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Carmelo Borg Pisani – Un eroe dimenticato
Tra le belle eredità della mai abbastanza maledetta
Prima Repubblica, vi è anche e soprattutto l’abbandono, da parte della
maggioranza degli italiani, di tutto ciò che costituisce sentimento ed orgoglio
patriottico. Tutto ciò che per gli altri popoli europei è assolutamente normale
(onorare la bandiera, i Caduti, venerare le memorie patrie, sentirsi orgogliosi
della propria Nazione) diventava retaggio ed appannaggio dei soliti,
inguaribili <<fascisti>>.Si creava, inoltre, con perfidi e sottili
mezzi, un complesso di colpa derivante dalla <<verità>> che noi
italiani, popolo notoriamente razzista e xenofobo, non avevamo fatto altro, nel
corso della nostra storia, che tormentare ed opprimere le minoranze etniche,
esistenti presso di noi, cui sarebbero dovuti tutti i diritti, magari a scapito
della maggioranza nazionale, come accade in Alto Adige. Controparte quasi ovvia
di questa propaganda era il tacere assolutamente sull’esistenza di minoranze
linguistiche italiane all’estero, sul fatto che i confini della Repubblica
Italiana non conclude per niente con i confini geografici della penisola
italiana, né con i limiti linguistici, ecc. Su tutto questo, silenzio assoluto.
Non dimenticherò mai la triste ilarità che mi provocò il commento di un
giornalista della Rai quando, a adunata degli Alpini, aperta dai profughi di
Zara, Fiume ed Istria, affermò trattarsi d’alpini emigrati, (sic!) in terra
jugoslava e tornati per partecipare al raduno; non insisterò, poi, sulle
località della Corsica pronunciate, per esempio, Cavallo e Bastia o sul fiume
Boja ribattezzato Sosgià… E’ quindi comprensibile che nessuno
ricordi ciò che accomuna, storicamente, linguisticamente ed etnicamente,
l’Italia a Malta. Nessuno ricorda che la vicina Repubblica abbia dato alla
storia, propria ma anche italiana, un personaggio come Carmelo Borg Pisani, le
cui vicende ricordiamo da vicino quelle di Cesare Battisti. Sul patriottismo
maltese scrisse una bella pagina, Giorgio Del Vecchio una trentina d’anni fa (era
il 9 aprile 1965). Egli ricordò Fortunato Mizzi (1844 / 1905), che si oppose
coraggiosamente ai primi tentativi britannici di eliminare la lingua italiana;
l’opera sua fu ripresa dal figlio Enrico (1885 / 1950), condannato dalla Corte
Marziale britannica nel 1917 per aver espresso l’opinione che la miglior
soluzione della questione di Malta fosse la sua cessione all’Italia.Dal 1940 al
1945 fu inoltre internato, insieme al fiore dell’intellettualità della sua
terra, in un campo di concentramento in Uganda: malta sa, in ogni modo quanto
deve a tale personaggio, e gli ha eretto un monumento di fronte alla cattedrale
di La Valletta; e che dire di Filippo Sceberras, discendente da una famiglia
molto attiva nel Risorgimento e primo presidente dell’Assemblea Nazionale
Maltese nel 1919? E del giurista Ugo Mifsud, che morì pronunciando
un’appassionata orazione in difesa d’Enrico Mizi? Ma la figura più tragica fu, appunto,
quella di Carmelo Borg Pisani, che è rievocata in uno splendido libro
pubblicato da Giovanni Volpe nel 1981, dovuto alla penna di Laurence Mizzi, ed
intitolato <<Per il sogno della sua vita>>. Carmelo era nato a
Senglea il 10 agosto 1915. Frequentò l’Istituto Umberto I, centro culturale di
prim’ordine ed autentica bandiera d’italianità, e poi le scuole di pittura
d’alcuni celebri pittori suoi conterranei. Ma il suo cuore era rivolto sempre
verso l’Italia e verso Roma, la Madre di cui, secondo lui, i maltesi vivevano
artificialmente staccati. Poco prima dello
scoppio della guerra, Carmelo si scrisse al Partito Nazionale Fascista e, tre
