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Da Il Roma,
14 gennaio 1954.
È
più o meno noto che mentre l’uomo moderno ha creduto e, in parte tuttora crede
al mito dell’evoluzione, le civiltà antiche quasi senza eccezione e perfino le
popolazioni selvagge riconobbero invece l’involuzione, il graduale decadere
dell’uomo da uno stato primordiale concepito non come un passato semiscimmiesco
ma come quello di un’alta spiritualità. La forma più nota di tale insegnamento
è il mito di Esiodo circa le quattro età del mondo – dell’oro, dell’argento,
del bronzo e del ferro – le quali corrispondono a gradi successivi dell’accennata
discesa o decadenza. Del tutto analogo è l’insegnamento indù circa gli yuga,
cicli complessivi e successivi che sono ugualmente in numero di quattro e che
da una “età dell’essere” o “della verità” – satya yuga – vanno fino ad
una “età oscura” – kali yuga. Secondo tali tradizioni, i tempi attuali
corrispondono all’epicentro proprio di quest’ultimo periodo: noi ci troveremmo
nel bel mezzo della “età oscura”. Benché la formulazione di
tali teorie sia antichissima, di fatto i caratteri previsti per “l’età oscura”
corrispondono in modo abbastanza sconcertante alle caratteristiche generale dei
tempi nostri. Se ne può giudicare da alcuni passi che traiamo dal Vishnu-purana,
testo che ci ha conservato gran parte del tesoro delle antiche tradizioni e
degli antichi miti dell’India. Noi ci siamo limitati ad aggiungere, fra
parentesi, alcune delucidazioni e a sottolineare le corrispondenze più
evidenti.
Per incominciare: “Razze di servi, di fuori casta e
di barbari si renderanno padroni delle rive dell’Indo, del Darvika, del
Candrabhaga e del Kashmir... I capi che regneranno sulla terra, come nature
violente... si impadroniranno dei beni e dei loro soggetti. Limitati nella loro
potenza, i più sorgeranno e precipiteranno rapidamente. Breve sarà la loro
vita, insaziabili i loro desideri ed essi quasi ignoreranno cosa sia la pietà.
I popoli dei vari paesi, ad essi mescolandosi ne seguiranno l’esempio.” (Si
tratta di quelle nuove invasioni barbariche con conseguente immissione
del virus del materialismo e della selvaggia volontà di
potenza propria all’Occidente moderno in civiltà ancora fedeli e
millenarie, sacre tradizioni. Tale processo, come si sa, in Asia è in pieno
sviluppo). “La casta prevalente sarà quella dei servi” (epoca
proletario-socialista: comunismo). “Coloro che posseggono diserteranno
agricoltura e commercio e trarranno da vivere facendo servi o esercitando
professioni meccaniche” (proletarizzazione e industrializzazione). “I
capi invece di proteggere i loro sudditi, li spoglieranno e sotto pretesti
fiscali ruberanno le proprietà alla casta dei mercanti” (crisi della
proprietà privata e del capitalismo, statizzazione comunista della società).
“La sanità (interiore) e la legge (conforme alla propria natura) diminuiranno
di giorno in giorno finché il mondo sarà completamente pervertito. Solo gli
averi conferiranno il rango. Solo movente della devozione sarà la
preoccupazione per la salute fisica, solo legame fra i sessi sarà il piacere,
sola via al successo nelle competizioni sarà la frode. La terra sarà venerata
solo per i suoi tesori minerali” (industrializzazione ad oltranza, morte
della religione della terra). “Le vesti sacerdotali terranno il luogo della
dignità del sacerdote. La debolezza sarà la sola causa dell’obbedire (fine
degli antichi rapporti di lealismo e di onore). “La razza sarà incapace di
produrre nascite divine. Deviati da miscredenti, gli uomini si chiederanno
insolentemente: “Che autorità hanno i testi tradizionali? Che sono questi Dei,
che è la casta detentrice dell’autorità spirituale? (Brahmana)”. “Il
rispetto per le caste, per l’ordine sociale e per le istituzioni (tradizionali)
verrà meno nell’età oscura. I matrimoni in questa età cesseranno di essere un
rito e le norme connettenti un discepolo ad un maestro spirituale non avranno
più forza. Si penserà che chiunque per qualunque via possa raggiungere lo stato
di rigenerati (è il livello democratizzante delle pretese moderne della
spiritualità) e gli atti di devozione che potranno ancora esser eseguiti
non produrran no più alcun risultato. Ogni ordine di vita sarà uguale
promiscuamente per tutti” (conformismo, standardizzazione). “Colui che
distribuirà più danaro sarà signore degli uomini e la discendenza familiare
cesserà di essere un titolo di preminenza” (superamento della nobiltà
tradizionale). “Gli uomini concentreranno i loro interessi
sull’acquisizione, anche se disonesta, della ricchezza. Ogni specie di uomo si
immaginerà di essere pari ad un brahmana” (pretese prevaricatrici della
libera cultura accademica; arroganza dell’ignoranza). “La gente quanto mai
avrà terrore della morte e paventerà l’indigenza: solo per questo conserverà
forma (un’apparenza) di culto. Le donne non seguiranno il volere dei mariti o
dei genitori. Saranno egoiste, abiette, discentrate e mentitrici e sarà a dei dissoluti
che si attaccheranno. Esse diventeranno semplici oggetti di disfacimento
sessuale”. Se l’attualità di tale profezia del Vishnu-purana ha tratti
difficilmente contestabili, per il significato complessivo di esso bisognerebbe
aver un senso del punto di riferimento, ossia di ciò che sarebbero state le
origini, lo stato da cui via via l’umanità sarebbe decaduta. Ma che significato
oggi potrebbero avere, per i più, termini come “età dell’essere” e “età
dell’oro”? Purtroppo si ridurranno a semplici, vuote reminiscenze
mitologico-letterarie. Nel testo in questione varrebbe la pena di notare due
motivi ulteriori che mitigano alquanto le tetre prospettive dell’età oscura. Vi
accenneremo soltanto. Il primo è l’idea che chi, essendo nato nel Kali-yuga,
malgrado tutto sa riconoscere i veri valori e la vera legge, raccoglierà frutti
sovrannaturali difficilmente raggiungibili in tempi più facili. “Pessimismo
eroico” direbbe un Nietzsche e questa idea non è estranea allo stesso
cristianesimo. Il secondo punto è che lo stesso Kali-yuga, per rientrare
in uno sviluppo ciclico cosmico più vasto, avrà esso stesso una fine. Per via
di un fatto non semplicemente umano si produrrà un mutamento generale. Ne
seguirà una specie di rigenerazione, un nuovo principio. Speriamo che sia così
e soprattutto che, prima, non si debba giungere proprio sino in fondo alla
china, con le delizie che “l’era atomica” ci riserva.
Julius Evola
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