
balza al soccorso di quelli in preda alle fiamme". Il 10 febbraio 1920
viene proclamato lo sciopero generale in tutto il paese, ovunque si hanno
notizie di scontri e dimostrazioni, la situazione è incandescente. Contro
coloro che sostengono l'intervento governativo e militare, Codreanu sostine la
necessità di agire di persona e fulmineamente. L'imperativo è stroncare il
parassitismo diffuso nel Paese. La roccaforte comunista è nelle officine CPR,
nei pressi delle ferrovie di Nicolina a Iasi. Ma attraverso una serie di azioni
provocatorie e portando avanti una politica sociale estremamente avanzata sarà
Corneliu a raccogliere per tutto l'arco della sua vita l'adesione quasi
plebiscitaria delle masse operaie. Con questo spirito nascerà un nuovo
raggruppamento "Socialista Nazional-Cristiano".Nel 1920, per la prima
volta nella storia, il Senato Accademico dell'Università di Iasi decide di
aprire l'anno accademico senza l'abituale rito religioso. Codreanu con un
gruppo di amici insorge, fino a spuntarla. L'Università riaprirà con la
tradizionale cerimonia. Tra le battaglie memorabili dei primi anni di attività
politica di Corneliu anche quella contro la sciapka, un copricapo russo
ostentato dagli studenti di fede comunista e, soprattutto, simbolo di
indifferenza e mancanza di amore per la propria terra. Più volte attaccato da
Codreanu, il rettore dell’Università di Iasi, il 4 maggio 1921, lo espelle dai
corsi e dalle lezioni. Tutti i professori della facoltà di Diritto, alla quale
è iscritto Corneliu, insorgono contro questa risoluzione e lo iscrivono agli
esami autunnali, tanto forte era la stima per questo studente coraggioso ed
audace. La vertenza andrà avanti per molto tempo, terminati gli studi, infatti,
non verrà mai rilasciata a Codreanu la laurea in Giurisprudenza. Il 22 maggio
1922 viene fondata l’associazione "Studenti Cristiani", che
incontrerà un grande successo nel paese. Nell’autunno dello stesso anno
Codreanu lascia la Romania per trasferirsi a Berlino, dove si iscrive alla
facoltà di Economia Politica. Nel dicembre del 1922 a Cluij l’intera
popolazione studentesca è in rivolta, presto l’incendio divampa in tutta la
Romania, Corneliu intuisce che si tratta di un momento decisivo per il futuro
rumeno e ritorna in patria frettolosamente per mettersi a capo del movimento
studentesco insieme a Mota, figlio di un sacerdote ortodosso, presidente di un
circolo studentesco, con il quale nascerà un’amicizia profonda e perenne. Ben
presto i due capiscono la necessità urgente di estendere la stessa lotta
studentesca all’intero popolo della Romania.
Si avverte il bisogno di fondare un vero
e proprio partito per continuare con maggiore incisività e radicamento le tesi
partorite dai banchi universitari. "Occorre un nuovo strumento, ma
occorrono soprattutto uomini nuovi", questo il vero assillo di Codreanu.