giorni dopo l’inizio delle ostilità, andò ad arruolarsi volontario. A tutta
prima fu respinto per la sua vista molto debole ma dopo aver mosso mari e monti
grazie all’aiuto di potenti raccomandazionì, riuscì a farsi incorporare nella
112a Legione CC.NN. In precedenza, tramite l’ambasciata americana in
Italia, che curava gli interessi britannici in Italia, aveva rinunciato alla
cittadinanza inglese. Una volta arruolato, Carmelo fu inviato a combattere sul
fronte greco, dove partecipò all’occupazione di Cefalonia. In seguito frequentò
la Scuola Ufficiali della Milizia d’Artiglieria Marittima, un corpo adoperato
soprattutto per la difesa costiera. Fu in quell’ambiente che maturò in Carmelo
l’idea di recarsi in missione segreta a Malta, dove i servizi d’informazione
italiani in sostanza non esistevano. Non si sa se la scelta di Carmelo sia
stata del tutto spontanea, oppure se sia stato quasi influenzato da qualcuno
(Umberto Biscottini, cui Carmelo affidò il proprio testamento spirituale ed uno
dei massimi esperti di cose maltesi in Italia?). Sta di fatto che nella notte
tra il 17 ed il 18 maggio 1942, Carmelo iniziava il proprio viaggio fatale. Un
barchino silurante lo fece scendere in un punto, scelto peraltro dallo stesso
Carmelo, molto scosceso della costa occidentale di Malta. Oltre alle difficoltà
di scalare la parete, si aggiungevano quelle del mare rosso, che gli strappò
via tutto: radio, munizioni, viveri, ed armi Il naufrago è raccolto in
condizioni pietose da una motovedetta inglese che lo trasferì all’ospedale
militare di Mtarfa, dove fu riconosciuto da un ufficiale medico anglomaltese
che era stato suo vicino di casa, Carmelo, in ogni modo, non negò nulla e si
assume tutte le proprie responsabilità. Il processo, affidato solo ai giudici
togati e non anche alla giuria popolare, come previsto dal diritto maltese,
mutuato da quello britannico, non lasciava alcun dubbio su come sarebbe
terminato. Infatti, il 19 novembre 1942 Carmelo è condannato a morte per
cospirazione e tradimento come suddito britannico era passato al nemico, di cui
aveva indossato l’uniforme. A nulla valse il suo rifiuto del passaporto
britannico comunicato all’ambasciata degli Stati Uniti d’America, di cui s’è
già detto. Fu impiccato all’alba del 28 novembre 1942, nel carcere di
Corradino, presso La Valletta. Nella cella della morte, uno dei suoi pochi
commenti, relativi alla di lui triste sorte, fu: “Non mi spiace di
morire, ma, sono amareggiato per la mancata invasione di Malta da parte
dell’Italia”. La notizia dell’esecuzione arrivò, in Italia, deformata,
e a lungo si pensò che Carmelo fosse stato fucilato, segno di come i nostri
servizi d’informazione funzionavano bene a Malta…L’errore è ripreso anche dalla
motivazione del conferimento della medaglia d’Oro al Valor Militare alla
memoria, firmata da Vittoria Emanuele III in data 4 maggio 1943: <<Irredento
maltese e, come tale, esente da obblighi militari, chiedeva ripetutamente ed
otteneva di essere arruolato, nonostante una grave imperfezione fisica. Come
Camicia Nera partecipava alla campagna di Grecia, durante la quale contraeva
un’infermità perciò sarebbe dovuto essere sottoposto ad un atto operatorio, al
quale si sottraeva per non allontanarsi anche solo per pochi giorni dal corpo
di battaglia. Conseguita la nomina ad ufficiale della Milizia Artiglieria
Marittima, chiedeva insistentemente di essere utilizzato in una rischiosissima
impresa di guerra, alla quale si preparava in lunghi mesi d’allenamento e di
studio, in perfetta serenità di spirito e in piena consapevolezza della gravità
del pericolo. Catturato dal nemico, riaffermava, di fronte alla Corte Marziale