Per questo viene avvicinato il professore Cuza, l’uomo all’epoca più
prestigioso in tutto il Paese, che prenderà la presidenza della "Lega di
Difesa Nazionale e Cristiana" al cospetto di oltre diecimila cittadini. È
il periodo degli scontri più violenti negli atenei, l’Università è al centro
della lotta e fornisce il nerbo dei dimostranti. Durante una di queste
manifestazioni contro l’esercito, Codreanu viene arrestato per la prima volta e
internato nella prigione della Porta Verde. Inizia così la lunga serie di
arresti che condurrà il Capitano e i suoi una vera persecuzione politica e ad
essere eliminati fisicamente senza lo straccio di un processo. Nonostante la
reclusione del Capitano, l’organizzazione del movimento procede a gonfie vele e
viene celebrato il congresso per il 22-25 agosto 1923. In quell’occasione la
polizia ordina di sbarrare la porta d’accesso della Chiesa dove si sarebbe
dovuta tenere la cerimonia religiosa in suffragio degli studenti morti in
guerra, quindi, come già avvenuto a Fiume, gli studenti del movimento si
inginocchiano all’aperto e, circondati da una folla enorme, pregano in
silenzio. Le provocazioni delle autorità procedono senza fine e gli studenti
occupano le aule universitarie per tenere le proprie assemblee. Il Congreso si
tiene illegalmente, il Capitano, ricercato dalla polizia, riuscirà a dare il
suo contributo vestito da meccanico, non riconosciuto nemmeno dai suoi. Poco
dopo Codreanu diventa popolarissimo anche tra i contadini, vessati da una situazione
agricola nazionale molto precaria per l’eccessiva polverizzazione della
proprietà terriera. La base studentesca, racconta in questi giorni Mota, è al
limite della sopportazione. Nonostante il favore di Codreanu verso il metodo
della non-violenza come arma di lotta, si decide di dare una volta per tutte un
esempio "tremendo" della risolutezza della gioventù rumena. Viene
insomma composta una lista di sei ministri da eliminare. La sera dell’8 ottobre
1923 mentre i congiurati sono riuniti per stabilire i dettagli dell’operazione,
la Polizia irrompe nel luogo e arresta tutto il gruppo. Il delatore è uno degli
stessi organizzatori: Vernichescu. Il processo che ne segue ha un epilogo
eccezionale: Codreanu, come suo costume, si prende la paternità dell’azione e
indica ai giurati le motivazioni ideali del getso. I giudici riconoscono la
sola colpevolezza di Mota e i legionari vengono liberati dopo sette mesi di
carcere. L’esperienza del carcere è centrale nella vita di Corneliu Zelea
Codreanu. Dalla prigione uscirà un uomo completamente cambiato, rinnovato
nell’animo. Il ricordo dell’icona dell’Arcangelo Gabriele, davanti alla quale
il Capitano si era spesso ritrovato a riflettere e pregare in quei mesi, lo
porterà ad assumere l’Arcangelo come protettore futuro del Movimento. Nella
nuova fase l’azione di Corneliu ruota intorno al proposito di dare adeguata
"educazione" a quella gioventù che crede ciecamente in lui e nella
riscossa nazionale. "Prima dobbiamo conoscere e correggere i nostri difetti
e poi vedere se abbiamo o no il diritto di occuparci anche di quelli degli
altri". Con questo spirito di formazione interiore l’8 maggio 1924 ad
Ungheni viene organizzato il primo campo volontario del mondo. Il lavoro viene
però interrotto molto presto dal Prefetto di Polizia Manciu che arresta tutti i
presenti. Agli arrestati vengono inflitte vere e proprie sevizie, molti
studenti vengono frustati a sangue. Il 25 ottobre il Capitano, che ha assunto
le difese di uno studente torturato dal Prefetto, fa il suo ingresso in tribunale
e alla prima scomposta reazione di Manciu tira fuori un revolver e lo fredda.
Immediatamente arrestato viene internato nella prigione di Galata. La stampa
inanime si schiera a suo favore, la popolazione è tutta incondizionatamente per
lui; il processo, durato sei giorni, si svolge in un clima trionfale per il
Capitano. Il verdetto lo conferma: Codreanu ha agito per legittima difesa ed è
portato in trionfo fino a Iasi. Il 14 giugno 1924 il Capitano sposa la
bellissima Elena Ilinoiu: la cerimonia, secondo il rito ortodosso, viene
filmata. La colonna di invitati che segue la coppia supera i sette chilometri.