britannica di Malta, la sua nazionalità italiana e cadeva sotto il piombo del
plotone d’esecuzione al grido di <<Viva l’Italia>>. Fulgido esempio
d’eroismo, di fede, d’abnegazione e di virtù militare, che si riallaccia alle
più pure tradizioni dell’irredentismo>>.D’obbligo il paragone con
Battisti che, a differenza di Carmelo, non giace nella fossa comune di un
carcere con i resti dei malfattori. Eh si, perché sulla tomba Carmelo non ha
neppure il nome, anche se c’è un certo movimento dì opinioni che lo stima degno
di quella tomba personale che hanno tutti i cristiani. Qualche anno fa, in
piena Prima Repubblica, scrissi al Commissariato Generale Onoranze Caduti in
Guerra sottoponendo la questione. Mi si rispose, in arido linguaggio
burocratico, che il nostro governo non poteva pigliare iniziative poiché, pur
avendo indossato la nostra uniforme, Carmelo Borg Pisani non era cittadino
italiano. Lo era per andare a farsi ammazzare, ma non per avere una tomba degna
di questo nome. Ad ogni amarezza corrisponde una dolcezza: quando, ad un
congresso medico in una lontana terra dell’Europa settentrionale conobbi un
illustre collega maltese il cui nome in questa sede è inutile scrivere, mi
professai con lui ammiratore di Carmelo; il collega allora, mi abbracciò come
un fratello e parlammo a lungo, trovando una perfetta intesa di sentimenti; la
comune ammirazione per il Martire di Malta ci univa e forse, in un prossimo
futuro, servirà a rinsaldare sempre più l’amicizia tra due nazioni tanto vicine
ma, nei tremendi anni del conflitto, così lontane…
UN EROE DIMENTICATO
Al “momento della guerra avrei potuto
tornare a Malta se lo avessi voluto, ma rimasi perché sentii la voce della
Patria e credevo mio dovere rimanere là, dove la Patria vera raccoglieva tutti
i suoi figli, per liberare anche i miei fratelli”.
Sono parole di una lettera
che Carmelo Borg Pisani scrisse ad un amico poche ore prima di partire
volontariamente per Malta, dove avrebbe raccolto informazioni utili al nostro
Stato Maggiore.
Ma chi era Carmelo Borg
Pisani?
Era un giovane pittore nato a
Malta, nel quartiere Senglea, il 10 agosto 1915 da genitori di sentimenti
italiani. Quando fu il momento dell’educazione scolastica, i genitori lo
scrissero all’Istituto italiano Umberto I successivamente Carmelo frequentò
nella sua Isola l’Accademia di belle arti. Terminati i corsi, presentò domanda
al Consolato d’Italia per ottenere una borsa di studio che gli consentisse di
trasferirsi a Roma e frequentare i corsi superiori della regia Accademia delle
belle arti. Il giovane pittore aveva manifestato una sicura maturità espressiva
in “personali”che la critica aveva considerato favorevolmente. Accolta
la domanda, Carmelo raggiunse Roma. Realizzava il suo sogno: Roma era la
capitale della Patria che sentiva sua, la città della gran tradizione culturale
e storica alla quale egli era particolarmente sensibile.
Ma il 10 giugno del 1940
l’Italia entrava in guerra.
Il giovane artista decide di
non raggiungere Malta, colonia inglese. Gli sarebbe stato facile, bastava una
domanda. Una domanda, invece, Carmelo la rivolge al governo italiano, chiedendo
di essere arruolato in un reparto combattente. Fu assegnato al 60o
battaglione camice nere schierato sul fronte greco. Nell’aprile del 1942 il
Comando supremo mandò un dispaccio agli Stati maggiori perché fosse allo stadio
un dispositivo atto a addestrare volontari da sbarcare a Malta in qualità
d’informatori. “Operazione IIO e III” fu chiamato il complesso di
severissime esercitazioni alle quali erano sottoposti i volontari prescelti,
responsabile il capitano di fregata Max Ponzo dei servizi segreti della Marina.