Mentre Codreanu è in Francia per conseguire il dottorato in Legge, la
situazione in Romania si complica. I risultati elettorali sono soddisfacenti,
entrano altri nove deputati in Parlamento, ma il professor Cuza non riesce a
controllare la situazione sotto il profilo politico-strategico. Il gruppo
parlamentare si spacca in due tronconi, per Codreanu la scelta è durissima. La
decisione è di dare un taglio netto al passato. Il 24 giugno 1927 convoca per
le dieci di sera i suoi amici più fidati, non servono molte parole; tutti già
sanno. Il Capitano si alza in piedi : "Oggi, San Giovanni Battista, si
costituisce la Legione dell’Arcangelo Michele, sotto la mia guida. Chi verrà
con noi deve avere una fede illimitata, resti lontano chi non ne ha a
sufficienza o nutre dei dubbi". La Legione è quanto di più lontano
da un partito inteso in senso classico, è un movimento assolutamente originale
per la creazione di un nuovo individuo, in rottura con l’uomo economico,
pragmatista ed egoista. Cuza, informato da Codreanu della nascita della
Legione, comprende la distanza che li separa, apprezza il grande coraggio dei
legionari e li scioglie dal giuramento prestato all’atto della costituzione
della Lega di Difesa Nazional-Cristiana. In brevissimo tempo la Legione mette
in allarme i vari centri del potere, la stampa contraria prima cerca di
ignorare il fenomeno, poi incomincia ad ospitare gli articoli vibranti di Codreanu
e dei suoi collaboratori. Il Capitano riesce a raggiungere il cuore del
contadino come dello studente e dell’operaio con un linguaggio semplice e mai
demagogico; le adesioni si moltiplicano. Il 20 giugno del 1930, poco dopo il
ritorno nel Paese di Carol II, si costituisce ufficialmente la "Guardia di
Ferro" che sarà presto conosciuta con questo nome in tutto l’Occidente.
"I centri vitali della nostra esistenza nazionale sono attaccati...
Difronte a questo pericoolo, mentre i politici lottano tra loro per banali
liti, noi, figli di questa terra, teniamoci per mano e proclamiamo tutti
insieme l’unione della gioventù rumena". Per dare maggiore valore
simbolico dell’azione antibolscevica, che in Romania assunse caratteri di
grande forza popolare, viene decisa una marcia sulla Bessarabia, un territorio
oggetto delle mire espansionistiche della Russia. La stampa reagisce con una
politica persecutoria, il governo temporeggia e poi vieta la manifestazione,
conoscendo bene le simpatie della popolazione della Bessarabia per Codreanu.
Sono in troppi ormai a temere seriamente la Guardia di Ferro: tutti i gruppi
politici si coalizzano per stroncare il Movimento Legionario. L’11 gennaio 1931
un decreto ne sancisce lo scioglimento, tutte le sedi vengono perquisite, migliaia
di militanti interrogati e molti trattenuti in carcere. L’accusa pretestuosa è
di aver intrapreso un’azione violenta contro la forma di Governo stabilita
dalla Costituzione; ma mancando qualsiaisi prova concreta (documenti, armi,
bombe) si contesta al Capitano di essere un "traditore" e di essersi
fatto condizionare da modelli stranieri. Corneliu, come suo costume, smonterà
una ad una tutte le accuse, i giudici sono costretti ad assolverlo, dopo che il
Capitano ha comunque passato quasi due mesi in carcere come detenuto comune. Il
governo nazional contadino cade e si indicono nuove elezioni. Il Capitano
decide di candidarsi al Parlamento rumeno con la lista chiamata "Partito
di Corneliu Codreanu". Sarà eletto deputato il 31 agosto 1931 con 11.176
voti. Il primo discorso di Corneliu in Parlamento resterà famoso per il suo
rigore: richiesta immediata della pena di morte per tutti coloro che si sono
appropriati con la frode del denaro dello Stato. Prima delle successive
elezioni il nuovo governo scioglierà nuovamente la "Guardia di
Ferro". Dalle urne però il Movimento vedrà più che raddoppiati i consensi.
Codreanu e i suoi riescono a penetrare nelle roccaforti delle province
orientali ed a stabilire nuovi centri di diffusione tra le masse contadine.