Borg Pisani, che aveva chiesto di partecipare all’addestramento, dopo un lungo
tirocinio, con l’acquisizione di dati tecnici per trasmettere e ricevere
messaggi radiotelegrafici, la sera del 17 maggio del 1942 prese imbarco su un
potente motoscafo, il n. 2I4, comandato dal sottotenente di vascello Ongarillo
Ungarelli. Ungarelli, dopo l’otto settembre uno degli uomini più vicini a
Valerio Borghese, comandante della gloriosa Decima flottiglia Mas, ricorda con
intatta emozione l’impresa notturna del Mas che avrebbe portato sottocosta, a
Malta, munitissima base navale del nemico, Carmelo Borg Pisani. Ricorda di quel
giovane volontario la determinazione serena, il silenzio di chi si prepara ad
un’azione che corona una vita d’ideali.
Il punto di sbarco era a I50
metri da Ras Idwara.
Un battellino pneumatico è messo
in mare Carmelo vi sale, ha con sé il materiale necessario all’impresa. Ma in
quella zona la costa è rocciosa e il mare per un gioco di correnti, agitato. Il
battellino, spinto dal vento contro gli scogli, naufraga e affonda. Carmelo si
salva a nuoto e a fatica si aggrappa a una sporgenza. All’alba il naufrago è
visto da marinai di un natante della difesa costiera. Raggiungerlo via mare è
impossibile per l’impraticabilità dell’approdo.
Lo sarà via terra, da una
pattuglia inglese.
Il naufrago è stremato, a
bisogno di cure immediate?E’ricoverato all’ospedale militare di Mtarfa. I
medici lo visitano. Un medico, il capitano inglese Tom Warrington, lo
riconosce. E stato suo compagno di giochi nell’adolescenza e nella prima
giovinezza trascorsa a Senglea. Lo denuncia.
L’“Intelligence” inglese lo
prende in consegna.
Ormai Carmelo Borg Pisani è
un traditore. Il giorno dopo il suo naufragio sono recuperati gli strumenti che
egli portava con sé, sparsi sulla spiaggia rocciosa. Non è giudicato subito.
Dimesso dall’ospedale, è condotto in una casa privata agli arresti domiciliari.
Che durano quattro mesi. Nessuno può vederlo, ovviamente, avvicinarlo,
parlargli.
La vigilanza è strettissima.
Perché gli arresti in una
casa privata? Volevano, fingendo blandi provvedimenti restrittivi, convincerlo
sull’opportunità, per lui, di “collaborare”, di fornire dati e
particolari su i sistemi di sabotaggio nei quali era stato addestrato? Il
mutismo di Carmelo è assoluto. Il 7 agosto del 1942 il prigioniero fu
trasferito al carcere di Kordin, e il I2 novembre ebbe inizio il processo. Con
la sottile perfida che caratterizzava il colonialismo inglese, Carmelo Borg
Pisani non sarà giudicato da un tribunale militare, ma da magistrati maltesi,
come cittadino di Malta, è l’imputato. La condanna a morte per tradimento fu
pronunciata il I9 novembre del 1942. Il governatore di Malta, lord Gort, ordina che l’esecuzione accada alle
prime luci del giorno, il 28 novembre.
Carmelo era credente e
praticante.
Nei pochi giorni che gli
rimanevano da vivere chiese di incontrarsi con i monaci dell’Arciconfraternita
del Santo Rosario, preposti, fin dal sedicesimo secolo, a conforto dei
condannati a morte. Prima dell’alba, il giorno dell’esecuzione, i monaci
celebrano la messa, presente il condannatoDopo il rito, Carmelo Borg Pisani si
avviò con calma, sereno, al luogo dell’esecuzione il cortile interno del
carcere di Kordin. Salì sul patibolo e alle sette e trenta la sentenza per
impiccagione fu eseguita. Ne diede annuncio, con un breve comunicato, l’agenzia
di stampa Reuter.