"Noi e gli uomini di buon senso non abbiamo paura né del comunismo, né del
bolscevismo. C’è una cosa che ci fa paura: è che gli operai di queste fabbriche
non hanno a sufficienza da mangiare". Per Codreanu e i suoi compagni di
partito il potere parlamentare è soltanto un "mezzo" per saziare la
fame di giustizia sociale del Paese. Corneliu provvede a devolvere buona parte
dell’indennità parlamentare alle casse della Legione, trattenendo per sé solo
l’indispensabile. Nell’estate del 1933 la Legione dà una grande prova di amore
e di stile nell’affrontare le emergenze della nazione. Ciclicamente a Visani,
il fiume Buzau, ingrossatosi per le piogge continue, straripa con conseguenze
disastrose. Ogni volta lo stesso copione: il governo assicura il proprio
interessamento, testimonia tutta la solidarietà e non fa nulla di serio. Il
Capitano decide di sostituirsi alle carenze dei politici e di costruire sul
fiume una gigantesca diga, lunga due chilometri, capace di imbrigliare il
fiume. Il 10 luglio tutto è pronto, si tratta di un campo volontario di lavoro:
l’entusiasmo è alle stelle. Ancora una volta il governo è contrario, gli ordini
sono tassativi: la Polizia deve intervenire, molti studenti resteranno feriti
gravemente. I Legionari in questa occasione attuano una "resistenza
passiva": si sdraiano nel fango alto due palmi cantando "Dio è con
noi".Il clima è ormai di vero e proprio terrorismo politico: ai legionari
diventa difficile perfino trovare una tipografia che possa stampare le loro
pubblicazioni che di fatto vengono censurate. Codreanu ha in mente un’altra
grande iniziativa: la costruzione della "Casa Verde", quartier
generale del Movimento. Il problema annoso della mancanza di fondi viene
risolto: circa cento militanti lavorano per tre mesi come operai in una fornace,
richiedendo come unico compenso quotidiano un certo quantitativo di tegole e
mattoni. In breve tempo la costruzione-simbolo è ultimata; qui si tengono le
riunioni più importanti, qui un giorno riposeranno i martiri della Legione. In
tutta la Romania strade, ponti, chiese ed opere pubbliche testimoniano la
valida concretezza della "mistica del lavoro" della Guardia. Alla
vigilia delle elezioni del dicembre 1933 però, il leader del partito liberale,
Duca, intervistato a Parigi, dichiara che la Guardia è uno sporco esercito di
mercenari al soldo di Hitler. Malgrado l’intervista fece il giro del mondo, la
Guardia proseguì nel suo progetto anche grazie al successo di
"Libertà", la rivista curata da Mota. Ma la repressione nei confronti
del Movimento Legionario assume un’accellerazione fatale. Durante la campagna
elettorale uno studente viene ucciso alle spalle da un ufficiale di polizia a
Costanza, mentre affigge un manifesto. Il governo sente perdere il terreno
sotto i piedi ed il Consiglio dei Ministri decreta per la terza volta lo
scioglimento della Guardia di Ferro. Segue una folle ondata di arresti: 18.000
persone, tra le quali lo stato maggiore della Guardia. Il bilancio è atroce:
300 ammalati nelle prigioni, 16 morti e 3 tumulati vivi sottoterra. A questo punto
tre legionari fatti torturare dal capo del partito liberale decidono che Duca
deve morire. Il 30 dicembre il leader viene ucciso e subito dopo i tre si
consegnano spontaneamente alle autorità, dichiarandosi pronti a scontare tutte
le conseguenze della loro azione. Ma l’uccisione rinvigorisce la campagna
contro la Legione che porta ad un nuovo processo. Ancora una volta Codreanu e
altri 50 legionari sono assolti tra il tripudio del popolo. Una morte terribile
li attenderà il 30 novembre 1938. Il successore di Duca come Primo Ministro,
Tatarescu, sebbene uomo energico, si mostra più comprensivo verso il Movimento
Legionario, avendo capito che la strada delle persecuzioni spietate porta
l’opinione pubblica, ormai conquistata dal coraggio dei ragazzi del Capitano, a
ribaltare la situazione. Viene quindi ricostituita la Guardia su basi legali e
nasce il partito "Tutto per la Patria" riconosciuto il 20 marzo 1935.
I nemici storici di Codreanu, frattanto, approfittando dell’invidia di un
deputato della Guardia nei confronti del Capitano, si accordano con lui per
fare fuori il capo della Legione. L’autore dei due tentativi falliti di
uccisione di Codreanu è Stelescu. Prima si serve di un allievo delle scuole
normali che, appostato dietro una finestra, avrebbe dovuto sparare contro
Corneliu, poi (in caso di insuccesso) aveva previsto un piano per avvelenarlo
con il cianuro di potassio. Secondo le leggi legionarie Mihai Stelescu sarebbe
dovuto essere giudicato dai suoi compagni ed espulso dal Movimento, mentre se si
fosse pentito avrebbe potuto far ritorno nella famiglia della Guardia come un
figliol prodigo. Invece costui, accecato dall’ambizione, continua a condurre
una campagna scandalistica contro la Legione. Fonda così "La Crociata del
Rumenismo" con il chiaro scopo di far concorrenza a Codreanu e lancia
sulla stampa accuse gravissime e infondate a Corneliu, ma nessuno degli
appartenenti all’ex Guardia di Ferro si lascia ingannare. Per l’etica
legionaria la colpa più grave e ignobile è quella del tradimento dei propri
fratelli di lotta o amici. Gli ambienti estremisti della Guardia decidono
quindi la morte del traditore. Il 16 luglio 1936 infatti il gruppo dei
"Decenviri" raggiunge Stelescu in ospedale e lo uccide. Si tratta
dell’unico esempio di tradimento in seno alla Legione dalla sua fondazione.
Nonostante questo episodio la fama di Codreanu varca i confini della Romania e
si diffonde in Europa. In una lettera indirizzata al re alla fine del 1936 il
Capitano si fa interprete del ribaltamento della politica rumena e di un
avvicinamento alle altre nazioni dalle rivoluzioni nazionali. Moltissimi in
Italia parlano in termini entusiasti dell’esperimento legionario rumeno. È
giunta l’ora per i capi legionari: Codreanu, Mota, Marin e Sima, decidono di
fare il grande salto di qualità. Percorrono la propria terra in lungo e in
largo per scuotere la gioventù e rompere col vecchio mondo. La Legione
comprende chiaramente che le scelte di civiltà si fanno su scala europea. Sono
circa 10.000 i legionari che vogliono arruolarsi volontari nell’armata di
Franco in Spagna, tra questi Ion Mota, braccio destro di Codreanu, e Vasile
Marin, uno dei più grandi avvocati di Bucarest, troveranno la morte arma in
pugno il 13 gennaio 1937. Nella capitale rumena una cerimonia grandiosa attende
i due legionari caduti: oltre 300.000 persone fanno da ala al corteo funebre.