La notizia fu captata dalle
nostre riceventi.
La Marina propose la Medaglia
d’Oro al valor militare, immediatamente concessa dal re. Il sacrificio di
Carmelo Borg Pisani è da scrivere alla storia degli irredenti, che, vivendo in
terra italiana in mano allo straniero, coltivavano un ardente amor di Patria,
pronti a offrire la vita per il compimento dei loro sogni. Cesare Battisti,
Nazario Sauro, Enrico Tazzoli, Damiano Chiesa, Guglielmo Oberdan, e altre
figure luminose del martirologio che accompagna la storia dell’Unità d’Italia,
sono un patrimonio altissimo di dignità, di Fiorenza, di altruismo, senza dei
quali un popolo, una comunità nazionale, rappresentano solo occasioni fortuite,
un progredire tra anonimi alla ricerca dei ruoli effimeri.
Con l’arrivo dei “liberatori”,
il 25 aprile del 1945, quel nome glorioso, il nome di un ragazzo che vuole
servire la sua Patria ideale fino all’estrema offerta di sé, scomparve,
cancellato dalla “cupidigia”di “servilismo”, la tendenza dei conformisti
a compiacere il nuovo padrone, come la chiamò Vittorio Emanuele Orlando,
antifascista, esule ma patriota e legato al concetto dell’onore. Nell’opera di
riesame storico che, lentamente, ma necessariamente l’Italia sta compiendo, rimossa
la tentazione nefasta del nichilismo, il disincanto di un populismo evanescente
e retorico, la pressione del marxismo, apparato intimidatorio e discriminante,
i valori autentici torneranno a rischiarare la coscienza dei giovani. Si
rileggerà finalmente la storia di Carmelo Borg Pisani, e di altri eroi
dimenticati, non tanto per una lezione di eroismo guerriero, quanto per
individuare nel sacrificio disinteressato di un uomo il senso che può e deve
avere la vita.
IL “GIALLO” DEL MONUMENTO SCOMPARSO
La vicenda di Carmelo Borg Pisani registra due fatti
nuovientrambi importanti, anche se visti da due diversi angolature. Dopo oltre
50 anni dalla data del suo sacrificio, il 28 novembre 1942, il caso di Carmelo
Borg Pisani è rimbalzato sul Parlamento Maltese. Sembrerebbe, infatti, che
siano stati avviati contatti – se non vere e proprie trattative – tra il
governo italiano e quello maltese per la consegna all’Italia dei miseri resti
del Martire, che fu decorato di Medaglia d’Oro alla memoria. Era ora! Sono trascorsi
parecchi anni da quando il 25 novembre 1979
il “Secolo d’Italia”per primo sollecitò il governo a interessare
quello maltese affinché consegnasse all’Italia le spoglie del Martire.
Seguirono le interrogazioni in Parlamento del Comandante Falco Accame (6
novembre 1980) e del missino Del Donno (maggio 1984) e articoli sui quotidiani
il “Tempo”, “Giornale d’Italia”, e, ripetutamente sul
“Secolo
d’Italia”.
Ma tutti questi interventi riuscirono vani.
Il governo non diede corso
alle reiterate richieste. Si ricorderà che le spoglie di Carmelo Borg Pisani
sono sepolte in una tomba, senza nome, all’interno del carcere maltese di
Corradino, nel settore riservato ai “giustiziati”. Alcuni anni fa una
rappresentazione del Fronte della Gioventù si recò a Malta per rendere omaggio
al Martire e posare sulla tomba una lapide con la seguente dedica: “A
Carmelo Borg Pisani, italiani non immemori, nel 50O della morte
1942-1992”.