Il Capitano, in ricordo dei due indimenticabili legionari, decide di creare il
corpo scelto "Mota-Marin".Sul fronte elettorale la situazione con il
partito "Tutto per la Patria" è ormai matura; la campagna elettorale
incandescente viene affrontata con grande dignità e coerenza. "Non dite
-racconta Codreanu- votate per noi perché gli altri sono cattivi, ma date a noi
il vostro voto per quello che abbiamo fatto di buono. Andate fra la gente con
allegria, parlate solo di cose costruttive... comunicate gioia e luce". I
risultati del dicembre 1937 sono clamorosi: la lista del Capitano porta alla
Camera ben 66 deputati e supera del 6,43% il partito Nazional-Cristiano. A
formare il governo però viene chiamato questo partito, di Cuza e Giova. La
manovra del re è perfida: il ministro Goga, facilmente manovrabile dall’alto,
deve erodere le posizioni del Movimento di Corneliu Zelea Codreanu, ma la
popolarità del Capitano continua invece ad aumentare. Il governo Goga fallisce
completamente il suo obiettivo e torna il Terrore. L’11 febbraio 1938 con un
colpo di stato, il re Carol sospende la Costituzione, scioglie i partiti ed
instaura una vera e propria dittatura personale. Il colpo di stato, covato dal
sovrano per oltre dieci anni, è la chiara testimonianza dell’ultima chance di
un mondo ormai completamente alla deriva. Viene creato un partito unico
"Il Fronte della Rinascita Nazionale", al dicastero degli interni
viene chiamato Calinescu, che ha dato numerose prove di avversione alla Guardia
di Ferro. Le reazioni di Codreanu sono estremamente caute e responsabili, una
mossa falsa avrebbe compromesso la vita di tanti legionari. Il 21 febbraio 1938
Corneliu convoca i giornalisti ed inaspettatamente dichiara la volontà di
chiudere il partito. "Noi, manifestando la nostra fede, abbiamo inteso
agire in conformità con la legge, non vogliamo usare la forza. Siamo
lontanissimi dall’idea di colpi di Stato". I pieni poteri a Calinescu
significano inequivocabilmente una nuova ondata repressiva. Il pretesto per
incriminare Codreanu è fornito da una lettera inviata allo scrittore e uomo
politico Iorga, nella quale il Capitano rimproverava al grande nazionalista
rumeno di aver tradito le aspettative della gioventù. La Magistratura,
informata della lettera da un articolo dello stesso Iorga, condanna Corneliu a
sei mesi di carcere per oltraggio. Contemporaneamente Calinescu ordina che
tutti i Legionari siano internati in campi di concentramento. Il Capitano, che
potrebbe rifugiarsi all’estero, non se la sente di lasciare i compagni e la sua
terra consapevole della imminente fine. I rapporti difficili tra il Capitano ed
il generale e poi maresciallo Ion Antonescu fanno comprendere a pieno la
drammaticità della parabola finale della Guardia di Ferro. Fin dal ‘24
Antonescu, simbolo del perfetto soldato rumeno, nonostante una indubbia stima
personale per Codreanu gli aveva riservato giudizi molto pesanti e dopo il
colpo di stato del 1937 aveva ottenuto il tanto ambito Ministero della Difesa.
Con questa carica Antonescu si dimostra intransigente assertore dell’ordine
pubblico, applicando limitazioni severissime ai manifestanti. Dopo l’affare
però Iorga si oppone duramente all’arresto di Codreanu. Senza Antonescu alla Difesa
viene ricostituito il governo del Patriarca e la fine per il Capitano è alle
porte. Corneliu Zelea, in venti anni di fervida attività politica, ha subìto
numerosi processi terminati tutti con assoluzioni piene eppure tutto ciò viene
dimenticato. Si rispolverano vecchie e ridicole accuse, si riaprono processi di
anni prima, si inventa una lettera ad Hiltler mai scritta... Per dieci lunghe
ore il Capitano si difende strenuamente, testimoniando la sua totale innocenza
ed estraneità ai fatti che gli vengono contestati. La stampa si vede censurate
le cronache del processo, anche se l’opinione pubblica è tutta ancora con il
fondatore del Movimento Legionario; il collegio dei giudici, formato da
Galinescu, lo condanna a dieci anni di carcere. Il calvario del Capitano inizia
il 17 aprile 1938; durante i giorni di prigionia Codreanu tiene un diario, che
sarà pubblicato dopo la sua morte, che ci offre la fotografia reale della sua
immensa forza interiore e grandezza d’animo. "Fede e Amore, non le ho
perdute, ma sento che a un tratto si è disseccato il filo della speranza. Sono
60 giorni che dormo vestito sul tavolato e su questa stuoia, 60 giorni e 60
notti che le mie ossa succhiano, come una carta assorbente, l’umidità che
trasuda dalle pareti e dal pavimento".Anche in queste condizioni il
Capitano fa paura. Governo e Sovrano sanno bene che la "gente" guarda
ancora e sempre a lui come l’unico uomo capace di risolvere i problemi secolari
della Romania. Per ordine di Calinescu e col pretesto di un inesistente tentativo
di fuga, Corneliu Zelea Codreanu, il 30 novembre 1938, viene fatto strangolare
insieme a tredici legionari durante un trasferimento da un carcere ad un altro.