IL RIFIUTO DELLE AUTORITA’
Le autorità maltese non
permisero la sistemazione della lapide perciò i giovani la consegnarono al
signor Laurence Mizzi, autore della biografia di Carmelo “Per il sogno della
sua vita”con l’incarico di avviare le pratiche per ottenere
l’autorizzazione a sistemare la lapide sulla tomba. L’appassionato interessamento
del Mizzi – che tanto si adopera perché il sacrificio del Patriota sia
considerato sotto l’ottica di liberazione dal gioco coloniale britannico, e non
sotto quella del tradimento, non sortì alcun esito. Nel frattempo una
interrogazione al Parlamento maltese di un paio di mesi or sono, ha riportato
la questione alla ribalta; il ministro degli Esteri, professor Guido De Marco,
alle richieste del deputato interrogante, pur non negando l’esistenza di detti
contatti con il governo italiano, rispose che non era prudente aggiungere altro
sull’argomento. A quale punto si trovano queste trattative – sempre che di
trattative si tratti – non è dato conoscere. Può darsi che la situazione al
quanto confusa e l’impegno dell’Italia nelle missioni in Mozambico, in Somalia,
nel Mar Rosso e lungo il Danubio, abbiamo portato ad uno stallo nei contatti
tra i due governi. Il fatto stesso, però, che se ne sia parlato è già di per sé
un segnale positivo ed è da augurarsi che il governo che uscirà dalle elezioni
del 27 marzo, porti a conclusione le trattative. Intanto la Marina Militare –
che ha onorato recentemente la memoria di Carmelo Borg Pisani con un
bell’articolo, molto documentato a firma di Gino Galoppini – ha fatto collocare
nel giardino del Museo Tecnico Navale di La Spezia, un cippo recentemente
ritrovato alla memoria della Medaglia d’Oro Carmelo Borg Pisani. Questo cippo
ha una storia che merita di essere portata a conoscenza di tutti gli italiani.
Cittadino del comune di Amaglia (SP) segnalò alla Marina che sulla scogliera di
Punta Bianca, tra rovi ed erbacce, si trova un cippo dedicato a Carmelo Borg
Pisani. Il cippo fu recuperato e dalle indagini esperte della Marina risultò
che il monolite era stato sistemato, originariamente, nell’interno della
Batteria Costiera della Milmart – corpo al quale apparteneva con il grado di
sottotenente il Martire – situato a Monte Marcello, proprio a picco di Punta
Bianca. Attualmente esistono solo i ruderi di detta Batteria e la base su cui
era montato il monumento; il cippo, privato della parte superiore che doveva
consistere di un busto o di una testa di marmo, era stato rimosso da ignoti,
probabilmente dopo il 25 luglio – Carmelo aveva il gran torto di militare in
una specialità della Milizia che però dipendeva dallo Stato Maggiore della
Marina – e fatto precipitare nella sottostante scogliera. Il cippo ha le
dimensioni di metri I.23 x 0,49 x 0.37 e reca incisa la scritta:
“Medaglia d’Oro Carmelo Borg
Pisani, Milizia Art.Marittima Martire dell’Italianità di Malta – 1942”.
Nella parte superiore del monolite esiste un incavo
che doveva costituire l’alloggio della scultura, busto o testa di marmo che
fosse, allora esistente, ma mai ritrovata; alcune lettere dell’incisione
risultano abrase.
UN RICORDO DIGNITOSO
Ora, a cura della Direzione del Museo Tecnico Navale
di La Spezia, diretto dall’Ammiraglio Isp. Capo (G.N.) Filippo Casomai, al
quale va la riconoscenza degli amici e dei camerati di Carmelo Borg Pisani, il
cippo ha trovato una decorosa sistemazione nel giardino del Museo. Il monolite,
nella sua semplicità, ammonisce agli immemori che chi ha sacrificato la propria
esistenza per l’amor di Patria, merita di essere ricordato, rispettato, e
onorato, a scorno di coloro che ritenevano di cancellarne la memoria facendo
precipitare, per spregio, il monumento che ne ricordava il sacrificio.
Carmelo Borg Pisani è ora
ricordato dignitosamente e la sua impresa è registrata nella Storia d’Italia e
il suo nome nel glorioso Albo degli eroi; mentre i vandali del 25 luglio;
ignoti erano e, per carità di Patria, ignoti resteranno.
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