L’annuncio ufficiale della morte dato dal Comando della Seconda Divisione
Militare, al quale nessuno crede, afferma che durante il trasferimento ad una
trentina di chilometri da Jilava il convoglio si ferma per un guasto al motore,
i prigionieri approfittano di questo "strano incidente" per cercare
di evadere e i gendarmi si vedono costretti ad aprire il fuoco. Più tardi il
Maggiore Dinulescu, che diresse l’assassinio per ventimila lei, e l’autista
confessarono la tremenda verità.
I Dieci
Comandamenti
A cui il legionario deve conformarsi per non deviare
dal suo cammino di gloria in questi giorni di oscurità, di sventura e di
tentazione satanica. Affinchè tutto il mondo sappia che noi siamo Legionari e
restiamo Legionari per l'eternità.
1
Non credere in alcun modo alle informazioni, alle notizie sul movimento
legionario lette su qualsiasi giornale - pur se questo appaia nazionalista - o
sussurrate all'orecchio da agenti provocatori a anche da uomini onesti. Il
Legionario crede solo all'ordine a alla parola del suo Capo. Se questa parola
non viene, significa che nulla è cambiato e che il legionario prosegue
tranquillo per la sua strada.
2
Stai bene attento a chi frequenti. E valutalo come si deve, sia quando è un
avversario che vuole ingannarti, sia quando è un amico stolto che è stato
ingannato da un avversario.
3
Guardati come da una grande calamità dallo sconosciuto che ti esorta a fare
qualcosa. Egli ha un interesse e vuole perseguire il suo interesse tramite te,
oppure vuole compromettere te di fronte agli altri legionari. Il legionario
agisce soltanto in base ad un ordine o per sua spontanea iniziativa.
4
Se qualcuno vuole tentarti o comprarti, sputagli in faccia. I legionari non
sono ne stupidi ne merce d'acquisto.
5
Evita coloro che vogliono farti doni. Non accettare nulla.
6
Allontanati da coloro che ti adulano e ti lodano
7
Dove esistono soltanto tre legionari, costoro vivono fra loro come fratelli:
unita', unita' e ancora unita'! Sacrifica tutto, immola te stesso, i tuoi
desideri e l'intero tuo egoismo per questa unita'. Essa, l'unita', ci dara' la
vittoria. Chi e' contro l'unita', e' contro la vittoria legionaria.
8
Non parlar male dei tuoi camerati. Non accusarli. Non mormorare all'orecchio
degli altri e non tollerare che si venga a mormorare al tuo.
9
Non spaventarti se non ricevi ordine, notizia, risposte lettere, o se ti pare
che la lotta ristagni. Non allarmarti, non prender le cose sul tragico,
giacche' Dio e' al di sopra di noi e i tuoi capi conoscono la via giusta e
sanno quello che vogliono.
10
Nella solitudine prega Dio in nome dei nostri morti, affinche' ci aiuti a
sopportare tutti i colpi sino alla fine delle sofferenze, sino alla grande
resurrezione e alla vittoria legionaria.
Marzo 1935 C.Z. Codreanu -da "Capo di
Cuib"
A cura di Mauro
Cardellini del Nucleo C. Z. Codreanu
RINGRAZIAMO E
SALUTIAMO OMAR E FABIO GALANTE PER LA COLLABORAZIONE
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